martedì 20 giugno 2017

La crisi spirituale della Chiesa Greca che segue alla crisi economica

Riporta Pravoslavie.ru alcuni dati interessanti circa il clero greco, partendo da un presupposto che forse non tutti sanno. Il clero in Grecia è pagato dallo Stato, i sacerdoti, i diaconi e i vescovi sono degli ufficiali pubblici secondo l'ordinamento statale greco, e percepiscono uno stipendio, non altissimo, ma certamente dignitoso, fin dal 1833. Un arcivescovo prende, al giorno d'oggi, infatti ,2600 euro, un metropolita 2200, un vescovo 1800 circa. I sacerdoti ricevono invece un compenso pari a circa 700 euro mensili, più o meno alto in base al grado e all'anzianità di servizio. Come c'era da aspettarsi, con la crisi economica il governo ha bloccato le ordinazioni. Esattamente. Il governo ha imposto alla Chiesa di Grecia (che ovviamente è la Chiesa di Stato, quella canonica) di ordinare solamente un sacerdote solo dopo che dieci colleghi sono andati in pensione. In altre parole, viene fatto un prete nuovo ogni dieci che se ne vanno. Per i greci sembra assurdo, ed è comparso un nuovo modo (nuovo per i greci, noi della diaspora siamo abituati) di essere sacerdote: il prete volontario, senza stipendio. Scandaloso, eh? eppure, pare che le vocazioni siano calate assai negli ultimi anni. Nel 2015 il Sinodo della Chiesa Greca aveva pubblicato una statistica secondo la quale il 22% delle parrocchie greche è scoperto dalla cura pastorale. In parole semplici, 22 chiese su 100, in Grecia, sono senza sacerdote. In quell'anno furono ordinati 2'300 preti a fronte dei più di 10'000 necessari per la copertura totale. Molte chiese rurali sono ormai abbandonate e la gente è priva di servizi liturgici continuativi non solo di domenica, ma financo mensili e per le feste. 

La crisi economica ha minato anche l'aspetto pubblico della Fede: quando uno strumento si rompe, l'orchestra non suona più sinfonie. 


Il campanile della chiesa della Dormizione della Deipara ad Asfendiou, in Grecia

lunedì 19 giugno 2017

La Georgia considera di diventare un regno dopo il sermone del Patriarca Elia

O.C. Media racconta una notizia che ha dell'incredibile: pare che la Georgia stia considerando di diventare una monarchia, ispirata dalla predica del patriarca Elia.

Il presidente del Parlamento georgiano, Irakli Kobakhidze, ha incontrato il Patriarca il giorno 19 giugno (2017) insieme al capo dipartimento delle Commissioni Legali del Parlamento, Eka Beselia, per discutere di questa proposta sensazionale: la reintroduzione della monarchia in forma costituzionale per la Georgia. Il giorno 18 giugno 2017 infatti, il Patriarca aveva affermato che sarebbe un bene per la nazione che la Georgia tornasse ad essere governata da un monarca. S.E. Beselia ha pubblicamente dichiarato che la mozione del patriarca è "una notevole idea" e che "è possibile chiamare un referendum su questo tema" ma anche che "il popolo deve comprendere appieno il significato di questa proposta". Kobakhidze ha ammesso che, secondo lui, la monarchia porterebbe stabilità e pace al popolo e alla vita politica dello Stato, senza aggiungere altro. 

In foto: Sua Santità il Patriarca Elia II di Georgia durante una celebrazione 

Il vice-presidente del Parlamento, Giorgi Volski, ha affermato che "la monarchia porterebbe buoni cambiamenti alla Nazione" ma anche che "non c'è prospettiva per l'immediato futuro". Il dato interessante è che il partito del presidente Kobakhidze è Sogno Georgiano, collocatosi nel centro-sinistra! L'iniziativa, invece, ha incontrato forti resistenze nell'opposizione di Destra e presso il partito europeista, i cui leader vedono il ritorno del Re come "una regressione storica" e "un fatto inaudito che non accadrà mai". Il fatto è che il partito attualmente al governo, forte di una enorme maggioranza schiacciante in Parlamento, ha iniziato una stagione di notevoli riforme costituzionali e sociali: menzioniamo uno degli ultimi emendamenti che consolida il presidenzialismo della Repubblica Georgiana. 

Ricordiamo che la legittima dinastia georgiana, la stirpe dei Bagrationi, fu espulsa dal paese nel XIX secolo quando la Russia conquistò la Georgia: si dice che la famiglia reale sia ancora viva. Fino ad oggi, il tema della Restaurazione della Monarchia era stato toccato solo da ambienti marginali ultra-conservatori e da partiti di minoranza, e mai da istituzioni potenti e affermate come il Patriarcato o partiti di grande respiro. 

Il digiuno degli Apostoli (padre Stephen Freeman)

Il padre Stephen Freeman della O.C.A. ci spiega perché digiuniamo prima della Festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

La Chiesa ha un ritmo, come l'ondulazione del mare: un perpetuo avvicendarsi di periodi di digiuno e periodi di festa. Anche durante la settimana, abbiamo il mercoledì e venerdì di digiuno, il digiuno prima della Comunione, e la domenica dopo la Liturgia facciamo festa. Il nostro mondo moderno ha perso invece gran parte del suo ritmo naturale. Il sole sorge e tramonta ma non provoca molto clamore poiché il mondo è illuminato da altre fonti di luce. Almeno in America, tutti i tipi di cibo sono sempre disponibili in ogni stagione, anche se i prodotti chimici che vengono usati per mantenere questa cornucopia saranno a lungo andare dannosi. Anche la Scrittura parla di ritmi naturali: "hai posto il sole a governo del giorno, e la luna con le sue stelle per governare la notte". Il ritmo ecclesiastico però non intende farci schiavi del calendario né trattare gli alimenti come peccaminosi. Semplicemente, ci richiama ad un modo di vivere più a misura d'uomo. Non dovremmo infatti mangiare tutto quello che vogliamo ogni volta che vogliamo. Adamo ed Eva, infatti, sapevano all'inizio da cosa dovevano tenersi lontani. Quando digiuniamo, l'ortodosso non deve morire di fame. Astenersi semplicemente dai cibi, e mangiare di meno, e allo stesso tempo partecipare maggiormente alle funzioni liturgiche e riattivare una vita di preghiera congiuntamente alla carità verso gli altri. Il Dio dei contemporanei è molto simile alla dieta dei nostri giorni: vogliamo Lui come quella, ossia sempre e comunque. Non ci sono ritmi al nostro desiderio, solo ascesa e caduta delle passioni. Ma non c'è alcun legalismo nel digiuno ortodosso: non penso che Dio punisca coloro che non digiunano, ma semplicemente penso che questi siano sempre meno umani, perché non accettiamo i limiti e i confini della nostra esistenza, e cerchiamo sempre smodatezza e affanni indisciplinati, un po' come gli animali. Il digiuno per i santi Apostoli inizia la seconda domenica dopo Pentecoste e termina con la festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo: non credo che il mondo saprà che gli orientali digiunano proprio mentre il resto dell'umanità pensa alle vacanze!

A coloro che iniziano il digiuno, conceda Iddio la Grazia, e a coloro che non digiunano, che Dio li preservi in un mondo di sciacalli. Sempre il Signore ci conceda la sua grazia e la sua misericordia, e ci aiuti a ricordare le opere dei suoi Santi Apostoli. 

venerdì 16 giugno 2017

Vita di san Simeon di Verhoturje

Il servo di Dio Kostantin Kotelnikov ci racconta oggi la vita e le opere di un santo poco noto, proveniente dalla Siberia: Simeone di Verhoturje

San Simeon nacque circa il 1607 in una famiglia nobile nella parte europea della Russia. Dopo la morte dei suoi genitori arrivò in Siberia e si installò sui pendi orientali degi Urali nella città di Verhoturje, poi si trasferì nel villaggio di Merkušino a distanza di cinquanta chilometri da Verhoturje. Proprio nei dintorni di Merkušino passò la maggior parte della sua breve vita e morì circa il 1642.

Sempre occultava la sua origine nobile, il suo tratto distintivo è la semplificazione esistenziale. Menava la vita nelle strettezze di povertà, peregrinava da un villaggio all’altro e cuciva i soprabiti d’inverno sia per le persone agiate che per i poveri contadini, però sempre gratuitamente, accettando nel caso estremo solo un’po di cibo per il cammino. Se nondimeno il cliente insisteva nel pagamento, Simeon non portava a termine il suo lavoro, ma solo appena, così che il cliente potesse farcela da solo e che nessuno se ne accorgesse sul far di giorno se ne andava.

I fiumi della Siberia ed Urali sempre erano ricchi di pesci. Simeon spesso viveva di pesca, particolarmente in estate. Gli piaceva molto pescare, questo gli ricordava la vita di Cristo ed apostoli. Mai faceva riserve di pesce , ogni volta pigliando tanto che bastasse solo per una cena modesta. Per la pesca e la preghiera preferiva un posto roccioso sulla riva del fiume di Tura ( Verhoturje significa “l’alto Tura”). Adesso il posto è conosciuto come “La pietra di Simeone”, è un oggetto di pellegrinaggio. Oggi su questa pietra spesso si può vedere un mazzetto di fiori o una candela ficcata in una crepa.


La pietra di san Simeon

La sua vita passava non solo fra i russi, ma anche fra il popolo mansi. Prima della rivoluzione i russi chiamavano questo popolo “voguli”. A proposito, i mansi sono il parenti più vicini degli ungheresi. Simeon predicava l’Ortodossia ai mansi e quelli gli volevano bene per la sua bontà, mitezza e mansuetudine. Grazie a Simeon molti mansi si convertirono all’Ortodossia.

A Merkušino, Simeon visitava la chiesa dell‘ Arcangelo Michele e fu seppellito al cimitero vicino ad essa. La chiesa era di legno e purtroppo non si è conservata fino ai nostri giorni. Dopo qualche decennio dalla morte di Simeone, nel 1692 la sua bara ad un tratto emerse dalla tomba e si mostrarono i suoi resti. Cominciò a sgorgare la sorgente d’acqua dalla tomba. Subito si diffusero le dicerie sulle guarigioni miracolose per mezzo del suolo della tomba ed acqua. Il 18 dicembre del 1694 il metropolita di Siberia e Tobolsk, Ignatiy,  all’igumeno del monastero Dolmatovskiy Isaak fece sottoporre le reliquie a visita medica e interrogare la gente a proposito delle guarigioni.Nonostante il rapporto di Isaak sul corpo incorrotto e fragranza emanata dallo stesso, il mietropolita Ignatiy in un primo momento fu scettico, ma fra poco sentì una forte dolore nell’occhio sinistro. Considerando questo dolore il castigo per il dubbio, Ignatiy personalmente sottopose le reliquie a visita medica e confermò che erano incorrotte. Sulla base dell’informazione ricevuta durante un'altra interrogazione scrisse la biografia del santo. La gente più anziana raccontò tutto che sapeva ma nessuno poteva ricordarsi del nome e solo nel sogno ad Ignatiy si rivelò: Simeon.

Grazie alle preghiere al San Simeon molta gente guarì dalle malattie di occhi, dolor di denti, paralisi. Ma ci sono testimonianze che San Simeon non soltanto sanava i malati, ma anche aiutava a fuggire i prigionieri russi catturati dai nomadi del popolo baškiri che nel diciottesimo secolo ancora facevano incursioni agli abitati russi negli Urali meridionali. Il 12 settembre 1704 le reliquie di Simeon furono trasportate da Merkušino al Monastreo di San Nicola ( Nikolaevsliy ) a Verhoturje.

Nel 1886 a Ekaterinburgo fu fondata la fratellanza di San Simeon di Verhoturje.


La cattedrale dell'Esaltazione della Croce

Siccome all’inizio del ventesimo secolo le reliquie del santo attraevano una grande quantità dei pellegrini ( 60'000 all’anno ) nel 1913 nel monastero di San Nicola fu costruita la cattedrale dell’Esaltazione della Croce che conteneva 8000-10'000 persone e le reliquie furono trasportate in questa cattedrale. La famiglia dello zar Nicola, poiché celebrava 300 anni della casa di Romanov, donò al monastero una grande catena d’argento.

Dopo la rivoluzione i bolscevichi saccheggiarono selvaggiamente il monastero di San Nicola. Scomparirono per sempre la catena d’argento e il reliquario prezioso. Le reliquie ebbero invece un altro destino. Prima i bolscevichi le esponevano nel museo della città di Taghil come una testimonianza dell'oscurantismo ed ignoranza e poi le trasportarono a Ekaterinburgo nella casa di Ipatjev dove fu fucilata la famiglia dello zar e poi fu organizzato un museo antireligioso. Le reliquie furono restituite alla Chiesa Ortodossa Russa già nel 1989 e prima collocate nella chiesa di Salvatore Clementissimo ad Ekaterinburgo o Sverdlovsk come si chiamava la città nei tempi sovietici. Adesso la maggior parte delle reliquie di San Simeon si trova come prima della rivoluzione nella cattedrale dell’Esaltazione della Croce del monastero di San Nicola a Verhoturje. La tomba è situata dentro la chiesa di San Simeone a Merkušino.

Oggi Verhoturje e Merkušino sono fra i centri più importanti del pellegrinaggio ortodosso in Siberia.


Le reliquie di san Simeon di Verhoturje

mercoledì 14 giugno 2017

Branco di delfini salva una icona della Madre di Dio

Pravoslavie.ru in un articolo del 14 giugno 2017 riporta una notizia curiosa: un branco di delfini avrebbe riportato alla riva una Icona della Madre di Dio

L'evento accaduto a Sochi ha dello spettacolare. Un colonnello e sua moglie, in vacanza, hanno avvistato un branco di dodici delfini nuotare convulsamente fino alla riva, gettare qualcosa e tornare al largo. Pochi turisti alla spiaggia vi hanno fatto caso. Il colonnello si è recato presso l'oggetto sputato dai delfini, e rimuovendovi il fango del fondale che vi era incrostato sopra, ha scoperto questa icona mariana, chiaramente perduta in un carico navale del XIX secolo:

Di come i delfini abbiano preso l'icona e di come mai questa immagine santa sia finita sui fondali è un mistero. Il colonnello vorrebbe portare l'icona al patriarca Kirill. 

sabato 10 giugno 2017

Quando i Luterani scrissero a Costantinopoli (Storia della Chiesa)

Circa un secolo dopo la Caduta di Costantinopoli, Filippo Melantone (1497-1560), uno dei più stretti collaboratori di Martin Lutero (1483-1546), entra in contatto con la Chiesa di Costantinopoli tramite il diacono Demetrio. Melantone e Lutero sono i principali teologi della Riforma Protestante. Sia Lutero che Melantone credevano che il cristianesimo riformato, staccandosi da Roma e dalle sue innovazioni, professasse la stessa fede dei Greci e degli Orientali. Così, nel 1559, il diacono Demetrio condusse al Fanar una copia della Confessione di Augusta tradotta in greco, nutrendo la speranza di Melantone che il patriarca ecumenico benedicesse i protestanti e li accogliesse nel suo gregge. Il patriarca Josafat II di Costantinopoli, ricevuto il tomo luterano, lo ritenne imbarazzante ed eretico, ma, al fine di non perdere una amicizia politica con i tedeschi, la curia fanariota simulò la scomparsa del libro comunicando ufficialmente che la Confessione di Augusta non era mai arrivata a destinazione. In questo modo Costantinopoli evitò di commentare pubblicamente il libro e di ferire così i luterani, senza tuttavia pronunciarsi. Il primo contatto fra luterani e ortodossi è andato a morire. 


Lutero e Melantone ai piedi di Gesù Cristo Crocefisso, alla Chiesa di Ognissanti in Wittenberg

Nel 1570 un ambasciatore tedesco, David von Ungnad, e un teologo luterano, Stefano Gerlach, stringono amicizia con uno dei segretari del nuovo patriarca ecumenico, Geremia II, il quale era considerato uno dei più eminenti teologi della Cattività Ottomana. Un greco-tedesco di nome Martin Kraus da Tubinga fu incaricato di portare avanti il dialogo teologico fra i luterani e il Fanar. La Confessione di Augusta fu tradotta di nuovo e mandata al patriarca. Questa volta, l'ambasceria tedesca non poteva essere ignorata. Geremia II chiama il sinodo di Costantinopoli e risponde con un dettagliato tomo su tutti e 21 i punti della Confessione luterana, il 15 maggio 1576. Storicamente la risposta è molto importante anche perché, di fatto, per la prima volta viene scritto un compendio di teologia ortodossa nel rispondere ai luterani. Ad ogni questione sottoposta dai protestanti, Geremia rispondeva dicendosi in disaccordo o in accordo secondo la tradizione della Chiesa e secondo le sue visioni personali. 

Le risposte di Geremia II

Il patriarca si congratulò con i luterani per la ricezione del Credo Niceno, ma ricorda come la doppia processione dello Spirito Santo (Filioque) sia una aggiunta inaccettabile dei cattolici. Inoltre Geremia aggiunge alla risposta sul Credo anche dei punti su Trinità, Incarnazione, virtù cardinali e peccati mortali. 

Nell'articolo sulla Giustificazione, Geremia II risponde citando ampiamente san Basilio, dicendo "senza le opere, la fede è morta" e che è peccare di presunzione il credersi salvati per predestinazione. 

Circa gli articoli sui sacramenti, Geremia II è nel pieno solco della tradizione dicendo che "esistono ALMENO sette sacramenti, fra i quali il Battesimo e l'Eucarestia". Si trovava d'accordo sia nel battezzare i neonati che nella validità dei sacramenti amministrati da preti indegni.

Il disaccordo più grande si ebbe nel capitolo dedicato alla Messa. Geremia disapprova l'eliminazione del Canone e dell'Epiclesi e l'uso del pane azzimo per la liturgia, e ribadisce la dottrina della trasformazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo.

Gli articoli fra undici e quattordici sono abbastanza ben visti da Geremia, che piuttosto raccomanda una visione meno legalistica della Penitenza e degli altri sacramenti. 

L'articolo quindicesimo della Confessione di Augusta è stato molto problematico, perché i luterani non erano corretti nella loro credenza e pratica circa le feste religiose e la pietà liturgica, e questo fece infuriare molto Geremia II, il quale ribadì con durezza che le feste e il calendario della Chiesa sono "testimonianza visibile di Cristo e dei suoi santi" sulla Terra. 

I capitoli sulla Grazia e sulla Salvezza attirano l'attenzione del patriarca che ricorda come si è salvati solo se si vuole esserlo: Geremia II pesca a piene mani dai testi del Crisostomo, ribadendo che la salvezza non è un evento una tantum, ma è un percorso continuo e perpetuo di rapporto fra l'umanità e Gesù Cristo. 

Il patriarca espresse le sue perplessità circa la chiusura degli ordini monastici e dei conventi da parte dei luterani, nonché l'abolizione dei digiuni e delle rogazioni, rimarcando che "i monasteri e l'obbedienza conventuale sono espressione di comunione fraterna e di zelo per Dio, così come i digiuni e le astinenze, atti di disciplina di fede". 

Infine, sull'invocazione dei Santi, Geremia II ribadisce la validità di quest'atto di venerazione e cita passi biblici a difesa dell'invocazione dei Santi. Il Sinodo poi stilò alcuni punti sull'uso del pane lievitato, della benedizione per il clero sposato, l'importanza del culto e dei sacramenti, la difesa dell'ordine monastico. 

Le risposte giunsero in Germania alla fine del 1576 e i migliori teologi protestanti del tempo si misero d'accordo per rispondere alle obiezioni del patriarca: essi rimasero fermi sulle loro posizioni eterodosse specialmente in merito alla Giustificazione e ai Sacramenti, Nel 1578, Gerlach porta la risposta a Geremia: il patriarca è infastidito dalla loro supponenza e risponde al luterano esprimendo le sue contrarietà: se i tedeschi vogliono continuare il dialogo con Costantinopoli, devono accettare tutti i dogmi della fede Ortodossa. Mancando una risposta in tal senso, nel 1581, Geremia II risponde secco una sola frase: "ognuno per la sua strada". I Luterani mandarono altre lettere, ma il dialogo si concluse bruscamente, per riaprire solamente con l'Ecumenismo del XX secolo. 

Fonte: liberamente tradotto dall'articolo di Pravoslavie.ru

martedì 6 giugno 2017

La città di Azov: storia di una città ortodossa circondata dai nemici

L'articolo è stato scritto dal servo di Dio Konstantin Kotelnikov.

Sullo stemma della città di Azov si può vedere due storioni, croce e mezzaluna. La croce sopra la mezzaluna simbolizza la vittoria della Russia sopra la Turchia (dell’Impero Russo sopra l’Impero Ottomano), ma non solo questo. Innanzitutto è la vittoria del Cristianesimo, dell’Ortodossia,  sull’Islam.

Azov si trova nella foce del fiume Don. La leggenda conta che la città fu fondata nell’undicesimo secolo da un khan cumano che si chiamava Azup, pero i dati scientifici, scavi mostrano che nonostante che la gente popolasse questo posto già nell’età della pietra, la città vera e propria apparve soltanto nel tredicesimo secolo, nel tempo dell’Orda d’Oro, un grande e potente stato dei tatari. Il nome tataro della città è Azak, da questa parola viene il nome russo Azov. Azak era un grande centro commerciale, tanto importante che sia veneziani che genovesi avevano qui i propri possedimenti. Gli italiani chiamavano Azak Tana, sottintendendo la città dei greci antichi Tanais. Ma infatti la Tanais antica era situata sull’altro lato della foce del fiume di Don.

L’Ortodossia penetrò ad Azak dal tempo della sua fondazione insieme agli schiavi russi che i tatari catturavano nelle loro incursioni. La città aveva un grande mercato di schiavi, molti di loro erano i prigionieri russi, mentre i loro compratori principali erano veneziani e genovesi. Nel 1475 gli ottomani conquistarono Azak e posero fine alla presenza veneziana nella città. La città fu trasformata in una fortezza turca.I genovesi lasciarono Azak prima di veneziani, subito dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453.

Dai documenti si sa che nel tempo del potere ottomano ad Azak vicino al territorio del porto moderno si trovava la chiesa greca di San Giovanni Precursore, danneggiata durante l’assalto e presa della fortezza dai cosacchi di Don nel 1637. I cosacchi ricostruirono la chiesa. Negli anni 1641-1642 sopportarono un lunghissimo assedio e terribile serie di assalti ed attacchi dei turchi e suoi alleati tatari di Crimea, ma non si arresero. Nei nostri giorni ogni primo sabato di agosto ad Azov è il giorno della rappresentazione storica di questo atto eroico.Quando le forze dei cosacchi già erano esaurite, decisero di uscire all’ultima battaglia presto mattina fuori dalle mura della fortezza e tutti insieme dare la vita per Cristo ed amici, ma videro un miracolo: i turchi toglievano l’assedio e andavano via! Purtroppo i cosacchi non avevano le forze di mantenere la fortezza semidistrutta dai canoni turchi, troppi di loro caddero in battaglie,non avevano abbastanza viveri e munizioni. Richiesero l’aiuto al regno i Mosca, pero in quel periodo il regno di Mosca era troppo debole per mettersi in conflitto con l’Impero Ottomano e rinunciò. I cosacchi furono costretti di lasciare Azov.

Comunque la lotta secolare dei cosacchi di Don contro i turchi e tatari è una pagina gloriosa nella storia della resistenza del Cristianesimo all’offensiva aggressione islamica.

Al nome di Azov è anche collegata la fondazione della marina militare russa. Nel 1695 il giovane re Pietro I cercò di riconquistare Azov, però siccome i turchi ebbero costruito nuove, più moderne fortificazioni senza la marina militare fece fiasco. Tornò nel prossimo anno, 1696 già con la marina militare appena creata e sta volta ebbe successo. Azov fu presa.Subito l’Ortodossia cominciò a rafforzarsi ad Azov. Una moschea di pietra fu trasformata nella chiesa della Lode alla Santissima Madre di Dio (Церковь Похвалы Пресвятой Богородицы), furono fondato il monastero di San Giovanni Precursore e di nuovo consacratа la chiesa greca di San Giovanni Precursore. Però nel 1712 dopo la guerra sfortunata la Russia restituì Azov all’Impreo Ottomano. La lotta per Azov continuava la maggior parte del diciottesimo secolo e soltanto nel 1774 Azov definitivamente entrò a far parte della Russia. Vinse la Russia, vinse l’Ortodossia in questa steppa enorme come la pampa argentina.


La chiesa dell'icona miracolosa della Madre di Dio 


Icona della Madre di Dio di Azov

Nel diciannovesimo secolo Azov perse la sua importanza strategica e diventò una cittadina ordinaria provinciale.Però il periodo dell’Impero Russo era il periodo della prosperità e benessere per l’Ortodssia ad Azov. Le chiese più grandi erano la cattedrale della Dormizione, chiesa di Alessandro Nevskiy e chiesa di San Giovanni Precursore ( non quella vecchia greca in fin dei conti distrutta dai turchi ma nuova russa costruita nel diciannovesimo secolo). Il campanile della cattedrale della Dormizione, che era alto  25 metri, fungeva anche da faro alle navi.

L’arrivo al potere dei fanatici comunisti portò numerosi disastri. Tutte le chiese della città furono distrutte ( per miracolo rimase intatta la cappella dell’ospedale salvo la sua cupola demolita, nei tempi sovietici fungeva da sgabuzzino ), tutti i chierici furono repressi o fucilati. Per battezzare i figli , partecipare all’Eucarestia, la gente credente andava in campagna dove alcune chiese erano conservate e gli uffici divini nonostante di tutto continuavano. Il rinascimento dell’Ortodossia cominciò alla fine degli anni ottanta. Nel 1990 fu costruita la prima piccola chiesa, chiesa di Santa Trinità, nel 2004 si terminò la costruzione dell’edificio maggiore.

Oggi ad Azov funzionano la chiesa dell’Icona della Madre di Dio di Azov del patriarcato di Mosca, chiesa scismatica dell’icona della Madre di Dio di Azov , chiesa di San Nicola, chiesa della Santa Trinità, cappella di Luca Voyno-Yasenetskiy ( quella salvata dai comunisti con la cupola nuova, riconsacrata già in nome di Luca ), residenza dell’arciprete di San Giovanni Precursore con una piccola chiesa precaria, si costruisce la chiesa della Lode alla Santissima Madre di Dio, esiste il progetto della ricostruzione della cattedrale della Dormizione.

domenica 4 giugno 2017

I Doni dello Spirito Santo

Pentecoste: la festa della Santissima Trinità, ma in modo particolare la Chiesa si focalizza su un fatto... la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli del Signore nostro Gesù Cristo. Così narrano gli Atti degli Apostoli:

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio». Tutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi l'un l'altro: «Che significa questo?».[Atti, 2:1-12]


Cosa significa? Il potere di parlare in lingue è stato un dono immediato e visibile per i popoli che quel giorno hanno visto gli Apostoli adombrati dello Spirito Paraclito, ma significa molto di più. Significa che la Chiesa è resa capace di portare il Vangelo in ogni luogo. Significa che la Chiesa può e deve raggiungere ogni angolo della Terra, come ci ha comandato il Signore. Alcuni si potrebbero domandare quanto sia difficile e arduo tale compito, se non impossibile, viste le contingenze umane e storiche, e le impossibilità materiali e spirituali della nostra epoca, come di quelle precedenti e di quelle future. Ebbene, i doni dello Spirito Santo per la Chiesa di Cristo sono molti, direi infiniti, ma nel Sinodo Romano del 382 furono istituzionalizzati sette carismi speciali detti "i sette doni dello Spirito Santo" i quali sono le fondamenta dell'agire della Chiesa nel mondo. 

Lo Spirito Santo è detto anche:

Spirito di Sapienza. Lo Spirito Santo ci illumina e ci istruisce nella Fede: principalmente la Chiesa terrestre esiste ed è sopravvissuta all'empietà, alle eresie, ai ragionamenti perversi e agli errori umani grazie allo Spirito Santo che ha sempre salvato la Chiesa stessa donando la sapienza alle sue personalità più sante nei momenti di grande bisogno.

Spirito di Intelletto. Lo Spirito Santo ci permette di sondare le cose e di ragionare sull'universo, trovando sempre un modo di vivere. Lo Spirito vivifica la nostra vita mentale e fisica, facendoci parte della Chiesa spirituale.

Spirito di Consiglio. Lo Spirito Santo è la fonte principale del discernimento spirituale: lo Spirito Santo ci guida nelle nostre scelte e ha guidato nei Concili e nei Sinodi della Chiesa. 

Spirito di Fortezza. Lo Spirito Santo ci rende coraggiosi di appartenere alla Chiesa e ci dà la forza per resistere alle tentazioni e alle violenze del mondo. I martiri hanno fatto della fortezza la loro virtù cardinale e lo Spirito Santo li ha supportati fino alla fine. 

Spirito di Scienza. Può essere confuso con l'intelletto e con la sapienza, ma il carisma della Scienza è la capacità di applicare l'intelletto e la sapienza ed è uno dei doni dello Spirito Santo che la Chiesa possiede: i santi hanno vissuto all'ombra dello Spirito Santo, praticando la scienza divina.

Spirito di Pietà. Lo Spirito Santo ci sostiene nella pratica della religione, dandoci sempre nuova linfa vitale nell'attendere i servizi divini e nell'adeguarci alle regole e alla morale della Chiesa. 

Spirito del Timore di Dio. Lo Spirito Santo ci concede di temere Dio. Cosa significa? tanti credono erroneamente che il timor di Dio sia una sorta di paura che noi proviamo verso Dio. In realtà, il timor di Dio è il compimento della speranza che noi riponiamo in Lui. Il rispetto e la speranza che nutriamo verso il Creatore e Signore nostro trova il suo apice nell'adorazione che gli tributiamo e nel timore, cioè nell'incrollabile devozione che serbiamo nei suoi riguardi: trattiamo le cose sacre con timore, e non con leggerezza. 

Lo Spirito Santo discende anche sull'altare per trasformare il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue del Redentore, benedice l'acqua, il sale, l'olio, le case, gli infermi, i bambini, e tutto e tutti coloro che vengono portati ad essere benedetti. Lo Spirito Santo adombra gli aspiranti all'Ordine Sacro concedendo loro il potere di sciogliere e di legare nei Cieli e sulla Terra, secondo le promesse di Cristo. 

Dotata di questi doni, la Chiesa è armata con l'armatura della fede più perfetta, citando san Paolo, e può senza paura alcuna dedicarsi alla sua missione nel mondo. Mi disse una volta un monaco : "sai perché il mondo non si converte? perché i sacerdoti non credono più di avere lo Spirito Santo". 

venerdì 2 giugno 2017

Santificazione dell'Acqua con la croce nella Chiesa Latina (Latinità Ortodossa)

Dal Pontificale Cracoviense del secolo XI estrapoliamo una interessantissima preghiera speciale che i sacerdoti di rito latino potevano recitare sull'acqua al fine di benedirla per poi aspergere i malati. L'aspetto che colpisce è l'utilizzo della Croce come parte della preghiera: così come nella benedizione dell'acqua bizantina, infatti, la croce viene immersa in un dato momento della consacrazione dell'acqua. Il costume di immergere la Croce nel mondo latino era legato al rito della Teofania (ai vespri precedenti l'Epifania) e non veniva mai utilizzato per la benedizione dell'acqua "ordinaria". Questo rito speciale è presente solamente in alcuni sacramentari del XI secolo, in territorio imperiale o delle sclavinie, e questo fa pensare che fosse una prassi della Reichkirke (chiesa imperiale germanica), la quale in quel periodo era culturalmente influenzata da Costantinopoli. 

Imponendo la croce sopra il recipiente dell'acqua, il sacerdote dice.
S. Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio Vivente, Tu che sei morto sulla Croce di tua volontà a compimento della tua Incarnazione salvifica, affinché attraverso la morte potessi Tu salvare l'umanità dalla morte perpetua: per l'invocazione del tuo Santissimo Nome facci la grazia, ti preghiamo, che quest'acqua sia santificata per il tocco della tua Santa Croce (immerge la croce nell'acqua), a guarigione del tuo servo N. (nome del malato) gravemente provato da una malattia straziante. Che quest'acqua benedetta gli sia di giovamento per l'anima e per il corpo: degnati di accogliere la nostra supplica, Tu che insieme al Padre e allo Spirito Santo vivi e regni nei secoli dei secoli
Si asperge il malato con l'acqua benedetta

E' interessante notare, a mio avviso, che la benedizione dell'acqua latina in questo frangente non sia legata in alcun modo all'unione con il sale, come invece solitamente era costume nella Chiesa Latina. 

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FONTE

Catechismo ortodosso tradotto in cinese (news)

Apriamo il mese di giugno con una bella notizia dall'Asia. Secondo quanto riportato da Pravoslavie.ru la Chiesa Ortodossa Russa ha tradotto il catechismo ortodosso in lingua cinese e l'ha pubblicato ad Hong Kong. 


La copertina del catechismo (da pravoslavie.ru)

L'opera è la traduzione del Catechismo di padre Oleg Davidenkov da parte del padre Anatolij Kung, sacerdote della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Hong Kong, la quale possiede anche una stamperia ecclesiastica, China Orthodox Press, dedicata esclusivamente alla divulgazione di libri spirituali e manuali liturgici in lingua cinese. 

Venire a conoscenza di questa novità spero possa essere uno sprono a imitare i nostri confratelli cinesi continuando a produrre libri ortodossi in Italiano.