lunedì 12 dicembre 2016

I Libri Liturgici della Chiesa Ortodossa (parte II) - l'Innografia

La Chiesa Ortodossa utilizza quattro grandi antologie innografiche, suddivise secondo il Tempo dell'anno liturgico, che sono l'Ottoico, i Minei, il Triodio e il Pentecostario. Vediamo di conoscerle meglio. Ma prima, una piccola informazione in merito alla nascita di queste antologie.

Libri scomparsi

Nei primi secoli della Cristianità l'innografia non ha un carattere preciso. Verso il V secolo iniziano a venire trascritte le principali innografie in nostro possesso, ma ogni genere liturgico aveva il proprio libro: esistevano infatti apposite raccolte per ogni genere di composizione utilizzato nei servizi divini: Hirmologio (per gli irmi), l'Alleluiatico (per gli Alleluia), il Kontakarion (per i contaci), lo Sticherokathismatarion (per stichire e kathismi del salterio), il Tropologhion (per i tropari), e perfino il Profetologhion, la raccolta dei brani dall'Antico Testamento da leggersi ai Vespri secondo un ordine rituale prestabilito. Con il tempo - e per la fortuna dei cantori moderni - tutti questi libri sono stati eliminati e al loro posto sono state create raccolte più semplici (ma non troppo) e raggruppamenti di tutte le categorie innografiche, ma divise su base temporale, ovvero in base al momento dell'Anno Liturgico. 

L'Ottoico

La parola italiana Ottoico è un neologismo apparso recentemente fra gli italiani ortodossi per designare quello che in greco è Octòekos, e in slavo ecclesiastico Osmoglasnik,  ovvero "(libro) degli otto toni". Il tempo liturgico è infatti diviso in toni, che si alternano ogni settimana, e spesso alcuni inni, tropari o contaci sono scritti in un tono specifico. Il sistema degli otto toni è antichissimo e diffuso già nella Grecia pagana classica, nella quale la musica conobbe uno sviluppo basato su quattro melodie fondamentali sulle quali si strutturavano altre quattro melodie, dette plagali, formulate sulle note base delle prime quattro, che sono la Dorica, la Lidiana, la Frigia e la Mixolidiana. La melodia Dorica era utilizzata per le tragedie e per la musica nobiliare (oggi diremmo "da camera") mentre la Frigia era utilizzata per i peana (canti militari) e per le celebrazioni in onore del dio pagano Dioniso; la Lidiana cadde ben presto in disuso, mentre la Mixolidiana era utilizzata per la musica festiva, anche se, a detta di alcuni musicologi, produce una vena triste all'interno dell'allegria. 

La teoria musicale prevede infatti l'associazione di uno stadio dell'essere (gioia, dolore, gloria, etc.) ad ogni tono. Lo schema tonale è il seguente:

Tono 1 = Dorico                 Tono 5 = dorico plagale, o ipodorico
Tono 2 = Lidiano                Tono 6 = lidiano plagale, o ipolidiano
Tono 3 = Frigio                   Tono 7 = frigio plagale, o ipofrigio
Tono 4 = Mixolidiano         Tono 8 = mixolidio plagale, o ipomixolidio 

Le origini dell'Ottoico come lo conosciamo noi sarebbero, secondo A. Baumstark, da collocarsi nella Chiesa d'Antiochia nel VI secolo, ma è stato rinvenuto un Ottoico del V secolo a Gerusalemme: l'idea è che nell'arco di questi due secoli, nell'area siro-palestinese, si andasse formando il ciclo innografico così come strutturato nel Grande Tipico. Il ciclo settimanale dell'Ottoico, secondo il quale canoni specifici del Mattutino, tropari, contaci, inni dei Vespri e tutto ciò che è competenza del coro viene cantato ai servizi divini giornalieri, è basato sulle dedicazioni quotidiane, che sono le seguenti:

Domenica = Resurrezione di Cristo
Lunedì = Angeli
Martedì = San Giovanni Battista, o penitenza.
Mercoledì = Santa Croce, o Madre di Dio.
Giovedì = Apostoli, o santi importanti (San Nicola di Mira fra tutti).
Venerdì = Santa Croce, o Madre di Dio
Sabato = defunti, o Tutti i Santi

Nel Grande Ottoico, detto anche Paraclito, non solo vi sono gli inni dedicazioni del ciclo settimanale, ma anche gli inni e i tropari di ogni santo dell'anno, da saper sommare a quelli delle dedicazioni quotidiane. Fra i molti compositori dell'Ottoico primitivo, il quale contiene inni prevalentemente cristocentrici, menzioniamo san Cirillo arcivescovo di Gerusalemme (fine del IV secolo) e sant'Esichio di Gerusalemme (inizio del V secolo). Colui che più contribuì allo sviluppo dell'Ottoico è san Romano il Melode (+556) il quale compose centinaia di inni per l'Ottoico, assieme a san Giovanni Damasceno (+749) che gli diede la sua forma definitiva. Dal VIII secolo, è rarissima qualsiasi nuova aggiunta o mutamento d'ordine dell'Ottoico, se non per aggiungervi (sempre più raramente) nuovi tropari o inni a santi di nuova canonizzazione. 


I Minei

I Minei (dal greco mineion, che significa "mensile") contengono invece l'innografia per le Feste fisse del ciclo annuale. Al giorno d'oggi, i Minei sono composti da dodici volumi, uno per mese, nei quali sono raccolti gli inni per tutte le grandi feste e per i santi di ogni giorno; il computo inizia da Settembre, giacché l'indizione (inizio) dell'anno liturgico è fissata al 1 settembre. Nella tradizione slava esiste anche un Mineo Generico, o Generale, nel quale sono raccolti gli inni "semplici" per categorie di santi (uno per gli apostoli, uno per i martiri, uno per i vescovi etc.) che possono essere adattati a qualsiasi santo semplicemente cambiando il nome all'interno dell'inno stesso. Nella tradizione russa, in particolare, vengono pubblicati anche Minei aggiornati oltre ai dodici fissi, che contengono inni ai santi recentemente canonizzati; in Grecia si preferisce non costituire nuovi Minei, ma piuttosto creare dei pamphlet con l'innografia ai santi più recenti. Un tipo particolare di Mineo è considerato il Menologio, conosciuto anche come Sinassario ( o Martirologio), nel quale sono collezionate le vite dei santi giorno per giorno, che vengono lette al Mattutino. I primi Minei appaiono nel V secolo sotto forma di Sinassari, mentre dal XV secolo prendono la forma attuale. La prima collezione di Minei "moderni" è del 1551. 

Il Triodio e il Pentecostario

Il Triodio e il Pentecostario sono considerati una coppia inseparabile, giacché sono entrambi legati al ciclo mobile, ovvero alla Pasqua e alle festività ad essa connesse, come ad esempio la Pentecoste. Il Triodio è il libro che contiene gli inni quaresimali, suddivisi in dieci settimane: il ciclo preparatorio (3 settimane), le sei settimane di Quaresima, e la Settimana Santa. Il Pentecostario racchiude gli inni cantati nelle otto settimane che seguono la Pasqua. Il pentecostario, che principia proprio con il Sabato Santo e la Domenica di Pasqua, è chiamata anche Triodio Fiorito, a motivo della fine dell'iter quaresimale e il principio del periodo di solennità. Lo sviluppo dell'innografia del Triodio e del Pentecostario è datato nella lunga parentesi storica fra il V e il XIV secolo. 

------------------------------------------------
FONTI

Archimandrita Job Getcha, The Typikon Decoded, book III, SVS 2012 

Arciprete Daniel Sokolof, A Manual of the Orthodox Church's Divine Services, SVS, 2001

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.