mercoledì 2 dicembre 2015

Sviluppo della Musica Sacra (Storia della Chiesa)

Linee generali del Canto liturgico

Il canto liturgico dell'età post-Apostolica fu sicuramente una derivazione del canto salmodiale delle sinagoghe ebraiche, influenzate dall'uso gerosolimitano del Patriarcato Madre. Non ci sono che pochi documenti scritti prima del XI-XII secolo che testimoniano partiture, quindi non possiamo conoscere con esattezza quali fossero le melodie, se non vogliamo accettare la Tradizione innografica così come ci è giunta. Nei primi sei secoli della cristianità, si riscontrano tre tipi di canto: il canto mozarabico, il canto "gregoriano" e il canto greco. Il mozarabico si presenta come una sintesi degli altri due modelli. 


Coro maschile Patriarcale di Mosca

Sviluppo nel mondo ellenico e russo

Una descrizione della preziosità armonica del canto bizantino l'abbiamo nella Cronaca russa del X secolo che racconta la nascita e la cristianizzazione del regno di Kiev. Nel mondo greco il canto liturgico fu scoraggiato dai monaci fino alla nascita di Romano il Melode (490-556), grande innografo e compositore di centinaia di antifone, di cantici e tropari, molti dei quali sono usati tuttora in ogni tradizione locale ortodossa. Il canto bizantino, di tradizione psaltica, ossia molto affine al canto salmodiale originario, si è mantenuto tradizionalmente sugli schemi tradizionali della monodìa, ossia su un coro che canta all'unisono, al contrario della polifonìa, la quale invece prevede spartiti molteplici variazioni e toni, o voci diverse. La monodìa si diffuse in Occidente ed in Oriente rappresentando l'unica forma di canto liturgico per molti secoli.
In Russia una monodìa di stile bizantino sviluppa tratti particolari e prende il nome di Znamenny, ossia "neumatica", dalla parola znamie che significa appunto "segno grafico che segna la nota". Al XII secolo appartengono i primi manoscritti in znamenny sebbene siano piuttosto difficili da decifrare. In contemporanea con la Grecia si sviluppano i sistemi degli otto toni. Parallelamente al canto znamenny si manifesta un'altra tendenza monodica nota come kondakamu, specializzata nel canto corale dei contaci.  Nel mondo romeno del XV secolo importanti furono i tropari e i polielei composti nel monastero di Cuzia dal monaco Filotej, noti come pripela. La tradizione greca, bulgara e serba, anche attuale, si basa sugli hirmoi e sui modi dei primi secoli. 
Dopo il concilio di Firenze-Ferrara alla fine del XV secolo si sviluppa, assieme alla crescente autonomia, una maggiore libertà artistica nella Chiesa russa. Da questo periodo i manuali per il coro, detti azbuki, vengono pubblicati con maggiore frequenza.  Dal XVI secolo la Chiesa Russa sviluppa nei circoli corali znamenny una ulteriore differenziazione, il canto processionale o putevoy, più complesso del classico. Con l'imperialismo filo-europeo di Pietro il Grande e il nuovo zarismo, la tradizione musicale occidentale prese il sopravvento dal 1750 in poi, generando autori come Rachmaninov e Trubachev; lo znamenny venne considerato superato e protetto dai Vecchi Credenti e poi da alcune accademie e monasteri prestigiosi; dopo la caduta dell'URSS il monastero di Valaam ha ripreso il canto znamenny e lo utilizza per le liturgie quotidianamente, mentre l'interesse generale per lo znamenny viene recuperato anche nelle cattedrali e nelle parrocchie, come possiamo vedere da questa liturgia a Mosca, la quale è stata servita solo con musiche del XVII secolo. 

Proto-polifonia

Sebbene sembra che già nel Tempio ebraico di Gerusalemme non fosse ignoto l'uso della polifonia nelle celebrazioni più solenni, il canto cristiano antico conobbe l'uso del bordone ( o ison in greco) ossia di una sorta di vocalizzo più o meno lungo da base e accompagnamento della monodìa. I primi esperimenti di cui abbiamo spartiti completi sono quelli dei maestri Leonino e Perotino dell'Accademia di Parigi nei secoli XII e XIII, in cui preferiscono giochi di vocalizzi e bordoni accentuati piuttosto che vere e proprie variazioni polifoniche. Il contrappunto nasce, secondo studi recenti, nei primi anni del IX secolo: si sviluppa sempre in Francia e sempre nel periodo post-Carolingio, come antenata della proto-polifonia, la diafonìa, ossia un canto in cui un cantor principalis si alterna ad una vox organalis che non significa suonatore d'organo, ma semplicemente secondo cantore, mentre un terzo tiene l'ison.

La questione del Gregoriano

La Tradizione vuole che il canto gregoriano trovi il suo ideatore nel pontefice Gregorio I Magno (+604), e il suo biografo, il diacono papale Giovanni (+880) gli attribuisce la compilazione dell'Antifonario in uso presso i latini fino al concilio vaticano II. Tuttavia, nel 1891 il benedettino André Mocquereau scoprì alcuni codici dei secoli XI-XIII con notazioni diverse da quelle classiche, e chiamò tale stile canto romano. Studi successivi, fra i quali quelli di Albert Stablein, stanno tuttora cercando di dimostrare come il canto attribuito a Gregorio I sia in realtà una contaminazione franca avvenuta probabilmente sotto il pontificato di papa Vitaliano (657-672) e che invece il canto diffuso in tutto il mondo latino fino al VII secolo fosse il canto romano: difatti, i migliori manoscritti neumatici provengono dalle regioni della Loira fra il IX e il XI secolo. Il compositore e direttore Marcel Peres ha tentato di rendere alcuni canti in stile romano antico trovati nel codice Callixtinus e si trovano anche su youtube, ne propongo uno per conoscenza. Il canto gallo-romano, quindi, si sarebbe affermato piuttosto tardi, nel Basso Medioevo, e avrebbe generato quello che noi conosciamo come Gregoriano. Al momento è una delle ipotesi, de il lavoro continua.

Sviluppi  nell'Era Moderna

L'Occidente ha accentuato sempre più il polifonico dal XIV secolo in poi, anche se, come dicono molti manuali, fu proprio il coro vaticano l'ultimo ad adottare i nuovi stili, in una sorta di conservatorismo armonico che è perdurato fino a metà Seicento. Dal XVII secolo in poi è iniziata l'era strumentale, sebbene prototipi di celebrazioni affiancate da orchestre sono figurati perfino in Giotto: erano piccoli esperimenti legati al fenomeno delle chiese private. Il primo grande compositore occidentale polifonico è Josquin Desprez, ma fu Giovanni Pierluigi da Palestrina a spingere definitivamente la chiesa romana nella polifonia come la concepiamo oggi. Dal 1500 in poi, le chiese occidentali riformate, anglicana e cattolico-romana hanno visto crescere il numero di compositori che si sono cimentati in questa tecnica compositiva, anche con epici risultati di grande effetto.
La Musica sacra russa, come abbiamo visto precedentemente, assumerà col tempo un filone molto occidentalizzato, mentre le chiese greca, serba e romena continueranno a preferire il modello psaltico, anche se esistono ovviamente versioni corali polifoniche anche in queste tradizioni, specialmente in Romania, come Anton Pann (1790-1854) scrittore dell'inno romeno e anche di una liturgia, e Dimitrie Suceveanu (1816-98), i quali tuttavia non si distaccano molto dal modello psaltico, non riuscendo ad integrare la polifonia pura con l'esperienza plurisecolare greca.  

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Fonti:
Il sito Liturgica.com

Willy Apel, Il canto gregoriano: liturgia, storia, notazione, modalità e tecniche compositive. LIM 1998. 

Per una panoramica generale ho trovato utile anche questo link.

L'articolo è stato rivisto da un protocantore e da un maestro di musica, ed è stato trovato da entrambi esatto

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