mercoledì 1 febbraio 2017

L'invocazione dei Santi - Teologia

Come si pone la Chiesa Ortodossa, teologicamente, riguardo l'intercessione e l'invocazione dei santi?

Occorre partire, a mio avviso, da un evento quasi ovvio e immediato, con un'altra domanda la cui risposta è affermativa. Noi non chiediamo forse ai nostri amici, ai parenti e ai nostri sacerdoti di pregare per noi? Certamente. A maggior ragione, possiamo chiedere di pregare per noi a coloro che hanno vinto la buona battaglia sulla terra e ora vivono in Cielo in compagnia degli Angeli e di Dio. Dal momento che la vita spirituale non è certo conclusa con la morte, ma anzi, si acuisce, e coloro che sono liberi dal corpo del tempo presente e hanno la vita in Dio, ossia i nostri morti, possono intercedere per noi presso il Signore qualora siano morti in grazia e, quindi, si trovano in Paradiso. Sicuramente i santi ci ascoltano. 

Le chiese protestanti rigettano l'intercessione e l'invocazione dei Santi, ma io mi sono preso la briga di raccogliere una serie di citazioni patristiche - una raccolta insufficiente, in realtà, ma è una base - per vedere come il mondo sensibile e il mondo terreno sono sempre stati considerati come uniti e influenzati reciprocamente.


Una delle dodici "icone mensili" che rappresentano tutti i santi commemorati in un mese.

Ad esempio nella Bibbia, Giobbe il Sofferente chiede ad un Angelo di intercedere per lui (Libro di Giobbe, XXXIII, 23). Nel Libro di Tobia (XII,12) l'arcangelo Raffaele offre preghiere a Dio. Nel libro dell'Apocalisse di san Giovanni Evangelista (VIII, 3 e 4) i santi "come incenso" offrono le loro preghiere al Trono di Dio. Da questi esempi, così come ad altri, i primi cristiani sviluppano il senso delle preghiere ai santi. 

San Cipriano di Cartagine (+258) nella sua Lettera al papa di Roma Cornelio, scrive di ricordarsi che i nostri fratelli e sorelle defunti pregano il volto del Padre (cap. IV). San Cirillo di Alessandria (+444) scrive nelle Catechesi Mistagogiche che noi preghiamo i profeti, gli angeli, i santi, gli apostoli e i martiri affinché ci siano da intercessori - cioè che portino le nostre preghiere verso Dio. San Gregorio di Nissa (+385) poco prima scriveva addirittura di santo Efrem: "Tu, Efrem, che ti trovi al divino altare (...) portaci la remissione dei peccati e il regno celeste" (De Vita Ephremi). Sant'Ambrogio di Milano (+397) nel suo Esamerone prega san Pietro che ci sia di sostegno. Sant'Agostino (+430), scrivendo a proposito dei martiri, dice che non solo li ricordiamo come defunti fedeli, ma che li supplichiamo di renderci uguali a loro. (nel tomo In Joann.). Inoltre, è del III secolo la più antica invocazione mariana mai stata composta, il Sub Tuum Praesidium.

Occorre  ricordare, tuttavia, che non sono i santi a compiere il miracolo o adempiere alla richiesta, ma è Cristo il nostro vero Dio che agisce, per intercessione dei santi. Allo stesso, modo è la mano del sacerdote a compiere la trasformazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue del Redentore, ma non per sua propria potestà (sarebbe assurdo), ma per volontà di Dio che ci concede la discesa del Suo Spirito Santo. I santi sono di varia natura, secondo come hanno vissuto sulla terra: ci sono i martiri, luminosi testimoni di Cristo, i confessori, i pii vescovi, i soldati, le vergini, i monaci, i sovrani illuminati, i sacerdoti, i padri e le madri di famiglia che hanno osservato una vita devota: sono la Chiesa. I santi sono quindi nostri compagni nella prova della vita, e ci soccorrono col loro sostegno come farebbe un buon amico. Pregano per noi, e ci sono d'esempio, mostrandoci il modo faticoso di conquistare la corona della gloria. 

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