mercoledì 14 dicembre 2016

Il rito del Matrimonio nella tradizione ortodossa

Il "piccolo Fidanzamento", ossia il fidanzamento in casa

E' un'antica usanza, ancora diffusa solo nelle campagne dei paesi slavi, quella di celebrare due Fidanzamenti, uno piccolo (cioè domestico) e uno grande, ossia in chiesa. La differenza fondamentale fra i due è la presenza del popolo di Dio. Nel fidanzamento domestico i futuri sposi si promettono fedeltà dinnanzi alle famiglie e ai pochi amici intimi, nel fidanzamento in chiesa - il quale precede immediatamente il matrimonio - ci si proclama fidanzati e sposi dinnanzi a tutta la comunità ecclesiale. Il piccolo Fidanzamento si compone di quattro parti fondamentali:

L'arrivo del sacerdote. Quando il sacerdote arriva a casa (idealmente scortato dai fidanzati), i presenti riveriscono le icone, vengono recitate poi le preghiere iniziali e il sacerdote benedice i presenti. 

Il Moliben. Il Moliben, cioè un officio di ringraziamento, è cantato dal sacerdote rivolto alle icone di casa. 

La prima benedizione degli anelli. Il sacerdote poi si fa consegnare gli anelli dai fidanzati, li asperge con l'acqua benedetta, li segna e poi benedice ancora i fidanzati. Alcune tradizioni, soprattutto quella Russa pre-rivoluzionaria, ammettevano lo scambio degli anelli fra fidanzati già in questo frangente.

Il congedo. Il sacerdote prende gli anelli per depositarli sull'altare e recita il congedo, per poi organizzare il Fidanzamento pubblico. La parrocchia dove si sposeranno espone i nomi dei fidanzati e la loro intenzione di sposarsi almeno per tre settimane. In questo arco di tempo, nei giorni nostri, si procede anche col matrimonio civile (qualora gli sposi lo desiderano). 



Il Grande Fidanzamento

I fidanzati dunque si recano presso le porte della chiesa, al cui ingresso il sacerdote aspetta i fidanzati con due candele accese che consegna loro, e con il turibolo fumante. Le rubriche (1) infatti prescrivono che i fidanzati, in processione, si rechino fino al centro della navata venendo incensati dal sacerdote. In una parrocchia di tradizione slava, nel centro della navata è stato preparato un tavolino con le corone, il Vangelo e la croce. Nella tradizione greca, il sacerdote tiene tutte queste cose sull'altare ed è da là che celebra il sacramento. Ad ogni modo, gli sposi sono affiancati dai testimoni e dai familiari, che a seconda delle tradizioni locali possono anch'essi tenere o meno delle candele. Il simbolismo della candela è molto importante: ricorda la candela che abbiamo ricevuto al battesimo, ricorda lo zelo che arde per Dio, ricorda la Luce divina stessa. Il rito del Fidanzamento principia con la Grande Ectenia, alla quale sono aggiunte le petizioni per la coppia, cui seguono due preghiere di benedizione. A questo punto, il sacerdote prende gli anelli dall'altare e si volta verso la coppia: con l'anello dorato tocca la fronte dello sposo dicendo: "il servo di Dio N. è fidanzato alla serva di Dio N. nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo." E ripete la medesima cerimonia con l'anello d'argento sulla fronte della sposa. Secondo le tradizioni, può avvenire una o tre volte. Gli anelli vengono vestiti scambiandoli da dito (dell'uomo) a dito (della donna) per tre volte. E' costume che sia il testimone maschio a muovere gli anelli da un dito all'altro. L'anello è il simbolo dell'unione: come un filo che lega i due sposi; il materiale prezioso, oro o argento, simboleggia la purezza cui sono chiamati a vivere da ora innanzi, e l'impegno che prendono, assieme alle benedizioni che Dio concederà alla coppia. 

Il Matrimonio 

Segue immediatamente il matrimonio vero e proprio, detto "incoronazione". Le rubriche prescrivono poi che dal centro della navata, gli sposi si avvicinino all'altare davanti alle porte sante, venendo incensati dal sacerdote. Viene cantato il salmo 127. Dopodiché, il sacerdote, rivolto agli sposi, domanda loro se davvero sono pronti a sposarsi. Questo << consenso >>, sconosciuto alle chiese di tradizione strettamente greca, è tuttavia svolto nelle chiese russe, ucraine e genericamente slave. Alcuni pongono la domanda prima di entrare in chiesa, al momento del Grande Fidanzamento. Ad ogni modo, ottenuto - si spera - il consenso di entrambi i gli sposi, il sacerdote continua. Il rito del matrimonio prevede una nuova dossologia e un'altra ectenia, nella quale sono aggiunte petizioni per la benedizione della coppia, dei figli, della discendenza e così via. Dopodiché, il sacerdote recita tre preghiere per la coppia (l'ultima della quale rivolta verso gli sposi) e, compiuti questi offici, pone le corone sulle teste degli sposi. Durante la terza preghiera, si noti che agli sposi vengono cinte le loro mani con l'epitrachilio, alle parole "unisci tu stesso (o Dio)"... Il rito dell'Incoronazione degli sposi è denso di significati. Dio si compiace di concedere altissime benedizioni alla coppia sposata, pari alle benedizioni che egli riserva ai sovrani: il marito e la moglie diventano i re e le regine delle loro dimore, santificando la propria vita nel rispetto della volontà di Dio, così come idealmente gli antichi re d'Israele avrebbero dovuto fare. Infatti, il prete benedice la coppia con le corone, dicendo "il servo di Dio N. riceve come corona la serva di Dio N. nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo." << Ricevere come corona >> porta con sé il senso che il fine della nostra vita, la nostra aspirazione più alta, deve diventare la protezione e la dedizione verso il nostro sposo o sposa. Come per gli anelli, anche la sposa riceve la medesima frase. Dopo, il prete esclama: "O Dio, ricolmali di gloria e onore". Certamente si intende la gloria di una vita devota, e l'onore di sedere fra i suoi eletti in Paradiso. Compiuta l'incoronazione, si canta un prochimeno e poi le letture: l'Apostolo Paolo che spiega il matrimonio, e il Vangelo delle nozze di Canan in Galilea. Dopo le Letture, tre ectenie e il Padre Nostro. Dopo la Preghiera del Signore, il sacerdote sull'altare benedice una coppa di vino dalla quale gli sposi bevono alternativamente, come simbolo della comunione di vita. Compiuto anche questo gesto, il sacerdote conduce gli sposi, ancora cingendo le loro mani con l'epitrachilio, in un giro attorno all'ambone (o attorno al tavolino centrale, se si preferisce) mentre il coro canta gli inni previsti. Fatto ciò, il presbitero toglie le corone dal capo degli sposi, recita sulla sposa le benedizioni delle matriarche (che possa ella avere lunga discendenza come Sara e Rebecca) dopodiché la coppia si inchina, riceve l'ultima benedizione, e si bacia dinnanzi all'assemblea. Il rito del Matrimonio è compiuto. 

La preghiera dell'Ottavo giorno

Anticamente, gli sposi dedicavano tutto il tempo a sé stessi per una settimana, al termine della quale, solitamente la domenica mattina o il lunedì, tornavano in chiesa per ricevere la preghiera dell'Ottavo giorno di matrimonio, a sigillo perpetuo dell'Unione. Nei tempi antichi, questo gesto aveva anche un significato pratico ben preciso: nella settimana gli sposi compivano i loro doveri coniugali, e se ciò non avveniva, le famiglie ( si sa, soprattutto le nobiliari per ovvi motivi economici) potevano decidere di sciogliere il vincolo matrimoniale. Al contrario, presentandosi dinnanzi al sacerdote e mostrando il loro amore ancora una volta in pubblico, la coppia sigillava definitivamente le nozze, e il sacerdote li benediceva ancora. Oramai, questa preghiera è letta molto velocemente prima del concedo durante il rito del matrimonio stesso. 

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NOTE

1) Per le rubriche, vedasi Arciprete D. Sokolof, A Manual of the Orthodox Church's Divine Services, SVS 2001 - << The sacrament of Holy Matrimony >> , pag. 151 e seguenti. 

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