mercoledì 28 dicembre 2016

E' tempo di seppellire il Greco liturgico?

Su Pravmir è uscito un articolo sul tema della lingua liturgica, che ci offre spunti di riflessione interessanti. L'articolo si focalizza sull'uso del greco classico nella liturgia, ma la stessa cosa vale per lo slavo ecclesiastico o i latino

Secondo l'Arcidiocesi Greca d'America, scopriamo attraverso la sua statistica dei battesimi e dei matrimoni nei trascorsi quarant'anni, che il numero di giovani che abbandonano la Chiesa Ortodossa (greca) è disarmante. E, secondo l'indagine del Pew Study, del totale di persone nate nella fede ortodossa, solamente il 53% di questi si sente ortodosso. Potrebbe essere colpa dell'uso della lingua liturgica? Negli Stati Uniti, le parrocchie della GOA (Greek Orthodox Church of America) usano differenti soluzioni. Alcune celebrano solo in greco, altre in inglese; nella maggior parte di esse, si utilizzano entrambe le lingue e i passi salienti del rito (Letture, Padre nostro, Credo) vengono ripetute sia in greo che in inglese. Tuttavia, non è greco moderno, bensì il greco del IV secolo, la cui forma rimane oscura ai più, compresi i sacerdoti stessi: le parole somigliano al greco moderno, ma la struttura sintattica e lessicale è notevolmente più complessa. Sebbene alcune parti del rito (come le litanie) rimangano invariate e se ne impara dunque il senso, la maggior parte dei riti (letture, stichire, componimenti poetici, inni, etc.) cambiano giornalmente, rendendo la maggior parte della liturgia incomprensibile anche ai parlanti greco. 


In breve, la maggior parte dei fedeli che frequentano le chiese greche non capiscono quello che viene detto (ma vale anche per le chiese slave nelle quali si utilizza lo slavo ecclesiastico, ndt). Il problema non è nemmeno la traduzione, perché esiste: semplicemente, si continua ad usare la lingua antica. Di quelli che rimangono ortodossi dopo l'adolescenza, l'80% di questi sposa persone di un'altra religione. I matrimoni misti sarebbero una fonte importante di nuovi adepti e di evangelizzazione, ma la mancanza della lingua corrente si fa sentire e spesso i coniugi abbandonano la Chiesa Ortodossa per recarsi presso parrocchie di altre fedi cristiane. La pratica di mantenere il greco o lo slavo liturgici cozza anche contro la tradizione della Chiesa indivisa, la quale ha sempre adottato le lingue locali (lo stesso Latino, parlato all'epoca dalla maggior parte dei romani) al fine di evangelizzare i popoli. 

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