mercoledì 1 giugno 2016

L'evoluzione del Concetto di (Fuoco) Purgatorio (I parte) - Storia della Chiesa

Ho deciso di dedicarmi ancora una volta al tema della Scala della Prova, questa volta in una ricerca di tipo Patristico, tentando dunque di tirare le somme di quale sia il vissuto universale e ortodosso del destino dell'anima dopo la Morte, e quale sia invece la deriva cattolico-romana. Il piccolo saggio sarà diviso in quattro capitoli, e sarà parte del libro La Chiesa Latina del Primo Millennio scritto dall'autore del blog. 

Le prime riflessioni patristiche sul destino dell'anima dopo la morte

La dottrina del Purgatorio, per usare un'espressione coniata dal prof. Le Goff[1], è un "paradosso teologico". Essa nacque difatti paradossalmente in ambiente alessandrino, dai teologi Clemente e Origene, fra III e IV secolo. Sebbene Origene fosse considerato dai più quale eretico, la sua teologia, in particolar modo l'apocatastasi[2] e la visione del fuoco purificatore, si diffuse a macchia di leopardo nelle teologie di altri Padri della Chiesa. Nel Commento al Libro del Levitico, Origene vede nel fuoco dello Sheol un fuoco << purgatorio >> (Levitico 10:1-2; Deuteronomio 32:22) che Dio destina qual mezzo purificatore per le anime affinché possano giungere a Lui. Sempre Origene, nell'omelia XXIV Commento al Vangelo di Luca, descrive la predicazione di Giovanni Battista che dice "qualcuno vi battezzerà nel Fuoco" da intendersi come un fuoco purificante dell'aldilà. Un altro passo che Origene utilizzò per legittimare il "fuoco purgatorio" (la purgazione, la purificazione, è sempre legata al fuoco, e mai ad un luogo) è il passo di san Paolo che recita: << penso che tutti dobbiamo necessariamente giungere a quel fuoco... >> della sua lettera ai Corinzi. Al contempo Clemente Alessandrino è il primo a distinguere due categorie di peccatori, e due categorie di castighi: uno "purificatore" ("purgatorio"), e l'altro perenne ed eterno: i peccatori di cose leggere e che hanno avuto una vita pia sono destinati a superare il fuoco liberatorio, per gli irriducibili e gli empi il fuoco sarà di castigo e distruttore. Sia per Origene che per Clemente, i peccatori si dividono in due tipi, i "giusti macchiati" da piccole colpe (in latino sordes, ossia "macchie", "sporcizia") e gli empi, coloro che sono gravati dai peccata, ossia le colpe "mortali". Per Clemente Alessandrino il fuoco è "intelligente" e spirituale, così come compare nei suoi Stromata, ed è destinato alla purificazione delle colpe; Eppure sul destino delle anime dopo la morte, entrambi gli autori rimangono vaghi: non esiste un luogo purgatorio, e i vivi  non possono in alcun modo intervenire sul destino delle anime dopo la morte. Nel mondo greco e bizantino, il tema del Fuoco purificatore non avrà molta fortuna e rimarrà sempre un theologumeno, ossia una sorta di opinione teologica che però non sarà dogmatizzata: esiste piuttosto un concetto affine alle "stazioni di purificazione" noto in lingua slava come Mytarstva, ossia "scala della Prova" o"stazioni di Pedaggio", probabilmente ispirato al tomo di san Giovanni Climaco, nel quale il peccatore attraversa una sorta di percorso guidato dai suoi angeli, nel quale egli si difende dalle accuse infondate dei demoni ma "subisce" e sconta le pene per le colpe effettivamente commesse, toccato da un fuoco immateriale, fino a giungere alla contemplazione di Dio in attesa del Giudizio. Questo sistema, che chiameremo in italiano "scala della Prova", è il più affine alla teologia latina dei primi secoli, fino a Gregorio Magno: dopodiché, lo sviluppo occidentale di questo theologumeno avrà conseguenze ereticali che sfoceranno nel Purgatorio come è inteso oggi.

Quando il dibattito sul fuoco purgatorio arrivò nella parte latina dell'Impero Romano, tutti gli autori latini più noti al grande pubblico vi si cimentarono, tuttavia con molta vaghezza nella speranza di toccare l'argomento senza tuttavia proferire eresie. In genere, la base biblica sulla quale venne elucubrata la vita dopo la morte passa per il sogno di Daniele (Daniele 7:9-11) e da ICorinzi 3:10-15 di san Paolo; Già l'autore latino Lattanzio (+317) pensa che tutti i defunti passeranno la prova del fuoco, ma la colloca al momento del Giudizio Finale, e non di quello particolare[3]. I santi Ilario di Poitiers (+367), Ambrogio di Milano (+397) e Girolamo il presbitero (+419) hanno idee affini a Origene. Secondo Ilario, i giusti riposano nel seno di Abramo in attesa del Giudizio[4] mentre i peccatori sostano in un fuoco purificatore: ne parla nel Commento al Salmo 54, rimanendo tuttavia vago su quali generi di peccatori siano tormentati dal fuoco. Sant'Ambrogio invece ritiene, parafrasando il Libro di Esdra, che i differenti generi di peccatori attendono il Giudizio in << case >> spirituali separate. Qui mi pare doveroso un parallelo con le "stazioni" di pedaggio che ogni peccatore passa a suo tempo. Tuttavia, solo i peccatori verranno purificati per mezzo del fuoco, dice Ambrogio, ma tutti devono superarlo, difendendo la tesi col Vangelo di Matteo (2:11): << Un fuoco è dinnanzi ai risorti, i quali devono necessariamente tutti attraversarlo.>> Egli sostiene che perfino il Cristo, gli apostoli e i santi hanno passato il fuoco prima di giungere nel Paradiso; ed egli parla infatti di tre tipi di Fuoco: il fuoco "di refrigerio" per i giusti, il fuoco "purgatorio" per le anime miste di bontà e peccato, e un fuoco "castigatore" per gli ingiusti, gli empi e i peccatori irriducibili. Ambrogio, sulla materia del fuoco, rimane assai vago, preferendo alternativamente soluzioni diverse.
Sempre ad Ambrogio dobbiamo inoltre, come abbiamo visto nel paragrafo sui defunti, la prima opinione secondo la quale l'intervento orante dei vivi assicura sostegno ai morti, ed è legato alle riflessioni sul fuoco purgatorio. San Paolino da Nola (+431) scrive che tutti passeremo la prova del fuoco "intelligente" (sapiens), il quale però "non brucerà, ma esaminerà l'anima" e dopo aver consumato i peccati, libererà l'uomo verso Dio[5]. Cesario di Arles in due sermoni, il 167 e il 179, parla di fuoco purgatorio (ignis purgatorius) ma quasi tutti i traduttori cattolico-romani traducono "fuoco del purgatorio" tradendo così il suo senso letterale: san Cesario si poneva sulla scia di sant'Agostino, che l'aveva preceduto nell'episcopato, e che è visto come il maggior speculatore in merito.



[1] Jacques Le Goff, La Nascita del Purgatorio, Einaudi

[2] Per Apocatastasi si intende una dottrina teologica nella quale la Salvezza di Dio è destinata a tutti gli esseri, indistintamente, anche ad esempio ai demoni e agli empi: non ci si salva per bontà d'animo, per la fede o per le opere pie che si è compiuto, ma gratuitamente, giacché Dio è sola bontà. Questa dottrina fu avversata da tutti i grandi Padri della Chiesa, in particolar modo da Agostino d'Ippona. 

[3] Lattanzio, Istitutiones, VII, 21 (PL VI, 800)

[4] Si deve a riflessioni su questo tema, probabilmente, l'antifona del Placebo e del rito funerario latino nei quali si canta: << nel seno di Abramo ti conducano gli Angeli >>.

[5] San Paolino da Nola, Epistola 28 e Carme 7:32-43, CSEL XXIX-XXX

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