lunedì 3 ottobre 2016

Una analisi ortodossa dell'applicazione del Concilio di Trento

Dopo aver studiato con sufficiente dettaglio le sezioni del Concilio, nei lunghi articoli:
Parte I, Parte II, Parte III, Parte IV

Come abbiamo visto dalle analisi canoniche precedenti, il Concilio di Trento è, nella prassi, un concilio modernista. Introdusse arbitrariamente delle novità liturgiche e dogmatiche, e nella pratica soprattutto avvertiamo una teatralizzazione della Messa. Nonostante il Concilio stesso chiami la modestia e la tradizione nel servizio del culto divino, i nuovi paramenti, le nuove chiese e la musica liturgica furono intrisi di umanesimo e di barocchismo. La Messa si focalizzò nell'impatto visivo (certamente di un certo livello estetico), e la pratica delle Messe "lette" ovvero basse ridusse l'atto liturgico al dialogo fra il prete e il suo accolito. L'uso smodato della Messa bassa ha prodotto quella che mi piace chiamare la spiritualità privata, la quale è un'altra faccia del pietismo protestante. Il popolo assiste "perché è bene che assista" alla liturgia, ma può benissimo pregare per conto proprio o recitare devozioni private durante il rito, che è d'accompagnamento all'orazione privata. 

Architettura modernista e Messa rivista

Per analizzare la distruzione della chiesa latina tradizionale, o di quel che rimaneva, studiamo adesso il caso della basilica di santa Eufemia a Grado (Friuli), costruita nel VII secolo. Così si presentava fino al 1700.


Mentre così fu ridotta dai riformatori tridentini del XVIII secolo:


Questo è il caso di innumerevoli chiese antiche che furono deturpate dal barocchismo di Trento. Perché, domanderete voi? Perché "vedere" il prete faceva parte della riforma modernista di Trento. Di questo parlo per teatralizzazione del rito: se il sacerdote era ritirato dietro un pluteo alto, non potevano essere apprezzati i dettagli squisitamente rituali della Messa di Pio V. Il modernismo del protagonismo sacerdotale si manifesta nell'architettura delle nuove chiese e nella demolizione delle precedenti. Inoltre, sebbene sporadicamente attestati anche nel Basso Medioevo, gli strumenti in chiesa presero piede in maniera massiccia dal XVI al XVIII secolo, giungendo alle Messe strumentali, musicate da geni indiscussi come Mozart e Bach, ma totalmente anti-tradizionali. 


Una Messa secondo il messale di Pio V 

La Messa tridentina, inoltre, a differenza di quanto sostengono i suoi paladini, NON è la Messa celebrata dai Latini prima dello Scisma. Un inquinamento graduale dei rituali ha seguito lo Scisma fino alla riforma tridentina, nella quale, fondamentalmente, fu abbozzato un nuovo modo di concepire la liturgia, dando preponderanza alle Messe basse. Il rito cantato, infatti, era solitamente riservato alla domenica (dove vi fossero dei cantori, beninteso) mentre per il resto dell'anno liturgico si celebravano le Messe lette, nelle quali solamente l'impatto estetico poteva compensare la carenza espositiva. Litanie, Letture cantate, salmodie e processioni furono dimezzate o riviste, o declinate solamente alle grandi solennità. 

La santità cattolica dopo Trento

Un aspetto che mi colpisce molto è, inoltre, il modo politico in cui furono preferite alcune pratiche e alcune figure piuttosto che altre. A cavallo dei secoli XVI e XVII abbiamo la maggior concentrazione di santi cattolici che ebbero le stigmate: Rita da Cascia (+1447) Caterina dei Ricci (+1590), Teresa d'Avila (+1582), Carlo da Sezze (+1670), Veronica Giuliani (+1727).  E' curioso osservare come il primo a citare le stigmate come avvenimento mistico è il cardinale Pier Damiani (1), guarda caso uno dei primi eretici riformatori del Grande Scisma, e un abate scolastico, Cesario di Heisterbach (+1240). Molti hanno già discusso dell'aspetto delle stigmate (segnaliamo l'articolo su Francesco di Assisi secondo gli ortodossi), e la Chiesa Ortodossa, in duemila anni - già, perché i Latini del primo millennio non avevano stigmate - non ha mai vissuto tale fenomeno, mentre è diffuso anche nel Buddismo e nell'Induismo. 

Oltre al fenomeno impressionante di stigmatizzati proprio nel periodo della Controriforma, si nota, parallelamente, un aumento della "mistica della sofferenza" ossia una particolare propensione spirituale verso le sofferenze carnali del Salvatore: ricordiamo con una certa apprensione le immagini vivide che soleva evocare Alfonso Maria de' Liguori (+1787) quali le piaghe putrescenti durante la morte di Cristo, o Margherita Maria Alacoque (+1690) che, per atto di pentimento, mangiava il vomito o gli escrementi dei malati che accudiva al suo convento: Alacoque stessa documenta questa pratica nell'autobiografia Vita scritta da lei stessa (2). Volendo soprassedere su queste immagini catalogandole come viziose, rimane pur sempre una accentuazione sempre maggiore della devozione sofferente da un lato, e dallo sviluppo di visioni private dall'altro. Quasi tutti gli stigmatizzati, difatti, hanno quotidiane o molto frequenti visioni della Madre di Dio, di Angeli, e nel caso delle donne, dello stesso Cristo che "le sposa" spiritualmente e non solamente spiritualmente, come ammise Maria Alacoque  - colei che diffuse il culto del sacro cuore -  al vescovo Languet. Per lo spiacevole episodio delle "nozze reali" (indi consumate) fra Cristo e Maria Alacoque, vi consiglio la lettura dell'articolo che tradussi tempo fa, il quale spiega anche la prospettiva ortodossa del sacro cuore e di come esso incontrò resistenza perfino nella corte papale, come già affermato una volta in questo saggio. 

Oltre alla mistica pietistica come quella degli stigmatizzati o dei devozionismi particolari, Trento fu un impulso alla evangelizzazione che si era persa dopo il XII secolo. Le nuove terre, scoperte sotto il pontificato di Alessandro VI quali le Americhe o la lontana Asia, divennero una priorità di molti pontefici i quali spesero immense risorse per l'evangelizzazione di quei territori. Ma non solo. Gli sforzi furono rivolti anche verso il Vicino Oriente, i Balcani e l'Impero Russo: dell'Uniatismo tratteremo in un apposito articolo. 

Dall'analisi di questi elementi, purtroppo essenziale e non sufficientemente sviluppata come avrei voluto - il formato del blog non permette articoli troppo lunghi, si evince come Trento fu una rivoluzione spirituale, teologica e pratica in seno alla martoriata cristianità occidentale, la quale ebbe plasmò indelebilmente il cattolicesimo fino alla proclamazione dei dogmi dell'Immacolata e dell'Infallibilità Papale, ultimi figli di Trento, alle soglie della Rivoluzione industriale. 

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NOTE

1) In realtà, l'episodio è citato in Guerier V., Francesco (pag.312-313) e così viene trasmesso: "(Il Pier Damiani) raccontava di un monaco il quale portava sul corpo la rappresentazione della Croce". Potrebbe benissimo trattarsi di un tatuaggio rituale, comune a molti pellegrini medievali, soprattutto di quelli che si recavano a Santiago de Composteila. 

2) E' presente il libro intero in formato elettronico a questo link

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