mercoledì 20 giugno 2018

Benedizione delle icone dall'Eucologio greco del 1730

Presentiamo in traduzione una preghiera di benedizione delle icone secondo l'Eucologio greco del 1730.

BENEDIZIONE DI UNA ICONA
secondo l'Eucologio greco del 1730 [1]


Il sacerdote unge col sacro crisma i quattro angoli della icona, dopo che la stessa ha riposato una notte intera sopra il santo altare.

Passata la notte dunque, condotta nel centro della chiesa, l'icona è unta e poi benedetta in questo modo:

S. Preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Signore nostro Dio, Padre del Salvatore nostro Gesù Cristo, poiché hai dato al tuo servo Mosé l'ordine di creare la figura dei Cherubini per l'Arca che riposava nella tua Tenda, e per questo noi continuiamo la tradizione delle immagini sante commemorando coloro che vi rappresentiamo: noi ti preghiamo, o Signore Sovrano nostro, di mandare la grazia del tuo Spirito + su questa icona, assieme ai tuoi santi angeli, così che ogni preghiera che vi sarà offerta davanti potrà essere portata all'altare celeste della tua gloria, per la grazia, la filantropia e la compassione del tuo Figlio Unigenito, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, il Filantropo. Poiché tuo è l'onore, tue sono la potenza e la gloria, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli.
C. Amen.

L'icona viene poi venerata dai fedeli e posta nel luogo designato.

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1) Euchologe selon le rituel des Grecs 2, J. Goar, éd., Venise, 1730, p. 672.

mercoledì 6 giugno 2018

Re Africano si converte all'Ortodossia (news)

L'Unione dei Giornalisti Ortodossi ha riportato che un re africano si è battezzato al Monte Athos, accettando la vera fede. Il sovrano, prendendo il nome di Davide, è stato battezzato al monastero di Koutlomousiu.



Attualmente, tranne le foto proposte alla stampa dal Monte Athos, non sappiamo nient'altro. Il re è comparso sull'Athos chiedendo di farsi battezzare, e così è avvenuto nella gloria di Dio. 

lunedì 21 maggio 2018

Prima liturgia celebrata nella cattedrale ortodossa di Varsavia (news)

Sabato 19 maggio 2018, nonostante i lavori di costruzione della cattedrale della Divina Sapienza a Varsavia non siano ancora conclusi, è stata celebrata la prima divina liturgia all'interno dell'edificio così come riporta Pravoslavie.ru.  Oltre al primate della Chiesa Autocefala Polacca, mons. Savva, erano presenti il vescovo Job di Telmessos per il patriarcato ecumenico, il metropolita Ilarion Alfeev per il patriarcato di Mosca, nonché altri vescovi polacchi. 

La celebrazione ha visto una grande partecipazione pubblica, con un numero enorme di fedeli e pellegrini ortodossi da tutta la Polonia. 


L'abside dell'altare, così come gran parte degli interni, è da ultimare.


La liturgia si è conclusa con la benedizione e l'installazione della grande croce della cupola. Due messaggi, uno da parte del patriarca Bartolomeo e uno da parte del patriarca Cirillo, sono stati letti, recanti entrambi letizia e saluti per il clero polacco e felicitazioni per il proseguimento dei lavori, iniziati nel 2015. 

Lettera di Papa Adriano II sulla missione di san Metodio (Latinità Ortodossa)

Da Medieval Slavic Lifes di M. Kantor leggiamo di una interessante epistola papale di Adriano II (+872), già noto ai lettori di questo blog, riguardo la missione di san Metodio presso i moravi e i principi slavi: una testimonianza importante dell'opera di questo santo e degli intensi rapporti fra Roma e gli slavi nel IX secolo. Inoltre, vi è una chiara menzione all'uso della lingua comune slava in luogo del latino. 


LETTERA
Da Adriano, servo di Dio e Vescovo, a Rostislav, Svjatopluk e Korcel, principi degli slavi

Gloria a Dio negli eccelsi e sulla Terra pace, fra gli uomini benevolenza. [1]
Siamo a conoscenza della vostra spiritualità e del vostro  ardente desiderio di trovare la salvezza, e di come il Signore ha mosso i vostri cuori a comprendere come non solo basta servire Dio con la preghiera e la fede, ma anche con le buone opere. Poiché la fede senza opere è morta [2], e cadono nell'abisso coloro che dicono di conoscere Dio, ma lo rinnegano nelle opere! Avete chiesto dunque un maestro non solo a questa sede (a Roma, ndt) ma anche al pio imperatore Michele: vi abbiamo inviato il beato filosofo Costantino [3] insieme a suo fratello non appena è stato possibile. Quando hanno saputo che le vostre terre appartenevano alla Sede Apostolica [4] non solo non hanno computo alcun atto contro i Canoni, ma si sono affrettati a riportare a Roma le reliquie di san Clemente. Con molta gioia per questi eventi, ho deciso di analizzare la questione e ho così deliberato di inviare nelle vostre terre il nostro figlio Metodio, uomo di vera fede e molto sapiente, che ho personalmente consacrato insieme coi suoi discepoli [5], affinché vi insegnasse, con la nostra benedizione, la Santa Messa - che chiamano anche Liturgia - e tutte le sacre Scritture nella vostra lingua natale, assieme col Battesimo così come è amministrato nella Santa Chiesa, così come il filosofo Costantino aveva iniziato da voi per le preghiere di san Clemente e attraverso la Grazia di Dio. Allo stesso modo, se vi fosse qualcun altro in grado di catechizzare e istruire, sia benedetto da Dio, da noi e da tutta la Chiesa universale e apostolica, affinché i comandamenti di Dio siano più facilmente appresi da tutti. Tenete solo a mente questa usanza: durante la sacra Messa leggete l'Apostolo e il Vangelo sia in latino che in slavo, affinché tutte le nazioni lodino il Signore. [6] e come sta scritto ancora: "tutte le lingue proclameranno la gloria del Signore come lo Spirito Santo diede loro potere di esprimersi". Ma se uno dei maestri che ci sono vi chiamerà e inizierà a corrompervi dalla Verità alla menzogna, insultando la vostra lingua e gli scritti nella vostra lingua, sia costui tagliato fuori da ogni comunione e dalla Chiesa, finché non si consumerà. [7] Difatti non sono pecore, ma lupi, e dai frutti li riconoscerete. 

Voi, amati figli, perseverate nell'ubbidienza alla legge di Dio e non respingete gli insegnamenti della Chiesa, affinché diventiate veri adoratori di Dio, del nostro Padre Celeste, e di tutti i santi. Amen. 

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NOTE

1) Luca 2:14. Il Papa Adriano saluta i principi slavi con una invocazione universale di grazia.  

2) Giacomo 2:26

3) Costantino è il primo nome di san Cirillo. Ordinato prete col nome di Costantino, prese i voti monastici poco prima della morte, mutando il proprio nome in Cirillo.

4) Si intende Roma. Nel IX secolo ci fu una forte diatriba ecclesiastica fra Roma e Costantinopoli su quali terre di nuova evangelizzazione appartenessero all'una o all'altra sede apostolica. A dare gravi problemi fu la Bulgaria, con una politica altalenante del suo zar Boris (Michele nel battesimo) che mutava spesso appartenenza ecclesiastica, chiedendo ora di passare sotto Roma, ora sotto Costantinopoli, in base a ciò che gli veniva offerto politicamente. Da ultimo, si pose sotto Costantinopoli quando ottenne il Patriarcato. Altre terre, come l'Ungheria, la Rus, la Polonia o la Romania, furono più facilmente distribuite a causa di missioni più dirette. 

5) San Metodio fu fatto vescovo da papa Adriano II e inviato insieme con un piccolo esercito di preti e missionari in Moravia. 

6) Salmo 116:1. 

7) Adriano II scaglia un anatema su coloro che non ritengono che la Messa debba celebrarsi nella lingua del posto. Un duro colpo per i cattolici di qualche secolo più tardi, quando diranno che il Latino è una "lingua sacra" e che la celebrazione nelle lingue volgari è inammissibile. Ma questa non è la coscienza della Chiesa, come si evince dalle parole dell'antico pontefice. 

mercoledì 25 aprile 2018

Una preghiera per leggere il salterio di san Osvaldo di Worchester (Latinità Ortodossa)

Proponiamo una preghiera molto semplice, quanto bella e antica, proveniente dal mondo anglosassone. La preghiera che segue viene composta da Sant'Osvaldo vescovo di Worchester (+992) nel X secolo per essere recitata dopo la lettura dei salmi quotidiani: egli chiedeva al suo clero di leggerla dopo ogni Ora Canonica e dopo i Vespri, e dopo la recita personale dei salmi quotidiani

Nella foto, una vetrata con sant'Osvaldo dalla cattedrale di Worchester.

O Santissimo Iddio, unico degno di essere ascoltato, accogli i nostri salmi, e per l'intercessione della gloriosa Sempre Vergine Maria, di san Michele Arcangelo, di san Benedetto e di tutti i tuoi santi, liberaci da ogni male e accordami d'accogliere le suppliche di tutti coloro per i quali imploro la tua clemenza: ricordati dei tuoi servi (nomi dei vivi e dei defunti), dei nostri governanti, delle tue Chiese, di tutto il clero e il popolo tuo devoto servitore, e i defunti che, lasciando questa vita nel tuo nome, sperano nella Salvezza. Sii propizio, o buon Signore, a coloro che a me indegno affidarono le loro preghiere, tutti quelli che si ricordano di me peccatore e coloro che dedicano la loro vita alle buone opere. Abbi pietà di noi e di coloro che sono a noi legati col sangue, coi giuramenti o con l'affetto, e di tutti coloro per i quali preghiamo per amore, per obbedienza o perché ce lo hanno chiesto. Preserva tutti noi, o Dio Misericordioso, nel tuo santo servizio, concedici un Angelo come custode e di meritare nel secolo futuro, insieme con tutti gli addormentati, d'esser accolti da Te, per il Figlio tuo Unigenito, Redentore degl'Uomini, il quale vive e regna con Te, insieme al quale sei glorificato con lo Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

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FONTE

Ramsey Psalter, Biblioteca Britannica, online

Usi dei salmi dal Rituale di Durham (Latinità Ortodossa)

Secondo il Rituale Ecclesiae Dunelmensis, ovvero l'uso ecclesiastico della diocesi di Durham, composto nel X secolo, i salmi hanno una propria capacità spirituale. Questo insegnamento, promulgato da diversi santi (Pacomio, Antonio, Cassiodoro e più recentemente Sant'Arsenio di Cappadocia), intende che i salmi possono essere recitati con l'intento di ottenere una particolare grazia. Vediamo cosa propongono i santi Padri anglosassoni. NB: i salmi sono secondo la tradizione della Septuaginta

Secondo la Regularis Concordia, ovvero il principale testo rituale benedettino edito al sinodo del 973 tenutosi al Concilio di Winchester, vi sono dei salmi specifici da recitare durante la giornata se si vogliono ottenere delle grazie particolari:

Si ricorda con frequenza l'Ufficio dei Sette Salmi penitenziali (salmi 6, 31, 37, 50, 101, 129 e 142) composto da san Cassiodoro nel V secolo. Questo intende essere un ufficio purificatorio per le proprie colpe. Secondo la Regularis Concordia, andrebbe recitato dopo l'Ora Prima, nella pace del chiostro o della propria cella. 

Per aumentare la devozione personale (specialmente all'Ora Terza): salmi 16, 24, 53, 60, 66, 69, 70, 85. 

Contro le tentazioni e la solitudine, e anche per ringraziare Dio (specialmente all'Ora Sesta): salmi 3, 21, 45, 63, 68.

Quando qualcuno pensa che Dio lo ha abbandonato (specialmente all'ora Nona): salmi 12, 30, 43, 54, 55, 56, 76.

Per la prosperità della propria famiglia e per la pace domestica e spirituale: 33, 102, 144 (da cantare dopo i Vespri). 

La Regularis Concordia dice, inoltre, che in tempi di gioia dovremmo ringraziare Dio leggendo il Cantico dei Tre Fanciulli (Daniele 3:52-90). 

martedì 24 aprile 2018

Come un prete ubriaco fu salvato dai morti

Questa storia è stata pubblicata in inglese sul portale Pravoslavie.ru, e per la sua profondità spirituale abbiamo ritenuto giusto che venisse conosciuta anche dal pubblico italiano


Un momento della proscomidia.

Il vescovo che ci narrò questa Storia è ancora vivo. Dio ascolta sempre le nostre preghiere, specialmente quelle offerte durante la Divina Liturgia. Nella diocesi del vescovo citato vi era un certo padre Ioannis, amato da tutti. Egli soleva soffermarsi molto alla proscomidia [1], perché commemorava molti nomi. Eppure egli aveva un grave disturbo: gli piaceva bere. Così come era diligente in tutti i suoi doveri, così gli piaceva alzare il gomito. Tanti lo imploravano di lasciar perdere questa passione, così bassa per un servo di Dio. Egli stesso voleva, lo desiderava, e si sentiva così arrabbiato con sé stesso e impotente. Provò molte volte ad abbandonare il vizio, salvo riprenderlo pochi giorni dopo.

Una volta accadde che, dopo aver ripreso il vizio, si presentasse in chiesa mezzo ubriaco. E iniziò in quello stato la divina Liturgia: Benedetto è il Regno... E col permesso di Dio, il sacerdote, al momento dell'Ingresso, fece cadere i Sacri Doni per terra. O qual disgrazia! Pieno di terrore, il prete si gettò a terra e purificò con la lingua il pavimento. E si sentiva colpevole, perché era accaduto a causa del suo peccato. 

Il sacerdote corse dal suo vescovo a confessarsi di questa colpa. Dopo aver molto riflettuto, al vescovo non restò che prendere in mano la penna e mettersi a scrivere: doveva sospendere il padre Ioannis. Eppure, il vescovo si fermò prima di scrivere: ebbe una visione. Migliaia di persone si presentavano dinnanzi a lui. Nei loro occhi ardeva un vivo dolore. Passando dinnanzi a lui, dicevano: "No, vostra eminenza, non fatelo! Non sospendete il padre Ioannis! Perdonatelo!" E continuavano a passargli davanti uomini e donne, vecchi e ragazzi, d'ogni età e ceto sociale, ricchi e poveri. E anche dicevano: "non buttate fuori il nostro padre! Lui sempre ci ricorda alla Liturgia, lui veramente ha pietà di noi. E' un nostro amico... non togliergli la sua dignità!" e questa visione andò avanti per molto tempo.

Il vescovo capì che erano le anime che padre Ioannis ricordava ad ogni proscomidia. Queste commemorazioni li aiutavano parecchio, erano come acqua fresca quando si ha sete, per loro. Così, il monsignore scelse di chiamare il prete.

"Padre Ioannis. Lei commemora molte persone alla proscomidia?"

"Centinaia, eminenza. Non le conto nemmeno." 

"Come mai ne ricordi così tanti e ritardi la Liturgia?" domandò il vescovo.

"Mi fanno pena i defunti: essi non hanno alcun aiuto, se non le preghiere della Chiesa. E così chiedo all'Altissimo di donare loro riposo. Ho un libro dove tengo memoria di tutti coloro che devo commemorare, è una pratica che imparai da mio padre: lui pure è stato un sacerdote." 

"Fai bene". rispose il vescovo, continuando: "le anime ne hanno bisogno. Continua così. Solo, vedi di non ubriacarti più. Non bere mai più. Questa è la tua penitenza. Sei perdonato." 

Da quel giorno, il padre Ioannis fu completamente liberato dal vizio del bere, e ancora oggi si alza presto per compiere la proscomidia, ricordando tutti i defunti. 

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NOTE

1) La proscomidia è la parte preliminare della Divina Liturgia, quando si preparano il pane e il vino che verranno offerti sull'altare, e si offrono preghiere per i vivi e per i defunti. 

Il Patriarca Ecumenico inizia il processo per la fondazione di una Chiesa Ucraina Autocefala (News)

Da Pravoslavie.ru veniamo informati di una notizia che sconvolge l'opinione pubblica ortodossa: pare che il Patriarca Bartolomeo abbia benedetto la creazione di una Chiesa Ucraina indipendente.


Il patriarca ecumenico Bartolomeo e il presidente ucraino Poroshenko (fonte: Uninan.info)

Da pochi giorni il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli e il presidente Petro Poroshenko si sono incontrati: il leader dell'Ucraina ha domandato alla sua santità di poter finalmente benedire una "Chiesa Ortodossa Unita Ucraina" a carattere nazionale, ponendo fine alla traballante situazione religiosa del Paese, nel quale il Patriarcato di Mosca, la Chiesa canonica locale al momento, è circondato da altre giurisdizioni che pretendono di poter diventare la Chiesa ufficiale dell'Ucraina: la Chiesa Autocefala Ucraina, il Patriarcato di Kiev, e altri gruppuscoli più o meno grandi. 

In quanto "Chiesa Madre", Costantinopoli si è presa carico di istituire una commissione per il dialogo con le altre Chiese Autocefale in ordine di presentare la soluzione allo scisma ucraino, proponendo una Chiesa Autocefala Ucraina << canonica >>. 

Aspettiamo dunque di vedere i frutti del dialogo fra le Chiese Canoniche per la soluzione del "problema Ucraino". Ci invita a riflettere - e financo a ridere amaramente - come lo stesso patriarca Bartolomeo non abbia permesso ai Bulgari di prendere sotto di sé i Macedoni, ma allo stesso stia stringendo la mano alla situazione ucraina. 

mercoledì 28 febbraio 2018

L'eterodossia russa: un viaggio fra le sètte dell'Oriente cristiano

La Chiesa Russa, per certi versi, rappresenta un unicum nel vasto mondo ortodosso, specialmente in quello antico: fu l'unica Chiesa Locale a darsi alla missionarietà dopo lo Scisma del 1054. Mentre la Chiesa di Costantinopoli si concentrava sulle polemiche teologiche con i cattolici nell'arco del Basso Medioevo, prima della caduta di Costantinopoli. Successivamente alla morte dell'Impero d'Oriente, i greci furono sottomessi ai turchi anche culturalmente, completando il ciclo di decadenza della civiltà elleno-romana. In Russia, un paese per molti aspetti nuovo, nato da pochi secoli, la Cristianità ortodossa si era sviluppata in modo proprio, e aveva dato esito a numerose peculiarità locali. Il fermento culturale intorno alla religione generò, nel tempo, una quantità innumerevole di sètte e di movimenti carismatici ispirati al cristianesimo, una sorta di "protestantesimo ortodosso", che ebbe larga fortuna dal tardo Cinquecento in avanti, quando la conquista della Siberia - paragonabile al "Far West" dei russi - rese possibile colonizzare ampie zone disabitate, relegando questi gruppi settari al margine della società russa civilizzata, mandandoli dunque "al confine", al Far East, affinché non turbassero la Chiesa ufficiale. 

Veniamo adesso a conoscere i principali - e a tratti terribili - movimenti eretici della Russia medievale e moderna.

I più antichi fra gli eretici in Russia furono i Bogomili, la cui dottrina fondamentalmente è gnostico-catara. I più spinti membri di queste comunità praticavano l'astensione totale dalla sessualità e praticavano il veganesimo. I bambini venivano cresciuti in comune, e si negava l'esistenza della Famiglia. Resistettero fino al 1300 circa. 

Verso il XV secolo comparvero in Russia i Giudaizzanti, una eresia molto antica nel Mediterraneo, ma ancora sconosciuta in Russia. Questo gruppo riteneva imprescindibile il seguire le antiche prescrizioni ebraiche come la circoncisione e la pratica del Sabato, oltreché le abluzioni rituali e tutta spiritualità giudaica. I giudaizzanti fecero la loro comparsa a Novgorod, ove incontrarono il favore di molte personalità influenti, le quali li salvarono dalla totale distruzione. I giudaizzanti rifiutavano la divina liturgia e le icone, e negavano la divinità di Cristo. Nel 1504 furono imprigionati in massa. I pochi superstiti fonderanno la sètta dei Sabbatisti. 

I Sabbatisti (Субботники / Subbotniki) sono la continuazione dei Giudaizzanti, i quali praticavano il riposo del Sabato. Lo Zar Nicola I di Russia li confinò nella regione del Caucaso. 

Il XVIII secolo vede la nascita di numerose sètte, di ispirazione europea alle volte, mentre altre volte genuinamente "russe". 

I Vecchi Credenti nacquero da una porzione della Chiesa Ortodossa ufficiale in contrasto con le riforme liturgiche del patriarca Nikon. Una breve storia della loro nascita è già stata presentata su questo blog. Si diffusero a macchia di leopardo in tutta la Russia, specialmente nel Nord. A più riprese, da varie missioni colonizzatrici, furono spediti al confino. 

I "Negatori dello Spirito" (Духоборы / Dukhovory) avevano una teologia molto affine a quella dei Quaccheri. Inoltre, si spingevano molto oltre, dichiarando che la Bibbia era falsa, perché sicuramente interpolata lungo la storia dell'umanità. Venivano definiti anche "i pacifisti" per l'assoluta negazione di qualsivoglia violenza. Negavano ovviamente la divina liturgia e il culto delle icone, basando la propria ritualità su celebrazioni molto semplici. Adottarono il vegetarianesimo e l'astensione da alcol e tabacco. A causa di un editto imperiale, furono costretti ad emigrare in massa in Canada nel 1902. 

I "Bevitori di Latte" ( молока́ники / Molokaniki ) erano una sètta molto particolare: nacquero rifiutandosi di seguire il digiuno dal latte in Quaresima, così come viene caldeggiato dalla Chiesa Ortodossa. Arrivarono ben presto alla solita negazione dei sacramenti e dell'iconografia. Nacquero sotto il regno di Ivan il Terribile, e furono esiliati nel Caucaso e in Armenia, dove ancora oggi esistono in piccole comunità. 

Fra la fine del Settecento e l'inizio del XIX secolo nacquero le due sètte più famose e anche più terribili della sfera russa. 


Un radenie, un ballo estatico dei Flagellanti russi

I Flagellanti ( Хлысты / Hlysty) erano un gruppo di "cristiani dello spirito" come si definivano, i quali praticavano, accanto alla Ortodossia, anche pratiche pagane distorte ed infatuazioni gnostiche. Rifiutavano generalmente la venerazione dei santi (tranne la Madre di Dio) e pensavano di poter parlare direttamente con lo Spirito Santo. Furono fondati da un tale Danil Filippovic, un contadino di Kostroma. Solevano ritrovarsi la notte per ballare in preda all'euforia, in cerchio, venerando una giovane vergine come "Madre Terra": i balli (radenie) si tenevano anche nudi e generalmente finivano in orge sessuali. Altri tratti di questa sètta erano il millenarismo e la pratica della flagellazione rituale, cosa che li avvicina molto a certe espressioni del cristianesimo latino post-scisma. I Flagellanti credevano che ognuno di noi può diventare "un Cristo" atrraverso la pratica ascetica. Le loro comunità avevano una sorta di gerarchia ecclesiastica, con "profeti", "profetesse" e "cristi" e "madonne". Prima della Rivoluzione Russa il loro numero era di circa quarantamila individui. Si mormora che Grigorij Rasputin fosse un membro di questa sètta. I Flagellanti scomparvero grossomodo dopo la Rivoluzione Russa. 

I "Seguaci del Pentateuco" (Pjatoknisznyki) sono una derivazione dei Sabbatisti: condividono con essi il rigetto del clero, delle icone e dei riti cristiani, e ritengono che Mosé sia il fondamento della Fede. La Chiesa, secondo questa setta, è solo una società umana, e tutto ciò che vediamo è solo strumentale. La comunione, che pure loro amministrano, è solamente un pasto commemorativo; la confessione, nella quale credono, è solo "personale pentimento" non c'è un rito apposito per compierla. Interessante la loro soteriologia: agli occhi di Dio, qualsiasi fede è giusta se vissuta integralmente, e tutte le religioni sono uguali davanti a Dio. Propugnavano l'anarchia politica e il pacifismo. 

I Mutilanti (скопцы / skoptzy) emersero nella seconda metà del diciottesimo secolo.  Nel 1760 un contadino di nome Kondratij Selivanov, appartenente alla setta dei Flagellanti, si separò dagli stessi e chiamò se stesso Redentore, iniziando la predicazione della propria verità. Dal suo villaggio natale di Sosnovka si diffusero un po' ovunque nella regione. Nel 1797 Selivanov ottenne un colloquio con lo zar, Paolo I al quale volle sottoporre la propria dottrina: dichiarandosi dinnanzi allo zar come padre dello stesso Paolo I (lo zar Pietro III era stato ucciso nel 1762), Selivanov ottenne d'esser rinchiuso nello ospedale psichiatrico di Obukhov, dal quale fu rilasciato solo nel 1802. Dal 1802 al 1820 il predicatore visse nella casa di uno dei suoi adepti, predicando d'essere sia Gesù Cristo ritornato che lo zar Pietro III incarnato. Selivanov ebbe anche il tempo di predicare la giustizia sociale propugnando la causa della liberazione della terra, diventando così molto amato dagli strati più bassi della popolazione rurale. Quando si seppe che numerosi parenti del Governatore di Pietroburgo si erano convertiti, lo zar decise di chiudere la faccenda e ordinò al Terzo Dipartimento (la polizia segreta zarista) di intervenire. La caccia all'eretico fu estenuante, ma non scomparvero. Comunità di Mutilanti fecero la loro apparizione a Mosca, Odessa e Pietroburgo. Selivanov fu confinato nel monastero Evfimiev di Suzdal, e i suoi discepoli compivano pellegrinaggi fin lì per adorarlo. Il contadino-profeta morì all'età di cento anni nella sua cella-prigione. Nel 1866 la setta aveva ancora 5444 membri, sia uomini che donne. All'inizio del ventesimo secolo, il loro numero era di quasi 100'000 unità. La Rivoluzione non li risparmiò di certo, uccidendone in gran numero. Molti di essi fuggirono in Romania, dove si diedero alla professione di cocchieri dei calesse a Bucarest, o si mescolarono coi Vecchi Credenti romeni. 

 Sebbene furono sempre una presenza contenuta nell'Impero Russo, i Mutilanti erano molto famosi. Come tutte le sètte russe, rifiutavano la mediazione del sacerdozio e le pratiche rituali del cristianesimo ortodosso, preferendo parlare di "immersione nello Spirito", ovvero la capacità dei membri di poter direttamente comunicare con Dio senza intermediari. La "gerarchia" dei Mutilanti, chiamati anche "Castrati", prevedeva dei livelli di adesione alla sètta, l'ultimo dei quali necessitava della castrazione per gli uomini e della mastectomia (taglio del seno) per le donne. I mutilanti, una sètta di derivazione gnostica, rifiutavano difatti la sessualità  e ritenevano impuri i propri genitali. Secondo i mutilanti, il Peccato Originale sarebbe stato il primo coito di Adamo ed Eva, e il marchio di Caino sarebbero i genitali stessi. Per i maschi esistevano due livelli di castrazione, la "piccola" e la "grande". La piccola prevedeva la rimozione solo dei genitali, la grande l'asportazione completa del pene. 

Secondo le fonti ufficiali, i Mutilanti sono esistiti fino al 1990 in Latvia, sebbene una piccola comunità di resistenti abiti ancora sul Caucaso: hanno rinunciato alla mutilazione. Nel resto del mondo sono completamente estinti.

L'ultima, grande eresia nata nella Russia è il Kartaoismo, una dottrina inventata da due donne, Alma Maria Kartano e Matilda Reunanen, negli anni 20 del Novecento. Queste donne insegnavano una nuova forma di millenarismo, e usavano i "bambini predicatori" come insegnanti nelle loro scuole di pensiero, fondate a Sippola e Vampula, in Finlandia. Pare che queste due donne furono introdotte alla dottrina dei Flagellanti e, tornate in patria, decisero di introdurre elementi dei Flagellanti nel Luteranesimo dal quale provenivano. La Kartano era difatti una diaconessa della Chiesa Luterana di Finlandia. Decisero di adottare l'astensione completa dal sesso, e dichiararono la validità dei matrimoni bianchi (non consumati). Le donne dovevano indossare ampi veli e abiti neri che coprivano anche il volto, in modo da non destare lussuria negli uomini. Queste due donne furono promotrici anche della glossolalia, ovvero del parlare in lingue come manifestazione dello Spirito Santo. Alla morte di Alma Kartano, il movimento si sciolse. Attualmente, i pochissimi aderenti a questa visione del Luteranesimo sono integrati nella Chiesa di Finlandia. 

Come è terribile l'umanità quando si allontana da Cristo e dalla sua Chiesa.

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FONTI



Cercare Dio (sant'Agostino)

Dal grande trattato sulla Trinità, sant'Agostino ci insegna come e perché cerchiamo Dio.

In foto, la chiesa ortodossa di Zagabria

[Perciò] in questa questione sulla Trinità e la conoscenza di Dio dobbiamo principalmente indagare che cosa sia il vero amore, o meglio, che cosa sia l’amore, perché non c’è amore degno di tal nome che quello vero: il resto è concupiscenza. Ed è improprio dire che amano gli uomini dominati dalla concupiscenza, come dire che sono dominati dalla concupiscenza gli uomini che amano. Ora il vero amore consiste nell’aderire alla verità per vivere nella giustizia. Dunque disprezziamo tutte le cose mortali per amore degli uomini, amore che ci fa desiderare che essi vivano nella giustizia. Allora potremo giungere anche al punto di essere disposti a morire per il bene dei nostri fratelli, come il Signore Gesù Cristo ci ha insegnato con il suo esempio. Benché vi siano due precetti dai quali dipende tutta la Legge ed i Profeti: l’amore di Dio e l’amore del prossimo, non è senza motivo che la Scrittura di solito ne ricordi uno per tutti e due. Talvolta parla solo dell’amore di Dio, come in questo passo: Sappiamo che per coloro che amano Dio, egli fa concorrere tutto al bene; ed in quest’altro: Chiunque ama Dio, questi è conosciuto da lui; ed ancora: Perché l’amore di Dio è stato diffuso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato, ed in molti altri passi. Perché chi ama Dio è naturale che faccia ciò che Dio ha prescritto e lo ami, nella misura in cui lo fa. Di conseguenza amerà anche il prossimo, perché Dio lo ha comandato. Talvolta la Scrittura ricorda soltanto l’amore del prossimo, come nel passo: Sopportate gli uni i pesi degli altri e così adempirete la legge di Cristo; ed in questo: Tutta la Legge infatti si compendia in questo solo comando: Ama il prossimo tuo come te stesso; e nel Vangelo: Tutto quanto desiderate che gli uomini facciano a voi di bene, fatelo voi pure a loro, poiché questa è la Legge ed i Profeti. E noi incontriamo nelle sante Scritture molti altri passi, in cui solo l’amore del prossimo sembra comandato per la perfezione, mentre non si parla dell’amore di Dio. E tuttavia la Legge e i Profeti dipendono dall’uno e dall’altro precetto. Ma ancora una volta la ragione di questo silenzio è che chi ama il prossimo ama necessariamente, prima di tutto, l’amore stesso. Ora: Dio è amore, e chi dimora nell’amore dimora in Dio. Ne consegue dunque che ama principalmente Dio.

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TRATTO DA

Sant'Agostino di Ippona, La Trinità, libro VIII, 7.10

martedì 20 febbraio 2018

Costantinopoli condanna la scelta della Chiesa Bulgara (news)

Come vi ricorderete, la Chiesa di Bulgaria ha deciso di prendere sotto di sé l'Arcidiocesi di Ohrid - in scisma dalla Chiesa Serba fin dagli anni '60, al fine di dare loro la tanto agognata "canonicità". Pare invece che Costantinopoli non abbia apprezzato il gesto di carità fraterna della Chiesa Ortodossa Bulgara. 

Foto di Vatican Insider, il patriarca ecumenico Bartolomeo I

La Chiesa Serba, difatti, ha vivamente protestato per quella che, agli occhi della Chiesa Serba, è una violazione del loro territorio canonico. La Chiesa Macedone difatti sarebbe di competenza della Chiesa di Serbia. 

Il santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico si è radunato nei giorni 7-9 febbraio 2018 analizzando la situazione ecclesiologica venuta a crearsi in merito alla questione macedone, e anche i vescovi radunatisi a Costantinopoli sono della medesima opinione: la Chiesa Bulgara non deve procedere oltre nella sua risoluzione. 

Al contrario, il patriarca Neofit di Sofia ha dichiarato che "c'è unità fra i vescovi bulgari sulla decisione presa in novembre", ovvero di sostenere la Chiesa Macedone nella sua transizione sotto il patriarcato di Bulgaria. La Chiesa di Grecia si è schierata con la Serbia e il Patriarcato Ecumenico, disapprovando l'operato dei bulgari.

Come nota personale, mi dispiace molto che i gerarchi della Chiesa Ortodossa non vedano di buon occhio lo sforzo dei bulgari atto ad aiutare un intero Paese che si trova fuori dalla comunione ecclesiale con ogni Chiesa, riconosciuta o meno. 

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Fonte:

giovedì 15 febbraio 2018

Cos'è la preghiera (S. Efrem il Siro)


Non peccare è veramente una grande opera. Se hai peccato, non disperarti, ma piangi sui tuoi peccati, affinché ottenga tu di nuovo la benedizione celeste. Dice il Signore: pregate sempre, senza posa (cfr. Luca 18:1). Anche l'Apostolo lo dice: pregate senza interruzione (1 Ts, 5:17), ovvero di notte, di giorno, in ogni ora - non solo entrando in chiesa, ma significa non cessare mai di prendersi cura della preghiera. Quando viaggi, dormi, mangi, quando ti distendi... non interrompere mai la preghiera, perché non sai quando ti verrà chiesto di lasciare la tua anima nelle mani degli Angeli. Non aspettare la Domenica o una Festa, non cercare scusa nei luoghi, perché, come disse il Profeta Davide, Dio è in ogni luogo del Suo dominio (cfr. Salmo 102:22). Se sei a casa, nel campo, in chiesa, se stai pascolando le pecore, se stai costruendo un edificio: non dimenticarti della preghiera. Quando puoi, inginocchiati. Quando non puoi, prega con la mente... al mattino, a mezzodì, alla sera.



Se la preghiera precede il tuo lavoro, e, appena alzato dal letto, dedichi i primi istanti della tua giornata alla preghiera, il peccato non troverà modo di entrare dentro di te. La preghiera ci preserva dal peccato, è un salvagente della castità, è nutrimento per l'anima, addomesticamento dell'arroganza, purificazione dei cattivi pensieri, distruzione dell'odio, correzione di ogni errore. La preghiera è anche la fortezza del corpo, prosperità per una stirpe, abbellimento di una città, longevità di un regno, vittoria in tempo di guerra, forza stessa del Mondo. La preghiera è il marchio della verginità, la fedeltà nel matrimonio, l'arma del viaggiatore, la fertilità dei contadini, la sentinella di coloro che riposano, la salvezza di coloro che si trovano sul mare. La preghiera è l'intercessione di chi spera, la corona delle spose, la gioia della letizia, la consolazione dei prigionieri, il sepolcro dei defunti. La preghiera è conversazione con Dio, onore uguale agli Angeli, successo nelle buone cose, avversione al male, correzione dei peccatori. La preghiera trasformò per Giona il ventre della balena in una casa; essa riportò Ezechia alla vita dal regno della morte; per i fanciulli della fornace in Babilonia trasformò le fiamme in fresca rugiada; Elia, tramite la preghiera, raggiunse i Cieli.

Vedi, fratello mio, quale è il potere della preghiera! In tutta la vita terrena non c'è tesoro più grande della preghiera. Non abbandonarla, non allontanartene mai.

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TRATTO DA

О молитве, преподобный Ефрем Сирин (in russo, a questo link). 

martedì 13 febbraio 2018

Perché si rinnovano gli anatemi nella prima domenica di Quaresima?

Uno dei miei corrispondenti mi ha scritto, domandandomi perché nella prima domenica di Quaresima, detta anche la Domenica dell'Ortodossia o la Domenica delle Icone, si recitano - o almeno, si recitavano fino a poco tempo fa - gli anatemi contro gli antichi eretici. Cerco umilmente di rispondere a questa domanda


Un affresco commemorativo del Concilio di Nicea (325 d.C.) con Ario umiliato ai piedi del Sinodo.

Perché la Chiesa Ortodossa sente l'esigenza, ogni anno, di rinnovare gli Anatemi contro gli antichi eretici? è una buona domanda, e la risposta è semplice. 

La Chiesa è una entità viva, poiché è il Corpo di Cristo, secondo le parole di san Paolo: ecco voi siete membra del Suo corpo (1Corinzi 12:27). La Chiesa ha necessità di salvare sé stessa dai membri nocivi che possono deturparne la bellezza e la santità, secondo lo stesso comando del Signore: 

Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. [Matteo 18:15-17]. 

Quando dunque si profila una grave eresia, l'eresiarca, responsabile della perdita della fede di moltissime persone, ha su di sé il peccato della bestemmia contro Dio e pertanto viene scomunicato. Poiché un seme infetto genera una pianta malata, così l'eresia che rimane nel tempo e trova un terreno fertile, le coscienze degli individui male istruiti nella Fede, e fruttifica e produce frutti marci. Per questa ragione, la Chiesa ogni anno ribadisce con forza l'errore dogmatico degli eresiarchi e fa conoscere ai fedeli quali sono gli insegnamenti erronei sulla Fede, così che i credenti possano premunirsi e salvarsi dalle grinfie delle sette e delle eresie. 

Vi sono eresie antiche che, ciclicamente, tornano fra gli uomini. Un esempio che mi sento di fare, ad esempio, sono i Testimoni di Geova, i quali hanno alcune delle caratteristiche dell'Arianesimo (Gesù Cristo è solo uomo) unite ad alcuni punti di docetismo (Cristo non è morto sulla Croce). Un'altra eresia che sottilmente penetra la cristianità da sempre, in forme più o meno visibili, è lo gnosticismo, vissuto nelle sue mille forme possibili. Un altro esempio di antiche eresie in tempi moderni che mi sento di citare, sono i Mormoni. Essi credono, fra i tanti loro nuovi dogmi, che lo Spirito Santo sia una forza, un legame fra il Padre e il Figlio (i quali sono interamente separati): questo è Macedonianismo. Ovviamente le eresie di oggi non sono la copia esatta delle eresie di ieri, ma spesso ne portano le tracce. 

A causa di questo, la Chiesa svolge il suo compito di madre premurosa per i suoi figli, insegnando a riconoscere gli errori di fede e a salvaguardarsi da essi. 

domenica 11 febbraio 2018

L'Uomo nuovo e l'Alleluia (s. Agostino d'Ippona)

Sant'Agostino (+430) nei suoi Discorsi ci parla con enfasi dell'Alleluia e di come questa parola sia molto importante per i cristiani, e tutto fuorché casuale

Alleluia significa: "lodate Dio". Noi cantiamo all'unisono questa parola, uniti attorno ad essa in comunione di sentimento, ci sproniamo così a vicenda alla lode di Dio. Dio però può lodarlo con pace interiore solo colui che non ha commesso niente che possa dispiacere a Dio. Inoltre, per quanto riguarda il tempo presente in cui siamo pellegrini sulla Terra, l'Alleluia diventa canto di consolazione per essere fortificati lungo la via. L'Alleluia che diciamo adesso è come il canto del viaggiatore, e tuttavia percorrendo questa strada faticosa, cerchiamo quella patria dove ci sarà riposo, dove, scomparse le faccende che ci impegnano adesso, non resterà altro che... l'Alleluia.

L'Alleluia è un canto nuovo, ma questo canto nuovo lo canta l'Uomo nuovo. Noi l'abbiamo cantato e anche voi, cari fratelli, lo cantate, rinnovati in lui. Lo cantiamo insieme, perché siamo riscattati dallo stesso prezzo. 


Monaci che camminano al Monte Athos, in Grecia.

Qui e nei Cieli si cantano le lodi di Dio, ma qui provengono dalle bocche di gente angustiata, lassù da gente libera da ogni turbamento; qui da gente che avanza verso la morte, lassù da gente viva nell'eternità. Qui nella speranza, lassù nella realtà. Qui per strada, lassù in patria. Cantiamo dunque adesso, fratelli miei, non per esprimere il gaudio del riposo, ma per procurarci sollievo nella fatica. Come sogliono cantare i viandanti, canta ma cammina; cantando consòlati nella fatica, non amare la pigrizia. Canta e cammina! Non uscire fuori strada, non fermarti mai.

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TRATTO DA
Sant'Agostino di Ippona, Sermones, discorso 255 1.1-3.0. in "Il Maestro Interiore", ed. Paoline, 1992. 

mercoledì 7 febbraio 2018

Come saremo giudicati da Dio (s. Cirillo di Gerusalemme)

San Cirillo di Gerusalemme (+386), nelle sue Catechesi Battesimali, ci istruisce su moltissimi aspetti della spiritualità e della santa Scrittura: oggi leggiamo cosa insegnava ai catecumeni circa il Giudizio Finale


Il giudizio universale, affresco della cattedrale di s. Vladimiro, Kiev

Veramente terribile il giudizio! Abbiamo ragione di temere quel che sarà pronunziato, circa il conseguimento del regno dei cieli o quel fuoco preparato dall’eternità   – ed entrare nel regno dei cieli? Leggiamo: «Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare...». Sono parole cheindicano la via da seguire; vanno prese alla lettera e tradotte in pratica: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». Se le osservi avrai parte al Regno, in caso contrario sarai condannato. Comincia dunque a praticarle e così persevera nella fede, guardandoti dall’operare come le vergini stolte che tardarono a procurarsi l’olio, per non finire come esse lasciato fuori. Non credere che basti avere la lampada per stare al sicuro, ma procura di tenerla accesa, la luce delle tue buone opere splenda davanti agli uomini, e nessuno per colpa tua abbia a bestemmiare il Cristo. Indossa l’abito incontaminato delle opere buone, per esse distinguendoti. Sii saggio amministratore delle cose che ricevi da Dio, procurando che siano beni utili. Dio ti ha affidato delle ricchezze? Siine il giusto curatore. Ti è stato affidato il dono dell’insegnamento? Compi bene il tuo ufficio. Hai il carisma di muovere gli animi degli ascoltatori? Utilizza bene questa capacità. La buona amministrazione ci apre tante porte per non rimanere fuori tra i condannati e per andare con fiducia incontro a Cristo, Re eterno che regna nei secoli. Regna nei secoli giudice dei vivi e dei morti, perché egli ha dato la vita per i vivi e per i morti. Lo dice Paolo: «Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi». 

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Tratto da: Cirillo di Alessandria, Catechesi Battesimali, Città Nuova 1993

giovedì 1 febbraio 2018

Il peccato e gli uomini: ereditiamo la colpa o la corruzione? (Giustino Ottazzi)

Un articolo del servo di Dio Giustino Ottazzi, che analizza brevemente il senso della colpa e della trasgressione nella visione patristica. 

La morte entra nel mondo a causa del peccato.
Gc 1,15 “le passioni concepiscono e generano il peccato, e il peccato, una volta commesso, produce la morte”.
Rm 5,12 “Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così la morte raggiunse tutti gli uomini, perché tutti peccarono”.
Rm. 6,23 “Perchè il salario del peccato è la morte”.

Questo concetto (come una legge di causa ed effetto) è essenziale per comprendere l’eredità del peccato adamitico e per evidenziare l’imprecisione della visione attualmente dominante nell’Ortodossia a causa di un’eccessiva distanza – in merito alla questione - dalla teologia latina, in particolar modo da S. Agostino. Tale pregiudizio può portare a pericolose derive, come accade per alcuni teologi ortodossi contemporanei (non faccio nomi per evitare polemiche - tanto sono noti a tutti) che arrivano quasi a relegare la Croce a mero instrumentum mortis in vista della risurrezione. 

In breve, si tende a considerare la sola eredità della corruzione.

Usando la logica, è corretto affermare che se ereditiamo la corruzione e la morte, ereditiamo anche la causa, che è il peccato, da non intendersi - in questo caso - come trasgressione (commessa da Adamo, e non dai suoi discendenti), ma come macchia. In effetti non avrebbe senso ereditare la conseguenza di qualcosa che – a sua volta – non venga in qualche misura ereditata.  Dunque, ribadendo, se si eredita la conseguenza, si eredita anche la causa per cui sussiste. D’altronde non può neppure esistere conseguenza senza causa; quest’ultima ha certamente origine in Adamo, come trasgressione, ma passa di generazione in generazione come macchia indelebile che produce morte in tutto il genere umano.

Usando un’affermazione antitetica: l’uomo nasce morto, sia perché il corpo morirà, sia perché l’anima è fin dal primo istante separata da Dio (“La morte dell'anima avviene quando Dio l'abbandona” - Agostino, La città di Dio XIII 2,2-3) a causa del peccato originale.

Sinodo di Orange, Canone II: “Coloro che asseriscono che il peccato di Adamo non ha inficiato i suoi discendenti, ma soltanto lui, e dichiarano che la morte fisica solamente e non il peccato, il quale è la morte dell'anima, sia passata quale eredità all'intera razza umana, essi commetteranno ingiustizia contro Dio”.

Se l’uomo è generato morto - cioè corrotto nel corpo e nell’anima - è stato concepito nel peccato:
Sal. 50,7 “Ecco, nel disordine (corruzione N.d.A) sono stato concepito, nel peccato mi ha concepito mia madre”.

Tali non si accede al Regno dei Cieli fintanto che non si è liberati dal peccato e, morto l’uomo vecchio, non sorga l’uomo nuovo vivificato dallo Spirito.

Tutto ciò non è distante dal pensiero di Agostino ma, anzi, è una sintesi tra la patristica Ortodossa orientale e latina.

Infatti ecco alcune citazioni di padri orientali ampiamente accreditati dall’Ortodossia:

San Simeone il Nuovo Teologo, Omelia XXXVII, 3 “Come Adamo, il primo creato, perse l'ornamento della santità, non da altro peccato che dall'orgoglio, divenendo mortale e corruttibile, così tutti coloro che nascono dal seme di Adamo sono partecipi del peccato ancestrale di Adamo fin dalla nascita. Colui che nasce in questa via, dunque, anche se non ha ancora commesso peccato, è già peccatore a causa del peccato originale”.

San Basilio [1] : “il peccato di Adamo è in realtà il peccato degli uomini, ed esiste in noi per necessità”.

Sant'Atanasio di Alessandria [2] “Quando Adamo peccò, esso passò a tutti gli uomini”.

Con onestà intellettuale, alla luce della patristica antica, quanti sarebbero disposti ad ammettere l’ereditarietà della sola corruzione?

I romano-cattolici (da non confondere coi Latini in senso lato) avrebbero ragione?

No. Il problema, infatti, si presenta qualora si voglia introdurre il concetto di “colpa ereditaria”.
D’altronde, il sinodo d’Orange precedentemente citato, quello che ha direttamente trattato la questione, evita di esprimersi in tal senso e risulta perfettamente in linea anche con l’idea che attualmente sposa una buona parte degli ortodossi (infatti sembra equiparare il peccato alla morte dell’anima, ma è da intendersi in senso precisivo, non esclusivo, altrimenti contrasterebbe la Scrittura, la quale afferma che l’uno è causa, e l’altra conseguenza).

“Colpa” risulta un termine impreciso utilizzato da una parte della teologia Latina (specialmente quella agostiniana) per spiegare il medesimo concetto qui riportato, ovvero l’ereditarietà non solo della morte, ma anche del peccato. Il colpevole è l’agente della trasgressione. Se tale trasgressione non si verifica, la colpa non si presenta. La trasgressione è stata commessa da Adamo, mentre i discendenti commettono solo le proprie trasgressioni. E’ dunque evidente che il concetto di “colpa ereditaria”, inteso come tale, non sussiste neppure sul piano logico, ed è da rigettare. Inteso però alla luce di tutta la patristica, assume un altro respiro.
Consideriamo che se non c’è la colpa non può esserci nemmeno punizione. In questo nodo si inserisce la necessità di salvaguardare l’universalità del Sacrificio di Cristo (difficile supporre peccati personali nei bambini appena nati, o mai nati, anche se non è da escludere vedi confessioni Libro I - Sant’Agostino). Ecco districato il nodo: l’anima, morta fin dal principio, è di per sé stessa separata da Dio e bisognosa di salvezza; inoltre, il battesimo è la rinascita come figli di Dio, e se non si è figli non si è neppure eredi. Da qui l’impellenza del battesimo, ed ecco ciò che - ai padri che difesero la pratica Ortodossa del battesimo dei fanciulli - premeva dimostrare.

In questo contesto, e in ottica anti-pelagiana, anche una certa estremizzazione della visione latina diviene comprensibile; è sufficiente stemperarla immergendola nel refrigerante mare della patristica.

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1)  Potrologia tou M. Vasileiu, Demetrios Tzami, Thessaloniki 1970
2) Quattro discorsi contro gli Ariani, I, 12

lunedì 29 gennaio 2018

Ortodossia in Scozia: l'abbazia di san Æthelwold (Latinità Ortodossa)

Oggi vi presento una persona a mio vedere speciale. E' un sacerdote ortodosso, ed è di rito occidentale. E' un monaco benedettino che segue l'antica via del monachesimo latino, rinfrescata dalla vivificante Ortodossia. E' padre Æthelwold. Avendolo scoperto per caso, mi sono dedicato ad una intervista per farvi conoscere l'impegno di questo giovane sacerdote ortodosso. 

Il giovane padre Æthelwold. 

Me: Padre, è veramente un piacere fare la sua conoscenza. Innanzi tutto, mi permetta di chiederle... come mai è diventato ortodosso? Lei è evidentemente un inglese.

Padre Aethelwold: Beh, io sono nato cattolico-romano, ma ho dei parenti di sangue russo. Questi ultimi mi hanno incoraggiato a visitare le reliquie di san Giovanni Maximovic, a San Francisco (U.S.A.) Per un paio d'anni sono stato direttore di coro di una chiesa russa: dopo aver molto girovagato per vari circoli legati all'ecumenismo, ne sono uscito volendo portare l'Ortodossia in Gran Bretagna, e così sono tornato a casa con la ferma volontà di diventare sacerdote. Mio cugino mi ha seguito in questo percorso. Dopo il Concilio di Creta, ci siamo resi conto della deriva di alcune Chiese, e così siamo entrati nel Vecchio Calendario. Abbiamo ricevuto la benedizione a formare un monastero qui in Scozia, e dunque... eccoci qua.

Me: Fra tutte le scelte possibili, proprio il rito occidentale. Perché?

Padre Aethelwold: Io credo che sia fondamentale riportare all'origine i nostri popoli, tramite una espressione della fede più congeniale alla nostra mentalità.  Questa era la liturgia dei nostri antenati, in questa liturgia essi si sono formati nella santità. L'Ortodossia di rito latino è un buon strumento missionario, perché questo paese (la Gran Bretagna, n.d.a.) si è molto allontanato dalla Ortodossia. Molte antiche pratiche sopravvivono ancora oggi, e quindi alle persone che si approcciano alla ortodossia occidentale sembra di ritrovare qualcosa che hanno perduto. Il rito bizantino, che io trovo fondamentale conoscere da ortodosso, tuttavia, non ha lo stesso impatto sugli occidentali che ha la liturgia latina. I nostri riti "nativi" creano una immediata empatia fra noi e gli occidentali, che altre espressioni della fede non hanno.

Me: A proposito... E il monastero? 

Padre Aethelwold: Siamo stati benedetti con la possibilità di rilevare un grande edificio qui in Scozia, e, simultaneamente, con un folto gruppo di interessati alla nostra attività. Recentemente abbiamo celebrato il primo battesimo della comunità. Il monastero, intitolato ai grandi santi Albano ed Æthelwold (di cui io porto il nome monastico), si occupa di produzione di oggetti di culto - paramenti, corde di preghiera, lestovka, icone - e di libri rilegati a mano, con impaginazione antica. Curiamo anche un bel chiostro e stiamo lavorando per implementare un orto  ricco di piante officinali per la preparazione di un erbario.

Me: Molto interessante, molto complesso. Un progetto ambizioso. Vi chiedo un'ultima cosa: avete dei consigli su come affrontare l'Ortodossia Occidentale per un "non addetto ai lavori"?

Padre Aethelwold: sì. Leggete i santi padri della Chiesa Latina, quelli prima dello Scisma, e pensate: come si fa ad avvicinarsi a loro il più possibile? E noi siamo disponibili ad ospitare pellegrini per qualche notte, se vogliono conoscere la nostra spiritualità. 

Fotografie di una liturgia vespertina al monastero:





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INOLTRE:

Il sito del monastero, a questo link.

mercoledì 24 gennaio 2018

Commento al Padre Nostro dell'abate Ælfric di Eynsham

Ælfric di Eynsham (+1010) fu un abate anglosassone a cavallo del X e XI secolo, una figura letterata prominente del periodo. In una Inghilterra ancora lontana dall'influenza cattolico-normanna, rappresenta uno degli ultimi intellettuali ortodossi dell'Occidente. Presentiamo in italiano la sua esplicazione del Padre Nostro

Noi diciamo Padre Nostro, che sei nei Cieli perché Dio si trova negli Eccelsi, ma anche ovunque, giacché Egli stesso disse: "Io riempio i Cieli e la Terra" [1]. E ancora, la Santa Scrittura dice a Suo riguardo: Il Cielo è il suo trono, e la Terra il suo sgabello". Noi preghiamo rivolti a Oriente, perché da lì nasce il Sole, e da lì pende origine il Cielo e ogni creatura si alza al venire del sole: rivolgiamo dunque le cose più alte alla fonte di tutto, a Dio, volgendoci a Oriente. Dovremmo ricordarci anche che simbolicamente il peccatore è chiamato "terra" e il giusto è chiamato "cielo", perché l'uomo retto è un tempio dello Spirito e una casa di Dio, mentre l'empio è terra dove germina il peccato e tempio del demonio. C'è così tanta differenza fra il giusto e il peccatore così come ve ne è fra cielo e terra. 

Nel Padre Nostro abbiamo sette preci. Le prime parole non sono una preghiera, ma una lode: Padre nostro, che sei nei cieli. La seconda frase, sia santificato il tuo Nome, non va intesa come se il Nome di Dio già non fosse abbastanza santo, o che non lo fosse, ma piuttosto sono da intendere in questo modo, che il Nome di Dio sia santificato in noi, che possiamo dunque benedirLo non solo con le labbra, ma col cuore, e comprendere così che non c'è niente di più santo del Suo Nome. 

La seconda preghiera è venga il tuo Regno. Da sempre il Regno di Dio è esistito, e sempre esisterà. Come va dunque capita questa frase? E' una preghiera affinché il Regno di Dio governi la nostra vita, sia parte di noi. E' una preghiera affinché diventiamo obbedienti a Dio, affinché il suo Regno si realizzi in noi e pervada tutto il nostro essere, così come ci ha promesso Cristo, dicendo: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. [2] gli uomini e le donne giusti saranno alla fine dei tempi ricompensati con il Regno di Dio, nel quale regneranno nei loro corpi e nei loro spiriti, simili agli Angeli. 

La terza preghiera è sia fatta la tua volontà, come in Cielo così in Terra. Così come gli Angeli ti adorano e compiono la volontà in Cielo, così rendi noi capaci di seguire i tuoi comandamenti. Questo è il senso di questa frase. Noi preghiamo che sia fatta la volontà di Dio nei nostri corpi e nel nostro spirito, così da rimanere saldi e obbedirgli, affinché egli ci protegga dalle tentazioni. 

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, continuiamo noi. Questa prece ha due significati: nutrimento reale e nutrimento spirituale. Il pane spirituale è la legge di Dio, che dovremmo meditare ogni giorno, e portare a compimento con le opere; il pane reale è il cibo di ogni giorno, così da rimanere in vita, e compiere così i precetti di Dio. Ma c'è anche un terzo significato, ed è la Comunione. Attraverso la Santa Comunione, ci vengono rimessi i nostri peccati, diventiamo forti nella fede e contro le tentazioni. A causa di questo, dovremmo prendere molto spesso il Nutrimento Spirituale (la comunione, ndt). Sarebbe bene non avvicinarsi alla Comunione se prima non abbiamo confessato i nostri peccati. Come abbiamo detto dunque, il pane rappresenta tre cose: il pane del Cielo, il pane della mensa, e la Santa Eucarestia. 

La quinta preghiera è rimetti a noi i nostri debiti, così come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Noi chiediamo a Dio che rimetta i peccati, e allo stesso modo dobbiamo ricordarci d'essere indulgenti gli uni con gli altri. Se noi infatti non sopportiamo gli altri, Dio non ci perdonerà. Difatti sta scritto:  Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati [3]. Secondo i santi libri, comunque, non ci viene impedito di redarguire l'ignorante e di istruire l'errante, ma questo senza odio né rancore: dovremmo amare questi uomini come fratelli. 

La sesta prece è non ci indurre in tentazione.  Ma una cosa è la tentazione, l'altra è la prova. Dio non tenta l'uomo, ma l'uomo non può giungere a Dio senza venire prima provato. Noi non dovremmo chiedere a Dio di non provarci, ma piuttosto di renderci forti e di proteggerci nelle prove. 

La settima preghiera ma liberaci dal maligno. Noi chiediamo che Dio ci salvi dal male e da tutti i suoi servi. Dio ci ama, il demonio ci odia. Dio vuole il nostro bene, il demonio vuole schiavizzarci. Non dovremmo seguire le pratiche malvagie, se vogliamo la benedizione di Dio: seguiamo il Signore e ci condurrà alla vita senza fine. 

Come abbiamo detto, nel Padre Nostro ci sono sette preghiere. Il Cristo stesso ha istituito questa preghiera, poche parole per ogni nostro bisogno, spirituale e materiale. E non disse "Padre mio" ma "Padre Nostro", affinché ogni cristiano sulla Terra potesse sentire queste parole come sue. 

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NOTE

TRATTO DA: Aelfric's Homilies, traduzione in inglese moderno di Benjamin Thorpe, Londra, 1844. Disponibile in ebook

1) Geremia 23:24 

2) Matteo 25:34

3) Marco 11:25

Incmaro di Rheims sul Battesimo per immersione (Latinità Ortodossa)

In una lettera del 858 d.C., il vescovo di Rheims, Incmaro, scriveva ai suoi preti circa il battesimo per immersione, spiegandone il senso spirituale. Non deve stupire che un vescovo gallo-latino del IX secolo stia spiegando il simbolismo dell'immersione battesimale, perché fino al XII secolo, questa era l'unica prassi conosciuta dalla Chiesa occidentale

In foto: il battistero Neoniano a Ravenna.

[...] Il [catecumeno] è quindi battezzato nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: così come l'uomo originale è fatto ad immagine della Santissima Trinità, così nel nome della Triade l'immagine stessa viene restaurata, la medesima che cadde sotto il giogo della morte attraverso tre trasgressioni, così attraverso tre immersioni riemerge alla vita tramite il fonte lustrale. Così come l'uomo interiore viene rinnovato nell'immagine del Creatore, così anche l'uomo esteriore, il suo corpo, viene mondato con tre immersioni nella Santa Trinità. Così, lo Spirito Santo agisce invisibilmente, mentre il sacerdote compie i segni esteriori tramite l'acqua. Difatti, il peccato originale venne tramite tre trasgressioni: tramite, pensiero, parola e azione. Ed è per questo che i peccati possono essere compiuti con pensieri, parole e azioni. Le tre abluzioni purificano dunque i battezzandi dalle tre classi di peccato. E poiché secondo le Scritture abbiamo un solo Dio, una sola Fede, un solo Battesimo, così noi immergiamo tre volte i catecumeni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, così che la Trinità si manifesti nel Sacramento; e la persona non viene battezzata nei nomi separati del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ma nel Nome, che è quello divino, secondo l'Apostolo: un Dio, una Fede, un Battesimo. [1]

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Tratto da: Hincmar of Rheims, on the triple immersions, risorsa web.

1) Efesini 1:17


lunedì 22 gennaio 2018

Il vescovo Eutichio di Ishim contro Putin (news)

Pare strano, ma da Christian Today apprendiamo per la prima volta che un ecclesiastico russo si è messo davvero contro il presidente della Federazione Russa. Pare che sua eminenza Eutichio (Kurochkin), vescovo di Ishim in Siberia, abbia avuto parole molto dure contro il presidente Putin. Difatti, il prelato si è schierato contro il presidente dopo che quest'ultimo ha comparato il cristianesimo al comunismo, in una uscita mediatica infelice di poco tempo fa. 

Il vescovo Eutichio ha scritto, così come riporta il sito Christian Today

Se la luce che è in te è tenebra, come sei pieno di essa! Queste sono le parole di Cristo. Andrò forse io contro Cristo per dire di votare per le tenebre? no, no e no

Nessuna risposta, per adesso, dal patriarca di Mosca, fino ad adesso in ottimi rapporti col capo di Stato della Federazione. L'assunto di Putin è stato, grossomodo, il seguente, così come riportano le fonti [1]: 

L'ideologia comunista è molto simile al Cristianesimo, a guardare bene: libertà, uguaglianza, fratellanza, giustizia - tutto questo si evince dalle Scritture, è tutto scritto lì. E l'essenza del comunista? la sublimazione, la quale è primitivamente presente nella Bibbia, quindi nulla di nuovo è stato inventato.

E' davvero una frase scioccante, dal momento che il regime comunista è responsabile della morte di centinaia di migliaia di ortodossi nel mondo, non solo in Russia, ma anche in Romania, Ucraina, Bulgaria e nei paesi balcanici. Il commento ha avuto una certa eco positiva - ovviamente - fra i comunisti russi, cui probabilmente era destinato. 

Non sappiamo ancora l'effetto che questa frase ha suscitato nei fedeli russi che voteranno alle prossime elezioni, e se la ricorderanno o meno. Ma certamente, ora come ora, il governo Putin ha perso quel senso di "sinfonia" forzata che pareva voler instaurare. 

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1) Vedi in inglese lo stesso Christian Today, Russia Today, già citata, The new American, News Week, Sputnik, in italiano Gloria Tv, in russo  Реал.    

Teofania o Epifania?

E' da pochi giorni passata la festa della Teofania di Cristo, ossia la "manifestazione della divinità" di Gesù di Nazaret, nostro Signore e Dio, accaduta durante il Suo battesimo nell'acqua del fiume Giordano. Un corrispondente mi ha scritto, domandandomi quale sia la differenza fra Epifania e Teofania, e perché in Occidente si festeggia l'Epifania piuttosto che la Teofania, e se i Latini sono in errore. Cercherò di rispondere a questa domanda

La parola Teofania viene da due lemmi greci, Theos (Dio) e Phainestai ( essere apparso  manifestato). Significa: "manifestazione di Dio". 

La parola Epifania viene dalle parole greche epì ("dall'alto") e phanein (manifestare). Significa "manifestazione dall'Alto" e per antonomasia, "manifestazione divina". 

Possiamo dire che sono dunque sinonimi? La sottigliezza grammaticale porta a due differenti significati. Possiamo dire che "Epifania" è più generico, e può essere adottato come lemma intellettuale per indicare tutte le volte, nella Storia umana, in cui Dio è apparso o si è manifestato o ha reso nota la sua potenza, o ha parlato. Fu una epifania di Cristo, prima della sua incarnazione, ad esempio, l'episodio in cui apparve come Angelo a Mosé dicendo "sono il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe" (cfr. Esodo 3:6 e seguenti), esplicitandosi come Dio, quando aggiunse: Io sono colui che è. (Esodo 3:14). 

Nel mondo latino, la parola Epifania fu adottata nel linguaggio liturgico come espressione della Epifania per eccellenza: l'Incarnazione del Verbo di Dio. La nascita di Cristo Gesù e la sua adorazione da parte dei pastori e dei magi ha preso il nome di Epifania, cioè "la manifestazione" della divinità, adombrando in significato tutte le altre manifestazioni dell'Antico e del Nuovo Testamento.


Icona greca dell'Adorazione dei Magi - Epifania.


La Teofania, al contrario, nel Cristianesimo orientale ha assunto un significato preciso: è la manifestazione del Padre e dello Spirito Santo nel momento in cui Cristo si fece battezzare nel Giordano ( cfr. ad es. Matteo 3:13-17). Difatti i Padri Greci parlano di epifanie nel Vecchio Testamento, e di Teofania nel Nuovo.


Icona del Battesimo di Cristo, la Teofania

La differenza è, oserei dire, squisitamente liturgica. L'impatto delle due liturgie è difatti una questione pratica, non di sostanza. I Latini ortodossi festeggiavano la Teofania, con la Benedizione delle Acque, ai Vespri Solenni in Vigilia della Epifania, come fossero una festa sola. Il rito di Benedizione delle Acque antico fu soppresso dal Vaticano nel 1896. In Oriente invece si è sempre celebrata l'Epifania insieme col Natale, dando quindi alla Teofania il rango di Festa "indipendente". 

I Latini hanno preferito, liturgicamente, marcare l'Incarnazione del Verbo, dandoGli due commemorazioni - perché di fatto l'Epifania non magnifica i Magi, ma piuttosto il Cristo... - l'Epifania latina è un inno alla gloria del Signore, un invito a prostrarci e adorare la Divinità che si fa carne. La Teofania invece magnifica e accentua la Divinità che si mostra al mondo nella sua compiutezza, adesso visibile nel Cristo il Teantropo. 

Ad ogni modo, liturgicamente parlando, ai latini antichi non mancava la Teofania, che era piuttosto una sorta di "pre-festa", mentre agli ortodossi non manca l'Epifania, che è semplicemente una "festa nella festa" il 25 dicembre. Entrambe le tradizioni hanno assimilato momenti diversi dello stesso Mistero. I cattolici romani attuali hanno perduto la santificazione delle Acque. 

Che Cristo nostro Dio, Colui che si fece battezzare nel Giordano per la nostra salvezza, ci salvi, Lui che è buono e Filantropo.  Amen. 

L'Anti-Epifania dei cristiani moderni (Arcivescovo Averkij)

Dal sito Orthodox Ecclesiology proponiamo in traduzione un sermone del compianto arcivescovo Averkij della ROCOR (+1976) sull'umanità di oggi. 

In foto, l'arcivescovo Averkij di Syracuse (NY - U.S.A.)

Senza la croce, senza la lotta, non può esserci salvezza! Questo è ciò che insegna il vero cristianesimo. L'insegnamento sul combattimento spirituale, sul portare la croce, corre un filo scarlatto lungo tutte le Sacre Scritture e per tutta la Storia della Chiesa, e le vite dei santi graditi a Dio, gli atleti spirituali della Cristianità, testimoniano grandemente questo. 

Ma ora, nel ventesimo secolo, sono apparsi dei << saggi >> - sedicenti "neo-cristiani" - che non desiderano neanche sentir parlare di lotta spirituale. Viene predicato una sorta di cristianesimo sdolcinato, roseo e sentimentale, privo di impegno e di lotta, con un amore pseudo-cristiano, assolutamente devoto a tutte le delizie di questa vita transitoria, senza restrizioni di sorta. Questi sedicenti cristiani ignorano completamente gli innumerevoli passaggi delle Sacre Scritture che parlano con eloquenza delle lotte ascetiche, dell'emulazione del Cristo Salvatore nella crocefissione, dei dolori che attendono il cristiano in questa vita. Ricordiamo le parole del Signore stesso rivolte ai suoi discepoli: In questo mondo avrete tribolazione, perché, come Egli stesso spiegò, i veri cristiani non sono di questo mondo [1].  Per questo i cristiani non devono amare il mondo né le cose che sono del mondo [2]. Non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio [3].

Questi saggi moderni sono del tutto incapaci di vedere come da nessuna parte la Parola di Dio promette felicità in terra e paradisi terrestri, ma al contrario denuncia come gli uomini si allontanano sempre più dalla Legge divina, e che gli uomini cadranno sempre più in basso, lontano dalla morale: 

Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili;  perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi,  insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l'apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza. Anche da costoro allontànati! [4

E anche: Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati.  Ma gli uomini malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, ingannando gli altri ed essendo ingannati. [5Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate [6]. Ma dice anche che appariranno cieli nuovi e terra nuova, sulla quale vi sarà giustizia [7]. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo [8], così come fu rivelato all'Apostolo Giovanni, il guardiano dei misteri. 

Tutto questo non è gradito ai "neo-cristiani", perché questi vogliono la beatitudine di questo mondo, oppressi dalla moltitudine di iniquità e dolori, e aspettano questa beatitudine con impazienza... ma qual è la ragione di questo? Si potrebbe dire che sono deboli nella fede, o mancano completamente di essa, nella resurrezione dei morti e nella vita del mondo futuro [9]. Per loro, pare, tutto finisce qua, tutto è terreno... 

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NOTE

Tratto da: Arcivescovo Averkij, Sermoni e Discorsi, vol. III, pagg. 259-265, "sul neo-cristianesimo". In lingua inglese. 

1) Giovanni 16 e  1Giovanni 5:19. 

2) Citazione non letterale di 1Giovanni 2:15

3) Citazione dalla Epistola di Giacomo 4:4. 

4) 2Timoteo 3:1-5 

5) 2Timoteo 3:12-13 

6) 2Pietro 3:10. 

7) 2Pietro 3:13. 

8) Apocalisse 21:2

9) Credo Niceno-Costantinopolitano, enunciato finale.