mercoledì 25 giugno 2014

Lettera dell'Arciprete Antonio Lotti "Sulla Liturgia in lingua moderna"

Gentile Signor S.,
Lei è perplesso per l'uso liturgico della lingua parlata, nella fattispecie italiana. Le sue argomentazioni mi ricordano quelle di Padre Nicola Madaro, mio stimato concittadino francavillese, e ora Sacerdote a Venezia. Che dirle, che non abbia giа detto a Padre Nicola? Pur conoscendo il greco, io non sono Greco, sono Italiano. Vado più d'accordo col santo vescovo Innocenzo dell'Alaska, il quale tradusse i testi liturgici e biblici nella lingua degli Indiani Aleutini (tutt'ora Ortodossi insieme con diverse tribù del Nord America). Non vado affatto d'accordo con i vescovi germanici (eretici, tra l'altro, perchè filioquisti), che perseguitarono i santi Cirillo e Metodio con l'accusa delle loro traduzioni in slavonico (i predetti, guarda caso, professavano che le sole lingue gradite a Dio in liturgia erano il latino, il greco e l'ebraico). Penso all'orrore degli Ebrei di Palestina quando seppero che 70 saggi avevano tradotto la Bibbia in... greco! Questa versione è poi divenuta l'unica riconosciuta dai Cristiani Ortodossi, pur tradotta in centinaia di lingue "parlate", di cui solo 200 nella sfera della Chiesa Russa. Penso almeno al classico siriaco (per rimanere nell'ambito liturgico ortodosso) e alle recenti traduzioni in arabo, che hanno arginato, forse da sole, (denaro e potentati mancando) il proselitismo papista e mussulmano sugli Ortodossi Mediorientali. Penso alla lingua inglese, che ha fatto ortodossi tanti Anglosassoni (intere parrocchie e diocesi, tanto per intenderci, mentre in America le chiese dove si celebra in greco mi vengono descritte come dei club riservati su rigorosa base razziale). Concludo, per non dilungarmi con i mille esempi che ho in mente: gli Apostoli continuano oggi a parlare le lingue esattamente come il giorno della Pentecoste! Cosa le può far pensare che il parto o il medo, il fenicio o il greco della koinè siano meglio dell'italiano, dell'inglese, o dell'aleutino?
Preciso che non mi paragono certo agli Apostoli per aver tradotto qualche testo, ma affermo che questa traduzione è nell'ottica missionaria e pastorale della Chiesa, quella Ortodossa nella sua plenitudine, e quella Russa in particolare, cui mi onoro di appartenere in piena canonicità. Per ciò che mi riguarda, ho ricevuto la benedizione da ben due Ierarchi che si sono succeduti quali miei diretti superiori, e perciò non dico e non applico idee strampalate e personali, ma compio il dovere missionario con i mezzi culturali di cui dispongo. Questo è il primo punto da chiarire.
Il secondo punto verte sulla perfetta legittimità del greco liturgico. Sono d'accordo con Lei. Oltre alle Sue argomentazioni, in parte psicologiche, in parte attinenti al "numen", mi permetto di aggiungerne un'altra: alla lingua "greca" della liturgia, col suo patrimonio teologico e innologico grandioso e originale, si rifа ancor oggi la Nazione dei Romani (l'erede, cioè, dell'Impero Romano legittimo, della sua cultura e della sua fede) cui noi tutti Ortodossi (anche gli Indiani Aleutini!) apparteniamo idealmente. Non ho dunque nulla da eccepire ai suoi argomenti in favore del "greco" (forse lo si può chiamare greco-romaico), ma non mi sento di assolutizzarli al punto da disprezzare le altre lingue, che possono sempre riaccumulare il patrimonio liturgico-teologico, pur con "suoni" diversi, come è giа accaduto per lo slavonico.
A questo proposito le faccio notare che lo slavonico, così come il greco liturgico, non sono lingue morte come il latino, ma una sorta di lingua "specifica", relativamente comprensibile da tutte le classi culturali di quelle aree linguistiche; il modello per le nuove lingue è proprio questo: creare una lingua aulica, letteraria, con un dizionario specifico, e di mantenerlo per le future generazioni senza riforme degne di nota, nell'ambito dell'area linguistica prefissata; per fare un esempio, una grazia divina la si può tentare di scucire o di strappare, chiedere, o, nel linguaggio liturgico, "impetrare", a seconda dei livelli culturali, e ciò senza dover parlare greco. Introduco così il terzo punto: il linguaggio liturgico ha un vocabolario particolare e un livello elevato: verosimilmente l'Aleutino impiegato da Sant'Innocenzo è quello della "letteratura", e non quello di chi baratta pesce con pelli di castoro; l'italiano delle mie traduzioni, senza poetica e senza stile marcato, voleva avere gli stessi intenti.
Quanto al libro in sè, non gli sia severo, ma lo consideri come un esperimento per conseguimenti migliori e come una guida per chi, divenuto Ortodosso, non cessa di essere Italiano. Tutto il testo è giа stato rivisitato, e sarò grato anche a Lei se volesse farmi giungere le Sue osservazioni. A dispetto di chi usa pretesti come questi per dividere gli Ortodossi italiani e poi perderli a causa di qualche patto "ecumenico", presto stamperò anche una raccolta innologica. A Lei resterà di comprendere che le certezze della Chiesa Ortodossa non vanno cercate nelle espressioni linguistiche, nè nei "suoni" diversi che un laringe umano può emettere per significare le stesse cose, nè nella dovizie delle tradizioni locali benedette dalla Chiesa, ma nelle incrollabili verità dogmatiche della Chiesa stessa: a che cosa Le servirebbe la sicurezza di una Liturgia in greco se poi qualche ortodosso campione della grecitа barattasse con "chiese" eretiche e mondane le stesse verità della santa fede? Non si lasci dunque distogliere da argomenti marginali, e concentri la sua vigilanza sulla "parte migliore, che non Le sarа tolta" al momento del giudizio finale.
La saluto, e chiedo umilmente per Lei ogni bene dall'alto, primo fra tutti il dono della Fede Ortodossa, non greca, non russa, non siriaca, ma semplicemente e totalmente Ortodossa.
Arciprete Antonio Lotti

tratto dal sito russo del Monastero di Santa Trinità e di Sant'Antonio di Sija
( sito: http://ortodossia-sija.ortox.ru/la_divina_liturgia/view/id/1113773)

mercoledì 18 giugno 2014

Latinità Ortodossa - Le Litanie Lauretane


Nota del blogger
Il più antico testo nel quale sono riprodotte risale al XII secolo ( 1100), sicuramente erano più antiche, composto da 73 invocazioni alla Madre del Redentore. Io l'ho "ripulito" dalle invocazioni successive, quelle inserite nei secoli e non conformi all'originale, ossia "Regina del Sacratissimo Rosario" (1500) "Regina Assunta nei Cieli" ( 1950) e "Regina della Famiglia" ( Giovanni Paolo II). Divennero famose presso il santuario della Madonna di Loreto, dal quale prendono il nome

L'icona di riferimento è "Madre di Dio dispensatrice di intelligenza", che è di fatto una orientalizzazione dell'originale statua:

LITANIE LAURETANE
Inizio: suppliche a Gesù
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà.
Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici.

Invocazioni alla SS. Trinità
Padre del Cielo, che sei Dio; Abbi pietà di noi
Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio; Abbi pietà di noi
Spirito Santo, che sei Dio; Abbi pietà di noi,
Santa Trinità, unico Dio; Abbi pietà di noi.

Litanie alla Madonna
Lodiamo, preghiamo ,cantiamo Maria Invochiamo, supplichiamo, chiediamo il Suo Amor.
    Santa Maria, prega per noi
    Santa Madre di Dio, prega per noi
    Santa Vergine delle vergini, prega per noi
   Maria, Regina degli Angeli, prega per noi.
    Santa sposa del giusto Giuseppe, prega per noi
    Madre di Cristo, prega per noi
    Madre della Chiesa, prega per noi
Maria, Regina degli Angeli, prega per noi.
    Madre della divina grazia, prega per noi
    Madre purissima, prega per noi
    Madre castissima, prega per noi
      Maria   Regina degli angeli, prega per noi.
    Madre sempre vergine, prega per noi
    Madre immacolata, prega per noi
    Madre degna d'amore, prega per noi
   Maria Regina degli Angeli, prega per noi.
    Madre ammirabile, prega per noi
    Madre del buon consiglio, prega per noi
    Madre del Creatore, prega per noi
   Maria Regina degli Angeli prega per noi.
    Madre del Salvatore, prega per noi
    Madre di misericordia, prega per noi
    Vergine prudentissima, prega per noi
  Maria Regina degli Angeli prega per noi.
    Vergine degna di onore, prega per noi
    Vergine degna di ogni lode, prega per noi
    Vergine potente, prega per noi
   Maria Regina degli Angeli prega per noi.
    Vergine clemente, prega per noi
    Vergine fedele, prega per noi
    Specchio della santità divina, prega per noi
   Maria Regina degli Angeli  prega per noi.
    Sede della Sapienza, prega per noi
    Causa della nostra letizia, prega per noi
    Tempio dello Spirito Santo, prega per noi
   Maria Regina degli Angeli prega per noi.
    Tabernacolo dell'eterna gloria, prega per noi
    Dimora tutta consacrata a Dio, prega per noi
    Rosa mistica, prega per noi
  Maria Regina degli Angeli prega per noi.
    Torre di Davide, prega per noi
    Torre d'avorio, prega per noi
    Casa d'oro, prega per noi
   Maria Regina degli Angeli prega per noi.
    Splendore di Grazia, prega per noi
    Arca dell'alleanza, prega per noi
    Porta del cielo, prega per noi
   Maria Regina degli Angeli prega per noi.
    Stella del mattino, prega per noi
    Salute degli infermi, prega per noi
    Rifugio dei peccatori, prega per noi
   Maria Regina degli Angeli, prega per noi.
    Consolatrice degli afflitti, prega per noi
    Ausilio dei cristiani, prega per noi
    Regina degli Angeli, prega per noi
  Maria Regina degli Angeli prega per noi.
    Regina dei Patriarchi, prega per noi
    Regina dei Profeti, prega per noi
    Regina degli Apostoli, prega per noi
    Maria Regina degli Angeli prega per noi.
    Regina dei Martiri, prega per noi
    Regina dei confessori della fede, prega per noi
    Regina dei veri cristiani, prega per noi
 Maria Regina degli Angeli  prega per noi.
    Regina delle Vergini, prega per noi
    Regina di tutti i Santi, prega per noi
   Maria Regina degli Angeli prega per noi

Agnus
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, ascoltaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.

Conclusione:
Prega per noi, Santa Madre di Dio. E saremo degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo. Concedi ai tuoi figli, Signore Dio nostro, di godere sempre la salute del corpo e dello spirito, per la gloriosa intercessione di Maria santissima, sempre vergine, salvaci dai mali che ora ci rattristano e guidaci alla gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

martedì 17 giugno 2014

Riflessione di S.S. Kirill I di Mosca sul senso della Chiesa


Anche se vecchia, perchè è del febbraio scorso, quando l'ho letta pochi giorni fa l'ho trovata illuminante, ho deciso di pubblicarla ancora.


Intervista al SS il Patriarca Kirill a 5 anni della sua intronizzazione

Pjotr Tolstoj: Qui Sua Santità il Patriarca Kirill ci ha rilasciato la sua prima intervista televisiva dopo l'intronizzazione. Allora il Patriarca aveva parlato della perdita della società dell'idea del peccato, su cosa sono il bene e il male. Purtroppo, in questo, negli ultimi cinque anni, poco è cambiato.
Patriarca Kirill: Penso che il problema principale del mondo moderno sia la perdita del concetto di peccato. Una delle possibili traduzioni della parola "peccare" dal greco in russo è "sbagliare la mira". Il peccato significa la perdita del bersaglio, l'errore nella mira. Tutti vogliono essere felici. Il mondo è immerso nel peccato, e di conseguenza nella malattia e nelle avversità. E il compito della Chiesa è che questo sia detto e gridato al mondo di oggi. E tutto il resto è secondario.
Pjotr Tolstoj: Siamo ora nel monastero Danilov a Mosca, presso la residenza del Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Rus'. Fino a poco tempo fa era parte del monastero. Cioè, qui si prendono tutte le decisioni importanti per la Chiesa Ortodossa Russa, e qui è dove Sua Santità il Patriarca ci ha assegnato oggi un incontro. Per mezz'ora il capo della Chiesa ortodossa russa ha risposto a una serie di domande molto diverse: sull'indipendenza finanziaria del Patriarcato, sugli attacchi alla Chiesa e su ciò che costituisce di fatto la vita del Patriarca, su cosa è cambiato nei cinque anni dall'intronizzazione del Patriarca Kirill per la Chiesa e per lui stesso. E, naturalmente, la più importante – perché ogni giorno centinaia e migliaia di ortodossi sono alla ricerca proprio in chiesa di una risposta alla domanda "come vivere nel modo giusto?"
Pjotr Tolstoj: Ha avuto frustrazioni durante questo periodo?
Patriarca Kirill: Le frustrazioni a volte capitano alle persone – vale adire, uno si aspetta molto, e ottiene di meno. Ma forse questo capita a tutti i dirigenti, e probabilmente qualcuno è deluso di me. Questo è un processo naturale.
Ecco quella che è chiamata sala del trono. Beh, su questo trono, non mi sono mai seduto, ve lo dico apertamente, è solo il simbolo dell'autorità patriarcale. Questo trono è una copia di quello personale del Metropolita Pietro di Kiev, Mosca e di tutta la Rus'. Qui c'è la mitra di intronizzazione del Patriarca.
Pjotr Tolstoj: L'ha mai usata?
Patriarca Kirill: Una sola volta. Servire con questa mitra è difficile, è molto pesante. Nel vero senso della parola, è pesante.
Pjotr Tolstoj: Ma in generale è un lavoro tanto difficile?
Patriarca Kirill: Per me è piuttosto imbarazzante parlare in generale dal mio punto di vista personale.
Pjotr Tolstoj: Allora, solo per curiosità umana...
Patriarca Kirill: Solo per curiosità umana le dico che in un certo senso questo è come una consacrazione monastica. Un eremita rinuncia completamente al mondo. Un patriarca formalmente non si stacca dal mondo, al contrario, se è strappato dal mondo, scompare. L'esperienza del servizio patriarcale mi convince che questa croce può essere portata davvero solo quando preghi per tutta la Chiesa.
Pjotr Tolstoj: Il Patriarca è commemorato a ogni funzione...
Patriarca Kirill: Non solo le commemorazioni. Le preghiere a casa per il Patriarca. Io raccomando sempre: non dimenticatelo, per favore, pregate per me. Ho bisogno di queste preghiere, come nessun altro ne ha bisogno. E sono sicuro che è solo attraverso queste preghiere che la forza fisica è appena sufficiente.
Patriarca Kirill: Questa è la chiesa della residenza patriarcale sinodale. E proprio in questa chiesa, è notevole che entrino per la nomina i vescovi eletti.
Pjotr Tolstoj: Santità, ha visto molte nomine a cattedre episcopali durante la sua permanenza a capo della Chiesa? Vuole che i vescovi siano più vicini alle parrocchie?
Patriarca Kirill: Io desidero che le eparchie siano più piccole, affinché i vescovi abbiano più possibilità di visitare le parrocchie, e l'esperienza dimostra che molti vescovi hanno già visitato due o tre volte tutte le parrocchie, cosa che sarebbe stata impensabile al momento in cui c'era un singolo vescovo in una diocesi molto grande. Noi eleggiamo persone con grande esperienza di Chiesa. E i candidati non provengono dalla capitale, sono giovani che hanno terminato l'Accademia.
Pjotr Tolstoj: I candidati sono abbastanza?
Patriarca Kirill: Per grazia di Dio, sono ancora sufficienti. Neanche io mi aspettavo quanti candidati avessimo. Bisogna solo cercare nel paese. Non cerchiamo i candidati a Mosca e a San Pietroburgo, anche se pure qui ci sono persone degne, ma guardiamo in giro, in tutto il paese, ed ecco le persone adatte, persone semplici... A proposito, quasi tutti hanno due lauree, una superiore laica e una ecclesiastica. Oppure, se mancano di istruzione superiore laica, hanno una buona istruzione ecclesiale, teologica. E poi, oltre alla formazione – la scuola della vita. Hanno una marcia in più, per così dire.
Pjotr Tolstoj: Mi dispiace di averla trattenuta con tante domande...
Patriarca Kirill: Ora vado all'altare, così inizia sempre la mia giornata. Permettetemi...
Pjotr Tolstoj: Molti pensano seriamente che la Chiesa riceva soldi dallo Stato.
Patriarca Kirill: la Chiesa non riceve soldi dallo Stato. Per la verità, in tempi relativamente recenti, la Chiesa ha cominciato a ricevere soldi dallo Stato solo per la ricostruzione di chiese, per il restauro...
Pjotr Tolstoj: ...di monumenti.
Patriarca Kirill: ...di quelle chiese che sono monumenti, e che sono di proprietà dello Stato. Ma fino a poco tempo fa, compreso il periodo sovietico, abbiamo restaurato con i nostri soldi ciò che non ci appartiene di diritto, legalmente. Ma abbiamo restaurato tutte le chiese che abbiamo usato. Senza alcuna fonte di reddito diversa dalle donazioni.
Pjotr Tolstoj: E com'è organizzato, dunque il lato finanziario? Perché questa domanda preoccupa molti, e le persone possono inconsapevolmente, così dicono alcuni, percepirne una versione selvaggia, per essere onesti. Ora, c'è la parrocchia, c'è la diocesi. O almeno così: parrocchia, decanato, diocesi.
Patriarca Kirill: sì.
Pjotr Tolstoj: E, di conseguenza, questa catena di finanziamenti dai parrocchiani, dalle persone che vengono al tempio a fare donazioni o a comprare candele, come procede, dove si sposta il denaro? E chi gestisce il denaro? Anche perché, allora, in questo senso è diverso....
Patriarca Kirill: La gente viene in chiesa, fa offerte o compra candele. Inoltre, da noi non c'è alcuna tariffa per i treby [riti su richiesta]. Poiché le attività parrocchiali sono la principale fonte di reddito per tutta la Chiesa, quando si celebrano riti, come, per esempio, battesimi o funerali, la gente dona quello che vuole. So che c'è un dibattito nel cui contesto questo principio è ridicolizzato, cosa che è molto ingiusta e amara. Perché chiunque può essere battezzato o sposarsi in chiesa senza soldi. Sappiamo che a Mosca e nei capoluoghi di provincia le parrocchie sono ricche.
Ma nei villaggi o nelle campagne spesso i costi sono semplicemente insostenibili. Pertanto, ci sono diversi standard. E il vescovo stabilisce un tetto massimo per i compensi che possono essere richiesti nelle parrocchie di villaggio o nelle zone rurali, oppure indica l'ammontare delle donazioni. Nelle chiese urbane ci saranno altri standard di donazioni.
La maggior parte del denaro rimane nella parrocchia, ma una parte del reddito della parrocchia va alla diocesi.
Pjotr Tolstoj: E quando i figli chiedono al sacerdote: "Papà, possiamo andare al mare?", e lui dice, "No, non possiamo. Non è possibile, abbiamo una parrocchia – dodici persone. Ed ecco il pagamento alla diocesi, la tassa per il gas, e..."
Patriarca Kirill: Se la parrocchia è costituita da dodici persone, allora non c'è alcun contributo diocesano, o solo un contributo simbolico. Il più simbolico che chiunque possa pagare. In fondo, i contributi diocesani sono forniti da parrocchie – e sono contributi reali – dove c'è veramente molta gente, e dove si accumulano molti fondi.
Pjotr Tolstoj: Dietro queste porte c'è lo studio. E qui è il luogo dove il Patriarca lavora ogni giorno.
Patriarca Kirill: Ogni giorno. Io lavoro qui e ricevo qui i miei stretti collaboratori.
Pjotr Tolstoj: E come inizia la sua giornata? Viene qui alla residenza, va in ufficio ed ecco tutto?
Patriarca Kirill: Apro questa valigia qui – oggi pesa sei chili – e qualche volta due valigie, in tal caso saranno dodici chili.
Pjotr Tolstoj: Ora tutti quelli che potrebbero provare invidia cesseranno di invidiarla, perché qui ha una valigia piena di documenti, e ho appena visto che anche il tavolo è pieno di cartelle...
Patriarca Kirill: Ogni giorno esamino documenti diversi, a volte da 100 a 300 pagine di testo. Questo richiede molto tempo e fatica. Per far fronte a questo, è necessario lavorare fino a tardi... fino a tarda notte, e anche tutta la notte, oppure alzarsi molto presto la mattina.
Pjotr Tolstoj: Ma sono tutti fondamentalmente documenti sulla vita interna della Chiesa, vero?
Patriarca Kirill: Sono documenti diversi. Documenti legali, documenti finanziari.
Patriarca Kirill: Il sacerdote non aiuta tanto con le sue conoscenze, quanto con la sua esperienza spirituale personale. La Chiesa non porta nulla di male, non insegna il male – insegna il bene.
Pjotr Tolstoj: Perdonatemi, ma già cinque anni fa abbiamo detto che molto è cambiato nella Chiesa. Vorrei chiederle del ruolo sociale della Chiesa. Ci dica in cosa consiste la differenza significativa tra qualsivoglia organizzazione caritativa informale e la Chiesa.
Patriarca Kirill: Penso che tra i cristiani, tra i credenti in generale, vi sono motivazioni molto profonde e forti per compiere buone azioni. C'è sempre stata, indipendentemente da come sia stata chiamata - un'opera sociale o semplicemente delle buone azioni.
Pjotr Tolstoj: Fin dai tempi di Cristo.
Patriarca Kirill: Dai tempi di Cristo, dai tempi degli Apostoli, dai tempi di Maria Maddalena. Ma sempre, si è basata su semplici e persuasive parole: la fede senza le opere è morta. Pertanto, se predichiamo Cristo, se diciamo che il messaggio del Vangelo è attuale, e allo stesso tempo non facciamo ciò che consegue da questo messaggio – diventiamo bronzo che suona e cimbalo che tintinna, come dice l'apostolo Paolo.
Ecco come penso che la nostra opera sia diversa da tutte le altre. Anche se non differisce molto formalmente, ci sono molte organizzazioni che sono ottimamente impegnate nell'opera sociale. E, forse, dal punto di vista di un principio organizzativo, non può esserci nulla di peggio che lasciar fare le cose a noi. Anche se naturalmente, negli ultimi tempi sono lieto di poter dire che questo lavoro è molto, molto ben organizzato. Anche in questo caso, resta molto da fare, ma oggi l'opera sociale della Chiesa è organizzata, a mio parere, in modo molto corretto.
Pjotr Tolstoj: E a chi la Chiesa dovrebbe offrire aiuto in primo luogo: a chi non è protetto all'interno della nostra società?
Patriarca Kirill: Iniziamo, prima di tutto, dalle nostre comunità. Ci sono molti ortodossi che vivono da soli, anziani.
E ci sono queste nostre enormi parrocchie – ancora la domanda sul perché c'è bisogno di più parrocchie. Poiché queste enormi parrocchie, con migliaia di parrocchiani, non danno la possibilità di organizzare una vera comunità cristiana, dove, tra l'altro, ci sia cura per i bisognosi all'interno della comunità stessa.
Pjotr Tolstoj: Perché la comunità è come una famiglia.
Patriarca Kirill: La comunità è come una famiglia, il sacerdote deve conoscere tutte le persone sole, tutti i sofferenti, le cause della loro sofferenza, e con l'aiuto dei suoi assistenti, che ormai, devono esserci, in base alle disposizioni del Concilio dei vescovi, in tutte le principali parrocchie bisogna lavorare con queste persone e trovare il modo per aiutare tutti. Questo credo sia il passo più importante che abbiamo fatto negli ultimi cinque anni.
Pjotr Tolstoj: Mi perdoni, ha parlato di assistenza sociale nel paese – abbiamo davvero una situazione complessa sotto molti aspetti. Ma, tuttavia, la Chiesa ortodossa russa aiuta molto anche all'estero, fuori dalle frontiere. E, di conseguenza, la questione – anche nel nostro paese ci sono molti problemi – forse alcuni problemi del popolo della Siria sembrano di terz'ordine di fronte a ciò che sta accadendo da noi negli orfanotrofi, nelle case di cura.
Patriarca Kirill: Esiste una tale filosofia. Ma è una cosa impossibile per chi confessa la propria fede, limitare le proprie attività all'interno di qualsiasi confine particolare.
Pjotr Tolstoj: Cioè, non si può essere selettivi...
Patriarca Kirill: Certo, non si può essere selettivi. Se non ti addolora l'anima l'odierna uccisione di persone innocenti in Siria, se non ti addolora l'anima il fatto che là rapiscano le monache, violentino le ragazze cristiane scaccino migliaia di cristiani dal luogo storico di residenza, allora significano ben poco le buone azioni fatte per la scuola materna che sta vicino a te. Questa è una questione che riguarda tutta la persona umana, la sua castità, la sua integrità. Non si può essere buono in un posto e insensibile in un altro. Significa che da qualche parte si è falsi – in un luogo o nell'altro. Ma per dirla in modo più concreto, in realtà, la Siria, il Medio Oriente, è il luogo da cui proviene il cristianesimo. Proprio ad Antiochia, nell'Antiochia storica, che è ora sul territorio della Turchia, ma era nella Siria storica, per la prima volta una comunità di credenti in Cristo è stata chiamata "i cristiani". Da lì è nato tutto.
Pjotr Tolstoj: La culla.
Patriarca Kirill: La culla. E l'inizio della civiltà cristiana. E ora i cristiani sono espulsi dal Medio Oriente.
Cosa significa questo? Questo significa un enorme cambiamento culturale e geopolitico sulla scala della civilizzazione. E solo le persone che vedono la realtà in modo restrittivo non capiscono che cosa può effettivamente portare questa tragedia all'intera razza umana, a tutte le persone.
Pjotr Tolstoj: in cinque anni ci sono state molte storie spiacevoli legate agli attacchi su di lei, in particolare, e agli attacchi contro la Chiesa. È chiaro che in qualità di persona che sta a capo della Chiesa, tutto ciò, per così dire, la fa riflettere e preoccupare umanamente?
Patriarca Kirill: Ciò dipende un po' dalla natura dell'irritazione, che tipo di stimolo. Non si tratta di attacchi alla persona, ma di attacchi al capo della Chiesa. E attraverso di lui, all'intera Chiesa. Perciò prendo questo tipo di attacchi come una strategia precisa, come azioni definite che hanno il loro scopo.
Pjotr Tolstoj: Ma lei è una persona logica, in questo momento parla a mente fredda, e umanamente le fa male, vero? Ci sono momenti in cui questo la sbalordisce direttamente?
Patriarca Kirill: Sa, quando per la prima volta hanno cominciato a scrivere di me queste cose incredibili, era nel 1995 o '96, quando ho aperto il giornale e ho letto di me, ho pensato: che siano diventati pazzi? Per quanto fosse necessario spiegare alla gente, che si trattava di incredibili equivoci, non ho mai più pensato lo stesso: perché l'hanno scritto? Questa è stata la reazione. E poi quando ho scoperto cosa c'è dietro questo tipo di pubblicazioni, quale strategia, quali finanze, il mio atteggiamento è cambiato. E da allora, per grazia di Dio, questo non mi ferisce più molto in termini umani.
Pjotr Tolstoj: È necessario rispondere?
Patriarca Kirill: Dipende. In alcuni casi, non si deve rispondere, in alcuni casi si deve. La prima cosa che abbiamo fatto è creare strutture adeguate, che ora si occupano professionalmente di questi problemi. Perché un patriarca o un vescovo, che sta davanti al trono di Dio, che è chiamato a pregare, a preparare prediche, a impegnarsi nel lavoro pastorale, non dovrebbe essere il più coinvolto professionalmente in questo elemento. Questo è un compito che dovrebbe essere svolto da professionisti, anche da parte dei laici.
Pjotr Tolstoj: E in genere le persone che vi circondano in questa opera di direzione nella Chiesa ortodossa russa, il vostro entourage che lavora al Patriarcato, queste persone le ha sostituite oppure non sono cambiate?
Patriarca Kirill: Come leader difficilmente cambio le persone. Penso che tutti possano trarre benefici, a determinate condizioni. In alcuni casi, quando si modificano le condizioni e una persona non porta alcun vantaggio, allora si deve cambiare la persona. Ma se cambi le condizioni, e la persona improvvisamente comincia a rivelare aspetti del suo carattere, della sua personalità che in precedenza erano invisibili, allora ringrazi Dio per aver trovato un assistente affidabile. Io sono una persona senza riguardi per nessuno, non mi nascondo mai, dico con i miei occhi quello che penso. E anche se sono insoddisfatto di qualcosa, mi permetto di parlarne in privato, ma non in modo aperto al pubblico.
Pjotr Tolstoj: In genere le piace l'inverno?
Patriarca Kirill: Mi piace.
Pjotr Tolstoj: Non ha sofferto di congelamento durante l'infanzia, no? Si sa, chi ha patito il gelo nell'infanzia, poi è diffidente verso l'inverno.
Patriarca Kirill: No, io amo l'inverno, soprattutto le giornate di gelo come quella di oggi, per me è facile.
Pjotr Tolstoj: Santità, volevo farle una domanda dopo che sono passati cinque anni da quando dopo la sua intronizzazione abbiamo parlato del suo senso della chiesa, del senso con aveva deciso di guidare la Chiesa ortodossa russa. Volevo chiederle, è cambiato qualcosa di quel senso in questi cinque anni?
Patriarca Kirill: C'è una comprensione più realistica di ciò che rappresenta per me la Chiesa, e una comprensione più realistica di ciò che significa essere Patriarca. Questa è una zona completamente nuova. Sentivo che ero sempre stato vicino al Patriarca, e che sapevo abbastanza bene tutto ciò che accade al piano superiore di autorità e di governo della Chiesa. Ma una cosa è essere vicino, e un'altra cosa è essere immerso in questa responsabilità. Qui c'è bisogno, forse, di qualche tipo di nuova esperienza che io ancora non ho, che mi avrebbe dato l'opportunità di liberare lo spazio per ciò che, forse, è la cosa più importante per il Patriarca: pensare, pregare e cercare di vedere chiaramente lo sviluppo della vita della Chiesa.
Pjotr Tolstoj: Santità, grazie per averci dedicato del tempo per parlare, per questa conversazione. Speriamo di avere ancora occasioni per continuarla.
Patriarca Kirill: Tutto è nelle mani di Dio.
Pjotr Tolstoj: Grazie di cuore.

Fonte: Sito della parrocchia San Massimo di Torino
www.ortodossiatorino.net

martedì 10 giugno 2014

Sul Rito Occidentale - Lettera di Sua Santità Sergio I, Patriarca di Mosca, a Vladimir Lossky

Caro Vladimir Nikolaevich,

I vostri sforzi missionari tra i non-ortodossi non possono che essere ammirevoli. Il pensiero che la nostra Missione debba svilupparsi in ordine di iniziative private è molto appropriato, e quindi dovrebbe godere di una certa autonomia dalle strutture amministrative ed ecclesiali, o, più propriamente, dal lavoro d'ufficio dal quale sono gravati. La Chiesa non è responsabile per le iniziative private che, a sua volta, la Missione promette per avere libertà di iniziativa che è così importante per la sua attività. Mi hai scritto circa la triste esperienza di una donna francese che ha richiesto di diventare Ortodossa, qui da me, a Mosca. Dopo aver attraversato vari canali, la sua richiesta ha trovato riscontro in p. Afanasij il quale  ha marinato il "piccolo giornale" direttamente sulla sua scrivania. Così, la francese non è stata ascoltata, né ricevuta. Se lei si fosse rivolta alla Fratellanza, forse il risultato sarebbe stato diverso; almeno ci sarebbe stato uno scambio di corrispondenza, se non una conversazione faccia a faccia. 

D'altra parte, si ha paura di ostacoli da parte del nostro Consiglio del Decanato Occidentale, composto dai sacerdoti della nostra parrocchia occidentale. Come riguardo ai recenti convertiti si scopre che non sono leader affidabili per la Missione e che, inoltre, essi stessi sono bisognosi di direzione. Per questo, tra tutte le varianti che proponete per la struttura della Missione, io mi limiterei a quello per cui la Missione fu affidata alla Confraternita creata per lo studio dell'Eterodossia ( cattolicesimo romano,ndt) con l'obiettivo di esporre agli Occidentali quella Ortodossia che, un tempo, era stata loro propria

Ritengo che la Fratellanza sia responsabile innanzitutto sull'attività preliminare: i contatti con coloro i quali vogliono convertirsi, lo sviluppo dei pre-requisiti necessarie - le procedure e le condizioni per ricevere un particolare gruppo, sia esso orientale od occidentale, la sua organizzazione parrocchiale, pastorale, etc. L'approvazione dei termini e la loro attuazione, nonché l'esame dei catecumeni e la loro accettazione nella Chiesa,  è una funzione esercitata dalla gerarchia ecclesiastica. 

Il Rito Occidentale da noi approvato dovrebbe essere considerato come un primo passo, frettolosamente messo insieme e quindi è soggetto a modifiche su base di nuove esperienze. Per esempio, taluni mi scrivono che il nostro popolo di Dio di rito occidentale è un po' confuso circa la venerazione delle immagini e la Santa Eucarestia praticata solo dai chierici (1). Probabilmente, ci sono una serie di elementi nel testo dei riti e nei servizi che hanno bisogno di una revisione. In altre parole, la nostra versione esistente del Rito Occidentale Ortodosso ( riti, testi e costumi) non può essere considerata come la versione ultima, e accettabile. Pertanto, qualora un gruppo si avvicinasse a noi e ci offrisse un usum localistico della liturgia Occidentale, od uno più completo,  nulla ci impedisce di accoglierlo. 

Un uso parallelo di due riti e servizi, e in particolare la Divina Liturgia, non sarebbe contrario alla Tradizione della Chiesa: per la nostra chiesa orientale sono celebrate tanto la San Giovanni Crisostomo, quanto la Liturgia dell'Apostolo Giacomo o di San Basilio. L'unico requisito è che la liturgia non sia "fatta in casa", ma basata chiaramente in una tradizione autentica della Chiesa, come ad esempio la Gallicana o, per i non-francesi, qualcun altra, non escludendo neppure il Rito Romano Antico, con delle correzioni.
Inoltre, il desiderio che taluni mi scrivono di avere Liturgie Orientali normali a Parigi, in lingua francese, non dovrebbe essere ignorato. Questo, mi dicono, è essenziale non solo per i francesi, che piuttosto per gli emigrati in sé, in particolare per i giovani che dimenticano la lingua russa gradualmente, e lo slavo ecclesiastico ancor di più. 

Tutto questo porta al suggerimento di stabilire una parrocchia speciale a Parigi, oltreché quella attuale di rito occidentale. Può essere chiamata Missione, o una parrocchia della Fratellanza, o qualcos'altro. La cosa importante è che possiamo, senza scomodare la nostra chiesetta del servizio occidentale caricandola con nuove assegnazioni, introdurre, se necessario, una nuova versione di rito occidentale o un rito orientale in francese. Quali sono le possibilità di istituire una parrocchia così speciale?
(...)
Per inciso vorrei ricordare: non dobbiamo imporre il nostro rito occidentale a nessuno, qualunque sia la versione, e che sia una scelta per coloro che entrano nella Chiesa. Quando vi fu un movimento verso l'Ortodossia da parte dei Cechi, A. Kyriev suonò l'allarme: "perchè i cechi hanno bisogno dell'Ortodossia, quando hanno la Chiesa Cattolica?" NON FACCIAMO LO STESSO ERRORE. Chiunque voglia il rito occidentale, lo usi. L'Ortodossia di Rito Occidentale ha un senso profondo. Questo è anche molto buono per un obiettivo immediato della nostra missione. Tuttavia, sappiamo di eterodossi colti e pensatori profondi, che erano attratti proprio dalla profondità e dalla ricchezza religiosa del nostro rito orientale. 
Per noi Orientali, il Rito Occidentale è una novità interessante, per gli Occidentali è un fatto accettato...

Chiamando su di voi e sulla Fratellanza la benedizione divina e sui tuoi personali sforzi per il nome della Chiesa, 
Vostro in Cristo,
+ Sergio, Metropolita 

Tradotto da: http://www.holy-trinity.org/modern/western-rite/sergius.html
(1) Un abuso liturgico molto frequente nell'Ortodossia slava è quello dell'allontanarsi del laicato dalla Comunione. E' raro tuttoggi, nel Duemila, vedere i laici prendere assiduamente l'Eucarestia. Un brutto vizio.

sabato 7 giugno 2014

Canone alla Santissima Trinità

                    Canone alla Santissima Trinità
                                     UFFICIO ANASTASIMO DELLA MEZZANOTTE

Ode I

Irmos. Tono 6.
Avendo attraversato il fondo del mare come se fosse la terra ferma, Israele, alla vista del persecutore Faraone che annegava, esultò gridando: Cantiamo a Dio un inno di vittoria. Santissima Trinità, Dio nostro, gloria a te!

Tropari.
Glorifichiamo le tre Ipostasi, potenze divine, la sembianza immutabile di un’unica natura, Dio buono ed amico dell’uomo, il quale ci da la purificazione dei nostri peccati.

Signore, unico in modo soprannaturale e nelle Persone dalla triplice luce, che costituisci un’unica divinità, fa rinsavire le nostre menti e rendici degni della tua divina illuminazione.

Gloria al Padre...

Avendo abbellito come una sposa la Chiesa delle nazioni, l’Apostolo Paolo le insegnò di chinarsi davanti a te, Dio unico dalle tre Ipostasi, dal quale, per opera del quale e nel quale tutto è stato creato.

Ed ora e sempre...

Dal tuo grembo, Madre di Dio, è uscito il Sole spirituale, che ci illumina con i raggi tre volte santi della divinità; cantandolo ti celebriamo devotamente.

Ode III

Irmos.
Non c’è Santo eguale a te, Signore Dio mio, che nella tua bontà hai glorificato i tuoi fedeli e li hai confermati sulla pietra della tua confessione.

Tropari.
Tu che hai abbellito, Dio dalla triplice luce, le schiere celesti, hai disposto che ti glorificassero con voci dalla triplice luce; assieme a loro accogli anche noi, che celebriamo la tua bontà.

Glorificando l’unica potenza divina, una, immutabile, triplice ed armonica, ti preghiamo con tutto il cuore di concederci ora il perdono dei nostri numerosi peccati.

Gloria al Padre...

Padre, che sei la Mente senza principio, Logos di Dio, a lui conforme e Spirito divino, buono e giusto, custodisci, poiché sei molto misericordioso, quanti fedelmente celebrano la tua potenza.

Ed ora e sempre...

Il mio Dio distrusse i campi della corruzione, divenendo uomo nel tuo grembo, Purissima, e liberò i progenitori dalla precedente condanna.

Kyrie, eleison (tre volte).

Kathisma. Tono 6.
Signore Dio, guarda dal Cielo e, misericordioso, vedi la nostra umiltà ed abbi pietà per la tua bontà e per l’amore verso gli uomini. Infatti da nessuna altra parte speriamo di ottenere il perdono del male fatto. Perciò sii con noi e nessuno oserà attaccarci.

Gloria al Padre… Ed ora e sempre ....

Purissima Signora, guarda dal Cielo e vedi i dolori delle nostre ferite ed abbi pietà, Purissima, e guarisci le fiamme della nostra coscienza bagnandole della tua rugiada e dì ai tuoi servitori: Io sono con voi e nessuno oserà attaccarci.

Ode IV

Irmos.
Il Cristo Salvatore è la mia forza, Dio e Signore, canta in modo conveniente a Dio la Chiesa gloriosa, esultando con la mete pura e celebrando il Signore.

Tropari.
Eleva la nostra mente, Unità dalla triplice luce, ed innalza l’anima ed il cuore di quanti ti celebrano e rendici degni del tuo splendore e della tua luce.

Allontanami da ogni difetto e trasfigurami nella virtù, tu, unica Trinità che non puoi essere rappresentata ed immutabile, e con i  tuoi raggi illuminami.

Gloria al Padre...

Avendole concepite precedentemente nel pensiero, hai creato sapientemente le schiere angeliche, servitrici della tua bontà, Unità dalle tre Ipostasi; con loro accogli anche la mia lode.

Ed ora e sempre...

Dio eterno ed increato, assunta la natura umana creata, le diede forma nel tuo santo grembo,  Madre di Dio, sempre Vergine.

Ode V

Irmos.
Ti prego, per la tua bontà illumina con la tua luce le anime di coloro che con amore vegliano per te, perché conoscano te, Logos di Dio, vero Dio, che chiami a te quanti si trovano nelle tenebre del peccato.

Tropari.
Pensando alla natura divinamente potente, dalla triplice luce ed unica, la quale provvede e salva tutti e tutto, Signore, vegliamo per te chiedendo il perdono dei peccati.

Padre, Dio senza principio, Figlio coeterno e Santo Spirito, Trinità che hai un unico principio, conferma coloro che ti celebrano e liberali da ogni pericolo ed affanno.

Gloria al Padre...

Dirigimi con la tua luce divina e guidami sempre ad accontentare la tua divinità dalle tre ipostasi, Sole della gloria, e rendimi partecipe del Regno divino.

Ed ora e sempre ...

Logos di Dio immutabile, che tutto sostieni e reggi con la tua mano onnipotente, difendi e proteggi coloro che ti glorificano, per le preghiere della Madre tua, la quale ti ha generato.

Ode VI

Irmos.
Vedendo il mare della vita agitato dalla tempesta delle tentazioni, mi sono rifugiato nel tuo porto quieto e ti invoco: Libera dall’abisso la mia vita tu che sei molto misericordioso.

Tropari.
Sapienza e giudizio dona a quanti ti glorificano, potenza divina dalle tre Ipostasi, e concedi a tutti di essere illuminati dai raggi della bellezza della tua bontà apportatrice di luce (due volte).

Gloria al Padre...

Luce indivisibile per natura del Triplice splendore, onnipotente, inaccessibile, illumina i cuori di coloro i quali fedelmente lodano la tua potenza e rivolgili all’amore divino.

Ed ora e sempre...

In te, che sei sempre Vergine, palesemente si stabilì il Signore, il quale regge tutti e tutto ed insegna agli uomini di inchinarsi all’unico volto dalla triplice luce della divinità.

Kathisma. Tono 6.
Padre e Figlio con il Santo Spirito, volgi il tuo sguardo a noi che ci inchiniamo con fede dinanzi a te e con ardore glorifichiamo, misericordioso, la tua potenza noi esseri terreni, poiché un altro oltre a te, non conosciamo. E dì a noi che ti celebriamo: Io sono con voi e nessuno osa agire contro di voi.

Gloria al Padre… Ed ora e sempre...

Volgi il tuo sguardo su noi, gloriosa Madre di Dio, fa risplendere i cuori nelle tenebre ed illumina il tuo gregge, Purissima, poiché puoi tutto ciò che vuoi, in quanto Madre del tuo Creatore e dì a noi che ti supplichiamo: Io sono con voi e nessuno osa agire contro di voi.

Ode VII

Irmos.
L’Angelo rese rugiadosa la fornace ai santi giovinetti, ma l’ardente ordine di Dio convinse i Caldei persecutori ad invocarti: Benedetto sei, Dio dei nostri Padri.

Tropari.
Rendi forte e decisa la mia mente, Unità dalle tre luci secondo le Ipostasi, affinché osservi e metta in pratica i tuoi comandamenti e sempre con fede ti celebri: Benedetto sei Dio dei nostri Padri.

Dio, indicibilmente unico, glorificato per l’identità della Natura, sebbene nelle Persone sia trino, proteggi tutti noi dalle varie tentazioni e difficoltà.

Gloria al Padre...

Consustanziale e coeterno glorifichiamo te Dio unico per natura e la Trinità con le caratteristiche delle Ipostasi distinte, la quale fa risaltare la semplice differenza delle Persone in un volto immutabile.

Ed ora e sempre...

Dio soprannaturale, Purissima, per amore degli uomini prese dal tuo puro grembo la nostra forma umana ed insegnò a tutti ad invocare: Benedetto sei, Dio dei nostri Padri.

Ode VIII

Irmos.
Ai Santi hai fatto sgorgare la rugiada dalle fiamme e con l’acqua hai bruciato la vittima del giusto, poiché, o Cristo, realizzi tutto ciò che vuoi; te magnifichiamo sopra ogni cosa in tutti i secoli.

Tropari.
Concedimi presto la purificazione dei miei peccati e la liberazione dalle varie mie passioni, armonica Trinità ed unità dalle tre Ipostasi, affinché ti glorifichiamo in tutti i secoli.

Sei conosciuto e proclamato come amante della misericordia e come Dio pietoso, Unità dalle tre luci e Trinità di un’unica sostanza; abbi pietà di quanti glorificano la tua grandezza.

Gloria al Padre...

Glorifichiamo con fede e magnifichiamo in tutti i secoli lo splendore dell’eterna Luce, il Logos generato dal Padre, assieme allo Spirito, Luce che dal Padre procede.

Ed ora e sempre...

Hai generato il medico degli uomini, Purissima, il Logos onnipotente, il Cristo Signore, che guarisce dalla ferita dei Progenitori quanti lo magnificano in tutti i secoli.

Ode IX

Irmos.
Agli uomini è impossibile vedere Dio, a cui non osano levare lo sguardo le schiere angeliche. Tuttavia in te, Purissima, s’è manifestato agli uomini il Logos Incarnato. Celebrando lui, con le schiere celesti ti glorifichiamo poiché sei beata.

Tropari.
Le schiere dei Cherubini, non potendo fissare la bellezza della tua gloria, Signore, si nascondono con le ali ed incessantemente cantano un inno trinitario, glorificando la potenza delle tre Ipostasi della tua potenza divina.

Il tuo splendore, Sole che non conosce il tramonto, concedi ai cuori dei tuoi servi, illumina le anime e liberale dai numerosi peccati, unico misericordioso e dalle tre Ipostasi, e rendici degni della tua vita immortale.

Gloria al Padre...

Divinità, che sei Luce e ricevi un uguale onore dai tre Soli e datrice di luce, illumina coloro che con fede ti glorificano e liberali dalle oscure azioni malvagie e rendici degni della tua residenza luminosa, poiché sei clemente e buono.

Ed ora e sempre...

Con molta sapienza il Figlio tuo, Vergine, creò l’uomo, ma, quando cadde nella corruzione, per mezzo tuo, degna di ogni lode, lo ricreò e riempì della Luce divina, che non tramonta, tutti coloro che ti glorificano come vera Madre di Dio.

Tropari.
Di Gregorio Sinaita.
È veramente cosa degna glorificare con inni la divina Trinità, il Padre senza principio e creatore dell’universo, il Logos coeterno, generato immutabile dal Padre prima dei secoli, e il Santo Spirito che procede dal Padre fuori del tempo.

È veramente cosa degna celebrare te, Dio Logos, davanti al quale tremano e trepidano i Cherubini e che glorificano le potenze celesti; te che sei risorto dalla tomba, Cristo fonte di vita,  con timore glorifichiamo.

Con inni degni di Dio lodiamo tutti il Padre, il Figlio e lo Spirito divino, potenza dalle tre Ipostasi ed un solo dominio e regno.

Questa potenza celebrano tutti i nati dalla terra e glorificano le schiere celesti ed adorano tutti i credenti, unità secondo la sostanza nella Trinità delle persone.

Signore, che regni sui Cherubini e potenza divina incomparabilmente superiore ai Serafini,  Trinità indivisibile nell’Unità, autentica potestà divina, te magnifichiamo.

Al Padre senza principio e Dio, al Logos coeterno ed al Santo Spirito ci inchiniamo; con inni  onoriamo una sola sostanza che unisce indivisibile, unità in tre Persone.

Mi illuminino i tuoi raggi folgoranti, Dio mio, Creatore dalle tre ipostasi e fa di me la dimora luminosa ed apportatrice di luce della tua gloria inaccessibile.

Colui, innanzi al quale tremano e trepidano i Cherubini e che glorificano le schiere angeliche, incarnatosi nella Vergine, in modo indicibile, il Cristo, fonte di vita, con timore celebriamo.

Vedendo il Figlio tuo risorto dai morti, come si conviene a Dio, Vergine purissima, tutta la natura si riempie di gioia inesprimibile, glorificando lui e lodando te.

Trisagio.  Santissima Trinità..., Padre nostro...,  e Ipakoi del tono corrente.

Preghiera alla Tuttasanta Trinità

Trinità onnipotente e sorgente di vita, santa e potenza di luce, che unicamente per bontà hai portato dal non essere all’essere ogni creatura terrena ed ultraterrena e a tutto provvedi e tutto reggi, tu che, dopo altri indicibili benefici al nostro genere umano, hai concesso a causa della nostra debolezza terrena, la penitenza fino alla morte, non permettere che noi miseri moriamo in mezzo alle nostre opere cattive, né che siamo oggetto di derisione per colui che è l’autore del male che ci invidia e ci rovina. Vedi, infatti, Signore misericordioso, quanto grande è l’insidia che ci tende e la sua inimicizia, e qual è il nostro errare in terra straniera, la nostra debolezza e la nostra negligenza. Noi ti preghiamo: mostra la tua bontà inesauribile a noi i quali ogni giorno ed in ogni ora provochiamo la tua ira trasgredendo i tuoi santi comandamenti, che sono sorgente di vita.  Perdonaci e rimetti a noi tutti i nostri peccati commessi nel corso della nostra vita e sino a questo momento in parole e pensieri. Concedici di trascorrere il resto della vita in penitenza, umiltà e di osservanza della tua santa legge. Se siamo stati ingannati dalla dolcezza delle passioni o, tratti in inganno, abbiamo seguito desideri turpi, inutili e dannosi; se, spinti dall’ira o dalla collera irragionevole, abbiamo offeso qualche nostro fratello; se con la lingua ci siamo lasciati prendere in reti allettanti, maligne e forti; se con qualcuno dei nostri sensi o con tutti, volontariamente o involontariamente, consapevolmente o inconsapevolmente, trascinati dagli entusiasmi o da insegnamenti falsi, stoltamente siamo scivolati; se abbiamo macchiato la nostra coscienza con pensieri cattivi e vani; se abbiamo peccato in qualche altro modo dominati da una cattiva abitudine, tu perdonaci e rimettici tutto per la tua misericordia, bontà e compassione. Concedici nel futuro la prontezza e la forza di compiere la tua volontà, che è buona e perfetta, affinché, trasformando il male oscuro e tenebroso nella luce della penitenza, procediamo rettamente come di giorno e, sebbene indegni, ci mostriamo a te, che hai amore per gli uomini, purificati, celebrandoti e glorificandoti in tutti i secoli. Amìn.