sabato 21 maggio 2016

La traduzione dell'invocazione mariana alle Ectenie - appunti

Questo articolo non vuole essere una presa di posizione di superbo intellettualismo, né vuole essere una nota di un traduttore esperto: gli appunti che ho deciso di raccogliere vogliono piuttosto stimolare i veri traduttori e i liturgisti italiani nel riprendere in considerazione la traduzione dell'invocazione mariana alle ectenie.


Essa, nelle tre lingue di maggior uso in Italia, si presenta così:

- slavo ecclesiasticoПресвятую, пречистую, преблагословенную, славную Владычицу нашу Богородицу и Приснодеву Марию,  (...)

- lingua romena: Pe Preasfanta, curata, preabinecuvintata, marita, stapina noastra, de Dumnezeu Nascatoarea si pururea fecioara Maria (...)

- lingua greca antica: thìs Panaghìas achràndu, iperevloghimènis, endhòxu Despinìs imòn, Theotòku ke aiparthènu Marìas, (...)

Nelle lingue straniere occidentali, inglese e francese, la parola << achràndu >> viene tradotta assai spesso con "immacolata" (eng. "immaculate", e in fr. "immaculé") mentre in tedesco viene usato "reinsten" ("più che pura", "purissima"). In spagnolo anche non si fanno problemi ad usare il termine "immaculada". 

In Italiano, così venne tradotta dall'igumeno Ambrogio Cassinasco ed è diventata poi usuale anche in altre traduzioni:


Facendo memoria della tuttasanta, purissima, più che benedetta, gloriosa sovrana nostra, Madre di Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i santi. (...)


Al contrario, l'arciprete Antonio Lotti così traduce:

Commemoriamo la tuttasanta, illibata, più che benedetta, gloriosa nostra sovrana, Deipara sempre Vergine Maria, insieme con tutti i santi (...)

Perché in Italiano, dunque, non usiamo il termine << immacolata >> ? Alcuni sostengono per non mettere in tentazione gli italiani, se così possiamo dire, circa l'immagine mentale dell' Immacolata Concezione. Quali potrebbero essere al contrario i motivi che hanno spinto i traduttori degli altri Paesi ad utilizzare proprio il termine << immacolata >> ? Se inteso nel suo senso letterale, essere immacolati è un sinonimo di essere "purissimi".  Per un ortodosso convertito che ha seguìto un catechismo, che si è formato una coscienza di chiesa, il termine dovrebbe essere libero da ogni condizionamento eretico. 

Anche l'uso del termine << sovrana >> è interessante. In greco antico, Despina è il femminile di Despota, quindi "padrona" o "signora". In slavo ecclesiastico viene usato il termine "Vladicitzu" ossia "eminenza" poiché la parola è legata al termine "vladiko" che si usa, notoriamente, per i vescovi e i membri eminenti del clero e viene inteso come "padrone" ma in senso molto elevato, ed è ben diverso da "signore" che è gospodi anche nel senso di signore terreno: il termine vladiko è paragonabile all'inglese aulico "liege", (1) difficile da rendere in italiano se non con lunghe premesse. In romeno, il termine "Stapine" si usa parimenti per il vescovo che, alcune volte, in riferimento ai monarchi del passato: in molte parti della Romania lo stesso termine "stapine" è stato abbandonato nelle liturgie in favore del più tranquillo "parinte" in riferimento al clero (2). In Italiano abbiamo sempre deciso di tradurre con "sovrana", tranne nella traduzione della Metropolia di Milano e Aquileia nella quale usano il termine "Signora", probabilmente sul modello greco. 

A mio avviso, inoltre, è interessante notare il termine Madre di Dio che viene utilizzato anche in romeno, mentre in slavo e greco si utilizza il termine Deipara

Queste magre riflessioni spero siano di spunto e stimolo per un dibattito, magari non solo telematico, fra coloro che si dedicano alla traduzione della liturgia ortodossa in Italia, affinché possiamo godere, in futuro, dei frutti di un lavoro sempre più accurato. 
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1) letteralmente "liege" significa "eletto", ma veniva utilizzato per appellarsi al clero e ai nobili nell'Inghilterra medievale. Il senso è di "eletto" nel senso spirituale del termine (es. arìstos in greco classico), non nel suo senso politico.

2) Es. nello ieratikòn romeno in mio possesso, pubblicato nel 2014 dalla Metropolia di Moldavia da Doxologia, con la benedizione di sua eccellenza Teofan di Iasi (B.O.R.) 

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