venerdì 29 luglio 2016

Se i morti si salvano dopo la morte

Una delle domande che mi è stata posta recentemente riguarda il destino dei defunti dopo la morte: possono le anime del morti venire salvate dalla misericordia divina? Ovviamente l'azione di Dio è conosciuta a Lui solo, soprattutto nell'universo immateriale dove la percezione umana è raramente presente. Tuttavia, la Chiesa insegna che generalmente il luogo metafisico dove vincere la morte e ottenere dunque il premio eterno è proprio la Terra, anche se vi è un fatto curioso che vale la pena di raccontare. 

Si narra[1] che san Gregorio Magno, il vescovo di Roma, battezzò l'anima dell'imperatore Traiano per mezzo delle lacrime. Un giorno mentre visitava il Foro, il pontefice ammirò la costruzione di Traiano e gli fu in quel frangente raccontata una storia in merito all'imperatore che, sebbene pagano, aveva agito da vero cristiano. Mentre difatti l'Augusto si stava muovendo di gran fretta col suo esercito per combattere, fu fermato in strada da una vedova la quale l'appellò dicendo: << mio signore Traiano, fammi giustizia, giacché questi uomini mi hanno ucciso il figlio e non vogliono pagarmi il risarcimento.>> e l'Imperatore rispose: << quando tornerò indietro li costringerò a risarcirti.>> e la donna implorò: << se voi non tornaste indietro, non avrei nessuno a rendermi giustizia.>> Allora, così com'era armato, scese dal cavallo e obbligò i briganti a risarcire la donna in sua presenza. Quando ebbe finito di ascoltare la testimonianza, Gregorio riconobbe in quel gesto il versetto "fai giustizia alla vedova e perora la causa degli orfani" e non sapeva come confortare l'anima di quest'uomo che, da pagano, aveva vissuto come un portatore di Cristo, così si recò alla basilica di san Pietro e pregò versando fiumi di lacrime, com'era sua abitudine, chiedendo a Dio di salvare Traiano dal fuoco eterno, e seppe per divina ispirazione che Iddio l'aveva ascoltato, giacché non aveva mai osato chiedere questo per nessun altro pagano, e mai ne chiese in futuro.

Dunque, è evidente che si tratta di un evento particolare, operato da un santo, per un'anima particolare, quella di un imperatore antico noto come Iustus, paragonabile, in un'ottica pagana, ai saggi greci o alle personalità del limbo dantesco che, rammentiamolo, non corrisponde alla geografia reale dell'Inferno. Lungi da me, inoltre, insegnare la dottrina eretica dell'apocatastasi, e certamente un episodio marginale non può fare dottrina: però la misericordia di Dio può arrivare ovunque, e in modo misterioso e misterico anche i pagani possono essere salvati, se Dio vuole. In effetti, se Dio vuole, Egli può salvare chiunque: per la nostra salvezza personale e collettiva tuttavia, il Signore Gesù Cristo che è Dio ha dato una direttiva precisa: chi non mangia della mia carne e non beve il mio sangue, NON ha avrà la vita eterna (Gv 6,54).  Per  salvarsi, insomma, bisogna aderire a Colui che è la Via, la Verità e la Vita, ossia il Cristo (Gv 14), e alla sua Chiesa, alla quale ha dato il potere di sciogliere e di legare (Gv 20). 


[1] The earliest life of Gregory the Great, Anonimo di Whitby (VIII secolo), trad. Bertram Colgrave, University Of Kansas Press, 1968, cap. 28, pp.127-129 e Omelia seconda contro il Purgatorio di san Marco d'Efeso. 

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