giovedì 30 gennaio 2014

L'Abbigliamento del Clero: fondamenti e prassi





Il canone 27 del 6° Concilio Ecumenico afferma: <<Nessuno dei membri del clero dovrebbe vestirsi in modo inappropriato, né quando è in città, né quando è in viaggio. Ciascuno dovrebbe usare l'abbigliamento prescritto per i membri del clero. Se qualcuno infrange questa regola, che sia sospeso dal servizio per una settimana.>>

Il grande interprete dei Canoni della Chiesa, Balsamone, nella sua interpretazione del canone 14 del Consiglio Ecumenico 7, che parla della ordinazione dei lettori, osserva: "Colui che ha indossato l’abito nero con lo scopo di entrare a far parte del clero, non può smettere di portarlo, perché ha dichiarato la sua intenzione di servire Dio e quindi non può rompere la sua promessa a Dio e ridicolizzare questa immagine sacra, come fanno gli altri schernitori".
Se indossare di continuo un "abito nero" è previsto per il primo grado dell'Ordine, il lettore, tanto più lo sarà per quelli che sono pienamente nel sacerdozio.
 Nella procedura di domande prima dell'ordinazione, il candidato al sacerdozio, alla presenza del suo padre spirituale, fa la seguente promessa: "Prometto di indossare l'abbigliamento adeguato al mio rango sacerdotale, di non tagliarmi i capelli, né la barba... perché con un comportamento così disdicevole rischierei di sminuire il mio grado e di tentare i credenti" (promessa numero 5).
È importante notare che, a conferma della sua promessa, il candidato bacia il ​​vangelo e la croce e mette la sua firma.

Purtroppo oggi vediamo sempre più sacerdoti che fuori dall'officiatura non indossano il loro abito. Questa è una grande mancanza. L'abito sacerdotale non è la camicia nera col collare bianco, quello è un indumento da pastore protestante. L'abito sacerdotale è la lunga tonaca, generalmente nera, con il copricapo adatto al proprio ordine: sacerdotale o monastico. I sacerdoti sposati dovrebbero indossare la talare bianca. 
Spesso si è tacciati di bigottismo se si ha una particolare premura e venerazione per l'abito sacerdotale, e ciò scoraggia i servi della Chiesa nel portarsi in modo consono alla propria condizione, e lancio quest'appello contro il malcostume. L'ordinato che non porta l'abito disonora la propria condizione e commette abuso verso il proprio carisma. L'abito è una missione di per sé: essere sempre riconoscibili in ogni momento. Di questi tempi, abbiamo bisogno di sacerdoti che si comportano da tali anche fuori dall'iconostasi.

Nella foto: seminaristi al seminario russo a Parigi - Patriarcato di Mosca. Séminaire orthodoxe russe en France (SORF) Русская семинария во Франции











Preghiera per chi si accinge ad un viaggio

PREGHIERA PER CHI SI ACCINGE A UN VIAGGIO



Preghiere iniziali:
Sacerdote: Benedetto il nostro Dio, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Lettore: Amen.
Gloria a te, Dio nostro, gloria a te.
Re celeste, Consolatore, / Spirito della verità, / che sei ovunque presente e tutto ricolmi, / scrigno dei beni e dispensatore di vita, / vieni, e dimora in noi, / e purificaci da ogni macchia, / e salva, o Buono, le nostre anime.
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale: abbi misericordia di noi. (3)
Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito, e ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Tuttasanta Trinità, abbi misericordia di noi; Signore, cancella i nostri peccati; Sovrano, perdona le nostre iniquità; Santo, visita e guarisci le nostre infermità a causa del tuo nome.
Kyrie elèison. (3)
Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito, e ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Padre nostro, che sei nei cieli, / sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, / sia fatta la tua volontà, come in cielo, così sulla terra; / dacci oggi il nostro pane quotidiano; / e rimetti a noi i nostri debiti / come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori; / e non indurci in tentazione, / ma liberaci dal maligno.
Sacerdote: Poiché tuo è il regno, e la potenza, e la gloria: del Padre, e del Figlio, e del santo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Lettore: Amen. Kyrie elèison.(12)
Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito, e ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Venite, adoriamo il re, nostro Dio, e prosterniamoci a lui.
Venite, adoriamo Cristo, il re e nostro Dio, e prosterniamoci a lui.
Venite, adoriamo Cristo stesso, il re e nostro Dio, e prosterniamoci a lui.
S.. Preghiamo il Signore!
C. Signore, abbi pietà.
S. Tu che sei, o Cristo, la via e la verità, manda quest'oggi il tuo Angelo, come un tempo lo inviasti a Tobia per accompagnare il tuo servo (nome…..), affinché lo preservi da disgrazie e lo conservi sano per la tua gloria. Concedilo, come solo amante degli uomini, per l'intercessione della Tuttasanta Madre di Dio.
Signore, tu che hai accompagnato Luca e Cleofa nel loro cammino verso Emmaus, accompagna oggi questo tuo servo in partenza, liberalo da ogni pericolosa circostanza, perché tu puoi fare tutto quello che vuoi, poiché sei buono e amante degli uomini.
+ Poichè a te appartiene il regno, la potenza e la gloria; Padre, Figlio e Santo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli.
C. Amen




Ortodossia Occidentale - Piccolo Officio a S. Benedetto da Norcia

Piccolo Ufficio a San Benedetto da Norcia



Si inizia subito con l'antifona.

1 Ant. Ecco, il servo di Dio Benedetto lasciò il mondo e seguì il Signore.

Salmo 15 - L'ospite del Signore.Salmo Di Davide.
Signore, chi abiterà nella tua tenda?
Chi dimorerà sul tuo santo monte?
Colui che cammina senza colpa,
agisce con giustizia e parla lealmente,
non dice calunnia con la lingua,
non fa' danno al suo prossimo
e non lancia insulto al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.
Anche se giura a suo danno, non cambia;
presta denaro senza fare usura,
e non accetta doni contro l'innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.
Gloria al Padre ...

1 Ant. Ecco, il servo di Dio Benedetto lasciò il mondo e seguì il Signore.
2 Ant. Fratello Mauro, corri, fa' presto, perché il fanciullo Placido è caduto nel fiume.

Salmi 25 - Liturgia di ingresso al santuarioDi Davide. Salmo.
Del Signore è la terra e quanto contiene,
l'universo e i suoi abitanti.
E' lui che l'ha fondata sui mari,
e sui fiumi l'ha stabilita.
Chi salirà il monte del Signore,
chi starà nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non pronunzia menzogna,
chi non giura a danno del suo prossimo.
Otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e potente,
il Signore potente in battaglia.
Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
Gloria al Padre ...

2 Ant. Fratello Mauro, corri, fa' presto, perché il fanciullo Placido è caduto nel fiume.
3 Ant. Tanta grazia gli aveva infusa la virtù divina che potè contemplare tutto il mondo racchiuso in un sol raggio di sole.

Salmo 34 - Lode alla giustizia divinaDi Davide, quando si finse pazzo in presenza di Abimelech e, da lui scacciato, se ne andò.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.
Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.
L'angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono e li salva.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia.
Temete il Signore, suoi santi,
nulla manca a coloro che lo temono.
I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.
Venite, figli, ascoltatemi;
v'insegnerò il timore del Signore.
C'è qualcuno che desidera la vita
e brama lunghi giorni per gustare il bene?
Preserva la lingua dal male,
le labbra da parole bugiarde.
Sta' lontano dal male e fa' il bene,
cerca la pace e perseguila.
Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per cancellarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li salva da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,
egli salva gli spiriti affranti.
Molte sono le sventure del giusto,
ma lo libera da tutte il Signore.
Preserva tutte le sue ossa,
neppure uno sarà spezzato.
La malizia uccide l'empio
e chi odia il giusto sarà punito.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi,
chi in lui si rifugia non sarà condannato.
Gloria al Padre ...

3 Ant. Tanta grazia gli aveva infusa la virtù divina che potè contemplare tutto il mondo racchiuso in un sol raggio di sole.V. Si allontanò scientemente ignaro
R. E sapientemente indotto
Padre nostro (in silenzio)V. E non c'indurre in tentazione.
R. Ma liberaci dal male.

Dai lacci dei nostri peccati ci sciolga l'onnipotente e misericordioso Iddio.

R. Così sia.

V. Fa', o Signore, che io sia benedetto.
Il beato Benedetto, confessore di Cristo, preghi per i nostri peccati.
Lezione IVi fu un uomo, venerabile per santità di vita, Benedetto di nome e benedetto per grazia. Fin dalla sua fanciullezza, chiudendo già in petto un cuore maturo, e superando l'età con il suo vivere morigerato, non si lasciò trascorrere mai alla sensualità.
E tu, Signore, abbi pietà di noi.R. Il servo del Signore Benedetto, abbandonati gli studi letterari, deciso di rifugiarsi in luoghi deserti, fu seguito dalla sola nutrice, che lo amava assai.
V. Si allontanò pertanto studiatamente ignorante, e sapientemente indotto.
Fu seguito dalla sola nutrice, che lo amava assai.
Lezione IINoi che da diverse parti del mondo ci siamo affrettati a seguire quale nostro maestro il beatissimo Benedetto, impariamo a disprezzare ciò che egli diprezzò, impariamo ad amare ciò che egli amò; così che, se vogliamo seguirlo poi nella gloria, seguiamolo ora calcando le sue orme.
E tu, Signore, abbi pietà di noi.R. Il servo di Dio Benedetto preferendo di più il disprezzo del mondo che le sue lodi, le fatiche per Dio che gli allettamenti degli onori mondani,
V. Fuggendo di nascosto la sua nutrice si rifugiò in luogo assai deserto.
Le fatiche per Dio che gli allettamenti degli onori mondani.
Lezione III
Sorvegliamo perciò diligentemente la nostra vita, allontaniamo da noi ogni colpa ed ogni malignità. Siamo miti, casti ed umili, coltiviamo la pace e la carità, aderiamo ai precetti di questo padre, seguiamo i suoi passi, per conseguire insieme con lui i gaudi eterni.
E tu, Signore, abbi pietà di noi.R. Nella tranquillità dell'ora notturna il beato Benedetto vide una luce diffusa che squarciava le tenebre della notte: e che risplendeva con tanto chiarore da superare la luminosità del giorno.
V. Come egli stesso narrava ai suoi discepoli, tutto il mondo, racchiuso in un sol raggio di sole, gli si svelò agli occhi della mente.
E che risplendeva con tanto chiarore.
Gloria al Padre ...
Da superare la luminosità del giorno.
Inno
A te s'addice la lode, a te si conviene inneggiare: gloria a te Dio Padre, Figlio, e Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Così sia.
Preghiamo.Facci essere, o Signore, te ne preghiamo, imitatori qui sulla terra del beatissimo Padre nostro Benedetto, per essere in cielo partecipi della sua gloria. Per Gesù Cristo Signor nostro.R. Così sia.
V. Il Signore sia con voi.
R. Ed anche con te.
V. Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.
V. Le anime dei fedeli, per la misericordia di Dio riposino in pace.
R. Così sia

martedì 21 gennaio 2014

Che cos'è il Typikon?

Spesso sentiamo sempre nominare questo "Typikon" ma non sappiamo cosa sia, o ne abbiamo una vaga idea. "Il typikon dice che...". Cerchiamo di fare una breve panoramica. Typikon è una parola greca che, come si intuisce, significa "usuale", "tipico". Esso è un documento contenente l'essenza stessa della Chiesa che lo adotta. Ogni Chiesa ortodossa Autocefala dovrebbe averne uno proprio, differente dagli altri, ma generalmente non si discostano poi molto molto dai due di riferimento, ossia quello slavo e quello costantinopolitano, del quale il primo è una emanazione. Vi sono due tipologie di Typika: quello comunitario e quello liturgico. Il primo, detto anche "di fondazione" (Tupikon kthtorikon)  contiene le regole della Comunità a livello funzionale, estetico e organizzativo - esempi: stile di paramenti, forma delle chiese, gradi della gerarchia ecclesiastica, tipologia di elezione del Patriarca o del Primate, etc. - mentre il Typikon liturgico cura la forma della liturgia, l'innografia, caratteristiche dell'officiatura, usi ecclesiali locali e tutto ciò che ruota attorno al compendio liturgico di quella specifica realtà ecclesiale. 

Si capisce quindi come il Typikon sia l'espressione più piena di una specifica comunità ecclesiale, ed è il suo carattere locale a renderlo vivo: una religiosità di importazione o statica non produrrà mai nessun Typikon. 
Il  Typikon più antico che ci è giunto è quello della prassi dei monaci Studiti nella Palestina del V secolo; Quello in uso nella Chiesa di Costantinopoli e nelle sue emanazioni corrisponde a quello "Della Grande Chiesa" (ossia prodotto per Santa Sofia nel 950 ) e il Typikon detto "Slavo" è del IX secolo, adottato da Mosca e da tutte le chiese slave. Un quarto Typikon, detto "Latino" o "Romano",  anche se teoricamente canonico, non è in uso da quando la Chiesa di Roma non è in comunione con gli altri patriarcati.

Da:  The Typikon Decoded, dell'Archimandrita Job Getcha, St. Vladimir Seminary Press

lunedì 20 gennaio 2014

L'acqua santa della Teofania

di San Giovanni Maximovitch 
Ogni anno per la Teofania, il giorno del Battesimo del Signore avviene un grande miracolo: lSpirito Santo, che scende sull’ acqua, ne cambia le sue proprietà naturali. Essa diventa incorrotta, non si rovina, rimane trasparente e fresca per molti anni. Quest’acqua santa possiede la grazia di guarire le malattie, di scacciare i demoni e ogni potenza maligna, di custodire le persone e le loro abitazioni da ogni pericolo, di santificare vari oggetti sia per la chiesa che per uso domestico. 


Ecco perché  i cristiani ortodossi bevono con riverenza quest’acqua benedetta


Bisogna sempre avere in casa dell’acqua della Teofania, in quantità sufficiente per durare tutto l’anno e usarla per diverse esigenze: in caso di malattia, prima di partire per un viaggio, ogni volta che uno è sconvolto, gli studenti possono anche berla prima degli esami.
Le persone che bevono un poco di Acqua Santa quotidianamente prima di mangiare qualsiasi tipo di cibo fanno bene. Quest’acqua rafforza la nostra anima se la beviamo con preghiera e riverenza, senza aspettarsi un risultato meccanico dalla sua assunzione. 


Ogni sacerdote dovrebbe prendersi cura di benedire per la Santa Teofania una quantità di acqua sufficiente per la sua chiesa, in modo che quest’acqua sia a disposizione durante tutto l’anno per ogni esigenza di coloro che la chiedono. Similmente i fedeli dovranno aver cura di dotarsi dell’acqua santa in occasione della Teofania per tutto l’anno o anche di più.
Fonte: Mystagogy
traduzione del sito "Φῶς Ἱλαρόν

domenica 19 gennaio 2014

Tipico per la Santa Teofania (6 / 19 gennaio) nella Divina Liturgia di S. Giovanni Crisostomo

Tipico per la SANTA TEOFANIA 6 / 19 gennaio
Domenica 30° dopo Pentecoste.  (+)  Santa Teofania.  Il Battesimo del nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo
L’ufficiatura con veglia del Battesimo del Signore (Teofania) è celebrato dal Meneo.  L’ufficiatura della risurrezione della domenica è omessa.  
Alle ore:
 “Gloria” – tropario della festa, tono 1° (Ant I p. 1271).  
Il condacio: della festa, tono 4° (Ant I p. 1277).
Alla Liturgia di San Basilio Magno: 
Nota:  “In questo giorno si celebra la Liturgia presto la mattina, a causa della fatica della veglia” (Tipico, 6 gennaio).
Alla Liturgia:  le antifone festive.
antifona 1, salmo 113, tono 1
Versetto 1: Nell’esodo di Israele dall’Egitto, della casa di Giacobbe da un popolo barbaro.
  Per le preghiere della Madre di Dio, Salvatore, salvaci.
Versetto 2:  La Giudea divenne il suo santuario, Israele il suo dominio.
Per le preghiere della Madre di Dio, Salvatore, salvaci.
Versetto 3:  Il mare vide e fuggì, il Giordano si volse indietro.
Per le preghiere della Madre di Dio, Salvatore, salvaci.
Versetto 4:  Che hai, o mare che sei fuggito e tu Giordano che ti sei volto indietro?
Per le preghiere della Madre di Dio, Salvatore, salvaci.
Poi, ambedue i cori:  Gloria, e ora:
Per le preghiere della Madre di Dio, Salvatore, salvaci.
Antifona 2, salmo 114, tono 2:
      Versetto 1:  Ho amato il Signore perché ascolta la voce della mia supplica.
Salva, o Figlio di Dio, battezzato nel Giordano, noi che ti cantiamo:  alleluia.
Versetto 2:  Perché ha chinato verso di me il suo orecchio e nei miei giorni lo invocherò.
Salva, o Figlio di Dio, battezzato nel Giordano, noi che ti cantiamo:  alleluia.
Versetto 3:  Mi hanno stretto doglie di morte, pericoli d’inferno mi hanno colto: tribolazione e dolore ho trovato e ho invocato il nome del Signore.
Salva, o Figlio di Dio, battezzato nel Giordano, noi che ti cantiamo:  alleluia.
Versetto 4:  Il Signore è misericordioso e giusto: il nostro Dio è misericordioso.
Salva, o Figlio di Dio, battezzato nel Giordano, noi che ti cantiamo:  alleluia.
Poi, ambedue i cori insieme:  Gloria, e ora.  Figlio unigenito e Verbo di Dio….
Antifona 3, salmo 117, tono 1:

     Versetto 1:  Lodate il Signore perché è buono, perché in eterno è la sua misericordia.
      Tropario, tono 1:  Al tuo battesimo nel Giordano, Signore,* si è manifestata l’adorazione della Trinità:* la voce del Padre ti rendeva infatti testimonianza,* chiamandoti:  ‘Figlio diletto’,* e lo Spirito in forma di colomba* confermava la verità di questa parola.* O Cristo Dio che ti sei manifestato** e hai illuminato il mondo, gloria a te.
      Versetto 2:  Lo dica la casa di Israele che è buono, che in eterno è la sua misericordia.
      Tropario:  Al tuo battesimo nel Giordano, Signore,* ….
Versetto 3:  Lo dica la casa di Aronne che è buono, che in eterno è la sua misericordia.
Tropario:  Al tuo battesimo nel Giordano, Signore,* ….
Versetto 4:  Lo dicano quanti temono il Signore che è buono, che in eterno è la sua misericordia.
Tropario:  Al tuo battesimo nel Giordano, Signore,* ….
Introito:  Benedetto è colui che viene nel nome del Signore, vi abbiamo benedetti dalla casa del Signore.  Il Signore è Dio e si è manifestato a noi.
Nota:  Prima di esclamare il versetto dell’introito, conviene dire:  “Sapienza, in piedi”.  
Nota:  Il versetto dell’introito alla Liturgia, secondo il Tipico, deve essere cantato, ma abitualmente è annunciato dal diacono.  L’introito è una particolarità delle feste del Signore delle 12, come anche le ufficiature di Pasqua, della Settimana luminosa, dell’Incontro del Signore e di Lunedì del Santo Spirito.  Alla Liturgia in questi giorni, prima di annunciare l’introito, conviene pronunziare “Sapienza, in piedi”, come si fa prima del canto di “Venite, adoriamo…” (cf. Tipico, cap. 50°:  “Nella santa e grande Domenica di Pasqua…”, “Ordine della Liturgia…”;  “Giovedì della 6° settimana…  Ascensione del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo”;  Triodio Fiorito, “Nella santa e grande Domenica di Pasqua…”, “Ordine della Liturgia…”) 
       E subito il coro:  Al tuo battesimo nel Giordano, Signore,* ….
“Gloria – e ora” – condacio, tono 4° (Ant I p. 1277).

Invece del Trisagio – “Voi tutti che siete stati battezzati in Cristo,* avete rivestito Cristo, alleluia.”

Prochimeno, apostolo, alleluia, vangelo e versetto della comunione – della festa

Prochimeno tono 4°:  Benedetto è colui che viene nel nome del Signore.*  Il Signore è Dio e si è manifestato a noi.
Versetto:  Lodate il Signore perché è buono, perché in eterno è la sua misericordia.

Apostolo:  Tito § 302 (2:11-14;  3:4-7).

Alleluia, tono 1°:  Offrite al Signore, figli di Dio, offrite al Signore giovani pecore.  
Versetto:  La voce del Signore sulle acque, il Dio della gloria ha tuonato, il Signore su acque molte.

Vangelo:  Mt 3:13-17

Invece di: “È veramente giusto…”, cantiamo, e così fino alla chiusura della festa:  Magnifica, anima mia,* colei che è più venerabile e gloriosa delle superne schiere,* la purissima vergine, Madre di Dio.
E l’irmo (tono 2°):  Nessuna lingua sa come degnamente esaltarti,* è preso da vertigine, o Madre di Dio,* anche l’intelletto celeste nel cantarti.* Ma tu che sei buona, accetta la fede,* ben conoscendo l’amore che Dio ci ispira per te:* perché tu sei l’avvocata dei cristiano,** e noi ti magnifichiamo.

Comunione – della festa.
La grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini. Alleluia (tre volte).

Dopo la preghiera dietro all’ambone, secondo l’uso – grande santificazione dell’acqua (come la veglia).
Nota:  La grande santificazione dell’acqua comincia dopo la preghiera dietro l’ambone con il canto dei tropari, tono 8°:  “La voce del Signore…” ecc.  Dopo la fine dell’ordine della santificazione dell’acqua, al canto su “Gloria, e ora” della stichira festiva, tono 6°:  “Cantiamo, fedeli…”, i celebranti tornano all’altare e segue la conclusione della Liturgia come di solito:  “Sia benedetto il nome del Signore…” (tre volte), salmo 33 e il congedo.

Ordine della grande benedizione dell’acqua

Dopo la preghiera dietro all’ambone, usciamo subito tutti al sacro fonte nel nartece, oppure alla sorgente, per le porte regali.  L’igùmeno, oppure il sacerdote più anziano, porta sulla sua testa la venerabile croce, preceduto dai ceriferi e i diaconi con incensieri.  Egli depone la venerabile croce su una tavola decorosamente ornata, ov’è pure l’acqua preparata in un vaso, con candele poste attorno, e si distribuiscono le candele ai fratelli.  Il rettore incensa intorno alla tavola, poi le icone e quella della festa sul leggio, i sacerdoti e i cori secondo l’ordine, preceduto dal diacono con la candela, mentre i coristi cantano questi tropari.  Tono 8°:

La voce del Signore grida sulle acque, dicendo:* venite, ricevete tutti lo spirito della sapienza,* lo spirito della ragione, lo spirito del timore di Dio,** il Cristo apparso.  Tre volte.

Oggi si santifica la natura delle acque,* e il Giordano si divide,* e manda indietro i flutti delle sue acque,** vedendo il Sovrano battezzato.  Due volte.

Come un uomo sei venuto al fiume, Cristo Re,* e ti affretti a ricevere il battesimo di uno servo, o buono,* dalla mano del Precursore,** per i nostri peccati, o amico degli uomini.  Due volte. 

Gloria, e ora, stesso tono:

Alla voce gridando nel deserto:* Preparate la via del Signore,* sei venuto Signore,* prendendo l’aspetto di un servo,* chiedendo il battesimo, pur non conoscendo il peccato;*  le acque ti vedevano e temevano.*  Il Precursore era tremante e gridò, dicendo:* Come può il lampadario illuminare la luce,* come può il servo porre la mano sul Sovrano?* Santifica me e le acque, Salvatore,** che togli il peccato del mondo.

Lettura dalla profezia di Isaia.
[capitolo 35] Così dice il Signore:  si rallegri il deserto assetato, si rallegri il deserto e fiorisca come il giglio;  fiorisca abbondantemente e tutto si rallegri.  I luoghi deserti del Giordano gioiscano, e la gloria del Libano le sia data e l’onore del Carmelo, e le mie genti vedano la gloria del Signore e l’altezza di Dio.  Fortificatevi, mani infiacchite, e siate confortate, ginocchia infiacchite!  E dite ai timorosi di mente:  fortificatevi e non temete!  Ecco il nostro Dio darà il giudizio, egli verrà e ci salverà.  Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e ascolteranno le orecchie dei sordi;  allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua dei balbuzienti sarà chiara,  perché è sgorgata l’acqua nel deserto e un canale nella terra assetata. Il luogo senza acqua diventerà palude e ci sarà una sorgente di acqua nella terra assetata;  lì vi sarà la letizia degli uccelli, un luogo di abitazione per gli uccelli del paradiso, canne e palude.  Là vi sarà una strada pura, e sarà chiamata "la via santa", nessun impuro vi passerà, né vi sarà una via impura; infatti, i dispersi cammineranno per essa e non si smarriranno.  Non vi sarà il leone, né alcuna bestia feroce vi entrerà, né vi ritornerà, ma vi cammineranno i liberati e i radunati dal Signore. Torneranno e verranno a Sion con esultanza e gioia, ed eterna esultanza sarà sopra il loro capo; lode, letizia ed esultanza li possederanno, e il dolore, il lamento e il gemito fuggiranno.
Lettura dalla profezia di Isaia
[capitolo 55]  Così dice il Signore:  Voi che siete assetati, andate all’acqua, e voi che non avete denaro andate e comprate!  Mangiate e bevete senza denaro e senza prezzo vino e grasso!  Perché stimate denaro per ciò che non è pane e la vostra fatica per ciò che non sazia? Ascoltatemi e mangerete ciò che è buono, e l'anima vostra godrà nei beni.  Siate attenti con le vostre orecchie e seguite la mia strada;  ascoltatemi, e la vostra anima vivrà nei beni;  e io stabilirò con voi un patto eterno, le sante promesse di  Davide. Ecco, io l’ho dato come testimone ai popoli, come principe e comandante dei popoli.  Ecco, nazioni che non ti conoscevano ti invocheranno e gente che non sapevano di te accorreranno a te, a motivo del tuo Signore, e del Santo d'Israele perché ti ho glorificato.  Cercate Dio, e quando lo trovate, invocatelo;  e quando si avvicina a voi, l'empio lasci le sue vie e l'uomo iniquo i suoi consigli, e ritornate al Signore vostro Dio, e riceverete misericordia, poiché egli perdonerà abbondantemente i vostri peccati.   Poiché i miei consigli non sono come i vostri consigli, né come le vostre vie sono le mie vie, dice il Signore.  Ma come il cielo è lontano dalla terra, così è lontana la mia via dalle vostre vie, e le vostre considerazioni dai miei pensieri.  Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, in modo da dare il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà la mia parola, quando esce dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto, senza avere compiuto tutto ciò che ho desiderato;  e renderò prospere le mie vie e i miei comandamenti.  Poiché voi uscirete con gioia e imparerete con gioia.  I monti e i colli proromperanno in grida, aspettandovi nella gioia, e tutti gli alberi della campagna applaudiranno con i rami.  Al posto delle spine crescerà il cipresso, al posto delle ortiche crescerà il mirto; e il Signore sarà per un nome e per un segno perpetuo, e non fallirà.  
Lettura dalla profezia di Isaia
[capitolo 12]  Così dice il Signore:  Attingete con gioia l'acqua dalle fonti della salvezza. In quel giorno dirai: Celebrate il Signore, invocate il suo nome, fate conoscere la sua gloria tra i popoli, ricordate che il suo nome è stato innalzato!  Cantate il nome del Signore, perché ha fatto cose eccelse;  fate conoscere questo in tutta la terra. Rallegratevi ed esultate di gioia, o abitanti di Sion, perché il Santo d'Israele è stato innalzato in mezzo a lei. 
Prochimeno, tono 3°:
Il Signore è la mia illuminazione e il mio salvatore, chi temerò?
Versetto:  Il Signore è il protettore della mia vita, di chi avrò paura?

Apostolo ai Corinzi, pericope 143.

Fratelli, non voglio che non sappiate che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, e tutti passarono attraverso il mare;   tutti in Mose furono battezzati nella nuvola e nel mare;  tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale.  Poiché bevvero dalla roccia spirituale che li seguiva, e la roccia era Cristo.

Alleluia, tono 4°:

La voce del Signore sulle acque:  il Dio della gloria tuonò, il Signore sulle molte acque.

Vangelo secondo Marco, pericope 2.

In quel tempo, Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano.  E subito uscendo dall’acqua, vide il cielo squarciato e lo Spirito che scendeva su di lui, come una colomba.  E ci fu una voce dal cielo:  Tu sei mio figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto.

Poi, il diacono dice la litania:

In pace preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Per la pace dall’alto e per la salvezza delle nostre anime, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Per la pace del mondo intero, per la prosperità delle sante chiese di Dio e per l’unione di tutti, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Per questo santo tempio e per quelli che vi entrano con fede, pietà e timor di Dio, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Per il gran signore e padre nostro, santissimo patriarca Cirillo, per il signor nostro, sacratissimo vescovo (oppure: arcivescovo oppure metropolita) N., per il venerabile presbiterato, per il diaconato in Cristo, per tutto il clero e il popolo, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Per il nostro Sovrano l’Imperatore (oppure il Re), N., (oppure per le nostre autorità oppure per questo paese) custodito da Dio [e per tutto l’esercito], preghiamo il Signore.
 Il coro:  Kyrie, eleison.
Per questa città (oppure:  per questo villaggio, oppure: per questo santo monastero), per ogni città e regione, e per quelli che con fede vi abitano, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Per la salubrità del clima, per l’abbondanza dei frutti della terra e per tempi di pace, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Per i naviganti, i viandanti, i malati, i sofferenti, i prigionieri e per la loro salvezza, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché queste acque siano santificate con la forza, l’azione e la venuta del Santo Spirito, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché scenda su queste acque l’azione purificatrice della Trinità sovraessenziale, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché ad esse siano date la grazia della liberazione, la benedizione del Giordano, con la forza, l’azione e la venuta del Santo Spirito, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché Satana sia presto schiacciato sotto i nostri piedi e sia distrutto ogni consiglio maligno che si muove contro di noi, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché il Signore Dio ci tolga da ogni attacco e tentazione dell’avversario, e ci rendi degni dei beni promessi, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché siamo illuminati con l’illuminazione della ragione e della pietà con la venuta del Santo Spirito, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché il Signore Dio mandi la benedizione del Giordano e santifichi queste acque, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché quest’acqua sia il dono della santificazione, la liberazione dai peccati, per la guarigione dell’anima e del corpo, e per ogni bisogno particolare, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché quest’acqua porti alla vita eterna, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Per si manifesti per cacciare ogni attacco dei nemici visibili e invisibili, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Per coloro che attingono e prendono per la santificazione delle case, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché sia per la purificazione delle anime e dei corpi, per tutti quelli che ne attingono con fede e ne partecipano, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché siamo resi degni di essere riempiti di santità per la partecipazione di queste acque, per l’apparizione invisibile del Santo Spirito, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Perché il Signore Dio ascolti la voce della preghiera di noi peccatori, e abbia pietà di noi, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Per essere liberati da ogni afflizione, ira e necessità, preghiamo il Signore.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.
Il coro:  Kyrie, eleison.
Facendo memoria della tuttasanta, purissima, più che benedetta, gloriosa Sovrana nostra,  Madre di Dio e semprevergine Maria, insieme con tutti i santi, affidiamo noi stessi, gli uni gli altri e tutta la nostra vita a Cristo Dio.
Il coro:  A te, Signore.
Durante queste domande, il sacerdote dice sommessamente questa preghiera:
Signore Gesù Cristo, Figlio unigenito, che sei nel seno del Padre, Dio vero, fonte della vita e dell’immortalità, luce da luce, che sei venuto nel mondo per illuminarlo, irradia la nostra mente con il tuo Santo Spirito e ricevi noi che ti offriamo magnificazione e ringraziamento per le tue meravigliose e grandi azioni dai secoli e per la tua salvifica disposizione negli ultimi secoli, nella quale ti sei vestito della nostra mistura debole e umile e ti sei abbassato allo stato di servo, tu che sei il re di tutti;  e ancora, hai sofferto di essere battezzato nel Giordano con una mano da servo perché, santificata la natura dell’acqua, tu che sei senza peccato, tu potessi condurci alla nuova nascita per l’acqua e lo spirito e disponessi per noi la prima nostra liberazione.  Festeggiando la memoria di questo mistero divino, ti preghiamo, Sovrano amico degli uomini, spargi anche su di noi indegni tuoi servi, secondo la tua promessa divina, acqua pura, il dono della tua misericordia, perché la domanda  di noi peccatori sopra quest’acqua sia beneaccetta dalla tua bontà e che per essa la tua benedizione possa essere donata a noi e a tutto il tuo popolo fedele, per la gloria del tuo nome santo e adorato. Poiché a te si addice ogni gloria, onore e adorazione, con il tuo Padre senza principio, e il santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Poi dice segretamente:  Amen.
Quando il diacono ha terminato la litania, il sacerdote comincia questa preghiera ad alta voce:
Grande sei, Signore, e meravigliose sono le tue opere, e nessuna parola sarà sufficiente per cantare le tue meraviglie.
Tre volte.
Con la tua volontà hai portato tutto dal non essere all’essere, con la tua sovranità sostieni la creazione e con la tua previdenza costruisci il mondo.  Tu dai quattro elementi hai ordinato la creazione;  hai coronato il ciclo dell’anno con le quattro stagioni.  Davanti a te tremano tutte le potenze intellettuali:  il sole ti canta;  la luna ti glorifica;  le stelle si presentano davanti a te;  la luce ti obbedisce;  davanti a te tremano gli abissi;  le sorgenti ti servano.  Tu hai steso il cielo come una tenda;  tu hai reso salda la terra sulle acque;  tu hai circondato il mare con la sabbia;  tu hai versato l’aria con un soffio.  Le potenze angeliche ti servono;  i cori degli arcangeli si prostrano a te:  i cherubini dai molti occhi e i serafini dalle sei ali, stando e volando intorno, si coprono per la paura della tua gloria inaccessibile.  Tu infatti, essendo Iddio indescrivibile, senza principio e ineffabile, sei venuto sulla terra, prendendo la forma di un servo, adottando la somiglianza dell’uomo, poiché non hai sopportato, Sovrano, a causa della compassione della tua misericordia, di vedere la stirpe umana tormentata dal diavolo, mai sei venuto e ci hai salvato.  Professiamo la grazia, proclamiamo la misericordia, non nascondiamo la beneficenza:  hai liberato i nati della nostra natura;  hai santificato il seno virginale con la tua nascita.  Tutta la creazione ti canta alla tua apparizione:  tu, infatti, il nostro Dio, sei apparso sulla terra, mandando dal cielo il tuo Santo Spirito, e hai schiacciato le teste dei serpenti che vi si annidavano.
Il sacerdote dice la frase seguente tre volte e benedice l’acqua con la mano ogni volta:
Tu dunque, o Re, amico degli uomini, vieni anche ora con la venuta del Santo tuo Spirito e santifica quest’acqua.
Dì questo tre volte.
E donale la grazia della liberazione, la benedizione del Giordano;  rendila una sorgente di guarigione, il dono della santificazione, l’assoluzione dei peccati, la guarigione delle malattie, la distruzione totale dei demoni, inaccessibile alle potenze avversarie, piena di forza angelica;  possano tutti coloro che ne attingono e ne partecipano riceverla per la purificazione delle anime e dei corpi, per la guarigione delle passioni, per la santificazione delle case e per ogni bisogno particolare.  Tu, infatti, sei il nostro Dio che con acqua e Spirito hai rinnovato la nostra natura, invecchiata con il peccato.  Tu sei il nostro Dio, che hai annegato il peccato con l’acqua ai tempi di Noé.  Tu sei il nostro Dio che, per mezzo di Mose, hai liberato la stirpe degli Ebrei con il mare dalla servitù di Faraone.  Tu, infatti, sei il nostro Dio, che hai spaccato la pietra nel deserto:  sgorgarono le acque, le torrenti si riempirono di acqua e la tua gente assetata fu sazia.  Tu sei il nostro Dio che con acqua e fuoco hai convertito Israele per mezzo di Elia dall’illusione di Baal.
Tu stesso, Sovrano, santifica quest’acqua con il tuo Spirito Santo.
Tre volte.
Dona a tutti che la toccano, ne partecipano e se ne ungono, santificazione, salute, purificazione e benedizione.
Salva, Signore, il nostro Sovrano l’Imperatore (oppure il Re), N., (oppure le nostre autorità oppure questo paese) custodito da Dio.
Tre volte.
Custodiscilo (custodiscile) in pace sotto la tua protezione, sciaccia sotto i suoi (loro) piedi ogni nemico e avversario;  donagli (dona loro) ogni cosa che chiede (chiedono) per la sua (loro) salvezza e la vita eterna.
Salva, Signore, e abbi pietà del gran signore e padre nostro Cirillo, santissimo patriarca di Mosca e di tutta la Rus’, del signor nostro sacratissimo Nestore, vescovo di Chersoneso e amministratore delle chiese d’Italia, di tutti i sacerdoti, del diaconato in Cristo, di tutto l’ordine del clero e del popolo qui presente, insieme con tutti i nostri fratelli assenti per giusta causa.  Abbi pietà di loro e di noi, secondo la tua grande misericordia.
Così, per mezzo degli elementi, degli uomini, degli angeli, delle cose visibili e invisibili sia glorificato il tuo santissimo nome, con il Padre e il Santo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli, amen.
Il sacerdote:  Pace a tutti.  Il diacono:  Inchinate il vostro capo al Signore.
Il sacerdote si inchina e prega segretamente.
Inchina, Signore, il tuo orecchio e ascoltaci, tu che hai voluto essere battezzato nel Giordano e hai santificato le acque:  benedici tutti noi, che con l’inclinazione delle nostre nuche significhiamo la nostra condizione di servi, e rendici degni di essere riempiti della tua santificazione con la partecipazione a quest’acqua, e ci sia, Signore, per la salute dell’anima e del corpo.
Esclamazione:
Tu sei, infatti, la nostra santificazione e a te innalziamo gloria, ringraziamento e adorazione, con il tuo Padre senza principio e il santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli, amen.
Subito dopo questo, benedice l’acqua in forma di croce con la venerabile croce, immergendola, tenendola dritta, spingendola dentro l’acqua e tirandola fuori, tenendola con ambedue le mani e cantando il tropario della festa, sul tono primo:
Al tuo battesimo nel Giordano, Signore,* si è manifestata l’adorazione della Trinità:* la voce del Padre ti rendeva infatti testimonianza,* chiamandoti:  ‘Figlio diletto’,* e lo Spirito in forma di colomba* confermava la verità di questa parola.* O Cristo Dio che ti sei manifestato** e hai illuminato il mondo, gloria a te.
La seconda volta, il rettore stesso segna l’acqua allo stesso modo e anche la terza volta, cantando lo stesso tropario, mentre gli altri sacerdoti lo cantano con lui:  anche i cori cantano lo stesso tropario.  Il rettore prende l’acqua santa su un piatto e si gira verso occidente, tenendo la venerabile croce nella mano sinistra, mentre nella mano destra tiene il basilico, e asperge in forma di croce su tutti i lati.  I sacerdoti vengono per primi al rettore, due a due, e baciano la venerabile croce.  Egli li segna sulla faccia con il basilico con l’acqua santa in forma di croce;  secondo lo stesso ordine anche tutti i fratelli.  Allora lo stesso tropario viene cantato da tutti molte volte, fino a che tutti i fratelli siano stati santificati per l’aspersione con l’acqua e la partecipazione.  Subito entriamo nel tempio e cantiamo la stichira.
Gloria, e ora, tono 6°:
Cantiamo, fedeli, la grandezza della beneficenza divina per noi:*  infatti, egli divenne uomo a causa della nostra trasgressione,* con la nostra purificazione si purifica nel Giordano* il solo puro e incorrotto,* santificando me e le acque,* e schiacciando le teste dei serpenti nell’acqua.*  Attingiamo, dunque, acqua con allegria, fratelli:*  poiché la grazia dello Spirito è donata invisibilmente* a coloro che attingono con fede** da Cristo, il Dio e Salvatore delle anime nostre.
Poi:  Sia il nome del Signore benedetto da ora e per sempre.  Tre volte.  Indi il salmo 33:  Benedirò il Signore in ogni tempo….  L’antidoro viene distribuito dal sacerdote;  poi, il congedo.
Congedo alla fine della Liturgia – come al mattutino - il congedo breve della festa: Colui che ha accettato di essere battezzato nel Giordano da Giovanni per la nostra salvezza, Cristo nostro vero Dio, per le preghiere della purissima sua Madre: (alla Liturgia anche:  del nostro padre fra i santi Giovanni, arcivescovo di Costantinopoli, il Crisostomo, oppure Basilio Magno, arcivescovo di Cesarea di Cappadocia), e di tutti i santi, abbia pietà di noi e ci salvi, poiché è buono e amico degli uomini.
Secondo la tradizione, dopo il congedo della Liturgia i celebranti escono dal santuario e, stando in mezzo alla chiesa davanti all’icona della festa, cantano il tropario della festa, tono 1°:
Al tuo battesimo nel Giordano, Signore,* si è manifestata l’adorazione della Trinità:* la voce del Padre ti rendeva infatti testimonianza,* chiamandoti:  ‘Figlio diletto’,* e lo Spirito in forma di colomba* confermava la verità di questa parola.* O Cristo Dio che ti sei manifestato** e hai illuminato il mondo, gloria a te.
“Gloria, e ora” – il condacio della festa, tono 4°:
Ti sei manifestato oggi a tutto il mondo,* e la tua luce, Signore, è stata impressa su di noi,* cantandoti con gioia:*  Sei venuto, sei apparso,** o luce inaccessibile.
e, secondo l’uso, il megalinario:
Magnifichiamo te,* Cristo datore di vita,* battezzato ora per noi nella carne* da Giovanni,** nelle acque del Giordano.

martedì 14 gennaio 2014

Lessico liturgico delle chiese ortodosse: un breve glossario

Questo articolo lo dedico soprattutto a coloro che sono relativamente nuovi nell'Ortodossia o che si sono ritrovati a svolgere ruoli di servizio nella chiesa, ma non hanno ancora chiaro il lessico. Spesso noi usiamo dei prestiti dal greco o dallo slavo, perché ovviamente non abbiamo avuto in Occidente la stessa esperienza liturgica. L'autore in questo articolo cerca di spiegare alcuni termini comuni nelle officiature, così che tutti possiamo comprendere meglio quello che cantiamo. 









Ectenìa: aggettivo greco che significa "protratto", la parola ectenìa si può tradurre con "supplica" o "litanìa" o "lamentazione", per chi si ricorda ancora le processioni cantate dei vecchi riti latini. Consta di una serie di preghiere per l'anima o il benessere materiale dell'assemblea, della nazione, del clero, etc. Ve ne sono di due tipi: lunghe o corte. L'ectenìa corta è, de facto, composta dalle ultime due battute di quella grande. 

Kathìsma: altra parola greca ( pl. kathismàta) che significa "a sedere", "seduti", perché nei tempi antichi questa parte dell'Officio del Vespro era possibile ascoltarla da seduti. Il Kathìsma è una sezione di Salterio diviso in tre stasi, tra le quali ad ogni inframmezzo vi è un triplice "Alleluja" seguito da "Gloria a te o Dio". Anticamente i Kathismàta erano cantati da due cori, uno esclamante e l'altro rispondente; forse ancora in qualche monastero old-style viene eseguito in questo modo; normalmente la prassi si è adagiata sul coro semplice. La parte rispondente era chiamata antifona. 

Stìchira: ennesimo grecismo per l'Italiano, la parola stichira designa dei versetti brevi di un salmo o di un passo biblico che mettono in evidenza la contrizione del cuore da parte del fedele o la richiesta di Misericordia. L'ultima parte della sezione delle Stichire è alternanza di versetti salmici e inni composti in onore della persona o della Festa commemorata nell'Officio: appartengono sempre al mondo dei Vespri. 

Prochimeno: calco dal greco prokìmenon ( lett. "principale"). Il prochimeno viene cantato dopo la Doxologia ai Vespri, e prima dopo la Lettura dell'Epistola alla Divina Liturgia. Esso consiste in versi corti tratti dalle Sacre Scritture che incarnano il senso dell'intero servizio, il senso della festa ad esempio. Ogni prochimeno è cantato tre volte.

Paremìa: col termine paremìa ( dal greco: "allegoria") si indica una lettura breve dall'Antico Testamento che contiene il prototipo della festa o del santo commemorati. Essa è prescritta per tutte le feste tranne la Domenica e i giorni di digiuno. 

Litia: col termine litia si designa una lunga supplica al Signore per la benedizione della città, dell'assemblea, della Chiesa che inizia con una lunga formula introduttiva di ricorso ai vari gradi di santità ( "Per le preghiere della Tuttapura benedettissima nostra Signora Madre di Dio (...) Per il patrocinio delle potenze incorporee, per le preghiere dei santi ierarchi (...) etc.") e che si conclude nella benedizione dell'olio, del vino e del grano ( o farro, o riso, o altri cereali), e dei cinque pani, perché siano santificati i lavori dell'Uomo e del luogo in cui i litia sono pronunciati. Viene svolta solitamente alle Veglie della Notte delle grandi feste, e tralasciata per i normali sabati. 

Polieleo: dal greco polyeleos ("dalle molte grazie"). Dopo i kathismàta, a porte aperte, avviene un lungo canto in onore del santo o della festa commemorati. Vengono cantati durante l'incensazione della chiesa anche i salmi 134 e 135. Si svolge al mattutino.

Ingresso: per ingresso si intende quella processione con in testa i cerofori, seguiti dal diacono col turibolo e dal sacerdote, recanti secondo l'occasione o l'Evangelo o i Santi Doni ( rispettivamente: Piccolo Ingresso e Grande Ingresso). L'ingresso culmina con la benedizione delle Porte Regali e il passaggio dei celebranti attraverso di esse. Sono atti dal valore simbolico, stanti a mostrare all'uditorio il tema centrale di ciò che seguirà: la liturgia della parola o la liturgia eucaristica. L'Ingresso dell'Evangelo porta nella folla l'immagine del Cristo Maestro, che presto parlerà tramite il diacono lettore o il sacerdote, quando verrà annunziata la Lieta Novella. Il passaggio dei Santi Doni è una allegoria del Corpo e del Sangue di Nostro Signore, morto per l'Umanità, deposti nel sepolcro ( l'altare sul quale verranno posati i sacri vasi). L'aere ( il velo omerale) simboleggia la Sindone. C'è un terzo Ingresso, quello vespertino, eseguito nei vespri, nel quale il sacerdote si pone innanzi alle Porte Regali e le benedice prima di incensarle, per poi passarvi attraverso. 

Tropario: il tropario è un inno inserito tra due salmi o parti di salmo; può essere singolo o fare parte di un Canone o di un Inno Akafist, e si riferisce al Santo, alla Festa o all'Evento per cui è cantato. Tropari famosi sono quello Pasquale e quello alla Madre di Dio ( Theotokion). 


venerdì 10 gennaio 2014

L'Italia e l'Ortodossia: Approccio delle chiese ortodosse all'Italia

Preambolo

Genericamente si ritiene che qui in Italia abbiamo una "missione". Spieghiamo meglio cosa è una missione. La Missione è la creazione di una testa di ponte per costruire una Chiesa ortodossa forte, possibilmente autocefala, comunque "locale". La cappellanìa invece è quel movimento ecclesiale che esaurisce lo slancio nel presentarsi come pane per gli immigrati di origine, senza approfondire lo sviluppo verso una crescita. L'Italia è cappellanìa o Missione? scopriamolo. 

C: cappellanìa
M: missione

Genesi

C: La cappellanìa nasce da una necessità pastorale, derivata da vari fattori storici (scambi commerciali e diplomatici, movimenti migratori, costituzione di comunità di stranieri, etc.): in pratica, si manifesta il bisogno, per i fedeli stabilitisi in Occidente, di seguire la vita della loro chiesa. 

M: La missione, invece, nasce (lo dice il nome) da un'esigenza missionaria, di radicare la Fede ortodossa, e di sviluppare la Chiesa ortodossa, in paesi nei quali queste non sono mai arrivate, o sono state da tempo dimenticate (ivi inclusi i paesi dell'Europa occidentale).




Campo d'azione

C: La cappellanìa si rivolge a cittadini di paesi storicamente ortodossi, emigrati o temporaneamente residenti in Occidente: tipicamente, essendo dipendente da una singola chiesa autocefala, si rivolgerà di preferenza ai membri della propria etnìa. 

M: La missione accoglie in modo generico tutte le persone interessate alla Fede e alla Chiesa ortodossa (spesso si tratta di persone o di famiglie che hanno trovato insoddisfacente la presentazione delle verità cristiane nelle loro comunità religiose di provenienza).

Conversioni

C: I convertiti creano problemi diplomatici, di convivenza ecumenica e di integrazione etnica. Anche se la possibilità di conversioni non è sempre esclusa, al convertito sarà almeno implicitamente richiesto un adeguamento linguistico e culturale agli usi del paese di origine della cappellanìa. Lo zelo del convertito (anche se apprezzato a livello dei fedeli) tenderà usualmente a essere scoraggiato. 

M: La missione vive e si giustifica attraverso le conversioni all'Ortodossia, anche se non viene fatta alcuna pressione per la conversione di singoli. Il convertito di una missione entra nella Chiesa con una maggiore parità di diritti rispetto al convertito di una cappellanìa, e il suo zelo viene solitamente incanalato verso lo sviluppo ulteriore della missione.

Ecclesiologia 

C: "Cuius regio, eius religio" sembra ancora il leit-motiv di ogni cappellanìa: quale che sia la provenienza di un ortodosso "etnico", ci si aspetta che prima o poi si rivolga alla sua cappellanìa nazionale. Con questo sistema, la creazione (anticanonica) di gerarchie ortodosse parallele nello stesso territorio trova la sua logica, e necessaria, spiegazione. I sacerdoti provengono quasi tutti dai paesi d'origine. Non vengono aperti centri di formazione. 

M: Il principio della Chiesa locale, nella quale si realizza misteriosamente la pienezza della Chiesa universale, è la forza propulsiva della missione. L'obiettivo ecclesiologico della creazione di una chiesa autocefala locale è chiaramente indicato fin dal principio, e tutti gli sforzi del collegio sacerdotale e dell'eparca sono diretti alla costruzione di un clero locale "indigeno" e di una rete amministrativa in grado di competere con l'ingrandimento della missione. Appena possibile si darà avvio alla costruzione di seminari e centri di studio per la formazione del clero locale. 

Lingua

C: in modo rigoroso, maggioritario (talora perfino esclusivo) la lingua impiegata nelle funzioni, nella predicazione e nel catechismo è la lingua del paese ortodosso di origine. Si cerca di creare un ambiente di continuità etnico-culturale. Le persone di altra provenienza linguistica (ortodossi "etnici" o convertiti occidentali) devono di solito adeguarsi. 

M: Utilizza prioritariamente la lingua locale (che è il mezzo preferenziale dell'espansione del messaggio missionario), ma essendo aperta alle esigenze dei singoli membri, può adattarsi alle richieste di fedeli stranieri usando in determinate circostanze le loro lingue.

Traduzioni

C: La necessità di traduzioni si fa sentire in un secondo momento (quando i membri della comunità iniziano a perdere la loro lingua d'origine, oppure nel caso di presentazioni della propria letteratura religiosa in incontri ecumenici o accademici). Nei paesi cattolici romani, c'è spesso la tendenza ad "adagiarsi" sulle traduzioni liturgiche e scritturali fatte a uso dei cattolici di rito orientale. 

M: La necessità di traduzioni è impellente fin dai primi momenti, e quello di tradurre diventa uno degli obiettivi principali della missione. Poiché per rendere le sfumature di un linguaggio è quasi sempre preferibile un "locale" a uno "straniero", i traduttori tendono a essere persone del luogo. Le traduzioni dei cattolici orientali uniati vengono di solito criticate per il loro contenuto teologico, affine a quello dei testi cattolici "latini".

Santi

C: La venerazione dei santi del paese di origine prende il sopravvento su quella dei santi locali: spesso il luogo di culto è dedicato a santi del paese di provenienza, e comunque le feste del paese originario hanno la precedenza su quelle occidentali, anche se ortodosse (tipico il caso della Domenica dei santi locali, che sono, in modo scontato, i santi del paese di origine della cappellanìa). 

M: Lo sforzo di riscoperta delle radici ortodosse dell'Occidente porta a incoraggiare la venerazione dei santi ortodossi locali del primo millennio. Questo può talvolta portare interessanti frutti di dialogo e di fraternità ecumenica. È altresì vivo il culto di santi (come per esempio San Marco di Efeso) che hanno difeso la Fede ortodossa di fronte ai contrasti con le forme di fede del cristianesimo in Occidente.

Finanze

C: La cappellanìa può contare su numerose forme di aiuto da parte del paese di origine, non solo nella sua forma estrema (cappellanìa diplomatica), nella quale potrà contare su emolumenti provenienti dall'autorità civile, ma anche nelle forme di semplice centro per i fedeli di una certa etnìa. Saranno possibili donazioni da parte della chiesa madre, invio (e talora sostentamento) di pastori teologicamente preparati, e simili forme di aiuto. 

M: La missione ortodossa ha qui il compito più difficile, sia per ragioni storiche (difficoltà delle chiese madri, che bloccano molte ipotesi di finanziamento delle missioni estere) che psicologiche (un certo timore di venire accusati di "foraggiare centri di proselitismo"). La preparazione e il sostentamento del clero gravano quasi sempre sulla missione stessa. Una volta che una certa stabilità economica viene raggiunta, tuttavia, la missione avrà più probabilità di essere a sua volta finanziatrice di altre iniziative (è una conseguenza inevitabile dello stesso impulso missionario).

L'articolo, a parte qualche inserimento dell'autore di questo blog, proviene dal sito "parrocchia ortodossa San Massimo di Torino - Patriarcato di Mosca".

COMMENTO DELL'AUTORE DEL BLOG

Dopo questa panoramica non si può non concordare nel fatto che l'Ortodossia italiana sia una cappellanìa. Per carità, molto evoluta, ma sempre di cappellanìa si tratta. Io credo che ci siano delle spinte riformatrici, nel senso di una porzione di clero pronta al salto, all'evoluzione, ma che queste voci non siano sufficientemente accolte. Mancanza di entusiasmo reale da parte nostra o impossibilità tecnica? Non so, io ho le mie idee forti su questo punto, ma per non urtare la sensibilità dei singoli, preferisco mantenermi sul discorso base di questo articolo. Ci sono molte lodevoli iniziative da parte di tutti i patriarcati canonici - mi sovviene alla mente il calendario bilingue della chiesa romena, o il dono vivente dei sacerdoti di sangue italiano ammessi al presbiterato ortodosso - ma nella mia piccola, inutile e marcia opinione credo che manchi qualcosa. Si presenta una situazione paragonabile a quei disegni fatti dai bambini, con dei bei contorni, ma che poi i bambini non colorano, lasciandolo incompleto, incolore. Un bel disegno, privo di colore. Un bell'inizio il nostro. Cosa manca? Se possiamo o dobbiamo fare qualcosa - mi rivolgo ai presbiteri - per migliorare la comunità e costruire, ditecelo. Forse è proprio questo: evoluzione, costruire, progettare. Fare. Io provo, nella miseria intellettuale, di far qualcosa: traduco ad esempio, per quel che mi riesce. Non firmo mai i miei lavori, perché non del nome mi importa, ma che arrivi il risultato. E spero e confido nei collegi dei nostri volti ecclesiali ( perché ancora una realtà nazionale non c'è) affinché promuovano uno sviluppo pieno, per la gioia di tutti noi e per il sostegno adeguato alla causa di nostra Santa Madre Chiesa. Amen.

mercoledì 8 gennaio 2014

Liturgia di San Giovanni Crisostomo: spazio sacro e suppellettili sacre

Nella Divina Liturgia di S. Giovanni Crisostomo, la più diffusa nei paesi slavi e di origine bizantina, ma anche nelle comunità ortodosse in diaspora, vi è una grande differenza spaziale tra presbiterio e navata. I due luoghi della chiesa sono divisi dall'Iconostasi, un supporto di materiale variabile ( legno, pietra, marmo) sul quale sono appose le icone. Esso ha una porta centrale, detta "regale", dalla quale passa il sacerdote e che viene aperta durante l'officiatura, e due porte piccole laterali dette "diaconali" o "angeliche" dalle quali escono i serventi e i diaconi:



SUPPELLETTILI SACRE

Il sacerdote celebra Coram Deo. L'altare è di forma quadrata e non è addossato al muro. Sull'altare sostano A) l'Antiminsio ossia un velo benedetto dal Vescovo e che contiene reliquie, e sostituisce il corporale del rito latino. all'interno dell'antiminsio viene conservata una spugna, colla quale si pulisce il disco e le mani del sacerdote dopo che hanno toccato il Corpo di Cristo.
B) Il Santo Evangelo, che simboleggia il Cristo Maestro, e che rimane sempre sull'altare.
C) La Croce, che è alla destra del Vangelo.
D) l'Artoforio, ossia il Tabernacolo.
E) Dietro all'altare sta un grande Crocifisso o un candelabro a sette braccia con delle icone.

Oltre all'Altare, vi è sempre un secondo tavolo, detto Protesi, sulla quale vi sono:
A) disco e calice, per i Santi Doni
B) La Lancia per tagliare il Pane
C) la Stella o Asterisco, formato da due semicerchi fermati da un cerchietto, la quale serve per separare il velo del Disco dal Pane, e simboleggia la Stella dei Magi.
D) il Labis, il cucchiaio per consumare la Santissima Eucarestia.
E) tre veli: per il calice, per il disco e l'Aere, che copre entrambi.

PARAMENTI SACERDOTALI

Stichario: corrisponde al camice, e spesso è ornato a motivi di croci.
Epitrachilio: la stola sacerdotale, ornata di sette croci e unita da fermagli, cuciture o bottoni.
Cintura: a forma di fascia e non di cordone.
Soprammaniche.
Felonio: corrisponde alla pianeta o alla casula. Ogni popolo ortodosso ha dato una forma particolare a questo paramento. Quello greco è liscio e morbido, quello rumeno somiglia ad una casula, quello russo somiglia al piviale latino.
Croce pettorale: indossata dai dignitari ecclesiastici, e per privilegio da ogni sacerdote russo di qualsiasi rango.
Panaghia: la medaglia con l'effigie della Madre di Dio, privilegio episcopale.
Rason: o "riassa", è un mantellone scuro dei monaci.
Abito talare: necessario indossarlo SEMPRE sotto tutti gli indumenti sacri, e, in teoria, ogni qualvolta il sacerdote esce in pubblico.





Il Canto del Trisagio (nelle riflessioni di Nikolaj Gogol')

Dopo i tropari, viene il momento di cantare l'Inno alla Santissima Trinità. ottenuta la benedizione dal sacerdote, il diacono si affaccia alle porte regali e sollevando la stola dà il segnale ai cantori. Solenne, cantato a piena voce, echeggia in tutta la chiesa l'inno del Trisagio costituito dalla triplice invocazione a Dio: << Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi misericordia di noi.>> con l'invocazione "Santo Dio", professa il Dio Padre; con "Santo Forte" il suo divino Figlio, che è la sua forza; con "Santo Immortale" professa il suo immortale pensiero, la volontà eternamente vivente di Dio, lo Spirito Santo. 

I cantori intonano per tre volte l'inno affinché nelle orecchie di tutti risuoni che l'eterna presenza di Dio racchiude l'eterna presenza della Trinità e che non c'è mai stato un momento in cui presso Dio non ci fosse il Verbo o in cui il Verbo mancasse del Santo Spirito. Dice il profeta Davide: "dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera."
Ogni persona dell'assemblea è cosciente del fatto che in lui stesso, in quanto immagine di Dio, si trova la stessa triplice essenza: Dio stesso, il suo Verbo e il suo Spirito, cioè il pensiero che il Verbo anima e muove. Ma è altresì convinto che il suo verbo umano è impotente, si spande invano e senza costrutto, e che il suo spirito neanche gli appartiene, preda com'è di flussi estranei.
Nel santuario intanto il sacerdote pronuncia una preghiera segreta perché risulti ben accetto il Trisaghion, e anche egli per tre volte ripete: Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi. Dopo il Sacerdote si muove verso il fondo del presbiterio, presso la Cattedra, per la pia meditazione. Da qui il pastore benedice la lettura dell'Epistola, pronto ad udire la sapienza dell'Apostolo, assieme all'assemblea tutta.

Da: Meditazioni sulla Divina Liturgia di Nikolaj Gogol'

giovedì 2 gennaio 2014

Ortodossia Occidentale - L'evoluzione eterodossa nel mondo latino della figura della Madre di Dio

Sulla Madre di Dio nella tradizione ortodossa e in quella cattolica

Teologicamente, nell’Ortodossia, la Dormizione (o “morte” della Vergine Madre) precede l’Assunzione in Cielo di Maria Santissima, celebrate comunque nella stessa festa, mentre nel Cattolicesimo la Madonna non si sa << se sia morta o meno >> ma è stata semplicemente assunta in Cielo “alla fine della propria esperienza terrena” lasciando intendere…non si sa cosa. Quel che è certo, come dimostrano queste quattro immagini, un microscopico campionario rispetto a quello reperibile sia sul web che nelle chiese in giro per l’Europa, è che originariamente la fine terrena della Madre di Dio era sicuramente, indiscutibilmente concepita nello stesso modo ai quattro angoli della Cristianità.


 La Dormizione della Madre di Dio niente poco di meno che nella Basilica Papale di S. Maria Maggiore in Roma, sopravvissuta ai millenni. Questo è un particolare del mosaico dell'abside.



Questa è una Dormizione della Madre di Dio appartenuta alla mano di Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Pietro (Vicchio, 1395 circa – Roma, 18 febbraio 1455), detto il Beato Angelico. Il fatto straordinario è che ancora nel XV secolo si dipingeva la Dormizione!



Vetrata della Cattedrale di Siena
















Se mai avete visto una Dormizione Ortodossa:







Viene da domandarsi quindi se anche altre disquisizioni sulla Madre di Dio siano successive allo Scisma (e quindi “inventate” o ragionate in seguito). In particolar modo la mia mente feroce corre immediatamente all’Immacolata Concezione.I cattolici romani hanno alterato e corrotto questa verità sulla santissima Madre di Dio rivelata da Dio alla Chiesa una, santa, cattolica apostolica, inventando di sana pianta il loro dogma sulla concezione immacolata della santa Vergine Maria. Prima di tutto questo dogma è un’invenzione teologica apparsa nel secolo IX in Spagna negli scritti di Paschasio Radberto, scrittore allora celebre e influente. Egli scriveva: “Dato che la Vergine Maria è tanto solennemente glorificata, si desume chiaramente dall’autorità della Chiesa che quando nacque lei non era sottomessa ad alcun peccato (nullis, quando nata est, subjacuitdelictis), e, essendo santificata nel seno di sua madre, non aveva contratto il peccato originale (nequecontraxit in utero santificata originale peccatum) […]. Ora visto che lei è glorificata dall’autorità della Chiesa, appare chiaramente che ella fu preservata da ogni peccato originale (consta team ab omni originali peccato immunemfuisse)”[1]. Sostenitori e avversari di questa fantasia teologica di Pascasio Radberto si sono talmente moltiplicati, che nel secolo XII è scoppiata una grande controversia. I francescani si confermarono come partigiani decisi di questa dottrina, ma Bernardo di Clairvaux, Alessandro di Hales, Bonaventura, Alberto il Grande, Tommaso d’Aquino e i domenicani ne furono gli avversari. Nel corso del tempo il numero dei partigiani si accrebbe senza sosta, mentre quello degli avversari si riduceva. Così vediamo che il papa Alessandro VII dichiara nel 1661, nella sua Bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum, che la santa Vergine Maria “è stata immune dalla macchia del peccato originale (a macula peccati originalis preservatam immunem)”.1
Essa venne resa festa universale cattolica solo nel 1708 con Papa Clemente XI, essa prima era celebrata infatti solo localmente a Roma e in altre zone della cristianità occidentale. Cosa si intende per Immacolata Concezione?

« [...] dichiariamo, affermiamo e definiamo la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli. »
8 dicembre 1854, Papa Pio IX, enciclica “Ineffabilis Deus”

Eppure, la domanda che viene spontanea, seguendo il percorso che finora abbiamo fatto, è la seguente: come si ragionava nel primo millennio, quando l’ortodossia della Chiesa Indivisa era fuori discussione? La risposta è semplice. Nell’Ortodossia contemporanea ancora riteniamo che, nella sua vita, Maria non commise peccato, ma non che ne fosse priva.Ella era una donna, pienamente umana, e qui sta la sua grandezza: accettando il Signore e il suo Disegno, si è purificata e ha accettato la lenta lotta contro il peccato, fino a divenire perfetta. L'Ortodossia non condivide il dogma cattolico di Immacolata concezione (concetto agostiniano). Nella teologia della Chiesa Ortodossa è molto importante comprendere che Cristo, fin dal momento del concepimento era al tempo stesso Dio perfetto e Uomo perfetto. Per questo è corretto dire che Maria è in effetti la Theotokos, la datrice di vita di Dio. Questo fu oggetto di dibattito cristologico del IV e V secolo d.C. Gli Ortodossi sostengono che, dopo il parto, Maria viaggiò molto assieme al Figlio e dopo la sua Resurrezione fu presente anche durante l'Ascensione al cielo.
Si crede che lei fu la prima a sapere della resurrezione del figlio: l'Arcangelo Gabriele le apparve nuovamente rivelandogliela. Si crede che visse fino all'età di settanta anni e chiamò miracolosamente a sé tutti gli apostoli prima di morire. Secondo la tradizione, San Tommaso arrivò tardi e non fu presente al momento della morte. Desiderando baciarle la mano un'ultima volta, aprì la tomba, ma la trovò vuota. Gli Ortodossi, così come i Cattolici, credono che Maria venne assunta in cielo in corpo ed in spirito. Tuttavia, gli Ortodossi non ne condividono la prescrizione dogmatica. In tal modo, per gli Ortodossi viene sottolineata di più la Dormizione di Maria che la sua Assunzione in cielo: proprio perché essa è pienamente donna, ha subìto il destino comune di tutti gli esseri umani, ma a cagione della propria purezza, della propria lotta sulla terra, della propria forza spirituale è divenuta più grande di ogni angelo ed è stata elevata a Regina degli Angeli.

Il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, ci ricorda ancora la visione ortodossa:

<<(…) Come è celebrata nella tradizione cristiana orientale e bizantinala Concezione di Maria e la sua santità piena e immacolata?
La Chiesa Cattolica si trovò nel bisogno di istituire un dogma nuovo per la cristianità, circa mille e ottocento anni dopo la presenza del Cristianesimo, perché ha accetto una percezione del peccato originale - per noi Ortodossi, errata - come trasmissione di una sporcizia morale, o di una responsabilità giuridica ai discendenti di Adamo, al posto di quella corretta - secondo la Fede ortodossa - di una trasmissione in eredità della corruzione provocata dall’allontanamento dell’uomo dalla Grazia increata di Dio che lo vivifica spiritualmente e fisicamente. L’uomo plasmato a immagine di Dio, con possibilità e destino di somigliare a Dio, scegliendo liberamente l’amore verso di Lui e l’osservanza dei suoi comandamenti, ha la possibilità - anche dopo la caduta di Adamo ed Eva - di diventare secondo intenzione amico di Dio; allora Dio lo santifica, come ha santificato tanti dei progenitori prima di Cristo, anche se il compimento del loro riscatto dalla corruzione, cioè la loro salvezza, è stata compiuta dopo l’incarnazione di Cristo e tramite Lui.
Di conseguenza, la Tuttasanta Madre di Dio Maria non fu concepita - secondo la Fede ortodossa - esente dalla corruzione del peccato originale, ma ha amato sopra di ogni cosa Dio e ha osservato i suoi comandamenti, e così fu santificata da Dio per mezzo di Gesù Cristo che da lei si è incarnato, cui obbediva come una dei fedeli e cui si rivolgeva con fiducia di Madre. La sua santità e la sua purezza non fu ostacolata a causa della corruzione, anche a lei trasmessa dal peccato originale, perché appunto in Cristo è rinata come tutti i santi, santificata più di ogni santo.
Il suo ristabilimento alla condizione anteriore alla caduta, non è necessario che sia avvenuto al momento del suo concepimento; crediamo che sia avvenuto dopo, come conseguenza della sua volontà e del progredire in lei dell’azione dell’increata Grazia Divina con la visita durante il concepimento del Signore dello Spirito Santo, che l’ha pulita da ogni macchia.
Il peccato originale pesa sui discendenti di Adamo e di Eva come corruzione, come detto, e non come responsabilità legale o macchia morale. Il peccato ha portato la corruzione ereditaria e non unaresponsabilità giuridica ereditaria o una macchia morale ereditaria. Di conseguenza la Tuttasanta fu partecipe della corruzione ereditaria, come tutti gli uomini, ma con il suo amore verso Dio e la sua purezza - intesa come una dedizione imperturbabile e senza esitazioni del suo amore per Dio solo - è riuscita, con la grazia di Dio, a santificarsi in Cristo e a farsi degna di diventare abitazione di Dio, come vuole Dio che diventiamo tutti noi esseri umani. Perciò anche nella Chiesa Ortodossa onoriamo la Tuttasanta Madre di Dio al di sopra di tutti i santi, sebbene non accettiamo il nuovo dogma della sua Immacolata Concezione. La negazione dell’accettazione di questo dogma non sminuisce affatto il nostro amore e il nostro rispetto nei confronti della Tuttasanta Madre di Dio.>>


1 Paschasio Radberto, De l’enfantement de la Vierge I (PL 120, 1371 C, 1372 A