venerdì 1 luglio 2016

I vescovi sposati e la Chiesa Ortodossa - una indagine canonica

L'articolo della pagina web della chiesa di santa Maria (Patriarcato greco-ortodosso d'Antiochia in America) solleva una polemica interessante sul fenomeno del clero sposato e in particolare del vescovato, studiando come da una effettiva presenza attiva di vescovi sposati nella Chiesa Primitiva, siamo giunti alla loro negazione. L'articolo che segue, così come le riflessioni su di esso, non vogliono essere offensive né anticanoniche, ma sono solamente uno studio sui sinodi e i proclami canonici sulla materia come risultato meramente storico.

PRIMI SECOLI DELL'ERA CRISTIANA

E' un dato di fatto che gli Apostoli erano uomini sposati. In particolare, conosciamo la suocera di Pietro ( Mt 8:14-17 e Lc 4:38) e il nome di una delle figlie, Santa Petronilla martire, la cui testa riposa ad Albano Laziale (1). San Paolo ci informa che, a parte lui e Barnaba, gli altri hanno tutti moglie (ICorinzi 9:1-7) ma questo non dev'essere motivo né di vanto né di pregiudizio.

Sempre il beatissimo apostolo Paolo, nella lettera a Timoteo (ITimoteo 3:1-4) ci informa che chi vuole essere vescovo ha una aspirazione legittima, e dev'essere sposato con una sola donna.

Scritturalmente dunque non vi sono impedimenti alla pratica dell'episcopato uxorato, il quale fu praticato durante i primi secoli del Cristianesimo, fino al V secolo. Pare che san Gregorio il Vecchio di Nazianzio, il cappadoce, si convertì per mezzo di sua moglie Nonna (2). San Gregorio di Nissa si sarebbe sposato con una certa Teosobeia. San Giovanni Crisostomo, che pure era monaco, scrisse nelle Omelie su Timoteo il comportamento da tenersi per i vescovi sposati. San Ambrogio di Milano, nella sua Epistola LXIII, così come Origene nel Commentario al Vangelo di Matteo (libro XIV), si interrogano sul vescovato uxorato.

Il Canone V dei Canoni Apostolici proibisce a vescovi, sacerdoti, diaconi e clero di ripudiare la moglie col pretesto della religione.

IL VESCOVO SPOSATO NEL MEDIOEVO

Questo Canone presto fu abbandonato e in Oriente la prassi dei vescovi celibi fu piuttosto rapida nell'imporsi, mentre in Occidente abbiamo vescovi sposati tranquillamente fino al XI secolo (Guido di Velate, metropolita di Milano) e papi sposati legittimamente (Adriano II ) fino al IX secolo. Il Canone XII del Sinodo di Trullo, invece, testimonia come << in Libia e in Africa >> i vescovi continuassero a giacere con le proprie mogli dopo l'elezione al vescovato, << generando scandalo nel popolo. >> Evidentemente, poiché il Concilio di Trullo è del VIII secolo, in quel periodo il popolo si era già abituato ad una gerarchia celibe e denigrava i propri superiori regolarmente sposati, in evidente contrasto, tra l'altro, col Canone Apostolico. Il Canone XLVII di Trullo prevede per i chierici sposati che diventano vescovi:
<< Le mogli di coloro che sono chiamati al vescovato divorzino di mutuo accordo col proprio marito, e raggiungano un monastero per vivere in solitudine.>>

Nel mondo Latino, col sinodo di Reims del 1049 fu attaccato il sacerdozio uxorato, e durante il pontificato di Innocenzo III  fu dato il colpo di grazia all'esperienza del clero sposato, con l'obbligo canonico di ordinare solo uomini celibi a qualsiasi grado dell'Ordine Sacro. Nel mondo Ortodosso il clero monastico ( detto anche "nero") ebbe il sopravvento su quello sposato, prendendo così piede l'usanza del vescovato celibe come preponderante fino a diventare la prassi.

L'ORTODOSSIA CONTEMPORANEA

Nel 1991 in America un vescovo greco di nome Iakopos del Patriarcato Ecumenico tenne una riunione a New Orleans per proporre al patriarca ecumenico << il ritorno all'antica usanza dell'episcopato uxorato >>. La petizione non fu accolta. Attualmente, la Chiesa Ortodossa riconosce e vive tre modelli di episcopato.

L'Episcopato monastico: il più diffuso ai giorni nostri. Il vescovo è scelto fra i celibi che hanno abbracciato la tradizione monastica.

L'Episcopato uxorato ma "bianco": il vescovo è sposato ma non consuma rapporti coniugali, vivendo quindi nella continenza. Alcune tradizioni (come quella Copta) riconoscono alcuni vescovi con questo ruolo, ma sono una presenza minoritaria nel pleroma della Chiesa.

L'Episcopato uxorato con un matrimonio "praticato": questa è la posizione più osteggiata e meno diffusa oggigiorno. Il vescovo vive pienamente la condizione matrimoniale e quella episcopale. Non mi viene in mente alcun soggetto vivente che abbia questa condizione.

L'Ortodossia difende l'episcopato monastico per alcune ragioni, prima fra tutte il ritenere i monaci spiritualmente più elevati degli sposati ( a mio avviso errando, ma tant'è) e frenare il nepotismo.

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Note:
1) Santa Petronilla (festa 31 maggio), martire e figlia di san Pietro Apostolo, è menzionata nella Passione dei Santi Achille e Nereo, del VI secolo. Nel 757 il papa Paolo I fece trasporre il sarcofago con le sue reliquie in Vaticano, ove ancora riposa. La Santa venne venerata particolarmente nella città di Siena, e la sua testa intatta fu protagonista della guarigione dalla febbre di Lucrezia Borgia, figlia legittimata del famoso Papa Alessandro VI: pare che la ragazza, in punto di morte, fu assistita da un sacerdote per l'estrema unzione, alla quale fece anche portare la testa di Petronilla da venerare. Dopo aver baciato la reliquia, Lucrezia sarebbe guarita: a cagione di questo, viene invocata in Italia contro le febbri.

2) Prologomena, pag. 182, sezione 1. 

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