mercoledì 27 aprile 2016

L'ultima liturgia a Costantinopoli: A.D. 1919

Molti credono che l'ultima liturgia officiata nella Cattedrale della Divina Sapienza a Costantinopoli sia avvenuta nel 28 maggio 1453, nel giorno stesso o nei giorni immediatamente precedenti la conquista musulmana della città imperiale. In realtà, come apprendiamo da un articolo di Pravoslavie.ru, c'è stato un sacerdote coraggioso, il reverendo Lefteris Noufrakis (1872-1941)  un cretese di spirito che si era posto l'ambizioso obiettivo di "finire" la divina liturgia interrotta nel 1453. 

Il padre Lefteris in una foto d'archivio

Nei primi mesi del 1919 una armata della Triplice Alleanza si stava muovendo verso l'Ucraina, e questa fece scalo a Istanbul. Quattro soldati, il brigadiere Frantzis, il maggiore Liaromatis, il capitano Stamatios e il tenente Nicholas, guidati dal padre Lefteris, presero di notte la decisione di compiere il gesto venerabile di entrare in Aghia Sophia. L'atto era una impresa folle: la cattedrale, in quel tempo, era ancora una moschea ed era sorvegliata giorno e notte dai portinai e dai guardiani del complesso. Il gesto, qualora fosse stato scoperto, avrebbe potuto creare un incidente diplomatico fra la Turchia appena nata e il governo greco. La nave aveva attraccato in mare aperto, quindi essi pagarono un romeo (un greco che vive in Turchia) affinché li traghettasse fino in città. C'era una sola guardia dinnanzi alle porte della moschea, spalancate. Il portinaio provò a dire qualcosa a quei soldati greci in divisa, ma una sola occhiata del brigadiere Frantzis bastò perché il custode si ritraesse impaurito. I cinque coraggiosi entrarono nell'antico complesso cristiano e fecero una profonda prostrazione, dicendo: "entrerò nel tuo tempio santo." Senza procrastinare nulla, iniziarono subito ad addobbare l'altare con quanto serviva per la liturgia e il sacerdote Lefteris indossò solamente la stola e subito iniziò il canto solenne d'inizio: benedetto il Regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. "Amen" risponde il maggiore Liaromatis, il quale farà da corista, mentre il tenente Nicholas fungerà da chierichetto. La liturgia ha dunque inizio. Dopo 466 anni, nelle aule della Cattedrale antica si udiva nuovamente le divine parole della liturgia greca. Nel frattempo, Aghia Sophia ha iniziato a riempirsi di turchi, ma il padre Lefteris non se ne curava. I turchi, d'altro canto, non potevano credere che davvero un prete greco stava celebrando nella loro moschea! Tutti erano in silenzio, attoniti, perché era davvero un fatto incredibile. Nessuno osava muoversi o parlare. 


Dopo il Vangelo, optarono per cantare subito l'inno dei Cherubini mentre rapidamente il prete preparava la proskomidia. Quando alcuni greci entrarono casualmente nella Cattedrale, subito si fermarono e attoniti parteciparono al divino ufficio con emozione, avendo paura dei turchi. Finalmente, l'anafora era compiuta. Il sacrificio di Cristo si era compiuto dopo 466 anni in quel luogo. Dopo l'Axion Estin e il Padre nostro, si comunicarono frettolosamente i soldati greci, e il padre Lefteris rimise rapidamente il tutto nella borsa, mentre consumava allo stesso tempo l'Eucarestia rimanente. Poi, con la borsa fatta, fece perfino il congedo! I cinque coraggiosi greci iniziarono a muoversi per tornare alla nave, quando i turchi, realizzato che avevano compiuto una liturgia, divennero aggressivi e si fecero attorno ai coraggiosi ortodossi. Un ufficiale turco, facendosi udire dalla folla, disse: "lasciateli passare." Non era il caso di ammazzare cinque ufficiali dell'esercito greco proprio appena concluso un conflitto mondiale. Del resto, due divisioni dell'esercito greco erano stanziate a Costantinopoli in quel periodo, e i turchi avrebbero avuto una temibile rappresaglia in quel frangente. La Provvidenza ha voluto che il padre Lefteris potesse compiere il pio gesto nella sicurezza dei tempi. Usciti da Aghia Sophia, un turco colpì il sacerdote alle spalle con un pugnale, ma il padre Lefteris nonostante il dolore non arrestò la sua marcia. 

Tutti e cinque riuscirono a tornare sulla nave. Un prete sconosciuto di Creta aveva fatto vivere, per un'ora, il sogno plurisecolare di tutti i popoli Ortodossi. Gloria a Dio. 

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