lunedì 22 febbraio 2016

Le icone raffiguranti i non santi - perché?

In Italia sono un fenomeno piuttosto sconosciuto, eppure se ci è capitato di viaggiare un po' ovunque nei Paesi ortodossi,abbiamo potuto ammirare certe chiese le quali sono ornate con icone figuranti vari personaggi che non sono canonizzati nè che furono santi. Vediamone alcuni esempi.

I "Giusti" non-cristiani

In Grecia soprattutto sono diffuse rappresentazioni iconografiche dei filosofi pagani quali Aristotele, Platone, Socrate, oppure di poeti e scrittori "divinamente ispirati" quali Virgilio e Seneca, i quali avrebbero esposto particelle di Verità ( semina Verbi, in latino, trad. semi del Verbo) prima che la Verità stessa prendesse carne. I filosofi e gli scrittori pagani dell'antica legge che hanno atteso il Cristo con coscienza ( o parziale inconscienza) sono quindi chiamati ad essere raffigurati in quanti partecipanti dei Misteri dell'Eterno in misura speciale, quasi fossero dei predestinati alla conoscenza delle realtà ultime, poiché hanno intravisto la Verità, oggidì rivelata a tutti nel Vangelo di Cristo nostro Dio. 

Virgilio il poeta romano d'età augustea, scrittore dell'Eneide, figurato nella Cattedrale dell'Annunciazione di Mosca ( costr. 1547-1551) 


Le icone "nazionaliste"

Una tipologia molto particolare è la cosiddetta "iconografia" nazionalista, la quale ha certamente caratteri simili all'icona politica, sebbene il suo senso sia piuttosto quello di esaltare il Genio nazionale e i grandi personaggi che hanno adornato il diadema culturale del popolo costruttore di chiese. Fulgidi esempi di questo filone culturale sono le icone di Nikola Tesla per la Serbia oppure le icone figuranti l'Ammiraglio Kolcak dell'Armata Bianca, in voga in alcuni ambienti zaristi della Chiesa Russa Fuori Frontiera ( ROCOR ). 


Icona di Nikola Tesla, chiesa della Trasfigurazione di Cristo a Trebjnie ( Bosnia Herzegovina) 

Le icone "patriarcali"

Un fenomeno che mi è capitato personalmente di ammirare in Romania, l'icona patriarcale solitamente raffigura il vescovo fondatore di un monastero o di una chiesa nelle sue vesti di primate, ma senza l'aureola, poiché o è ancora vivo, oppure è morto senza che avvenisse una canonizzazione: questo tipo di figurazioni semplicemente magnifica il fondatore dell'edificio, ponendolo in rilievo a ricordo dell'ectenia "per i beati fondatori di questo santo tempio..." 


Una foto amatoriale dell'icona del patriarca Daniel I di Romania, attualmente regnante, in una chiesa di Iasi intitolata a San Sava, ristrutturata da lui

I dipinti "politici" 

Una seconda tipologia di affreschi e icone, sorta in tempi molto recenti, infatti dal XIX secolo si è sviluppata in modo particolarmente vivido, è l'icona politica. Personaggi storici che hanno reso il loro nome immortale e sono stati assunti a santi ve ne sono molti, soprattutto monarchi: san Vladimiro di Kiev, san Costantino il Grande, san Stefano il Grande, e così via. Ma, purtroppo, il Comunismo sovietico degli anni 20 del Novecento ha prodotto mostruosità iconografiche volte alla mistificazione del Partito sfruttando la fede del popolo: uno solo degli esempi che porrò in questo sito rappresenta il volto di Lenin quasi che fosse un Mandillion. Queste "icone" sono diffuse ancora fra i nostalgici del partito socialista. Icone simili, parimenti mostruose, sono quelle prodotte con Hitler quale soggetto, e hanno una discreta diffusione su internet. 

Le icone dei Santi non-santi

Molte sono anche le icone dei cosiddetti "santi non-santi" ossia di persone venerate pubblicamente anche da grandi masse di ortodossi, senza che però sia avvenuta una santificazione ufficiale. Il caso più noto a livello popolare in Italia fu, ad esempio, la riverenza verso (san) Paisio l'Aghiorita, oggi santo. In Romania un filone di icone nelle quali si intrecciano misticismo nazionalista, teologi e padri spirituali lega la produzione di icone dei Santi delle Prigioni (ossia i martiri del comunismo romeno), i padri sacerdoti quali Arsenie Boca, Iustin Parvu e Ilie Lacatusu, ritenuti santi da gran parte del mondo romeno (e anche secondo me lo sono), oltreché la figura di Ilie Cleopa. Per la Russia, abbiamo il sacerdote-martire del comunismo Pavel A. Florenskij (anch'egli santo secondo me), e il sacerdote Daniel Sysoev, ucciso in circostanze misteriose, secondo alcuni da un islamico. 

Arsenie Boca (a sinistra) e Pavel A. Florenskij (in basso a destra) sono due figure opposte per condizione di vita - il primo fu un monaco, il secondo un sacerdote sposato - ma entrambe venerate nei rispettivi paesi da due frange differenti di ortodossi: il padre Arsenie è venerato a livello popolare da moltissime persone, anche se in particolare da quelli legati al mondo tradizionalista; il padre Pavel, al contrario, sebbene sia stato riscoperto col crollo del comunismo, è una presenza che adombra piuttosto i salotti intellettuali che le grandi masse. Ad ogni modo, entrambi meriterebbero d'essere annoverati nel calendario. Le opere di padre Pavel sono state tradotte in Italiano e pubblicate in più di una edizione, anche se generalmente molto costose; I libri di padre Arsenie sono ancora solamente in romeno.

Conclusioni

Le icone non smettono mai di stupirci per la profondità e la carica che i messaggi molteplici - dalla devastazione dell'anima attraverso la pornografia delle immagini ( vedasi Lenin ) fino alla contemplazione dei divini misteri, l'icona è uno dei "marchi" dell'Ortodossia. E' bene pertanto conoscere l'iconografia e saper distinguere le buone icone dalle cattive.
Secondo voi, ad esempio, è giusto raffigurare nelle icone chi santo non è? 
I pareri in merito sono molti e come sempre il panorama dell'Ortodossia è variegato, non ci resta che agire secondo Tradizione e secondo coscienza. 

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