venerdì 27 gennaio 2017

Descrizione dell'Antica Chiesa Russa dal libro "I viaggi di Macario"

Il libro I viaggi di Macario narra del lungo e affascinante percorso che portò il patriarca Macario di Antiochia nel XVII secolo, dall'antica città siriana fino a Mosca, ove consacrò dei chierici. Il libro fu prodotto dal figlio del patriarca nonché suo arcidiacono, Paolo, ed è una fonte preziosa per conoscere molte prassi ortodosse scomparse o che sono sulla strada di andare perdute. Il patriarca Macario era stato un sacerdote sposato che, morta la moglie, ha preso i voti monastici e si era portato appresso anche il figlio. I viaggi di Macario descrivono anche la società e la cultura russe del periodo pre-nikoniano, la Romania, la Moldavia e di tutte le regioni ce ha attraversato la carovana d'ecclesiastici per giungere a Mosca. 

I Vespri e il Mattutino e la Liturgia

Una delle cose che colpisce maggiormente Macario (ma anche noi lettori) è l'imponenza dei rituali russi pre-nikoniani così come vengono descritti dall'arcidiacono Paolo. Egli racconta che i salmi non erano semplicemente letti o recitati (come si usava ad Antiochia), ma proprio cantati in tono antifonale (come i Latini...). Inoltre, nel dettaglio:

<< Mentre non riuscivamo a prendere sonno, i russi hanno suonato le campane per il Mattutino alla seconda ora della notte; ci siamo quindi alzati, dicendo "grazie a Dio, il liberatore da ogni male e tribolazione", e come siamo entrati in chiesa, hanno iniziato un Grande Vespro, cantando i salmi del Tramonto tramite due cori alternati, per un lungo tempo (1). Dopo di che, è uscito il diacono con la candela e il sacerdote col turibolo d'incenso, come al solito; hanno poi recitato la Litania, hanno pregato sui cinque pani e sul vino, a Occidente (2); E dopo aver concluso la preghiera, hanno letto la Lezione del santo del giorno (ossia il Sinassario). Poi si alzarono, e dopo aver suonato tutte le campane, hanno principato il servizio della Mattina. >>;[pag.141]


vetero-ritualisti di oggi ad un Vespro

Si potrebbero osservare molte cose, come ad esempio rimarcare il fatto che i servizi sono tutti cantati (diversamente dalla prassi moderna) e che questi non è un barocchismo, ma piuttosto una antica prassi, e notare come la Vigilia di Tutta la Notte fosse realmente compiuta di notte (la seconda ora della notte corrisponde alle 20-21 del nostro orario, circa), dal momento che la lunghezza dei canti procrastinava assai la recita del Mattutino. 

Prosegue ancora l'Arcidiacono Paolo, riguardo il Mattutino e la Liturgia. 

<<  Ed essi non hanno certamente smesso di cantare inni o leggere lezioni fino all'alba del sole. Non credevamo che siamo stati in piedi per sei ore complete! E questo (rito) era stato celebrato per rispetto nei nostri riguardi. Ma che beneficio poteva esserci, dato che non avevamo conosciuto il sonno? (3) Siamo inciampati uscendo fuori dalla chiesa, superando tutto con fatica. Essendo già mattina, abbiamo riposato fino all'ora terza del giorno (ossia le 9-10 del mattino) quando, udendo le campane di nuovo, ci siamo recati alla Liturgia, alla quale tutti indossano i loro stichari e le loro cinture, carichi di oro, pietre preziose e gioielli in gran quantità, così come anche i loro feloni. Poi abbiamo vestito il nostro signore, il Patriarca, e prima abbiamo celebrato una Paraclisi per l'imperatore, poi abbiamo benedetto l'acqua (4). Anche l'archimandrita del monastero si è vestito: egli era un uomo santo, colto e pieno di zelo per la religione, non un lassista nei confronti della liturgia (5), e allo stesso tempo è ormai vecchio, avendo settantasette anni d'età, e ancora legge senza bisogno d'occhiali.>> [pagg. 141-142]

Le Ordinazioni multiple alla Liturgia

L'Arcidiacono Paolo prosegue, raccontando uno degli scopi del viaggio: consacrare dei chierici. 

<< E allora iniziammo la liturgia, e il nostro Maestro (il patriarca Macario) consacrò dei diaconi. >> [pag.142]

Si noti che l'ordinazione non fu singolare, ma di gruppo.

Non era la prima volta che in Russia il buon patriarca Macario ordinava qualcuno. Il suo concelebrante e patriarca di Mosca, per la domenica dell'Ortodossia (I di quaresima), aveva domandato di consacrare altri chierici, e viene descritta nelle pagine 45-47 del II volume dei Viaggi:

<< Il Patriarca di Mosca salì sul suo trono, mentre il nostro Maestro (Macario) ha preso posto alla destra di lui, e ai loro lati tutti i sacerdoti. Gli Archimandriti e i cappellani di corte recavano seco le icone, e si posero al lato orientale della chiesa. Dopo che tutti ebbero riverito le immagini e il coro ebbe cantato il policronio, l'imperatore si presentò ai due patriarchi e si inchinò a loro, dopodiché a distanza lo aspersero con l'acqua santa e gli diedero la croce da baciare, per poi tornare al suo solito posto, presso il pilastro. Il Patriarca [di Mosca] ha chiesto al nostro Maestro [Patriarca di Antiochia] di consacrare e di conseguenza hanno ordinato alcuni sacerdoti e alcuni diaconi; e dopo aver recitato le Ore, hanno iniziato la Liturgia nel santuario.>>; 

Interessante notare come le ordinazioni non erano inserite nella liturgia, ma erano un rituale a parte, recitato dopo l'ingresso dei vescovi e dell'imperatore, quindi immediatamente dopo le formalità rituali.  Ancora, l'arcidiacono Paolo racconta:

<< Nella terza domenica (di Quaresima), il nostro Signore (Macario) recitò una Liturgia presso il monastero di Dievitza, e vi ordinò anche dei preti e dei diaconi, che il Patriarca (di Mosca) aveva inviato là a causa del loro grande numero. E allo stesso modo, anche nella quarta domenica (di Quaresima) il Patriarca (di Mosca) ordinò altri preti e altri diaconi, e il giorno dell'Annunciazione l'imperatrice donò a tutti dei pesci meravigliosi, secondo i loro costumi. >>  [pag.80]

Ancora a pagina 88, il patriarca Macario...

<< Nella quinta domenica di digiuno, fu suonata la grande campana in onore dell'imperatrice, perché lei era nata nel mese di Nisan ed era stata chiamata Maria. Ella era solita organizzare un grande banchetto per questa festa, al quale partecipavano i Boiari con le loro mogli. Se vi fosse stato anche l'Imperatore, anche il clero sarebbe stato presente. E nella chiesa del Monastero il nostro Maestro (Macario) celebrò una Liturgia, e ordinò sacerdoti e diaconi.>>;

Sembra incredibile che ovunque andasse, il patriarca d'Antiochia ordinasse un piccolo esercito di sacerdoti e diaconi. Probabilmente, ma questa è una ipotesi del sottoscritto, la colonizzazione della Siberia e la costruzione di nuovi centri urbani e villaggi richiedeva anche la fondazione di nuove chiese e monasteri, e quindi si provvedeva proprio in quel periodo. Allo stesso tempo, una epidemia di peste aveva colpito la Russia in quel secolo: il bisogno di chierici era evidente. 

Da pagina 103 a pagina 128, numerose altre volte il testo ci presenta ordinazioni presbiteriali e diaconali, il più delle volte celebrate dal patriarca di Antiochia. In uno di questi resoconti, era presente perfino il patriarca di Serbia ad ordinare, per le proprie diocesi, una massa di chierici. 

<< E dopo la processione nel cortile del monastero, organizzarono il tavolo per l'aghiasma dinnanzi alle porte della chiesa, e iniziarono un canone di preghiera (per benedire l'acqua). Nel mentre, il nostro Maestro ordinava preti e diaconi.>>[pag.155]

<< Alla vigilia del Sabato, abbiamo assistito ad una commemorazione dei defunti (6), vestendo i nostri mantelli, al Convento delle Monache, celebrato in onore dello zar Ivan. Il giorno dopo, dopo la Liturgia, fu offerto un banchetto. Di venerdì, il ventottesimo giorno del mese, il Maestro nostro Macario celebrò una Liturgia e ordinò sacerdoti e diaconi.>> [pag.207]

La parola che il traduttore inglese ha usato per "mantelli" è copes, ovvero sia "piviali" (in italiano). E' ragionevole piuttosto ritenere che l'originale greco mantias significhi semplicemente il mantello nero dalle larghe maniche, che i latini chiamerebbero "abito corale", il quale è vestito dal clero non celebrante. Interessante anche vedere come un giorno aliturgico come il venerdì diventa occasione di ordinazione! Nella cronaca, vi è un estratto delle tradizioni sulla Settimana Santa:

<< Al mattino del Grande Sabato (ossia del Sabato Santo), dopo aver celebrato il Rito del Sepolcro alla chiesa del monastero, in carrozza ci hanno portato fino alla chiesa detta della Corta; e dopo aver indossato i paramenti, è arrivato l'Elemosiniere (7) e tutti i sacerdoti si sono riuniti presso il luogo dove si tiene il sepolcro (8) e hanno distribuito ai presenti le candele; abbiamo poi celebrato una processione pomposa attorno alla chiesa, e dopo essere rientrati e aver concluso la Liturgia, abbiamo ordinato preti e diaconi. >> [pag. 333]

Conclusioni

Il Viaggio racconta perlopiù di ordinazioni di Massa celebrate dal patriarca Macario su richiesta del suo confratello di Mosca, ma a corollario di queste ordinazioni viene svelato un interessante mondo rituale e spirituale, fatto di antiche consuetudini che ancora oggi possiamo (parzialmente) vedere nell'attuale prassi liturgica della Chiesa ortodossa russa.

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NOTE

1) Non sfugge la lunghezza complessiva del rito, il quale, avendo tutto cantato secondo antiche consuetudini, era di gran lunga più prolisso rispetto al ritmo cui erano abituati i greci di allora (e forse anche quelli di oggi). 

2)  Litia. 

3) Il sarcasmo dell'arcidiacono è indicativo della differenza di prassi fra la Vecchia Russia e le Chiese di stile greco, nelle quali il Mattutino e il Vespro sono quasi sempre separati. Nell'attuale uso russo, ancora sussiste il concetto di Veglia di Tutta la Notte, celebrata per le feste e ogni sabato sera, in preparazione alla domenica. 

4) Aghiasmos nel testo. 

5) il traduttore inglese utilizza la parola curtailer, ossia "qualcuno che taglia (qualcosa)". 

6) In greco del testo originale, μνημοσυνον. Esso è un servizio liturgico di commemorazione dei defunti, attraverso il quale si prega per l'anima dei morti e per la loro salvezza.

7) Nelle chiese antiche, l'Elemosiniere era un grado ecclesiastico molto ambito, una sorta di tesoriere della cattedrale, che si occupava anche di gestire le attività filantropiche. Una figura molto influente nelle corti episcopali del tempo. 

8) Nel rito del Sabato Santo, si porta in processione una immagine di Cristo addormentato, di solito adagiata su una lettiga di fiori, e tutti la riveriscono. 

mercoledì 25 gennaio 2017

Un nuovo Monastero ortodosso-latino in Louisiana (news)

Il sito Pravoslavie.ru ci informa che con la benedizione di sua eminenza Hilarion, primo gerarca della ROCOR, è stato avviato un progetto di costruzione di un monastero di rito occidentale in Louisiana (USA). 


Il progetto, dal sito Pravoslavie


Così come scrive padre Mark Rowe, decano della ROCOR per il rito occidentale, il monastero sarà dedicato alla Santissima Vergine Maria e a san Giovanni Battista, ed è già stato designato l'abate, tale ieromonaco Ezechiele (Vieages), tonsurato igumeno nel 2014. La regola che reggerà il monastero sarà quella scritta da san Benedetto. 

Il Monastero, secondo il progetto, sarà dotato di stanze per gli ospiti, un refettorio, le celle, un cimitero e una chiesa completamente funzionante secondo i dettami del rito occidentale. Si spera che questo monastero sarà un centro importante per il futuro, luogo per ordinazioni, seminari, ritiri spirituali e tutto ciò che concerne lo sviluppo spirituale degli Stati Uniti (e si spera non solo). E' previsto perfino un metochio femminile connesso col monastero principale, al quale sono già state designate due monache, le madri Barbara e Cecilia. 

Chi vuole contribuire alla costruzione del Monastero della Santissima Vergine di san Giovanni Battista può donare tramite paypal sul sito ufficiale della ROCOR

martedì 24 gennaio 2017

I paramenti dei Vecchi Credenti

Le comunità dei Vecchi Credenti, o più propriamente dei Vetero-ritualisti russi, conservano alcune particolarità nell'ambito del vestiario del proprio clero, le quali lo differenziano dai cosiddetti (secondo loro) "nuovo-ritualisti" ossia dell'Ortodossia ufficiale. 


Uno schema con le particolarità dei paramenti dei vetero-ritualisti 

Abiti non liturgici


Le tonache sono ormai simili alle controparti "moderne", sebbene molti di loro indossino una tonaca con 33 bottoni (che noi in occidente chiamiamo "romana"). Un'altra particolarità risiede nell'utilizzo della mozzetta: nera per il clero fuori dalle celebrazioni, mentre gli accoliti (sveschenoset) ne indossano una colorata secondo l'uso della festa in corso. Il copricapo dei sacerdoti è di solito rotondo e si chiama skufia


Un giovane accolito: nei vecchi-credenti, gli accoliti hanno una vera e propria chirotesia, e sono un rango ben preciso nella gerarchia ecclesiastica, prima del Lettorato.


Un vescovo vecchio-credente, che indossa il copricapo tipico dei monaci russi prima delle riforme del Patriarca Nikon. Alcuni rimandano l'origine di questo vestito al tallit giudeo. 

Paramenti sacerdotali

Il diacono veste in modo niente affatto dissimile dai diaconi ortodossi di sempre. Il sacerdote, invece, indossa un felonio, ormai di fattura simile al felonio russo attuale, anche se molti preferiscono fogge diverse per differenziarsi e che possono risultare particolari all'occhio più conformista. Per l'uso dei colori, ormai, sono uniformati all'uso russo tradizionale. I vecchi-credenti utilizzano tutti i paramenti comuni all'Ortodossia ufficiale


Un discorso particolare merita la menzione della cintura, chiamata istochniki, in greco ghinaghion, la cui forma somiglia ad uno stretto orarion appuntito, di solito diviso in quattro frange che dovrebbero essere simbolo delle quattro virtù cristiane (Fede, Speranza, Carità e Saggezza) e anche dei quattro pilastri del tempio di Gerusalemme (secondo altri, simboleggiano i quattro fiumi dell'Eden). La cintura istochniki ricorda, per la forma appuntita, quella di quattro spade, le spade della fede (cfr. lettera agli Efesini 6:17) così come il resto dei paramenti è connesso virtualmente al resto dell'armatura della fede di Paolo. 


uno ieromonaco vetero-ritualista vestendo il copricapo monastico

Concludiamo con un breve video che mostra l'ingresso del clero Vecchio-Credente durante una celebrazione nella loro cattedrale a Mosca, che mostra nel dettaglio i loro paramenti:






L'Unità della Chiesa nei Padri dell'Era sub-Apostolica

Come intendevano l'unità della Chiesa i primi Padri del Cristianesimo? I Padri della letteratura sub-apostolica parlavano tutti di unità della Chiesa nella Chiesa, come insieme dei credenti che, ciascuno nei propri carismi, si fa pietra d'angolo della propria comunità locale, invisibilmente legata a tutte le altre nello Spirito. In particolar modo, san Clemente Romano (+97) scrive nella sua prima Lettera ai Corinzi; 

Non abbiamo forse un solo Signore e un solo Cristo? E un solo Spirito, che si riversa su di noi? 

E ancora, nella seconda Lettera ai Corinzi:

Ma riunendoci frequentemente, sforziamoci di progredire nei precedetti del Signore, affinché, avendo tutti i medesimi sentimenti, siamo riuniti per la vita

Gli fa eco sant'Ignazio di Antiochia (+107) nella sua Lettera agli Efesini: 

Voi siete pietre del Tempio del Padre per la costruzione di Dio Padre, elevate con l'argano di Gesù Cristo che è la Croce, usando come corda lo Spirito Santo. La fede è la vostra leva e la carità è la strada che conduce a Dio: siete tutti compagni di viaggio, teofori, e portatori del Tempio, portatori di Cristo e dello Spirito Santo, ornati completamente dei precetti di Cristo Gesù. [...] Per gli uomini pregate senza interruzione, lasciate che imparino dalle vostre opere: in loro vi è speranza di conversione perché trovino Iddio

Sempre Ignazio, nella Lettera ai cristiani della Magnesia, espone in forma d'esortazione l'ecclesiologia della Chiesa Universale, basata sulla monarchia del vescovo:

Cercate di tenervi ben saldi nei precetti del Signore e degli apostoli perché vi riesca bene tutto ciò che fate nella carne e nello spirito, nella fede e nella carità, nel Figlio, nel Padre e nello Spirito, al principio e alla fine, assieme col vostro vescovo che è molto degno (di lode), e con la preziosa corona spirituale dei vostri presbiteri e diaconi in Dio. Siate sottomessi al vescovo e gli uni agli altri, come Gesù Cristo lo fu al Padre nella carne, e gli Apostoli al Cristo e al Padre e allo Spirito, affinché l'unione sia carnale e spirituale


Un affresco dalle catacombe di Priscilla

San Policarpo di Smirne (+155) nella sua Lettera ai Filippesi scrive sulle qualità della Chiesa:

Questa Fede è madre di tutti noi, la segue la speranza e la precede la carità verso Dio, verso Cristo e verso il prossimo. Chi si attiene a queste virtù adempie il precetto della giustizia: poiché chi possiede la carità è lontano da ogni peccato.

La Chiesa è il corpo mistico dei fedeli in ogni luogo, fra i quali abitano le virtù e l'azione divina, uniti nella preghiera gli uni per gli altri, desiderosi di vincere la buona battaglia, nell'obbedienza al clero illuminato, fra il quale nessuno si erge a guida suprema dell'umanità, ma ogni singolo vescovo, assieme alla sua comunità locale, è vivificato dall'esperienza dello Spirito Santo. 

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NOTA

Tutte le citazioni patristiche si trovano nei testi proposti in questo link alla voce "padri apostolici". 

mercoledì 18 gennaio 2017

Professioni contrarie al sacerdozio

Il sito Pravoslavie.ru ci offre una panoramica sui mestieri che sono d'impedimento alla vita sacerdotale.

Quando un uomo, soprattutto nella Diaspora, viene candidato all'Ordine sacro, segue una profonda analisi della vita del soggetto in questione. La vita privata e pubblica vengono studiate con dovizia, al fine di accertarsi che il prescelto sia un uomo di retta fede, con una vita equilibrata e armonicamente inserita nella Chiesa. E spesso, nella Diaspora, quest'uomo si mantiene lavorando nel mondo. Quali sono le professioni "incompatibili" col sacerdozio? Secondo il documento ufficiale stilato dalla Chiesa Russa, i lavori che sono d'impedimento all'Ordinazione sono i seguenti:

- Il servizio militare, e in genere tutte le professioni che prevedono l'uso o il possesso di armi (quindi anche la polizia, la guardia giurata e simili).

- Il servizio civile nell'amministrazione dello Stato, nei corpi giuridici, o nella professione di boia, o impiegato in strutture governative che provocano morte (l'Italia non ha la pena di morte, il caso non si pone).

- Tutti i campi medici che obbligano il Medico al contatto col sangue, come ad esempio la chirurgia. San Luca di Crimea, il vescovo-chirurgo, secondo il documento, fu una eccezione << dettata dalle circostanze storiche >>.

- Lavori connessi con la banca, istituti di credito e assicurativi.

- Impiegati in luoghi moralmente dubbi, come case di gioco, casinò, sale d'azzardo, e simili.

- Sportivi professionisti.

- Attori, ballerini e cantanti professionisti.




Un video dagli Stati Uniti che riporta una ordinazione al presbiterato

Secondo Pravoslavie.ru, entro il 2 maggio di quest'anno saranno resi pubblici dei commenti ufficiali a questo documento.

martedì 17 gennaio 2017

Breve storia del Monte Athos

Il Giardino della Madre di Dio

Secondo la Tradizione, durante un viaggio la Madre di Dio, accompagnata da san Giovanni Evangelista, recandosi a Cipro per visitare Lazzaro, si sarebbe fermata sulla punta della costa in Grecia che oggi si chiama Monte Athos. Ammaliata dalla bellezza del luogo, domandò al Figlio suo di poter ottenere quel luogo tutto per sé, e una voce dal Cielo le avrebbe risposto affermativamente: d'ora innanzi, la Deipara avrebbe avuto là il suo giardino. 

Fondazione dei primi cenobi

Fin dal IV secolo la zona venne abitata da eremiti cristiani e da alcuni pagani; quando nel VII secolo l'Egitto fu invaso dai musulmani, molti monaci egiziani scapparono rifugiandosi su questo monte. Circa due secoli dopo, Giovanni Kolovos nel 866 costruisce il primo monastero vero e proprio, la Grande Vigla. Una bolla imperiale convalidò l'esistenza di questo cenobio. Nell'anno 958 sant'Atanasio giunge sulla penisola per organizzare la vita monastica e nel 962 viene edificata la chiesa di Protaton in Karies. Nel 963 viene fondata la Grande Lavra con l'appoggio ufficiale dell'imperatore Niceforo Foca. Sant'Atanasio si preoccupò anche di scrivere un Tipico, il quale fu parzialmente rivisto sotto pressione dell'imperatore Giovanni Zimice. I primi nuclei furono Iviron (dei georgiani) e Amalfion, il monastero di regola benedettina abitato dai latini. Col tempo, quando i Balcani e la Russia divennero ufficialmente terre cristiane ortodosse, molti monaci da quelle terre vennero a colonizzare la Montagna con propri monasteri. Iviron fu fondata subito dopo la Grande Lavra, nel 976. 


Una veduta panoramica del monastero di Gregoriou

Sviluppo della Sacra Montagna

Chilandar, il monastero dei serbi, fu edificato nel 1197, mentre i bulgari costruirono Zografou nel 1270. Dal XI al XIV secolo furono costruiti 180 monasteri, abitati da 20'000 monaci: la maggior parte di questi furono distrutti dai crociati o da incursioni piratesche. La Athoniada, il collegio dell'Athos, fu fondato nel 1748, diventando il seminario più ambito di tutta la Grecia. Sotto i turchi, l'Athos godette di una certa prosperità, sebbene le rivolte pro-greche della regione, nella seconda decade del XIX secolo, furono soffocate nel sangue e l'Athos fu presidiato da una legione turca. Nel 1830 l'esercito ottomano lasciò la Calcidica. Nel 1926 l'Athos divenne una repubblica semi-autonoma rispetto lo Stato greco, secondo gli accordi di Losanna del 1924. Secondo questi stessi accordi, il Patriarcato Ecumenico ha giurisdizione sulla penisola. 

I monasteri oggi

Al giorno d'oggi, sopravvivono 20 grandi monasteri e centinaia di piccole celle più o meno lontane dai centri monastici. 

Monasteri di lingua e origine greca: la Grande Lavra, Vatopedi, Iviron, Koutlomousiou, Aghiou Pavlu,  Dionissiu, Xenofontos, Stavronikita, Gregoriou, Konstamonitou, Esfigmenou, Doheariou, Karakalou, Xiropotamou, Pantokratos, Simonos Petras, Filotheou, 

Monasteri di lingua russa: Aghiou Pantaleiminos

Monasteri di lingua serba: Chilandar

Monasteri di lingua bulgara: Zografou

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FONTE

lunedì 16 gennaio 2017

Il Patriarcato Ecumenico incontra Filarete

Tanto Pravoslavie.ru quanto il sito ufficiale del Patriarcato d'Ucraina -Kiev (Filarete) riportano la notizia che due membri del sinodo del Patriarcato Ecumenico si sono incontrati coi rappresentanti del UOK-PK nei giorni scorsi. 


La cattedrale di s. Vladimiro, sede del patriarcato di Ucraina (UOK-PK)

Il 12 gennaio il metropolita Bartolomeo di Smirne, segretario del santo sinodo del P.E., e il metropolita Emmanuele di Francia, entrambi membri della Commissione Patriarcale per l'Autocefalia dell'Ucraina, hanno incontrato la delegazione della Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Kiev. Entrambe le delegazioni hanno portato dei documenti e delle relazioni sullo stato della Chiesa in Ucraina: i metropoliti Bartolomeo e Emmanuele hanno espresso la complessità della situazione, ma anche << la certezza che il patriarca Bartolomeo deciderà per il meglio >>. 
Da parte loro, i kievani hanno espresso la loro volontà di rimettersi a Costantinopoli, sperando di ottenere presto la tanto agognata canonicità. 

domenica 15 gennaio 2017

Perché la Bibbia dei Settanta è la vera Bibbia - 3° Parte

Continua dalla seconda parte.

Il concetto espresso da S. Paolo in Rm 1,18ss, è tratto incontrovertibilmente da Sapienza 13,1-9. Per sintesi non riporto tutto ma solo alcune frasi che sono quasi identiche.
Rm 1,20 << Infatti le sue proprietà invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si rendono visibili all'intelligenza delle creature del mondo nelle opere da lui fatte. Così essi sono inescusabili >>.
Sap.13,5/8-9 << Difatti la grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore… Neppure costoro però sono scusabili, perché, se sono riusciti a conoscere tanto da poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano? >>

Rm 1,23/25 << e scambiarono la gloria del Dio incorruttibile con le sembianze di uomo corruttibile, di volatili, di quadrupedi, di serpenti… e adorarono e prestarono un culto alle creature invece che al Creatore >>.
Sap.13,1-2 <<...esaminandone le opere non riconobbero l'artefice. Ma o il fuoco o il vento o l'aria veloce, la volta stellata o l'acqua impetuosa o le luci del cielo essi considerarono come dei, reggitori del mondo >>.

San Paolo si serve varie volte della Sapienza per elaborare i suoi discorsi. Ecco un altro esempio:

Ef. 6,13-17 << Prendete dunque l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvati e restare saldi sopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque, avendo ai fianchi la cintura della verità, indosso la corazza della giustizia e calzati i piedi con la prontezza e diffondere il vangelo della pace; in ogni occasione imbracciando lo scudo della fede, col quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.

Sap 5,17-19 << Egli prenderà per armatura il suo zelo e userà come arma il creato per punire i nemici, indosserà la giustizia come corazza e si metterà come elmo un giudizio imparziale, prenderà come scudo la santità invincibile >>.

Anche per quanto riguarda gli altri libri vi sono riferimenti, analogie, profezie o citazioni.

-Ap. 21,18-21 << Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo, I basamenti delle mura della città sono adorni di ogni specie di pietre preziose. Il primo basamento è di diaspro, il secondo di zaffiro [...]. E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta era formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro pure, come cristallo trasparente >>. Si rifà a:
Tobia 13,17 << Gerusalemme sarà ricostruita come città della sua dimora per sempre. Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dare lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite con zaffiro e con smeraldo e tutte le sue mura con pietre preziose. Le torri di Gerusalemme saranno ricostruite con oro e i loro baluardi con oro purissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir >>.


Mt. 7,12 << Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti >>. E' il principio, in senso attivo, di
Tb. 4,15 << Non fare a nessuno ciò che non vuoi sia fatto a te >>.

Ap 1,4 << Grazia a voi e pace da Colui che è, che era, che viene, e dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono >>. Essi sono gli angeli del libro di Tobia:
Tb. 12,15 <>.

Lc 1,52 << Ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili >> è una citazione di:
Ecclesiastico 10,15 << il Signore ha rovesciato il trono dei potenti e fa sedere gli umili al loro posto >>.

Gc 1,19 << sia ogni uomo pronto ad ascoltare, lento a parlare >> , apprende l'insegnamento da:

Eccli 5,11 << sii pronto ad ascoltare, lento a dar risposta >>.

1Pt 1,6-7 << Perciò gioite, pur dovendo ora soffrire un poco in prove svariate, affinché la genuinità della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che perisce eppure viene purificato col fuoco...>>.
Eccli 2,4-5 <>.

Il Libro di Giuditta profetizza sia la benedizione di Dio su Maria, che la divinità di Gesù; c'è una relazione anagogica tra Giuditta e Maria, Dio e Gesù. Il significato profetico è tanto forte che vi si legge la vittoria della Chiesa che, assieme a Maria, “tronca la testa del nemico”. Ecco i passi:

Lc 1,42 << Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! >>.

Gdt. 13,18 << Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra, e benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra e ti ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici >> e si lega alla vittoria della Chiesa preannunciato da Genesi e Apocalisse:
Gn 3,15 << Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno >>.
Ap. 12,17 << Allora il drago si infuriò contro la donna (Maria) e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua discendenza (la Chiesa) >>.

Il libro dei Maccabei, svela il significato oscuro di una frase rivolta ai Corinzi da Paolo. I Protestanti arrivano alle conclusioni più disparate e discordanti proprio perché a loro manca il libro che contiene il passo citato da Paolo, trasfigurato in chiave cristiana.

1 Cor 15,29 << Se così non fosse, che cosa farebbero quelli che si fanno battezzare per morti? Se assolutamente i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro?>>.
2 Mac 12,44 << Perché, se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti >>.
Paolo si riferisce certamente ad un rito in suffragio per i morti, che proprio come il Battesimo, purifica l'anima del defunto. Le preghiere per i morti appartengono alla Tradizione rivelata e custodita dalla Chiesa, assente però nelle confessioni protestanti.

Eb. 11,35 << Altri, poi, furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione >>
Si rifà a tutta una vicenda riportata nel secondo libro dei Maccabei. E' certo che l'autore ebbe in mente quel racconto dato che, di tutto l'Antico Testamento, solo nei Maccabei si parla in modo così emblematico della risurrezione.
2Mac 6,18 – 7,42 (per brevità non riporto il testo).

Anche Baruc viene citato.

1 Cor <<… dico che quei sacrifici sono offerti ai demòni e non a Dio >> cita:

Bar 4,7 << Avete irritato il vostro creatore, sacrificando a demoni e non a Dio >>.

In Giuda è presente una citazione di Enoch, libro non attestato nella Settanta, ma certamente autorevole essendo considerato anche da vari padri dei primi secoli e contenuto tutt'oggi nella Bibbia della Chiesa Ortodossa Etiope.

Ci sono certamente molti altri rimandi di cui non sono a conoscenza. Probabilmente non tutti i libri del canone lungo sono citati; questo non deve preoccupare, anche vari libri universalmente considerati ispirati non sono direttamente citati, come Ester, Esdra e Neemia. Anche il Cantico dei cantici, pur contenendo importanti figurazioni della Chiesa, non è mai citato; lo stesso dicasi per l'Ecclesiaste.

Il Celebre passo della Lettera di Pietro, in cui egli dice che tutta la Scrittura è ispirata da Dio, certamente va riferito a tutti i libri che, come abbiamo visto, erano tenuti in considerazione; nondimeno tutta la Settanta dato che era la versione utilizzata dagli Apostoli e nessuno di loro aveva sollevato dubbi circa alcun libro.

I protestanti più preparati avranno certamente da obiettare e passerebbero al contrattacco mostrando le contraddizioni che sarebbero presenti nei libri da loro considerati apocrifi.
Più che confutare punto per punto le classiche critiche mosse dai protestanti, rischiando la pedanteria, sarà molto più interessante e “brioso” evidenziare alcune incongruenze presenti nei libri ebraici e nel nuovo testamento, valutando il concetto di ispirazione divina sotto una prospettiva più realistica, profonda e soprattutto teantropica.


Mt. 27,9 << Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: E presero trenta monete d'argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d'Israele >>.
Zc. 11,12-13 <>.
Com'è facile notare, Matteo ha confuso Zaccaria con Geremia.

Mc 2,25-26 << Non avete mai letto ciò che fece Davide, quando si trovò nel bisogno e tanto lui quanto i suoi compagni avevano fame? Come, cioè, al tempo del sommo sacerdote Abiatar entrò nella casa di Dio e mangiò i pani sacri che non possono mangiare se non i sacerdoti, e ne diede pure ai suoi compagni?>>.
1Sam 21,2/7 << Davide si recò a Nob dal sacerdote Achimelec...Il sacerdote gli diede il pane sacro, perché non c'era là altro pane che quello dell'offerta >>.
Anche qui altro errore da parte dell'Evangelista, che confuse Abiatar con Achimelec.


1Re 22,44 << (durante il regno di Giosafat, N.d.A) Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture >>.
2Cr 17,6 <di Giosafat
) cuore divenne forte nel seguire il Signore; eliminò anche le alture e i pali sacri da Giuda >>.
C'è un'evidente contraddizione tra le alture preservate del libro dei Re e quelle eliminate di Cronache.

Gn 6,19 << Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina >> subito dopo dice di prenderne sette paia:
Gn 7,2 << Di ogni animale pure prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono puri un paio, il maschio e la sua femmina >>.

Gn 1,26 << (Come ultima opera della creazione) Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra >>.

Gn 2,4-5/7-9/18-19 << Nel giorno in cui il Signore Dio fece la terra e il cielo nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c'era uomo che lavorasse il suolo...Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare...Il Signore Dio disse: “Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”. Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo...>>

Ora, è chiaro che: o l'uomo è stato creato prima degli animali e dei vegetali, o dopo, i racconti sono dunque in contraddizione.

Abbiamo visto alcune incongruenze presenti nei libri canonici e addirittura nei Vangeli, sono dunque tutti da scartare? Se dovessimo seguire la logica che i protestanti utilizzano per valutare i libri da loro esclusi, la risposta è sì. La verità però è da un'altra parte.
L'ispirazione divina copre sì tutta la Scrittura, ma Dio non detta parola per parola; dettatura e ispirazione sono concetti molto diversi. Lo Spirito Santo illumina la mente degli scrittori affinché questi riportino, secondo la loro intelligenza, secondo la loro cultura, secondo la loro umanità, il Verbo di Verità. Verità infallibile che ricopre la dottrina, l'insegnamento e l'economia di salvezza che Dio ha per l'uomo. Questi, anche sotto ispirazione, è libero di scegliere le parole e lo stile, poiché Dio non annichilisce l'uomo, ma anzi si unisce a lui secondo il mistero teantropico che è Cristo. Qualche contraddizione su aspetti materiali, una svista, un'imprecisione o imperfezione stilistica non riflettono minimamente sul significato salvifico che tutta la Scrittura, da Genesi ad Apocalisse, rivela all'uomo, ma è solo l'impronta inevitabile dell'umanità – di cui Dio si serve – degli agiografi.
Da tutto ciò si deduce che il travisamento protestante del concetto di ispirazione, in un morboso, ossessivo e compulsivo attaccamento alla singola parola e accanimento al singolo versetto, è di matrice eretica e satanica.

Quando S. Girolamo dice << anche l'ordine delle parole è un mistero >> (Ep 57,5), va inteso alla luce della sua profonda venerazione per la Sacra Scrittura, non certamente secondo un concetto fondamentalista e distorto.
L'ispirazione considerata in chiave teantropica garantisce un'esegesi più profonda e permette al fedele di oggi, facilmente scandalizzabile, di accostarsi alla Bibbia con meno timore.
Così un racconto storico, il cui autore è stato ispirato da Dio affinché fosse riportato, va letto considerandone la mentalità. Così, nel linguaggio dell'epoca, guerre permesse da Dio affinché il popolo eletto venisse preservato da culti pagani e poter ricevere il Cristo, diventano comandi espliciti del Signore. Viceversa, una guerra persa una punizione.
Nel linguaggio semitico tutto appare come atto positivo di Dio, anche quando evidentemente non è così. Se così non fosse, dovremmo forse considerare letteralmente il seguente passo?

Mt 6,13 << e non indurci (eiseneghkesin, portare/introdurre/indurre) in tentazione >> .

Leggendo alla lettera, è Dio stesso che fa o non fa “entrare” nella tentazione, eppure il significato reale di ciò che si vuole esprimere è “non permettere che entriamo nella tentazione”.
I racconti dell'Antico Testamento, inoltre, prima di essere messi per iscritto, furono tramandati oralmente per secoli e arricchiti della fervida immaginazione popolare (ribadisco arricchiti, non distorti) il tutto così riportato per volere di Dio.
Bisogna poi tener conto dei generi letterari, per cui il genere storico non è quello profetico e così via.
Detto questo, un lettore debitamente informato, non si scandalizza di certo incontrando un passo come il seguente:


1Sam 15,3/18-23  << (il Signore si rivolge a Saul N.d.A) Va', dunque, e colpisci Amalek, e vota allo sterminio quanto gli appartiene; non risparmiarlo, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini... (Samuele a Saul) - Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: “Va', vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti”. Perchè dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore? - Saul insisté con Samuele: “Ma io ho obbedito alla parola del Signore, ho fatto la spedizione che il Signore mi ha ordinato, ho condotto Agar, re di Amalek, e ho sterminato gli Amaleciti. Il popolo poi ha preso dal bottino bestiame minuto e grosso, primizie di ciò che è votato allo sterminio, per sacrificare al Signore, tuo Dio, a Galgala” Samuele esclamò: “Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l'obbedienza alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio del Sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti. Sì peccato di divinazione è la ribellione, e colpa e terafim l'ostinazione. Poichè hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha rigettato come re >>.

Il racconto, non la forma in cui viene presentato, è storico: Saul, secondo le direttive di Samuele, mosse guerra agli Amalechiti; trasgredito il comando, fu cacciato.
Questa narrazione, per ispirazione divina, fu presentata in una forma che permetta di scorgere un ammonimento per le generazioni più prossime (oltre che, a livello letterale, un importante documento storico del popolo d'Israele), e un insegnamento per noi cristiani. I livelli di lettura, infatti, sono tre: letterale, morale e spirituale.

Dato che tutto l'Antico Testamento viene trasfigurato alla luce del nuovo, i padri della Chiesa attestano che, dei racconti veterotestamentari inerenti le guerre – permesse al popolo ebraico così da mantenersi integro per la venuta del Signore – va applicata una lettura morale spirituale da cui trarre insegnamenti.
Leggendo attentamente si ricava che Saul, ad un comando di Dio, ha opposto la sua intenzione di offrire sacrifici al Signore, considerandola più nobile e gradita. Si trattava di un atto rivolto a Dio come complemento al compito assegnato, eppure il Signore non gradì e Samuele rimproverò Saul duramente. 
Questo deve indurci a essere vigili e analizzare bene le nostre intenzioni più recondite, così da fare sempre la volontà di Dio senza indugio, accettandola senza disquisire anteponendo un nostro ideale o semplice intenzione che, per quanto nobile, contrasta con la Sua volontà. E' importante tenere sempre a mente che senza l'assenso del Signore nulla è benedetto, e l'umano impegno o la nobile intenzione non potranno mai produrre qualcosa di superiore a ciò che Dio stabilisce.


In questi giorni ho trovato qualcuno che citava un passo di Ezechiele – debitamente frainteso - evidenziando da un lato l'incoerenza e dall'altra la “cattiveria” di Dio, al fine di screditare le Scritture.

Ez 20,25-26 << Allora io diedi loro persino leggi non buone e norme per le quali non potevano vivere. Feci sì che si contaminassero nelle loro offerte, facendo passare per il fuoco ogni loro primogenito, per atterrirli, perché riconoscessero che io sono il Signore.
Ez 20,30-31 << Così dice il Signore Dio: Vi contaminate secondo il costume dei vostri padri, vi prostituite secondo i loro abomini, vi contaminate con tutti i vostri idoli fino ad oggi, presentando le vostre offerte e facendo passare per il fuoco i vostri figli, e io mi dovrei lasciare consultare da voi, uomini d'Israele? >>.

Tutto ciò che nella prima citazione è prescrizione di Dio, nella seconda diventa libera trasgressione del popolo che decide di seguire costumi abominevoli.
Qui il problema, oltre alla contraddizione, è che Dio dice di aver dato leggi non buone che prescrivono addirittura il sacrificio di bambini.
Può Dio dare leggi non buone? Certo che no. Infatti il primo passo non va letto secondo la mentalità ebraica, in cui tutto è azione diretta di Dio, ma come permissione, lasciandoli al loro arbitrio, ammonendoli in seguito a causa della loro trasgressione

Molte incongruenze possono essere superate, ma non tutte. Alcune rientrano semplicemente in quell'imperfezione umana che necessariamente viene riflessa nel testo, così è per la contraddizione fra 1Re 22,44 e 2Cr 17,6 che ho riportato, diversamente invece per quanto riguarda il racconto della creazione in Gn 1,26 e Gn 2,4ss, del quale non va offerta una lettura fondamentalista. La contraddizione, infatti, sussiste solamente se si considera l'esegesi fondamentalista.
I racconti sono due e attestano due tradizioni differenti, difatti per tutto il primo racconto Dio viene chiamato unicamente Elohim, mentre in tutto il secondo racconto YHWH. Il redattore, sempre per volere di Dio, ha fuso queste due tradizioni a lui giunte facendone un racconto unico.
La prima parte del racconto ha un carattere maggiormente storico, oserei dire quasi scientifico (non secondo gli attuali criteri di storicità e scientificità, s'intende), non a caso l'ordine degli eventi si può raccordare alla visione moderna; la seconda, invece, ha attributi archetipici. Dal primo racconto apprendiamo l'ordine degli eventi; dal secondo, invece, la preminenza dell'uomo: a simboleggiare ciò, l'uomo viene creato per primo.


L'utilizzo della versione del Testo Masoretico, sia per quanto riguarda il canone, sia nella traduzione, è funzionale alla teologia protestante. Abbiamo però visto che la versione utilizzata dagli Apostoli e quasi all'unanimità dai primi padri della Chiesa è la Settanta.

Facile, insomma, giustificare le eresie attraverso un presunto esclusivismo biblico, se questo è attuato per mezzo di scritture corrotte. Il discorso vale anche per quanto riguarda le critiche mosse dai protestanti verso alcune dottrine delle chiese di origine apostolica, che a detta loro non si riscontrano nella Bibbia. Certamente non si riscontrano, ma nella loro falsa Bibbia! Infatti né i Padri, né la versione da essi utilizzata, corrisponde a quella dei protestanti.

Perché la Bibbia dei Settanta è la vera Bibbia - 2° Parte

Continua dalla prima parte.

Ora, o i Cristiani hanno preso un abbaglio con tutte queste (e altre) citazioni profetiche (ma noi non lo crediamo, giusto?), oppure dobbiamo considerare proprio la Settanta come la versione che i cristiani dovrebbero adottare. Singolare che i protestanti in tutto vogliano imitare i primissimi Cristiani, basandosi esclusivamente sulle Scritture, fuggendo ogni testo estraneo, provando avversione per tutto ciò che devii – anche di poco – dalla prassi apostolica, e poi rifiutino la versione utilizzata dagli Apostoli stessi, dando credito a coloro che alimentarono la polemica anticristiana e che screditarono per questi motivi la Settanta. La versione che i protestanti utilizzano, tratta dal Testo Masoretico, è figlia del giudaismo anticristiano. 
Il discorso vale anche per il canone biblico: il concilio di Jamnia del 90 d.C (dove sarebbe stato stabilito il canone ebraico), infatti, è oramai considerato dagli studiosi un falso storico. In ogni caso, dalla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli il giorno di Pentecoste, l'autorità divina è passata in mano ai Cristiani, gli unici autorizzati in materia di fede; non certamente gli Ebrei, che misero a morte il Messia preannunciato dai profeti, e decretarono apocrifi gli scritti del Nuovo Testamento. Che senso avrebbe, per quanto riguarda il canone biblico, considerare il supposto concilio di Jamnia, dal momento che esclusero gli scritti del Nuovo Testamento dal novero dei libri ispirati? Lo Spirito Santo si è diviso tra Cristiani e Giudei al momento di decretare il canone? La certezza è che nessuno dei Cristiani partecipò mai né ad un ipotetico concilio di Jamnia, né ad altri concili, eccetto ovviamente i propri, nei quali veglia in perpetuo lo Spirito Santo.

Secondo studi filologici, la stesura della Settanta si colloca attorno al II secolo a.C. e secondo la tradizione venne commissionata dal sovrano egizio Tolomeo II (III secolo a.C.). I manoscritti più antichi risalgono all'epoca stessa della stesura; manoscritti quasi completi risalgono invece al IV d.C. e sono i Codici Vaticano e Sinaitico. Inoltre, la scoperta dei papiri di Qumran, ha portato al ritrovamento di manoscritti di lingua ebraica e aramaica dei libri fino ad allora ritenuti scritti originariamente in greco. 
Il Testo Masoretico, invece, considerato dai Protestanti, è stato redatto da Ebrei vissuti dopo l'avvento del Cristianesimo – quindi ben posteriore rispetto Settanta – i quali sono andati alla ricerca di fonti che meno potessero sposarsi con le dottrine cristiane. I Manoscritti completi più antichi risalgono addirittura al IX secolo.
I Protestanti si appellano all'opinione di qualche padre della Chiesa (ricorrono ai padri solo quando fa comodo a loro) che ha messo in dubbio l'ispirazione dei libri assenti nel canone ebraico, tra questi San Girolamo. La polemica sollevata dai giudei, infatti, contaminò anche le opinioni di alcuni cristiani, e questa eco si fece risentire per parecchi secoli. Non è però l'opinione del singolo padre a decretare una Verità in materia di fede, ma, come dice San Vincenzo di Lerino, il consenso generale della Chiesa Cattolica (Universale, cioè quella Ortodossa, non papista).
Alcuni padri che in teoria sembra negassero l'ispirazione dei libri esclusi dal canone ebraico, nella pratica si smentiscono citando sovente i libri in essa contenuti, come ad esempio Origene che solo nell'opera “De principii” cita una trentina di volte i libri del canone lungo. Questo è sintomatico della diatriba che contagiò, come dissi poco sopra, i Cristiani stessi.

Dando un rapido sguardo alla considerazione dei suddetti libri come ispirati, in seno ai primi secoli della Chiesa, vediamo come non solo il Nuovo Testamento faccia spesso riferimento a questi, ma anche gli scrittori sub-apostolici, gli apologeti del II secolo e quasi tutti i padri dei secoli successivi. Ecco un elenco di alcuni degli scrittori cristiani dei primi due secoli che citano i passi di uno o più libri del “canone lungo” come ispirati: Clemente Romano (? - 97), Ignazio di Antiochia (35 – 107), Policarpo di Smirne (69-155), Giustino di Nablus (100 - 165), Atenagora di Atene (133 – 190), Ireneo di Lione (130 – 202), Clemente di Alessandria (150 – 215), Tertulliano (160 - 220), oltre agli autorevoli scritti della Didachè (fine I secolo) e il Pastore di Erma (inizio II secolo).



Ecco i pareri di alcuni di loro:

Giustino << Ma neppure do credito ai vostri maestri, i quali non riconoscono come valida la versione fatta dai settanta anziani per iniziativa di Tolemeo re d'Egitto e si provano piuttosto a fare da essi stessi una loro traduzione >> (Dialogo con Trifone 71).
Questa è una testimonianza (di parte, certo, ma perché dar credito alla controparte, se noi siamo Cristiani?) del fatto che gli Ebrei si mossero a screditare la Settanta.

Ireneo di Lione << Gli Apostoli infatti che sono anteriori a costoro (gli altri traduttori N.d.A) convengono con la predetta versione (la Settanta) e la nostra versione concorda con quella degli Apostoli. Pietro e Giovanni, Matteo e Paolo, gli altri ancora e i loro discepoli annunciarono tutte le cose profetate nel modo che è contenuto nella versione degli anziani >> (Contro le eresie III 21,3).

Clemente di Alessandria << Demetrio Falerio ha portato i migliori materiali per la traduzione perché i macedoni erano anche in Asia e il re era ambizioso di ampliare la sua biblioteca con ogni genere di scritto. (…) Non erano alieni di ispirazione divina tanto i profeti quanto i traduttori >> (Stromata I,22).

Sempre riguardo il canone dell'Antico Testamento, Agostino stilò un elenco dei libri sacri canonici (La Dottrina Cristiana, Libro II 8.13), che corrisponde a quello del concilio di Cartagine del 397 e alle Decretali di Gelasio (tradizionalmente fine V secolo, ma la datazione è incerta).

<< Le Scritture canoniche sono: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio; Giosuè, Giudici, Ruth, i quattro dei Re, i due dei Paralipomeni, Giobbe, Salterio di David, cinque libri di Salomone [Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei Cantici, Sapienza, Ecclesiastico], i dodici Profeti [i minori: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia], Isaia, Geremia, Daniele, Ezechiele, Tobia, Giuditta, Ester, i due di Esdra [Neemia ed Esdra], i due dei Maccabei. Del Nuovo Testamento quattro libri di Evangeli, un libro di Atti degli Apostoli, tredici lettere di Paolo apostolo, una del medesimo agli Ebrei, due di Pietro, tre di Giovanni, una di Giacomo, una di Giuda, l’Apocalisse di Giovanni >> (Concilio di Cartagine del 397).

Agostino elenca ben sei libri estranei al canone ebraico: Sapienza, Ecclesiastico (Siracide), Giuditta, Tobia, 1 e 2 Maccabei.
E' da intendersi che quelli da lui nominati sono i libri in uso presso i latini, senza che vi sia intenzione di escludere dal novero degli ispirati gli altri libri della Settanta (come invece fecero erroneamente col Concilio di Trento). Questo è da dedursi sulla base delle parole dello stesso Agostino:

<< Tuttavia (cioè, nonostante vi siano altre versioni N.d.A) la Chiesa ha accettato quella dei Settanta, come se fosse l'unica e la usano i popoli cristiani di lingua greca, la maggior parte dei quali non sa se ve ne sia un'altra qualsiasi. Della traduzione dei Settanta si ha anche la traduzione in latino, che usano le Chiese di lingua latina (probabilmente in essa non erano contenuti tutti i libri, per questo Agostino non cita tutti i libri N.d.A), sebbene ai nostri giorni sia vissuto il prete Girolamo, uomo assai colto e conoscitore delle tre lingue, il quale ha tradotto i libri della Bibbia in latino, non dal greco ma dall'ebraico. Ma sebbene i Giudei ritengano valida la sua opera erudita e sostengano che i Settanta hanno parecchi errori, tuttavia le Chiese di Cristo giudicano che nessuno si deve preferire all'autorevolezza di tanti uomini (i traduttori della Settanta N.d.A), scelti da Eleazaro, pontefice in quel tempo, a un'opera così grande >> (Città di Dio XVIII, 43).

Ad Oriente, invece, quasi unanimemente furono considerati ispirati tutti i libri contenuti nella Settanta, e ancora oggi, nella Bibbia Ortodossa, è contenuto per intero tutto il canone. Tuttavia, non vi è mai stata la necessità di ratificare con autorità ciò che nella Tradizione si era consolidato come canonico e che, a differenza che in Occidente, non fu soggetto a grosse dispute.
Solo nel VII secolo, infatti, l'eminente concilio di Trullo, in modo piuttosto generico, confermò come ispirato il canone 85 dei “Canoni degli Apostoli”, i quali fanno parte della più ampia opera “Costituzioni Apostoliche” (IV secolo), ma sono di eredità apostolica.
Riguardo l'Antico Testamento il canone dice: 

<< Siano Venerati e Santi a voi tutti uomini di Chiesa, chierici e laici, le seguenti Scritture dall'Antico Testamento: I 5 libri di Mosè: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio; uno di Giosuè, figlio di Navi; uno dei Giudici; uno di Rut; quattro dei Re; due dei Paralipomeni, libro dei giorni; due di Esdra; due di Ester (alcuni testi leggono: “uno di Ester; uno di Giuditta” N.d.A); tre dei Maccabei; uno di Giobbe; uno il Salterio; tre di Salomone: Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei Cantici; dodici dei profeti; uno di Isaia; uno di Geremia; uno di Ezechiele; uno di Daniele. Abbiate cura che i vostri giovani apprendano bene i libri della Sapienza dell'erudito Sirach (Coi quali si intendeva sia l'Ecclesiastico che la Sapienza, attribuite tradizionalmente a Sirach, come attesta Agostino nel secondo libro de “La Dottrina Cristiana”, il quale scrive: “Difatti gli altri due libri, intitolati uno la Sapienza e l'altro l'Ecclesiastico, per una certa somiglianza vengono detti di Salomone. E' in effetti tradizione quanto mai costante che li abbia scritti Gesù figlio di Sirach”, N.d.A ) >>.
Dei Libri estranei al canone ebraico, citati in questa testimonianza, vi sono: Sapienza, Ecclesiastico, Ester greco (e/o Giuditta, in base al testo di riferimento) e ben tre libri dei Maccabei. 
A quei tempi era difficile reperire i testi e spesso le Chiese non avevano a disposizione tutta la Scrittura. Gli elenchi, presenti in varie testimonianze, potevano variare dipendentemente dai libri che erano disposizione, e l'assenza di alcuni libri dagli elenchi non è indice assoluto di esclusione, motivo per cui, in Oriente, furono accolti tutti i libri della Settanta, in perfetto accordo con la considerazione che questi godevano presso gli Apostoli.

Trovo ci sia dell'assurdo nell'utilizzare una versione differente da quella impiegata dagli Apostoli; muovo questa critica nei confronti di tutte le confessioni non ortodosse, come la chiesa papista, che preferisce la versione masoretica laddove corrisponde a grandi linee a quella greca, mentre utilizza ovviamente la Settanta per i libri che loro chiamano “deuterocanonici” (che sono quelli esclusi dal canone ebraico), ed entrambe le versioni, accostandole, quando testo greco ed ebraico sono differenti (come per il libro di Ester); le potenziali incongruenze fra le citazioni presenti nel Nuovo Testamento e il corrispondente versetto dell'Antico Testamento sono stemperate ricorrendo – nello specifico di quel passo – alla Settanta (come per Is. 7,14 tradotto dalla CEI 2008 con “la vergine concepirà”). Il risultato è quello di un collage discretamente riuscito, ma di dubbia coerenza interna: se la Bibbia - per noi Cristiani - è un unico grande libro, composto sì nel corso dei secoli, ma avente unità e organicità interni ben delineati, la coesione di tutti gli elementi è garantita proprio dall'utilizzo della Settanta come unico testo dell'Antico Testamento.

Vedremo ora dei riferimenti neotestamentari ai libri esclusi dal canone ebraico.

Eb. 1,3 << Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la parola della sua potenza >>, si rifa a:
Sapienza 7,25 << E' infatti un'emanazione della potenza divina e un'irradiazione tutta pura della gloria di Dio >>.
Quest'ultimo passo, essendo la sapienza attributo cristologico, risulta profetico; in tale prospettiva tutto il libro della Sapienza è eminentemente messianico, eliminarlo dal canone significherebbe rinunciare ad un'autentica ispirazione profetica, colta dagli scrittori cristiani.

Il potere di Dio sulla vita e sulla morte, riportato in Sapienza, viene ripreso dall'Apocalisse in riferimento al Cristo:

Sap. 16,13 << Tu infatti (il Signore N.d.A) hai potere sulla vita e sulla morte, conduci alle porte del regno dei morti e fai risalire >>.
Ap. 1,18 << Fui morto, ma ora eccomi vivo per i secoli dei secoli; nelle mie mani le chiavi della Morte e dell'Ade.

Ecco un brano adempiuto alla lettera:

Sap. 2:18 << (dicono - gli empi - fra loro sragionando) Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari >>. Nel Vangelo infatti troviamo: 
Mt. 27,43<< Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”! >>.

Tutta la parte finale del secondo capitolo della Sapienza preannuncia il Cristo. Vale la pena riportare il brano.

Sap 2,12-20 << Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d'incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l'educazione ricevuta. Proclama di possedere la conoscenza di Dio e chiama sé stesso figlio del Signore.
E' diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita non è come quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade. Siamo stati considerati da lui moneta falsa, e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure. Proclama beata la sorte finale dei giusti e si vanta di avere Dio per padre. 
Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà >>.

E ancora, un passo in cui il legno figura la Croce di Cristo:

Sap 14,7 << Benedetto è il legno per mezzo del quale si compie la giustizia >>.  

Paolo utilizza il libro della Sapienza per fare il celebre discorso sui vasi di elezione, discorso caro ai protestanti che credono alla predestinazione.

Sap 15,7 << Un vasaio, impastando con fatica la terra molle, plasma per il nostro uso ogni vaso. Ma con il medesimo fango modella i vasi che servono per usi nobili e quelli per usi contrari, tutti allo stesso modo; quale debba essere l'uso di ognuno di essi lo giudica colui che lavora l'argilla >>
Rm 9,20-21 << Oserà forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasmò: “perché mi hai fatto così?”. Forse il vasaio non è padrone dell'argilla, per fare con la medesima pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? >>.