lunedì 29 settembre 2014

Inno Akafist a San Michele Arcangelo

INNO AKATISTOS A SAN MICHELE ARCANGELO
 dal sito: Tradizione Cristiana, che ringrazio sentitamente

 
Kondakion.
Scelto condottiero delle schiere celesti ed intercessore del genere umano, liberàti dalle sciagure ti cantiamo un inno di ringraziamento: Tu che stai davanti all’altare del Re della gloria, liberaci da ogni male, affinché ti cantiamo, con fede e amore:

Rallegrati, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Ikos.
Noi dovremo lodare con lingue angeliche te, che presiedi i cori degli angeli dallo sguardo fiammeggiante, o Michele! Nell’attesa che, da te istruiti, ci abituiamo al linguaggio degli angeli, ascolta quanto ti diciamo con labbra umane, però riconoscenti: 
Rallegrati, stella iniziale del mondo. 
Rallegrati, luce della verità e del bene, simile a oro fulgente. 
Rallegrati, tu che per primo tra i cori angelici, ricevi i raggi della luce increata. 
Rallegrati, capo degli Angeli e degli Arcangeli. 
Rallegrati, tu da cui s’irraggia più possente la gloria della Destra creatrice. 
Rallegrati, tu di cui riflettono la bellezza tutti gli esseri incorporei. 
 
Rallegrati, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Kondakion.
Vedendo con gli occhi della fede la grandezza spirituale della tua bellezza e la forza lampeggiante della tua destra, Arcangelo di Dio, noi, terreni e rivestiti di carne, siamo pieni di ammirazione, gioia e gratitudine verso il Creatore di tutte le cose, e acclamiamo insieme con tutte le schiere angeliche:

Alliluia!

Ikos.
Con la mente pura e libera dalle passioni ottienici, o ammirevole Michele, capo dei cori celesti, di poterci elevare dalla terra verso i cieli e cantarti un inno di lode così: 
Rallegrati, tu che contempli più da vicino l’ineffabile bellezza e la bontà divine. 
Rallegrati, fedelissimo annunziatore dei sapienti consigli della Santissima Triade. 
Rallegrati, tu che adempi fedelmente gli eterni piani trinitari. 
Rallegrati, oggetto d’ammirazione amorosa delle schiere celesti. 
Rallegrati, tu che sei glorificato con fede dagli uomini. 
Rallegrati, tu che fai tremare le forze dell’inferno. 
 
Rallegrati, Michele, grande Archistratega con tutte le schiere celesti!

Kondakion.
Avendo mostrato di aver forza invincibile per difendere la gloria divina, sei stato messo a capo delle schiere degli Angeli, o Michele, contro il superbo Lucifero che respira malvagità, ma che con i suoi seguaci è stato precipitato dall’altezza del cielo negli abissi; perciò gli eserciti celesti di cui sei condottiero glorioso, con gioia, unanimi, cantano davanti al trono di Dio:

Alliluia!

Ikos.
Tutti i cristiani hanno in te, Arcangelo Michele, un grande difensore e un meraviglioso aiuto nei combattimenti contro l’avversario; perciò desiderando godere della tua stupenda protezione, nel giorno della tua solennità ti acclamano così: 
Rallegrati, tu per cui il diavolo, simile al lampo, è stato scacciato dai cieli. 
Rallegrati, tu per cui la stirpe umana con la tua protezione sale verso i cieli. 
Rallegrati, decoro luminoso e meraviglioso del mondo celeste. 
Rallegrati, difensore glorioso del mondo caduto quaggiù. 
Rallegrati, tu che in nessun modo sei stato cinto dalle forze del male. 
Rallegrati, tu che sei per sempre con tutti gli Angeli di Dio confermato nella verità, con la grazia divina. 
 
Rallegrati, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti! 

 
Kondakion.
O Capo degli Angeli, libera dalla tempesta delle tentazioni e dalle sciagure noi che festeggiamo con gioia e amore la tua luminosa solennità; perché tu sei nelle disgrazie grande aiuto e nell’ora della morte protettore e difensore dagli spiriti maligni di tutti quanti esclamano a te e al nostro Dio e Sovrano:

Alliluia!

Ikos.
Vedendo il tuo coraggio contro le schiere di Satana, tutti i cori angelici con gioia si sono messi dietro a te nella battaglia per il nome e la gloria del Sovrano, cantando: “Chi è come Dio?”. Noi vedendo Satana calpestato sotto i tuoi piedi ti acclamiamo vincitore: 
Rallegrati, tu per cui nei cieli è stata ristabilita la pace e la tranquillità. 
Rallegrati, tu per mezzo del quale gli spiriti del male sono precipitati nell’inferno. 
Rallegrati, tu che conduci le schiere angeliche e le forze del mondo invisibile per l’annientamento del male. 
Rallegrati, tu che domini invisibilmente l’agitazione e l’impeto delle forze del mondo visibile. 
Rallegrati, tu che sei meraviglioso aiuto per quanti sono impegnati nella lotta contro gli spiriti maligni sulla terra. 
Rallegrati, tu che sei forte sostegno per tutti gli abbattuti nelle tentazioni e sciagure. 
 
Rallegrati, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti! 

 
Kondakion.
Divina fonte di grandi miracoli sei diventato nel tuo santuario in Chone dove non solo hai annientato con la tua forza il drago grande e terribile che lì dimorava, ma dove si è formato un corso d’acqua guaritrice di ogni malattia del corpo, perché tutti con fede al Sovrano degli Angeli che ti ha glorificato dicano:

Alliluia!

Ikos.
Avendo udito e conosciuto te come un grande luminare risplendente in mezzo ai cori angelici, o meraviglioso Michele, dopo che a Dio e alla Madre sua, a te accorriamo dicendo: illumina con i raggi della tua luce tutti noi che così ti acclamiamo: 
Rallegrati, condottiero e difensore nel deserto del popolo scelto da Dio. 
Rallegrati, alto mediatore della legge, data a Mosè sul Sinai. 
Rallegrati, tu per mezzo del quale i profeti e i sommi sacerdoti dei giudei hanno ricevuto il dono di chiaroveggenza da Dio che tutto vede. 
Rallegrati, tu che comunichi la misteriosa saggezza ai legislatori timorati di Dio. 
Rallegrati, tu che doni la giustizia e la verità al cuore di quanti operano il bene. 
 
Rallegrati, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti! 

 
Kondakion.
Araldo dei disegni di Dio ti sei mostrato a Manoach preso da timore e sbalordimento, pensando di dover morire dopo averti visto. Però, informato dalla moglie della tua buona apparizione e delle benevoli parole, nella gioia di poter generare, secondo la tua parola, un figlio di nome Sansone, riconoscente a Dio cantò:

Alliluia!

Ikos.
Rivestito di gloria meravigliosa, o Michele, sei apparso a Giosué simile a un uomo dicendogli: “Togliti le calzature dai piedi: io sono l’Archistratega delle forze di Dio”. Stupiti per questa tua apparizione, con amore ti acclamiamo: 
Rallegrati, insonne difensore degli incoronati da Dio. 
Rallegrati, pronto distruttore di quanti si oppongono al potere civile posto da Dio. 
Rallegrati, pacificatore dei sollevamenti popolari.
Rallegrati, invisibile annientatore dei cattivi costumi. 
Rallegrati, tu che illumini i combattuti dai dubbi nell’ora di terribili incertezze.
Rallegrati, tu che liberi i tentati da pericolose seduzioni. 
 
Rallegrati, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Kondakion.
Il Signore di tutte le cose volendo mostrare che le sorti degli uomini non sono dovute al caso, ma sono nella tua destra, ti ha costituito, o Michele, difensore e protettore dei regni della terra, per condurre i popoli e le nazioni al Regno di Dio. Perciò, conoscendo la grandezza del tuo servizio per la salvezza degli uomini, con gratitudine dicono a Dio:

Alliluia!

Ikos.
Per mezzo tuo, o Archistratega, il Creatore e Sovrano ci ha fatto vedere sulla terra, sopra tutti i prodigi, nuovi miracoli quando hai salvato il santuario a te dedicato dall’invasione delle acque del fiume, mandandole nell’abisso della terra. Vedendo ciò il beato Archippo assieme con i suoi figli spirituali, ti ha acclamato con gratitudine: 
Rallegrati, esultanza incrollabile dei santuari di Dio. 
Rallegrati, ostacolo invincibile per i nemici della fede di Cristo. 
Rallegrati, tu al cui mandato obbediscono le forze della natura. 
Rallegrati, tu che distruggi tutte le cattive intenzioni. 
Rallegrati, tu che porti gioia dal trono dell’Onnipotente ai fedeli. 
Rallegrati, tu che conduci gli infedeli sul cammino della verità e del bene. 
 
Rallegrati, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Kondakion.
Uno strano miracolo del tuo potere, o Archistratega di Dio, hai fatto per Abacuc, quando con la forza divina l’hai portato rapidamente dalla Guidea a Babilonia, con lo scopo di dare un pasto a Daniele nella fossa dei leoni, che stupito di fron­te alla grandezza del tuo potere, ha acclamato con fede:

Alliluia! 
 
Ikos.
Tutto sei nell’alto dei cieli, o Michele, davanti al trono del Re della gloria, però non stai lontano dalle cose della terra, sempre in guerra con i nemici della salvezza degli uomini, il cui ardente desiderio d’arrivare alla patria del cielo fa esclamare tutti all’unisono: 
Rallegrati, tu che dirigi il trinitario canto angelico. 
Rallegrati, tu che sei sempre pronto a difendere gli uomini e sei loro custode. 
Rallegrati, tu che hai sconfitto in modo stupendo l’orgoglioso faraone e gli infedeli Egiziani. 
Rallegrati, tu che hai guidato gloriosamente nel deserto i fedeli Giudei. 
Rallegrati, tu che hai fatto spegnere la fiamma della fornace di Babilonia. 
 
Rallegrati, Michele grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Kondakion.
Tutti i monaci della santa montagna dell’Athos hanno tremato di gioia nel vedere salvato da te il ragazzo, timoroso di Dio, fatto cadere dallo scoglio nel mare da malvagi amanti del guadagno; perciò il monastero che poi l’accolse, beneficiato per mezzo tuo, canta al Signore:

Alliluia!

Ikos.
Le arti dei rètori e i pensieri dei saggi non sono sufficienti per spiegare il tuo potere, o Michele, che hai sterminato in una notte centotrentacinquemila guerrieri del re d’Assiria Sennacherib, al fine di insegnare a non bestemmiare il nome del Signore. Perciò noi, venerando il tuo zelo santo per la gloria del Dio vero, con gioia ti acclamiamo: 
Rallegrati, invincibile stratega delle milizie ortodosse. 
Rallegrati, sconfitta e terrore delle schiere dei malvagi. 
Rallegrati, propagatore della vera fede e della venerazione di Dio. 
Rallegrati, sradicatore delle eresie e degli scismi nocivi alle anime. 
Rallegrati, tu che hai colpito a morte nel tempio stesso, l’empio condottiero d’Antioco, Eliodòro. 
 
Rallegrati, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Kondakion.
Sii forte sostegno, o Archistratega di Dio, di quanti desiderano salvarsi; liberaci e preservaci dalle sciagure e dai mali, ma soprattutto dai cattivi costumi e dai peccati, affinché progredendo nella fede, speranza e carità di Cristo, lieti di avere la tua meravigliosa intercessione, acclamiamo con gratitudine il Sovrano degli Angeli e degli uomini, dicendo:

Alliluia!

Ikos.
Tu sei un muro per gli uomini credenti, o Archistratega di Dio, ed anche una colonna forte nelle lotte contro i nemici visibili e invisibili; liberàti, quindi, per te dalle reti dei demòni, con il cuore e con le labbra grati ti acclamiamo: 
Rallegrati, invincibile combattente dei nemici della fede e degli oppositori della santa Chiesa. 
Rallegrati, instancabile aiuto degli umili araldi dell’Evangelo. 
Rallegrati, illuminatore con la luce della fede di Cristo di quanti sono nelle tenebre dell’errore. 
Rallegrati, tu che guidi i traviati da false dottrine al porto della verità e del pentimento. 
Rallegrati, vendicatore terribile di quanti usano il nome di Dio invano. 
Rallegrati, tu che castighi subito quanti deridono i misteri della santa fede. 
 
Rallegrati, Michele grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Kondakion.
Ogni inno di lode è povero, o Archistratega di Dio, di fronte alla moltitudine dei miracoli da te compiuti non solo in cielo e sulla terra, ma anche negli oscuri abissi dell’inferno, dove il dragone degli abissi hai legato con la forza del Signore; liberàti così dalla sua malvagità benediciamo il Sovrano del cielo e della terra acclamando:

Alliluia! 
 
Ikos.
Tu sei stato luminoso servitore della verità e della purezza dell’adorazione di Dio, o Archistratega, quando prevedendo i piani malvagi dello spirito delle tenebre, in nome di Dio gli hai impedito di fare del corpo nascosto dei condottiero d’Israele Mosè oggetto di venerazione superstiziosa dei figli di quel popolo; perciò ora, lodando la tua angelica assemblea, cantiamo con gratitudine: 
Rallegrati, difensore tra i Giudei della purezza della fede in Dio al tempo dell’antica Alleanza. 
Rallegrati, sradicatore del loglio dell’errore al tempo della nuova grazia. 
Rallegrati, distruttore degli idoli e degli oracoli pagani.
Rallegrati, sostenitore degli asceti e dei martiri cristiani. 
Rallegrati, donatore della forza della grazia di Dio ai deboli di spirito. 
Rallegrati, tu che rivesti con l’armatura della fede quanti sono deboli nella carne. 
 
Rallegrati, Michele grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Kondakion.
Intercedi dal cielo la grazia divina per noi che cantia­mo in onore del tuo eccelso nome, o Michele, affinché protetti da te, possiamo vivere in purezza e pietà, fino a quando, sciolti con la morte dai legami della carne, saremo degni di comparire davanti allo sfolgorante trono del Re della gloria e assieme ai cori degli Angeli cantare:

Alliluia!

Ikos.
Esaltando, o Michele, i tuoi multiformi miracoli compiuti per la nostra Salvezza, chiediamo al Signore e Sovrano di tutte le cose che lo spirito di zelo per la gloria di Dio da te posseduto non manchi mai a noi così diciamo: 
Rallegrati, tu che nel tempo opportuno meravigliosamente poni i servi fedeli di Dio ai posti elevati. 
Rallegrati, tu che invisibilmente deponi dall’altezza del potere e della gloria quanti sono indegni e dannosi. 
Rallegrati, tu che nell’ultimo giorno devi radunare gli eletti dai quattro punti cardinali della terra. 
Rallegrati, tu per cui i peccatori, simili al loglio, saranno dati al fuoco eterno al suono della voce divina. 
Rallegrati, tu da cui il diavolo con i suoi angeli saranno buttati nel lago delle fiamme eterne. 
Rallegrati, tu attraverso cui i giusti entreranno gloriosamente nella dimora del Padre celeste. 
 
Rallegrati, Michele grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Kondakion.
O eccelso Capo degli Arcangeli e degli Angeli, per il tuo meraviglioso servizio in favore della Salvezza del genere umano, ricevi da noi un canto di lode e di ringraziamento; e tu, ripieno della forza di Dio, coprici con le tue ali da tutti i nemici visibili e invisibili, affinché al Signore da te glorificato e che ti glorifica, sempre cantiamo:

Alliluia!

giovedì 25 settembre 2014

La Scala della Prova ( Mytarstva)

Le mappe geografiche hanno l'enorme importanza, lo sa bene chiunque che avrà viaggiato per conto proprio. Senza le indicazioni giuste si perde la strada facilmente, rischiando di perdere non solo tempo e denaro, ma nei casi estremi anche la vita. Ma la vita terrena dura un momento, persino cento anni non sono niente, davanti all'Eternità. Per questa ragione è molto importante avere le indicazioni giuste per la via che porta alla salvezza nell'Eternità, alla quale passeremo dopo questa vita, terrena.Come arrivarci, senza smarrirci, senza romperci il collo, senza vagabondare a lungo a vuoto? La fede in Dio solleva ogni persona verso il cielo, la stacca dalle cose terrene. La religione giusta indica la strada giusta per arrivare a Dio. Una religione sbagliata indica la strada sbagliata...
Le mappe più valide sono le mappe più precise. Lì sono riportati i più minimi dettagli, i più piccoli villaggi, i più piccoli paludi e ruscelli. Chi ha viaggiato usando le mappe grossolane, ricorderà la fatica e la stizza di quei viaggi. E senz'altro, più volte è stato costretto a rivolgersi ai passanti, per poter proseguire. Altrimenti... L'Ortodossia conosce i più minimi dettagli del cammino spirituale, sa quello che non conoscono le altre fedi. Mytàrstva è un concetto post-mortem (dopo la morte) e può essere tradotto come il Travaglio dell'anima, gli Esami Estremi, i Tormenti diabolici, i Banchi di prova, le Frontiere Doganali aeree, le Stazioni di pedaggio dell'aria...
Di cosa si tratta, spiegheremo poi; per spiegare questo fenomeno, dopo aver domandato alcuni sacerdoti ortodossi in Italia, in assenza di un termine fisso in italiano, per descrivere i Mytàrstva useremo il termine la Scala Aerea delle Frontiere di Prova.
Cercheremo di spiegare questo fenomeno complesso con le parole più semplici senza appesantire il testo con le citazioni patristiche, che troverete facilmente nell'articolo molto serio e dettagliato dedicato a questa tema, sulla pagina: San Massimo di Torino ( parrocchia ortodossa) 
Comunque sottolineeremo  che di questo fenomeno hanno parlato molti Santi: il Santo Affannassimo il Grande nella Vita del Santo Antonio il Grande, il Santo Giovanni Crisostomo, il Santo Macario il Grande, il Santo Isaia il Recluso, uno degli autori di Filocalia (IV sec.), il Santo Isichio di Gerusalemme (V sec.), il Santo Grigorio Magno Papa di Roma (+604), Il Santo Efrem di Siria (+373), il San Giovanni Damasceno (VIII sec.), il Santo Cirillo di Alessandria (+444), il S. Vescovo Ignazio (Briancianinov), e tanti altri, dal beato Agostino al nostro contemporaneo il p. Serafino Rose, tutti ortodossi.
Allora, la Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva) è una specie di esame che deve superare l'anima che esce dal corpo e al terzo giorno cerca di salire al Cielo verso Dio. Lungo questa strada però l'aspettano i demoni, divisi nello spessore dell'aria in più livelli, secondo le passioni umane - appunto come lungo una scala che porta al Cielo, e le Frontiere si trovano sugli scalini di questa. La descrizione più dettagliata, la troviamo nel racconto del passaggio attraverso le Frontiere diaboliche di Prove della beata Teodora di Costantinopoli (30 dicembre), che le ha descritte in una visione ad un suo conoscente, che pregava Dio di sapere dove fosse finita Teodora dopo la morte (X sec.). Lei aveva raccontato che i demoni aspettano ogni anima, che cerca di salire verso Dio, per interrogarla in base alle passioni di cui sono responsabili loro. Hanno i Registri dov'e' stato annotato il più minimo peccato dell'anima. I peccati confessati, non li vedono, solo quelli non confessati. L'anima ha sempre due angeli, ai suoi fianchi, che l'aiutano ad opporsi a queste interrogazioni, ma comunque se i demoni vedono, che l'anima "abbia qualcosa di loro", cioe' i peccati (meglio dire, le passioni), che aveva fatto (acquistato, mantenuto) e non ha fatto in tempo di confessare, allora nemmeno gli angeli la possono trattenere o difendere. Altrimenti, gli angeli presentano o il pentimento della persona, fatto ancora sulla terra, o la sua lotta contro la passione, o le buone azione come la prova e il rinforzo in questa lotta spirituale. Aiutano molto anche le preghiere per l'anima delle altre persone e della Chiesa. Teodora aveva elencato venti di queste Frontiere di Prova (Mytàrstva) con i corrispondenti demoni, che rappresentano venti tipi dei peccati umani: 1. Vaniloquio: parole vane, cattive, canzoni impure, riso prolungato ed impuro etc. 2. Bugie. 3. Calunnie, il giudicare e lo sparlare del prossimo... 4. Peccato di gola (fra l'altro, è purtroppo quello che fanno tutti i cattolici - il non rispettare i giorni ed i periodi magri e di digiuno). 5. Pigrizia, mancanza verso le festività ecclesiastiche, parassitismo, malinconia... 6. Furto. 7. Avarizia. 8. Usura, strozzatura, corruzione, lusinghe... 9. Inganno, vanagloria... 10. Invidia. 11. Orgoglio, superbia... 12. Rabbia, ira... 13. Rancore, il ricordo delle ingiustizie subite, la mancata volontà di perdonare... 14. Assassinio, combattimenti, grida, insulti, odio... 15. Occultismo, tutti i tipi. 16. Fornicazione. 17. Adulterio. 18. Sodomia. 19. Idolatria, eresie, superstizioni. 20. Mancanza di misericordia. Teodora aveva raccontato che i demoni della Scala Aerea delle Frontiere di Prova sono molto ripugnanti, orrendi, furiosi, sfacciati, duri, ingiusti e disonesti, loro persino inventano i peccati commessi, e a questo punto gli Angeli si oppongono a loro, ma nei peccati veramente accaduti i demoni sono sorprendentemente precisi fin ai più minimi dettagli.
Teodora aveva domandato ai due Angeli, chi degli uomini può evitare questo supplizio di salire lungo la Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva), e gli Angeli le hanno risposto che la evitano le persone che avranno sempre raccontato tutta la verità durante la Confessione, senza nascondere o occultare qualcosa. Cioè le persone che si ripuliscono del tutto durante la Confessione in Chiesa Ortodossa dai peccati commessi. Perché quando un ortodosso confessa tutto senza giustificarsi, che è il segno di un pentimento vero e profondo, lo Spirito Santo ripulisce le scritte dai Registri demoniaci, perciò dopo la morte della persona i demoni, pur sapendo dei peccati commessi (perché sono proprio loro, a spingere ogni persona a peccare), non li vedono scritti, e allora piangono dalla rabbia furiosa. Certamente, il racconto della beata Teodora di Costantinopoli è un racconto figurativo. Non vi è nessun dubbio, che la realtà è molto più spaventosa di quella che viene descritta con le parole di una lingua terrena. Questo, lo ci fanno capire le parole di S. Apostolo Paolo, quando lui racconta: "Io conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa (se fu col corpo non so, né so se fu senza il corpo; Iddio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo. E so che quel tale (se fu col corpo o senza il corpo non so; Iddio lo sa) fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito all'uomo di proferire." (2° lettera ai Corinzi, 12, 2-4). Anche S. Apostolo Giovanni nell'Apocalisse nel descrivere le realtà dell'aldilà usa di continuo la parola "come", facendo il paragone con le cose terrene per poter descrivere gli avvenimenti a noi totalmente sconosciuti, perché quello che aveva visto, è veramente indescrivibile ed "ineffabile". In conferma a quand'è detto abbiamo anche altri racconti della Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva), soprattutto quelli moderni, che, grazie alle moderne tecnologie di rianimazione, sono diventati numerosissimi. Tutti questi avvenimenti si svolgono nei luoghi diversi, hanno diverse descrizioni. Li unisce l'unico concetto: se i peccati non vengono confessati e rimpianti, nell'aldilà l'anima della persona "defunta" incontra i demoni della Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva), l'uno dopo l'altro, che cercano di impedire alla persona di salire verso il Cielo, ed in maggior dei casi, ci riescono. Fra i racconti dei nostri tempi della Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva), abbiamo un racconto davvero sconvolgente della signora Valentina Romanova (esistono i CD e i DVD coi racconti della sua esperienza - http://www.dobroeslovo.ru/viewtopic.php?f=5&t=5548 + http://rutracker.org/forum/viewtopic.php?t=436610 + http://www.theafterlife.ru/valentina-romanova-ya-byla-v-gostyax-u-smerti/ + http://pravoslavie.at.ua/news/ja_byla_v_gostjakh_u_smerti/2012-12-07-337), che nel 1982 è stata coinvolta in un incidente stradale e ha subìto la morte clinica. Lei è stata data per morta, e mentre i dottori riempivano il modulo per il suo decesso, lei è uscita dal suo corpo e dopo aver vagato un pò tra le persone che non la sentivano, si è trovata in un'altra realtà che lei descrive molto dettagliatamente.
A parte di poche apparizioni, i demoni, nei suoi racconti, non sono presenti, invece lei, accompagnata da un angelo, passava da un posto di supplizio per i determinati peccati all'altro, ha visto la gente sofferente e si rendeva chiaramente conto che in alcuni luoghi lei sarebbe rimasta per sempre, se non per il caso che per ora le sia stato solo mostrato quello che si era meritata. Lì non si trattava di una ascesa verso il Cielo (forse perché si trattava, allora, di una peccatrice che mai andava in chiesa - era l'epoca sovietica - dunque, l'ascensione era del tutto impossibile), ma la gerarchia dei peccati era la stessa, e molto determinata. Quindi i particolari della Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva) non hanno nessun rilievo, sono le cose personali nella loro visione, invece l'esistenza della Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva) viene confermata in continuazione durante i secoli da varie persone, credenti e non.
Per capire meglio il significato, diciamo "il meccanismo di funzione" dellaScala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva), ci può aiutare a farlo un libro missionario, che appartiene alla letteratura di belle lettere (figurativa), di un sacerdote ortodosso il p. Aleksandr Torik, il libro è intitolato "Dimòn" dal nome del protagonista Dimitrij (leggere il libro in russo si può qui: http://www.golden-ship.ru/knigi/8/torik_aleksandr_dimon.htm - ascoltarlo qui: http://muzofon.com/search/%D0%B4%D0%B8%D0%BC%D0%BE%D0%BD%20%D0%A2%D0%BE%D1%80%D0%B8%D0%BA - scaricarlo qui: http://www.koob.ru/torik/dimon ). Ovviamente, scritto da un sacerdote, il libro narra in modo figurativo, ma altamente veritiero e teologicamente corretto della Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva). Eccome? Un gamer adolescente innamorato di una compagna di classe che subisce una morte clinica a causa d'un incidente stradale, accetta di entrare nell'aldilà per aiutare la ragazza a tornare alla vita terrena. Ma lì si trovano vari livelli di prova attraverso quali lui deve passare, e questo, lo fanno tutti i deceduti; e lui li vede e osserva come ci cascano, le persone ingannati dai diavoli travestiti secondo la necessità e la realtà della prova. Per esempio, lui entra in un negozio pieno dei vestiti di marca, lì i demoni travestiti da commessi offrono alle persone presenti le cose più belle da comprare coi soldi che non finiscono mai. Dov'è il tranello? E' nella passione: se uno durante la vita prestava troppa attenzione ad essere vestito sempre di moda, accumulava i soldi per comprare l'abbigliamento di moda, di marca, di facciata, lì, in quel negozio dell'aldilà, si fermerà senza voler andare avanti (avanti, vuol dire, verso la salvezza, l'uscita dal mondo dei demoni). Per un po' gode tutto il negozio fatto su misura per lui, poi, al culmine della sua felicità, arriva un demonio sott'aspetto del Direttore del negozio, e gli porge un Contratto da firmare dove "il cliente" accetta di rimanerci per sempre. Un attimo dopo la firma però, arrivano i demoni nel loro vero aspetto terribile e ripugnante e portano via il maniaco degli stracci nonostante le sue urla disperate. Oppure un'altro posto, dove la passione di orgoglio si vede esaudire quando il peccatore viene "eletto" il presidente dalla folla travestita, o il principe, e persino il führer. La passione di comandare viene esaudita totalmente... fino alla firma del Contratto. Il protagonista del libro Dimòn aveva sempre il suo Angelo Custode a fianco, che all'inizio gli aveva insegnato di usare la preghiera di Gesù nei momenti più difficili, e nel libro è descritta l'azione di questa preghiera: i demoni seduttori si torcevano e cambiavano d'aspetto quando Dimòn si ricordava di questa preghiera, e le loro visioni si dissolvevano liberando Dimòn dagli incanti demoniaci. Il sottotitolo del libro è "La favola per i bambini dai 14 ai 104 anni. E' sconsigliata per la lettura agli adulti di qualsiasi età".
Allora, da questa opera del p. Alessandro noi bambini, ignoranti spirituali, possiamo apprendere cosa sia la Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva) in verità: non si tratta semplicemente di un elenco dei peccati nel Registro dei demoni, sarebbe troppo semplice, come lo è il racconto del X° secolo della beata Teodora "aggiornato" per quell'epoca (non mettiamo in dubbio la verità di quella testimonianza, perché a qualcuno è successo, succede e succederà anche in quel modo). La cosa è più complessa e, a dir il vero, spaventosa: durante le Prove di Frontiera della Scala Aerea ogni anima cristiana piuttosto viene TENTATA dalle visioni demoniache - è un controllo senza scrupoli per l'appartenenza al mondo maligno. Ogni scalino avrà le corrispondenti visioni. Un "buona forchetta" vedrà il tavolo colmo dei piatti e bevande di cui "andava matto" nella sua vita terrena, e... ci rimarrà, senza ricordarsi che si avviava verso Dio... Un chiacchierone vedrà una folla delle persone che lo inviteranno a parlare, e lui vorrà fermarsi per un momento... Un prepotente sarà insultato e ci cascherà... Un vanitoso vedrà una folla applaudire a lui, e si compiacerà... Un curioso vedrà le notizie televisive e si fermerà davanti alla tivù... Un fornicatore troverà attorno a lui delle bellissime donne e non vorrà andare avanti... Nessuna violenza, nessun pentimento, nessuna preghiera, nessun pensiero di Dio - tutto avviene "in modo naturale", e nell'aldilà tutti noi aspetta una GIUSTA ricompensa, raccoglieremo quello che abbiamo seminato per tutta la nostra vita terrena, lo scegliamo noi, il nostro futuro destino, ADESSO, ogni minuto, ogni scelta che facciamo QUI, nessuno lo fa per noi, noi ne saremo responsabili e involontariamente potremo scegliere di rimanere coi demoni, perché dai scritti dei Padri Santi sappiamo che l'anima nell'aldilà è priva di volontà, e, per dirla con parole semplici, "viaggia con il pilota automatico" scegliendo quello a cui era abituata nella vita terrena. Semplicemente, non potrà scegliere qualcosa a lei sconosciuto o spiacente. Passerà gloriosamente attraverso questi tentazioni solo quell'anima cristiana che non si scorderà di Dio nemmeno per un momento. Ma una tale anima ci pensa molto bene, a confessare spesso, sulla terra... Perciò, il cerchio si chiude. Ci sono tre tipi delle persone che non trovano la Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva) dopo la morte: 1. Gli ortodossi che hanno fatto la Confessione e la Comunione poco prima della morte. 2. I martiri in nome di Gesu' Cristo. 3. Gli appartenenti alle altri fedi, perché come cristiani eretici o non cristiani appartengono fin dal principio al mondo di satana, per via dell'eresia o l'adorazione de i "dei sbagliati", che li portano sulla strada spirituale sbagliata, che non può portare alla salvezza. A favore del terzo punto parla anche lo stesso fatto, che nessuna fede, tranne l'Ortodossia, conosce il fenomeno della Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva). Non lo conosce persino il Cattolicesimo, nonostante il fatto lampante delle testimonianze dei Padri Santi comuni per le due fedi, cioè i Padri Santi del primo millennio della Fede Cristiana. Come mai? Viene in mente una spiegazione: perché infatti, in verità, nessuno dei cattolici che sia stato nell'aldilà, ha visto la Scala Aerea delle Frontiere di Prova (Mytàrstva). Ed i cattolici non l'hanno vista, perché solo gli Ortodossi ci devono passare, attraverso queste prove. Tutti gli altri, vanno direttamente all'Inferno. Che Dio ci riguardi!
Dal sito del Monastero ortodosso russo di s. Antonio di Sija

Il Catecumenato nella Chiesa Ortodossa

Dal momento che, qui in terra di Diaspora, assistiamo - che ci piaccia o meno - sempre più al fenomeno della conversione adulta o in età adolescenziale alla Retta Fede, mi pareva doveroso affrontare la questione riferente allo status di coloro che si trovano ad essere "nè carne nè pesce", nel periodo così detto Catecumenato, ossia quando la Chiesa prende in considerazione la tua esistenza, e si preoccupa di formarti sui Misteri di Cristo e di convertirti in modo più strutturato. Chi ha la fortuna di essere catecumeno, del resto, questo lo sa bene. Ora, dato che mi piace la Storia come tutti sapete, presenterò degli estratti dal libro Trasmissione della Fede: percorsi storici, secoli IV-XV di Luigi La Rosa, riferenti allo sviluppo del Catecumenato nella Chiesa del Primo Millennio, perché l'esistenza di questo periodo della vita ecclesiale ha dato luogo alla liturgia detta "dei catecumeni" appunto, la parte istruttiva.

Il Catecumenato come vera e propria istituzione pastorale si afferma già nel II secolo. Nel III secolo assistiamo alla sua fioritura, con le conversioni di massa che segnano l'avvio nelle città dei Titula ( circoscrizioni ecclesiastiche che fanno capo ad una chiesa: l'inizio della parrocchia), poi nel V secolo la sua decadenza progressiva, e la sua scomparsa istituzionale nel VII secolo. 
I catecumeni erano un "ordine" in senso stretto, sottoposti al controllo dei chierici esperti, e seguivano regole precise di formazione e di vita. Si vagliava appunto la loro capacità a vivere in comunità, a sopportare il discepolato, a seguire i ritmi liturgici e pastorali della Chiesa. I Catecumeni si distinguono in due momenti, alla preparazione remota verso il battesimo ( Audientes in Occidente, Kathekoumenoi in Oriente) e alla preparazione immediatamente precedente il battesimo, quando invece sono detti electi in Occidente, e photizomenoi (illuminati) nelle zone grecofone. In Occidente, poi, abbiamo una terza categoria che in realtà precede tutte le altre, nella quale i membri sono detti accedentes e che è formata dai pagani che iniziano a visitare le chiese e ad interessarsi del Cristianesimo. Sant'Agostino di Ippona li chiama rudes

Al Catecumeno la Chiesa dedicò la Catechesi, ossia l'insegnamento della dottrina: il Catecumenato durava tre anni, nei quali ci si formava. La Catechesi era essenziale, organica e incarnata, perché ciò che veniva insegnato andava poi mano a mano inserito nel contesto ecclesiale, soprattutto le norme di vita. 
Origene fa un bellissimo paragone tra catecumeni e gli ebrei dell'esodo: dopo l'uscita dall'Egitto ( la schiavitù dell'idolatria) e il passaggio nel Mar Rosso (l'ingresso nel catecumenato) e quello nel Giordano ( Battesimo) si arriva alla Terra-Promessa ( il Paradiso e la Vita in Cristo). 

Nel VI secolo la decadenza del catecumenato comporta che da tre anni, il periodo venga ridotto alla sola Quaresima Pasquale. In quelle otto settimane, i catecumeni vengono studiati, ammessi alla catechesi, formati e infine, di solito il Giovedì Santo, battezzati. Durante la Settimana Santa essi sperimentano vivamente i Misteri che sono stati loro impartiti come insegnamento, le catechesi mistagogiche insegnano ai neofiti tutto ciò che essi hanno assunto tramite i sacramenti appena ricevuti. Egeria nel suo "Diario di Viaggio" ci informa come durante la Quaresima il vescovo locale interrogasse di persona ogni catecumeno per conoscerlo, e se aveva dei vizi grandi o un delitto in coscienza, non era ammesso al battesimo fino all'ammenda.

Nel VII secolo, ormai privo di significato, il Battesimo viene amministrato dopo appena un giorno di catecumenato: si tratta dei figli adulti di cristiani che fin dalla tenera età hanno pregato a casa, e hanno vissuto in un contesto cristiano. 

IL RINVIO DEI CATECUMENI NELLA LITURGIA DELLA CHIESA

La Liturgia catecumenale (  che accomunava neofiti e battezzati) si conclude prima che inizi la parte propriamente eucaristica, interdetta ai non-cristiani ( in teoria). In Oriente come in Occidente, i catecumeni erano ammessi alla prima parte dell'azione liturgica, quando le preghiere comuni venivano recitate e si proclamavano le Letture, che avevano e hanno funzione "scolastica", di formazione della coscienza cristiana.

Nella Liturgia di San Giovanni Crisostomo, il Diacono impone con tono solenne la loro partenza:
D. Quanti siete catecumeni, uscite.
D2. Voi catecumeni, uscite.
D. Quanti siete catecumeni, uscite. Nessuno dei catecumeni rimanga. Quanti siamo fedeli: ancora e ancora in pace preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.



D. Soccorrici, salvaci, abbi misericordia di noi e custodisci, o Dio, con la tua grazia.
C. Kyrie eleison.
D. Sapienza.
 Successivamente, segue una ectenia per la loro salvezza e il perfezionarsi della loro vita.

Nella Liturgia di San Gregorio Magno invece, il sacerdote impartisce una benedizione:

D. ( rivolto all’assemblea) Catecumeni, uscite! Catecumeni, uscite! Quanti sono catecumeni escano!
Alzatevi, catecumeni, e con la pace del nostro Dio e del suo diletto Figlio Gesù Cristo, andatevene: abbiate un giorno di pace, libero dal peccato, adesso e anche nel resto della vostra vita, e una morte cristiana; L’amore per gli uomini e la misericordia di Dio,  e la remissione delle vostre colpe; Dedicatevi all’Unico Dio, per mezzo del suo Cristo. Chinate il capo, per la benedizione.
Il Diacono chiama uno per uno i catecumeni, e il popolo, per ogni nome, dice:
R. Dio, abbi misericordia di lui/lei e ogni volta chinano il capo. Quando tutti i catecumeni sono raccolti insieme, il sacerdote così li benedice:
S. Dio Onnipotente, inaccessibile e increato, tu che se il solo vero Dio, Dio e Padre dell’unico Figlio da Te generato, il Cristo; il Dio che manda il Consolatore, il Signore di tutto il Creato;  Tu che attraverso il Cristo ammaestrasti i discepoli a maestri della pietà; Rimira ora i tuoi servi, che hanno ricevuto la sapienza dal Vangelo del tuo Cristo,  e dona loro un cuore nuovo, e rinnova nelle profondità del loro cuore uno Spirito di rettitudine, così che possano comprendere e adempiere il tuo volere con la pienezza del loro cuore e della loro anima.  Concedi loro l’unione perfetta e l’ammissione alla tua Santa Chiesa, e falli portatori dei tuoi santi e divini misteri attraverso Cristo, speranza nostra, che morì per noi, attraverso la cui gloria e adorazione fu dato il Santo Spirito, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
D. Catecumeni, andate in pace. 

lunedì 22 settembre 2014

Ortodossia in Romania: Riflessioni di un clerical chic

L'autore del presente blog ha goduto, dal 12 al 17 settembre, dell'opportunità di viaggiare in un paese "storicamente ortodosso", la Romania. Precisamente, mi sono recato in Bucarest. Ho deciso di scrivere questo articolo per riportare le mie impressioni circa un tipo di Ortodossia totalmente diversa dalla nostra della Diaspora in Italia. Ho ritenuto infatti che il miglior modo per verificarsi, studiarsi, porsi delle domande, e infine migliorarsi, è entrare in contatto con chi l'Ortodossia la vive in modo diverso. Già avevo visto una realtà direi parallela nella Chiesa di Grecia l'anno scorso, quando completai il mio battesimo sul Monte Olimpo. Ma questa volta, le differenze mi hanno veramente shockato

Cercherò di essere conciso e di focalizzarmi sui punti-chiave, senza divagare troppo.

A) La quantità notevole di tempo che i sacerdoti dedicano alle attività extraliturgiche mi ha dato l'impressione di una chiesa veramente viva. Ovunque vai, a qualunque ora del giorno, troverai almeno una chiesa che fa scuola biblica; una chiesa con un Officio dell'Olio Santo; una chiesa con un incontro catechetico.

B) Ogni giorno, si celebrano i vespri. Ogni giorno. A chi potrebbe obiettare che non abbiamo sufficiente laicato che assisterebbe, vorrei rendervi partecipi del fatto che nella chiesa che ho frequentato per le funzioni in questi cinque giorni, al vespro eravamo dieci persone, comprensivi del clero e dei cantori.

C) Il clero, anche basso ( cantori, suddiaconi, lettori) indossa la talare SEMPRE E IN OGNI LUOGO anche per fare la spesa. Nessuno si vergogna a indossarla. Una bella lezione per i nostri, che si vestono a giorni alterni come le targhe delle automobili.

D) Non ci sono i sovrapprezzi di oggettistica liturgica. Le candele costano 50 bani ( 15 centesimi di euro). Ricordo che, attualmente, un panino in Romania costa 2 lei, giusto per fare un paragone. Una icona si aggira sui 30 lei.

E) Ho visto molte locandine di pellegrinaggi in divenire, presso le porte delle parrocchie. Le chiese ci tengono a portare i fedeli nei luoghi santi.

F) I monasteri urbani straboccano di fedeli, soprattutto il Monastero Radu che ha pure il Liceo Teologico.

G) Senza dilungarmi troppo su altro, oltre alla cordialità in ambiente ecclesiastico, aggiungerei che hanno fondamentalmente voglia di fare, che è quello che manca al nostro clero.

A mio avviso, può essere, al di là della giurisdizione, un esempio, il fatto che in Romania si utilizzi la lingua moderna non ha intaccato la solennità nè tantomeno l'usum liturgico. Hanno adattato toni, tropari, inni, in lingua romena; quando l'antica melodia in paleoslavo non funziona più, ne hanno scritte di nuove, perché è una chiesa viva e non un sepolcro imbiancato.

E con queste considerazioni, spero di aver dato una filialmente amorevole strigliata ai nostri ( mi ci metto pure io, nel mezzo, come pigro... potrei fare di più).


La Cattedrale dei Santi Costantino ed Elena, Sede del Patriarca Romeno. 


giovedì 18 settembre 2014

L'Infallibilità della Chiesa

“L’INFALLIBILITÁ DELLA CHIESA”
di s. Sofronio di Essex
Il mondo intero è alla ricerca, ancora oggi, del criterio della verità. Questo criterio è per il credente la Chiesa, poichè essa è “la colonna e il sostegno della verità” (1 Tm 3,15), in virtù del suo legame ontologico con il Capo, il Cristo, di cui essa è il Corpo (1 Cor. 1,18), come in virtù dell’incessante presenza e dell’azione dello Spirito santo, secondo la promessa di Dio. Ma la chiarezza di questo criterio mediante l’esperienza storica si è dimostrata insufficiente, poiché vi sono anche altre “chiese” che si chiamano Chiesa, per cui non è soltanto l’unica vera Chiesa; non esiste neppure un segno esteriore che permetta di distinguere il modo irrefutabile dove si trova la Chiesa… La confessione dogmatica della Chiesa costituisce un’unità organica di una tale integrità ed integralità che non possiamo sottrarne arbitrariamente nessun elemento costitutivo; poiché qualunque errore dogmatico inevitabilmente si rifletterebbe sul modo di vita spirituale dell’uomo; ed anche se alcuni errori o deviazioni del nostro modo di pensare relativo al Mistero divino o ai comandamenti, non si ripercuotono in modo pericoloso sull’opera della nostra salvezza, tuttavia esistono delle deviazioni e delle deformazioni che costituiscono un ostacolo alla salvezza.
L’insegnamento della Chiesa non ha il carattere di una “scienza pura” e i suoi dogmi non sono un astratto insegnamento sull’essere divino, in quanto rappresenterebbero solo una “gnosi” estranea alla Chiesa. No! I dogmi della Chiesa hanno sempre due aspetti: ontologico e soteriologico. La Chiesa, essendo dimora del Dio vivente, è innanzitutto e sopratutto preoccupata della questione della vita; il suo fine e la sua missione è la salvezza dell’uomo; quindi essa attribuisce un’importanza primordiale non a una astratta ontologia ma al problema della salvezza… La vera Chiesa custodisce sempre integro l’insegnamento di Cristo; ma non per questo tutti coloro che si considerano membri della Chiesa e che parlano in suo nome capiscono questo insegnamento, perché le porte del suo amore sono aperte ad ogni essere umano indipendentemente dal suo livello spirituale se confessa la sua fede e il suo desiderio d’essere salvato. Per questo motivo la Chiesa rappresenta sempre, nella sua realtà empirica, una mescolanza di verità, manifestata sia dalla santità della sua vita che dalla non-verità introdotta dai peccati dei membri più deboli, tra i quali si possono riconoscere anche alcuni rappresentanti della gerarchia.

* da “Silvano del Monte Athos” (pagg. 221/222) di s. Sofronio di Essex (mn. aghiorita, ortodosso-russo – 1896/1993) 

venerdì 12 settembre 2014

Era il Filioque necessario in Occidente? Risposta ortodossa

Era l'aggiunta del Filioque al Credo niceno necessaria per combattere l'arianesimo in Occidente? Questa è un'affermazione spesso fatto in sua difesa, ma è davvero così?
Filioque- "e dal Figlio" in latino- è una frase poi aggiunta al Simbolo niceno-costantinopolitano nelle chiese occidentali. Questo Credo o Simbolo della fede è stato recitato dai fedeli come parte della loro vita devozionale, liturgica e privata almeno dal IV secolo, ed è universalmente considerato la cartina di tornasole della ortodossia cristiana. E 'stato strutturato in AD 325 al primo Concilio di Nicea, per poi essere reso completo al primo Concilio di Costantinopoli, circa 56 anni più tardi.
Quando una clausola sullo Spirito Santo è stato aggiunta al credo originale, conteneva la seguente parte:
Καὶ εἰς τὸ Πνεῦμα τὸ Ἅγιον, τὸ κύριον, τὸ ζῳοποιόν, τὸ ἐκ τοῦ Πατρὸς ἐκπορευόμενον, τὸ σὺν Πατρὶ καὶ Υἱῷ συμπροσκυνούμενον καὶ συνδοξαζόμενον. . .
E nello Spirito Santo, il Signore, il Creatore della vita, che procede dal Padre, che insieme con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato. . .
Nel 1014, la chiesa di lingua latina  nella vecchia Roma ha cominciato a recitare il Credo con il Filioque incluso, cambiando la seconda frase: "che procede dal Padre e dal Figlio." Questa azione ha portato alla rimozione del Papa da dittici a Costantinopoli, e un probabile incontro molto accalorato tra il cardinale Umberto e il Patriarca Ecumenico nel 1054. Mi rendo conto che la scarsa familiarità con questo problema può indurre a ritenere una scissione di peli, ma non lo è realmente. Ciò che noi crediamo di Dio influenza tutto il resto di noi, e soprattutto come Chiesa.
Ma, mettendo la maggior parte di quelle discussioni da parte per ora, esaminiamo se questa aggiunta al Credo veramente ha aiutato nella lotta ortodossa contro l'arianesimo.
Ario era un presbitero di Alessandria (ca. 256-336 dC), un discepolo del martire San Luciano di Antiochia (240-312). La teologia del suo omonimo (che più tardi ha assunto altre forme) può essere riassunta come una credenza che Gesù era una creatura. In altre parole, utilizzando la fraseologia degli ariani nel quarto secolo, "ci fu un tempo in cui [Gesù] non è stato."
In risposta a questa eresia, la Chiesa ha chiarito a Nicea:
E chi dirà che c'è stato un tempo in cui il Figlio di Dio non era (ἤν ποτε ὅτε οὐκ ἠν), o che prima che Lui fosse stato generato non è stato, o che si è fatto di cose che non erano, o che egli è di una sostanza diversa o essenza [dal Padre], o che egli è una creatura, o soggetto a modifica o alla conversione, e chiunque dica questo, la Chiesa cattolica e apostolica lo anatemizza.
L'Arianesimo insegna che Gesù non è "di una sostanza con il Padre", o homoousios (la parola usata da S. Atanasio di Alessandria), ma è piuttosto una creatura che è entrata in esistenza quando Gesù nacque dalla Vergine Maria. I cristiani ortodossi rifiutano questo pensiero, confessando che Gesù è eternamente generato dal Padre, di una sostanza con il Padre, e il Logos eterno di Dio che si è incarnato come theanthropos - Dio-Uomo.
Gli apologeti del Filioque oggi sostengono che era necessario per i cristiani spagnoli del VI secolo, mentre lottavano per uscire dalla dominanza Ariana in Europa occidentale. Il terzo anatema del Sinodo di Toledo (Spagna) in 589 è livellato contro chiunque:
... Non crede che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio, ed è coeterno con e come il Padre e il Figlio.
Come una reazione eccessiva all' arianesimo, i cristiani spagnoli tentarono di compensare facendo il Figlio per essere una Causa comune (αιτια) o Origine (αρχε) dello Spirito Santo nell'eternità. Oppure, come meglio possiamo dire. Ci sono pochissime documentazioni di questo sinodo o anche come questa frase è stato effettivamente capita. E 'possibile che solo significava ciò che è detto in greco προειναι da "provenire", dal momento che il procedit latino potrebbe riferirsi sia ἐκπορεύεται o προείναι. Ma il Credo originale in greco è una citazione esatta di Giovanni 15:26: παρὰ τοῦ πατρὸς ἐκπορεύεται ("che procede dal Padre").
Anche se potessimo sapere ciò che il Sinodo di Toledo significava, sappiamo che i cristiani non comprendevano questa frase nel Credo almeno fino al 11 ° secolo, e questo solo nelle chiese romane e Franche (l'ultima delle quali potrebbe aver iniziato ad usarlo dal IX secolo, anche ridicolmente sostenendo che i greci avevano rimosso tale locuzione dal Credo!). Se si interpreta il Concilio Ecumenico rigorosamente, non vi è alcuna possibilità di cambiare il Credo come si usa liturgicamente, almeno non come una decisione unilaterale da nessuna chiesa locale. Questo non vuol dire che il Credo è l'ultima parola su tutte le complessità del discorso teologico, ma lo fa fissare certi limiti per conciliare fede.


Il Re Leovigildo rigetta l'Arinesimo dinnanzi a San Leandro
Inoltre, rendendo il Padre e il Figlio ad essere una causa comune o origine dello Spirito in realtà non aiuta ad evitare gli errori di arianesimo. Si potrebbe anche sostenere che questo "appiattimento" del Padre e del Figlio ha portato a tutta una serie di successivi errori e eresie in Occidente. Invece di elevare il Figlio per essere coeterno con il Padre, la teologia latina ha retrocesso lo Spirito per essere qualcuno meno che il Padre e il Figlio, ma anche di interrompere la Monarchia del Padre.
Ironia della sorte, lo scopo della clausola finale del 381 è stata quella di elevare lo Spirito nella terminologia cristiana, e non di elevare il Figlio (come il Credo originale aveva già affrontato tale questione):
 fino al 360 Non fu chiaro che il partito niceno sarebbe avanzato nella loro difesa della decisione di 325. Da allora controversie fresche imperversavano sullo status dello Spirito Santo, il quale estremo sono gli ariani ariani, i quali lo trattano come un essere creato, subordinato ad entrambi Padre e Figlio. Sono stati i tre padri della Cappadocia, Basilio il Grande, suo fratello Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazianzo, il cui insegnamento trinitario è stato approvato in occasione del Consiglio di Costantinopoli nel 381, a definire la posizione chiaramente ortodossa nella fede cristiana. -Hugh Wybrew, La liturgia ortodossa, p. 28
Il Filioque è quindi una sorta di reversione indietro agli errori del estremista ariani verso la fine del IV secolo-gli errori confutate dalla clausola sullo Spirito Santo aggiunto il Credo in 381, dove lo Spirito è subordinato al Padre e il Figlio. Ancora una volta, la Chiesa già credeva che il credo più corto dell'anno 325 fosse stato sufficiente a proteggere la dignità e co-eternità del Figlio con il Padre, per non parlare dei modi in cui le preghiere e liturgie della Chiesa sostenevano la dottrina ortodossa.
Come risultato dell' appiattimento della Trinità e subordinando lo Spirito, Dio per molti in Occidente di oggi è una divinità generalizzata: la capitale "G" della Massoneria e del "In Dio confidiamo" della moneta americana e il pegno di fedeltà. Piuttosto che identificare la fonte della Trinità con la persona del Padre, l'Occidente è venuto a riferirsi più a un Dio-in-generale, che il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo; all'appiattimento della sostanza a scapito delle persone.
Un giusto equilibrio è mantenuto nei Padri greci tra l'unicità della Santissima Trinità e il tre persone- e unico questo equilibrio deriva da una particolare attenzione per il Padre come unica causa, origine, e Origine della Trinità. Contrariamente ai revisionisti, apologeti del Filioque, l'unità di Dio non si conserva appiattendo Trinità a livello di essenza o ousia (o peggio, a livello di persona o ipostasi ):
[T] la ousia o essenza divina non doveva essere intesa,  con altri termini generici, come quello che è di essere divino; che non avrebbe salvaguardato l'unità di Dio, proprio come una natura umana non significa che vi è un solo uomo. Piuttosto l'ousia divina è stata intesa per essere del Padre dell'essere- l'essere di un solo Dio che chiamiamo Padre- che è stato estesa in continuità ininterrotta al Figlio, attraverso la procreazione, e allo Spirito Santo, attraverso la processione. -Andrew Louth, Introduzione alla teologia ortodossa Orientale , p. 28
La lotta continua contro l'arianesimo in Occidente dopo il quarto secolo non era per fortuna, se necessaria, in Oriente. Hugh Wybrew osserva che il linguaggio liturgico delle chiese di lingua greca rendeva l'arianesimo impossibile da mantenere apertamente:
Queste dispute trinitarie hanno lasciato il segno permanente sul culto orientale, in particolare nei dossologie con cui preghiere liturgiche concludono. La tradizione cristiana pregava il Padre, attraverso il Figlio, e nello Spirito Santo. Ma questa tradizione era stata citata dagli ariani a sostegno del loro insegnamento che il Figlio è subordinato al Padre. 'Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli' diventato il finale caratteristico della preghiera liturgica bizantina , anche quando, come nel caso della Preghiera del Signore, non era opportuno. Per il Dio al quale la Chiesa ha continuato a pregare corporativamente nella Liturgia è Dio Padre, come la preghiera eucaristica e altre preghiere più antiche hanno chiarito. -La Ortodossa Liturgia, p. 28
Come più tardi eresie cristologiche affrontate nei successivi Concili Ecumenici, non ci fu mai una volta l'insistenza su qualcosa di anche lontanamente simile al Filioque, né è stata mai tale questione, in particolare, qualcosa di sempre più di una nota a piè di storia dottrinale. Ogni consiglio in successione è iniziato con una breve menzione delle eresie di Ario, Nestorio, e altri, e poi rapidamente passato a risolvere i problemi della propria giornata. Quando i Franchi iniziarono a utilizzare il Filioque come strumento retorico contro i Greci nel nono secolo, San Fozio il Grande li ricorda al Consiglio Ecumenico Ottavo (879-880 dC) e nella sua mistagogia dello Spirito Santo che il Padre è l'unica causa (μόνος αίτιος ο Πατήρ) sia del Figlio e dello Spirito. Così facendo, stava solo ripetendo le dichiarazioni dei padri della Cappadocia del IV secolo - gli stessi padri che hanno contribuito a codificare il Credo contro gli errori ariani.
Tra le forti parole del Simbolo della fede, e le esclamazioni dei testi liturgici greci e preghiere devozionali, è stata mantenuto un giusto equilibrio tra l'unicità di Dio e la Trinità del Padre, Figlio, e Spirito Santo. Preghiere orientali sia sempre iniziano e si concludono con dichiarazioni sulla co-eternità delle persone della Trinità, così come la loro esistenza eterna come un Dio (con il Padre come fonte e origine).
Questo eccesso di enfasi ha rimosso qualsiasi esigenza per le frasi supplementari nel Credo, in particolare quelle che potrebbero essere viste come un invito aperto per una ricaduta nelle forme più estreme di arianesimo, alla fine del IV secolo- le stesse forme di arianesimo che col Credo 381 era destinato alla sconfitta.

originale dal sito www.pravoslavie.ru