martedì 10 gennaio 2017

Sulla questua, le decime ecclesiastiche e il denaro nella Chiesa

Mentre mi trovavo in uno dei miei primi viaggi in Romania, precisamente alla co-cattedrale di san Spiridione la Nuova (Bucarest), un tempio nell'affascinante stile in gotico-bizantino del XIX secolo, ebbi occasione per la prima volta in vita di rivedere dopo anni un fenomeno che l'Ortodossia della Diaspora mi aveva disabituato a vedere: la questua durante la Divina Liturgia. Al momento dell'Inno Cherubico, quando teoricamente l'intelletto dovrebbe immergersi nella contemplazione e abbandonare ogni pensiero carnale, ecco il tintinnare fastidioso del cestello delle monete. Chi non si è sentito come il fedele del film L'Avaro con Luis de Funès? disturbato dalla preghiera ardente, e anche un po' dal braccino corto. Vedere la pia donna che chiede l'offerta mi ha riportato alla mia infanzia cattolica, quando davo i miei trenta centesimi sentendomi soddisfatto - e ingenuamente orgoglioso (solo come i bambini sanno essere) del pensiero che Santa Madre Chiesa poteva salvarsi dalla bancarotta coi miei trenta centesimi. Già sono disponibili in italiano pensieri sulla decima ecclesiastica e riflessioni sul finanziamento della Chiesa, ma vorrei dare ugualmente la mia povera opinione in merito.


Il celeberrimo Louis de Funès nei panni del fedele avaro: per sorridere un po'

Il finanziamento alla Chiesa dovrebbe avere come scopo primario il mantenimento del decoro, in special modo dei locali e del culto: paramenti, candele, icone, restauri, libri. Ovviamente, in ossequio ad una tradizione bimillenaria, la Chiesa dovrebbe occuparsi anche di social caring, di attività pastorale e missionaria, rivolta verso i poveri nello spirito e nelle vicissitudini materiali. Specialmente in Diaspora, è assai raro trovare una comunità autosufficiente già dal punto di vista del decoro liturgico, figurarsi una parrocchia in grado di offrire servizi materiali al popolo di Dio. Il Signore non pretende più la decima come nell'Antico Testamento, ma ogni dono è accettato dalla Chiesa che lo sfrutterà - si spera - nel modo più fecondo possibile. Non tutti abbiamo denaro o terreni o edifici da poter donare (non siamo tutti sovrani, no?), però già organizzare una raccolta d'abiti per i poveri può fare la differenza. Spesso, il nostro amico o il nostro confratello della parrocchia, che ci pare abbia una vita decorosa, spesso è nell'inedia e nella difficoltà materiale: anche aiutare un solo uomo o una sola donna può essere un enorme soccorso all'intera comunità. Se possediamo una cifra, e non vogliamo darla tutta perché ne abbiamo bisogno, quello che verrà offerto Dio lo vedrà e ne prenderà atto, se il gesto è fatto con cuore puro. 

Possiamo aiutare la Chiesa veramente con poco. Donare libri, o comprarli dai negozietti della parrocchia; e così vale per le icone, le lampade, gli olii, le candele. Certo i sacerdoti non devono approfittarne, mettendo prezzi ridicolmente esagerati. Se qualcuno vuole aiutare la propria parrocchia, non c'è niente di meglio che domandare al consiglio parrocchiale cosa oggettivamente serva alla chiesa, e organizzare una colletta per pagare ciò che serve.

Il mantenimento del sacerdote poi è una questione spinosa: per noi in occidente è semplicemente, al momento, fuori questione, se non in parrocchie molto floride e ricche di benefattori e fedeli che si prendono carico di questo impegno. E' stato calcolato che se in una parrocchia di 200 fedeli, appena la metà, 100 parrocchiani, desse il 2% appena del proprio stipendio mensilmente, i soldi basterebbero sia per il decoro della parrocchia che per lo stipendio del sacerdote e la vita della sua famiglia. Immaginarsi se li dessero tutti! ne avanzerebbero per far del bene. La "decima", anche se non viene corrisposta in modo strettamente legalistico, è un buoncostume che hanno adottato molte congregazioni protestanti al fine di generare un introito stabile e non oneroso sui fedeli, i quali non versano nient'altro che quella quota decisa dalla parrocchia, e non si sentono perciò minimamente chiamati in causa né in debito nei confronti di possibili mancanze, perché hanno già contribuito. Ma mica possiamo chiedere questo al popolo di Dio.

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