venerdì 1 aprile 2016

Sulle prostrazioni come espressione spirituale

Estratto e tradotto dall'articolo Why do we make prostrations di Pravmir.ru.

Sul tema delle prostrazioni durante i servizi divini si è espresso il vescovo esicasta Theoliptos di Filadelfia (+1322): non rigettate le prostrazioni, così ammoniva i suoi figli spirituali. 



<< La prostrazione è un'immagine dell'uomo caduto il quale esprime una confessione di pentimento per i propri peccati, e alzarsi significa penitenza e intenzione di progredire nella virtù. Siano le prostrazioni accompagnate da un'invocazione noetica di nostro Signore Gesù Cristo, così che gettandosi ai piedi del Signore in mente e spirito, possiamo ricevere la grazia tanto nel corpo quanto nell'anima.>> (1).

Nel pensiero di Theoliptos, la prostrazione è un fenomeno più spirituale che fisico. Nel mettersi in ginocchio assumiamo un'attitudine umile dinnanzi a Dio il quale ci accingiamo a pregare. Toccando la terra con la fronte, comprendiamo la plenitudine dei nostri peccati; creiamo un'immagine reale della caduta spirituale. La nostra postura davvero manifesta il nostro stato e richiama alla mente la nostra povertà interiore, la suscettibilità alle passioni, La prostrazione è la promessa del pentimento, dell'ammenda, la promessa di diventare virtuosi.

Le pratiche ascetiche, soprattutto quelle quaresimali, sono ottime e necessarie se vogliamo che lo Spirito Santo ci trasformi e trasfiguri. Ma queste pratiche, da sole, non bastano: occorrono bontà con i vicini e senso della giustizia. Non compiamo una delle due azioni (l'ascetismo spirituale) senza l'altra (la carità). 

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1) Filocalia, vol. IV, (London&London Faber 1995), pag. 185 

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