domenica 9 ottobre 2016

Gli Atti al Concilio di Worms del 1076 depongono Gregorio VII (Storia della Chiesa)

 Quando Gregorio VII nel 1075 col suo Dictatus Papae iniziò la sua riforma anti-ortodossa in tutta Europa si alzarono voci di protesta, laiche ed ecclesiastiche. Il Re Filippo di Francia aveva intenzione di deporre Gregorio, ma fu fermato dal Duca di Aquitania, alleato del Papa; l'Inghilterra era già stata invasa dai Normanni papisti, la Spagna era filo papale. Il Sacro Romano Impero, nella figura del suo Imperatore Enrico IV, chiamò un Sinodo a Worms nel 1076 per deporre Gregorio VII, e questa è la lettera che compilata il 24 gennaio 1076 dai partecipanti al Concilio come atto finale. Ovviamente, gli anti riformisti non ebbero fortuna e alla lunga e anche se l'antipapa proposto dall'Imperatore, poi papa Clemente III, salì al soglio di Pietro nel 1084, la riforma gregoriana aveva inevitabilmente compromesso la vita spirituale dell'Occidente. La Lettera contro Gregorio VII dei vescovi imperiali rimane comunque fondamentale per conoscere l'ultima resistenza latina-ortodossa


NOI, Sigfrido Arcivescovo di Mainz, Udo vescovo di Treviri, Guglielmo vescovo di Utrecht, Herrman vescovo di Metz, Enrico vescovo di Laudun, Ricberto vescovo di Verdun, Bibo vescovo di Touts, Hozemanno vescovo di Spires, Burcardo vescovo di Halberstadt, Werner vescovo di Strasburgo, Burcardo vescovo di Basilea, Otto vescovo di Costanza, Adalbero vescovo di Wurzburg, Rodberto vescovo di Bamberg, Otto vescovo di Ratisbona, Ellinardo vescovo di Frising, Odalrico vescovo di Eichstadt, Federico vescovo di Munster, Eilberto vescovo di Minden, Hezil vescovo di Hildesheim, Benno vescovo di Osnabruck, Eppo vescovo di Napoli, Imadus vescovo di Paderborn, Tiedo vescovo di Brandenburg, Burcardo vescovo di  Losanna, Bruno vescovo di Verona,

Al fratello Ildebrando[1].

Era ben noto a tutti noi, quando per la prima volta hai preso il timone della Chiesa, ciò che di illegale e nefasto avresti commesso, contro ogni diritto e giustizia, e presumevi di fare, da quanto sei arrogante. Avevamo pensato inizialmente meglio di te, al momento della tua intronizzazione, coprendoci con un vizioso silenzio di scusa: speravamo, vale a dire, che i tuoi primi atti sconvolgenti sarebbero stati seguiti da una rettifica, e in una qualche misura sarebbero stati cancellati dalla probità e zelo per il resto del tuo regno. Ma ora, come si evince dallo stato pietoso in cui versa la Chiesa Universale la quale piange, tu continui senza freno e prosegui nelle tue azioni turpi e nei tuoi decreti, mantenendo le promesse empie delle tue origini. Infatti, nonostante il nostro Signore e Salvatore abbia marchiato i suoi seguaci con i vantaggi speciali della pace e della carità, vi sono troppi fatti, innumerevoli per essere contenuti in una epistola, dei quali ti sei macchiato, cercando l'innovazione e le novità profane, deliziandoti non di progredire e ottenere un buon nome, ma piuttosto gonfiandoti di orgoglio, e come un vessillifero dello Scisma, strappi i membri della Chiesa dalle loro cattedre con fiera boria e immane crudeltà, di una Chiesa che, seguendo gli insegnamenti dell'Apostolo, viveva in pace e tranquillità prima che tu arrivassi.

Con la tua furia folle hai seminato la zizzania della discordia nelle Chiese dell'Italia, della Germania, della Gallia e della Spagna[2], la qual discordia, attraverso le tue nefande azioni, hai principiato dentro la Chiesa di Roma. Tu infatti hai deposti i vescovi, i quali come è noto, vedono il loro potere conferito dalla Grazia dello Spirito Santo, che si manifesta nel sacramento dell'Ordine, e hai sconvolto l'amministrazione di tutte le questioni ecclesiastiche, dal momento che nessuno può più dirsi prete o vescovo se non ti esalta e ti elogia, e hai infatti disturbato tutto il vigore dell'istituzione apostolica, la perfetta distribuzione delle membra di Cristo, attraverso la tua confusione miserabile. Per i decreti di cui ti vanti, non possiamo che rattristarci, giacché il nome di Cristo è quasi scomparso. Nelle comunità si è sconvolti dalle pretese che hai d'arrogarti e usurpare una potenza illegale al fine di distruggere i diritti che sono l'origine della Fratellanza. E come si potrebbe non essere turbati? Tu affermi che noi neanche più possiamo sciogliere o legare uno dei nostri parrocchiani, il cui crimine deve giungere alle tue orecchie perché solo tu puoi salvarlo dalla sua condizione, oppure uno dei tuoi delegati. Quale uomo, leggendo le Sacre Scritture, troverà giusto questo tuo folle decreto? Dal momento che abbiamo deciso, viste le tue azioni, che la Chiesa non può sopportare una così grande iniquità, di comune assenso tutti noi, che tu debba sapere ciò che finora abbiamo taciuto: tu non devi e non dovrai mai presiedere la Sede Apostolica[3], ora e sempre. Al tempo dell'Imperatore Enrico di beata memoria, terzo del suo nome, non ti sei mai permesso di legare nessuno a te con giuramenti, mentre l'Imperatore viveva, mentre menti spudoratamente al figlio del nostro signore[4], e non ti permettevi di far nulla senza il suo consenso, giacché avevi giurato fedeltà a lui. Molti vescovi possono testimoniare il tuo giuramento, giacché l'hanno udito con le orecchie e visto coi propri occhi. Ricorderai anche come, quando alcuni cardinali erano solleticati all'idea di ottenere il pontificato, hai eliminato i rivali non legandoti ad alcun giuramento, con la condizione che anche gli altri ti imitassero, così da non ottenere mai il papato[5]. Si vede, infatti, con quale zelo hai prestato fedeltà ad entrambi i giuramenti![6] Al tempo di Papa Niccolò[7], inoltre, fu indetto un Sinodo di 125 vescovi nel quale fu deciso che alcun papa poteva essere eletto senza il consenso dei Cardinali, senza l'approvazione del popolo e senza l'assenso del Re: e tu eri autore, sostenitore e firmatario di quel decreto.  

Hai inoltre riempito la Chiesa, per così dire, di un olezzo grave giacché coabiti troppo strettamente con una donna strana. Il nostro senso di vergogna soffre, giacché una denuncia grave viene bisbigliata in ogni dove: che hai assegnato le cariche della Sede Apostolica ad un senato di donne, e la Chiesa viene da loro amministrata. Per questo, i tuoi stessi insulti che mai cessi di proferire contro i vescovi della Chiesa, che indegnamente chiami figli di prostitute o con simili epiteti, non hanno valore. La tua intronizzazione è stata inaugurata con spergiuri di tal guisa, con l'abuso della tua carica hai condotto nefande aberrazioni e innovazioni nella Chiesa di Dio, che ora è in pericolo di tempesta, da quando hai contaminato la tua vita con molteplici infamie.

Per tutte queste cose, noi non ti dobbiamo obbedienza, che tra l'altro non ti abbiamo mai promesso, e che mai prometteremo: e dal momento che, come tu proclami, nessuno di noi è vescovo per te, tu non sei papa per nessuno di noi.  


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FONTE

Da: Select Historical Documents of the Middle Ages, Ernest F. Henderson, ed. and tr. (London: Bell and Sons, 1892).


[1] Si noti come i padri conciliari a Worms abbiano de facto già spretato Gregorio VII, togliendogli ogni titolo già dal principio della lettera.

[2] Manca l'Inghilterra perché, come abbiamo visto, era già in aperto contrasto con Roma da almeno mezzo secolo.

[3] Intende Roma.

[4] Intende Enrico IV, con cui Gregorio VII sta lottando per il predominio in Europa.

[5] Al tempo serviva la fedeltà all'Imperatore di Germania per ottenere il papato. Gregorio VII fu eletto per voto popolare, non con le consuete pratiche medievali che vedevano coinvolto il Conclave e l'Impero.  

[6] Ironia, che forse si capisce meno giacché è  in forma di lettera.

[7] Papa Niccolò I (+867) scrisse l'iter e il rito dell'intronizzazione papale così come era conosciuta prima delle riforme del Concilio Vaticano II. Nel XI secolo da Niccolò II (+1061), fu varato il decreto che prevedeva i tre poteri (il regio, l'ecclesiastico e il voto popolare) come fondamentali per l'assunzione del titolo di pontefice, e il giovane diacono Ildebrando era ovviamente presente.

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