venerdì 6 gennaio 2017

La famiglia cristiana e la sopravvivenza nel mondo moderno

Iniziamo il nuovo anno con un articolo sul tema della famiglia, argomento difficile, oserei dire difficilissimo: entrano in gioco tanti fattori umani, sociali, comunitari, disavventure spirituali o materiali che portano sofferenza all'interno delle mura domestiche. 

La santità dei genitori

Iniziamo con la distruzione di un mito: il matrimonio non è un traguardo. Il matrimonio è solamente l'inizio, tutto ciò che avete fatto prima non conta. Nella vita di coppia, il banco di prova della vita è il matrimonio: il fidanzamento è come una eterna primavera, quando arriva il freddo dell'inverno, se non si è ben coperti, si rischia di morire. Per questo occorre prepararsi bene spiritualmente, materialmente, e umanamente per questa vocazione che è la vita di coppia. Sinceratevi che ciò che offrite alla vostra famiglia sia il massimo che potete dare, e che al vostro marito o alla vostra moglie stia bene così. Risentimenti, gelosie e rancori nascono da una mancata comprensione della dimensione affettiva ed economica, alle reali possibilità dell'altro. Inoltre, fidatevi. Non pensate il male. Perdonate e chiedete che vi si perdoni le vostre mancanze. Ritagliatevi degli spazi per voi come coppia, per fortificarvi ogni giorno nella relazione. E, cosa scontata (come le altre, del resto), ma non troppo... pregate insieme. Tante coppie cristiane non pregano insieme. Se non potete farlo tutti i giorni per l'orario di lavoro o la frenesia della vita, almeno la domenica o il sabato riunite la famiglia e recitate qualche preghiera insieme, ad esempio quelle della sera, coinvolgendo anche i bambini. La coppia deve avere una vita completa di ogni aspetto, materiale, sociale, e spirituale. Una casa non fondata sulla roccia, il Cristo, è destinata a crollare sotto il vortice tempestoso dell'esistenza. Le prove, le difficoltà e i mali arrivano: inutile negarlo. L'amore, col tempo, può affievolirsi: inutile negarlo. La santità degli sposi è proprio nel mantenere vivo questo fuoco d'amore che un tempo era tanto forte, e crescere spiritualmente i figli che Dio ha loro concesso. I genitori, non lo sottovalutino, dovrebbero pregare per i loro figli, e provvedere ad una educazione elementare alla dottrina e alla ortoprassi cristiana: non necessitano di tanto lavoro, è l'esempio che produce più frutto che un intero trattato o un dialogo di ore. 


Su come sfruttare i pasti come momento per parlare di spiritualità, clicca su questo vecchio articolo.

I figli

I bambini odiano essere comandati, ma da una parte non sono in grado di fare le cose senza una spinta autorevole. Fortunatamente, i bambini possiedono un innato senso di sottomissione nei riguardi dei genitori, i quali diventano strumenti privilegiati della Provvidenza nel crescere ed educare i fanciulli. Non occorre urlare "segnati, prendi la comunione, vai a confessarti" ad un bambino, specialmente se ha meno di dieci anni. L'esempio del genitore devoto è sufficiente. Se a casa si prega ai pasti,se la mattina quando ci alziamo ci facciamo un segno di croce, il bambino imparerà da solo a cristianizzare il suo tempo, nei limiti della sua età. Crescendo, avrà assorbito questo "materiale" spirituale e potrà usarlo in libertà, armonicamente nella sua nuova condizione. Può essere certamente utile leggere un brano della Bibbia ai bambini, e spiegare loro il senso di quanto è stato letto, e offrire un confronto in famiglia. Può essere più che utile per le loro anime insegnare ai bambini preghiere brevi e di effetto, che essi possono ricordare e dire anche da soli - i bambini pregano, anche se noi non li vediamo, e spesso in autonomia e nei momenti più impensabili. San Paisio diceva che i bambini vedono gli Angeli nei primi anni di vita così come vedono le persone normali. Ma come possono vivere una fede, se in casa non c'è neanche una icona o un crocefisso? 

I figli grandi

I figli grandi sono un problema su molti aspetti. Dicono parolacce, non obbediscono più. Hanno gusti musicali orrendi, si vestono in modo stravagante. E generalmente gli adolescenti vivono la vita in modo scettico, specialmente se quello che viene insegnato viene da una persona anziana o che fa parte di qualche autorità costituita (clero, forze dell'ordine, e simili). Tutto ciò che un ragazzo grande legge o fa, è legato allo scientismo di oggi e al relativismo che governa le nostre società. Per questo, è consigliabile che i ragazzi comincino a leggere le vite dei santi: come una proposta, una offerta, e non come un obbligo. Spesso  gli atti dei santi, nella loro concretezza (ma anche con un pizzico di surrealismo per le persone normali) sono ottimi pedagoghi dei nostri ragazzi, e anche per gli adulti! I santi non sono solo eroi, ma anche sofferenti e pieni di problemi, come lo siamo tutti noi. Insegnano la perseveranza, la lotta, il gusto per la ricerca di Dio: tutte fonti vive per la fede. Ricordiamoci poi che i ragazzi hanno una loro opinione, e va rispettata. Educare cristianamente un ragazzo è più impegnativo, perché arriva il confronto. Non si deve essere troppo rigidi: bisogna comprendere il lavoro mentale che l'adolescente compie nel formulare un suo pensiero, e cercare di lavorare sulla sua cresta d'onda. Per questo è importante domandare. Se non risponde oggi, parlerà domani. 
Spesso l'adolescente perde la fede - e la riacquista nel tempo - per colpa di un grande dramma personale, un evento che segna la sua definitiva "caduta dalle nuvole". Il benvenuto nel mondo reale, insomma, che tutti noi abbiamo vissuto. Può sembrare ai nostri occhi che questo dramma privato sia una piccolezza, o una ridicolaggine. Può essere un rifiuto sentimentale, un episodio di bullismo del quale è vittima, una pessima giornata scolastica, la morte di un amico o di un parente, o di un animale domestico; qualsiasi evento traumatico nella vita del nostro adolescente lo porta al dolore, alla sofferenza, e alla ricerca della sua origine. Quasi sempre, la risposta è pessimista: Dio non esiste perché se esistesse non soffrirei. Questo avviene un po' per l'innato egocentrismo umano, e un po' per la mancata acquisizione dello spirito cristiano nella vita del ragazzo. Non c'è una ricetta neanche per "obbligare" i nostri figli a essere cristiani ortodossi praticanti, anche perché il Cristianesimo non è la via dell'obbligo, ma è la via della volontà: si è cristiani per scelta, perché abbiamo preso la croce e abbiamo seguito il nostro Dio. Abbiamo scelto noi di presentarci nelle acque lustrali del battesimo, e abbiamo scelto noi di proseguire nella santificazione della nostra vita: la vera confermazione del battesimo dei neonati, cui noi li sottoponiamo, avviene proprio nella vita. La cresima dà loro l'accesso ai sacramenti, fonte viva di grazia, e hanno così le armi spirituali dell'Eucarestia e della preghiera, hanno il balsamo della Confessione, hanno l'armatura dell'ortoprassi.

La società di oggi è anti-familiare e pagana, c'è poco da fare: bisogna essere realisti. Nessuno ci aiuterà a mantenere la famiglia in piedi, gli imput spirituali e sociali saranno volti piuttosto alla sua distruzione. Non possiamo contare su una società familiare, ma casomai individualista; i nostri sforzi nella preservazione dell'unità familiare saranno tremendi. I nostri figli possono seguire il nostro cammino solo nell'esempio, e vivendo in una casa dove vive l'amore, e dove il Cristo troneggia e regna come principio primo e ultimo di ogni nostra azione. 

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