martedì 9 maggio 2017

Breve Storia delle Chiese Ortodosse nel secondo Novecento

Nel dicembre 1964, nell'aria generale del Concilio Vaticano II cattolico-romano, il papa Paolo VI chiamò il Patriarca Ecumenico Atenagora ad un incontro in Gerusalemme, ove avvenne lo storico ritiro delle reciproche scomuniche del 1054. Quel gesto non fu accolto da tutta l'Ortodossia nel medesimo modo. La Chiesa russa all'Estero, la ROCOR, nella figura del suo primo gerarca, il metropolita Filarete di New York, fu molto contraria, tant'è che Filarete scrisse numerose lettere sofferenti, così come sono chiamate in italiano, nelle quali lamenta il gesto di apertura ecumenica come un tradimento dell'Ortodossia. Il Patriarcato di Mosca, fino ad allora tradizionalmente anti-ecumenista, cambiò rotta. L'arcivescovo Nikodim Rotov fu inviato a Roma come osservatore del Concilio Vaticano II, mentre il Patriarcato di Mosca entrava nel Concilio Mondiale delle Chiese. Senza voler demonizzare eccessivamente l'arcivescovo Nikodim, c'è da notare il suo estremo amore per il Cattolicesimo: soleva dedicarsi agli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, e in genere visitava il Vaticano ogni anno. Quando la profetica Pelagia di Ryazan gli disse: "morirai ai piedi del tuo papa", l'arcivescovo Nikodim davvero morì durante una udienza con Giovanni Paolo I nel 1978. Si dice che Nikodim apprezzasse del Papato quello che tutti gli intellettuali russi vi hanno sempre visto di attraente, cioè l'efficienza, la precisione, la portata universale del Papato come ordine umano.


23 agosto 1948: nasce il Concilio Mondiale delle Chiese.

L'Ecumenismo come movimento ebbe il suo apice nel 1987, quando il Patriarca Ecumenico Demetrio di Costantinopoli concelebrò in Vaticano con Giovanni Paolo II, sebbene non consacrarono lo stesso calice. L'anno seguente, tuttavia, nel 1988, ci si aspettava che il papa avrebbe visitato la Russia in occasione dei mille anni di battesimo della Rus'. Il terrore che la sua presenza avrebbe potuto infiammare i localismi politici dei cattolici polacchi o degli ucraini occidentali, per non parlare degli Stati Baltici, fece sì che il pontefice romano non venisse invitato, con il risultato di una forte rimostranza da parte del cattolicesimo il quale aveva aperto le braccia all'ortodossia russa tanto sofferente in quegli anni di regime sovietico. Al papa fu proposto di venire a Kiev a patto di non visitare i suoi uniati in Ucraina, e Giovanni Paolo II rifiutò l'offerta: proprio in quell'anno si erano alzate delle voci di protesta dall'Ucraina occidentale affinché gli uniati potessero eleggere liberamente i loro vescovi, cosa proibita dall'URSS, e difatti per quell'occasione vi fu un sensibile mutamento di rotta nelle relazioni fra Vaticano e Chiesa Russa, poiché Roma non rinunciò, e non rinuncerà mai, ai suoi Uniati. Nel gennaio 1990 Gorbachiov incontrava di nuovo il papa e concedeva la libertà ai greco-cattolici. 

La situazione fra cattolici e ortodossi russi andava degenerando: i pacifici rapporti dei decenni precedenti cambiavano poco a poco. Il nuovo patriarca, Alessio II, nel 1991 si lamentò a Londra perché il Vaticano aveva formato un vescovato nella città di Novosibirsk, quando la presenza di circa 300 cattolici, a parere del patriarca, non giustificava l'esistenza di un vescovo romano-cattolico, rompendo così certi accordi sul reciproco anti-proselitismo che sarebbero dovuti esser stati firmati nei tempi precedenti il suo regno [1]. Andava affermandosi in quegli anni l'idea di un "territorio canonico" di azione da dover rispettare fra cattolici e ortodossi: i primi avevano come territorio canonico l'Europa occidentale e le Americhe, mentre i secondi avrebbero l'Europa orientale, l'ex URSS e i classici antichi territori della Siria, dell'Egitto e della Grecia. Nel marzo 1992 i rappresentanti delle Chiese Ortodosse si riunirono a Costantinopoli, condannando il proselitismo, ma distinguendolo - con un po' di sofismo - dall'evangelizzazione, con criteri non proprio chiari. Fu deciso che i cattolici non dovevano inviare missionari nelle terre storicamente ortodosse, e che gli ortodossi non avrebbero a loro volta tentato di convertire gli occidentali. Solamente il Patriarca Diodoro di Gerusalemme rifiutò queste disposizioni, appellandosi alla chiamata che Cristo fece alla sua Chiesa, di portare il vangelo fino ai confini della Terra (Matteo 28:19-20). Nel 1994, in Libano, gli Ortodossi firmarono un concordato coi cattolici - a esclusione dei rappresentanti di Gerusalemme, Serbia, Bulgaria e Chiesa Autocefala di Grecia - nel quale concordato le Chiese ortodosse e quella Cattolica si riconoscevano come parti di un medesimo Corpo, e pertanto che il ri-battesimo dei convertiti ortodossi (che teoricamente non dovrebbero proprio esserci, in accordo con questo documento) non deve avvenire in alcun caso, ma se proprio vogliono essere ricevuti nell'Ortodossia, che si faccia in altra forma. E' per questo che le Chiese ortodosse che hanno firmato il documento del 1994, vale a dire la Chiesa Russa, il Patriarcato Ecumenico, la Chiesa Romena, ad esempio, per citare le più diffuse della Diaspora, non ri-battezzano i pochi convertiti europei, ma li ricevono con una formula di abiura o con la cresima. 

Nel 1997, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo riconobbe la Chiesa Cattolica come luogo di grazia, e i protestanti come effettivi cristiani,  e pertanto il proselitismo e l'evangelizzazione fra gli occidentali erano da evitarsi in modo deciso. Dal 1994 nella diocesi di Novgorod (Patriarcato di Mosca), secondo gli studi di Ludmilla Perepiolkina, "[nella diocesi di Novgorod] guidata dal metropolita Lev (Tserpinskij) i protestanti possono ricevere la comunione nelle chiese ortodosse" [2]. 

Con l'incontro all'Avana fra il patriarca Kirill e il papa Francesco nel giorno 12 febbraio 2016, e con la sinassi del Concilio di Creta nel giugno 2016, l'Ortodossia si è molto aperta al dialogo coi Cattolici dopo lo stallo degli anni '90 del Novecento. 

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NOTE  E FONTI

Moss Vladimir, The Russian Orthodox Church after Gorbaciov, presente online su academia.edu

Moss Vladimir, Russian Orthodox and Roman Catholic dialogue, presente online su academia.edu

1) Per le dichiarazioni di Londra, vedasi Oxana Antic, "New Structures for the Catholic Church in the USSR", Report on the USSR, vol. 3, № 21,  24 maggio 1991.

2) Perepiolkina, Ecumenism – A Path to Perdition, St. Petersburg, 1999, p. 122.

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