mercoledì 24 gennaio 2018

Commento al Padre Nostro dell'abate Ælfric di Eynsham

Ælfric di Eynsham (+1010) fu un abate anglosassone a cavallo del X e XI secolo, una figura letterata prominente del periodo. In una Inghilterra ancora lontana dall'influenza cattolico-normanna, rappresenta uno degli ultimi intellettuali ortodossi dell'Occidente. Presentiamo in italiano la sua esplicazione del Padre Nostro

Noi diciamo Padre Nostro, che sei nei Cieli perché Dio si trova negli Eccelsi, ma anche ovunque, giacché Egli stesso disse: "Io riempio i Cieli e la Terra" [1]. E ancora, la Santa Scrittura dice a Suo riguardo: Il Cielo è il suo trono, e la Terra il suo sgabello". Noi preghiamo rivolti a Oriente, perché da lì nasce il Sole, e da lì pende origine il Cielo e ogni creatura si alza al venire del sole: rivolgiamo dunque le cose più alte alla fonte di tutto, a Dio, volgendoci a Oriente. Dovremmo ricordarci anche che simbolicamente il peccatore è chiamato "terra" e il giusto è chiamato "cielo", perché l'uomo retto è un tempio dello Spirito e una casa di Dio, mentre l'empio è terra dove germina il peccato e tempio del demonio. C'è così tanta differenza fra il giusto e il peccatore così come ve ne è fra cielo e terra. 

Nel Padre Nostro abbiamo sette preci. Le prime parole non sono una preghiera, ma una lode: Padre nostro, che sei nei cieli. La seconda frase, sia santificato il tuo Nome, non va intesa come se il Nome di Dio già non fosse abbastanza santo, o che non lo fosse, ma piuttosto sono da intendere in questo modo, che il Nome di Dio sia santificato in noi, che possiamo dunque benedirLo non solo con le labbra, ma col cuore, e comprendere così che non c'è niente di più santo del Suo Nome. 

La seconda preghiera è venga il tuo Regno. Da sempre il Regno di Dio è esistito, e sempre esisterà. Come va dunque capita questa frase? E' una preghiera affinché il Regno di Dio governi la nostra vita, sia parte di noi. E' una preghiera affinché diventiamo obbedienti a Dio, affinché il suo Regno si realizzi in noi e pervada tutto il nostro essere, così come ci ha promesso Cristo, dicendo: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. [2] gli uomini e le donne giusti saranno alla fine dei tempi ricompensati con il Regno di Dio, nel quale regneranno nei loro corpi e nei loro spiriti, simili agli Angeli. 

La terza preghiera è sia fatta la tua volontà, come in Cielo così in Terra. Così come gli Angeli ti adorano e compiono la volontà in Cielo, così rendi noi capaci di seguire i tuoi comandamenti. Questo è il senso di questa frase. Noi preghiamo che sia fatta la volontà di Dio nei nostri corpi e nel nostro spirito, così da rimanere saldi e obbedirgli, affinché egli ci protegga dalle tentazioni. 

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, continuiamo noi. Questa prece ha due significati: nutrimento reale e nutrimento spirituale. Il pane spirituale è la legge di Dio, che dovremmo meditare ogni giorno, e portare a compimento con le opere; il pane reale è il cibo di ogni giorno, così da rimanere in vita, e compiere così i precetti di Dio. Ma c'è anche un terzo significato, ed è la Comunione. Attraverso la Santa Comunione, ci vengono rimessi i nostri peccati, diventiamo forti nella fede e contro le tentazioni. A causa di questo, dovremmo prendere molto spesso il Nutrimento Spirituale (la comunione, ndt). Sarebbe bene non avvicinarsi alla Comunione se prima non abbiamo confessato i nostri peccati. Come abbiamo detto dunque, il pane rappresenta tre cose: il pane del Cielo, il pane della mensa, e la Santa Eucarestia. 

La quinta preghiera è rimetti a noi i nostri debiti, così come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Noi chiediamo a Dio che rimetta i peccati, e allo stesso modo dobbiamo ricordarci d'essere indulgenti gli uni con gli altri. Se noi infatti non sopportiamo gli altri, Dio non ci perdonerà. Difatti sta scritto:  Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati [3]. Secondo i santi libri, comunque, non ci viene impedito di redarguire l'ignorante e di istruire l'errante, ma questo senza odio né rancore: dovremmo amare questi uomini come fratelli. 

La sesta prece è non ci indurre in tentazione.  Ma una cosa è la tentazione, l'altra è la prova. Dio non tenta l'uomo, ma l'uomo non può giungere a Dio senza venire prima provato. Noi non dovremmo chiedere a Dio di non provarci, ma piuttosto di renderci forti e di proteggerci nelle prove. 

La settima preghiera ma liberaci dal maligno. Noi chiediamo che Dio ci salvi dal male e da tutti i suoi servi. Dio ci ama, il demonio ci odia. Dio vuole il nostro bene, il demonio vuole schiavizzarci. Non dovremmo seguire le pratiche malvagie, se vogliamo la benedizione di Dio: seguiamo il Signore e ci condurrà alla vita senza fine. 

Come abbiamo detto, nel Padre Nostro ci sono sette preghiere. Il Cristo stesso ha istituito questa preghiera, poche parole per ogni nostro bisogno, spirituale e materiale. E non disse "Padre mio" ma "Padre Nostro", affinché ogni cristiano sulla Terra potesse sentire queste parole come sue. 

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NOTE

TRATTO DA: Aelfric's Homilies, traduzione in inglese moderno di Benjamin Thorpe, Londra, 1844. Disponibile in ebook

1) Geremia 23:24 

2) Matteo 25:34

3) Marco 11:25

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