lunedì 27 febbraio 2017

Note sull'ordinazione diaconale femminile celebrata dal Patriarca Teodoro

Già in molti, in lingua italiana e in lingua romena, si sono pronunciati su un fatto inusuale, ovvero l'ordinazione di diaconesse nella Chiesa Ortodossa, precisamente per mano di sua santità Teodoro, patriarca greco di Alessandria (Egitto) e di tutta l'Africa. Su questo blog ci eravamo già in precedenza occupati del Diaconato Femminile dal punto di vista storico e liturgico, e delle cause della sua scomparsa. Per chi non avesse intenzione di leggersi tutto l'articolo, ribadiamo due semplici concetti: le diaconesse erano parte del clero ma non avevano funzione liturgica, e in secondo luogo, sono scomparse perché è venuta a mancare la principale pretesa della loro esistenza, ossia il battesimo in massa di donne adulte (che i sacerdoti maschi avevano pudore a vedere "scoperte" per il battesimo ad immersione). Già nell'VIII secolo, il diaconato femminile può dirsi scomparso, tranne che in piccole realtà molto recenti delle Chiese catacombali russe durante la Rivoluzione sovietica. 

Passiamo dunque ora all'esame di questa ordinazione inusuale delle Diaconesse nel patriarcato d'Alessandria.


Dopo la divina liturgia, ecco come si sono presentate le nuove diaconesse. La prima cosa da notare è che, dal punto di vista rituale, esse non rispecchiano l'antico istituto del diaconato femminile: la diaconessa infatti aveva diritto allo sticario e all'orario incrociato, come i suddiaconi. Ovviamente, la benedizione a vestire dei paramenti non è un mero fatto estetico, ma è indice di un ruolo ben preciso nella Chiesa. 


Questo è il momento dell'ordinazione delle diaconesse. Sua santità Teodoro è in piedi dinnanzi al suo trono episcopale, e le candidate all'Ordine sono inginocchiate dinnanzi a lui. Noi non sappiamo se le diaconesse venissero ordinate in altare o fuori, ma conosciamo altri dettagli. Il diacono viene ordinato in ginocchio, mentre la diaconessa veniva ordinata semplicemente "prostrata", ossia inchinata, non inginocchiata: l'inginocchiarsi è infatti un gesto che denota una ordinazione (chirotonia), e non una benedizione speciale come la chirotesia del diaconato femminile: qui vi è stata dunque una scorrettezza di prassi. Difatti la presenza dello sticario (che qui non viene imposto!) non indica una parità di ruolo, perché anche i semplici accoliti indossano gli sticari muniti di fasce incrociate - in realtà, attributo dei suddiaconi, ma ormai abbastanza frequentemente concesso anche ai semplici serventi. Inoltre, le preghiere di ordinazione per le diaconesse sono totalmente differenti rispetto a quelle recitate sul futuro diacono, che al momento della chirotonia si trova in altare, con la testa appoggiata sulla sacra mensa, in ginocchio. 


Non ho ben compreso il ruolo effettivo che avranno le diaconesse, ma dall'oggetto che esse hanno ottenuto per la loro ordinazione, ovvero sia un lavabo, pare che la loro funzione principale consista nel lavare le mani del vescovo - forse catechiste specializzate per gruppi femminili? Non sono ancora state pubblicate foto di celebrazioni ove sia presente una di queste diaconesse, quindi attendiamo con pazienza di scoprire quale ruolo è stato realmente conferito a queste donne. 

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NOTA

Le foto provengono tutte dall'articolo di padre Ambrogio di Torino sul suo blog, già citato al principio di questo articolo

mercoledì 22 febbraio 2017

La Regola di vita del sacerdote

I sacerdoti hanno una vita spirituale anche fuori dai riti celebrati nelle chiese. Quali regole devono seguire i sacerdoti nella loro vita quotidiana? 

Innanzi tutto, sono tenuti al digiuno del mercoledì e del venerdì, oltreché a tutte le Quaresima e e i digiuni del calendario. Il clero dovrebbe recitare, qualora non celebri in chiesa, gli offici serali (almeno la Compieta) a casa, in forma privata [1]. Per la Compieta delle vigilie dei giorni in cui si officia una Divina Liturgia, il sacerdote dovrebbe prepararsi con il Canone di Preparazione all'Eucarestia. Per le compiete quotidiane, solitamente si celebra il Canone Paracletico alla Madre di Dio o il Canone al nostro Signore Gesù Cristo. Dal 1979, per decisione del vescovo Nicodemo della Chiesa di Serbia, il clero serbo recita (non in modo obbligatorio) il Canone di pentimento per sacerdoti, ad esempio, introdotto dal vescovo Nicodemo stesso. 



I sacerdoti sono inoltre legati ad un "canone di vita" (kanon in greco e govenije in ambiente slavo) che viene loro imposto dal proprio vescovo, il quale canone è composto dalla recita di preghiere, komboskini, prostrazioni quotidiane decise dal vescovo stesso. Il canone di vita è per sua natura personale ed è impossibile indicarne uno generico. 

Inoltre, i canoni ecclesiastici 14 del Concilio Ecumenico VII e 27 del VI Concilio Ecumenico stabiliscono che il clero indossi sempre l'abito talare, vale a dire la tonaca. Fra le promesse fatte durante l'ordinazione sacerdotale, si dice anche di non togliersi mai il proprio abito, e di non tagliarsi la barba né accorciare troppo i capelli. 

Ovviamente, i sacerdoti non mancano di confessarsi dal proprio padre spirituale e di seguire tutte le regole della Chiesa.

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NOTA

1) L'informazione viene da due conversazioni su Facebook, con padre Peter Heers, professore del Seminario Holy Trinity negli Stati Uniti. 

lunedì 20 febbraio 2017

La pratica delle virtù sociali (san Nicola Velimirovic)

Come essere cristiani ortodossi nella vita quotidiana? Alcuni consigli dal santo vescovo Nicola Velimirovic (+1956)

La pratica delle Virtù nella vita sociale e pubblica



L’amore per i nemici. “Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono; fate  del bene a quelli che vi odiano e pregate Iddio per coloro che vi perseguono” (Mt. 5,44).  Non c’è una altra via per giungere all’unione con il Cristo né per realizzare su questa  terra la pace e la fratellanza.  Fare bene al prossimo. Come? Nello stesso modo in cui desideriamo che gli altri  agiscono nei nostri confronti. “Dunque tutto ciò che gli altri vi facciano agli uomini,  fate anche voi a loro, poiché questo insegnano la Legge ed i profeti” (Mt. 7,12). Dopo i  due grandi comandamenti del Cristo, questo è il più importante. 

Il perdono del fratello. “Se tuo fratello pecca nei tuoi confronti, rimproveralo e, se si  pente, perdonagli. E se pecca contro di te sette volte al giorno, e sette volte al giorno  viene da te e dice: «mi pento» , perdonagli.” (Lc. 17,3-4) 

La modestia. Gesù nacque in una stalla. Perché allora noi ci diamo da fare per  conseguire i massimi onori ed il primo posto? Siedi all’ultimo posto: “Infatti chiunque  si esalta, sarà abbassato; chi si abbassa, sarà esaltato.” (Lc. 14,11)  La compassione per i peccatori. È questo il modo per aiutarli a correggersi. La  derisione e la condanna non servono a nulla. Il Cristo li ha considerati malati. Egli li  visitava (Zaccheo), mangiava con loro (Matteo), parlava affettuosamente con loro (le  peccatrici) ed in tal modo risuscitava a dare loro la salute spirituale e la dignità umana. 

Lo spirito di riconciliazione. Prima di recarsi in chiesa e così pure prima di recarsi in  tribunale, il Cristiano deve cercare di riconciliarsi con il suo avversario (Mt. 5,23-25).  “Se tuo fratello ha peccato nei tuoi confronti”, prendi le misure graduali disposte  chiaramente dal Signore (Mt. 18, 15-17).  “La coraggiosa professione del Cristo davanti agli uomini: Chi si vergognerà di me e  delle mie parole davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui  quando verrà nella sua gloria.” (Lc. 9,26) 

L’adempiere ai propri doveri. “Date a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di  Dio” (Mt. 22.21). Queste parole significano: date alle autorità civili ciò che loro spetta,  a Dio invece offerte spirituali. Come il volto di Cesare era impresso sulle monete, così il  volto di Dio è impresso nell’anima umana. 

L’assennatezza. “A chi è stato dato molto, molto gli sarà richiesto” (Lc. 12,48). Queste  parole riguardano sia la salute, che la ricchezza, sia la scienza che gli onori. Se vi è stato  dato meno, meno si chiederà da voi. La giustizia divina è immutabile e perfetta.  Non è  saggio ribellarsi a queste leggi. 

La prontezza nel servire. Il servizio è stato nobilitato dal Cristo e nel Cristo. Così  coloro che servono spontaneamente nel nome del Signore, sono la nuova nobiltà. “Il  figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire... (Mt. 20,28). “Se io,  vostro Signore e Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarli l’uno all’altro...  Io vi ho dato l’esempio" (Gv. 13, 14-15).  La prontezza al sacrificio non solo dei beni materiali, ma della propria vita per il  Cristo, il quale si è sacrificato per la nostra salvezza. “Non c’è amore maggiore di  quello di colui che offre la vita per i suoi amici” (Gv. 15,13). Possiamo avere molti  amici, ma il più grande è il Cristo. 

La speranza o l’ottimismo cristiano. In tutte le avversità, disgrazie, sofferenze ed  anche nelle torture e nella morte, il Cristiano è pieno di speranza, perché ricorda le  parole del Cristo:  “Grande è la vostra ricompensa nei cieli”,  “Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima”,  ”Io ho vinto il mondo”,  ”Mi è stato dato ogni potere in cielo ed in terra."

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Estratto da:  S. NIKOLAJ VELIMIROVIC, Catechismo della Chiesa Ortodossa, trad. da rev. presbitero Pietro Nazaruk, le vie della Cristianità edizioni, 2017 

domenica 19 febbraio 2017

La Chiesa Serba delle origini: fra Roma e Costantinopoli (Storia della Chiesa)

Premesse politiche-sociali 

Un popolo slavo noto come Serbi compare nella Storia nell'anno 630 quando, sotto ricompensa dell'imperatore bizantino Eraclio, liberano l'Illiria, la Rascia e la Doclea dalle mani degli Avari, ottenendo dai bizantini la possibilità di governare quelle terre in modo semi-autonomo tramite i loro principi (zupan, in serbo) i quali avrebbero dovuto giurare fedeltà all'Impero Romano d'Oriente. Dal punto di vista religioso, la giurisdizione spettava al patriarcato di Roma (con infiltrazioni aquileiesi) e fu così che l'Imperatore permise ai missionari latini di cristianizzare gli abitati della costa e delle città principali come Singidunum, città-fortezza centro dell'antico Limes Danubiano [1] che prese il nome di Belgrado proprio grazie alla colonizzazione serba: nell'anno 878 è attestato per la prima volta il nome Beograd al posto del nome latino. Nel 732 l'imperatore eretico e iconoclasta Leone III Isaurico, dato che il santo patriarca di Roma Gregorio II lo aveva scomunicato, tolse ogni autorità religiosa romana sulle province dell'Illiria, dell'Italia Meridionale e dei Balcani, imponendo agli Esarchi [2] locali di giurare fedeltà al clero greco: in questo modo, il clero latino abbandonò i Balcani lasciando il campo a quello greco-iconoclasta prima, e al clero greco ortodosso poi. Nelle città costiere come Ragusa, Cattaro, Antivari, Durazzo, di fondazione romana, la cultura latina rimase dominante (e in futuro, quindi, l'impostazione del cattolicesimo come culto dominante). Nel X secolo fu deciso di dividere le competenze ecclesiastiche in due capitali locali, Ad ogni modo, un vescovo latino fu installato a Ragusa (Dubrovnik) mentre un metropolita di sangue greco governava a Zeta. Lo zupan di Rascia Jovan Vladimir (santo per la Chiesa Serba) all'inizio del secondo millennio conquistò anche la Doclea, la Pagania, il Montenegro, la Travunia e l'Illirico, diventando Re di un unico grande stato che si sciolse alla sua morte nel 1016. La Serbia diventò nuovamente un thema (distretto) dell'Impero Romano d'Oriente. 


porzione di ciò che rimane della fortezza romana, il Castrum di Singidunum

Il secolo Undicesimo

Il secolo XI fu determinante per l'assetto istituzionale e religioso della nazione serba. Lo zupan Mihalo di Doclea (Duklja in serbo) si dichiarò fedele al papato nel 1055 e così il pontefice, intravedendo una possibilità di influenza culturale nei Balcani, fondò un Arcivescovato ad Antivari nel 1067: Mihalo avrebbe voluto una Chiesa Autocefala - aveva i Bulgari come ispirazione - ma ovviamente non era nei piani del pontefice; Nel 1072 Mihalo inviò suo figlio Kostantin Borin a combattere i bizantini con un'armata a fianco dei macedoni ribelli, ottenendo numerose vittorie. I bulgari riconobbero Kostantin re e lo incoronarono col nome di Pietro III. Nel 1076 Mihalo conquistò Ragusa e un emissario di Papa Gregorio VII lo incoronò Re di tutti gli Slavi. Nonostante fosse fedele alla Chiesa romano-cattolica, Mihalo non volendo subire un assoggettamento completo, impedì il cambio di rito e favorì l'utilizzo della liturgia di san Giovanni Crisostomo. Suo figlio Bodin continuò ad appoggiare i cattolici contro l'anti-papa ortodosso Clemente III (filo imperiale), ottenendo l'Arcivescovato di Antivari come capitale religiosa cattolica anche sulla Rascia e la Travunia. Nel 1111, morì anche Kostantin Bodin e si instaurò una lotta di potere per il controllo del regno: suo fratello Dobroslav II, ortodosso, fu appoggiato da Costantinopoli. Nel frattempo, la Rascia e la provincia di Zeta erano tornate in mano alla Chiesa di Costantinopoli, e il Gran principato di Rascia fu messo sotto la protezione del Patriarcato di Bulgaria. 

San Sava di Serbia e la nascita della Chiesa Autocefala Serba

La complicatissima situazione politica, nella quale i principati serbi erano in lotta fra loro fino a tutta la decade del 1150, era accompagnata da una tremenda lotta religiosa che vedeva i cattolici e gli ortodossi impegnati in lotte fratricide. Il Grande Zupan di Rascia, Stefano Nemanja (1117-1199) unificò gran parte dei piccoli principati serbi sotto il suo dominio, fondando il Regno di Serbia. Suo figlio, Sava, è considerato il più insigne fondatore della Chiesa di Serbia, sebbene il cristianesimo sia proprio delle popolazioni di questi principati fin dal IX secolo. San Sava a 17 anni fuggì nel monastero di s. Pantaleimone sul Monte Athos dove fu tonsurato monaco e prese il suo nome. Nel 1198 ripopola il monastero morente di Hilandar: nel 1200 fu ordinato sacerdote. Nel 1208 Sava divenne igumeno (abate) del monastero Studenica, costruito dal padre vent'anni prima. Stefano Prvrovencani, fratello di Sava, divenne Re di Serbia e si avvicinò alla Chiesa cattolico-romana a causa di un matrimonio con una nobildonna veneziana: a causa di queste divergenze, Sava abbandonò nuovamente la Serbia per recarsi a Nicea, sede temporanea dell'Impero Bizantino del tempo. In quel luogo nel 1219 ottenne dal patriarca Teofilo I di Costantinopoli il titolo di Arcivescovo, col permesso di fondare una Chiesa Autocefala in Serbia, al fine di arginare l'influenza che il clero romano aveva sui nobili serbi fedeli al fratello. A Zica fondò il suo centro episcopale dal quale difese con zelo il popolo serbo dall'eresia dei Bogomili. Nel 1235, a Turnovo (in Bulgaria), ove si trovava per una visita pastorale, si ammalò durante la benedizione delle Acque per la Teofania di quell'anno, e morì. Nel 1595 le sue reliquie, che riposavano nel monastero di Mileseva, furono date alle fiamme dagli Ottomani. 

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FONTI E NOTE

Dimitri Obolenskij, Il Commonwealth Bizantino, ed. Laterza, 1979

E. Hosch, Storia dei Paesi Balcanici dalle origini ai giorni nostri, Einaudi edizioni, 2005

1) Il Limes era un sistema di fortificazioni d'origine romana, che proteggeva i confini imperiali dai barbari. Belgrado, così come Vienna, era una delle città-accampamento fondate dai romani nel I secolo d.C. per dare alloggio alle legioni stanziate sul Danubio. Col crollo dell'Impero Occidentale, parte del Limes Danubiano fu restaurato dall'Impero d'Oriente che lo utilizzò (molte volte senza successo) per difendere i suoi confini dai Barbari come Avari, Bulgari, Serbi, Khazari e Valacchi. Il Limes Danubiano fu mantenuto finché, nati Stati e Regni con confini diversi senza rispettarne la costruzione, fu ritenuto completamente inutile. 

2) Gli Esarchi erano un grado militare dell'esercito romano, corrispondente al nostro generale. Solo dopo ha acquisito una valenza religiosa. 

Il Seminario nella Chiesa Ortodossa: note storiche e "di servizio"


Molti mi chiedono se io ritenga necessario un seminario ortodosso in Italia, o una facoltà di teologia ortodossa accessibile agli italiani. Rispondo a tutti che non reputo assolutamente necessaria la frequentazione di un seminario per i candidati all'Ordine Sacro, e nemmeno la frequentazione di un corso di teologia: e allora come imparare l'Ortodossia?

L'Ortodossia non si impara. L'Ortodossia si assimila: ed è solo con la frequentazione assidua della Chiesa e dei suoi Misteri che possiamo nutrirci del latte spirituale della nostra santa Madre Chiesa e crescere così nella virtù e nella vita ecclesiastica. L'intellettualismo sterile, il cristianesimo dei libri, è profondamente lontano dall'Ortodossia. Eppure, in qualche modo, specialmente il clero va formato almeno nella ritualità e nella dogmatica, nonché in Storia della Chiesa, e serve un qualcuno che se ne occupi.

Premessa Storica

Storicamente fin dagli albori della Cristianità sono esistite strutture deputate all'insegnamento del clero, come ad esempio il Monasterium ad Aquileia già nel IV secolo (fondato da s. Cromazio), l'Accademia a Roma (documentata fin dal tempo di Gregorio Magno) e la Scuola di Costantinopoli, che sebbene si dice fondata da s. Costantino il Grande, ottenne grande prestigio ai tempi del santo patriarca Fozio (+893). Oltre a queste grandiose strutture multinazionali (alle quali, nel IX secolo, si affiancano la Scuola Parigina fondata da Carlo Magno e l'Accademia Palatina di Aquisgrana) ogni diocesi possedeva una piccola scuola episcopale, connessa al palazzo apostolico, nella quale un chierico anziano insegnava i fondamenti della dogmatica e del diritto canonico ai futuri sacerdoti, istruendoli anche nell'arte liturgica. Tuttavia, fu solo con il concilio di Trento nel XVI secolo che la Chiesa romano-cattolica organizzò un vero e proprio seminario così come lo concepiamo oggi. Circa un secolo più tardi, con l'impegno del santo metropolita Pietro Moghila (1596-1646), anche la Chiesa Ortodossa si dotò di un seminario "moderno" a Kiev, ove fu fondata l'Accademia Ortodossa. Da quel momento in poi, l'Ortodossia iniziò a copiare i modelli occidentali d'insegnamento delle materie religiose e filosofiche, iniziando l'Era cosiddetta << di cattività occidentale >> ossia d'influenza romana nelle Chiese ortodosse. Ogni Chiesa Locale si dotò delle sue proprie facoltà di teologia ortodossa che oggi abbondano in ogni giurisdizione, divenendo addirittura "obbligatorie" in alcuni paesi come la Romania, ad esempio, e prerequisito per l'Ordinazione.

Premessa metafisica

Esistono due tipi di sapienza, come dice la Sacra Scrittura (specialmente le lettere di Paolo e di Giacomo): la sapienza di Dio e la sapienza dell'uomo. La divina sapienza ci conduce alla cristificazione di noi stessi e alla vita spirituale, ed è dono di Dio, della Grazia, ed è nutrita dai sacramenti e dalla vita ecclesiale. La sapienza umana si ottiene con lo studio, la ricerca, l'applicazione della ragione umana. L'obiettivo del seminarista, e di tutti i cristiani a dire il vero, dovrebbe essere quello di prepararsi spiritualmente e migliorarsi nella vita cristiana: ricercare dunque la sapienza "che viene dall'alto". Qual è il primo passo per camminare nella vita spirituale? il timor di Dio (cfr. il salmo 110:10). Un vero seminarista non è un intellettuale o un "professionista filosofico", è una persona che non studia per sapere nozioni, ma per conoscere Dio e viverLo. Serve una scuola per questo? Serve piuttosto un luogo d'addestramento spirituale, una palestra dello spirito.

Vita di seminario, vita di monastero, vita di chiesa

Il seminario ortodosso è strutturato in modo non molto dissimile da un monastero. La frequenza agli uffici divini in orari "monastici", obbedienze e compiti assegnati a ciascuno, lezioni alternate a lavori manuali, tutto rimanda ad una sorta di copia in piccolo dell'esperienza conventuale. Vengono date per scontate molte piccole cose che si imparano nella vita liturgica di parrocchia, come l'uso del calendario, la padronanza sufficiente dell'anthologhion (il "breviario" ortodosso), la conoscenza dell'anno liturgico e delle elementari norme d'ortoprassi insegnate dai genitori o dai padri spirituali. Non è possibile pensare l'apprendimento teologico separato dall'esperienza attiva della Chiesa nella totalità della sua esperienza empirica umana, composta dall'attitudine monasteriale e dal vissuto sociale e collettivo della comunità di credenti.

Apprendere l'Ortodossia

Si dice che l'Ortodossia è Patristica, ossia basata sugli scritti, l'attività e l'ispirazione dei Padri antichi che ci hanno preceduto. I Padri Cappadoci del IV, del V e del VI secolo chiamavano "vana" e perfino "demoniaca" la filosofia e la sottigliezza dei retori e dei filosofi dell'epoca. La stessa parola Catechesi deriva da due parole greche, ihos (suono) e katò (dall'alto), parafrasabile con "voce celeste": la teologia cristiana e i suoi insegnamenti non sono vane elucubrazioni, ma manna divina che viene da Dio stesso. I Santi Padri non dichiaravano sufficiente conoscere la scienza (gnosi) ma preferivano piuttosto che i cristiani vivessero la epignosis, ossia l'esperienza della divina sapienza nella vita cristianizzata del fedele. Il cristiano consapevole e cosciente "conosce" Dio attraverso un continuo percorso di illuminazione, perfezionamento interiore e purificazione dalle proprie passioni e inclinazioni malsane. San Giovanni Crisostomo nel lontano IV secolo scriveva: conoscere la Fede non è sufficiente per la salvezza [1]. E' necessario vivere profondamente il Cristianesimo nella vita di preghiera, nella frequenza dei sacramenti, nella meditazione della Scrittura. Il Seminario ortodosso dovrebbe essere questo: instradare i futuri chierici nel solco della tradizione patristica, insegnare a vivere la Fede così come la vissero i santi Padri dell'Ortodossia.

Un seminario ideale

Il Seminario, che nei suoi limiti costitutivi è una scuola, dovrebbe riuscire a costruire sì una gnosi basata sul contenuti nozionali (Dogmatica, Diritto canonico, Storia della Chiesa, studio della Scrittura) ma dovrebbe provvedere alla formazione di una coscienza spirituale (epignosis) e a iniziare i suoi studenti ai Misteri di Cristo. Il problema di molti seminari ortodossi di oggi è l'essere passati dal pulpito al podio dell'aula, dal Vangelo al libro di testo, dal calice della comunione al banco di scuola.

Un... seminario domestico?

Recitare le preghiere del mattino e della sera, leggere ogni giorno il Vangelo, meditare i libri della Sapienza di Salomone, l'Ecclesiaste, recitare i Salmi, riflettere sulla grande parabola-allegoria di Giobbe il Sofferente, ecco un piccolo "seminario biblico" tascabile che ogni buon ortodosso dovrebbe conoscere. Se avete la fortuna di essere ammessi in altare per servire i divini servizi della Chiesa, sappiate che non vi è seminario migliore.

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1) PG 59, 77



mercoledì 15 febbraio 2017

L'Ortodossia a servizio degli ultimi di Nairobi: intervista a padre Habbil Omukuba

Nella mia ricerca sulle metodologie della Missione ortodossa nel mondo mi sono imbattuto nella prolifica attività di padre Habbil Omukuba, un sacerdote del patriarcato ortodosso d'Alessandria, impegnato nell'aiutare i suoi concittadini in Kenya. Ecco l'esperienza di padre Habbil, in italiano (il nostro colloquio è avvenuto in inglese)

In foto: il padre Habbil durante una celebrazione.

Domanda: Padre, grazie di aver accettato di condividere con noi la tua vita.

Risposta: il piacere è mio, anzi, tutto ciò che porta a conoscenza il nostro impegno merita la nostra gratitudine e il nostro supporto.

Come è iniziato tutto? Dove vi trovate?

Il dovere cristiano di aiutare i deboli ci ha spinto, immediatamente dopo la nascita della chiesa di san Giorgio, a fondare un centro sociale di parrocchia. Ci troviamo nella baraccopoli di Kimera, la più grande d'Africa, un distretto di Nairobi (la capitale del Kenya).

In foto, uno scorcio del sobborgo Kimera a Nairobi.

Di cosa vi occupate?

Abbiamo un Orfanotrofio e un centro medico. L'orfanotrofio, dedicato a Santa Tabitha, è occupato da 26 bambini ed è gestito da due infermiere e da mia moglie Dora che ormai vive dentro la struttura per essere sempre presente. Offriamo vitto, alloggio e beni di prima necessità a questi orfani, e ovviamente ci occupiamo della loro educazione, in primis nel cristianesimo. Ai ragazzi più grandi insegniamo informatica e sartoria. Abbiamo così iniziato una attività in grado di mantenerci, così da non dover dipendere troppo dalle donazioni. Abbiamo anche deciso di aprire una scuola, dedicata sempre a san Giorgio: la nostra scuola parrocchiale conta 250 bambini. Il Kenya purtroppo, specialmente la zona in cui vivo, è nel pieno di una crisi sociale. Tanti sono disoccupati e vivono alla giornata, non possono offrire istruzione e cure mediche ai loro figli: dovevamo intervenire.


Istruzione, cibo e cure mediche sono i principali carismi della struttura


Il battesimo di una bambina dell'orfanotrofio


L'Ortodossia in Kenya...

Bisogna dire che in Kenya gli ortodossi sono circa due milioni di individui fra catecumeni e battezzati, e cresciamo di numero giorno dopo giorno. Tuttavia, dal momento che la Grecia e Cipro, le regioni che finanziavano le nostre diocesi (il Kenya è diviso in 3 grandi diocesi, ndr) sono economicamente più povere e non sono in grado di finanziarci, adesso si affaccia su di noi lo spettro della crisi. Ma tutto sommato andiamo bene. 

Quali sono i progetti per il futuro prossimo?

La missione è dura. La gente si aspetta molto da noi: abiti, medicine, educazione, cibo e sostegno sociale. Pensa che ancora non ho una automobile personale, e devo svolgere tutte le attività con i mezzi pubblici, e non è per niente semplice. Stiamo cercando di organizzare un programma di supporto per le vedove, ma la vedo dura. 

Di cosa avete davvero bisogno adesso?

Sicuramente un mezzo per la missione: un furgoncino, una macchina, qualsiasi cosa. E certamente, i fondi... anche se non è bello chiedere, ci appelliamo alla bontà dei nostri fratelli ortodossi nel mondo.

Ti ringrazio, padre Habbil, per averci raccontato della tua vita. Benedici!

Ci benedica Dio, Lui che è santo in ogni tempo, ora e sempre, nei secoli dei secoli.

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Chi vuole aiutare la Missione di padre Habbil può donare tramite questo link Gofundme

martedì 14 febbraio 2017

Simboli comuni nell'Iconografia

L'iconografia contiene numerosi simboli, segni, allegorie e gesti impressi nell'icona, i quali ci illustrano colui che abbiamo innanzi impresso nell'immagine stessa. Veniamo dunque a conoscere i principali. 

La palma

La palma per i Martiri è una immagine proveniente dall'Antico Testamento: il giusto fiorirà come rami di palma (Salmo 91:13) e anche dal Nuovo: Giovanni capitoli 12 e 13, l'ingresso glorioso del Signore a Gerusalemme. Il tempio di Salomone (cfr. 1Re cap. 6 e 7) era ornato da florilegi raffiguranti palme. Il significato della Palma nella simbologia cristiana è dunque triplice: significa giustizia, ossia la santità, la regalità di Cristo e dei cristiani (rapportata agli uomini: la deificazione) e anche la sacralità del martirio come "battesimo di sangue". 

La Corona

La corona è una allegoria della vittoria suprema dei cristiani nel libro della Rivelazione: persevera fedelmente fino alla morte, e ti darò la corona della vita (Apocalisse 2:10). Nei tempi antichi, presso le civiltà pagane classiche, la corona era simbolo di forza, di potenza e di vittoria: gli atleti e i soldati meritevoli venivano premiati con le corone, l'imperatore romano vestiva una corona d'alloro. Nel mondo latino soprattutto, che fin dai primordi riservava al libro dell'Apocalisse un posto speciale nel ciclo delle letture liturgiche, si diffonde l'immagine dei martiri coronati. 

L'abito bianco

L'abito bianco è un altro attribuito specifico dei martiri, anch'esso dal simbolismo apocalittico: hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello (Apocalisse 7:13-14). Il rosso, oggidì molto utilizzato per rappresentare i martiri, era in origine attribuito regale (la veste purpurea dell'Imperatore). 


I martiri figurati nell'antica basilica di Sant'Apollinare (VI secolo) uniscono i simboli della palma e della corona. 

Croce: la croce è un attributo di molte figure. I martiri, gli evangelizzatori, e i confessori della Fede generalmente hanno una croce in mano. Una croce su asta, invece, è propria dei santi Pietro e Andrea apostoli, di san Giovanni Battista e di alcuni evangelizzatori (come Cirillo e Metodio). 

Abiti Liturgici

I vescovi, i sacerdoti, i diaconi e il clero nelle icone indossano i paramenti propri del loro grado, e i colori non sono genericamente importanti. 

Abiti delle altre categorie

Specialmente re, dignitari e principi indossano nelle icone gli abiti curiali propri dell'alta nobiltà: non è inusuale vedere gli imperatori e i sovrani vestire il sakkos episcopale: difatti, questo paramento diventa liturgico solamente nel XV secolo, mentre prima era un abito cerimoniale laico di proprietà imperiale. 


Una icona di san Giovanni Damasceno, raffigurato nel suo rango sacerdotale

La nudità

I grandi campioni dell'ascetismo e i Folli in Cristo sono sovente dipinti nudi. San Giovanni Battista, anche se non è dipinto nudo, è raffigurato spesso con la pelliccia di cammello. 

Il Vangelo

Detenere fra le mani l'Evangeliario (il libro del Vangelo) o pergamene che citano le Scritture è un attributo di Cristo-Maestro e dei vescovi.

L'armatura

I soldati sono figurati con l'armatura e le armi. Anche alcuni martiri sono raffigurati con l'armatura, memori delle parole di san Paolo: vestitevi dell'armatura della fede.

La Chiesa in miniatura

La chiesa in miniatura (Sion, nel linguaggio liturgico) è uno dei simboli più sfuggenti dell'iconografia, ed è raffigurata in mano ai diaconi e ai benefattori che hanno costruito tante chiese. I diaconi infatti incensano conducendo con sé questo oggetto liturgico: secondo alcuni era anticamente un contenitore delle offerte, secondo altri un tabernacolo eucaristico, secondo altri ancora un contenitore dell'incenso. Oggidì, sebbene è ancora usato, non ha una valenza pratica ma è solo ornamentale.  Nel caso l'icona presenti un re o un nobile che offre la chiesa a Dio, il significato è evidente. 


Il re serbo santo Stefano di Decani che offre il monastero dell'Ascensione (che poi porterà il suo nome) a Dio. 

lunedì 13 febbraio 2017

Fotocronaca consacrazione dell'Antimensio

L'Antimensio (antimins in russo,  e antimension in greco) letteralmente significa "(quello) sopra la mensa", ed è un velo, solitamente decorato con il Cristo defunto e deposto ai piedi della Croce, oppure con altre scene della sua morte e Resurrezione, firmato dal vescovo. L'antimensio viene concesso ai sacerdoti per celebrare, e non si può celebrare su un altare senza un antimensio. Ma come si consacra l'antimensio?


Alla compieta, mentre si recita il Canone del giorno, il vescovo (o un  suo delegato) prepara il piccolo reliquario che contiene una particella di un corpo di un santo, unito al reliquiario con la cera. Dopodiché, l'antimensio viene benedetto con una mistura di acqua e vino, e viene recitato un salmo su di esso. 

Il Vescovo poi procede con la recita di alcune preghiere in ginocchio. 


Dopodiché, il clero conduce l'antimensio nel centro della chiesa e viene ancora benedetto, e viene condotto in processione attorno alla chiesa ( o dentro la stessa) mentre il coro canta l'inno ai martiri, il medesimo delle consacrazioni delle chiese. 



Dopo la processione, il clero cuce sull'antimensio il piccolo reliquiario, il quale viene benedetto con il crisma fatto di mirra. 


Il rito vero e proprio di consacrazione di un Antimensio è finito. E' costume celebrare 7 liturgie su un nuovo Antimensio prima di consegnarlo al sacerdote. Se vi sono più Antimensio consacrati nel medesimo giorno, si celebra su tutti gli antimensio nello stesso momento, sovrapponendoli uno all'altro ogni volta al momento della celebrazione. 

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Foto e testi da: Diocese of Chigago (ROCOR)



domenica 12 febbraio 2017

Canone di pentimento al Signore nostro Gesù Cristo

CANONE DI PENTIMENTO
A NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO


Dopo le preghiere iniziali, con devozione

Abbi pietà di noi, Signore, abbi pietà di noi,  siamo indifesi dinnanzi a Te, noi tuoi servitori che molto abbiamo peccato contro di te, o Maestro: abbi pietà di noi, ti preghiamo.

[I sacerdoti che si preparano alla Divina Liturgia con questo Canone, recitato alla Compieta domestica, aggiungono (1) il Salmo 83 (quanto sono amabili le tue dimore...)e poi i seguenti tropari

Penso al giorno del Giudizio e piango per le mie azioni: come risponderai, o Re del Cielo, Immortale, come mi guarderai, o giusto Giudice, io ho le mani sporche e non posso entrare nel tuo Santo dei Santi: come potrò mai chiamare l'invisibile Spirito e compiere l'Atto supremo di salvezza del mondo? Padre Misericordioso, Figlio unigenito, Spirito Santo, disprezza la mia iniquità, e benignamente degnati di ricevere la mia contrizione per qualsiasi mia trasgressione.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Signore del Cielo e della Terra, Padrone di tutto ciò che esiste, non rovinarmi con la tua giusta vendetta e non castigarmi, ma nella tua immensa bontà non esporre al ludibrio i miei atti vergognosi, non mettermi in imbarazzo dinnanzi agli Angeli e a tutti i tuoi Santi, ma accetta dalla mia mano peccatrice il sacrificio a salvezza di tutti e di tutte. 
Ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

O Divino Salvatore ti prego, rialza me tuo povero e inutile servo, non permettere che l'Angelo mi precluda l'accesso al tuo Santo dei Santi giacché sono indegno, ma permettimi nella tua generosità di poter offrire il sacrificio di grazie e di supplica per me e per tutto il popolo, Tu che sei un Dio d'indulgenza e di misericordia. 

Misericordioso Signore, Maestro della mia vita, io ho l'onore del tuo clero, ma ho molto peccato e ho disonorato il tuo Nome, Dio e Maestro, e ho commesso enormi peccati. Visita col tuo sguardo pietoso il tuo servo, perdonami le mie colpe e rimetti i miei peccati, perché grande è la tua misericordia, e accetta, ti supplico, il mio sacrificio.]

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Abbi pietà di noi, che speriamo in Te, guardaci dai nostri nemici o misericordioso, perché sei il nostro Dio e noi il tuo popolo, opera delle tue mani, e solo in te crediamo.
Ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Aprici le porte della tua bontà, o benedetta Deipara, sperando in te non ci smarriremo, poiché tu sei la salvezza del popolo cristiano.

Ode 1, tono 2°

Irmo
In tempi lontani Egli ha rovesciato il Faraone e le sue possenti armate, e il Verbo Incarnato distrusse il successo del peccato: molto glorioso è il Signore, per questo è stato magnificato nei secoli. 

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore. 

O Dolce Gesù Cristo, tu che molto hai sofferto cancella il dolore della mia anima e addolcisci il mio cuore, Ti prego, o misericordiosissimo Gesù, Salvatore mio, così che, redento, possa io lodarti.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

Dolce Gesù Cristo, aprimi le porte del pentimento, o Filantropo, e accettami poiché mi prostro ai tuoi piedi e oso chiedere perdono delle mie colpe, o Gesù mio Salvatore. 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Dolce Gesù Cristo, salvami dai dardi demoniaci; o Gesù, permettimi di stare alla tua destra, nella tua gloria, e liberami da coloro che sostano alla tua sinistra, Salvatore mio. 

Ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Theotochio
O purissima Signora che hai dato i natali a Gesù nostro Dio, prega per noi tuoi servi infruttuosi, che siamo liberati dai tormenti per mezzo delle tue preghiere, o illibata, così da ottenere la gloria eterna. 

Ode 3

Irmo
Mi hai stabilito nella roccia della fede, hai aperto la mia bocca contro i miei nemici. Perciò il mio spirito è lieto e ti canto: non c'è alcun santo come Dio, e non c'è alcun giusto oltre Te, o Signore.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

O Gesù, amante dell'umanità, ascolta il tuo servo che ti chiama con compunzione, e liberami da ogni giudizio e condanna o Gesù mio, tu  che hai molto sofferto, che sei misericordioso  e abbondante di pietà.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

O mio Gesù, rialza il tuo servo che è caduto ai tuoi piedi grondante di lacrime; salvami, o Gesù, perché mi pento, liberami dal fuoco della Geenna o mio Signore Gesù Cristo, dolcissimo e pieno di misericordia.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

O Gesù, il tempo che mi hai concesso l'ho passato nelle passioni, ma io ti prego, o Signore mio, richiamami a Te, salvami. 

ora e sempre, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Theotochio
O Vergine che hai fatto nascere il Signore nostro Dio, imploraLo di liberarmi dalla Geenna, o sola patrona degli afflitti, e conducimi alla vita senza tempo, o tuttasanta piena della divina Grazia.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

Ode 4

Irmo
Da una Vergine sei venuto, non ambasciatore, non angelo, ma Tu vero Dio Incarnato, e mi hai salvato: per questo io piango e ti grido: gloria alla Tua potenza.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

O Gesù mio, accogli i dolori della mia anima, io ti prego: allontanami dai dardi del maligno, di colui che rovina le anime, o mio Gesù compassionevole, e salvami.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

Io ho peccato, o mio Signore clemente e benigno. Mio Gesù, salvami e portami nel tuo Regno, sotto la tua protezione, o Buono.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

O Gesù mio, nessuno ha peccato quanto me, ma io cado ai tuoi piedi e piango: salvami, Gesù, e dammi la vita eterna!

ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Theotochio
O sempre lodata, tu che hai fatto nascere Gesù Cristo, imploralo di liberarmi dai tormenti dell'inferno, salva tutti noi che ti chiamiamo vera Deipara.

Ode 5

Irmo
Tu che sei la Luce che distrugge le bugie delle tenebre, e la salvezza dei credenti, Gesù dolcissimo, Cristo mio Salvatore, io veglio all'alba per te, Re della Pace: illuminami con i tuoi raggi, poiché non professo alcun dio se non Te. 

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

Tu sei l'illuminazione della mia mente, o Gesù, Tu sei la salvezza dell'anima caduta nella disperazione; O Salvatore, liberami dai tormenti della Geenna, poiché ti grido: salvami, Gesù mio, Cristo Signore.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

Sono caduto nei peccati vergognosi e nelle passioni, o Gesù mio; Io lo so, ma stendi la tua mano e salvami, , poiché ti chiamo: salvami, o Cristo mio Dio.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Mondami, Signore, da ogni iniquità e da ogni mancanza, da ogni sotterfugio incredulo, mio Gesù, e salvami, o mio Salvatore, io ti prego.

ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Theotochio
O Vergine Madre di Dio, implora il Figlio tuo di salvare tutto il clero e il popolo ortodosso, e di liberare dalla Geenna tutti coloro che piangono con fede, perché non abbiamo altro intercessore se non te. 

Ode 6

Irmo
Sono caduto negli abissi del peccato, ma allo stesso modo imploro gli abissi della tua benignità: rialzami dalla corruzione, o Gesù mio, prego la tua pietà, o Dio. 

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

Mio Gesù Cristo, ricco di indulgenza, accetta la confessione delle mie colpe, o Signore, e salvami, o Gesù, dalla corruzione.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

Io sono come il figliol prodigo, o Gesù mio, torno da peccatore nelle tue braccia; sono un uomo di passioni, o Gesù, ma tu salvami, o Dio mio.

Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo.

O  Gesù, nelle mie passioni ho surclassato la prostituta e il prodigo, Manasse e il pubblicano, mio Gesù, il ladrone e i Niniviti. Ma tu salvami.

Ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Theotochio
O Vergine senza macchia che hai partorito il Salvatore, le tue preghiere siano come issopo sulla mia anima, purificami fino a rendermi illibato. 

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

Contacio, tono 6
O Gesù Salvatore, purificami e salvami. Così come hai salvato la prostituta e il ladro, così abbi pietà di me, o compassionevole e benigno Signore, liberami dai tormenti eterni per le preghiere della tua purissima Madre. 

Ode 7

Irmo
I tre fanciulli ebbero fede e contrastarono gli idoli dorati di Babilonia, ma quando furono gettati nelle fiamme furono salvati e cantavano: benedetto il Dio dei nostri padri.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

Cristo Gesù, sulla Terra nessuno ha peccato quanto me, ma ti prego salvami, liberami anche se sono dissoluto e peccatore, abbi misericordia di me che ti canto: benedetto sei tu, Dio dei padri miei.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

Cristo Signore, io piango, sono terrorizzato dinnanzi a Te, tranquillizza il mio spirito e salvami, e ti canterò: benedetto sei Tu, Dio dei padri miei.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Cristo Gesù, centinaia di volte ti ho promesso penitenza e ho mentito, cadendo nuovamente nelle passioni; Per questo io piangente ti prego, o Gesù: illumina i miei sensi o Cristo, Dio dei miei padri, benedetto sei tu.

Ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Theotochio 
O Signora tuttasanta, che in modo immacolato hai partorito Iddio, imploralo di perdonare le mie offese verso la natura umana, così che salvato io possa lodarti dicendo: benedetta sei tu, Maria, e benedetto è il frutto del tuo seno.

Ode 8

Irmo
Lodate il Signore Dio, opere sue, lodate Colui che scese nella fornace e salvò i bambini ebrei cambiando il fuoco in frescura, ed esaltatelo per tutti i secoli. 

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

Io ti prego, Gesù Dolcissimo: così come hai perdonato la meretrice perdona la moltitudine dei miei peccati, o Cristo, e purifica la mia anima insozzata, o Signore.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

O Gesù mio, mi sono immerso nei piaceri irrazionali: peccatore come sono, sono stato sommerso dalle mie passioni. Liberami, o Dio, dall'irrazionalità.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

O Gesù, sono caduto nelle passioni annientatrici dell'anima; ho dimenticato la mia natura divina e mi sono coperto di bugie e colpe senza numero. Mondami con l'olio, o Cristo, e col Vino.

ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Theotochio
O Maria, Madre di Dio, imploraLo di salvare dai pericoli i tuoi servi e quanti ti lodano, o Vergine senza macchia.

Ode 9

Irmo
O Dio Verbo, che veramente sei Dio, con indicibile Sapienza hai rinnovato Adamo il quale era gravosamente caduto nella disobbedienza mangiando il frutto proibito; sei da tutti lodato per averci salvato.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

O mio Gesù, nella moltitudine dei miei peccati ho superato Manasse, il pubblicato, la prostituta, il figliol prodigo e il ladrone, ma ti supplico di salvarmi, o Dio.

stico: o Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

o mio Signore, con le mie colpe ho superato l'errore di Adamo, sono andato contro l'antica e la nuova legge, ma ti prego di perdonarmi o Signore Dio, liberami dai tuoi giudizi, o Gesù. 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

O mio Gesù, non separarmi dalla tua gloria, non togliermi dal gregge delle tue pecore, non togliermi dalla tua destra, o Gesù Dolcissimo, e dammi ristoro in te, tu che ami l'umanità. 

ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

O Misericordioso Gesù, Signore Dio, Cristo Gesù, salvami ancora e ancora, o Salvatore, per la tua grazia e il tuo amore per la razza umana, non per le mie povere opere, ma per la tua generosità incommensurabile salvami. Mantienimi alla tua destra, o buon Giudice, per le preghiere della tua purissima Madre e di tutti i santi, perché sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen. 

Conclusione

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli, amen. Kyrie eleison (3 volte). 

Signore Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, per le preghiere della purissima tua Madre, per la potenza della Vittoriosa e Vivificante Croce, per il patrocinio delle Celesti potenze, per le preghiere di tutti i santi, abbi pietà di noi e salvaci. Amen. 

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sabato 11 febbraio 2017

Il "Funerale" dell'Alleluia (Latinità Ortodossa)

Grazie al sito cattolico-romano New Liturgical Movement, veniamo a scoprire un antichissimo rito popolare quaresimale, scomparso con la Riforma di Trento

Ai Vespri della domenica di Septuagesima, avveniva in antico un rituale speciale, specialmente nell'Europa continentale, noto come Funerale dell'Alleluia. In pratica, giacché nel Rito Latino dal Mercoledì delle Ceneri in poi fino a Pasqua non si canta più l'Alleluia, né si recita dopo i salmi, veniva commemorata la "morte" dell'Alleluia fino al suo ritorno, connesso alla Pasqua di Cristo. Il rito del Funerale dell'Alleluia è spiegato bene in un manuale liturgico del XV secolo, rinvenuto a Toul, in Francia:

<< Il Sabato precedente la Domenica di Septuagesima, tutti i coristi si recano in sagrestia durante la recita dell'Ora Nona, a prepararsi per il Funerale dell'Alleluia. Dopo l'ultimo Benedicamus Domino [Alla fine dei Vespri] essi in processione, recando seco la Croce su asta e l'incensiere fumante, conducono un catafalco sul quale è adagiato uno stendardo con scritto "Alleluia", e svolgono una processione cantando, finché non raggiungono il chiostro: lì depongono il catafalco nella terra, lo benedicono con l'acqua santa e lo incensano, e dopo se ne ritornano in sagrestia per la medesima maniera. >> 


cattolici tradizionalisti francesi a Londe-Les-Maures che celebrano il funerale dell'Alleluia

Alessandro II, pontefice dal 1015, ordinò che questo rito fosse eseguito con ogni onore, e ne è rimasta traccia fino all'epoca di Trento. I coristi cantavano un inno speciale durante il tragitto del "feretro" dell'Alleluia, e per l'occasione ne furono scritti davvero tanti. Il più famoso è un inno di un Anonimo del X secolo (900 d.C. circa): 

Alleluia, inno di letizia, voce di gioia che non può morire,
Alleluia, grido mai silente negli Eccelsi,
Coloro che abitano nella casa di Dio ti cantano senza posa.

Alleluia, tu risuoni, vera e libera Gerusalemme:
Alleluia, madre gioiosa, tutti i tuoi figli cantano con te, 
Ma dalle tristi acque di Babilonia a lutto noi ci troviamo.

Non meritiamo più di cantare: Alleluia,
Alleluia, cancella le nostre trasgressioni,
Perché il santo tempo ci conduce a piangere i nostri peccati.

Per questo con inni ti preghiamo, o Santissima Trinità
e donaci di portare a casa la tua Pasqua dal tuo Cielo,
E là con te canteremo per sempre, Alleluia.

In alcuni luoghi, la deposizione della bara con l'Alleluia veniva fatta in forma di Epitaffio, e la tela veniva portata sotto l'Altare, dalla quale poi veniva mostrata al termine dei Vespri di Pasqua, la sera del Sabato Santo. 

giovedì 9 febbraio 2017

La Badessa nella Tradizione ortodossa

Il sito del monastero di sant'Elisabetta di Minsk attraverso un articolo sul bon ton ecclesiastico, ci insegna come si devono salutare le Badesse e quali sono i loro ruoli nella Chiesa


Se una monaca ha pronunciato già i voti ed ha ottenuto la tonsura (e il berretto monastico) si chiama "Madre", se è una novizia "sorella". Solamente le Badesse (o le loro assistenti) indossano la croce pettorale e si può chiedere benedizione ad una badessa così come si chiede ad un prete. Le badesse possono entrare in altare, e sono l'unica figura femminile cui è permesso di stare dietro l'iconostasi, eccetto la monaca "accolita" preposta al servizio liturgico. 

Quando un sacerdote incontra una badessa, essi si baciano la mano reciprocamente, così come avviene fra due sacerdoti. Quando la badessa si trova in chiesa, essa siede sul suo trono abbaziale e detiene il pastorale. 

E' la badessa che benedice i pasti al refettorio comune e si comporta in tutto e per tutto come la controparte maschile, l'abate. 

Durante i riti liturgici, il sacerdote celebrante si inchina all'inizio e alla fine di ogni officio verso la badessa, si volge verso di lei quando la nomina alle litanie e al Grande Ingresso, e la incensa immediatamente dopo l'altare e l'iconostasi. La badessa viene incensata solo tre volte, e non "tre volte tre" come vale invece per i vescovi. 

martedì 7 febbraio 2017

Commemorare i politici in Chiesa

Nella linea di saggi di padre Petru Pruteanu abbiamo incontrato anche un lungo articolo sulla questione assai spinosa della commemorazione liturgica dei governanti, e delle implicazioni che questo comporta dal punto di vista pubblico, sociale e spirituale

La Chiesa Ortodossa con zelo commemora liturgicamente, attraverso litanie e preghiere specifiche, i governanti locali e nazionali. Questa prassi deriva dall'esortazione paolina (ITim. 2:1-3 e Rom, 13:1-7) affinché, nella pace e nel buongoverno, i cristiani possano vivere una vita serena e tranquilla, come dice la preghiera stessa. Dal IV secolo in poi, l'Imperatore cristiano e la sua famiglia vengono menzionati in tutti gli uffici liturgici e dal XII secolo in poi i manoscritti liturgici greci menzionano al Grande Ingresso la recita del nome del Patriarca di Costantinopoli affiancato da quello dell'Imperatore regnante. Questa prassi si diffonde anche fra i Russi e i Romeni che non commemorano non solo i propri sovrani, ma anche l'Imperatore bizantino. La regola di commemorare i governanti è stata praticata senza esitazione anche quando il re di un Paese ortodosso era cattolico o protestante, e a Costantinopoli i patriarchi hanno sempre commemorato senza alcun remore i sultani ottomani (musulmani). L'evoluzione della commemorazione liturgica delle autorità civili e militari è passata dal considerare la commemorazione nominale come comunione eucaristica ad una mera commemorazione "umana" per il rispetto verso le istituzioni statali, una preghiera a Dio che illumini il governo terrestre, qualunque esso sia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, terminata nel 1945, e la scomparsa di tutti i sovrani ortodossi - unti col crisma e consacrati, le varie Chiese nazionali hanno adottato ognuna differenti modi di commemorare le autorità e di riferirsi ad esse. La Chiesa prega, generalmente, che i governanti lascino la Nazione nella pace, e perciò la commemorazione liturgica delle autorità non è vista come connivenza o rispetto (come era in passato), e quindi la commemorazione dei governanti non può essere mai soppressa, neanche quando questi ultimi vanno contro la morale cristiana. 


Fece molto discutere la Chiesa al suo insediamento il leader greco Tsipras, il quale è lontano dall'essere un ortodosso praticante

Nota sull'Italia e sulla pratica odierna

Così come il padre Petru Pruteanu ha poi concluso l'articolo esponendo, a suo vedere, il problema della commemorazione in Romania, mi permetto di aggiungere delle considerazioni in merito alla realtà italiana. Dal momento che il Cristianesimo è universale e non c'è posto per gretti nazionalismi, sembra poco delicata l'opzione "preghiamo per il popolo italiano...""(che sarebbe il calco della litania "alla romena"), perché, qualora avessimo fedeli di altre etnie nella nostra chiesa, potrebbero offendersi, e anche perché oggettivamente l'Italia come popolo non è ortodossa. A mio parere la situazione diventa delicata quando si commemorano governi che non sono quelli del suolo nazionale in cui stiamo celebrando, perché potremmo essere passibili di denuncia per vilipendio della nazione. Vi immaginate un italiano in Egitto che commemora lì il popolo italiano e il suo governo? Possiamo a mio avviso ritenere migliore l'opzione "alla russa" che prevede la commemorazione dello Stato e non dei suoi abitanti, molto semplice: "Per questo paese, i suoi governanti e l'esercito"... anche se, nella mia umiltà, mi sento di variare leggermente e di proporre un nuovo tipo di commemorazione, certo più lunga, ma non anti-tradizionale:

Per il popolo ortodosso in Italia, per le autorità civili e militari di questo Paese, e per la loro salvezza, preghiamo il Signore

L'opzione più "nazionalista" (fascista la chiamerebbero alcuni) è fornita dalla stessa Chiesa ortodossa quando, in alcuni ieratici, è presentata così:

Per il popolo fedele e ortodosso di questa nazione, per sua Maestà il Re, per il suo palazzo regio e i suoi funzionari, per i governanti e gli ufficiali di questo Paese, e per l'Esercito amante di Cristo, e per la loro stabilità e fermezza, preghiamo il Signore.

Se vogliamo sentirci più a casa (del resto, in Italia siamo localisti), potremmo anche decidere di commemorare il popolo ortodosso della città o della regione, un eco dell'inno Acatisto che recita "salva città e popolo, o Deipara"... perché in fondo, chi è il prossimo, se non coloro coi quali ci comunichiamo ogni volta al calice della salvezza? 

lunedì 6 febbraio 2017

L'Ortoprassi del Digiuno (padre Petru Pruteanu)

Analizzando il meraviglioso portale del padre Petru Pruteanu, non potevamo lasciarci scappare all'inizio del Triodio di quest'anno, il saggio sull'ortoprassi del digiuno per la Quaresima. Data la lunghezza del documento in romeno, abbiamo preferito offrire una sintesi adatta al formato del blog


La cacciata dei protogenitori Adamo ed Eva dall'Eden

Tipologie di Digiuno

Il santo Digiuno è uno strumento che la Chiesa utilizza per disciplinare la vita dei credenti e guidarli nella via verso la salvezza. La Chiesa ci chiede genericamente di astenerci da prodotti d'origine animale (tanto le uova, quanto il pesce, la carne) e quanto più possibile anche dalle relazioni intime con coniuge, oltreché di dedicarci maggiormente alla preghiera e all'uso cristiano della carità e dell'elemosina. Il digiuno è quindi un'arma di perfezione morale, una virtù contro la tentazione. Tra l'altro, seguire i periodi di digiuno è raccomandato anche dai medici per la salute dell'apparato digerente e per l'equilibrio psicofisico. Vediamo ora di conoscere i principali tipi di digiuno.

a) Integrale, detto anche totale: viene chiesto al fedele di astenersi da qualsiasi cibo e bevanda (financo l'acqua) per le ventiquattro ore del giorno. 

b) Aspro (xirofagìa): sono permessi acqua, pane, frutta e legumi, oltreché verdure che non debbano essere cotte (ad esempio insalata e pomodori). E' inoltre prescritto un solo pasto quotidiano.

c) Digiuno facile: si può mangiare tutto, senza olio.

d) Digiuno svincolato: si chiede di astenersi da vino e olio, e alle volte dal pesce. 

Oltre a questi generi di digiuno, esso si adatta al Calendario della Chiesa secondo le seguenti modalità:

a) Digiuno generale, quando l'intera Chiesa Universale lo prescrive (es. la Quaresima).

b) Digiuno locale, quando una particolare parrocchia o eparchia lo domanda per ottenere uno scopo spirituale (es. la cessazione di una guerra).

c) Digiuno particolare, digiuno personale che il singolo cristiano segue come regola di vita o come penitenza dopo la confessione, secondo uno schema benedetto dal proprio padre spirituale.  

Giorni di Digiuno

I giorni di Mercoledì e Venerdì di ogni settimana dell'anno sono considerati di digiuno, tranne nella Settimana Luminosa che segue la Pasqua, e in altre occasioni di festa segnate sui calendari. In alcuni monasteri, anche il Lunedì è considerato giorno magro. Inoltre, si osservano come giorni di digiuno:

- il 14 settembre, giorno dell'Esaltazione della Santa Croce.
- il 29 agosto, giorno della Decapitazione del Battista.
- il 5 gennaio, vigilia della Teofania.

Per questi tre giorni si tratta di digiuno facile, si può mangiare pesce.

I Quattro Grandi Digiuni sono:

- La Grande Quaresima, di 40 giorni.
- Il Digiuno dei santi Apostoli Pietro e Paolo che precede la loro festa, di 15 giorni.
- Il Digiuno della Dormizione della Santissima Vergine Maria, di 15 giorni.
- Il Digiuno d'Avvento, di 40 giorni. 

Per la festa dell'Annunciazione (25 marzo), anche se cade durante la Grande Quaresima, si è soliti concedere il pesce. 

Canoni sul Digiuno

La Chiesa, nel tempo, attraverso i Concili Ecumenici e i Sinodi Locali ha espresso l'importanza di seguire i digiuni e conformarsi alle usanze della Chiesa stessa, attraverso i canoni 69esimo degli Apostoli, 56esimo del VI Concilio Ecumenico, 49-52 di Laodicea, 29, 56 e 89 del Sinodo Trullano, 19esimo di Gangra. Per il clero che non rispetta i digiuni i canoni prescrivono, nei casi di akrivìa, addirittura la riduzione allo stato laicale, mentre i fedeli laici che non rispettano totalmente il digiuno per deliberata volontà di disobbedienza sono passibili di scomunica. 

Alcune indicazioni generali per i periodi svincolati dai digiuni

In genere, il mercoledì e il venerdì si chiede, come già detto, di non assumere prodotti animali e di negarsi anche il vino, il quale invece è permesso la domenica sempre - tranne che in Quaresima. Lo stesso vale per gli alcolici in genere. Nei monasteri, alla vigilia della comunione, viene richiesto il digiuno completo; i laici, specialmente coloro che lavorano in occupazioni debilitanti (operai, muratori, agricoltori) e i bambini non sono tenuti al digiuno del sabato, ma possono mangiare anche la sera evitando magari l'alcol e attenendosi al digiuno delle otto ore prima della comunione (in altre parole, cenando presto il sabato e saltando la colazione domenicale). In genere, per la gestione del proprio digiuno personale ci si attiene sempre alle direttive del proprio padre spirituale. 

sabato 4 febbraio 2017

L'uso dei Salmi per una preghiera mirata

Il sito Orthodoxie in Deutschland offre una panoramica su molti testi liturgici in lingua tedesca e anche un piccolo corso << di uso dei salmi >> per delle preghiere specifiche. In che modo i salmi influenzano la nostra preghiera? Il sito tedesco ci offre l'esperienza di sant'Arsenio di Cappadocia.

Sant'Arsenio di Cappadocia (+1924), il Taumaturgo, usava pregare i 150 salmi del Salterio in vario modo, specialmente quando voleva aiutare il prossimo. In quale modo sant'Arsenio distribuiva il salterio? riportiamo alcuni esempi che egli ha lasciato ai suoi figli spirituali. N.B. i salmi seguono l'ordine antico

Quando qualcuno ha perduto la libertà: salmo 42.

In caso di terremoto o calamità naturali: salmo 17.

Per un moribondo: salmo 33.

Per coloro che vivono in zone di guerra: salmi 131, 132.

Per il pentimento: salmo 50.

Per una grande difficoltà familiare o problemi coniugali: salmo 10.

Per rafforzare la propria vocazione o volontà di servire Dio: salmi 98,99, 100.  

Per proteggere la propria famiglia: salmi 22,65, 116, 124, 126, 127, 133.


Un salterio e una lestovka 

Insieme ad i salmi, possiamo utilizzare la nostra corda di preghiera e ripetere semplici invocazioni che contengono l'oggetto (e il soggetto) della nostra preghiera. La Chiesa Ortodossa inoltre, nei principali libri devozionali, contiene numerose preghiere per molte situazioni della vita.