venerdì 15 gennaio 2016

Il Concilio di Firenze: un riassunto pratico (Storia della Chiesa)

Poiché il 19 gennaio è la festa di San Marco d'Efeso, nel cui nome sono stato battezzato, ho deciso di tributargli un articolo. 

Periodo Storico del Concilio di Firenze: premesse geopolitiche 

Il XV secolo fu un periodo di augusta fioritura economica per l'Europa cattolica dopo che le pesti del Trecento ebbero esaurito il loro effetto; d'altro canto, la condizione dell'Impero Romano d'Oriente era tragica. I turchi prendevano copiosamente terreno, le provincie imperiali erano esauste. Il << pericolo turco >> venne adocchiato anche dai papi del tempo i quali, timorosi che le incursioni saracene potessero dare avvio ad invasione su vasta scala, atto che avverrà in Grecia e segnerà la fine dell'Impero d'Oriente. A cagione di ciò, i papi romani tentarono con ogni mezzo di convincere gli imperatori bizantini a unire le due chiese, e al contempo di convincere i monarchi occidentali a prestare sostegno finanziario e militare ai bizantini. Alla corte degli ultimi Paleologi vissero personalità letterarie e filosofiche assai eterogenee fra loro, alcuni neoplatonici, alcuni filo-occidentali, e una imponente figura monastica, un vescovo che è stato chiamato "Pilastro dell'Ortodossia" assieme a San Fozio e a San Gregorio Palamas: san Marco d'Efeso. Il papa Eugenio IV (1387-1447) e il patriarca Giuseppe II di Costantinopoli (1360-1439) concordarono di sedersi a concilio per vedere di eliminare le differenze teologiche che già cominciavano a sorgere e definitivamente porre fine allo scisma. 

Vita di san Marco d'Efeso

Manuele Eugenico nacque nel 1392 in una famiglia molto prestigiosa: suo padre, Giorgio Eugenico, era diacono a santa Sofia e tesoriere della basilica. Alla morte prematura del padre, Manuele ricevette per mezzo della pia madre una ampia istruzione letteraria e si diplomò come grammatico alla scuola di Giovanni Cartasmeno, seguendo poi la carriera del padre nella Chiesa quale diacono e tesoriere. Deciso a farsi monaco, si recò nel monastero vicino a Calcedonia nel 1418 ma alcuni anni più tardi, costretto dalle incursioni turche, cambiò residenza. E' in questo periodo, nel monastero di san Giorgio a Mangani (dentro Costantinopoli), che abbiamo la stesura delle sue principali opere. Nel 1437 venne eletto vescovo col nome di Marco nella città di Efeso e il suo fervente episcopato attirò l'attenzione dell'Imperatore Giovanni VIII, il quale lo volle al Concilio di Firenze. Dal 1438 al 1444 partecipò al Concilio Latino-Greco di Firenze, il quale doveva proseguire il dibattito iniziato a Ferrara e nella quale sinassi si era sviluppata una certa omogeneità di vedute, dettate però dall'Imperatore di Costantinopoli che premeva di domandare aiuto concreto militare contro i turchi; Giovanni VIII sperava nel famoso detto "Parigi ( Costantinopoli) val bene una messa" che un suo cugino nel ruolo avrebbe detto qualche secolo dopo. 

Vita del Papa Eugenio IV

Il papa Eugenio non fu uno dei peggiori papi che si possono ricordare, sebbene da ortodossi non possiamo vederlo come amico: dobbiamo onestamente guardare alla sua vita privata molto austera e alla sua formazione culturale molto elevata. Lo zio, papa Gregorio XII, lo ammise in giovane età qual vescovo di Siena (1407) e appena gli possibile, l'anno seguente, lo nominò cardinale di san Clemente a Roma. Morto il parente, Martino V papa di Roma lo tenne comunque a corte viste le sue doti di protonotaio, incarico che aveva ottenuto dallo zio. Morto anche questo papa, Eugenio fu eletto al soglio nel 1431: fu un uomo dalla vita privata priva di grandi lussi, ma non lesinò l'arte e diede molto lavoro favorendo qual mecenate l'accademia romana, nel 1431, fondando sulle sue ceneri l'Università di Roma. Eugenio IV non promosse mai alcun parente ad alcun incarico curiale, un fatto degno di nota per quei tempi. Di temperamento vivace, fu grande amico dei poveri frequentemente donando capitale ai senzatetto romani: inoltre, promosse una crociata contro gli ottomani ed è in quest'ottica che decise anche di aprire il Concilio. Nel 1435 scrisse una bolla contro lo schiavismo, e iniziò i lavori per la sinassi conciliare, alla quale si unirono i greci nel 1438: votarono tutti per una città italiana fu scelta Ferrara, ma a causa di una epidemia di peste i lavori furono trasferiti a Firenze, la quale ospitò 700 chierici ortodossi fra vescovi, monaci, preti e attendenti. 

Dibattito conciliare

Il Concilio affrontò principalmente due temi: il dibattito trinitario sulla processione dello Spirito Santo per mezzo del Figlio (Filioque) e la dottrina nascente del Purgatorio. Il patriarca Giuseppe II, colui che avrebbe dovuto rappresentare l'Impero al Concilio, morì dopo appena due mesi dall'inizio dai lavori i quali furono poi capitanati da parte greca da Giovanni Bessarione, arcivescovo di Nicea e da Isidoro metropolita di Kiev, i quali fin da subito si posero su posizioni filo-latine. Inizialmente, del primato pontificio fu detto molto poco: fu proprio Marco d'Efeso ad alzare la mano su quel punto, scatenando così un dibattito che però morì nel concetto del primus inter pares senza ulteriori approfondimenti. Il Purgatorio fu una dottrina che i cattolici non riuscirono mai a far piacere agli ortodossi, poiché entrava in gioco il discorso delle indulgenze. In una sessione si discusse anche sul perché i cattolici iniziavano a diffondere la prassi del solo Corpo per i laici al momento dell'Eucarestia, negando sempre più spesso l'accesso al calice ( fino al XV secolo nel mondo latino le due specie venivano consegnate ai fedeli in modo separato, come avviene ancora oggi fra i copti). Da parte cattolica, il papa Eugenio IV, sebbene fosse anti-conciliarista in spirito e favorevole all'autocrazia papale, tentò di addolcire la propria opinione pur di dare adito all'unità.
San Marco d'Efeso e i suoi partigiani erano una minoranza, ed egli si rifiutò di firmare l'Unia, ma tant'è che l'unione fu firmata dalla totalità del clero greco a parte lui e il 6 luglio 1439 con la bolla Laetentur Coeli il papa annunciava le due Chiese riunite. Giovanni Bessarione, vero e autentico credente nell'avvenuta Unia, rimase a Roma e fu fatto cardinale dal Papa Eugenio IV.


Clero latino, cappella del Cardinale Bessarione (Roma, chiesa dei santi Eugenia e Giovanni Battista)


Rottura dell'Unione

Il vescovo Marco Eugenico morì nel 1444 vivendo continuando a combattere l'eresia romana; i prelati greci che tornarono nelle loro diocesi incontrarono l'ira popolare per l'Unia che non fu riconosciuta dal popolo; celebre fu la cacciata del metropolita Isidoro di Kiev, il quale si rifugiò a Roma divenendo cardinale. Il popolo, il basso clero e i monaci non accettarono e non accettano tuttora gli accordi siglati a Firenze, sebbene a livello formale il documento sia stato firmato in quel lontano 1439. Le due Chiese ripresero il normale antagonismo quando i regni di Ungheria e Polonia tentarono di far rispettare l'Unia convertendo, forzatamente o meno, le diocesi da "ortodosse" a "uniate" nel noto processo di Unia che dilania l'Ucraina attuale così come molte province dei paesi suddetti.

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FONTI

Claudio Rendina, I Papi, storia e segreti 1983
Anna Maria Rapetti, La Chiesa nel Medioevo, Il Mulino 2013
P. Meyendorff, Teologia Bizantina, 1979
P. Bargellini, Il Concilio di Firenze, 1961

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