venerdì 1 settembre 2017

Gli ortodossi e la guerra

Visti gli spiacevoli incidenti diplomatici di questi giorni fra Corea del Nord e Stati Uniti d'America, molti mi hanno scritto domandandomi la posizione ufficiale della Chiesa Ortodossa sul tema della guerra e del servizio militare per uno Stato. 

Occorre innanzi tutto ricordare che non esiste una "posizione ufficiale" della Chiesa Ortodossa giacché, come per molte questioni di etica, bioetica e morale, ogni Chiesa Locale ha stabilito un proprio codice etico che può variare, su certi aspetti, sebbene solitamente vi siano delle linee guida comuni, che adesso andremo a conoscere.

Argomento scritturale

Generalmente la Divina Scrittura propone due modelli di guerra: la guerra giusta, mossa da Dio in modo provvidenziale (Libro di Giosuè, Libri dei Maccabei) e la guerra come punizione per i peccati del popolo ebraico, in cui gli ebrei si ritrovano sconfitti e umiliati. Non vogliamo analizzare il punto di vista scritturale in modo simbolico - del quale non è certo privo - ma bensì dal suo lato immanente, ovvero la presenza di una benedizione per la guerra da parte di Dio, se questa è finalizzata al trionfo della giustizia: vengono in mente specialmente i Maccabei che si difendono dall'invasione del mefistofelico Antioco Epifane. La guerra, tuttavia, è vista anche come una catastrofe al pari di terremoti e inondazioni, un possibile flagello inviato dal Signore per correggere i cuori pieni di nefandezze, e in questo senso è semplicemente una punizione che il popolo subisce per i suoi peccati.  Nel primo caso la guerra è una chiamata di Dio per riportare l'equilibrio (come ne caso del Maccabei) oppure è un simbolo per indicare la guerra spirituale, come una certa lettura della guerra di Giosuè pare suggerire: la conquista della Terra Promessa è la conquista del Paradiso, memori dell'esortazione paolina: vestitevi delle armi della Luce  [cfr. Romani 13:11-14]. Si può parlare, a livello meramente immediato, che Dio benedica i conflitti armati? una risposta frettolosa è . Dall'esperienza biblica vetero-testamentaria si desume che Dio prende parte ai conflitti umani e li gestisce, assegnando la vittoria ai meritevoli e castigando gli iniqui col flagello della sconfitta. Tuttavia, c'è da tener conto di numerose considerazioni: i tempi non erano maturi per la pienezza della salvezza e il mondo decaduto era privo del comandamento dell'Amore di Cristo. 

Nei Vangeli, invece, non si parla di guerra. Tuttavia, la predicazione di Cristo incontra e investe numerosi soldati di vari gradi, dal centurione che lo prega per il suo servo al  legionario Longino che gli perfora il costato. Né il Signore Gesù Cristo né gli Apostoli hanno preteso che i soldati da loro incontrati abbandonassero il loro mestiere per un altro tipo di vita. Si deduce che, secondo la Scrittura, la professione militare non è incompatibile con la salvezza. Nel mondo rinnovato dall'atto d'amore supremo di Cristo Gesù, tuttavia, siamo chiamati all'amore gli uni per gli altri, e non più alla dura legge dell'occhio per occhio, e dente per dente. Come cristiani siamo chiamati a cercare la pace, come ci comanda lo stesso Signore. 

Argomento Storico

Dal punto di vista storico, i primi cristiani hanno servito lo Stato romano come soldati, sebbene l'Impero fosse non solo pagano, ma perfino anti-cristiano. La Chiesa ha sempre professato l'obbedienza allo Stato e il servizio militare era visto come parte dei doveri civici del cittadino romano cui non poteva rifiutarsi. Con la rivoluzione costantiniana e la nascita della Chiesa Imperiale, il clero è diventato condiscendente con l'esercito romano e ne ha benedetto le insegne militari e le campagne di guerra contro i musulmani, i pagani e i barbari. Sono stati rilevati anche eccessi storici, come la pratica di alcuni monaci guerrieri in Russia (esempio lampante, sant'Alessandro Peresveret), formalmente aborrita dai canoni ecclesiastici. La presenza di numerosi santi guerrieri, generali, sovrani militanti etc manifesta chiaramente che la Chiesa non considera incompatibile la professione militare e la santità di vita. Nella lunga storia della Chiesa, le guerre contro gli invasori, specialmente non cristiani, sono sempre state benedette dalla autorità ecclesiastica. Il principe san Demetrio Donskoj, ad esempio, ottenne la benedizione da san Sergio di Radonez sia contro i crociati cattolici che contro i tartari. Allo stato attuale della Chiesa Ortodossa, le Chiese Nazionali sono spesso coinvolte nella benedizione delle armi, delle forze dell'Ordine, dell'esercito e delle stazioni militari dei rispettivi eserciti nazionali. 

Argomento Canonico e Patristico

I Canoni della Chiesa non condannano l'esistenza dell'esercito né il servizio nelle forze armate, ma si focalizzano principalmente sui chierici. Già dai Canoni Apostolici (Canone Apostolico LXXXIII)  è vietato per i chierici di diventare soldati:

Se un vescovo, un sacerdote o un diacono servono nell'Esercito, e desiderano rivestire l'incarico della Magistratura romana e contemporaneamente il presbiterato, che siano deposti, giacché le cose di Cesare vanno a Cesare, e le cose di Dio vanno rese a Dio

Il canone V di san Gregorio di Nissa prevede l'espulsione dal clero per i sacerdoti che si macchiano di omicidio, anche involontario. 

Il Canone Apostolico LXXXIII verrà ribadito dal Concilio Eumenico Quinsexto. Dal punto di vista patristico, coloro che si sono soffermati di più a parlare di guerra e violenza in genere sono Tertulliano (+230), sant'Ambrogio di Milano (+397), Sant'Agostino d'Ippona (+430), sant'Atanasio di Alessandria (+373) e san Giovanni Crisostomo (+407). In particolare, i Padri Latini parlano di guerra giusta, classificandola in base all'Argomento Morale che la stessa Chiesa Ortodossa ritiene valido adesso e che è più sotto sviluppato. San Giovanni Crisostomo parla di misure coercitive quando vi è bisogno, ma se possibile, di usare misericordia (cfr. Il Sacerdozio).

Il Canone XIII di san Basilio Magno [Epistola Canonica n.92] è considerato, tuttavia, il fondamento canonico della Chiesa Ortodossa nei riguardi dell'omicidio in guerra:

I nostri padri non consideravano assassinio vero e proprio gli omicidi commessi in guerra, e quindi consentivano il perdono a coloro che combattevano per la difesa della fede e della sobrietà di vita. Tuttavia, è consigliabile negare [ai soldati] la comunione per tre anni, per purificarsi

Argomento Teologico Morale

Il servizio militare viene concepito come un servizio pubblico alla comunità cui apparteniamo. Per tutte le Chiese Ortodosse, l'esercito assolve il compito di difesa dei confini dello Stato, compiendo una chiave di lettura del famoso passo di Giovanni 15:13: non c'è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Si intende amici per comunità etnico-nazionale in cui il Signore ci ha chiamati a vivere. Il servizio militare è una condizione di vita, un mestiere, che chiede una attenta pastorale e una vita retta, onde non scadere nei più bassi istinti della violenza abietta e cieca che contraddistinguono l'umanità decaduta. Generalmente, la guerra è considerata un mezzo obbligato per la salvaguardia della propria comunità e viene vista, sovente, come un odioso mezzo per il ristabilimento della giustizia. La Chiesa Ortodossa ritiene che la guerra possa essere combattuta "moralmente" qualora si rispettino le convenzioni internazionali, si evitino le torture e le armi di distruzione di massa, e si cerchi di preservare il più possibile la popolazione civile dai combattimenti. La Chiesa Ortodossa inoltre ritiene un grave peccato la guerra di attacco, mentre considera come giusta e legittima la difesa armata. I feriti avversari catturati sul campo di battaglia devono ricevere cure e sostegno esattamente come i propri commilitoni. La Chiesa Ortodossa non condanna l'omicidio in guerra in quanto conseguenza dell'agire militare, ma condanna un uso smodato e inumano delle possibilità belliche offerte dalla tecnologia. La Chiesa Ortodossa non promuove la guerra come strumento di risoluzione di controversie internazionali o etniche, tuttavia non condanna la guerra come opzione in casi di grave necessità morale. Ricordiamo che la Chiesa Ortodossa prega assiduamente ad ogni servizio divino per la pace del mondo intero e per la stabilità della Chiesa e dei governi umani. La Chiesa Ortodossa offre all'Esercito e alle Forze dell'Ordine la possibilità di avvalersi della cappellania militare e di cicli di direzione spirituale col preciso intento di aiutare i soldati nell'elevarsi spiritualmente e di superare i traumi dovuti a una sì grave condizione umana. 

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NOTA

In Italiano l'unico documento ufficiale attualmente esistente di una Chiesa Locale è il Documento di Etica della Chiesa Ortodossa Russa. Questo link vi permette di accedere direttamente alla sezione "guerra e pace". 

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