sabato 7 maggio 2016

Energie Increate (Vladimir Losskij )

La rivelazione del Dio-Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo... è la teologia stessa, nel senso che i Padri greci davano alla parola "teologia": questa indicava infatti per loro molto spesso il mistero della Trinità rivelato alla Chiesa.  L'unione reale con Dio e, in generale, l'esperienza mistica pone dunque la teologia cristiana dinanzi a un problema di antinomie, quello della accessibilità della natura inaccessibile. Come può il Dio-Trinità essere oggetto di unione e, in generale, di esperienza mistica? 

Nell'icona: Cristo Verbo Creatore, monastero di Sutevita (Romania)


Tale questione ha provocato in Oriente, verso la metà del XIV secolo, dispute teologiche molto vivaci...  San Gregorio Palamas, arcivescovo di Tessalonica consacra un dialogo intitolato "Theophanes" alla questione della divinità incomunicabile e comunicabile. [Egli] afferma: "La natura divina dev'essere detta al tempo stesso impartecipabile e, in un certo senso, partecipabile; noi giungiamo alla partecipazione della natura di Dio e, tuttavia, essa rimane per noi totalmente inaccessibile" (P. G. 150). Dio ci rimane dunque inaccessibile in quanto essenza.  Occorre dunque confessare... una distinzione secondo la quale Egli sarebbe totalmente inaccessibile e accessibile al tempo stesso sotto rapporti diversi. È la distinzione tra l'essenza di Dio o la sua natura propriamente detta, inaccessibile, inconoscibile, incomunicabile, e le energie o operazioni divine, forze naturali e inseparabili dall'essenza nelle quali Dio procede all'esterno, si manifesta, si comunica, si dà. "L'illuminazione e la grazia divina e deificante non è l'essenza ma l'energia di Dio" (Theophanes"). Così, secondo la parola di san Gregorio Palamas "dicendo che la natura è partecipabile non in se stessa ma nelle sue energie, noi rimaniamo nei limiti della pietà" (Ibidem).  San Gregorio Palamas non fu l'autore di questa dottrina; con minore chiarezza questa distinzione si trova nella maggior parte dei Padri greci, risalendo fino ai primi secoli della Chiesa.  Secondo i Padri la teologia propriamente detta riguarda gli insegnamenti sull'Essere divino in se stesso, sulla Santa Trinità; le manifestazioni esterne di Dio, la Trinità conosciuta nei suoi rapporti con l'essere creato rientravano invece nel dominio dell'"economia".  San Basilio Magno dice: "Pur affermando che conosciamo il nostro Dio nelle sue energie, non promettiamo affatto che l'avvicineremo nella sua essenza. Difatti, le sue energie discendono fino a noi, ma la sua essenza rimane  inaccessibile" ( " Epistola CCXXXIV").  Nella creazione la Trinità consustanziale si fa conoscere per mezzo delle sue energie naturali.  Le δυνάμεις o energie, nelle quali Dio procede verso fuori, sono Dio stesso, ma non secondo la sua sostanza. San Massimo il Confessore esprime la stessa idea dicendo: "Dio può essere partecipato in ciò che Egli ci comunica, ma rimane non partecipato nella sua essenza incomunicabile". San Giovanni Damasceno riprende precisando il pensiero di san Gregorio Nazianzeno m: "Tutto ciò che noi diciamo di Dio in termini positivi non proclama la sua natura, ma ciò che circonda la sua natura" ("In Theophania") e designa le energie divine con le immagini espressive di "movimento" o di "slancio di Dio". Con Dionigi l'Areopagita i Padri applicano alle energie il nome di "raggi della divinità" che penetrano l'universo creato. San Gregorio Palamas le chiamerà senz'altro "divinità", "luce increata" o "la grazia". La presenza di Dio nelle sue energie va intesa nel suo significato realistico. Non si tratta di una presenza operativa della causa nei suoi effetti: le energie non sono gli effetti della Causa divina, come le creature; esse non sono create, prodotte dal nulla, ma fluiscono eternamente dall'essenza una della Trinità. Sono il traboccare della natura divina che non può limitarsi, che è più della sua essenza. Si può dire che le energie indicano un modo d'esistenza della Trinità al di fuori della sua essenza inaccessibile.  Bisogna dunque distinguere in Dio la natura una, le tre ipostasi e l'energia increata che procede dalla natura, senza separarsene in questa processione manifestatrice.  Dio non è diminuito nelle sue energie; Egli è totalmente presente in ogni raggio della sua divinità. Occorre evitare due idee false che si possono formare a proposito delle energie divine: 

1) L'energia non è una funzione divina nei riguardi delle creature, sebbene Dio crei ed operi per mezzo delle sue energie che penetrano tutto ciò che esiste. 

2) Le energie non implicano affatto la necessità della creazione, che è un atto libero, effettuato dall'energia divina, ma determinato da una decisione della volontà comune delle Tre Persone. È un atto del volere di Dio che pone un nuovo soggetto al di fuori dell'essere divino, "ex nihilo". L'ambiente della manifestazione avrà così inizio. Quanto alla manifestazione stessa, essa è eterna; è la gloria di Dio. 

Le energie increate indicano una distinzione ineffabile - esse non sono Dio nella sua essenza - e, al tempo stesso, essendo inseparabili dall'essenza, testimoniano dell'unità dell'essere semplice di Dio. 
Le energie increate indicano una manifestazione esteriore della Trinità.   Quando diciamo che Dio è Sapienza, Vita, Verità, Amore, intendiamo le energie, ciò che viene dopo l'essenza, le sue manifestazioni naturali, ma esteriori all'essere proprio della Trinità.  Nell'ordine della manifestazione economica della Trinità nel mondo, ogni energia proviene dal Padre, comunicandosi per mezzo del Figlio nello Spirito Santo: εκ πατρός, διά υιου, εν αγιω πνενματι. Si dirà che il Padre crea ogni cosa per mezzo del Figlio nello Spirito Santo.  La Chiesa d'Oriente ha rimproverato alla teologia occidentale di confondere il piano esterno delle attività manifestatrici nel mondo, nelle quali lo Spirito Santo rivela il Figlio in quanto persona consustanziale inviata dal Padre e dal Figli, con il piano interiore della Trinità in se stessa, in cui la persona perfetta dello Spirito Santo procede dal Padre soltanto, senza avere nessuna relazione d'origine col Figlio.

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Tratto da: Vladimir LOSSKY, "La teologia mistica della Chiesa d'Oriente. La visione di Dio", Edizioni Dehoniane, Bologna 2013, 

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