mercoledì 1 marzo 2017

L'Uomo è rivolto a Dio per natura (San Basilio Magno)

L'amore di Dio non è qualcosa che si insegni. Infatti noi non abbiamo imparato da nessuno a godere della luce, né ad essere attaccati alla vita; e nessuno ci ha insegnato ad amare i nostri genitori o coloro che ci hanno educato. Allo stesso modo, e a maggior ragione, la scienza dell'amore di Dio non può venirci dall'esterno. Ma, nella formazione di quell'essere vivente che è l'uomo, viene deposto in noi, come un seme, un principio spirituale che ha in sé la forza che ci spinge ad amare. Quando la scuola dei divini precetti riceve tale seme, è lei che lo coltiva con cura, che lo nutre sapientemente, che lo porta a maturità con la grazia di Dio... Ed ora, mentre voi ci aiutate con le vostre preghiere, cercheremo, secondo il potere che ci è stato dato dallo Spirito Santo, di ridestare la scintilla dell'amore divino nascosto in voi... Diciamo prima di tutto che abbiamo ricevuto in precedenza da Dio le forze necessarie per osservare tutti i comandamenti datici da lui; perciò non dobbiamo angustiarci come se ci venisse richiesto qualcosa di straordinario, né inorgoglirci come se contribuissimo con uno sforzo superiore all'aiuto che ci è stato dato. Se, grazie a tali forze insite in noi, agiamo con rettitudine e come si conviene, conduciamo santamente una vita virtuosa; se, al contrario, usiamo male del loro potere, cadiamo nel vizio. Questa appunto è la definizione del vizio: l'uso cattivo e contrario ai precetti del Signore, dei doni che Dio ci ha fatto per compiere il bene; esattamente come la virtù richiesta da Dio, consiste nell'usare queste energie con buona coscienza e secondo i precetti del Signore. Stando così le cose, possiamo dire lo stesso anche della carità. Noi infatti, che abbiamo ricevuto il precetto di amare Dio, possediamo una forza, immessa in noi fin dalla prima strutturazione del nostro essere, che ci inclina ad amare. E la prova non va cercata all'esterno, ma chiunque può costatarla personalmente da ciò che prova in sé. Infatti, noi siamo portati per natura a desiderare le cose belle, anche se il bello appare diverso all'uno e all'altro; e, senza averlo appreso, proviamo affetto per tutto ciò che ci è familiare o affine... Ora, che cosa c'è da ammirare più della divina bellezza? Quale desiderio spirituale è così ardente e quasi irresistibile come quello che Dio fa nascere nell'anima purificata da tutti i vizi e che afferma con cuore sincero:languisco d'amore (Cant. 2, 5)? Del tutto ineffabile e inesprimibile è lo splendore della divina bellezza.
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TRATTO DA

San Basilio Magno (+379), vescovo di Cesarea, Oroi kata Platos, Patrologia Greca 31 908-912

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