domenica 9 ottobre 2016

La Luce dell'Eucarestia

Il sito Doxologia.ro ci racconta una bella testimonianza di fede nella sofferenza e del potere taumaturgico dell'Eucarestia

Era la vigilia dell'Epifania nell'anno 2000, quando nel villaggio di Piliuri nel nord dell'Epiro, al confine fra Albania e Grecia, per la prima volta dopo molti anni un giovane prete ordinato da due mesi appena era stato inviato come parroco. La vettura che portava il sacerdote in cima alle montagne sulle quali era situato il villaggio lottò a lungo contro fango e strade dismesse: arrivava dalla Grecia con l'ausilio di tre seminaristi come aiutanti. Il primo sguardo alla chiesa del paesino fu disarmante: il regime ateo dell'Albania aveva reso quel glorioso edificio una "casa del popolo" e ora la strada per arrivarvi era incolta e la porta era sprangata: tutto era stato abbandonato. I paesani si erano riuniti e le donne gridavano ai quattro venti la notizia: 
- Un prete nuovo sta arrivando dopo tanti anni... 
Alcuni mettono dei tappeti fuori dalla porta, altri tagliano i fiori e li offrono al prete. Tutti aspettavano il sacerdote al bar. Perfino i cani partecipavano della felicità del villaggio, abbaiando in modo gioioso. Nel villaggio risuonava il tropario della Teofania, i paramenti del prete erano lezzi di fango, le scarpe dei seminaristi piene d'acqua, ma tutti erano in festa. Fino alle 3 e mezza del pomeriggio il sacerdote benedì tutte le abitazioni, poi si recò nell'ultima casa, situata più in alto, lontano dalle altre. Alcuni fedeli si erano offerti di andare loro al posto del prete, portando dell'acqua santa, giacché pareva stanco, il sacerdote. Ma una donna e la sua figlia aspettavano proprio lui, e quindi fece questo sforzo. 


Giunti alla dimora, il prete e i suoi compagni benedissero tutta casa, finché trovarono nella camera da letto una giovane donna malata.
- Padre, mia nipote, fa diciotto anni. E' una brava ragazza... e anche se il test non è a suo favore, noi confidiamo in Dio. 
La madre della ragazza era con lei e piangeva in silenzio. 
- Vogliamo chiederti una cosa, padre... la ragazza che hai asperso è affetta da tetraplegia: fu battezzata tre anni fa, e da allora digiuna fortemente e non mangia mai carne. Il venerdì non assume cibi con olio. Ha pregato molto che venisse un sacerdote. Abbiamo pensato che puoi tornare domani.
Il sacerdote rispose:
- Domani sarà Teofania, faremo la benedizione del mare con la croce... verrò più tardi.
- Non ha importanza. Sappiamo che la ragazza digiunerà completamente. - dissero le donne. 
Il giorno dopo, a mezzogiorno, il prete e i suoi collaboratori risalivano la viuzza impervia a piedi che conduceva fino alla dimora dell'ammalata. Il primo della processione teneva una candela accesa: le pie signore erano così contente che si prostrarono a terra per manifestare la loro gratitudine. Come di consueto, il sacerdote si avvicinò alla ragazza inferma dicendo:
- La serva di Dio Elefteria (il nome di lei) prende il Corpo e il Sangue di...  - ma poi si fermò. Qualcosa stava accadendo. Il prete chiude gli occhi e li riapre, come infastidito da qualcosa. Mise il cucchiaio nel calice, gli occhi erano strani. Gli occhi di Elefteria, che fissavano il calice, brillavano. Brillavano così tanto che il sacerdote non poteva scorgerle neanche il volto. La luce si diffondeva per tutta la stanza, e si riusciva a percepire anche una sorta di calore. La luce non aveva il colore di una fiamma, era bianca e forte, abbagliante. Non si distingueva la bocca dal resto del viso: il sacerdote si convinse d'aver comunicato la ragazza solo quando col cucchiaio toccò i denti della bocca. 
- grazie, padre.- udì dire dalla ragazza. 
Il sacerdote avrebbe voluto purificare il calice dinnanzi all'iconostasi domestica, ma non gli fu possibile. In silenzio sono usciti tutti, e quando le donne sulla porta chiesero al prete di rimanere per la notte, era troppo tardi: il sacerdote teneva ben stretto il suo calice, camminava veloce finché non entrò nella foresta: si sedette su dei fiori e in fretta consumò quanto rimaneva del Sacramento.
- Tutto bene? - domandarono i seminaristi.
- Sì. Andiamo, che siamo in ritardo.- rispose il prete, come in preda alla confusione.

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