domenica 2 aprile 2017

San Giovanni Maximovic e l'Asia


Sua Eminenza Giovanni [Maximovic] arrivò a Shangai nel novembre 1934, pochi mesi dopo la sua ordinazione episcopale, per la festa della Presentazione della Deipara al Tempio. Il Vladyka trovò una cattedrale incompleta, molti problemi interni, e un conflitto di giurisdizione da risolvere. Per prima cosa egli restaurò i contatti con gli ortodossi presenti nella sua Diocesi, serbi, greci, ucraini presenti in città, al fine di unirli tutti nella sua diocesi. Dato che era stata organizzata una scuola ortodossa, san Giovanni si interessò di produrre un progetto educativo per quell'istituto e vi affiancò i migliori professori che riuscì a trovare; fondò anche un orfanotrofio in una zona degradata della città, ponendogli il nome di San Tikhon di Zadonsk, suo amato protettore: la struttura arrivò a contenere 1500 bambini. San Giovanni Maximovic iniziò una profonda attività missionaria non lesinando tempo a nessuno, visitando continuamente le famiglie ortodosse e dei cinesi che desideravano convertirsi. 


Il giovane vescovo Giovanni Maximovic nel suo ufficio a Shangai

Dal momento che il Vladyka non perdeva mai una celebrazione, una volta fu mandato a chiamare per il Mattutino, all'alba: fu trovato dinnanzi alle icone di casa sua, disteso per terra, che dormiva, talmente era stanco. Ma appena fu scosso si alzò in piedi e andò a celebrare come se nulla fosse, con energia per tutto il giorno. San Giovanni non abbandonava mai il ciclo liturgico quotidiano, e celebrava ogni giorno il Mattutino e il Vespro, e la Liturgia: anche quando era malato o aveva la febbre. Nelle rare volte in cui non celebrava egli stesso, assumeva comunque sempre la Comunione. 

Una volta, lì a Shangai, una delle fedeli di san Giovanni Maximovic fu morsa da un cane rabbioso ed essa contrasse la rabbia. Il presule andò a visitare la malata portando la santa Eucarestia con sé. Quando egli si decise a darle la Comunione, lei vomitò i sacri Doni schiumando dalla bocca. Il Vladyko, che non sopportava alcun tipo di irriverenza nei confronti delle cose sacre, subito prese la particola eucaristica e la mangiò egli stesso, mentre i presenti gridarono: "Eminenza, ma cosa fai!" e lui rispose, placido: "non mi succederà nulla, perché questo è il Corpo e il Sangue di Cristo". E infatti, il vescovo Giovanni non contrasse mai la rabbia. 


Una liturgia a Shangai

Sempre durante il suo periodo cinese san Giovanni Maximovic fu dotato da Dio del carisma della chiaroveggenza, dono carismatico che il Vladyka serbò per tutta la vita: uno dei primi eventi di chiaroveggenza è legato ad una visita pastorale. Il vescovo di Shangai si recò a Hong Kong presso la chiesa ortodossa locale, presso la quale viveva una cinese convertita, Lidia Lu. Questa donna aveva scritto una epistola al vescovo Giovanni, senza ricevere mai risposta; durante la visita alla chiesa, san Giovanni la guardò e disse: "sei tu quella donna che mi ha scritto la lettera un anno fa". Da quel momento in poi, la sua capacità di vedere le anime fu nota in tutta la Diocesi. 

Una volta a Shangai, nel 1939, il Vladyka visitò una prigione abitata da russi, recando con sé un altro prete. Il vescovo era stato chiamato per portare la Comunione ad un morente e, all'ingresso in prigione, vide un giovane russo che suonava l'armonica. "Convertiti e prendi la Comunione, perché domani morirai" gli disse. Il giovane prigioniero si pentì dei suoi peccati, si mise in ginocchio e assunse i Sacri Doni. Il prete, perplesso, fece notare all'Eminenza che il giovane godeva di ottima salute, era muscoloso e forte. Ma il giorno dopo, il ragazzo che suonava l'armonica fu trovato senza vita nel suo letto.

San Giovanni Maximovic confessava ogni giorno tutti coloro che si recavano presso la sua porta, e visitava i malati ogni volta che fosse necessario. Fra i carismi dei quali lo dotò il Signore, san Giovanni riusciva a liberare gli indemoniati e risanare i pazzi, spesso portando loro la Comunione. Nel 1949,i russi che abitavano la Cina furono costretti ad abbandonare il Paese, e così insieme a 5'000 esuli russi, il Vladyka Giovanni si recò nelle Filippine per assistere il suo gregge, presso la cittadina di Tubabao. Gli esuli furono obbligati a permanere in un campo profughi per 27 mesi (due anni e tre mesi) e capitò di là anche un violento uragano, ma per le preghiere del vescovo Giovanni questo cambiò rotta e si spense fra i flutti del mare. 


Due foto che ritraggono il vescovo san Giovanni Maximovic a Tubabao insieme al suo gregge

Dopo che gli esuli furono trasferiti in Australia e negli Stati Uniti, il campo profughi fu abbandonato. San Giovanni Maximovic fu trasferito a Parigi, e subito dopo la sua partenza il campo profughi fu totalmente devastato da un tifone di enorme potenza. 

Per le preghiere di san Giovanni Maximovic, vescovo e taumaturgo, Signore Gesù Cristo Dio nostro, abbi pietà di noi e salvaci. Amen

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