martedì 24 dicembre 2013

Tipico per NATALE 25 dicembre / 7 gennaio - Divina Liturgia di S. Giovanni Crisostomo

Tipico per NATALE 25 dicembre / 7 gennaio 
Liturgia di San Giovanni Crisostomo:

(+) La Natività secondo la carne del nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo
L’ufficiatura è tutta della festa.
            Alle ore: 
 “Gloria” – tropario della festa, tono 4° (Ant I p. 1160). 
Il condacio: della festa, tono 3° (Ant I p. 1167).
          antifona 1, salmo 110, tono 2
        Versetto 1: Ti loderò, Signore, con tutto il mio cuore, annuncerò tutte le tue meraviglie.
        Per le preghiere della Madre di Dio, Salvatore, salvaci.
        Versetto 2:  Nel consiglio dei retti e nell’assemblea, grandi sono le opere del Signore.
        Per le preghiere della Madre di Dio, Salvatore, salvaci.
Versetto 3:  Ricercate in tutte le sue volontà.
        Per le preghiere della Madre di Dio, Salvatore, salvaci.
        Versetto 4:  Gloria e magnificenza l’opera sua e la sua giustizia rimane nei secoli dei secoli.
        Per le preghiere della Madre di Dio, Salvatore, salvaci.
        Poi, ambedue i cori:  Gloria, e ora:
        Per le preghiere della Madre di Dio, Salvatore, salvaci.
Antifona 2, salmo 111, tono 2:
       Versetto 1:  Beato l’uomo che teme il Signore, nei suoi comandamenti porrà tutta la sua volontà.
Salva, o Figlio di Dio, nato dalla vergine, noi che ti cantiamo:  alleluia.
Versetto 2:  Potente sulla terra sarà la sua discendenza, la generazione dei retti sarà benedetta.
Salva, o Figlio di Dio, nato dalla vergine, noi che ti cantiamo:  alleluia.
Versetto 3:  Gloria e ricchezza nella sua casa e la sua giustizia rimane nei secoli dei secoli.
Salva, o Figlio di Dio, nato dalla vergine, noi che ti cantiamo:  alleluia.
Versetto 4:  E’ sorto nelle tenebre, luce per i retti: misericordioso, pietoso e giusto.
 Salva, o Figlio di Dio, nato dalla vergine, noi che ti cantiamo:  alleluia.
Poi, ambedue i cori insieme:  Gloria, e ora.  Figlio unigenito e Verbo di Dio….
Antifona 3, salmo 109, tono 4:

     Versetto 1:  Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra.
      Tropario, tono 4:  La tua nascita, o Cristo nostro Dio,* ha fatto sorgere per il mondo* la luce della conoscenza:*  con essa, gli adoratori degli astri* sono stati ammaestrati da una stella* ad adorare te, sole di giustizia,* e a conoscere te,* Oriente dall’alto,** Signore, gloria a te.
      Versetto 2:  Finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.
      Tropario:  La tua nascita, o Cristo nostro Dio,* ….
Versetto 3:  Lo scettro della potenza ti manderà il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici.
Tropario:  La tua nascita, o Cristo nostro Dio,* ….
Versetto 4:  Con te il principato nel giorno della tua potenza tra gli splendori dei tuoi santi.
Tropario:  La tua nascita, o Cristo nostro Dio,* ….
Introito:  Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato.  Il Signore ha giurato e non si pentirà: Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek.
Nota:  Prima di esclamare il versetto dell’introito, conviene dire:  “Sapienza, in piedi”.
       E subito il coro:  La tua nascita, o Cristo nostro Dio,* ….
“Gloria – e ora” – condacio, tono 3° (Ant I p. 1167). 

            Invece del Trisagio – “Voi tutti che siete stati battezzati in Cristo,* avete rivestito Cristo, alleluia.”

Prochimeno, apostolo, alleluia, vangelo e versetto della comunione – della festa

Prochimeno tono 8°:  Tutta la terra si prosterni a te e ti canti,* e canti al tuo nome, Eccelso.  
Versetto:  Acclamate al Signore, tutta la terra, e cantate al suo nome, rendete gloria alla sua lode. 

Apostolo:  Gal § 209 (4:4-7).

Alleluia, tono 1°:  I cieli annunciano la gloria di Dio, e l’opera delle sue mani lo proclama il firmamento. 
Versetto:  Giorno a giorno esprime la parola, e notte a notte proclama l’intelligenza.

Vangelo:  Mt 2:1-12

Invece di: “È veramente giusto…”, cantiamo, e così fino alla chiusura della festa:  Magnifica, anima mia,* colei che è più venerabile e gloriosa delle superne schiere,* la purissima vergine, Madre di Dio.
E l’irmo (tono 1°):  Vedo un mistero strano e portentoso:* cielo, la grotta,* trono di cherubini, la Vergine,* e la greppia, spazio* in cui è stato posto a giacere* colui che nulla può contenere,* il Cristo Dio,** che noi celebriamo e magnifichiamo.

Comunione – della festa.
Il Signore ha mandato la liberazione alla sua gente. Alleluia (tre volte).

            Congedo alla fine della Liturgia – come al mattutino:  Colui che è nato nella grotta e fu deposto nella mangiatoia per la nostra salvezza, Cristo nostro vero Dio, per le preghiere della purissima sua Madre: (alla Liturgia anche:  del nostro padre fra i santi Giovanni, arcivescovo di Costantinopoli, il Crisostomo, oppure Basilio Magno, arcivescovo di Cesarea di Cappadocia), e di tutti i santi, abbia pietà di noi e ci salvi, poiché è buono e amico degli uomini.

            Secondo la tradizione, dopo il congedo della Liturgia i celebranti escono dal santuario e, stando in mezzo alla chiesa davanti all’icona della festa, cantano il tropario della festa, “Gloria, e ora” – il condacio della festa e, secondo l’uso, il megalinario:


            Magnifichiamo te,* Cristo datore di vita,* nato ora per noi nella carne* da Maria,** la purissima Vergine senza nozze.

venerdì 13 dicembre 2013

Inno Akafist a San Nicola di Mira, Vescovo e Taumaturgo

Inno Akafist a San Nicola, Vescovo di Mira e Taumaturgo


Kontakion 1
O invitto Taumaturgo e buon servo di Cristo, in tutto il mondo diffondi la preziosa mirra della misericordia e l’infinito oceano dei miracoli, ti lodiamo con amore, o santo vescovo Nicola. Tu che hai coraggio di fronte a Dio, libera da tutti i mali noi che ti gridiamo:
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

IKOS 1
Come un angelo, essendo di natura terrena, a te si mostrò l’Autore di tutta la creazione, annunziando i fertili frutti della tua anima buona, o benedetto Nicola, insegnando a tutti noi a cantarti:
Rallegrati, purificato dal grembo materno.
Rallegrati, santificato fin nelle viscere.
Rallegrati, tu che sorprendesti i genitori con la tua nascita.
Rallegrati, che già alla nascita manifestasti la forza della tua anima.
Rallegrati, giardino della terra promessa.
Rallegrati, fiore del germoglio divino.
Rallegrati, benedetto grappolo della vite di Cristo.
Rallegrati, fiorito albero dei miracoli nel paradiso di Gesù.
Rallegrati, fiorito giglio dell’Eden.
Rallegrati, profumata mirra di Cristo.
Rallegrati, per te son bandite le lacrime.
Rallegrati, per te si giunge alla gioia.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 2
Vedendo l’effusione della tua mirra, o divinamente sapiente, siamo illuminati nelle nostre anime e nei corpi, conoscendoti, Nicola, come meraviglioso mirovlita fonte di vita: perché i tuoi miracoli come acqua, irrigati dalla grazia divina, dissetano coloro che con fede gridano a Dio:
Alliluia.

IKOS 2
Rendendo intellegibile l’incomprensibile conoscenza della Santa Trinità, sei stato nella città di Nicea insieme con i santi Padri un campione della confessione della Fede ortodossa: poiché confessasti il Figlio consustanziale al Padre, coeterno e coregnante, mentre confondesti l’insensato Ario. Per questo, i fedeli, abbiamo imparato a cantarti:
Rallegrati, alto pilastro di devozione.
Rallegrati, città di rifugio per i fedeli.
Rallegrati, roccaforte dell’Ortodossia.
Rallegrati, venerabile ricettacolo e lode della Triade.
Rallegrati, tu che hai predicato il Figlio consustanziale ad onore del Padre.
Rallegrati, tu che cacciasti il demoniaco Ario dal Concilio dei Santi.
Rallegrati, Padre, gloriosa bellezza tra i Padri.
Rallegrati, sapiente bontà della Divina Sapienza.
Rallegrati, tu che pronunciasti ardenti parole.
Rallegrati, tu che conducesti bene il tuo gregge.
Rallegrati, per te è rafforzata la fede.
Rallegrati, per te l’eresia è stata abbattuta.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 3
Per la forza che ti è stata data dall’alto, hai asciugato le lacrime da ogni volto di coloro che han sofferto terribilmente, o padre teoforo Nicola. Ti sei rivelato nutritore degli affamati, sei il condottiero eccezionale di coloro che vagano in alto mare, il guaritore dei malati, ti sei mostrato come il sollievo di tutti coloro che gridano a Dio:
Alliluia.

IKOS 3
In verità, o padre Nicola, è un canto del cielo, e non della terra, che dovrebbe essere a te cantato. Poiché chi tra gli uomini potrebbe proclamare la grandezza della tua santità? Ma, conquistati dal tuo amore, ti gridiamo:
Rallegrati, modello degli agnelli e dei pastori.
Rallegrati, santa purificazione dei costumi.
Rallegrati, ricettacolo di ogni virtù.
Rallegrati, pura e onesta dimora di santità.
Rallegrati, lampada tutta splendente dell’Amato.
Rallegrati, immacolato raggio di luce dorata.
Rallegrati, degno interlocutore degli Angeli.
Rallegrati, buon precettore degli uomini.
Rallegrati, regola della Fede pia.
Rallegrati, esempio di umiltà spirituale.
Rallegrati, per te siamo liberati dalle passioni carnali.
Rallegrati, per te siam colmati di dolcezza spirituale.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 4
La tempesta del dubbio disturba il mio spirito: come degnamente cantare i tuoi miracoli, benedetto Nicola? Poiché nessuno può contarli, anche se avesse l’intenzione di enumerarli con molte lingue. Ma abbiamo il coraggio di cantare a Dio, meravigliosamente glorificato in te:
Alliluia.

IKOS 4
Da lontano come anche da vicino, la gente ha sentito, o sapiente di Dio Nicola, della grandezza dei tuoi miracoli, come, in aria, sulle ali leggere della grazia hai per consuetudine di aiutare coloro che sono immersi nella miseria e di liberare prontamente tutti coloro che a te gridano:
Rallegrati, liberatore dal dolore.
Rallegrati, dispensatore di grazia.
Rallegrati, dispersore dei mali improvvisi.
Rallegrati, seminatore dei beni desiderati.
Rallegrati, consolazione rapida di coloro che sono nella sventura.
Rallegrati, terribile correzione dei malfattori.
Rallegrati, abisso di miracoli riversati da Dio.
Rallegrati, tavola della legge di Cristo, scolpita da Dio.
Rallegrati, stabile rialzo di coloro che sono caduti.
Rallegrati, sostegno di coloro che si mantengono retti.
Rallegrati, perché attraverso di te ogni inganno è smascherato.
Rallegrati, perché in te ogni verità si è realizzata.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 5
Sei apparso come una stella sulla traiettoria divina, che ha guidato coloro che navigavano per mare in grande pericolo, e che una morte imminente minacciava se non li avessi assistiti, loro ti chiamavano in aiuto, santo Taumaturgo, Nicola; poiché ti sei opposto ai demoni sfacciati che volteggiavano su sé stessi e cercavano di affondare la nave, tu li cacciasti e insegnasti ai fedeli ad invocare Dio che, per il tuo intervento, li salvò:
Alliluia.

IKOS 5
Le giovani ragazze costrette ad un’unione infame a causa della loro miseria videro la tua grande misericordia verso i poveri, molto benedetto Nicola, quando desti di nascosto di notte ai loro vecchi genitori tre borse d’oro, salvandoli così con le loro figlie dalla caduta nel peccato. È per ciò che questo da tutti senti:
Rallegrati, tesoro di grandiosa misericordia.
Rallegrati, amicizia previdente per il popolo.
Rallegrati, nutrimento e bevanda di coloro che ricorrono a te.
Rallegrati, pane inesauribile degli affamati.
Rallegrati, ricchezza data da Dio a coloro che vivono in povertà sulla terra.
Rallegrati, rapida guarigione degli infermi.
Rallegrati, rapido ascolto dei poveri.
Rallegrati, piacente conforto degli afflitti.
Rallegrati, maestro immacolato di nozze per le tre vergini.
Rallegrati, zelante custode della purezza.
Rallegrati, speranza dei disperati.
Rallegrati, delizia del mondo intero.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 6
Il mondo intero ti proclama, o beatissimo Nicola, pronto intercessore nelle sventure. Perché spesso, andando innanzi, sei venuto nello stesso momento, a fornire assistenza a coloro che viaggiavano per terra e a quelli che navigavano per mare, e tutti insieme li hai conservati da tutti i mali, loro che invocavano a Dio:
Alliluia.

IKOS 6
Hai rifulso come una luce vivente, portando la liberazione ai generali che sarebbero stati giustiziati ingiustamente e che ti invocavano, o buon pastore Nicola, mentre tu apparisti già in sogno all’Imperatore, lo terrorizzasti e gli ordinasti di rilasciarli liberi. È per questo che con loro anche noi ti invochiamo in segno di gratitudine:
Rallegrati, tu che aiuti coloro che ti invocano con fervore.
Rallegrati, tu che liberi dalle ingiuste condanne.
Rallegrati, tu che proteggi dall’ipocrita calunnia.
Rallegrati, tu che svii i disegni ingiusti.
Rallegrati, tu che strappi le menzogne come una ragnatela.
Rallegrati, tu che esalti gloriosamente la verità.
Rallegrati, tu che sciogli le catene degli innocenti.
Rallegrati, ritorno alla vita dei morti.
Rallegrati, rivelatore della giustizia.
Rallegrati, denunciatore dell’ingiustizia.
Rallegrati, perché per te gli innocenti sono liberati dalla spada.
Rallegrati, perché per te si rallegrano nella luce.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 7
Volendo dissipare la puzza blasfema dell’eresia, sei veramente apparso come la mirra mistica e fragrante, o Nicola. Avendo sotto la tua guida il popolo di Mira, hai riempito il mondo intero con la mirra piena di grazia. Così, liberaci dal fetore del peccato odiato da Dio in modo che possiamo decentemente invocare Dio:
Alliluia.

IKOS 7
Ci rendiamo conto che sei un nuovo Noè, guida dell’arca salvatrice, santo padre Nicola, disperdendo la tempesta delle calamità con la tua guida e portando la tranquillità divina a coloro che gridano:
Rallegrati, rifugio tranquillo di coloro che sono travolti dalla tempesta.
Rallegrati, protezione sicura per coloro che affondano.
Rallegrati, buon condottiero per coloro che navigano tra i baratri.
Rallegrati, tu che domi la furia delle onde.
Rallegrati, guida di quelli che sono catturati nei vortici.
Rallegrati, calore di coloro che sono nel gelo.
Rallegrati, fulmine che disperde le tenebre delle afflizioni.
Rallegrati, lampada illuminante agli estremi confini della terra.
Rallegrati, tu che liberi gli uomini dall’abisso dei peccati.
Rallegrati, tu che getti Satana nell’abisso dell’inferno.
Rallegrati, perché da te invochiamo audacemente l’abisso della misericordia divina.
Rallegrati, perché per te, liberati dal diluvio della rabbia, ritroviamo la pace con Dio.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 8
La tua santa Chiesa si rivela un miracolo insolito per coloro che affluiscono verso di te, beatissimo Nicola, perché offrendo anche una piccola preghiera riceviamo la guarigione da gravi infermità, poiché dopo Dio, noi riponiamo la nostra speranza in te, gridando con fervore:
Alliluia.

IKOS 8
Sei veramente l’aiuto totale di tutti, o teoforo Nicola, e hai riunito tutti coloro che sono ricorsi a te, come un liberatore, nutritore, pronto medico per tutti gli abitanti della terra, incoraggiando tutti a cantarti questa lode:
Rallegrati, fonte di tutti i tipi di guarigione.
Rallegrati, sollievo per coloro che soffrono terribilmente.
Rallegrati, alba luminosa per coloro che vagano nella notte del peccato.
Rallegrati, tu che dai la prosperità a chi la chiede.
Rallegrati, tu che molte volte anticipi le suppliche.
Rallegrati, tu che ripristini la forza dei vecchi dai capelli grigi.
Rallegrati, denunciatore di molti di coloro che fuggono dalla retta via.
Rallegrati, fedele celebrante dei divini misteri.
Rallegrati, perché tramite te abbiamo distrutto l’invidia.
Rallegrati, perché attraverso te riusciamo a correggere la nostra vita.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 9
Allevia tutte le malattie, o nostro grande intercessore Nicola, fornendo la tua guarigione piena di grazia, deliziando le anime, rallegrando i cuori di tutti coloro che ricorrono con fervore al tuo aiuto e gridano a Dio:
Alliluia.

IKOS 9
I pedanti portavoce degli empi, li vediamo confusi da te, o divinamente saggio, padre Nicola, perché hai respinto Ario il bestemmiatore che divideva la Divinità, e Sabellio che offuscava la Santissima Trinità, ma noi ci hai confermati nell’Ortodossia. È per questo che ti gridiamo:
Rallegrati, scudo che difende la pietà.
Rallegrati, spada che distrugge l’empietà.
Rallegrati, maestro dei comandamenti divini.
Rallegrati, distruttore delle atee dottrine.
Rallegrati, scala eretta da Dio mediante la quale si sale ai cieli.
Rallegrati, protezione offerta da Dio, dalla quale molti sono protetti.
Rallegrati, tu che con le tue parole rendi saggi gli insensati.
Rallegrati, tu che con i tuoi modi fai rivivere quanti sono pigri.
Rallegrati, luce inestinguibile dei comandamenti divini.
Rallegrati, raggio molto luminoso dei precetti del Signore.
Rallegrati, perché con il tuo insegnamento i capi dell’eresia sono stati schiacciati.
Rallegrati, perché da te i fedeli ricevono la gloria.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 10
Volendo salvare la tua anima, hai sottomesso la carne al tuo spirito, in verità, o nostro padre Nicola: con il silenzio, principalmente, e la lotta contro i pensieri, hai aggiunto all’azione la meditazione divina, e con la meditazione divina hai acquisito l’intelligenza perfetta con cui conversi audacemente con Dio e gli angeli, sempre gridando:
Alliluia.

IKOS 10
Sei un bastione per quelli che lodano, o benedetto, i tuoi miracoli e tutti coloro che fanno ricorso alla tua protezione. Così, noi che siamo poveri di virtù, salvaci dalla miseria, le avversità, le infermità e le diverse esigenze, noi che ti gridiamo con amore:
Rallegrati, tu che soccorri dalla miseria eterna.
Rallegrati, tu che dai la ricchezza imperitura.
Rallegrati, incorruttibile cibo per gli affamati di giustizia.
Rallegrati, inesauribile bevanda per gli assettati di vita.
Rallegrati, tu che proteggi dalla ribellione e dalla guerra.
Rallegrati, tu che liberi dalle catene e dalla prigionia.
Rallegrati, molto glorioso intercessore nelle sventure.
Rallegrati, molto grande difensore nelle tentazioni.
Rallegrati, tu che molti hai tirato fuori dalla perdizione.
Rallegrati, tu che preservi innumerevoli persone.
Rallegrati, perché per te i peccatori sfuggono da una morte terribile.
Rallegrati, perché per te i penitenti ottengono la vita eterna.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 11
Più di ogni altro hai offerto un canto alla Santissima Trinità, beatissimo, con il pensiero, la parola e l’azione, poiché con molta esperienza hai enunciato i principi della vera fede, istruendoci con fede, speranza e amore a cantare un solo Dio nella Trinità:
Alliluia.

IKOS 11
Ti vediamo come un raggio di luce inestinguibile che splende nelle tenebre dell’esistenza, padre Nicola, scelto da Dio. Perché conversasti con le luci angeliche immateriali, concernendo la luce increata della Trinità, ed illuminasti le anime dei fedeli che ti gridano:
Rallegrati, irraggiamento della trisolare luce.
Rallegrati, astro che sorge dal Sole senza tramonto.
Rallegrati, lampada accesa dalla fiamma divina.
Rallegrati, perché dell’empietà la fiamma demoniaca hai spento.
Rallegrati, luminosa predicazione della vera fede.
Rallegrati, piacevole splendore della luce evangelica.
Rallegrati, fulmine che consuma le eresie.
Rallegrati, tuono che terrorizza i tentatori.
Rallegrati, insegnamento della vera conoscenza.
Rallegrati, rugiada versata dal cielo su coloro che si trovano nella febbre della fatica.
Rallegrati, rivelatore dei segreti della mente.
Rallegrati, perché per te il culto della creazione è stato stroncato.
Rallegrati, perché da te abbiamo imparato ad adorare il Creatore nella Triade.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 12
Conoscendo la grazia che ti è stata data da Dio e rallegrandoci, siamo in obbligo a celebrare la tua memoria, molto glorioso padre Nicola, e noi affluiamo con tutta la nostra anima alla tua intercessione meravigliosa. Incapaci di contare le tue azioni molto gloriose che sono come la sabbia del mare e la profusione delle stelle, e presi dallo stupore, gridiamo a Dio:
Alliluia.
IKOS 12
Cantando i tuoi miracoli, ti inneggiamo, o molto lodevole Nicola; perché in te Dio è stato meravigliosamente glorificato nella Trinità, ma anche se ti offrissimo una moltitudine di salmi e di inni composti con tutta la nostra anima, o santo Taumaturgo, non avremmo fatto nulla di equivalente al dono dei tuoi miracoli, e meravigliati da essi, ti gridiamo:
Rallegrati, servo del Re dei re e del Signore dei signori.
Rallegrati, compagno dei Suoi celesti servi.
Rallegrati, soccorso dei re fedeli.
Rallegrati, esaltazione della generazione cristiana.
Rallegrati, omonimo della vittoria.
Rallegrati, detentore della corona di giustizia.
Rallegrati, specchio di ogni virtù.
Rallegrati, fermo contrafforte per tutti coloro che a te ricorrono.
Rallegrati, dopo Dio e la Deipara, tutta la nostra speranza.
Rallegrati, salute dei nostri corpi e salvezza delle nostre anime.
Rallegrati, perché per te, siamo liberati dalla morte eterna.
Rallegrati, perché per te riceviamo la vita senza fine.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 13 (3 volte)
O santissimo e meraviglioso padre Nicola, consolazione di tutti gli afflitti, ricevi questa nostra supplica e liberaci dalla Geenna, prega il Signore con la tua intercessione gradita a Dio affinché con te cantiamo:
Alliluia.

Si ripetono l’IKOS 1 e poi il Kontakion 1.

IKOS 1
Come un angelo, essendo di natura terrena, a te si mostrò l’Autore di tutta la creazione, annunziando i fertili frutti della tua anima buona, o benedetto Nicola, insegnando a tutti noi a cantarti:

Rallegrati, purificato dal grembo materno.
Rallegrati, santificato fin nelle viscere.
Rallegrati, tu che sorprendesti i genitori con la tua nascita.
Rallegrati, che già alla nascita manifestasti la forza della tua anima.
Rallegrati, giardino della terra promessa.
Rallegrati, fiore del germoglio divino.
Rallegrati, benedetto grappolo della vite di Cristo.
Rallegrati, fiorito albero dei miracoli nel paradiso di Gesù.
Rallegrati, fiorito giglio dell’Eden.
Rallegrati, profumata mirra di Cristo.
Rallegrati, per te son bandite le lacrime.
Rallegrati, per te si giunge alla gioia.
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

Kontakion 1
O invitto Taumaturgo e buon servo di Cristo, in tutto il mondo diffondi la preziosa mirra della misericordia e l’infinito oceano dei miracoli, ti lodiamo con amore, o santo vescovo Nicola. Tu che hai coraggio di fronte a Dio, libera da tutti i mali noi che ti gridiamo:
Rallegrati, Nicola, grande Taumaturgo.

PREGHIERA A SAN NICOLA
O gerarca degno di ogni lode e onore, grande Taumaturgo e Santo di Cristo, padre Nicola, uomo di Dio e servo fedele, uomo di desiderio, vaso scelto, solido pilastro della Chiesa, fiaccola molto splendente, stella che illumina e fa luce all’intero universo. Sei un giusto che fiorisce come la palma piantata negli atri del Signore. Vivendo a Mira, hai diffuso il profumo di mirra e hai riversato la zampillante mirra della Grazia Divina. Con la tua presenza, santissimo Padre, il mare è stato benedetto quando le tue reliquie miracolose sono state trasferite alla città di Bari, dall’oriente all’occidente, per lodare il nome del Signore. O ripieno di grazia e miracoloso taumaturgo, rapido sollievo, fervente intercessore, buon pastore, che salvi il tuo gregge spirituale da ogni sorta di mali, ti glorifichiamo e ti magnifichiamo come speranza di tutti i cristiani, la fonte dei miracoli, il protettore dei fedeli, il medico sapientissimo, il nutritore degli affamati, la gioia degli afflitti, la veste dei nudi, il medico dei malati, il condottiero di coloro che navigano per mare, il liberatore dei prigionieri, il nutritore e difensore delle vedove e degli orfani, il custode della castità, il dolce custode dei bambini, il sostegno degli anziani, la guida dei digiunatori, il riposo di coloro che sono in pena, la ricchezza abbondante dei poveri e dei bisognosi. Ascolta noi che ti preghiamo e ricorriamo alla tua protezione, intercedi per noi presso l’Altissimo e ottieni con le tue potenti preghiere tutto ciò che è utile per la salvezza delle nostre anime e dei nostri corpi. Proteggi questa santa comunità (o chiesa, oparrocchia), ogni città, ogni villaggio e ogni paese cristiano e il popolo qui presente da ogni male con il tuo aiuto. Perché sappiamo, sì sappiamo che la preghiera di un giusto è grande e potente per il bene. E dopo la tutta beata Vergine Maria, abbiamo te come intercessore presso Dio misericordiosissimo, e noi umilmente ricorriamo alla tua fervida intercessione e protezione, padre ricolmo di grazia. Sotto la tua guida, come un pastore attento e buono, proteggici da tutti i nemici, le pestilenze, i terremoti, la grandine, le carestie, le inondazioni, la spada, l’invasione dagli stranieri, la guerra civile e da tutte le nostre avversità e sventure. Stendi una mano pronta ad aiutarci e aprici le porte della misericordia divina; perché siamo indegni di contemplare le altezze celesti a causa della moltitudine delle nostre iniquità; siamo imbavagliati dai vincoli del peccato e non abbiamo compiuto la volontà del nostro Creatore, né conservato i Suoi comandamenti. È per questo che nella penitenza e nell’umiltà pieghiamo le ginocchia davanti al nostro Autore e sollecitiamo la tua intercessione paterna presso di Lui. Aiutaci, Santo di Dio, affinché non periamo nei nostri peccati; liberaci da ogni male e da ogni potenza ostile, dirigi il nostro spirito e rafforza il nostro cuore nella vera fede che con la tua mediazione e la tua intercessione né ferite, né minacce, né flagelli, né l’ira del nostro Creatore giungeranno; ma accordaci di vivere una vita tranquilla qui, sulla terra, e di contemplare i beni nella terra dei viventi, glorificando il Padre, il Figlio e il Santo Spirito, un solo Dio glorificato nella Trinità, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amìn.

Inno Akafist al santo ieromartire Cipriano, esorcista

Inno Akafist a San Cipriano

Kondakion 1
O sacerdote e martire Cipriano, tu che sei stato liberato dal servizio del demonio per servire il Dio vero, tu che sei stato aggiunto all’esercito dei santi, prega Cristo Dio di salvarci dalle reti del maligno, per fuggire il mondo, la carne e il diavolo, affinché possiamo gridarti: Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore e intercessore per le anime nostre.
Ikos 1
Le angeliche potenze si meravigliarono di come ti allontanasti dalle arti magiche per riconoscere la divinità, di come col pentimento raggiungesti la vita angelica. E noi attoniti per la tua conversione, a te gridiamo così:
Rallegrati, tu che hai meravigliato gli angeli con la tua conversione
Rallegrati, tu che hai fatto rallegrare la schiera dei santi
Rallegrati, tu che hai mostrato la tua saggezza
Rallegrati, tu che hai ricevuto da Cristo la corona
Rallegrati, perché da te i diavoli si sono allontanati
Rallegrati, perché per te le malattie sono guarite
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore e intercessore per le anime nostre
Kondakion 2
Ti sei allontanato dai malefici di mago o sapiente in Dio, e nel riconoscere la divinità, ti sei mostrato al mondo sapiente medico dando la guarigione a quelli che ti onorano, o Cipriano; e insieme a Giustina prega il Signore amico dell’uomo di salvare le anime nostre, noi che a te cantiamo: Alliluja!
Ikos 2
Passando da un’imperfetta scienza alla vera conoscenza, tu fosti sconvolto nell’apprendere la perfidia del demonio e riconoscendo la sua debolezza da come temeva la Croce, ti sei rivolto verso il tempio del Signore ed hai riconosciuto la vera divinità, per questo ti esclamiamo così:
Rallegrati, tu che hai appreso la perfidia dei demoni
Rallegrati, tu che ti sei accorto dell’inganno del suo servizio
Rallegrati, tu che hai debellato il maligno serpente
Rallegrati, tu che hai scacciato l’iniquo malfattore
Rallegrati, o saggio, più sapiente di questo mondo
Rallegrati, più sapiente tra i più sacri
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore ed intercessore per le anime nostre.
Kondakion 3
La forza dell’Altissimo illuminò la tua mente, o Cipriano, quando non ha avuto successo l’incantesimo di Aglaide su Giustina, e i demoni ti dissero: «Noi temiamo la Croce e perdiamo la nostra potenza, quando Giustina si mette a pregare». E tu allora dicesti a loro: «Se temete la Croce, il Crocifisso su di essa, sarà allora più potente della stessa croce», e riconosciuta la debolezza dei demoni sei andato nel tempio del Signore per cantare insieme ai credenti: Alliluja!
Ikos 3
Con la mente illuminata dalla potenza dall’alto, Cipriano andò dal presbitero, per chiedere il battesimo, ma lui timoroso lo respinse, ma il Santo andò allora nel tempio del Signore e rimase in piedi durante la divina Liturgia, rifiutandosi di uscire quando il diacono esclamò: «Catecumeni uscite!» – «Non uscirò dal tempio – disse Cipriano al presbitero – finché non mi avrai battezzato». Così rallegrandoci per la tua illuminazione ti cantiamo così:
Rallegrati, tu che sei stato illuminato dalla potenza dall’alto.
Rallegrati, tu che il Signore ha reso sapiente
Rallegrati, tu che hai riconosciuto la potenza della croce
Rallegrati, tu che hai cacciato lontano da te i demoni
Rallegrati, tu che hai corretto la tua vita
Rallegrati, tu che hai rivolto i tuoi passi verso la Chiesa del Signore
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore ed intercessore per le anime nostre.
Kondakion 4
Una tempesta intellettuale ti assalì quando tu dovevi sottoporti al battesimo; o Santo, allora tu afferrasti i libri della stregoneria, li bruciasti in mezzo alla città, cantando a Dio: Alliluja!
Ikos 4
Il presbitero, udita la tua buona dedizione a Cristo si addolcì, e donatoti il battesimo ti ordinò lettore nel tempio del Signore. Per questo noi ti gridiamo:
Rallegrati, tu che hai vinto lo spirito di cattiveria
Rallegrati, tu che hai bruciato i libri della magia
Rallegrati, tu che hai desiderato di farti cristiano
Rallegrati, tu che hai preso il santo battesimo
Rallegrati, tu che sei stato dal devoto presbitero istruito
Rallegrati, tu che sei stato ordinato lettore nel tempio
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore ed intercessore per le anime nostre.
Kondakion 5
Ricevendo il santo abito battesimale da Dio tessuto, o Cipriano, tu hai pregato con slancio il Signore, perché perdonasse i peccati da te prima commessi, e quelli fatti da tutti i cristiani, cantando a Dio: Alliluja!
Ikos 5
Il presbitero vedendo la tua ascesi e le tue fatiche, o sacerdote e martire Cipriano, conoscendo i tuoi digiuni, le preghiere per tutta la notte, le tue prostrazioni e le invocazioni col pianto di pentimento nei mesi seguenti, ti ordinò diacono. Noi così ringraziando Dio, ti gridiamo:
Rallegrati, tu che hai invocato notte e giorno il Signore
Rallegrati, tu che hai innalzato le tue mani a Lui
Rallegrati, tu che hai domandato a Lui il perdono
Rallegrati, tu che hai purificato il corpo col digiuno
Rallegrati, tu che hai a Lui presentato la preghiera delle lacrime
Rallegrati, tu che hai mostrato a Dio un amore infiammato
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore ed intercessore per le anime nostre.
Kondakion 6
Sei apparso predicatore di verità, o glorioso sacerdote e martire Cipriano, sei diventato nello spirito simile agli Apostoli, hai illuminato gli uomini con l’insegnamento di Cristo, e loro riconoscendo Cristo come loro Signore, cantano a Dio: Alliluja!
Ikos 6
Portando nel tuo cuore la luce della grazia divina, o Cipriano, ti sei innalzato fino all’altezza della perfezione spirituale, hai raggiunto lo stato sacerdotale, per poi essere consacrato Vescovo. Per questo con le tue preghiere al Signore, illumina anche i nostri cuori, noi che con fervore ti preghiamo così:
Rallegrati, tu che sei stato santificato nello stato episcopale
Rallegrati, sei stato come un’aquila in alto sollevato,
Rallegrati, tu che come città sorgi su una vetta fondata
Rallegrati, o come lampada davanti a Dio illuminata
Rallegrati, o tu che preghi senza cessare il Signore
Rallegrati, o maestro, a noi donato dal Salvatore
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore ed intercessore per le anime nostre.
Kondakion 7
Volendo portare tutti alla salvezza, ci hai dato un meraviglioso intercessore, che ci protegge e ci libera dagli spiriti maligni delle profondità, perché tu con le tue parole e con le tue opere hai condotto molti al pentimento e alla correzione di una vita peccaminosa, ed hai insegnato a tutti a cantare a Dio: Alliuja!
Ikos 7
Sei per il mondo un nuovo medico sapiente, o Sacerdote martire Cipriano, perché alla tua preghiera non può opporsi nessuna azione di magia, ed ora sono sconfitti e dispersi anche i malvagi demoni, che ricevono il sostegno degli uomini perversi. Noi invece, vedendo la tua potenza donata a te da Dio, ti lodiamo così:
Rallegrati, distruttore delle fatture dei maghi
Rallegrati, vincitore dei terribili demoni
Rallegrati, tu per cui i cattivi spiriti si disperdono come fumo
Rallegrati, tu per cui essi lasciano subito quelli che severamente opprimono
Rallegrati, tu che presto salvi dal male e dalle sofferenze
Rallegrati, tu che cambi il patimento in gioia
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore ed intercessore per le anime nostre.
Kondakion 8
Un miracolo portentoso tu appari, o ieromartire Cipriano, a coloro che con fede ricorrono a te, poiché la grazia concessati da Dio scaccia gli spiriti impuri che opprimono gli uomini, si disperdono i demoni e guariscono i malati, che cantano a Dio: Alliluja!
Ikos 8
Con tutto il cuore ti sei dato a Dio e con tutta l’anima lo hai amato e con tutta la tua forza e con tutta la tua passione hai cercato di compiere la sua volontà, tu che come buon pastore non hai trascurato gli oppressi da molte miserie, ma intercedendo con le tue preghiere presso Dio ci hai dato guarigione e consolazione. E noi lodando la tua carità presso Dio, ti esclamiamo così:
Rallegrati, tu che hai amato Cristo con tutto il tuo cuore
Rallegrati, tu che hai reso perfetto chi opera il bene
Rallegrati, aiuto per gli infermi e i privi di forza
Rallegrati, consolazione nei dolori e afflizioni
Rallegrati, tu che soccorri chi è caduto e tentato dal mondo, dalla carne e dal diavolo
Rallegrati, guaritore di ogni malattia spirituale e corporale
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore ed intercessore per le anime nostre.
Kondakion 9
Tutte le potenze angeliche si rallegrarono vedendo te come guerriero invincibile del Re celeste e predicatore infaticabile di Cristo, quando fosti condotto alla decapitazione insieme a Giustina. Tu soffrendo per lei, affinché non rinnegasse Cristo vedendoti decapitato, chiedesti ai carnefici che decapitassero prima lei e poi te, e inchinando la testa alla spada, ambedue avete cantato a Dio: Alliluja!
Ikos 9
I cantori multieloquenti non possono degnamente lodare le vostre sofferenze per Cristo, di voi che non avete temuto le accuse tenebrose, ma con volti luminosi vi siete presentati al giudice regnante, spingendo tutti i credenti a cantare così:
Rallegratevi, confessori incrollabili della fede in Cristo
Rallegratevi, predicatori infaticabili della purissima Triade
Rallegratevi, ché le sofferenze cattive non vi hanno affatto cambiato
Rallegratevi, voi le cui sofferenze nella Chiesa vengono esaltate
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore ed intercessore per le anime nostre.
Kondakion 10
Volendo salvare l’anima di tutti quelli che patiscono per gli spiriti impuri, non hai cessato di invocare il Signore, o sacerdote e martire Cipriano, a te infatti è stata concessa la grazia di pregare per noi, affinché perdonati e purificati esclamiamo al Signore: Alliluja!
Ikos 10
Un muro possente e forte ieromartire sii per noi, o Cipriano, che ci protegga dai nemici visibili e invisibili, noi che ricorriamo a te con fede e amore ardente, così che protetti e salvati da te, possiamo cantarti così:
Rallegrati, tu che con l’umiltà hai vinto gli spiriti del male
Rallegrati, tu che con il fuoco della preghiera hai bruciato i dardi del nemico,
Rallegrati, muro e protezione dai nemici visibili e invisibili
Rallegrati, meraviglioso aiuto per quelli abbandonati dai medici
Rallegrati, ristoro e rallegramento amoroso per i sofferenti
Rallegrati, forza di quanti a te con amore ricorrono
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore ed intercessore per le anime nostre.
Kondakion 11
Un canto incessante alla Santissima Triade, più di ogni altro hai presentato, o ieromartire Cipriano, ora per misericordia divina anche a coloro che, caduti in peccato, tu hai concesso a loro indegni di divenire degni ed essere aggiunti al suo Gregge. Per questo, ringraziando Dio per tale misericordia anche per noi, gli gridiamo: Alliluja!
Ikos 11
Sei stato una lampada luminosa, o sapiente nella Chiesa di Cristo, che ha illuminato con luce ineffabile le anime dei fedeli. Ti preghiamo, illumina anche i cuori ottenebrati dal peccato di noi che ti cantiamo così:
Rallegrati, perché il Signore ha mostrato in te la sua misericordia verso quelli caduti in peccato
Rallegrati, perché dall’orlo dell’abisso come pecora smarrita, Egli ti ha tolto
Rallegrati, tu che da indegno sei stato reso giusto
Rallegrati, tu che sei stato aggiunto al santo gregge di Cristo
Rallegrati, tu che illumini le anime con luce inenarrabile,
Rallegrati, tu che hai rimesso sulla retta via quelli che si erano smarriti
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore ed intercessore per le anime nostre.
Kondakion 12
Per la grazia concessati dal Signore Dio di respingere la forza del maligno e ogni attacco di Satana, tu hai vinto i tuoi nemici e con la sopportazione del martirio hai ricevuto il sigillo, ora stando innanzi al trono del Re della gloria prega per noi, affinché siamo salvati dagli assalti del diavolo, così che salvati esclamiamo al Signore: Alliluja!
Ikos 12
Cantando la salvezza del Signore, e i suoi gloriosi e meravigliosi prodigi, magnifichiamo e lodiamo te, o ieromartire Cipriano, che hai ricevuto da Dio una tale grazia, e ti preghiamo che quando nell’ora della nostra morte le schiere dei demoni circonderanno la nostra anima, di mostrare allora la tua protezione, perché per te siamo salvati, noi che ti esclamiamo così:
Rallegrati, pronta difesa dalle potenze avversarie
Rallegrati, liberazione da ogni dolore e preoccupazione
Rallegrati, tu che hai amato Cristo fino alla fine
Rallegrati, tu che per Lui hai dato la tua anima
Rallegrati, tu che sei stato lavato nel cuore dell’Agnello
Rallegrati, tu che ti sei allietato negli atri del Signore
Rallegrati, tu che sei stato aggiunto alla schiera dei santi
Rallegrati, tu che sei stato illuminato dalla luce Triluminare
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore ed intercessore per le anime nostre.
Kondakion 13 (tre volte)
O meraviglioso e glorioso protettore divino, ieromartire Cipriano, pronto aiuto per tutti quelli che ricorrono a te, ricevi ora da noi indegni il nostro canto di lode e guariscici da innumerevoli malattie, proteggici dai nemici visibili e invisibili e salvaci dall’eterna dannazione, e prega per noi il Signore, noi che insieme a te cantiamo: Alliluja!
Kondakion 1
O sacerdote e martire Cipriano, tu che sei stato liberato dal servizio del demonio per servire il Dio vero, tu che sei stato aggiunto all’esercito dei santi, prega Cristo Dio di salvarci dalle reti del maligno, per fuggire il mondo, la carne e il diavolo, perché possiamo esclamare a te: rallegrati o Sacerdote martire Cipriano, pronto soccorritore e intercessore per le anime nostre.
Ikos 1
Le angeliche potenze si meravigliarono di come ti allontanasti dalle arti magiche per riconoscere la divinità, di come col pentimento raggiungesti la vita angelica. E noi attoniti per la tua conversione, ti gridiamo così:
Rallegrati, tu che hai meravigliato gli angeli con la tua conversione
Rallegrati, tu che hai fatto rallegrare la schiera dei santi
Rallegrati, tu che hai mostrato la tua saggezza
Rallegrati, tu che hai ricevuto da Cristo la corona
Rallegrati, perché da te i diavoli si sono allontanati
Rallegrati, perché per te le malattie sono guarite
Rallegrati, o santo ieromartire Cipriano, pronto soccorritore e intercessore per le anime nostre

Preghiera al santo ieromartire Cipriano
O santo intercessore presso Dio, ieromartire Cipriano, pronto aiuto e intercessore per tutti quelli che ti invocano! Accetta da noi indegni la lode; presentaci al Signore Dio, e sii guarigione nelle malattie, forza nelle sofferenze, consolazione nei dolori e concedi quanto ci
è utile per la nostra vita. Innalza al Signore la tua potente preghiera, perché siamo preservati dal cadere nel peccato, perché possiamo imparare la vera conversione, perché siamo salvati dalle insidie del demonio e da ogni opera degli spiriti impuri e salvati da coloro che ci odiano.
Sii per noi un potente difensore da ogni nemico visibile e invisibile; concedici la pazienza nelle tentazioni e nell’ora della nostra morte mostrati protettore dalle insidie degli avversari dell’aria, così che guidati da te raggiungiamo la celeste Gerusalemme e siamo resi
degni del regno dei cieli per cantare e lodare con tutti i santi il nome Tuttosanto del Padre, del Figlio e del Santo Spirito, nei secoli dei secoli. Amìn.

Tropario di San Cipriano
Sei stato in vita un imitatore degli apostoli e sei salito dopo di loro sul trono della gloria, o uomo ispirato da Dio. Tu che hai trovato nella pratica delle virtù la via che porta alla contemplazione, dispensando fedelmente la parola di verità e che hai lottato per la fede fino al sangue, o sacerdote e martire Cipriano, prega Dio di salvare le nostre anime.

Kondakion
Con l’unzione sacerdotale e con il tuo sangue di martire, ti sei avvicinato a Dio in modo perfetto, Cipriano, veramente degno dei nostri canti; dell’eloquenza tu incarnasti lo splendore e della nostra natura tu porti il fiore, acropoli e bilancia della sapienza indicando la rettitudine degli insegnamenti, armoniosa destrezza dei canoni e munificenza della Chiesa di Dio.
Mostrando la corona riservata ai martiri, ai cui testimoni della fede desti il coraggio di affrontare molteplici patimenti, le catene, il carcere, la tortura, il freddo, le frustrate e per finire la morte, venerabile martire Cipriano.
Agli incanti del demone, essendoti opposto con i codici dello Spirito e il segno vittorioso della Croce, tu preservasti giustizia, o Cristo, quale vittima sacratissima, martire invincibile, perciò tu ricevesti la corona di vincitore nello splendore della verginità e del martirio.
Beato Cipriano hai veramente tralasciato l’insegnamento dell’errore dei falsi, per rivestirti della croce del Cristo, armatura di salvezza.
Hai gettato i libri di magie, deposto l’uomo vecchio e per la tua conoscenza di Dio, in te fece la sua dimora la consustanziale Triade, insieme agli angeli, supplicala santo pontefice e intercedi per la nostra salvezza.



PREGHIERA DI SAN CIPRIANO CONTRO LA MAGIA
Questa preghiera contro la magia può essere letta da ogni fedele con spirito di preghiera e di pietà, quando appare sia nel corpo che nell’anima, la forza degli spiriti malvagi e quando appaiono pesantezza, agitazione e insorgenza di passioni o cose simili:
Signore Gesù Cristo, Dio nostro “o unico beato Sovrano, Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità che abita una luce inaccessibile” (I Tim. 6, 15-16), Tu che un tempo non riconoscevo anzi mi opponevo e che invece si è degnato, là dove un tempo abbondava il peccato, abbia poi sovrabbondato la grazia, io adesso ti invoco indegno tuo servo Cipriano.
Io, o Signore, con la complicità dell’avversario, per un improvviso capriccio cambiavo l’estate in inverno e l’opposto, trattenevo le nubi e non pioveva, rendevo sterile la terra e non dava i suoi frutti, le viti non si sviluppavano, gli orti non davano le verdure, gli alberi non fruttificavano, i mulini non giravano, le botteghe artigiane non lavoravano, i fiumi non scorrevano, le navi non potevano navigare, i greggi non davano latte, gli animali non concepivano, gli uomini non potevano unirsi alle loro donne, le madri non potevano allattare, i pescatori non potevano pescare, chiamando come miei aiutanti le forze del maligno e compiendo ogni altra opera cattiva che non si può enumerare.
O Dio e Signore misericordioso ti prego, io bisognoso di misericordia da Te, schiaccia tutte le potenze avversarie da ogni luogo del tuo dominio, allontana le opere di magia, sciogli e fai sparire le malizie dei demoni, allontana, punisci e fai fuggire tutte le schiere delle tenebre, tutte le opere compiute dalle forze sataniche sia esterne che interne e liberaci da tutto quello che viene smosso dalla loro natura in maniera occulta e cioè che le nubi donino la loro rugiada sulla terra, la terra dia i suoi frutti al tempo opportuno, le vigne si riempiano di rami fruttuosi, gli orti diano le loro verdure, gli alberi e i boschi diano i loro frutti, i mulini e le navi si muovano liberamente, i greggi e gli armenti diano latte e senza ostacolo partoriscano, le api donino il miele e i bachi producano la seta, e anche ogni donna partorisca con facilità e ogni pescatore, apicoltore, artigiano e scienziato, mercante, padrone o operaio e tutti gli uomini compiano con libertà le loro opere.
Dunque, Signore Sabaoth, ascolta me tuo servo che ti prego e guarisci questa creatura da ogni agitazione e da ogni malattia, da ogni fattura e magia, da ogni maleficio e incantesimo, da ogni malocchio e calunnia, negligenza o pigrizia, da ogni imprudenza, debolezza e disperazione, da ogni ingiustizia, errore e inganno, da ogni ostacolo e difficoltà, da ogni invidia e crudeltà, da ogni golosità e intemperanza, da ogni superbia e arroganza, da
ogni maledizione e anatema, da ogni forza proveniente dalla cattiveria dell’antico dragone.
Sii attento, Signore e creatore di tutte le cose, ti imploro io tuo servo (nome di chi legge con fede questa preghiera), libera e salva con tutta la sua casa da ogni malattia, da ogni tempo cattivo, da ogni demonio e potenza avversaria, per la grazia e il tuo amore incommensurabile verso gli uomini; e se per caso ha uno spirito di cattiveria oppure è legato
da magia, da ogni maleficio e incantesimo, da ogni invidia e calunnia, malocchio, maledizione o anatema, da scomunica e ogni ingiuria o altra azione malvagia e da tutte le conseguenze operate su di lui dall’odio di persone malvagie si dissolvano, si cancellino, siano sradicate, gettate via e svaniscano come fumo e siano scacciate via tutte le opere di magia da ogni luogo, sia che siano nascoste sulla terra o nel mare o sopra o sotto qualche porta o nel cortile o nella casa di lui, o nel pozzo o in una tomba e in qualsiasi altro luogo che tu solo conosci.
Con la tua potenza che sostiene tutte le cose allontana, o Signore, dal tuo servo (nome) e da tutta la sua casa, tutte le attività dell’autore di ogni cattiveria, sia che siano incise o scritte su pelle di animale, sul ferro, sulla pietra, su legno o su un biglietto, con l’inchiostro o con il sangue di uomo o di animale, con uno stilo o con un calamo o con una poltiglia o con qualsiasi altra sostanza.
Sì, Signore, fai scomparire tutte le opere demoniache sia che siano fabbricate con oro, con argento o con qualsiasi altro metallo, con le ossa e con le unghie umane o di animali, di uccelli sia viventi che morti, sia che provengano dalla terra o da una tomba, sia che siano state confezionate con un chiodo o con un ago o un piolo, che siano state legate con un capello, un cotone o con seta e lino o con canapa oppure con un gozzo o con una corda e con qualche altro vegetale, oppure sono state fatte con il gorgoglio dell’acqua e con il legno incavato o in altra maniera, che tu o Signore, come conoscitore di tutte le cose, conosci meglio di tutti.
Libera o Signore, per il tuo nome santo, del Padre, del Figlio e del Santo Spirito, per la potenza della tua preziosissima Croce, datrice di vita e ridona la vita all’anima oppressa del tuo servo (nome) e la tua destra sia per lui e per tutta la sua casa protezione e aiuto e portatrice in tutto di felicità e gioia, perché Tu sei benedetto in ogni tempo, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amìn.
Sorga il Signore e si disperdano i suoi nemici e fuggano davanti al suo volto tutti quelli che si oppongono a Lui.
Siano schiacciate sotto il segno della venerabile Croce Tua tutte le forze avversarie, per le preghiere di tutti i Santi e della Madre di Dio, dacci la tua pace ed abbi pietà di noi, tu che sei l’unico misericordioso.

mercoledì 11 dicembre 2013

Ortodossia Orientale, Rito Occidentale Ortodosso e le sue potenzialità in Europa: un quadro completo

Salve a tutti. Chi mi legge assiduamente lo sa, cerco di tenere sempre un registro linguistico che segue le linee della snellezza e della correttezza stilistica, per dare un taglio saggistico ai miei articoli. Solo una volta mi sono allontanato da questo stile, quando affrontai la premessa di questa collana di articoli sul rito occidentale. 
Voglio anche in questa pagina essere più naturale, anche perché altrimenti risulterebbe difficoltoso rendere alcuni passaggi mentali piuttosto complicati, che si possono trascrivere solo usando formule dialettali o comunque non da Accademia della Crusca. Bene, dopo questo piccolo e innocuo appunto passiamo al tema "caldo" del rito occidentale. L'idea di questo articolo è nata leggendo, per caso, un articolo di Stato&Potenza ( per chi non conoscesse, si tratta di un movimento politico slavofilo e anti-atlantista) che parlava di Ortodossia.  Io non li conosco per niente, ma il titolo - "Il Rito Gallicano"- mi attrasse e iniziai a leggere. E' un buon articolo, che traccia un quadro realistico della realtà ortodossa in Europa Occidentale, ma non è, ahimé, completo, perché io è da molto tempo che girello come una trottola per i vari siti anglofoni per tradurre, cercare, studiare, capire. Iniziamo quindi dal principio, anche se so che potrei diventar noioso, ma come diceva il mio professore del liceo "repetita iuvant" e quindi, sotto a chi tocca.

L'Ortodossia in Europa Occidentale: nasce, cresce, corre ( e inciampa) 

Lo sappiamo tutti. Chi ha più di sessant'anni difficilmente avrà mai sentito parlare di Ortodossia, a meno ché la sua badante non sia rumena o ucraina e giri con le icone appese al collo. Invece, dagli anni Ottanta in poi, quando l'immigrazione dall'Est e dal Maghreb ha portato egiziani ( copti), siriani, armeni, georgiani, ucraini, rumeni, russi e bulgari, abbiamo visto nascere una quantità di comunità ortodosse sempre più numerose. Come sempre accade nella Storia, l'emigrazione porta con sé vecchi problemi e nuove domande. 
Dal punto di vista Ortodosso, l'Italia è sempre stata ortodossa: la predicazione dei santissimi Pietro e Paolo, principi degli Apostoli. Con il Grande Scisma ( trattato superbamente altrove, lascerò il link in fondo all'articolo) l'Ortodossia lentamente si atrofizza e diventa cattolicesimo-romano, che conserva tuttavia alcuni sprazzi di ortodossia. L'Ortodossia sarebbe poi stata riscoperta attraverso la religione d'importazione, l'Ortodossia orientale. Già. Ortodossia ORIENTALE. Molti confondono e fanno Ortodossia = Oriente, ma ovviamente, essendo il popolo bue, non riesce a vedere in fondo al pozzo. Quella che arriva in Italia, e si sta sviluppando, è certamente Ortodossia, ma purtroppo è ortodossia "etnica" ( e non ditemi di no, amici miei carissimi). Tenterò di spiegarmi meglio. Sappiamo, noi ortodossi, che è naturale per l'Ortodosso avere, all'interno della Liturgia o dell'uso pastorale, delle varianti locali, dettate dalla storia e dalle tradizioni popolari. Orbene, qui in Italia noi non abbiamo sviluppato una Ortodossia italiana, ma semplicemente abbiamo assorbito dalle varie comunità etniche ( che infatti non hanno formato una ortodossia italiana, ma persistono nelle giurisdizioni separate e nell'etnicismo) gli usi e le lingue, limitandoci a costruire dei ghetti ortodossi senza alcuna pianificazione. Difatti, abbiamo non so quanti vescovi di quanti patriarcati diversi sul suolo nazionale, quando il canone di un banale Concilio Ecumenico recita che non vi possono essere due vescovi per la stessa cattedra. Da che mondo è mondo, quando qualcuno deve costruire una comunità, getta un programma: invece l'Ortodossia italiana è nata quasi per caso, per sopperire ai bisogni degli immigrati... ma non pensiate che io sia un razzista. Anzi. Devo molto ai "miei" slavi, che mi hanno formato come ortodosso; ho imparato lo slavo ecclesiastico e pure un pochino di russo, ma ho anche visto altro... vi farò capire piano piano. Un altro piccolo appunto. L'Ortodossia in Italia non è frutto di una missione evangelizzatrice, che sarebbe anche compito delle alte sfere, ma è il frutto di una politica un po' meschina - e anche qui, senza offesa, cari amici: la politica è la seguente: dare la liturgia agli immigrati. Nè più, nè meno. Ciononostante la Luce di Dio si è manifestata più volte, e infatti fin dalle prime comunità ortodosse abbiamo anche degli italiani. Alcuni di essi, superando le barriere del tempo e dell'etnicismo, sono potuti diventare servitori e poi sacerdoti nei nostri santissimi templi. Con la buona pace del Cupolone. Adesso, nell'anno 2013, abbiamo nella sola Roma due parrocchie del Patriarcato di Mosca, una della ROCOR, nove parrocchie romene, svariate chiese copte, due etiopi, una bulgara, una di un sinodo non-canonico e forse anche altre che sfuggono alla mia vista. 

Perché l'autore ha parlato di Ortodossia "orientale"

Normalmente per Ortodossia Orientale si intendono le Chiese che non riconoscono il Concilio di Calcedonia ( Copti, Etiopi e Armeni) ma anche qui ci sarebbe un lungo appunto - leggetevi il mio articolo in proposito,  nella sezione di Novembre - e sorvoliamo. Io lo utilizzerò virgolettato per spiegare in un solo aggettivo quella ortodossia arrivata dai paesi slavi, dalla Grecia, dall'Oriente cristiano. L'Ecclesiologia Ortodossa è indubbio che sia stata preservata solamente dai Patriarcati che non sono in comunione con Roma. Sarebbe impossibile dire il contrario. Però, come è ovvio, il meccanismo di differenziazione tra latini e "greci" ( che greci non erano...) ha portato ad esasperare certi punti che prima, forse, erano molto più morbidi. Come ad esempio la chiesa romana ha esasperato il celibato distruggendo il sacerdozio uxorato, così la chiesa ortodossa ha posto un accento molto grave sulla liturgia, elaborandola e costruendo l'Iconostasi. Difatti, la prima Iconostasi è del XII secolo. 

Io, che sono un po' lento di mente, ho capito che l'autore sta asserendo che esisteva una ortodossia latina.
Autore, stai asserendo ciò?

Sì, amico mio diletto, sto dicendo proprio questo. Esisteva un tempo una Ortodossia Latina, ossia la Chiesa Romana, il Patriarcato di Roma Antica, "che presiede le chiese nella carità" ( vi ricorda qualcuno? ...)... molto tempo fa, prima del 1054.  NON SONO FILO-CATTOLICO, vorrei si capisse questo, prima che mi si buttasse fango addosso. 

Quando è morta l'ortodossia latina?

L'ortodossia latina è stata brutalmente attaccata dai papi eretici post-scisma, che hanno prima distrutto l'ecclesiologia, e successivamente si sono avventati sulla liturgia e sulle prassi liturgiche locali, che erano la prova vivente dell'Ortodossia. Il Concilio di Trento ha dato il colpo di grazia, finendo di romanizzare l'Europa cattolica. 

Liturgie occidentali? non esiste solo il rito romano?

No, amico mio carissimo. Prima che i Papi imponessero il messale romano ovunque, creando il cattolicesimo-romano, ogni area geografica aveva i propri riti, espressione dell'autonomia dei vescovati e del fervore culturale e religioso del primo millennio.

Puoi farmi esempi di questi riti morti?

Amico carissimo, non sono mai del tutto morti. Comunque sia, questi riti sono stati romanizzati pesantemente lungo i secoli. Ecco i riti più comuni: 
IN ITALIA
Ambrosiano, Patriarchino ( venezia), Aquileiano, Eusebiano, Gregoriano, Otrantese, Beneventano.
IN EUROPA
Ispano-Mozarabico ( Spagna e Portogallo) con le sue varianti dei messali Castigliano, Asturiano e Cordovano. Gallicano (Francia e Germania) con le sue varianti di Lione e di Parigi. In Germania era molto diffuso, a causa della evangelizzazione perpetrata dall'Ordine di S. Benedetto, il Rito detto Benedettino. 
Completano l'esposizione il rito di Salisbury ( detto Sarum) e il Rito delle Isole Britanniche. Non c'è bisogno vi dica dove erano celebrati. Alcuni di questi riti sono sopravvissuti - per il Sarum, che è tuttora perfettamente integro e celebrato, dobbiamo ringraziare lo scisma anglicano che l'ha preservato da Trento - e molti altri sono stati rivitalizzati dalla ROCOR Western Rite Vicariate.

Hai altre prove che la latinità fosse ortodossa?

Certamente, e i prossimi articoli andranno a fondo nella questione con documenti, testimonianze archeologiche e altro.

Perché dovremmo usare riti morti, quando abbiamo l'esperienza viva dell'Ortodossia slava e greca?

Prima di tutto, non vedo il problema. Se uno dei cavalli di battaglia dell'Ortodossia è la ricchezza liturgica, non vedo perché precludere ai riti occidentali l'esistenza reale. Il secondo luogo, se i romani usano le liturgie orientali, perché noi non dovremmo usare le NOSTRE liturgie?
In terzo luogo, non è quello che vogliamo tutti, che rinasca l'Ortodossia in Occidente? e se l'Occidente avesse dei propri canali di comunicazione? sappiamo bene come l'Ortodossia viaggia sul sentire, sul vivere Dio. E quindi, se l'uomo occidentale può avere la sua ortodossia, ci sarebbe solo da rallegrarsi.

Non è cripto-cattolicesimo questo?

Amico mio, tu vuoi solo buttare legna sul fuoco dell'ignoranza.

Vedo che i paramenti sono diversi da quelli ortodossi, sembrano quelli cattolici o anglicani!

Allora non hai capito. I paramenti sono diversi, perché sono quelli in uso nell'Ortodossia latina, che era diversa da quella balcanica e greca e orientale. Sono davvero i paramenti a farti ortodosso? o la barba? o il komboskini? L'ecclesiologia, la dogmatica, la prassi ecclesiale sono ortodosse. I paramenti sono pure belli, se fatti bene. 

E che lingua liturgica usi?

Certamente se vogliamo evangelizzare, useremo le lingue odierne. Dire che lo slavo ecclesiastico o il greco del V secolo sono le uniche lingue liturgiche sarebbe dire la stessa cosa dei cattolici, che asseriscono che il Latino è l'unica lingua liturgica. I padri antichi che hanno evangelizzato ci insegnano che si parla la lingua del posto: S. Girolamo tradusse la Bibbia in Latino perché all'epoca la parlavano! San Patrizio tradusse in Gaelico, i Santi  Cirillo e Metodio in dialetto bulgaro dalle parti di Salonicco, che poi evolverà in slavonico.

E come adatterai i toni del canto ortodosso sulle lingue odierne?

Già ci sono state trasposizioni degli otto toni in italiano, in inglese e in altre lingue.

Se le mie risposte a questo fantomatico colloquio fra me e te non ti hanno convinto, lettore mio, non mi resta che dirti che... tu non sei ortodosso, stai giocando all'orientale. 
Chi volesse collaborare o avesse domande serie da farmi, mi può contattare. A presto per altri articoli sul filone del Rito Occidentale.





Il celebre discorso del Vescovo Strossmayer contro l'infallibilità del Papa di Roma

CELEBRE DISCORSO DEL VESCOVO MONSIGNOR STROSSMAYER DURANTE IL CONCILIO VATICANO I DEL 1870 CONTRO LA SUPREMA PRETESA DEL PAPA 
Venerabili Padri e Fratelli. 
Non è che tremando, ma con la coscienza libera e tranquilla davanti a Dio che vive e mi vede, che prendo la parola in mezzo di voi, in questa augusta assemblea. 
Da che seggo qui con voi, ho con attenzione seguiti i vostri discorsi che si son fatti in quest'aula, sperando con vivo desiderio che un raggio di luce, scendendo dall'alto, illuminasse gli occhi del mio intendimento, e mi permettesse votare i canoni di questo santo concilio ecumenico, con perfetta cognizione di causa. 
Penetrato della parte di responsabilità, di cui Dio mi chiederà conto, mi sono dato a studiare con la più seria attenzione gli scritti dell'antico e Nuovo Testamento, ed ho domandato a questi venerabili monumenti della verità, di farmi conoscere se il santo Pontefice che ci presiede è veramente il successore di S. Pietro, Vicario di G. C. e dottore infallibile della Chiesa. 
Per risolvere questa grave questione, ho dovuto far tavola rasa dello stato attuale delle cose, e trasportarmi con la mente, con in mano la fiaccola evangelica, nel tempo in cui non si conosceva nè ultramontanismo nè gallicismo, e in cui la chiesa aveva per dottori san Paolo, san Pietro, san Giacomo, san Giovanni, dottori ai quali non potremmo negare la divina autorità, senza mettere in dubbio quello che c'insegna la SANTA BIBBIA, che è qui davanti a me, e che il Concilio di Trento ha proclamata regola della fede e dei costumi. 
Ho dunque aperte queste sacre pagine ... Ebbene! ardirò dirlo? io nulla vi ho trovato che legittimi nè da vicino nè da lontano l'opinione degli oltramontani. Di più, con mia gran meraviglia, non si fa questione, nei giorni apostolici, nè di un papa, successore di san Pietro e vicario di G. Cristo, come di Maometto, che ancora non esisteva. 
Voi, Monsignor Manning, direte che io bestemmio; voi Monsignor Pie, che son fuori di senno; no, io non bestemmio, non son fuori di senno, Monsignori; ora, a meno che non abbia letto tutto intiero il Nuovo Testamento, dichiaro davanti a Dio, la mano alzata verso questo gran crocifisso, che non vi ho trovata traccia alcuna del papato, come esiste attualmente. 
Non mi recusate, venerabili fratelli, la vostra attenzione, e con i vostri mormorii e interruzioni non giustificate coloro che dicono, come il padre Giacinto, che questo Concilio non è libero, e che i nostri voti ci sono stati in precedenza imposti. Dopo ciò, questa augusta assemblea, sulla quale son rivolti gli occhi del mondo intiero, cadrebbe nel più vergognoso disprezzo. Se vogliamo farla grande, siamo liberi. 
Ringrazio S. E. Mons. Dupanloup del suo segno d'approvazione che fa con la testa; ciò mi dà coraggio e continuo. 
Leggendo adunque con quella attenzione, di cui il Signore mi ha fatto capace, i sacri libri, non vi ho trovato un sol capitolo, un sol versetto, nel quale G. Cristo commetta a S. Pietro di ammaestrare gli apostoli, suoi compagni d'opera. 
Se Simone, figlio di Giona, fosse stato quello che noi crediamo esser oggi S. S. Pio IX, fa meraviglia come non abbia detto loro: Quando sarò salito presso mio Padre, voi tutti obbedirete a Simon Pietro, come obbedite a me; io lo stabilisco mio vicario sulla terra. 
Nè solamente Cristo su questo punto, ma ancora pensa sì poco a dare un capo alla Chiesa, che quando promette dei troni a' suoi apostoli, per giudicare le dodici tribù di Israele, (Matt. XIX 28) glie ne promette dodici, uno per ciascuno, senza dire che fra questi troni, ve ne sarà uno più alto degli altri, che spetterà a Pietro. Certamente, se avesse voluto che fosse così, lo avrebbe detto: che cosa concludere dal suo silenzio? La logica lo dice: che Cristo non ha voluto fare di S. Pietro il capo del collegio apostolico. 
Quando Cristo manda gli apostoli alla conquista del mondo, a tutti ugualmente dà il potere di sciogliere e legare: a tutti fa la promessa dello Spirito Santo. Permettetemi che lo ripeta: se avesse voluto costituire Pietro suo vicario, gli avrebbe dato il comando in capo della sua milizia spirituale. 
Cristo, lo dice la S. Scrittura, proibisce a Pietro ed ai suoi colleghi di regnare, signoreggiare e aver potestà sui fedeli, siccome usano i re delle genti (Luca XXII 25). Se S. Pietro fosse stato eletto papa, Gesù non avrebbe parlato così, imperocchè, secondo le nostre tradizioni, il papato tiene nelle sue mani due spade, simbolo del potere spirituale e temporale. 
Un fatto mi ha vivamente maravigliato: constatandolo, diceva a me stesso: Se Pietro fosse stato eletto papa, i suoi colleghi si sarebbero permessi di mandarlo con S. Giovanni in Samaria, per annunziarvi l'Evangelo del figlio di Dio? (Atti VIII, 14). 
Che pensereste, venerabili fratelli, se in questo momento noi ci permettessimo deputare S. S. Pio IX e S. E. Monsignor Plantier a recarsi dal patriarca di Costantinopoli, per impegnarlo a far cessare lo scisma orientale? 
Ma ecco un altro fatto più importante. Un concilio ecumenico è riunito a Gerusalemme, per decidere sulle questioni che dividono i fedeli. Chi avrebbe convocato quel concilio, se S. Pietro fosse stato papa? S. Pietro: chi lo avrebbe presieduto? S. Pietro o i suoi legati; chi ne avrebbe formulati e promulgati i canoni? S. Pietro: Ebbene! Nulla di tutto questo avviene. L'apostolo assiste al concilio, come tutti gli altri suoi colleghi: non è lui che ne prende le conclusioni, ma S. Giacomo, e quando se ne promulgano i decreti, è a nome degli apostoli, degli anziani e dei fratelli. (Atti XV.) 
È così che facciamo noi nella nostra chiesa? Più che mi addentro, o venerabili fratelli, nel mio esame, più mi convinco che nella Santa Scrittura non apparisce primato nel figliuolo di Giona: ora, mentre che noi insegniamo che la Chiesa è fabbricata sopra S. Pietro, S. Paolo, la cui autorità non può esser messa in dubbio, ci dice nella sua lettera agli Efesi (II, 20) essere edificata sopra il fondamento degli apostoli e de' profeti, essendo G. C. stesso la pietra del capo del cantone. 
E il medesimo apostolo crede così poco alla supremazia di san Pietro, che biasima apertamente quelli che dicono: Noi siamo di Paolo, noi siamo d'Apollo, (Corinti I, 12) come quelli che direbbero: noi siamo di Pietro. Se dunque quest'ultimo apostolo fosse stato vicario di G. Cristo, S. Paolo si sarebbe guardato bene di censurare così violentemente quelli che si attenevano al suo collega. 
Lo stesso apostolo Paolo, enumerando le cariche della Chiesa, rammenta gli Apostoli, i Profeti, gli Evangelisti, i Dottori, i Pastori. 
È egli credibile, venerabili fratelli, che S. Paolo, il gran dottore delle genti, avesse dimenticata la prima delle cariche, il papato, se il papato fosse stato d'istituzione divina? Questa dimenticanza non mi è sembrata possibile, come sarebbe quella di uno storico di questo concilio, che non dicesse una parola di S. Santità Pio Nono. (Alcune voci: Silenzio, eretico, silenzio!) 
Moderatevi, venerabili fratelli, non ho ancora detto tutto; impedendomi di continuare, mostrereste al mondo di aver torto e di aver chiusa la bocca al più piccolo membro di quest'assemblea. Continuo. 
L'apostolo Paolo, in alcuna delle sue lettere dirette alle varie chiese, non fa menzione del primato di Pietro. Se questo primato fosse esistito, se in una parola, la Chiesa avesse avuto nel suo seno un capo supremo, infallibile nello insegnare il gran dottore delle genti avrebb'egli dimenticato di tenerne parola? Che dico io? Avrebbe scritta una lunga lettera su questo importante e capitale subietto. Allora quando, com'egli ha fatto, si erige l'edifizio della dommatica cristiana, può dimenticarsi il fondamento, la chiave della volta? Ora, a meno che non si ritenga per eretica la chiesa apostolica, ciò che noi non vorremo nè oseremo dire, siamo costretti a convenire che la Chiesa non è mai stata nè più bella, nè più pura, nè più santa, come nei giorni, nei quali non aveva il papa. (Voci: Non è vero. Non è vero.) 
Monsignore de Laval non dica no, poichè se alcuno di voi, venerabili fratelli, ardisse pensare che la Chiesa che ha oggi un papa per capo, è più ferma nella fede, più pura nei costumi della Chiesa Apostolica, lo dica apertamente in faccia all'Universo, imperocchè questo è il centro, da cui le nostre parole volano da un polo all'altro. Proseguo. 
Non negli scritti di S. Paolo, nè in quelli di S. Giovanni, o di S. Giacomo, ho trovato traccia o germe del potere papale. S. Luca, lo storico dei lavori missionari degli apostoli, tace su questo punto capitale. 



Il silenzio di questi santi uomini, i cui scritti fan parte del canone delle Scritture divinamente ispirate, mi è parso aggravante, e impossibile, se Pietro fosse stato papa, come non sarebbe giustificabile quello di Thiers se omettesse nella storia di Napoleone Bonaparte il titolo d’imperatore. 
Sento là, davanti a me, un membro dell'assemblea che dice, mostrandomi a dito: È un vescovo scismatico, introdottosi fra noi sotto falso nome. 
No, no, venerabili fratelli, io non sono entrato in questa augusta assemblea, come un ladro per la finestra; ma sibbene dalla porta come voi: il mio titolo di vescovo me ne dava il diritto, come la mi coscienza di cristiano m'impone parlare e dire quello che credo esser vero. 
Ciò che mi ha maggiormente stupito, e più di quello che potrei dimostrare, è il silenzio di S. Pietro. Se l'apostolo fosse stato quello che noi proclamiamo essere, cioè il vicario di G. Cristo sulla terra, egli avrebbe dovuto saperlo: se lo ha saputo, come mai neppure una volta, una volta sola non ha fatto da papa? Avrebbe potuto farlo il giorno della Pentecoste, quando pronunziò il suo primo discorso, e non lo fece: al concilio di Gerusalemme, e non lo fece: ad Antiochia, e non lo fece: nelle due lettere dirette alla chiesa, e non lo fece: immaginate voi un tal papa, venerabili fratelli, se S. Pietro fosse stato papa? 
Se dunque vuolsi sostenere che egli è stato papa, ne nasce la naturale conseguenza che bisogna del pari sostenere che non ha saputo di esserlo; ora io domando a chiunque ha testa che pensa e mente per riflettere, sono possibili queste due supposizioni? 
Riassumendo, dico: Mentre vivevano gli apostoli, la Chiesa non ha mai pensato che potesse esservi un papa: per sostenere il contrario, bisognerebbe dare alle fiamme gli scritti sacri, o ignorarli affatto. 
Sento da tutte le parti dire: ma S. Pietro non è stato a Roma? Non vi è stato crocifisso col capo all'ingiù? La sedia sulla quale insegnava e l'altare su cui diceva la messa, non sono in questa città eterna? 
La dimora di S. Pietro a Roma, venerabili fratelli, non ha altra prova che la tradizione: ma se egli fosse stato vescovo di Roma, che forse dal suo vescovato in questa città, potrà trarsi e concludere per la sua supremazia? Un dotto di primo ordine, lo Scaligero, non ha esitato dire, che il vescovato e la dimora di S. Pietro a Roma debbono essere posti fra le ridicole leggende. (Grida ripetute: Toglietegli la parola, toglietegli la parola! Discenda dall'ambone!) 



Venerabili fratelli, son pronto a tacermi, ma non è egli più conveniente in un assemblea, quale è la nostra, esaminar tutto, siccome lo comanda l'apostolo e credere ciò ch'è buono? Ma, venerabili, noi abbiamo un dittatore, davanti al quale tutti dobbiamo prostrarci e tacere, anche Sua Santità Pio IX e abbassare la testa. Questo dittatore è la storia. 
Essa non è come la leggenda, di cui si è fatto quello, che il vasellaio fa dell'argilla: è il diamante che incide sul vetro parole incancellabili. Finora non mi sono appoggiato che su lei, e se non ho trovato traccia del papato nei giorni apostolici, mia non è la colpa, ma sua. Volete mettermi in stato di accusa per delitto di falso? Padroni di farlo. 


Mi giungono dalla destra queste parole: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa. Matt. XVI. 
Fra poco, venerabili fratelli, risponderò a questo obietto: ma prima di farlo, debbo presentarvi il resultamento delle mie ricerche storiche. 
Non trovando traccia del papato nei giorni apostolici, ho detto fra me: Troverai quello che cerchi negli annali della Chiesa. Ebbene! lo dirò francamente: ho cercato un papa nei primi quattro secoli e non l'ho trovato. 
Nessuno di voi, spero, vorrà contestare la grande autorità del santo vescovo d'Ippona, il grande e beato s. Agostino. Questo pio dottore, onore e gloria della Chiesa cattolica, era segretario nel concilio Melivetano. Nei decreti di quella venerabile assemblea si leggono queste significanti parole: Chiunque vorrà appellare AL DI LA' DEL MARE, non sia ricevuto da alcuno, in Affrica, alla comunione. 
I vescovi d'Affrica riconoscevano sì poco la supremazia del vescovo di Roma, che colpivano di scomunica coloro che a lui ricorressero in appello. 
Questi medesimi vescovi, nel sesto concilio di Cartagine, tenuto sotto Aurelio, vescovo di quella città scrissero a Celestino vescovo di Roma, avvertendolo che non ricevesse appelli dei vescovi, preti e chierici d'Affrica: che non mandasse più legati, nè commissari, e che non introducesse l'orgoglio umano nella Chiesa. 
Che il patriarca di Roma abbia pensato fino dai primi tempi a trarre a sè tutta l'autorità, è un fatto evidente: ma è fatto del pari indubitato che egli non aveva la supremazia, che gli oltramontani gli attribuiscono: se l'avesse avuta, i vescovi d'Affrica, S. Agostino il primo, avrebbero ardito proibire di appellare dai loro decreti al suo tribunale supremo? 
Confesso senza difficoltà che il partriarcato di Roma teneva il primo posto: una legge di Giustiniano dice "Ordiniamo, dietro la definizione dei quattro concilii, che il santissimo papa della vecchia Roma sia il primo dei vescovi, e che l'altissimo arcivescovo di Costantinopoli, che è la nuova Roma, sia il secondo." 
Inchinati dunque alla supremazia del papa, mi direte. 
Non siate si corrivi a questa conclusione, venerabili fratelli, imperciocchè la legge di Giustiniano ha scritto in fronte "dell'ordine delle sedute dei pariarchi" Altra cosa dunque è la precedenza, altra il potere di giurisdizione: così, per esempio, supponiamo che in Firenze fosse una riunione di tutti i vescovi del regno: la precedenza sarebbe data al primate di Firenze, come presso gli orientali è accordata al Patriarca di Costantinopoli, e in Inghilterra all'arcivescovo di Cantorbery. Ma nè il primo, nè il secondo, nè il terzo potrebbero dedurre dal posto che sarebbe loro assegnato, una giurisdizione sui loro colleghi. 
La importanza dei vescovi di Roma proveniva, non da un potere divino, ma dalla considerazione della città, in cui avevano la loro sede. Monsignor Darboy non è superiore in dignità all'arcivescovo di Avignone: non per tanto, Parigi gli dà una considerazione che non avrebbe, se in vece di avere il suo palazzo sulle rive della Senna, lo avesse su quelle del Rodano. Quel che è vero nell'ordine religioso, lo è pure nel civile e politico: il prefetto di Firenze non è più prefetto di quello di Pisa: ma civilmente e politicamente ha una maggiore importanza. 
Ho detto che il patriarca di Roma aspirò fino dai primi secoli al governo universale della chiesa. Sventuratamente vi giunse in appresso: ma certamente non lo aveva allora poichè, non ostante le sue pretese, l'imperatore Teodosio II. fece una legge con la quale stabilì che il patriarca di Costantinopoli aveva la medesima autorità , che quello di Roma. Leg. Cod. de Scr. ecc. 
I padri del concilio di Calcedonia posero il vescovo della antica e nuova Roma al medesimo ordine in tutte le cose, anche nelle ecclesiastiche. Can. 28. 
Il sesto concilio di Cartagine proibì ai vescovi tutti di prendere il titolo di principe dei vescovi, o di vescovo sovrano. 
Quanto al titolo di vescovo universale, che i papi presero più tardi, S. Gregorio I, credendo che i suoi successori non se ne sarebbero mai fregiati, scrisse queste notevoli parole: "Nessuno de’ miei predecessori ha consentito di prendere questo nome profano, imperocchè quando un patriarca si dà il nome di universale, il titolo di patriarca ne soffre di discredito. Lungi dunque dal cristiano il desiderio di darsi un titolo che lo discredita fra i suoi fratelli!" 
Le parole di S. Gregorio sono dirette al suo collega di Costantinopoli, che pretendeva al primato nella chiesa. Il papa Pelagio II chiama Giovanni, vescovo di Costantinopoli, che aspirava al pontificato massimo, empio, e profano "Non vi curate, egli dice del titolo di universale, che Giovanni usurpò illegalmente: che nessuno dei patriarchi prenda questo nome profano: imperocchè, quale sventura non dovremo aspettarci, se fra i preti sorgono tali elementi? Si avvererebbe quello che è stato predetto. – È il re dei figli dell’orgoglio. (Pelagio II. lett. 13)" 
Queste autorità, e ne avrei cento altre di ugual valore, non provano esse, con chiarezza pari allo splendore del sole a mezzogiorno, che i primi vescovi di Roma non sono stati che molto tardi riconosciuti per vescovi universali e capi della chiesa? 


E d’altra parte, chi non sa come dall’anno 225, in cui si tenne il primo concilio di Nicea, fino al 580 in cui si tenne il secondo ecumenico di Costantinopoli, sopra 1109 vescovi che assisterono ai sei primi concilii generali, non vi furono presenti che 19 vescovi occidentali? 
Chi non sa che i concili erano convocati dagli imperatori, senza prevenire, e qualche volta contro la volontà del vescovo di Roma? Che Osio vescovo di Cordova, presiedè il primo concilio di Nicea e ne redigè i canoni? Lo stesso Osio presiedè di poi il concilio di Sardica, escludendone i legati di Giulio vescovo di Roma: non insisto di più, venerabili fratelli, e vengo a parlare del grande argomento, che ponete innanzi, per istabilire il primato del vescovo di Roma. 
Per la pietra, sulla quale la Santa Chiesa è fabbricata, voi intendete Pietro. Se fosse vero, la disputa sarebbe terminata: ma i nostri antenati, e certamente sapevano qualche cosa, non la pensavano come noi. 
S. Cirillo, nel suo quarto libro sulla Trinità, dice "Io credo che per la pietra, bisogna intendere la incrollabile fede dell’apostolo". S. Ilario, vescovo di Poitiers, nel suo secondo libro sulla Trinità dice "La pietra (petra), è la beata ed unica pietra della fede confessata per bocca di S. Pietro: ed è, dice nel sesto libro della Trinità, su questa pietra della confessione, che la chiesa è edificata. "Dio, dice S. Girolamo, nel 6° libro di S. Matteo, ha fondato la sua chiesa su questa pietra ed è su questa pietra che l’apostolo Pietro è stato nominato." Dopo lui, S. Grisostomo dice, nella sua 53 omelia sopra S. Matteo". Su questa pietra edificherò la mia chiesa, cioè sulla fede della confessione: or qual era la confessione dell’apostolo? Eccola "Tu sei il Cristo, il figlio di Dio vivente." 
Ambrogio, il santo arcivescovo di Milano, nel secondo capitolo agli Efesi, S. Basilio di Seleucia, ed i padri del Concilio di Calcedonia insegnano esattamente la medesima cosa. 
Di tutti i dottori della antichità cristiana, S. Agostino è quello, che occupa uno dei primi posti nella Chiesa, per la scienza e santità. Ascoltate dunque ciò ch’egli scrive nel suo secondo trattato sulla prima lettera di S. Giovanni. "Che cosa vogliono dire le parole. "Io edificherò la mia chiesa su questa pietra? Su questa fede, su quello che è detto. Tu sei il Cristo, il figlio di Dio vivente." 
Nel suo 124° trattato sopra S. Giovanni, troviamo questa significantissima frase "Sopra questa pietra che tu hai confessato, io edificherò la mia chiesa, imperocchè Cristo era la pietra." 
Il gran vescovo credeva tanto poco che la chiesa fosse fabbricata su S. Pietro, che diceva a’ suoi fedeli nel suo 13 sermone. "Tu sei Pietro e su questa pietra che tu hai confessato, su questa pietra, che tu hai conosciuto dicendo – Tu sei Cristo, il figlio di Dio vivente – io edificherò la mia chiesa sopra me stesso, che sono il figlio di Dio vivente: io la edificherò su ME, E NON ME SU TE." 
Quello che S. Agostino pensava sopra questo celebre passo, era la opinione di tutta la cristianità del suo tempo. Dunque riassumendo, stabilisco: 

1° Che Gesù ha dato agli apostoli il medesimo potere che a san Pietro; 

2° Che gli apostoli non hanno mai riconosciuto in S. Pietro il vicario di Gesù Cristo e il dottore infallibile della chiesa; 

3° Che S. Pietro non ha mai pensato di essere papa, e non ha mai fatto da papa; 

4° Che i concilii dei quattro primi secoli, mentre riconoscevano l’alto posto, che il vescovo di Roma occupava nella Chiesa, appunto per cagione di Roma, non gli hanno accordato che una preminenza d’onore, mai un potere, nè una giurisdizione; 

5° Che i SS. Padri nel famoso passo "Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa" non hanno mai inteso che la Chiesa fosse edificata su Pietro (super Petrum), ma sulla pietra (super petram), cioè sulla confessione della fede dell’apostolo. 


Concluderò vittoriosamente con la storia, con la ragione, con la logica, col buon senso e con la coscienza cristiana, che Gesù Cristo non ha conferito alcuna supremazia a S. Pietro, e che i vescovi di Roma non son divenuti sovrani della Chiesa, se non che confiscando ad uno ad uno tutti i diritti dell’episcopato. (voci: Taccia lo sfacciato protestante, taccia!) 

Io sono uno sfacciato protestante!… Nò, mille volte no! 
La storia non è nè cattolica, nè anglicana, nè calvinista, nè luterana, nè armena, nè greca scismatica, nè oltramontana: ella è quello che è, cioè qualche cosa di più forte di tutte le confessioni di fede dei canoni dei concilii ecumenici. 
Scrivete in falso contro di lei, se lo ardite: ma voi non potete distruggerla, come un mattone tolto dal Colosseo non lo farebbe cadere. Se ho detto qualche cosa che la storia dimostri in contrario, mi si faccia conoscere con la storia, e senza esitare un momento, farò onorevole ammenda: ma siate pazienti e vedrete che non ho detto tutto ciò che io voleva e doveva: quando anche il rogo mi attendesse sulla piazza di S. Pietro, io non debbo tacere e mi è obbligo continuare. 
Monsignor Dupanloup, nelle sue celebri Osservazioni su questo concilio del Vaticano, ha detto e con ragione, che se noi dichiariamo Pio IX infallibile, siamo per necessaria e naturale logica obbligati a ritenere infallibili tutti i suoi antecessori. Or bene! Venerabili fratelli, ecco la storia che alza la sua voce autorevole, per assicurarvi che alcuni papi hanno errato: avete un bel protestare, un negare, io vi dirò con quella: 


Papa Vittore (192) approvò il montanismo, poi lo condannò. 

Marcellino(296, 303) fu idolatra, entrò nel tempio di Vesta e offrì incensi alla dea. Voi direte fu un atto di debolezza: ma io risponderò: un Vicario di Gesù Cristo muore ma non diviene apostata. 

Liberio (358) consentì alla condanna di Anatasio e fece professione di Arianismo, per esser richiamato dall’esilio e reintegrato nel suo seggio. 

Onorio (625) aderì al monotelismo: il padre Gratry lo ha alla evidenza dimostrato. 

Gregorio I (578-90) chiama anticristo colui, che prende il nome di Vescovo universale, e al contrario Bonifazio III. (607-8) si fa conferire questo titolo dal parricida imperatore Foca. 

Pasquale II. (1088-1099) ed Eugenio III. (1145 - 1153) autorizzano il duello: Giulio II. (1509) e Pio IV. (1560) lo proibiscono. 

Eugenio IV. (1431-39) approva il Concilio di Basilea e la restituzione del calice alle chiese di Boemia: Pio II. (1658) revoca la concessione. 

Adriano II. (867-872) dichiara valido il matrimonio civile, Pio VII. (1800-23) lo condanna. Sisto V. (1585-1590) pubblica un edizione della Bibbia e ne raccomanda la lettura con una Bolla: Pio VII ne condanna la lettura. 

Clemente XIV (1700-21) abolisce l’Ordine dei Gesuiti, permesso da Paolo III: Pio VII. lo ristabilisce. 

Ma perché cercare delle prove così remote? Il nostro santo padre Pio IX, qui presente, nella sua bolla che dà le norme per il concilio, nel caso in cui egli morisse, mentre è aperto, non ha revocato tutto quello che in passato gli sarebbe cotrario, anche quando provenisse da decisioni de’ suoi predecessori? E certamente se Pio IX ha parlato ex cathedra, non è quando dal fondo del suo sepolcro impone le sue volontà ai sovrani della Chiesa. 


Non terminerei più, Venerabili fratelli, se ponessi davanti ai vostri occhi le contradizioni dei papi nei loro insegnamenti. Se voi dunque proclamate la infallibilità del papa attuale, bisognerà forzatamente, o che voi proviate ciò che è impossibile, che i papi non si sono contradetti, oppure che dichiariate che lo Spirito Santo vi ha rivelato che la infallibilità papale non data che dal 1870. Avrete voi tanto ardimento? 
I popoli passeranno indifferenti forse accanto a questioni teologiche, delle quali non intendono e non sentono la importanza: ma per quanto sieno indifferenti ai principii, non lo sono punto pei fatti. Ora non v’illudete! se decretate il dogma della infallibilità papale, i protestanti, nostri avversari, monteranno sulla breccia tanto più arditi, in quanto che avranno contro di noi e in loro favore, la storia, mentre noi non avremo contro loro, che le nostre negative. Che cosa diremo loro quando faranno marciare davanti al pubblico i vescovi di Roma da Luca a sua santità Pio Nono? 
Ah! se tutti fossero stati come Pio IX, noi trionferemmo su tutta la linea; ma ohimè! non è così..- Grida: silenzio, silenzio! basta, basta! 
Non gridate, Monsignori! Temere la storia è darsi per vinti: e d’altronde, se faceste passare sopra di lei le acque del Tevere, non ne cancellereste una pagina. Lasciatemi parlare e sarò breve, per quanto il comporta questo importante subietto. 


Il papa Vigilio (538) comprò il papato da Belisario, luogotenente dell’imperatore Giustiniano: è vero che, rompendo la promessa, pagò nulla. 


È egli canonico questo mezzo di cingere la tiara? Il secondo Concilio di Calcedonia l’aveva formalmente condannato. In uno dei suoi canoni si legge "che il vescovo, il quale ottiene il vescovato per danari, lo perda e sia degradato". 

Il papa Eugenio IV. (1145) imitò Vigilio. San Bernardo, fulgida stella del suo secolo, rimproverò il papa dicendogli: "Potresti indicarmi alcuno in questa gran città di Roma, che ti abbia ricevuto per papa, senza che abbia ricevuto oro od argento?" 

Un papa, Venerabili fratelli, che erige banco alle porte del tempio, sarà egli inspirato dallo Spirito Santo? Avrà diritto d’insegnare infallibilmente alla Chiesa? 

Conoscete pur troppo la storia di Formoso, perchè io la renda più grave. Stefano XI. fece disseppellire il suo corpo, vestirlo di abiti pontificali, e tagliategli le dita, con le quali dava la benedizione lo fece gettare nel Tevere, e lo dichiarò spergiuro e illegittimo. Egli poi fu dal popolo imprigionato, avvelenato e strangolato: ma vedete il giusto rimetter delle cose: Romano successore di Stefano e dopo lui, Giovanni X, riabilitarono la memoria di Formoso. 
Ma direte, queste son favole, non storia. Favole! andate Monsignori, andate alla biblioteca vaticana, e leggete il Platina, lo storico del papato e gli annali del Baronio (anno 897). 
Vi sono dei fatti che vorremmo cancellare, per l’onore della santa Sede; ma quando si tratta di definire un domma, che può provocare un gran scisma in mezzo di noi, l’amore che portiamo alla nostra venerabile madre Chiesa cattolica, apostolica e romana, c’impone silenzio – Aggiungo. 
Il dotto Cardinale Baronio, parlando della corte papale, dice (prestate attenzione Venerabili fratelli, a queste parole) "Qual era in quel tempo la faccia della Chiesa romana, e come obbrobriosa, non dominando a Roma che onnipossenti cortigiane? Esse erano quelle che davano, permutavano, toglievano vescovati, e orribil cosa a credersi, i loro amanti, i falsi papi, venivan posti sul trono di san Pietro. (Baronio anno 912)." 
Quelli erano falsi papi, non veri, si replica: e sia pure: ma in tal caso, Venerabili fratelli, se per cinquanta anni la sede di Roma non è stata occupata che da antipapi, come troverete voi il filo della successione pontificale? 
La chiesa ha ella potuto fare a meno per un secolo e mezzo del suo capo, e trovarsi acefala? Vedete! La maggior parte di questi antipapi figurano nell’albero genealogico del papato, e certamente bisognava bene che fossero tali, quali Baronio li dipinge, perchè Genebrardo, il grande adulatore dei papi, abbia osato dire nelle sue cronache (anno 901). "Questo secolo è sventurato, imperocchè per 150 anni circa, i papi sono del tutto decaduti dalle virtù dei loro antecessori, essendo piuttosto apostati, che apostolici." 
Capisco come l’illustre Baronio abbia dovuto, narrando questi fatti dei vescovi di Roma, sentirsi arrossire il volto. Parlando di Giovanni XI. (931), bastardo di papa Sergio e di Marozia, quegli scriveva queste parole nei suoi annali. "La santa Chiesa, cioè la romana, ha dovuto vilmente esser calpestata da un tal mostro". Giovanni XII (946) eletto papa a 18 anni per influenza di cortigiane, non era punto meglio del suo antecessore. 
Deploro, Venerabili fratelli, di agitare tanto laidume: mi taccio di Alessandro VI., padre e amante di Lucrezia: trasvolo su Giovanni XXII. (1316), che negava l’immortalità dell’anima e fu deposto dal santo concilio ecumenico di Costanza. 
Alcuni asseriscono che questo concilio non fosse che un concilio particolare. E sia pure: ma se gli ricusate ogni autorità, per essere logicamente conseguenti, bisogna tenere per illegale la nomina di Martino V. (1417). Che cosa avverrà allora della successione papale? Potrete voi trovarne il bandolo? 
Non parlo degli scismi che hanno disonorato la chiesa. In codesti sventurati giorni, la sede di Roma era occupata da due, e qualche volta da tre competitori: quale di questi era il vero papa? 
Riassumendomi dico, se voi decretate la infallibilità dell’attuale vescovo di Roma, vi abbisognerà stabilire la infallibilità di tutti i precedenti, senza escluderne alcuno: ma lo potrete voi, quando la storia è là, che stabilisce con chiarezza eguale a quella del sole, che i papi hanno errato nei loro insegnamenti? Lo potrete voi, sostenendo che dei papi avari, incestuosi, omicidi, simoniaci sono stati vicari di Gesù Cristo? Oh! Venerabili fratelli, sostenere tale enormità, sarebbe tradire Cristo peggio di Giuda: sarebbe gettargli del fango nel volto. (Grida: Giù dal pulpito! zitto, silenzio l’eretico!) 
Venerabili fratelli, voi gridate: ma non sarebbe cosa più dignitosa pesare le mie ragioni e le mie prove sulla bilancia del santuario? Credetemi, la storia non si rifà: ella è là e lo sarà in eterno per protestare energicamente contro il domma della infallibilità papale. Voi lo ploclamerete all’unanimità, ma meno un voto, il mio! 
I veri fedeli, Monsignori, hanno gli occhi su noi, attendono da noi il rimedio agl’innumerevoli mali che disonorano la Chiesa: gl’inganneremo nelle loro speranze? Qual non sarebbe innanzi a Dio la nostra responsabilità, se ci lasciassimo fuggire questa solenne occasione che Dio ci ha data, per render salda la vera fede? 
Afferriamola, fratelli; armiamoci di un santo coraggio; facciamo un violento e generoso sforzo; torniamo agl’insegnamenti apostolici: imperocchè, fuori di questi, non abbiamo che errori, tenebre e false tradizioni. 
Valghiamoci della nostra ragione e della nostra intelligenza, per avere gli apostoli e profeti a nostri soli maestri infallibili, intorno alla domanda per eccellenza "che mi convien fare per essere salvato?" Ciò deciso, noi avremo posta la base della nostra dommatica. 
Fermi ed immobili sulla roccia stabile e incrollabile della Santa Scrittura, divinamente inspirata, fiduciosi andremo innanzi al secolo, e come l’apostolo Paolo, in presenza dei liberi pensatori, non vorremo saper altro che G. Cristo, e Gesù Cristo crocifisso: lo conquisteremo con la predicazione della follìa della croce, come Paolo conquistò i retori di Grecia e di Roma, e la Chiesa romana avrà il suo glorioso 89. – (Grida clamorose – Abbasso, fuori il protestante, il calvinista, il traditore della chiesa!) 


Le vostre grida, Monsignori, non mi spaventano: se il mio dire è caldo, la testa è fredda: io non sono nè di Lutero nè di Calvino, nè di Paolo, nè di Apollo, ma di Cristo. – (Nuove grida – Anatema, Anatema all’apostata!) 

Anatema! Monsignori, Anatema! voi sapete bene che non protestate contro di me, ma contro i santi apostoli, sotto la cui protezione vorrei che questo concilio ponesse la Chiesa. Ah! se coperti dei loro sudarii, uscissero dalle loro tombe, vi parlerebbero essi un linguaggio differente dal mio? 
Che cosa direste loro, quando coi loro scritti vi dicessero che il papato ha deviato dal Vangelo del figlio di Dio, che essi con tanto coraggio hanno predicato e confermato col loro generoso sangue? Ardireste dir loro: Noi preferiamo ai vostri insegnamenti quelli dei nostri papi, dei nostri Bellarmino, e Ignazio di Loiola? Nò, nò, mille volte nò, a meno che non abbiate chiuse le orecchie per non udire, gli occhi bendati per non vedere, la intelligenza ottusa per non intendere. 
Ah! se colui che regna nei cieli vuole aggravare su noi la sua mano, siccome fece su Faraone, non ha bisogno di permettere ai soldati di Garibaldi di scacciarci dalla città eterna, non ha che lasciar fare di Pio IX un Dio, come abbiamo fatto della Beata Vergine una dea. 
Fermatevi fermatevi, Venerabili fratelli, sul pendio odioso e ridicolo, su cui vi siete posti. Salvate la Chiesa dal naufragio che la minaccia, domandando alle sole sante scritture la regola di fede, che dobbiamo credere e professare. Ho detto. Dio mi aiuti! 


Queste ultime parole furono ricevute con i più plateali segni di disapprovazione. Tutti i padri si alzarono; molti uscirono dalla sala; buon numero di Italiani, Americani, Tedeschi, e un piccol drappello di Francesi ed Inglesi circondarono il coraggioso oratore, gli strinsero fraternamente la mano, e gli mostrarono esser concordi nel suo modo di pensare. 

Questo discorso nel secolo XVI avrebbe procurato al coraggioso vescovo la gloria di morire sul rogo: nel secolo attuale, provoca lo sdegno di Pio IX e di tutti coloro che vogliono abusare della ignoranza dei popoli. 

Poveri ciechi! "Cadranno nella fossa ch’eglino stessi hanno fatta" Salmo VII 15. 
vescovo Georg Joseph ( o Juraj Josip ) Strossmayer 
vescovo di Ðakovo (Croazia) 



Josip Juraj Strossmayer (Osijek, 4 febbraio 1815 – Đakovo, 8 maggio 1905) è stato un vescovo cattolico croato. 
Strossmayer fu eletto vescovo di Ðakovo l'8 novembre 1849 e conservò la stessa cattedra episcopale fino alla morte. Fu un vescovo mecenate e la sua attività di promozione culturale segnò il risveglio della cultura croata nell’Ottocento. Diede vita assieme a Rački e a Jagić ad alcune delle più importanti istituzioni culturali croate: l’Accademia jugoslava (1867) a Zagabria, l’università di Zagabria (1874) e la Galleria delle belle arti (1884). Amico di Mihajlo Obrenović, sotto il suo auspicio vennero rafforzate alcune istituzioni culturali preesistenti. Incentivò la nascita di giornali e di riviste letterarie e scientifiche. 
Grazie al suo supporto Dimitr Miladinov pubblicò a Zagabria nel 1861 i "Canti popolari bulgari raccolti dai fratelli Miladinov Dimitr e Konstantin ed editi da Konstantin"; grazie a lui emerse anche la giovane Maria Jurić Zagorka poi scrittrice croata di successo del primo Novecento. 
Al Concilio Vaticano I si mantenne su posizioni antiinfallibiliste.