venerdì 6 maggio 2016

La Chiesa Ortodossa del XIX secolo vista dagli Anglicani

Il sito Project Canterbury, focalizzato sulla cosiddetta "Chiesa Anglicana Alta" ossia sull'anglicanesimo tradizionale, propone una serie di spunti interessanti sul dialogo ortodossi-anglicani avvenuto nel XIX secolo, fra i quali mi permetto di presentare la tabella dei contenuti e questo libro digitalizzato (tutto il sito è in lingua inglese) il quale parla della visione che gli Anglicani (di una volta) hanno della Chiesa Ortodossa e in particolare dell'Ortodossia slava. Il libro, "The Religion of Russia: a study of the Orthodox Church from the point of wiew of the Church of England" pubblicato nel 1915 a Londra dal vescovo anglicano George Bernard Hemilton, è una buona base per chi vuole una opinione "non romana" della Chiesa Ortodossa.


Il patriarca Melezio di Alessandria e l'Arcivescovo Cosmo Gordon Lang di Canterbury nel 1930

Ad esempio, in una delle prime pagine così viene presentata la Chiesa Ortodossa (Russa): << I cattolici romani parlano di scisma ed eresia, e i protestanti dipingono la Chiesa Ortodossa come una mummia adagiata su un ritualismo morto e sui canoni e cerimoniali bizantini; ma noi invece vediamo come questa Chiesa ha la sua devozione, la sua vita e i suoi valori, ed è in molti aspetti simile, se non uguale, a quello che l'Anglicanesimo ha sempre proposto.>> 

Dopo questa presentazione, il libro "The Religion of Russia" espone la nascita della Chiesa Ortodossa Russa con particolare riguardo all'abolizione del Patriarca (1700 d.C.) a opera di Pietro il Grande contro il Patriarca Adriano (pag.12 del libro) nella quale azione gli anglicani vedono una ispirazione (fondata, peraltro) di Pietro tratta dall'anglican way of ecclesiology, secondo la quale il processo di nascita delle Chiese nazionali autocefale è su base etno-nazionale, segue i confini geografici ed è fondamentalmente guidato dalle elite aristocratiche e dai monarchi, i quali sono in ultima istanza i capi delle Chiese rispettive. Una sorta di cesaropapismo in salsa moderna, praticamente, ossia quello che brutalmente applicò Pietro I nella distruzione del patriarcato, rimpiazzandolo con un sinodo permanente di vescovi controllati da un ufficiale statale chiamato oberprokuror. Poco più avanti l'autore scrive, in modo piuttosto franco e cattivo:
<< Il livello di superstizione dei paesani è notevole, ma ricordiamoci che assieme alla puerilità e alla superstizione, nell'animo del contadino russo vi è un'altissima lealtà al Suo divino capo spirituale e alla Chiesa.>> Dopodiché lo scrittore analizza l'arte sacra, i paramenti, i rituali e la forma della Chiesa Ortodossa con frequenti paragoni ( non del tutto infondati ) con l'esperienza della Anglican High Church la quale mantenne per molto tempo l'uso dei plutei a colonnato e alcuni rituali molto antichi. Dopodiché, analizzando la concezione ortodossa dei Sacramenti, l'autore si trova fondamentalmente d'accordo con la posizione della Chiesa Ortodossa, Nei riguardi dell'Ordinazione, l'autore anglicano si trova nel disappunto di dover constatare come la Chiesa Ortodossa ( di allora ) non tenesse in alcun riguardo la successione apostolica come canone di validità sacramentale, ma la mera appartenenza alla denominazione "ortodossa" del termine: le ordinazioni romane e anglicane sono considerate nulle, prive di effetti e di valore. Anche sul matrimonio il buon scrittore trova da ridire, dicendo che gli ortodossi non prendono sufficientemente in considerazione la potenza del sacramento del Matrimonio, regalando seconde e terze nozze con facilità. Generalmente, sull'organizzazione interna della Chiesa l'autore riteneva l'Ortodossia troppo divisa al suo interno, incapace di una comunione con gli anglicani a causa della manchevolezza interna! Interessante il paragrafo sulla formazione ecclesiastica dei seminaristi, dove si dice che i matrimoni spesso venivano organizzati dal vescovo e che tali unioni erano spesso le più felici.

Si può concludere ricordando come l'autore del libro vede i tre problemi teologici fondamentali che dividono gli ortodossi dagli "occidentali", ossia il filioque, il pane lievitato e il purgatorio, come superabili "qualora la superstizione venga distrutta". In  una conferenza fra il dott. Brilliantov e il sacerdote anglicano W. Puller, come riportato in una lettera del 1920 diretta all'Arcivescovo di Atene... << fondamentalmente, la Chiesa Anglicana e la Chiesa Ortodossa professano la stessa visione sulla processione dello Spirito Santo.>>. Sul pane lievitato o azzimo, lo scrivente del libro non rimane molto, giusto due righe, parlando di "prassi differenti", mentre sul Purgatorio fondamentalmente condivide la visione ortodossa della Comunione dei Santi in senso di intercessori e che la Chiesa Ortodossa rettamente professa di credere nell'esistenza di una "sosta" spirituale (le Mytarstva) ma senza il legalismo romano. 

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