giovedì 2 novembre 2017

Il senso delle sette frasi di Cristo sulla Croce (san Nicola Velimirovic)

San Nicola Velimirovic (1881-1956), vescovo serbo e teologo di fama internazionale, grazie al sito del Monastero di santa Elizabetta, spiega il senso delle frasi di Cristo sulla Croce, aiutandoci a comprendere meglio perché furono dette in quel contesto


Una icona  della Crocefissione 

La prima frase di Gesù Cristo fu: Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno [Luca 23:24]. Attraverso questa frase, il Signore mostra misericordia verso i suoi assassini, la cui malizia non venne meno neanche sotto la Croce. La frase sul Golgota rappresenta una verità quasi mai compresa: che coloro che fanno il male non conoscono ciò che fanno, altrimenti desisterebbero. Uccidendo il Giusto, essi hanno ucciso loro stessi e, al medesimo momento, lo hanno glorificato. Calpestando la legge di Dio, non hanno visto che la macina è calata sopra di loro e li sta schiacciando. Schernendo Dio, non vedono come si sono trasformati in bestie. 

La seconda frase, in verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso [Luca 23:43], fu indirizzata al buon ladrone pentitosi sulla Croce a fianco del Maestro. Una frase molto consolante per i peccatori che si convertono all'ultimo minuto: indice della misericordia di Dio, grandissima e sublime. Il Signore ha adempiuto la sua missione anche sulla Croce. Anche al suo ultimo respiro, il Signore non ha rifiutato coloro che volevano essere salvati. 

La terza frase, donna, ecco tuo figlio [Giovanni 19:26] era rivolta a Sua Madre. Cristo parlava alla purissima Madre sua, sotto la Croce, piangente e sofferente. A san Giovanni l'apostolo, disse: "ecco tua madre". Colui che aveva dato il comandamento << onora il padre e la madre >> [Esodo 20:12] lo stava adempiendo Egli stesso. 

La quarta frase, Dio mio, perché mi hai abbandonato [Matteo 27:46] dimostra sia la preesistenza del Signore che la sua umanità. Come uomo stava soffrendo, ma dietro quella sofferenza vi era un Mistero. Queste parole dissipano ogni eresia che sorge nella Chiesa contro la persona di Cristo nella sua natura divina. Difatti, se a soffrire fosse stata la natura divina, Dio sarebbe morto nella sua essenza, e questo non è possibile. Invece, incarnatosi, il Signore ha potuto morire da uomo e salvare così l'umanità. La natura divina non ha sofferto sulla Croce, ma solo la natura umana. 

La quinta frase, ho sete [Giovanni 19:28] dimostra tante cose. Aveva sete perché aveva perso sangue. Il sole lo colpiva in faccia e si sommava a tutti gli altri tormenti. Naturalmente aveva sete. Ma sete di acqua o di amore? Aveva sete come essere umano, come Dio, o entrambe le cose? Il soldato romano gli diede da bere, e così sollevò il peccato di Pilato e dell'Impero verso di Lui. Il Signore non avrebbe distrutto l'Impero, ma lo avrebbe cambiato. 

La sesta frase fu Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito. [Luca 23:46]. Il Cristo disse questa frase per mostrare gli Ebrei che egli veniva dal Padre e non di sua propria volontà, come invece erroneamente credevano. Ma fu detta anche contro i pitagorici, i buddisti, dagli gnostici e contro tutti coloro che credono nella trasmigrazione delle anime in altri uomini o negli animali, nelle piante e negli oggetti. Sbarazziamoci di queste fantasie, perché il Giusto stesso disse: nelle tue mani, Padre, rimetto il mio spirito

La settima frase è Tutto è compiuto. [Giovanni 19:30]. Questo non significa che "Cristo fosse finito", ma solo che la sua missione terrena era finita. Il compito divino del nostro unico e vero Messia era terminato, aveva salvato la razza umana, ed era stato sigillato con la morte terrena e il Suo sangue. I tormenti sono finiti, la Vita inizia. La tragedia è finita, ma non l'opera: accanto a questo è arrivato il risultato sublime. La vittoria sulla morte, la resurrezione, la gloria. 

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