martedì 20 giugno 2017

La crisi spirituale della Chiesa Greca che segue alla crisi economica

Riporta Pravoslavie.ru alcuni dati interessanti circa il clero greco, partendo da un presupposto che forse non tutti sanno. Il clero in Grecia è pagato dallo Stato, i sacerdoti, i diaconi e i vescovi sono degli ufficiali pubblici secondo l'ordinamento statale greco, e percepiscono uno stipendio, non altissimo, ma certamente dignitoso, fin dal 1833. Un arcivescovo prende, al giorno d'oggi, infatti ,2600 euro, un metropolita 2200, un vescovo 1800 circa. I sacerdoti ricevono invece un compenso pari a circa 700 euro mensili, più o meno alto in base al grado e all'anzianità di servizio. Come c'era da aspettarsi, con la crisi economica il governo ha bloccato le ordinazioni. Esattamente. Il governo ha imposto alla Chiesa di Grecia (che ovviamente è la Chiesa di Stato, quella canonica) di ordinare solamente un sacerdote solo dopo che dieci colleghi sono andati in pensione. In altre parole, viene fatto un prete nuovo ogni dieci che se ne vanno. Per i greci sembra assurdo, ed è comparso un nuovo modo (nuovo per i greci, noi della diaspora siamo abituati) di essere sacerdote: il prete volontario, senza stipendio. Scandaloso, eh? eppure, pare che le vocazioni siano calate assai negli ultimi anni. Nel 2015 il Sinodo della Chiesa Greca aveva pubblicato una statistica secondo la quale il 22% delle parrocchie greche è scoperto dalla cura pastorale. In parole semplici, 22 chiese su 100, in Grecia, sono senza sacerdote. In quell'anno furono ordinati 2'300 preti a fronte dei più di 10'000 necessari per la copertura totale. Molte chiese rurali sono ormai abbandonate e la gente è priva di servizi liturgici continuativi non solo di domenica, ma financo mensili e per le feste. 

La crisi economica ha minato anche l'aspetto pubblico della Fede: quando uno strumento si rompe, l'orchestra non suona più sinfonie. 


Il campanile della chiesa della Dormizione della Deipara ad Asfendiou, in Grecia

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