Il "Prato Spirituale" descrive un tentativo da parte dei monaci di avvelenare un santo vescovo, a cui fu offerto un bicchiere d'acqua da bere. Il santo padre, consapevole delle intenzioni della confraternita, rimase in silenzio. Prese il bicchiere avvelenato e, facendosi tre volte il segno della croce con due dita, disse: "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, bevo questo bicchiere". Lo bevve in presenza di coloro che gli stavano davanti e non gli accadde alcun male. (Vedi Letteratura Georgiana, Vol. 1, Giovanni Mosco, "Paradiso", p. 398).
Nelle traduzioni moderne, come per esempio quella russa (Pubblicata a Sergiev Pasad del 1915), il numero di dita è omesso, mentre nella versione di Alexander Petrovich Golubtsov, il dito diventa addirittura uno singolo.
Padre Archil Mindiashvili, un sacerdote della chiesa ufficiale georgiana, ha tradotto in lingua moderna il testo dalla biblioteca nazionale, rendendo l'originale ( ორი თითი) con "due dita".

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