lunedì 25 dicembre 2017

L'origine liturgica del Trisagio

Il canto del Trisagio è diventato parte integrante della Divina Liturgia, viene cantato in tutte le chiese ortodosse prima del ciclo delle Letture. Tuttavia, la sua origine e la sua antica posizione all'interno del rito erano completamente diverse. 

Secondo la Tradizione, confermata da san Giovanni Damasceno [1], un grandioso terremoto scosse la città di Costantinopoli nel 447 d.C. al tempo del patriarca Proclo. La gente iniziò a piangere e a disperarsi. Un bambino fu rapito al Cielo, ove sentì il canto angelico: Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi. Così, tornato sulla Terra, lo avrebbe insegnato a tutti. Poiché la gente iniziò a cantarlo, il terremoto cessò. 

Il Trisagio fu subito adottato alla cattedrale della Divina Sapienza e fu inserito nel Rito Cattedrale. Occorre sapere che fino al XI-XII secolo circa, il Rito Bizantino era diviso in due tronconi: il rito "monastico" e il rito "cattedrale", il primo celebrato nei monasteri, il secondo nelle chiese e nelle cattedrali: erano abbastanza differenti l'uno dall'altro. La sintesi dei due riti ha prodotto il rito che conosciamo noi oggi. 

Nel rito cattedrale erano previste delle processioni, e così il Trisagio entrò a far parte del rituale processionale. Quando una processione usciva in strada e si dirigeva presso una chiesa per una celebrazione o una ricorrenza, durante il tragitto si cantava il Trisagio: una "ectenia insistente" concludeva la stazione, ovvero la visita processionale. Non vi ricorda forse le stationes del rito latino? certamente, perché hanno la stessa origine. 

Le grandi processioni pubbliche attraversavano costantemente la città di Costantinopoli, e il patriarca stesso ne guidava alcune, come ad esempio quella dell'Indizione (1 settembre), l'anniversario della fondazione dell'Urbe (11 maggio), quelle dell'Ascensione. 


Una processione ortodossa ai giorni nostri

Fin quando esistette il rito cattedrale, le processioni prevedevano il canto del Trisagio accompagnato da salmi, solitamente il salmo 79 (80). Dopo ogni verso del salmo, si ripeteva il Trisagio, fino alla conclusione del tragitto. La preghiera liturgica che attualmente si recita alla liturgia al momento del trisagio -"Benedici ora, Signore, il tempo del Trisagio" etc -  era recitata ogni volta che si iniziava una processione che prevedeva il canto dello stesso. Alla conclusione del Trisagio si cantava il Gloria al Padre, seguito ancora dal Trisagio per tre volte, ma più recitato e meno cantato. Questo spiega perché alla liturgia si canta Gloria al Padre dopo il trisagio. 

Dal VI secolo in poi, troviamo il Trisagio cantato anche in assenza di processioni esterne, alla divina liturgia. Quando? Al momento della processione d'ingresso del clero. Il Rito Cattedrale prevedeva, difatti, un ingresso al santuario prima della liturgia stessa, del tutto identico a quello dell'antica liturgia latina. Il trisagio prendeva così il posto di antifona d'ingresso. Presto, per ovviare alla monotonia, il canto antifonale d'ingresso fu arricchito di inni nuovi, il più famoso dei quali è "Unigenito", scritto dall'Imperatore Giustiniano, e che adesso noi cantiamo come seconda antifona, il quale prendeva il posto del trisagio per certe feste o commemorazioni.

Con l'avvento del sistema "delle tre antifone", fra i secoli VIII e IX, il Trisagio fu spostato ancora, prendendo il posto attuale, dopo il piccolo Ingresso. 

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FONTI

Giovanni XXIII Lectures. Vol. I.-  Fordham University, New York (Bronx), N. Y. 1966

1) San Giovanni di Damasco, La Fede Ortodossa, cap. X (qui in inglese). 

domenica 24 dicembre 2017

Il nostro Re (S.E. Avondios) - riflessioni sulla monarchia romena

S.E. + Avondios di Brescia ha pronunciato un discorso il giorno 16 dicembre, in occasione della morte del sovrano di Romania, Mihai. Ne proponiamo la traduzione in italiano.

In foto: monsignor Avondios al rito della Parastasi per il defunto Re Michele

"O Dio Santo,
padre Celeste,
Sostieni con la tua mano
la Corona romena"

(Dall'inno della Romania monarchica)

"La Romania ha perso gli ideali delle grandi figure della nostra storia. Erano tutti guidati dal senso del dovere, coraggio e altruismo. Perderemo il rispetto e la fiducia del mondo, in Romania, se continuiamo a deviare da questi ideali." ( Sua Maestà il Re Michele di Romania)

Oggi il popolo romeno dà uno schiaffo al triste e sanguinoso destino della nazione romena, schiaffeggia gli autori dei disgraziati avvenimenti del 1990, e, alla fine, al sistema "democratico" edificato sui cadaveri dei giovani morti nella rivoluzione del dicembre 1989. 

Oggi, il popolo romeno è unito, desideroso di portare rispetto ancora una volta a colui che fu costretto a vivere lontano dalla sua patria, la Romania. 

Sua Maestà il Re Michele di Romania, un nome che rimarrà scritto nei cuori di tutti coloro che non sono asserviti al pensiero retrogrado e all'incoscienza, Io, nato nel 1977, sono uno di quei giovani cresciuti con il ritratto di Re Michele nella soffitta di casa. Ricordo ancora oggi le "Storie Notturne" di Re e Regine che fecero grande la Romania, "Storie Notturne" che nonni e genitori ricordavano sotto il lume della lampada ad olio, ascoltando Radio Europa Libera, ovviamente di nascosto, per paura del regime comunista. Sono cresciuto con quella sensazione, come divina, di amare e rispettare la figura di un Re bambino, che ha contribuito alla continuazione della Storia, che amava il suo Paese, ma tuttavia esiliato e bandito dai traditori della Nazione. 

Quanta nobiltà, quanto carisma emanava dal silenzio di un Re in esilio! In questo giorno, da morto, riceve gli onori e i pianti dei discendenti di coloro che hanno servito il Paese e Sua Maestà,  con grande devozione. Quanta pace e quanto amore ci ha mandato dal Cielo la Sua Maestà, perché questo popolo si riunisca così in un momento simile. 

Scrivo queste righe, eccitato, pieno di amore nascosto per il Re del mio Paese. Anche se queste parole sono semplici e senza forza, a volte desidero inviare questo messaggio alla Famiglia Reale, e sono fiducioso che sua Maestà il Re Michele sia il modello sul quale il popolo romeno deve basarsi per riconquistare la sua identità. 

Mi ricordo di una discussione di alcuni anni fa, avuta con la sua eccellenza il Conte Pellegrini Cislaghi, al palazzo della sua Eccellenza. Questi mi diede occasione di riscoprire la nobiltà di Re Michele e della Regina Anna di Borbone-Parma. Giacché era un conoscente della Famiglia Reale di Romania, ha ricordato un evento che ha segnato tutti gli invitati al matrimonio di Vittorio Emanuele di Savoia, al quale parteciparono. La Regina Anna, non avendo i mezzi finanziari per acquistare un decoroso abito da cerimonia, decise di vestirsi con l'abito del suo matrimonio, riadattandolo in modo da poterlo vestire per quell'occasione. Viene naturale porsi delle domande... dove sono le tonnellate d'oro e tutte le risorse della Romania che la Famiglia Reale avrebbe rubato e condotto con sé, secondo ciò che hanno insegnato, intossicandoci per 45 anni di Comunismo? L'oro e tutta la Romania sono stati rubati dall'esercito sovietico, o forse furono donati da Petru Groza e Ana Pauker ai "liberatori" russi?  Quante menzogne! Quante menzogne e falsità sono state servite al popolo romeno?

La Famiglia Reale di Romania visse nella semplicità e nella modestia, animata da quei valori dei quali il mondo ha tanto bisogno. Nonostante la Storia del popolo romeno trabocchi di menzogne, nulla ha impedito alla gente di piangere il suo Re. Oggi, il Re di Romania lascia una Terra ai suoi discendenti, al cui destino siamo tutti partecipi. 

Svegliati, popolo romeno, dall'ubriachezza della tua incoscienza! Svegliati, popolo romeno, dalla disattenzione e dall'intorpidimento nei quali pensi di trovare pace! Alzati, o romeno, schiaccia sotto il tuo piede il serpente dell'illusione, leggi nel destino della tua Storia, la Corona di Romania! Quanta umiltà hai dovuto tenere in questi anni! E' il tuo momento, nazione romena, è il momento della tua liberazione,  cambia il destino dei tuoi figli. Ricorda i momenti della tua unità, anche in quest'ora di dolore, e non lasciare che i ladri, i grezzi e gli scarti della società calpestino la storia del tuo popolo! Grida la Transilvania, piangono Cernovtzi, la Bessarabia e la Bucovina, con tutta la terra romena, irrorata del sangue di migliaia di soldati morti uniti sotto la corona della monarchia. Carlo I, Ferdinando I, Michele I, sono nomi che devono scuotere il nostro cuore, sono i Padri della terra che oggi, caro romeno, vendi senza scrupolo agli stranieri senza giudizio e senza amore. Piangono le foreste e i confini del Paese, razziati dagli empi e dai ladri di questo sistema impietoso. Svegliati ora, popolo romeno, almeno ora nell'undicesima ora, e chiedi la tua dignità come di diritto. 

Non vi dimenticheremo mai, Maestà, e sarete sempre nei nostri cuori.

+ Avondios, arcivescovo vicario di Milano ed Eparca di Brescia. 

venerdì 22 dicembre 2017

Commissione Bulgaro-Macedone per la canonicità della Chiesa di Macedonia (news)

Da Pravoslavie.ru veniamo a conoscenza del fatto che il giorno 21 dicembre 2017, la Chiesa di Bulgaria e la Chiesa di Macedonia - non riconosciuta - si sono riunite in una sinassi. 

L'incontro è l'inizio de facto del processo di assimilazione della Chiesa Macedone all'interno della Chiesa Ortodossa Bulgara. La Commissione vede coinvolti numerosi presuli bulgari nonché lo stesso primate dei macedoni, il metropolita Stefan. 


I vescovi delle due Chiese riuniti per una foto: fonte Pravoslavie.ru

Ricordiamo che il vescovo Jovan, in Macedonia, rappresenta la Chiesa Ortodossa Serba, la quale, secondo l'ecclesiologia contemporanea, riserva i diritti di Chiesa Madre sul territorio macedone. Sia la Chiesa Serba che la Chiesa di Grecia hanno manifestato pesanti disapprovazioni circa l'operato della Chiesa Bulgara e della decisione di prendere i macedoni sotto la loro mantia. 

Dio, la povertà e il capitalismo (padre Steven Freeman)

Un articolo di Pravoslavie.ru, in lingua inglese, intitolato "God's un-American view of the poor and why it matters" mette in luce una caratteristica della società occidentale moderna, fortemente americanizzata, che è il capitalismo, e lo confronta con l'attitudine biblica verso l'economia e la società. Riflettiamo sulle parole del padre Steven Freeman in questo digiuno di Avvento. Nota. L'articolo è stato parzialmente tagliato e riadattato

L'America ha una strana visione dei poveri. E' una visione che rivela molto dei presupposti teologici sottostanti che creano e vitalizzano la nostra cultura. Controbatterò rapidamente ogni protesta sul mescolare teologia e politica, ben sapendo che la politica è ben radicata nella teologia... ulteriori informazioni verranno date più avanti. 

In termini generali, quando gli americani incontrano i poveri, il primo pensiero che si forma è sulla sua storia come individuo. Che decisioni ha preso? Cosa gli è successo? perché è bloccato in questa situazione? E lo stesso avviene con le storie dei vincenti. Vediamo i ricchi e ci concentriamo sui loro racconti circa la loro brillantezza, il loro senso imprenditoriale, sui racconti individuali di fortuna personale. E' senza dubbio un riflesso culturale che ha molto preso da Adam Smith e dalle sue riflessioni sul commercio e sull'economia. Notoriamente, si chiama Capitalismo.


"San Lorenzo distribuisce le elemosine ai poveri", affresco del Beato Angelico (+1455)

Abbiamo difficoltà nella cultura americana a gestire una critica al capitalismo. Questa parola acquisì un significato preciso durante la Guerra Fredda, fu quasi deificata. Nella mentalità americana, il comunismo è cattivo e il capitalismo è buono, e c'è una sfumatura di sentimento. Adam Smith non ha scritto a vuoto. Egli fu una figura importante dell'Illuminismo scozzese (1700), forse l'applicazione più rigorosa e completa della razionalità e dell'individualismo che il mondo abbia mai conosciuto. Un autore l'ha descritto come il movimento che diede origine alla Modernità [1].

La ragione e l'individualismo, benché raramente così identificati nel linguaggio moderno, sono i cardini del pensiero americano. E quando vediamo i poveri, ci concentriamo su ogni loro istanza, perché siamo individualisti. La nostra razionalità ci impone di chiederci del perché le sue scelte, le sue virtù, le sue carenze personali. Occasionalmente questa razionalità e questo individualismo si rivolgono a Dio chiedendoGli del perché esistono questi problemi.

Il contributo di Adam Smith alla teoria economica era radicato in un "interesse personale razionale". Fu affermato che, se i mercati sono liberi, l'interesse razionale sarà il motore della prosperità e del successo. E' una idea ancora attuale nei corridoi dei palazzi governativi. Funziona come presupposto generale: qualcosa che non deve essere nemmeno difeso perché pare una realtà evidente.

Non è la verità di Dio.

La cosa più vicina ad una teoria economica, nelle Sacre Scritture, è incorporata nelle leggi circa gli anni del Sabbath. Ogni sette anni, in Israele veniva richiesto di mettere il terreno a maggese - ossia a riposo. Vi era poi un ciclo di sette anni di Sabbath (49 anni) alla fine dei quali  - al cinquantesimo anno - tutti i debiti venivano cancellati, gli schiavi liberati e la terra data ai suoi proprietari originali. In ebraico, la parola cinquanta è Giubileo.

Questa revisione totale dell'economia è una visione particolare di un popolo. Le leggi del Giubileo, come ad esempio il permesso di "spigolare" i campi, non tengono conto delle circostanze della povertà: non importa come sei diventato povero, c'è una struttura stabilita per la tua protezione. Il Giubileo è una sorta di protezione del singolo contro gli interessi personali razionali. Non v'è dubbio che difatti le persone agiscano per il proprio interesse: è parte del peccato. Lasciato senza controllo, l'interesse personale crea sempre la stessa situazione: una minoranza detiene maggiore ricchezza, altri ne sono così privati. L'interesse personale raramente produce giustizia.

No, Dio non è comunista. Tuttavia, ci rivela il ruolo delle strutture sociali di questo mondo. Non c'è parità di condizioni. Esiste il privilegio, ed è parte di ogni società umana.  Se non interveniamo, queste strutture sociali diventano motori di una diseguaglianza che schiaccia i deboli, i meno dotati, gli sfortunati e gli spericolati. Come si vede, Dio è intervenuto [2].

Le idee economiche della nostra cultura sono profondamente teologiche. Nel cristianesimo popolare  americano, la salvezza è vista come una questione di interesse razionale privato. E' più corretto affermare che "l'interesse razionale" era un concetto teologico, prima che venisse adottato da Adam Smith. Il ruolo del processo decisionale e della volontà, nella loro concezione quasi illimitata, sono parte endemica della religiosità americana. Nell'ora della decisione, Dio è una scelta. Questa eccessiva enfasi sul concetto razionalizzato della volontà distorce l'intero vangelo americano. Credo che sia questo il motivo per cui siamo così affascinati dall'Inferno.

Ad esempio, gli argomenti circa l'Inferno e la sua necessità eterna sono profondamente radicati nei tempi moderni, come bisogno per salvaguardare l'interesse razionale personale a tutti i costi. Senza una conseguenza così incombente, chi davvero sceglierebbe il Bene piuttosto che il Male? Questa è una terribile distorsione della realtà, ma questo tutti pensiamo.

Il racconto ortodosso del peccato non è basato sulla volontà, ma sulla mortalità. I peccati che commettiamo sono alla fine l'inclinazione nel vivere in un mondo dove regna la morte (cfr. Romani 5:17). Ciò che noi ortodossi proclamiamo è la Resurrezione di Cristo-Dio che sconfigge la morte: i piani sono inclinati in tutt'altro verso.  La discesa agli inferi di Cristo e la sua Resurrezione sono il Giubileo Cosmico di Dio, nel quale si rinnova tutto l'universo.

Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista; 
per rimettere in libertà gli oppressi, 
e predicare un anno di grazia del Signore.
 Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». [Luca 4:17-21]

Scandalosamente, nella sua discesa nell'Ade, Cristo agisce contro l'interesse individuale: non chiede a nessuno se vuole o meno essere tirato fuori da lì! Questa generosità indiscriminata è preoccupante per molti, perché oggi impera l'idea della propria volontà.

Scrivo non per dare nuove idee economiche: perderei tempo. Piuttosto, cerco di dire che la nostra teologia è stata cooptata da una falsa narrazione che distorce il senso di tutto della nostra Fede. Il pensiero razionale personale - anche se legato all'Inferno e al Paradiso - non è sufficientemente adeguato a far da base al pensiero cristiano. La nostra eredità è la Pasqua di Cristo.

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1) Arthur Herman, Come gli Scozzesi inventarono il mondo moderno.

2) L'autore dell'articolo intende in questo punto che, attraverso la Bibbia, Dio ha dato disposizioni per una certa cura sociale e perché l'Uomo guardi con una certa compassione le situazioni dei meno abbienti. E' la famosa "virtù dell'elemosina". 

lunedì 18 dicembre 2017

Digiunare (San Paisio Velicikovskij)

San Paisio Velicikovskij (+1794) è stato un asceta e un monaco del XVIII secolo, chiamato anche il "rifondatore dell'esicasmo" nelle regioni della Moldavia: con decine di discepoli riformò la spiritualità monastica a Dragomirna, e influenzò notevolmente anche Optina. Da questi passi della Filocalia slava riceviamo un grande insegnamento sul digiuno

 Per quanto riguarda la quantità di cibo da mangiare nei periodi di digiuno, ognuno deve prendere su di sé una regola non troppo pesante, in accordo con la propria capacità: alcuni difatti sono forti, altri deboli. Difatti, accade che alcuni si privano molto nei primi tempi, per poi cadere e mangiare cibi deliziosi: questo significa costruire e poi distruggere: il corpo troppo provato cerca consolazione. Prendi come regola quella di mangiare ogni giorno, e mano a mano togli qualcosa: sarà impossibile cadere. Del resto, un inizio smodato è sintomo di vanagloria e di mancanza di discernimento; al contrario, la continenza è una virtù che piega la carne. Il Signore ha sopportato un lungo digiuno ( i quaranta giorni nel deserto), così come Mosè ed Elia, ma solo una volta nella vita. Altri si sono imposti un lungo digiuno per domandare qualcosa al Creatore, e si sono limitati ad un certo tempo, in conformità con la Sacra Scrittura e la legge naturale. Dalle vite dei Santi Padri e dalla vita del nostro Salvatore è evidente che dobbiamo trovarci un lavoro, spirituale o materiale, da accompagnare al digiuno: non indeboliamoci troppo col digiuno smodato e non pecchiamo di ozio nell'inattività. C'è una misura e l'insegnante di questa è la tua coscienza. Non tutti possono avere la stessa regola: alcuni sono fatti di ferro, altri di rame, altri ancora di cera. E così, magari, secondo la tua possibilità, mangia solo una volta al giorno, ma non digiunare nei sabati, nelle domeniche e per le feste. 

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TRATTO DA

La Piccola Filocalia russa, vol. IV, "San Paisio Velicikovskij", st. Hermann Press 1994. Pag. 74-75

domenica 17 dicembre 2017

Inviati da Costantinopoli si incontrano con una delegazione di Filarete (news)

Dal sito ufficiale del Patriarcato di Kiev veniamo a conoscenza che il giorno 15 dicembre 2017 l'arcivescovo Daniel Zelinski (UOK-America) e il vescovo Ilarione Rudyk della Chiesa Ortodossa del Canada (dipendente dal Patriarcato Ecumenico) si sono incontrati col beneplacito dei rispettivi patriarchi, per discutere "cose di comune interesse" come riporta il sito della Chiesa di Kiev.

Purtroppo, il sito ufficiale non fornisce alcuna prova fotografica né ulteriori commenti all'evento.

In foto, la cattedrale di san Vladimiro, sede del patriarcato di Kiev

sabato 16 dicembre 2017

Al Re Michele: un saluto dall'Italia

Si sono conclusi oggi i riti funebri per sua Maestà il Re Michele di Romania, morto pochi giorni fa. Il monarca, assai amato dal suo popolo, ha ricevuto ogni onore possibile per la circostanza, circondato dall'affetto della nazione romena e delle autorità civili e militari, nonché da un grande tributo della Chiesa. Il presidente Klaus Iohannis, benché non ortodosso, ha diramato un lutto nazionale di tre giorni che si è concluso oggi (sabato) per la memoria del Re. 


Iliu Maniu, primo ministro nel 1928, baciò la mano dell'allora principe Mihai come previsto per la figura del re. 

Oltre al legittimo amore genuino che il popolo romeno ha per il suo ultimo sovrano, una domanda nasce spontanea: perché la Chiesa ha voluto investire così tanto nell'ultimo saluto al Re? Per un fatto semplice, che quasi tutti si sono dimenticati. Il Re Michele fu l'ultimo sovrano ortodosso ad essere unto e incoronato con una solenne investitura religiosa nel 1940. E' un dovere della Chiesa prendersi cura del sovrano da lei scelto e unto col sacro Crisma. 


Il diciottenne re Michele bacia il vangelo al suo ingresso in chiesa

Questo fa di lui, di fatto, l'ultimo sovrano ortodosso incoronato con rito religioso. Il suo breve regno di appena 7 anni (fu incoronato a diciotto anni), dal 1940 al 1947, fu denso di avvenimenti storici e il Re Michele ha sempre sopportato l'esilio con umiltà, ma tentando di tornare ben due volte senza riuscirci. Fu solamente col crollo del regime comunista che poté rientrare in patria e fu accolto da un milione di persone. Per tutta la vita lontano dalla sua terra, mai negò a sé stesso e al mondo di considerarsi Re del suo paese.

Il Patriarcato di Bucarest e di tutta la Romania ha richiesto ai suoi sacerdoti di commemorare il Re Michele in tutti i riti liturgici per i defunti.  

Anche noi lo commemoriamo, ad ogni modo, come si confà alla memoria di un monarca cristiano. Che la terra ti sia lieve, re Michele, e sia eterna la tua memoria. 

Veşnică pomenire!

La Chiesa Greca non appoggia la Bulgaria sulla questione macedone (news)

Secondo Romfea, il santo sinodo della Chiesa Ortodossa Greca non ha appoggiato la decisione della Chiesa Bulgara di diventare la Chiesa Madre della Chiesa Macedone indipendente. 

La decisione del sinodo bulgaro, secondo i greci, è quindi "contraria al diritto canonico", poiché la Chiesa di Bulgaria si sarebbe intromessa nel territorio canonico della Chiesa Serba. Secondo la Chiesa Greca, la questione deve essere portata dinnanzi al giudizio del Patriarcato Ecumenico: questo comporterebbe una vera e propria seduta conciliare che provocherebbe dibattiti e, probabilmente, un inasprimento delle relazioni fra la Chiesa serba e quella bulgara. 


La nuova cattedrale macedone di Strumica, costruita nel 2012, per la chiesa autocefala

Inoltre, la Chiesa di Grecia ha invocato "prudenza" sulla questione macedone, e invita le parti a incontrarsi. 

Non rimane che aspettare i pronunciamenti delle altre Chiese, per conoscere l'esito della questione macedone. 

giovedì 14 dicembre 2017

Tradizione e Consuetudine nella Chiesa Ortodossa

Mi è stata fatta la seguente domanda: "Come mai ogni chiesa ortodossa  ha i suoi usi diversi? Sono andato dai russi e celebravano in un modo, poi mia moglie - romena - mi ha portato alla sua chiesa, dove celebrano in modo un po' diverso, e presumo che i greci faranno in un altro modo ancora. La Chiesa Ortodossa è dunque una, o sono tante?"  Provo a rispondere qui, nel blog, a beneficio di molti, nonché come nota personale

La Chiesa Ortodossa ha preservato la Santa Tradizione, ovvero liturgie, sacramenti, dottrine, dogmi e teologia, nonché ecclesiologia e morale, immutata in ogni sua parte. In altre parole, la Chiesa Ortodossa, in ogni sua ramificazione terrena (le Chiese Locali) mantiene la stessa teologia. Altra cosa sono le "tradizioni" con la t minuscola, che preferirei chiamare consuetudini, o "usi". Un certo modo di celebrare, uno stile di canto, un paramento... non sono certo un problema se cambiano. Sono usanze sociali e religiose che fanno parte dell'esperienza collettiva, del bagaglio spirituale di un dato popolo di un dato posto. In alcuni luoghi, ad esempio, le Porte Regali sono aperte per quasi tutta la liturgia: in altre Chiese avviene esattamente il contrario. Ad esempio, in alcuni luoghi gli offici per i morti si fanno presso dei tavoli col cibo, nei paesi slavi (specie in Russia) vi sono invece altari appositi per i morti, e il cibo è portato solo di rado. Nessuno di questi usi è migliore di un altro. In alcune Chiese è consuetudine avere i sacerdoti mitrati, in altre Chiese questi non esistono: è forse peccato indossare - o non indossare - una mitria? Di esempi potremmo farne a decine. 

Il problema è scambiare la Consuetudine per Tradizione, e pretendere che tutti si adattino ad una consuetudine così come dovrebbero adattarsi al dogma. Non possiamo e non dobbiamo pretendere che popoli estranei ad una data usanza la assumano, perché le usanze nascono in modo naturale secondo le contingenze storiche e sociali di un popolo. Piuttosto, possiamo pensare che le consuetudini arricchiscono un grande mosaico ma non sono che piccoli tasselli di una grande immagine: se li facciamo diventare la parte centrale, il resto dell'immagine risulta invisibile. 

La Chiesa Serba "disorientata" sulla questione Macedone (news)

Come abbiamo avuto modo di sapere circa la nuova situazione della Chiesa Macedone con l'impegno verso la canonicità da parte della Chiesa Bulgara, così il giornale serbo Politika lascia intendere che la Chiesa Serba, cui spetterebbe la giurisdizione sulla Macedonia, è "disorientata" sulla questione ecclesiastica dello Scisma Macedone. Dalla fine degli anni '60 del secolo scorso, come abbiamo visto, la Chiesa Macedone di Ohrid si pose in scisma da Belgrado proclamandosi autocefala. 

Nelle ultime settimane, il patriarca Neofito ha deciso di perorare la causa dei macedoni e ha svolto il ruolo di intercessore presso le Chiese Autocefale del mondo, con l'intento di far riconoscere i Macedoni come Chiesa canonica a tutti gli effetti. In questi giorni, numerose ambascerie macedoni e bulgare si incontrano per discutere i termini del reintegro dei Macedoni nella ortosfera

I Serbi, al contrario, non sono felici di quanto sta accadendo. Nel 2002 i macedoni parve volessero tornare sotto la Chiesa serba, ma alla fine si decisero per rimanere saldi nell'idea dell'autocefalia. Da allora, la Chiesa Serba incessantemente ha proclamato che la Macedonia è suo territorio canonico. La decisione della Chiesa Bulgara è quindi uno smacco pericoloso per le relazioni intra-ortodosse. 


Il sinodo della Chiesa di Serbia (fonte: Pravoslavie.ru)

Secondo Alexander Racovic, storico serbo, si è venuto a creare un connubio fra il nuovo governo macedone e la Chiesa Autocefala di Macedonia. Zoran Zaev, nuovo presidente della Macedonia, è infatti filo-bulgaro e quindi il prof. Racovic lascia intendere che la Bulgaria, tentata da una egemonia financo politica sulla Macedonia, si è ritrovata a collaborare anche religiosamente coi vicini macedoni. Quale che sia la realtà dei fatti, non dovrebbe turbare la formazione di una Chiesa Autocefala in un luogo dove, tra l'altro, esisteva già un'antico Arcivescovato Autocefalo fin dal medioevo. 

mercoledì 13 dicembre 2017

Chiesa Bulgara invia un rappresentante in Macedonia (news)

Ormai, la "questione macedone" interessa tutti. Ebbene sì, i primi timidi passi della Chiesa Macedone,  scismatica dalla Chiesa Serba, verso una risoluzione canonica, si sono concretizzati in una visita di un emissario della Chiesa Bulgara durante una celebrazione della Chiesa Macedone, come riporta il sito ufficiale della Chiesa Bulgara

Il vescovo Sioni di Velichka per la Chiesa Bulgara ha infatti reso visita ai macedoni a Strumica, dove non ha concelebrato, ma ha parlato dal pulpito dopo la funzione dedicata ai Martiri della città. Il vescovo Sioni è stato ricevuto con ogni onore ed egli ha ricambiato con affetto la generosità dei macedoni. Sua eminenza Sioni è stato ricevuto in chiesa dal metropolita Naum e dal primo ministro della Macedonia, Zoran Zaev.


Il vescovo di Velichka presso la chiesa macedone

La divina liturgia in onore dei Quindici Martiri di Strumica ha visto la partecipazione di numerosi vescovi e sacerdoti della Chiesa di Macedonia, i quali hanno ringraziato il patriarca Neofit "per il suo amore e impegno verso la situazione della Chiesa Macedone di Ohrid". 

lunedì 4 dicembre 2017

Natale il 25 dicembre: testimonianza di sant'Ippolito di Roma

Inizia l'Avvento, il periodo di riflessione e di preparazione alla gloriosa festa del Natale di Cristo: insieme con regali, stelline, abeti rivestiti per la festa e un tripudio di pubblicità e di colore, la civiltà moderna ci bombarda con una bugia, propinata dai Mass Media di ogni nazione e tipo, ogni anno. Quale? Che i cristiani abbiano "rubato la festa ai pagani". Invece, fu proprio l'imperatore Aurelio a ufficializzare il culto del Sol Invictus importando i sacerdoti pagani del Sole da Palmira al colle Quirinale, nel 274 d.C. I Cristiani, già da prima, festeggiavano nel giorno 25 dicembre la nascita di Cristo. Uno dei testimoni più autorevoli e antichi di questa pratica è anteriore all'imperatore Aurelio, ed è Ippolito vescovo di Roma. 

Sant'Ippolito di Roma (+235), autore del III secolo, nel suo Commentario a Daniele, testimonia la datazione diffusa fra i cristiani della nascita del Salvatore, commemorata già dai primi cristiani il 25 dicembre. Ecco il testo del santo apologeta romano:

Riguardo alla prima Venuta del Salvatore nella carne, quando nacque in Betlemme, [occorre sapere che avvenne] otto giorni prima delle calende di Gennaio (25 dicembre), il quarto giorno della settimana (Giovedì), quando Augusto regnava già da quarantadue anni (2 o 3 a.C.). Dal tempo di Adamo erano passati cinquemilacinquecento anni. Egli (il Cristo) soffrì a trentatré anni, otto giorni prima delle calende di Aprile (25 Marzo), nel giorno della Preparazione, durante il quindicesimo anno di Tiberio Cesare (29 o 30 d.C.), insieme con Rufo, Rubellio e quando Gaio Cesare e Gaio Celestio Saturnino erano consoli per la quarta volta. [1]

Ippolito scrive in greco: proponiamo anche il testo originale.

Ἡ γὰρ πρώτη παρουσία τοῦ κυρίου ἡμῶν ἡ ἔνσαρκος, ἐν ᾗ γεγέννηται ἐν Βηθλεέμ, ἐγένετο πρὸ ὀκτὼ καλανδῶν ἰανουαρίων, ἡμέρᾳ τετράδι, βασιλεύοντος Αὐγούστου τεσσαρακοστὸν καὶ δεύτερον ἔτος, ἀπὸ δὲ Ἀδὰμ πεντακισχιλιοστῷ καὶ πεντακοσιοστῷ ἔτει ἔπαθεν δὲ τριακοστῷ τρίτῳ ἔτει πρὸ ὀκτὼ καλανδῶν ἀπριλίων, ἡμέρᾳ παρασκευῇ, ὀκτωκαιδεκάτῳ ἔτει Τιβερίου Καίσαρος, ὑπατεύοντος  ούφου καὶ Ῥουβελλίωνος. 

Non lasciamoci distrarre dalla mediocrità, e continuiamo felici il cammino verso il Natale, consci che il Cristo si è incarnato per la salvezza dell'universo.

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1) Ippolito di Roma, Commentario a Daniele, 4.23.3. Il lavoro di studio su questo frammento con metodo accademico è datato all'inizio del XVII secolo da un certo B. Corderius, che traspose i suoi studi in un volume monumentale intitolato Expositio patrum graecorum in psalmos, vol. 3, Anversa, anno 1646, p. 951.

sabato 2 dicembre 2017

Perché recitiamo le Ore?

Le Ore Canoniche sono uno degli uffici liturgici minori, ma recitato con una certa frequenza specialmente nelle parrocchie, e prende posto come prece introduttiva alla divina liturgia, in ispecie nella tradizione russa. Le Ore Canoniche, di Terza, di Sesta, di Nona e di Prima, sono sempre accorpate agli uffici maggiori: la divina liurgia (Terza e Sesta), ai Vespri (ora Nona) e al Mattutino (ora Prima). Ma perché recitiamo le Ore? risponde san Giovanni Cassiano direttamente dal V secolo.


Uno schimamonaco legge in chiesa l'Ora Prima dopo il Mattutino

Non è senza motivo che queste Ore, di Terza, di Sesta e di Nona, sono consacrate in modo più particolare ai doveri religiosi, perché proprio in quelle ore è avvenuto il coronamento delle promesse e il supremo compimento della nostra salvezza. All'Ora Terza infatti sappiamo che lo Spirito Santo, promesso un tempo per mezzo dei profeti, discese per la prima volta sugli Apostoli riuniti in preghiera (cfr. Atti 2, 1-4.15). Infatti, poiché il popolo dei giudei, incredulo, si stupiva del dono delle lingue ricevuto per infusione dello Spirito Santo e li derideva dicendo che erano ubriachi, Pietro, alzandosi in piedi fra loro, disse: «Uomini di Giudea, e voi tutti che vi trovate a Gerusalemme, vi sia ben noto questo e fate attenzione alle mie parole: Questi uomini non sono ubriachi come voi sospettate, essendo appena le nove del mattino. Accade invece quello che predisse il profeta Gioele: Negli ultimi giorni, dice il Signore, Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno. (At 2:14-18 ; cfr. Gioele 3:1-2). E vediamo come tutte queste cose si siano adempiute all'Ora Terza e come lo Spirito Santo preannunciato per mezzo dei profeti sia disceso sopra gli Apostoli in quell'ora.

All'Ora Sesta, invece, il nostro Signore e Salvatore si offrì al Padre come vittima senza macchia (cfr. Luca 23:44-46 ed Ebrei 9:14) e salendo sulla Croce per la salvezza del Mondo intero cancellò i peccati del genere umano: dopo aver spogliato della loro forza i principati e le potestà, ne fece pubblico spettacolo (Col 2:15) e liberò tutti noi che eravamo colpevoli e schiacciati da un debito impossibile da soddisfare, togliendolo di mezzo e inchiodandolo al trofeo della croce (cfr. Col 2:14). A questa stessa ora, a Pietro rapito in estasi fu rivelata la chiamata delle genti alla fede attraverso l'apparizione di quel recipiente evangelico calato dal cielo (cfr. Atti, 10:11), come la purificazione degli animali in esso contenuti, mentre una voce celeste gli gridava: mangia! ed è evidente che quel recipiente calato dal cielo per quattro capi (Atti 10:11) sta a significare nient'altro che l'Evangelo: infatti, pur avendo quattro inizi diversi, a causa della narrazione quadriforme degli evangelisti, tuttavia il corpo del Vangelo è unico e contiene in sé sia la natività di Cristo che la sua divinità, i suoi miracoli e la sua passione... 

All'Ora Nona, penetrando negli inferi (cfr. Matteo 27:46) il Signore dissipò le tremende tenebre del Tartaro con lo splendore della sua luce e, spezzando le porte di bronzo e infrangendo le serrature di ferro, (cfr. Isaia 45:2) prese con sé i santi che erano tenuti prigionieri in questo inferno crudele e li trasportò in Cielo (cfr. Ef 4,8). Così, dopo aver rimosso la spada di fuoco (cfr. Genesi 3,24) restituì al Paradiso il suo antico abitante, ovvero il genere umano, dando testimonianza della Sua misericordia. Alla stessa ora il centurione Cornelio, mentre era in preghiera in accordo alla sua devozione, venne a sapere dalla voce angelica che il Signore si era ricordato delle sue orazioni e delle sue elemosine (cfr. Atti 10, 2-4) e ancora all'Ora Nona gli fu manifestato il Mistero della chiamata alla fede dei popoli, riferito già a Pietro all'Ora Sesta. In un altro passo si dice sempre che Pietro e Giovanni salivano al tempio all'Ora Nona, per pregare (Atti 3:1). 

Tutto ciò dimostra chiaramente che queste ore, che non senza ragione furono consacrate ai doveri religiosi, anche noi siamo stati chiamati ad osservarle così come le osservarono gli uomini santi e gli apostoli. 

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TRATTO DA:

San Giovanni Cassiano (+435), Istituzioni, libro III, 3,1-4.6

La conferenza di Filarete: niente di nuovo sotto il sole

In questi giorni il mondo ortodosso, specialmente slavo, ha guardato all'Ucraina. Sembrava che il patriarca Filarete di Kiev volesse fare marcia indietro, o forse alcuni ci hanno sperato. Le parole, inizialmente fumose, sembravano voler chiamare l'attenzione pubblica su una possibile morte dello scisma del 1995. 

La conferenza che si è tenuta ieri, il giorno 1 dicembre 2017, prometteva bene. Il tema era la "autocefalia della Chiesa Ucraina" e "come risolvere la questione". Erano invitati i rappresentanti della Chiesa Russa. E invece, niente. Filarete si è arroccato sulle sue posizioni, in modo meno violento del solito, ma con ferrea immobilità: la Chiesa Ucraina deve essere indipendente e "non si farà marcia indietro". Ha chiesto velatamente alla Chiesa Russa di riconoscerlo, e di concludere così ogni diatriba, ma sapeva già che Mosca non avrebbe accondisceso a tale richiesta. 

Sostanzialmente, la conferenza di ieri è un flop mediatico: non è cambiato nulla. Le relazioni fra Chiesa Russa e Chiesa Ucraina di Kiev sono quindi ad un nuovo punto morto. Filarete ha solennemente dichiarato che "rimarrà in cattedra fino alla morte" e che auspica solamente il ripristino della intercomunione con Mosca, ovviamente legata ad una autocefalia realizzata nella comunione col resto del mondo ortodosso. 

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Per saperne di più, vedi anche: 

La conferenza di Filarete, in lingua ucraina, sulla sua pagina ufficiale Facebook, in un video

L'articolo dedicato alla questione su Pravoslavie.ru. (in inglese)

venerdì 1 dicembre 2017

Il testo della Lettera di Filarete a Kirill

In queste ore vi è stata molta confusione mediatica nel mondo ortodosso, generata dalla presunta lettera inviata a Kirill da Filaret di Mosca, come ad esempio segnalato da Pravoslavie.ru. Sebbene abbia ricevuto la lettera del patriarca Filaret in modo ufficioso, questa anche è stata resa nota più tardi sul sito ufficiale del patriarcato di Kiev, e, vista la portata dell'evento mediatico, presumo di doverla riportare in italiano [1]. La traduzione non sarà perfetta, ma spero sia accettabile:

LETTERA DI SUA EMINENZA FILARETE - AUTOPROCLAMATO PATRIARCA DI UCRAINA
ALLA SUA SANTITA' KIRILL DI MOSCA, PATRIARCA DI TUTTE LE RUSSIE 



Al primate della Chiesa Ortodossa Russa, 
Il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill
E all'Episcopato della Chiesa Ortodossa Russa

Vostra santità!
Fratelli in Cristo!

Insegna la Divina Scrittura: Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini[Romani 12:17-18] E il nostro Salvatore insegna:  Dall'amore che vi sarà fra di voi vi riconosceranno come miei discepoli [Giovanni 13:35]. Cercando di porre fine ai conflitti e alle divisioni fra cristiani ortodossi, affinché sia ripristinata la comunione eucaristica e orante - come si addice alla Una Santa Universale e Apostolica Chiesa, al fine di raggiungere la pace fra cristiani di vera fede, e la riconciliazione dei popoli, mi rivolgo a Voi chiedendo una risoluzione definitiva con la quale potremmo mettere fine alla rivalità attuale. In particolare, vi chiedo di annullare la pena della scomunica, che sono contrarie a quanto enunciato finora [ovvero alla concordia, ndt]. Esprimiamo inoltre la speranza che, con l'aiuto di Dio, verranno prese tutte le decisioni più consone per il bene dell'Ortodossia. Negli ultimi anni, molti errori e conflitti hanno oscurato le relazioni fra ortodossi dei nostri Paesi. Possa venire presto il giorno nel quale diremo come diciamo al glorioso rito di Pasqua: << abbracciamoci e chiamiamo fratelli coloro che ci odiano, e a coloro che ci odiano tutto perdoniamo a causa della Resurrezione >>. Io, come fratello e concelebrante, domando perdono a tutti, se in qualcosa vi ho offesi con le parole, con le opere, e con tutti i miei sensi, e così a voi perdono tutto di buon cuore. 

Con amore in Cristo, 
Vostro fratello + Filarete
16 Novembre 2017

 Notiamo infine la data della lettera: 16 novembre

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1) La lettera in lingua originale