lunedì 15 gennaio 2018

La divina liturgia etiope: una esposizione breve della Qedasi

La Chiesa Etiope è meravigliosa e misteriosa, specialmente per noi occidentali, con una liturgia ricca e poderosa, gran parte della quale è sconosciuta e i suoi testi non sono tradotti in lingua italiana. Questo articolo tenta goffamente di spiegare la struttura di una Liturgia Etiope

La Liturgia Etiope trova le sue fondamenta nel rito copto-ortodosso così come veniva praticato nel patriarcato di Alexandria nel III-IV secolo, quando san Frumenzio d'Etiopia (+383) convertì il Regno di Axum al Cristianesimo, ordinato vescovo dal patriarca sant'Atanasio il Grande nel 328 d.C. L'Etiopia si cristianizzò velocissimamente, diventando uno dei primi regni cristiani del mondo, sotto l'obbedienza ecclesiastica del patriarcato di Alessandria. Quando, dopo il Concilio di Calcedonia del 451, i copti si separarono dalla comunione con Costantinopoli, l'Etiopia proseguì la sua strada rimanendo fedele alla sua sede patriarcale, dalla quale prese alcuni costumi religiosi, ma spesso creando i propri. La Chiesa Etiope difatti, pur nell'obbedienza egiziana, è molto diversa sia per struttura, sia ritualmente, che spiritualmente rispetto alla sua Chiesa Madre.  Dal XV al XVIII secolo la liturgia etiope subì alcune evoluzioni che portarono alla sua forma attuale. 

La liturgia, in lingua geez, si chiama Qedasi, ed è divisa in tre tronconi: le "Apologie", la "preparazione" e la "Anafora". 

LE APOLOGIE

Le Apologie sono, di fatto, la preparazione personale del celebrante prima dell'Officio liturgico. Come nella Chiesa Latina, anche nella Chiesa Etiope il sacerdote prepara sé stesso con delle preghiere penitenziali, cui la tradizione etiope aggiunge anche i salmi 24, 60, 101, 102, 121 e 130, cui segue una preghiera di benedizione, chiedendo a Dio che Egli benedica la chiesa e i vasi sacri. Dinnanzi al velo del Santo dei Santi, presso l'iconostasi, il prete etiope recita una preghiera prima di svelare l'altare, e dopo altre preghiere di pentimento e di preparazione, riverisce la mensa, il Vangelo, la Croce, benedice ed indossa i paramenti e si lava le mani, mentre il coro inizia a cantare l'Introito. Inizia dunque il cosiddetto "Ordine Comune". 

LA PREPARAZIONE ovvero LA LITURGIA DEI CATECUMENI 
detta anche
ORDINE COMUNE

La cosiddetta "Preparazione" corrisponde alla Liturgia dei Catecumeni secondo la distinzione accademica classica, ed è così strutturata:

a) Saluto sacerdotale e dossologia cui segue il salmo 116. Prima della dossologia, il sacerdote ha preparato gli Elementi sull'altare. 

b) Inni e Litanie. Alla conclusione della litania, viene incensata la chiesa. 

c) Letture. Ci sono ben tre letture, una dalle Lettere di Paolo, una dalle Lettere Cattoliche e una dagli Atti degli Apostoli. Dopo ogni lettura, segue una prece sacerdotale. 

d) Trisagio e processione del Vangelo. Il suddiacono, preceduto dai cerofori e dai portatori di flabello, conduce il Vangelo in processione per farlo baciare al popolo, mentre il coro canta il Trisagio. I sacerdoti e i celebranti escono dal Sancta Sanctorum per mettersi nel cosiddetto "Sanctus", ovvero sull'ambone. Dopo la processione si canta una litania.

e) Vangelo e Omelia. Il sacerdote recita dunque il Vangelo in modo molto solenne. 

d) Rinvio dei Catecumeni.

g) Bacio di Pace e Credo. I diaconi, dopo aver fatto uscire i catecumeni, intonano il Credo mentre i fedeli si scambiano il bacio della pace. 

h) Offertorio. Il sacerdote si lava le mani e svela i vasi sacri, che erano stati coperti alla fine delle Apologie.  Dopo la preghiera di san Basilio, che conclude l'Offertorio, l'Ordine Comune è finito.


La lettura del Vangelo

L'ANAFORA

La liturgia prosegue con l'Anafora. La divina liturgia Etiope ha una peculiarità, sconosciuta nelle tradizioni liturgiche sia latine che bizantine, ovvero la variabilità delle anafore. Nell'Occidente latino, il prefazio era variabile, ma non era tutta la struttura dell'Anafora a subire modifiche. Nel rito etiope, al contrario, vi è una grande ricchezza liturgica. La Chiesa Etiope conta quattordici anafore, che sono: 

1. Anafora degli Apostoli, secondo la tradizione scritta dagli Apostoli stessi dopo l'Ascensione di Cristo, e tramandata ritualmente solo in Etiopia, e corrisponde al Canone Eucaristico di sant'Ippolito di Roma (+250). E' quella che, secondo gli etiopi, san Frumenzio utilizzava per la sua liturgia. 

2. Anafora del Signore, la quale proviene da un testo noto come Testamentum Domini, che pretende di essere una sorta di testamento lasciato dal Signore Gesù Cristo agli apostoli, con regole di morale, di prescrizioni rituali e di indicazioni di vita. Il primo testo rinvenuto di questo Testamentum è un siriano del V secolo. 

3. Anafora di san Giovanni Evangelista, composta dall'Apostolo secondo la tradizione etiope. 

4. Anafora di Santa Maria, composta dal vescovo Ciriaco di Behnesa (Egitto) sotto dettatura della Madre di Dio. 

5. Anafora di sant'Atanasio il Grande, composta nel IV secolo proprio da lui.

6. Anafora di san Basilio, scritta da san Basilio di Cesarea in Cappadocia, nel IV secolo. 

7. Anafora di San Gregorio di Nissa, contemporaneo di san Basilio.

8. Anafora dei Trecento, composta dai 318 vescovi presenti al Concilio di Nicea del 325 d.C., secondo la Tradizione etiope importata in Etiopia dagli emissari della Chiesa d'Egitto a quel concilio.

9.  Anafora di sant'Epifanio.

10. Anafora di san Giovanni Crisostomo, la medesima della liturgia che porta il suo nome.

11. Anafora di san Cirillo di Alessandria, composta da lui agli albori del V secolo. 

12. Anafora di san Giacomo di Serough, vescovo e scrittore siriano del VI secolo, nonché poeta, autore di una imponente raccolta di settecento omelie scritte in metri poetici. 

13. Anafora di [san] Dioscoro, il principale teologo monofisita, colui che rinnegò il Concilio di Calcedonia e separò la Chiesa d'Alessandria dalla comunione con Costantinopoli. All'epoca, l'Etiopia si trovava sotto il dominio ecclesiastico di Alessandria d'Egitto, e così adottò questa anafora. 

14. Anafora di san Gregorio II il Taumaturgo.

Vi sono poi altre anafore, non presenti tuttavia in modo uniforme, e non utilizzate da tutte le chiese etiopi, che sono l'anafora di san Marco Evangelista, l'anafora di san Giacomo il Fratello del Signore, e altre due anafore mariane. Queste ultime quattro sono considerate "Anafore Apocrife". 


La liturgia etiope

Ogni anafora viene adottata per un giorno specifico o per una festa ad essa collegata. Ad esempio, la Anafora di Dioscoro viene adottata per le grandi feste di Natale, Pasqua, Epifania, Ascensione, Pentecoste e nel giorno della Trinità; la anafora degli Apostoli viene adottata come anafora usuale; la anafora di Santa Maria viene utilizzata per le feste mariane, e così via. 

STRUTTURA  DI UNA ANAFORA

La Anafora Etiope segue uno schema base, che possiamo riassumere in questo modo:

a) Ringraziamento Eucaristico
b) Intercessione
c) Sanctus
d) Istituzione ed Epiclesi
e) Preghiera della Frazione del Pane
f) Padre Nostro
g) Inclinazione
h) Preghiera cosiddetta << Angelica >>
i) Preghiera di pentimento, ovvero la ripetizione della prece: "Cristo, abbi pietà di noi" per 41 volte.
l) Invito alla Comunione
m) Preghiera "Guida dell'anima" cui segue la purificazione del calice e della patena. 
n) Ringraziamento e benedizione finale
o) conclusione del rito. 

I celebranti

Secondo i Canoni Ecclesiastici della Chiesa d'Etiopia, i celebranti dovrebbero essere sette per ogni liturgia, anche se si può scendere a cinque. I ruoli sarebbero primo sacerdote, sacerdote "assistente", diacono, ipodiacono, lettore, ceroforo (chierichetto) e "ventilatore", ovvero il portatore del flabello. Nelle liturgie cosiddette "semplici", il ceroforo e il portatore di flabello non sono presenti. La liturgia etiope è sempre cantata, non esiste la "Messa letta" o "Bassa" come viene chiamata dai Cattolici. 

La concelebrazione, intesa come più sacerdoti che consacrano insieme, è considerata anti-canonica.  Sono ammessi i sacerdoti "assistenti" che svolgono alcune parti dell'ufficio liturgico, ma senza co-consacrare. Curiosamente, i Latini antichi avevano la medesima forma di celebrazione e concelebrazione [vedi anche: la concelebrazione nell'antica Chiesa Latina]. 

Secondo il commentario liturgico etiope Fet'ha Negest, i paramenti dei celebranti dovrebbero essere di colore bianco in ricordo della Trasfigurazione del Signore, ma da molti secoli i sacerdoti etiopi hanno accesso a paramenti colorati, del tutto simili ai motivi decorativi "bizantini". 

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FONTI

THE ETHIOPIAN DIDASCALIA, English translation by J.M. Harden, London, 1920

J.M. Harden, THE ANAPHORAS OF THE ETHIOPIC LITURGY, London 1920

THE LITURGY OF THE ETHIOPIAN CHURCH, English translation of the Ethiopian Missal, by the Ethiopian Orthodox Church, Addis Abeba, 1954.

THE LITURGY IN THE ETHIOPIAN CHURCH, Marcos Daud, Kingstone (Jamaica), 1991. 

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