martedì 13 settembre 2016

La fierezza della Croce (S. Cirillo di Gerusalemme)


Ogni azione del Cristo è fonte di fierezza per la Chiesa universale. Ma la più grande tra queste motivazioni di fierezza è la croce. San Paolo ne era cosciente allorché diceva: Quanto a me, non sia mai che mi glorii d'altro se non della croce del Signor Nostro Gesù Cristo (GaI. 6, 14)... Il trionfo della croce ha in realtà resi liberi tutti coloro ch'erano sotto la schiavitù del peccato e ha riscattato gli uomini del mondo intiero.
Non v'è da stupirsene. Non era soltanto un uomo, ma il Figlio unico di Dio che moriva per questo scopo. In realtà, il peccato di un sol uomo era bastato per portare la morte nel mondo. Se per la colpa d'uno solo la morte ha regnato nel mondo, perché mai, ed a maggior ragione, la giustizia d'un solo non sarebbe stata in grado di far regnare la vita? (cf. Rom. 5,18). E se i progenitori furono espulsi dal Paradiso in conseguenza dell'albero del cui frutto mangiarono, perché mai i giusti non potrebbero ora ben più facilmente entrare in paradiso, per merito dell'albero di Gesù?
Non arrossiamo dunque per la croce di Cristo; siamone invece fieri. La croce evoca, per i Giudei, uno scandalo, per i pagani una follia, ma per noi evoca la salvezza. Per coloro che procedono verso la perdizione, essa è veramente una follia, ma per noi che ne siamo redenti, è potenza di Dio (cf. 1 Coro 1, 23-24). Poiché, come lo si è detto or ora, non è solo un uomo che moriva per noi, ma il Figlio di Dio, Dio fatto uomo. Inoltre, ai tempi di Mosè, l'agnello pasquale scacciò lontano lo sterminatore; e l'Agnello di Dio, Colui che toglie i peccati dal mondo (Gv. 1, 29), non avrebbe potuto liberarci ben più validamente dai nostri peccati?
Sì, Gesù ha realmente sofferto per tutti gli uomini. La croce non era una simulazione, altrimenti anche la redenzione sarebbe una simulazione. La morte non era un'illusione, altrimenti la salvezza sarebbe un mito. Se la morte fosse stata illusoria, avrebbero avuto ragione, quelli che dicevano: Ci siamo ricordati che quell'impostore, quand'era ancora in vita, disse: dopo tre giorni risusciterò (Mt. 27, 63). La Passione fu dunque reale, il Cristo è stato realmente crocifisso; non abbiamo motivo di arrossirne. E' stato crocifisso, non dobbiamo negarlo; anzi, io lo proclamo con fierezza. Se lo negassi, il Golgota stesso mi confuterebbe. Mi confuterebbe pure quel legno della croce i cui frammenti sono sparsi su tutta la terra. Riconosco la croce, perché conosco la resurrezione. Se il crocifisso fosse restato nella morte, indubbiamente non avrei riconosciuto la croce e l'avrei nascosta insieme col mio Maestro. Ma la resurrezione ha seguito la croce ed io non arrossisco di parlare di essa.
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* 13ma Catechesi battesimale 1-4: PG 33, 771-778.

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