venerdì 1 gennaio 2016

La Cristianità Carolingia - Storia della Chiesa

Abbiamo già affrontato la Teologia occidentale nel periodo carolingio in un vecchio articolo, così come l'importanza di Giovanni Eriugena nel contesto culturale di quell'epoca; ma la Riforma Carolingia dei secoli VIII e IX non si esaurisce in campo teologico, ma investì profondamente la Chiesa Latina in quasi tutti i suoi aspetti e non solo liturgici. 

Preambolo filosofico

Per comprendere a fondo il movimento riformista carolingio dobbiamo entrare nell'ottica politica dell'Alto Medioevo. Le forze politiche universali ( gli imperi, i regni e la Chiesa ) si facevano portatrici della romanitas e dell'imperium, rimpiangendo i tempi perduti. L'Impero Romano d'Oriente si riteneva l'unico erede dell'Impero Romano e pertanto pretendeva una continuatio imperii formale e sostanziale. Al contrario, i Pipinidi, nel loro rappresentante Carlo il Grande, trovarono una renovatio imperii, cioè una rinascita, una "restaurazione" dell'antica gloria europea e dei valori romani. Non deve sorprendere che Carlo Magno spinse molto, e con successo, ad ottenere l'incoronazione a Imperator, in modo da legittimare le proprie pretese universalistiche. Si può anche dire che la crisi della Chiesa Universale Indivisa ha la sua radice nella rinnovata presenza di due Imperi "universali", quello latino-germanico franco e quello greco-romano di Costantinopoli. Carlo tentò di "romanizzare" il suo impero, quando la maggior parte dei suoi abitanti era già romana e non certo barbara. I "franchi" di sangue puro erano meno di 130'000 abitanti, diffusi su tutto il territorio imperiale, e gran parte di essi era parte del ceto aristocratico. 


L'impero carolingio nel 814 d.C. nella sua massima estensione, alla morte di Carlo Magno

"Religione Curtense"

Carlo Magno, nella sua riforma, affrontò il tema della chiese private con intento politico. Le chiese private furono un fenomeno nato e sviluppatosi fin dal VII secolo in ambiente franco-gallicano e che rimase, essenzialmente, legato a questa terra. Si trattava di un edificio ecclesiastico - monastero, cappella o chiesa - edificato da un nobile e quindi di sua proprietà; la chiesa passava quindi di generazione in generazione alla famiglia "protettrice". Questo comportò una grave effrazione canonica, ossia i sacerdoti e gli abati venivano nominati dal nobile possessore dello stabile: la preferenza veniva data ai sacerdoti celibi, poiché il mantenimento del chierico ( il quale diveniva, quindi, suddito del nobile ) era meno costoso se quest'ultimo non aveva famiglia. Carlo, per non inimicarsi la classe aristocratica, promosse lo sviluppo delle chiese private senza tuttavia proibire il matrimonio del clero; ma sempre più, in campagna, si veniva a creare il fenomeno del concubinato il quale è tristemente famoso sui manuali di Storia. La Chiesa, fino al VI secolo circa rimasta un fenomeno prettamente urbano, assunse sempre di più i tratti curtensi, ossia dell'economia rurale, con i suoi simboli e i suoi statuti. I monasteri divennero de facto aziende agrarie e centri di censimento rurale. Il ruolo affidato agli abati crebbe di incarichi e mansioni politiche: i missi dominici, ossia gli ufficiali regi, vennero scelti nell'alto clero cittadino o fra gli abati delle più prestigiose abbazie, come quella di Lerins o quella di Cluny. Alcune pratiche diffuse soprattutto in Italia, quali le rogazioni, le processioni nei campi, la benedizione delle greggi e dei mari furono riprese e diffuse nei messali gallicani i quali ne erano sprovvisti. Le Abbazie e i monasteri vennero obbligati a seguire la regola benedettina o almeno a fonderla con la precedente, poiché la Regola del santo di Norcia possiede un elevato numero di canoni inerenti la disciplina e l'ordinamento interno che in altre regole molto diffuse all'epoca, come quella di Colombano, non avevano: i Franchi vollero formalizzare e normalizzare il monachesimo per assoggettarlo ai centri episcopali e quindi, per riflesso, al potere politico.

"Religione Urbana"

Il Cristianesimo franco-gallicano urbano, al contrario, si diede una impronta decisamente comunitarista, assumendo il ruolo delle Confraternite quale preponderante. Nate a Roma come associazioni popolari o del basso clero, in Francia le Confraternite svilupparono notevolmente una cultura "chiusa" che poi si diffuse, per inverso, nell'Urbe Eterna e da lì alla Cristianità latina tutta. A Parigi, ad Aachen e a Marsiglia, le tre città più importanti dell'Impero, si diffusero subito i claustra (1), ossia un altro esperimento di Carlo Magno, destinato a grande fortuna col nome di convento. I claustra erano erano strutture religiose nelle quali i sacerdoti ( sposati e non ) vennero obbligati a vivere in comunità, lontano dalle famiglie all'inizio, e poi, con l'avvento del celibato obbligatorio nel XII secolo, semplicemente senza coercizione. Gli ordini mendicanti del secolo XIII li prenderanno a modello per i conventi. Nei claustra, i cui abitanti dipendevano da un prior o da un canonicus vigeva una rigida disciplina di tipo monastico, pur lasciando ampio spazio all'iniziativa pastorale privata. Nei claustra presero avvio il modello delle tre promesse su modello dei tre voti monastici anche per il clero diocesano, e l'obbligo delle Messe quotidiane lette in luogo di quelle cantate, per ragioni di praticità: dovendo ogni chierico dirne almeno una, serviva una certa rapidità d'esecuzione. Il claustrus era a sua volta preso da un modello antecedente di organizzazione, quello canonicale, del quale abbiamo già parlato nell'articolo sull'organizzazione dei centri episcopali. Il clero urbano, libero dai vincoli vassallatico-beneficiarii propri del clero rurale, era tuttavia sottoposto ad un rigido controllo da parte del clero di cattedrale e dalla aristocrazia urbana imperiale, composta dagli ecclesiastici riformatori e dai principali delegati regi. Nelle città iniziarono già nel IX secolo a svilupparsi nuove teorie musicali e quella che viene chiamata "rinascenza carolingia" deriva in gran parte dall'impegno del clero urbano, il quale era mediamente più colto e propositivo di quello delle campagne. Si diffondono sempre più i libri miniati e il Messale gallicano si contamina con quello Romano. Aumentano di numero le processioni urbane col Santissimo per mezzo delle torri eucaristiche, descritte dal padre Fernand Cabrol nel suo libro "the Western Rite Masses": le torri venivano condotte in solenni processioni, protette da veli d'oro i quali oscuravano la vista del Corpo di Cristo. (cfr. il capitolo << The Gallican Mass >> ). 


Nella cattedrale  romano-cattolica di Salt Lake City, intotalata alla Maria Maddalena, ( Utah, USA ) è ancora conservato un esempio di torre eucaristica, qui protetta da un pluteo ligneo.

Sicuramente piena di luci e ombre, la cristianità carolingia ha iniziato a differenziarsi nelle leggi canoniche dalla cristianità greca: prima di questa riforma, infatti, le chiese latina e greca erano molto simili nel sensum fidei e nelle prassi canoniche, sebbene cambiassero, ovviamente, forme rituali. Carlo Magno fu indubbiamente un iconoclasta, nonché di simpatie tricapitoline poiché ne decretò la diffusione delle dottrine; i suoi intellettuali mirarono più a costruire una sintesi fra la politica e la religione, che a contribuire davvero ad un risveglio intellettuale, tant'è che i filosofi cristiani contemporanei vennero ignorati. Numerosi elementi che videro la genesi nel IX secolo, come le confraternite, i movimenti pauperistici, il clero conventuale, ebbero sviluppi massivi nei secoli immediatamente successivi al Grande Scisma. Roma, divenuta politicamente dipendente dai Franchi, si avviava alla crisi Foziana. 
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Fonti
1) l'etimologia viene dal latino claustrum, che significa "recinto", intendendo ovviamente che era un luogo chiuso e delimitato da mura; e ha dato in italiano l'esito di chiostro

Claudio Azzara e Anna Maria Rapetti, La Chiesa nel Medioevo, Il mulino Editori 

Anna Maria Rapetti, Il Monachesimo Medievale, Il mulino editori

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