mercoledì 10 febbraio 2016

La materinità surrogata: il regresso della civiltà del progresso - riflessioni di un clerical chic

E' la prima volta su questa piattaforma che intervengo circa un tema sociale contemporaneo, perché generalmente non mi piace interloquire sulla coscienza delle persone, che ognuno dovrebbe curare in solitudine. Ma poiché sento DAVVERO il bisogno di esternare quello che penso sulla Maternità surrogata, ho deciso di scrivere questo articolo nella speranza di smuovere gli ortodossi in questa battaglia la quale è in primis umana nella sua dimensione totalizzante, non solamente sociale.
In parole povere, per maternità surrogata si intende una donna - generalmente povera - che si fa pagare da un'altra persona per portare nel grembo un bambino concepito in laboratorio, il quale sarà allontanato da essa non appena partorito, per essere consegnato al compratore. In altre parole, è la compravendita di un essere umano, e questa, cari fratelli e sorelle, è schiavitù. La sottomissione di un indifeso ( un neonato! ) ad un altro uomo o donna che sia, il quale ne dispone come se fosse un bene. E' veramente una schiavitù all'antica, poiché se il bambino non rispecchia le preferenze razziali, fisiche o idoneità caratteriali può sempre essere "rifiutato", così come il pater familias romano antico "esponeva" i propri figli fuori dalla porta, qualora non fossero di suo gradimento.  

La società occidentale nella quale viviamo ha combattuto per secoli l'idea di schiavitù (poiché la schiavitù de facto l'ha debellata il Cristianesimo) soprattutto con il cosiddetto illuminismo. La stessa società "progressista", che viaggia verso la liberazione dalle catene dell'antica e oscura etica, per andare incontro alla libertà degli individui. La libertà totale di un individuo che paradossalmente lede terribilmente la libertà di un altro, poiché quest'ultimo è comprato e venduto: un paradosso del pensiero moderno. Il Cristianesimo, al contrario, ha sempre veramente difeso l'unicità e la profondità di ogni singola vita, poiché l'uomo è il riflesso di Dio, e come dice sant'Agostino, nel suo discorso 371: << Dio si è fatto uomo affinché l'uomo diventasse Dio.>> e mi turba profondamente pensare che ci siano esseri umani, persone, che hanno davvero affossato la loro umanità (che è teantropica per essenza) nel nome dell'egoismo più becero e malato. Da quando il mondo ha abbandonato la via cristiana, nefandezze sempre maggiori si compiono nel nome delle utopie umane, quando l'immanente realtà ultima è bistratta e derisa: lo smercio di persone, iniziato secoli fa con le migrazioni forzate nelle Americhe, si conclude ora con le "madri surrogate" e i bambini (non figli) comprati e venduti ancor prima di venire al mondo. Un abominio degno delle memorie Orwelliane, che diventa realtà. E' singolare, a mio avviso, notare poi come gli stessi paladini del progresso e di questa nuova moda siano i primi a scartare i bambini disabili, facendoli abortire, poiché certo non avevano commissionato un disabile! oh, che amore che hanno per queste creature, quanto progresso... lo stesso progresso dell'eugenetica nazista.
Alle volte noi ortodossi sbagliamo quando riteniamo che le << battaglie sociali >> siano un affare da cattolici, esse riguardano profondamente ognuno di noi. Il mondo che Dio ci ha donato quale casa, dobbiamo proteggerlo, crescerlo, renderlo migliore, non abbandonarlo a sé stesso, giacché siamo compartecipanti della gloria del Signore, il quale si manifesta in tutte le cose, e come tali dobbiamo aver cura del mondo che ci è stato donato per la  nostra supremazia in quanto esseri prediletti dal Creatore. 

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