martedì 20 giugno 2017

La crisi spirituale della Chiesa Greca che segue alla crisi economica

Riporta Pravoslavie.ru alcuni dati interessanti circa il clero greco, partendo da un presupposto che forse non tutti sanno. Il clero in Grecia è pagato dallo Stato, i sacerdoti, i diaconi e i vescovi sono degli ufficiali pubblici secondo l'ordinamento statale greco, e percepiscono uno stipendio, non altissimo, ma certamente dignitoso, fin dal 1833. Un arcivescovo prende, al giorno d'oggi, infatti ,2600 euro, un metropolita 2200, un vescovo 1800 circa. I sacerdoti ricevono invece un compenso pari a circa 700 euro mensili, più o meno alto in base al grado e all'anzianità di servizio. Come c'era da aspettarsi, con la crisi economica il governo ha bloccato le ordinazioni. Esattamente. Il governo ha imposto alla Chiesa di Grecia (che ovviamente è la Chiesa di Stato, quella canonica) di ordinare solamente un sacerdote solo dopo che dieci colleghi sono andati in pensione. In altre parole, viene fatto un prete nuovo ogni dieci che se ne vanno. Per i greci sembra assurdo, ed è comparso un nuovo modo (nuovo per i greci, noi della diaspora siamo abituati) di essere sacerdote: il prete volontario, senza stipendio. Scandaloso, eh? eppure, pare che le vocazioni siano calate assai negli ultimi anni. Nel 2015 il Sinodo della Chiesa Greca aveva pubblicato una statistica secondo la quale il 22% delle parrocchie greche è scoperto dalla cura pastorale. In parole semplici, 22 chiese su 100, in Grecia, sono senza sacerdote. In quell'anno furono ordinati 2'300 preti a fronte dei più di 10'000 necessari per la copertura totale. Molte chiese rurali sono ormai abbandonate e la gente è priva di servizi liturgici continuativi non solo di domenica, ma financo mensili e per le feste. 

La crisi economica ha minato anche l'aspetto pubblico della Fede: quando uno strumento si rompe, l'orchestra non suona più sinfonie. 


Il campanile della chiesa della Dormizione della Deipara ad Asfendiou, in Grecia

lunedì 19 giugno 2017

La Georgia considera di diventare un regno dopo il sermone del Patriarca Elia

O.C. Media racconta una notizia che ha dell'incredibile: pare che la Georgia stia considerando di diventare una monarchia, ispirata dalla predica del patriarca Elia.

Il presidente del Parlamento georgiano, Irakli Kobakhidze, ha incontrato il Patriarca il giorno 19 giugno (2017) insieme al capo dipartimento delle Commissioni Legali del Parlamento, Eka Beselia, per discutere di questa proposta sensazionale: la reintroduzione della monarchia in forma costituzionale per la Georgia. Il giorno 18 giugno 2017 infatti, il Patriarca aveva affermato che sarebbe un bene per la nazione che la Georgia tornasse ad essere governata da un monarca. S.E. Beselia ha pubblicamente dichiarato che la mozione del patriarca è "una notevole idea" e che "è possibile chiamare un referendum su questo tema" ma anche che "il popolo deve comprendere appieno il significato di questa proposta". Kobakhidze ha ammesso che, secondo lui, la monarchia porterebbe stabilità e pace al popolo e alla vita politica dello Stato, senza aggiungere altro. 

In foto: Sua Santità il Patriarca Elia II di Georgia durante una celebrazione 

Il vice-presidente del Parlamento, Giorgi Volski, ha affermato che "la monarchia porterebbe buoni cambiamenti alla Nazione" ma anche che "non c'è prospettiva per l'immediato futuro". Il dato interessante è che il partito del presidente Kobakhidze è Sogno Georgiano, collocatosi nel centro-sinistra! L'iniziativa, invece, ha incontrato forti resistenze nell'opposizione di Destra e presso il partito europeista, i cui leader vedono il ritorno del Re come "una regressione storica" e "un fatto inaudito che non accadrà mai". Il fatto è che il partito attualmente al governo, forte di una enorme maggioranza schiacciante in Parlamento, ha iniziato una stagione di notevoli riforme costituzionali e sociali: menzioniamo uno degli ultimi emendamenti che consolida il presidenzialismo della Repubblica Georgiana. 

Ricordiamo che la legittima dinastia georgiana, la stirpe dei Bagrationi, fu espulsa dal paese nel XIX secolo quando la Russia conquistò la Georgia: si dice che la famiglia reale sia ancora viva. Fino ad oggi, il tema della Restaurazione della Monarchia era stato toccato solo da ambienti marginali ultra-conservatori e da partiti di minoranza, e mai da istituzioni potenti e affermate come il Patriarcato o partiti di grande respiro. 

Il digiuno degli Apostoli (padre Stephen Freeman)

Il padre Stephen Freeman della O.C.A. ci spiega perché digiuniamo prima della Festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

La Chiesa ha un ritmo, come l'ondulazione del mare: un perpetuo avvicendarsi di periodi di digiuno e periodi di festa. Anche durante la settimana, abbiamo il mercoledì e venerdì di digiuno, il digiuno prima della Comunione, e la domenica dopo la Liturgia facciamo festa. Il nostro mondo moderno ha perso invece gran parte del suo ritmo naturale. Il sole sorge e tramonta ma non provoca molto clamore poiché il mondo è illuminato da altre fonti di luce. Almeno in America, tutti i tipi di cibo sono sempre disponibili in ogni stagione, anche se i prodotti chimici che vengono usati per mantenere questa cornucopia saranno a lungo andare dannosi. Anche la Scrittura parla di ritmi naturali: "hai posto il sole a governo del giorno, e la luna con le sue stelle per governare la notte". Il ritmo ecclesiastico però non intende farci schiavi del calendario né trattare gli alimenti come peccaminosi. Semplicemente, ci richiama ad un modo di vivere più a misura d'uomo. Non dovremmo infatti mangiare tutto quello che vogliamo ogni volta che vogliamo. Adamo ed Eva, infatti, sapevano all'inizio da cosa dovevano tenersi lontani. Quando digiuniamo, l'ortodosso non deve morire di fame. Astenersi semplicemente dai cibi, e mangiare di meno, e allo stesso tempo partecipare maggiormente alle funzioni liturgiche e riattivare una vita di preghiera congiuntamente alla carità verso gli altri. Il Dio dei contemporanei è molto simile alla dieta dei nostri giorni: vogliamo Lui come quella, ossia sempre e comunque. Non ci sono ritmi al nostro desiderio, solo ascesa e caduta delle passioni. Ma non c'è alcun legalismo nel digiuno ortodosso: non penso che Dio punisca coloro che non digiunano, ma semplicemente penso che questi siano sempre meno umani, perché non accettiamo i limiti e i confini della nostra esistenza, e cerchiamo sempre smodatezza e affanni indisciplinati, un po' come gli animali. Il digiuno per i santi Apostoli inizia la seconda domenica dopo Pentecoste e termina con la festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo: non credo che il mondo saprà che gli orientali digiunano proprio mentre il resto dell'umanità pensa alle vacanze!

A coloro che iniziano il digiuno, conceda Iddio la Grazia, e a coloro che non digiunano, che Dio li preservi in un mondo di sciacalli. Sempre il Signore ci conceda la sua grazia e la sua misericordia, e ci aiuti a ricordare le opere dei suoi Santi Apostoli. 

venerdì 16 giugno 2017

Vita di san Simeon di Verhoturje

Il servo di Dio Kostantin Kotelnikov ci racconta oggi la vita e le opere di un santo poco noto, proveniente dalla Siberia: Simeone di Verhoturje

San Simeon nacque circa il 1607 in una famiglia nobile nella parte europea della Russia. Dopo la morte dei suoi genitori arrivò in Siberia e si installò sui pendi orientali degi Urali nella città di Verhoturje, poi si trasferì nel villaggio di Merkušino a distanza di cinquanta chilometri da Verhoturje. Proprio nei dintorni di Merkušino passò la maggior parte della sua breve vita e morì circa il 1642.

Sempre occultava la sua origine nobile, il suo tratto distintivo è la semplificazione esistenziale. Menava la vita nelle strettezze di povertà, peregrinava da un villaggio all’altro e cuciva i soprabiti d’inverno sia per le persone agiate che per i poveri contadini, però sempre gratuitamente, accettando nel caso estremo solo un’po di cibo per il cammino. Se nondimeno il cliente insisteva nel pagamento, Simeon non portava a termine il suo lavoro, ma solo appena, così che il cliente potesse farcela da solo e che nessuno se ne accorgesse sul far di giorno se ne andava.

I fiumi della Siberia ed Urali sempre erano ricchi di pesci. Simeon spesso viveva di pesca, particolarmente in estate. Gli piaceva molto pescare, questo gli ricordava la vita di Cristo ed apostoli. Mai faceva riserve di pesce , ogni volta pigliando tanto che bastasse solo per una cena modesta. Per la pesca e la preghiera preferiva un posto roccioso sulla riva del fiume di Tura ( Verhoturje significa “l’alto Tura”). Adesso il posto è conosciuto come “La pietra di Simeone”, è un oggetto di pellegrinaggio. Oggi su questa pietra spesso si può vedere un mazzetto di fiori o una candela ficcata in una crepa.


La pietra di san Simeon

La sua vita passava non solo fra i russi, ma anche fra il popolo mansi. Prima della rivoluzione i russi chiamavano questo popolo “voguli”. A proposito, i mansi sono il parenti più vicini degli ungheresi. Simeon predicava l’Ortodossia ai mansi e quelli gli volevano bene per la sua bontà, mitezza e mansuetudine. Grazie a Simeon molti mansi si convertirono all’Ortodossia.

A Merkušino, Simeon visitava la chiesa dell‘ Arcangelo Michele e fu seppellito al cimitero vicino ad essa. La chiesa era di legno e purtroppo non si è conservata fino ai nostri giorni. Dopo qualche decennio dalla morte di Simeone, nel 1692 la sua bara ad un tratto emerse dalla tomba e si mostrarono i suoi resti. Cominciò a sgorgare la sorgente d’acqua dalla tomba. Subito si diffusero le dicerie sulle guarigioni miracolose per mezzo del suolo della tomba ed acqua. Il 18 dicembre del 1694 il metropolita di Siberia e Tobolsk, Ignatiy,  all’igumeno del monastero Dolmatovskiy Isaak fece sottoporre le reliquie a visita medica e interrogare la gente a proposito delle guarigioni.Nonostante il rapporto di Isaak sul corpo incorrotto e fragranza emanata dallo stesso, il mietropolita Ignatiy in un primo momento fu scettico, ma fra poco sentì una forte dolore nell’occhio sinistro. Considerando questo dolore il castigo per il dubbio, Ignatiy personalmente sottopose le reliquie a visita medica e confermò che erano incorrotte. Sulla base dell’informazione ricevuta durante un'altra interrogazione scrisse la biografia del santo. La gente più anziana raccontò tutto che sapeva ma nessuno poteva ricordarsi del nome e solo nel sogno ad Ignatiy si rivelò: Simeon.

Grazie alle preghiere al San Simeon molta gente guarì dalle malattie di occhi, dolor di denti, paralisi. Ma ci sono testimonianze che San Simeon non soltanto sanava i malati, ma anche aiutava a fuggire i prigionieri russi catturati dai nomadi del popolo baškiri che nel diciottesimo secolo ancora facevano incursioni agli abitati russi negli Urali meridionali. Il 12 settembre 1704 le reliquie di Simeon furono trasportate da Merkušino al Monastreo di San Nicola ( Nikolaevsliy ) a Verhoturje.

Nel 1886 a Ekaterinburgo fu fondata la fratellanza di San Simeon di Verhoturje.


La cattedrale dell'Esaltazione della Croce

Siccome all’inizio del ventesimo secolo le reliquie del santo attraevano una grande quantità dei pellegrini ( 60'000 all’anno ) nel 1913 nel monastero di San Nicola fu costruita la cattedrale dell’Esaltazione della Croce che conteneva 8000-10'000 persone e le reliquie furono trasportate in questa cattedrale. La famiglia dello zar Nicola, poiché celebrava 300 anni della casa di Romanov, donò al monastero una grande catena d’argento.

Dopo la rivoluzione i bolscevichi saccheggiarono selvaggiamente il monastero di San Nicola. Scomparirono per sempre la catena d’argento e il reliquario prezioso. Le reliquie ebbero invece un altro destino. Prima i bolscevichi le esponevano nel museo della città di Taghil come una testimonianza dell'oscurantismo ed ignoranza e poi le trasportarono a Ekaterinburgo nella casa di Ipatjev dove fu fucilata la famiglia dello zar e poi fu organizzato un museo antireligioso. Le reliquie furono restituite alla Chiesa Ortodossa Russa già nel 1989 e prima collocate nella chiesa di Salvatore Clementissimo ad Ekaterinburgo o Sverdlovsk come si chiamava la città nei tempi sovietici. Adesso la maggior parte delle reliquie di San Simeon si trova come prima della rivoluzione nella cattedrale dell’Esaltazione della Croce del monastero di San Nicola a Verhoturje. La tomba è situata dentro la chiesa di San Simeone a Merkušino.

Oggi Verhoturje e Merkušino sono fra i centri più importanti del pellegrinaggio ortodosso in Siberia.


Le reliquie di san Simeon di Verhoturje

mercoledì 14 giugno 2017

Branco di delfini salva una icona della Madre di Dio

Pravoslavie.ru in un articolo del 14 giugno 2017 riporta una notizia curiosa: un branco di delfini avrebbe riportato alla riva una Icona della Madre di Dio

L'evento accaduto a Sochi ha dello spettacolare. Un colonnello e sua moglie, in vacanza, hanno avvistato un branco di dodici delfini nuotare convulsamente fino alla riva, gettare qualcosa e tornare al largo. Pochi turisti alla spiaggia vi hanno fatto caso. Il colonnello si è recato presso l'oggetto sputato dai delfini, e rimuovendovi il fango del fondale che vi era incrostato sopra, ha scoperto questa icona mariana, chiaramente perduta in un carico navale del XIX secolo:

Di come i delfini abbiano preso l'icona e di come mai questa immagine santa sia finita sui fondali è un mistero. Il colonnello vorrebbe portare l'icona al patriarca Kirill. 

sabato 10 giugno 2017

Quando i Luterani scrissero a Costantinopoli (Storia della Chiesa)

Circa un secolo dopo la Caduta di Costantinopoli, Filippo Melantone (1497-1560), uno dei più stretti collaboratori di Martin Lutero (1483-1546), entra in contatto con la Chiesa di Costantinopoli tramite il diacono Demetrio. Melantone e Lutero sono i principali teologi della Riforma Protestante. Sia Lutero che Melantone credevano che il cristianesimo riformato, staccandosi da Roma e dalle sue innovazioni, professasse la stessa fede dei Greci e degli Orientali. Così, nel 1559, il diacono Demetrio condusse al Fanar una copia della Confessione di Augusta tradotta in greco, nutrendo la speranza di Melantone che il patriarca ecumenico benedicesse i protestanti e li accogliesse nel suo gregge. Il patriarca Josafat II di Costantinopoli, ricevuto il tomo luterano, lo ritenne imbarazzante ed eretico, ma, al fine di non perdere una amicizia politica con i tedeschi, la curia fanariota simulò la scomparsa del libro comunicando ufficialmente che la Confessione di Augusta non era mai arrivata a destinazione. In questo modo Costantinopoli evitò di commentare pubblicamente il libro e di ferire così i luterani, senza tuttavia pronunciarsi. Il primo contatto fra luterani e ortodossi è andato a morire. 


Lutero e Melantone ai piedi di Gesù Cristo Crocefisso, alla Chiesa di Ognissanti in Wittenberg

Nel 1570 un ambasciatore tedesco, David von Ungnad, e un teologo luterano, Stefano Gerlach, stringono amicizia con uno dei segretari del nuovo patriarca ecumenico, Geremia II, il quale era considerato uno dei più eminenti teologi della Cattività Ottomana. Un greco-tedesco di nome Martin Kraus da Tubinga fu incaricato di portare avanti il dialogo teologico fra i luterani e il Fanar. La Confessione di Augusta fu tradotta di nuovo e mandata al patriarca. Questa volta, l'ambasceria tedesca non poteva essere ignorata. Geremia II chiama il sinodo di Costantinopoli e risponde con un dettagliato tomo su tutti e 21 i punti della Confessione luterana, il 15 maggio 1576. Storicamente la risposta è molto importante anche perché, di fatto, per la prima volta viene scritto un compendio di teologia ortodossa nel rispondere ai luterani. Ad ogni questione sottoposta dai protestanti, Geremia rispondeva dicendosi in disaccordo o in accordo secondo la tradizione della Chiesa e secondo le sue visioni personali. 

Le risposte di Geremia II

Il patriarca si congratulò con i luterani per la ricezione del Credo Niceno, ma ricorda come la doppia processione dello Spirito Santo (Filioque) sia una aggiunta inaccettabile dei cattolici. Inoltre Geremia aggiunge alla risposta sul Credo anche dei punti su Trinità, Incarnazione, virtù cardinali e peccati mortali. 

Nell'articolo sulla Giustificazione, Geremia II risponde citando ampiamente san Basilio, dicendo "senza le opere, la fede è morta" e che è peccare di presunzione il credersi salvati per predestinazione. 

Circa gli articoli sui sacramenti, Geremia II è nel pieno solco della tradizione dicendo che "esistono ALMENO sette sacramenti, fra i quali il Battesimo e l'Eucarestia". Si trovava d'accordo sia nel battezzare i neonati che nella validità dei sacramenti amministrati da preti indegni.

Il disaccordo più grande si ebbe nel capitolo dedicato alla Messa. Geremia disapprova l'eliminazione del Canone e dell'Epiclesi e l'uso del pane azzimo per la liturgia, e ribadisce la dottrina della trasformazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo.

Gli articoli fra undici e quattordici sono abbastanza ben visti da Geremia, che piuttosto raccomanda una visione meno legalistica della Penitenza e degli altri sacramenti. 

L'articolo quindicesimo della Confessione di Augusta è stato molto problematico, perché i luterani non erano corretti nella loro credenza e pratica circa le feste religiose e la pietà liturgica, e questo fece infuriare molto Geremia II, il quale ribadì con durezza che le feste e il calendario della Chiesa sono "testimonianza visibile di Cristo e dei suoi santi" sulla Terra. 

I capitoli sulla Grazia e sulla Salvezza attirano l'attenzione del patriarca che ricorda come si è salvati solo se si vuole esserlo: Geremia II pesca a piene mani dai testi del Crisostomo, ribadendo che la salvezza non è un evento una tantum, ma è un percorso continuo e perpetuo di rapporto fra l'umanità e Gesù Cristo. 

Il patriarca espresse le sue perplessità circa la chiusura degli ordini monastici e dei conventi da parte dei luterani, nonché l'abolizione dei digiuni e delle rogazioni, rimarcando che "i monasteri e l'obbedienza conventuale sono espressione di comunione fraterna e di zelo per Dio, così come i digiuni e le astinenze, atti di disciplina di fede". 

Infine, sull'invocazione dei Santi, Geremia II ribadisce la validità di quest'atto di venerazione e cita passi biblici a difesa dell'invocazione dei Santi. Il Sinodo poi stilò alcuni punti sull'uso del pane lievitato, della benedizione per il clero sposato, l'importanza del culto e dei sacramenti, la difesa dell'ordine monastico. 

Le risposte giunsero in Germania alla fine del 1576 e i migliori teologi protestanti del tempo si misero d'accordo per rispondere alle obiezioni del patriarca: essi rimasero fermi sulle loro posizioni eterodosse specialmente in merito alla Giustificazione e ai Sacramenti, Nel 1578, Gerlach porta la risposta a Geremia: il patriarca è infastidito dalla loro supponenza e risponde al luterano esprimendo le sue contrarietà: se i tedeschi vogliono continuare il dialogo con Costantinopoli, devono accettare tutti i dogmi della fede Ortodossa. Mancando una risposta in tal senso, nel 1581, Geremia II risponde secco una sola frase: "ognuno per la sua strada". I Luterani mandarono altre lettere, ma il dialogo si concluse bruscamente, per riaprire solamente con l'Ecumenismo del XX secolo. 

Fonte: liberamente tradotto dall'articolo di Pravoslavie.ru

martedì 6 giugno 2017

La città di Azov: storia di una città ortodossa circondata dai nemici

L'articolo è stato scritto dal servo di Dio Konstantin Kotelnikov.

Sullo stemma della città di Azov si può vedere due storioni, croce e mezzaluna. La croce sopra la mezzaluna simbolizza la vittoria della Russia sopra la Turchia (dell’Impero Russo sopra l’Impero Ottomano), ma non solo questo. Innanzitutto è la vittoria del Cristianesimo, dell’Ortodossia,  sull’Islam.

Azov si trova nella foce del fiume Don. La leggenda conta che la città fu fondata nell’undicesimo secolo da un khan cumano che si chiamava Azup, pero i dati scientifici, scavi mostrano che nonostante che la gente popolasse questo posto già nell’età della pietra, la città vera e propria apparve soltanto nel tredicesimo secolo, nel tempo dell’Orda d’Oro, un grande e potente stato dei tatari. Il nome tataro della città è Azak, da questa parola viene il nome russo Azov. Azak era un grande centro commerciale, tanto importante che sia veneziani che genovesi avevano qui i propri possedimenti. Gli italiani chiamavano Azak Tana, sottintendendo la città dei greci antichi Tanais. Ma infatti la Tanais antica era situata sull’altro lato della foce del fiume di Don.

L’Ortodossia penetrò ad Azak dal tempo della sua fondazione insieme agli schiavi russi che i tatari catturavano nelle loro incursioni. La città aveva un grande mercato di schiavi, molti di loro erano i prigionieri russi, mentre i loro compratori principali erano veneziani e genovesi. Nel 1475 gli ottomani conquistarono Azak e posero fine alla presenza veneziana nella città. La città fu trasformata in una fortezza turca.I genovesi lasciarono Azak prima di veneziani, subito dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453.

Dai documenti si sa che nel tempo del potere ottomano ad Azak vicino al territorio del porto moderno si trovava la chiesa greca di San Giovanni Precursore, danneggiata durante l’assalto e presa della fortezza dai cosacchi di Don nel 1637. I cosacchi ricostruirono la chiesa. Negli anni 1641-1642 sopportarono un lunghissimo assedio e terribile serie di assalti ed attacchi dei turchi e suoi alleati tatari di Crimea, ma non si arresero. Nei nostri giorni ogni primo sabato di agosto ad Azov è il giorno della rappresentazione storica di questo atto eroico.Quando le forze dei cosacchi già erano esaurite, decisero di uscire all’ultima battaglia presto mattina fuori dalle mura della fortezza e tutti insieme dare la vita per Cristo ed amici, ma videro un miracolo: i turchi toglievano l’assedio e andavano via! Purtroppo i cosacchi non avevano le forze di mantenere la fortezza semidistrutta dai canoni turchi, troppi di loro caddero in battaglie,non avevano abbastanza viveri e munizioni. Richiesero l’aiuto al regno i Mosca, pero in quel periodo il regno di Mosca era troppo debole per mettersi in conflitto con l’Impero Ottomano e rinunciò. I cosacchi furono costretti di lasciare Azov.

Comunque la lotta secolare dei cosacchi di Don contro i turchi e tatari è una pagina gloriosa nella storia della resistenza del Cristianesimo all’offensiva aggressione islamica.

Al nome di Azov è anche collegata la fondazione della marina militare russa. Nel 1695 il giovane re Pietro I cercò di riconquistare Azov, però siccome i turchi ebbero costruito nuove, più moderne fortificazioni senza la marina militare fece fiasco. Tornò nel prossimo anno, 1696 già con la marina militare appena creata e sta volta ebbe successo. Azov fu presa.Subito l’Ortodossia cominciò a rafforzarsi ad Azov. Una moschea di pietra fu trasformata nella chiesa della Lode alla Santissima Madre di Dio (Церковь Похвалы Пресвятой Богородицы), furono fondato il monastero di San Giovanni Precursore e di nuovo consacratа la chiesa greca di San Giovanni Precursore. Però nel 1712 dopo la guerra sfortunata la Russia restituì Azov all’Impreo Ottomano. La lotta per Azov continuava la maggior parte del diciottesimo secolo e soltanto nel 1774 Azov definitivamente entrò a far parte della Russia. Vinse la Russia, vinse l’Ortodossia in questa steppa enorme come la pampa argentina.


La chiesa dell'icona miracolosa della Madre di Dio 


Icona della Madre di Dio di Azov

Nel diciannovesimo secolo Azov perse la sua importanza strategica e diventò una cittadina ordinaria provinciale.Però il periodo dell’Impero Russo era il periodo della prosperità e benessere per l’Ortodssia ad Azov. Le chiese più grandi erano la cattedrale della Dormizione, chiesa di Alessandro Nevskiy e chiesa di San Giovanni Precursore ( non quella vecchia greca in fin dei conti distrutta dai turchi ma nuova russa costruita nel diciannovesimo secolo). Il campanile della cattedrale della Dormizione, che era alto  25 metri, fungeva anche da faro alle navi.

L’arrivo al potere dei fanatici comunisti portò numerosi disastri. Tutte le chiese della città furono distrutte ( per miracolo rimase intatta la cappella dell’ospedale salvo la sua cupola demolita, nei tempi sovietici fungeva da sgabuzzino ), tutti i chierici furono repressi o fucilati. Per battezzare i figli , partecipare all’Eucarestia, la gente credente andava in campagna dove alcune chiese erano conservate e gli uffici divini nonostante di tutto continuavano. Il rinascimento dell’Ortodossia cominciò alla fine degli anni ottanta. Nel 1990 fu costruita la prima piccola chiesa, chiesa di Santa Trinità, nel 2004 si terminò la costruzione dell’edificio maggiore.

Oggi ad Azov funzionano la chiesa dell’Icona della Madre di Dio di Azov del patriarcato di Mosca, chiesa scismatica dell’icona della Madre di Dio di Azov , chiesa di San Nicola, chiesa della Santa Trinità, cappella di Luca Voyno-Yasenetskiy ( quella salvata dai comunisti con la cupola nuova, riconsacrata già in nome di Luca ), residenza dell’arciprete di San Giovanni Precursore con una piccola chiesa precaria, si costruisce la chiesa della Lode alla Santissima Madre di Dio, esiste il progetto della ricostruzione della cattedrale della Dormizione.

domenica 4 giugno 2017

I Doni dello Spirito Santo

Pentecoste: la festa della Santissima Trinità, ma in modo particolare la Chiesa si focalizza su un fatto... la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli del Signore nostro Gesù Cristo. Così narrano gli Atti degli Apostoli:

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio». Tutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi l'un l'altro: «Che significa questo?».[Atti, 2:1-12]


Cosa significa? Il potere di parlare in lingue è stato un dono immediato e visibile per i popoli che quel giorno hanno visto gli Apostoli adombrati dello Spirito Paraclito, ma significa molto di più. Significa che la Chiesa è resa capace di portare il Vangelo in ogni luogo. Significa che la Chiesa può e deve raggiungere ogni angolo della Terra, come ci ha comandato il Signore. Alcuni si potrebbero domandare quanto sia difficile e arduo tale compito, se non impossibile, viste le contingenze umane e storiche, e le impossibilità materiali e spirituali della nostra epoca, come di quelle precedenti e di quelle future. Ebbene, i doni dello Spirito Santo per la Chiesa di Cristo sono molti, direi infiniti, ma nel Sinodo Romano del 382 furono istituzionalizzati sette carismi speciali detti "i sette doni dello Spirito Santo" i quali sono le fondamenta dell'agire della Chiesa nel mondo. 

Lo Spirito Santo è detto anche:

Spirito di Sapienza. Lo Spirito Santo ci illumina e ci istruisce nella Fede: principalmente la Chiesa terrestre esiste ed è sopravvissuta all'empietà, alle eresie, ai ragionamenti perversi e agli errori umani grazie allo Spirito Santo che ha sempre salvato la Chiesa stessa donando la sapienza alle sue personalità più sante nei momenti di grande bisogno.

Spirito di Intelletto. Lo Spirito Santo ci permette di sondare le cose e di ragionare sull'universo, trovando sempre un modo di vivere. Lo Spirito vivifica la nostra vita mentale e fisica, facendoci parte della Chiesa spirituale.

Spirito di Consiglio. Lo Spirito Santo è la fonte principale del discernimento spirituale: lo Spirito Santo ci guida nelle nostre scelte e ha guidato nei Concili e nei Sinodi della Chiesa. 

Spirito di Fortezza. Lo Spirito Santo ci rende coraggiosi di appartenere alla Chiesa e ci dà la forza per resistere alle tentazioni e alle violenze del mondo. I martiri hanno fatto della fortezza la loro virtù cardinale e lo Spirito Santo li ha supportati fino alla fine. 

Spirito di Scienza. Può essere confuso con l'intelletto e con la sapienza, ma il carisma della Scienza è la capacità di applicare l'intelletto e la sapienza ed è uno dei doni dello Spirito Santo che la Chiesa possiede: i santi hanno vissuto all'ombra dello Spirito Santo, praticando la scienza divina.

Spirito di Pietà. Lo Spirito Santo ci sostiene nella pratica della religione, dandoci sempre nuova linfa vitale nell'attendere i servizi divini e nell'adeguarci alle regole e alla morale della Chiesa. 

Spirito del Timore di Dio. Lo Spirito Santo ci concede di temere Dio. Cosa significa? tanti credono erroneamente che il timor di Dio sia una sorta di paura che noi proviamo verso Dio. In realtà, il timor di Dio è il compimento della speranza che noi riponiamo in Lui. Il rispetto e la speranza che nutriamo verso il Creatore e Signore nostro trova il suo apice nell'adorazione che gli tributiamo e nel timore, cioè nell'incrollabile devozione che serbiamo nei suoi riguardi: trattiamo le cose sacre con timore, e non con leggerezza. 

Lo Spirito Santo discende anche sull'altare per trasformare il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue del Redentore, benedice l'acqua, il sale, l'olio, le case, gli infermi, i bambini, e tutto e tutti coloro che vengono portati ad essere benedetti. Lo Spirito Santo adombra gli aspiranti all'Ordine Sacro concedendo loro il potere di sciogliere e di legare nei Cieli e sulla Terra, secondo le promesse di Cristo. 

Dotata di questi doni, la Chiesa è armata con l'armatura della fede più perfetta, citando san Paolo, e può senza paura alcuna dedicarsi alla sua missione nel mondo. Mi disse una volta un monaco : "sai perché il mondo non si converte? perché i sacerdoti non credono più di avere lo Spirito Santo". 

venerdì 2 giugno 2017

Santificazione dell'Acqua con la croce nella Chiesa Latina (Latinità Ortodossa)

Dal Pontificale Cracoviense del secolo XI estrapoliamo una interessantissima preghiera speciale che i sacerdoti di rito latino potevano recitare sull'acqua al fine di benedirla per poi aspergere i malati. L'aspetto che colpisce è l'utilizzo della Croce come parte della preghiera: così come nella benedizione dell'acqua bizantina, infatti, la croce viene immersa in un dato momento della consacrazione dell'acqua. Il costume di immergere la Croce nel mondo latino era legato al rito della Teofania (ai vespri precedenti l'Epifania) e non veniva mai utilizzato per la benedizione dell'acqua "ordinaria". Questo rito speciale è presente solamente in alcuni sacramentari del XI secolo, in territorio imperiale o delle sclavinie, e questo fa pensare che fosse una prassi della Reichkirke (chiesa imperiale germanica), la quale in quel periodo era culturalmente influenzata da Costantinopoli. 

Imponendo la croce sopra il recipiente dell'acqua, il sacerdote dice.
S. Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio Vivente, Tu che sei morto sulla Croce di tua volontà a compimento della tua Incarnazione salvifica, affinché attraverso la morte potessi Tu salvare l'umanità dalla morte perpetua: per l'invocazione del tuo Santissimo Nome facci la grazia, ti preghiamo, che quest'acqua sia santificata per il tocco della tua Santa Croce (immerge la croce nell'acqua), a guarigione del tuo servo N. (nome del malato) gravemente provato da una malattia straziante. Che quest'acqua benedetta gli sia di giovamento per l'anima e per il corpo: degnati di accogliere la nostra supplica, Tu che insieme al Padre e allo Spirito Santo vivi e regni nei secoli dei secoli
Si asperge il malato con l'acqua benedetta

E' interessante notare, a mio avviso, che la benedizione dell'acqua latina in questo frangente non sia legata in alcun modo all'unione con il sale, come invece solitamente era costume nella Chiesa Latina. 

-------------------------------------------------------------------
FONTE

Catechismo ortodosso tradotto in cinese (news)

Apriamo il mese di giugno con una bella notizia dall'Asia. Secondo quanto riportato da Pravoslavie.ru la Chiesa Ortodossa Russa ha tradotto il catechismo ortodosso in lingua cinese e l'ha pubblicato ad Hong Kong. 


La copertina del catechismo (da pravoslavie.ru)

L'opera è la traduzione del Catechismo di padre Oleg Davidenkov da parte del padre Anatolij Kung, sacerdote della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Hong Kong, la quale possiede anche una stamperia ecclesiastica, China Orthodox Press, dedicata esclusivamente alla divulgazione di libri spirituali e manuali liturgici in lingua cinese. 

Venire a conoscenza di questa novità spero possa essere uno sprono a imitare i nostri confratelli cinesi continuando a produrre libri ortodossi in Italiano.

sabato 27 maggio 2017

Bartolomeo parteciperà alla festa per i 500 anni di Lutero

Secondo quanto riportato da Pravoslavie.ru, S.S. patriarca Bartolomeo di Costantinopoli sarà un ospite all'anniversario dei cinquecento anni della Riforma luterana a Wittenberg. 

Heinrich Bedford-Strom, Presidente del Consiglio delle Chiese Evangeliche Tedesche, aveva invitato nel settembre 2016 il patriarca ad attendere al meeting, e la sua presenza è considerata "un grande onore". Il 28 maggio 2017 il patriarca Bartolomeo volerà a Stuggart, e il 29 maggio riceverà un dottorato onorario dal Dipartimento di Storia e Teologia Evangelica dell'università di Tubinga, e il patriarca stesso presenterà la traduzione tedesca del suo libro Encountering the Mystery, cui seguirà un simposio di due giorni con approcci alla teologia ortodossa e protestante. A detta degli organizzatori, l'incontro fra Costantinopoli e le autorità protestanti è un eco dei primi contatti fra ortodossi e luterani, avvenuti nel 1573 guidati da Martin Crusius e Jabo Andreae, rivolti al patriarca Geremia II. 

Occorre ricordare che fin dal 1969 il Patriarcato Ecumenico e la Chiesa di Germania sono in dialogo teologico.

domenica 21 maggio 2017

Omelia sulla natura umana (Arcivescovo Iakovos d'America)

Il portale Bio-Orthodoxy riporta una omelia di  S.E.R. Iakovos, vescovo della Diocesi Greca del Nord e Sud America

Credo in un solo Dio Padre, Onnipotente, Creatore di tutte le cose, visibili e invisibili.

Come si può osservare, non si tratta di una definizione. Noi possiamo definire infatti solamente oggetti tangibili e visibili, non le idee astratte e le concezioni inarrivabili. Dio, essendo spirito invisibile e assoluta e perfetta manifestazione di Amore, può essere conosciuto e creduto, ma non può completamente essere concepito nella sua essenza. Non siamo d'accordo con coloro i quali asseriscono che una conoscenza parziale di Dio significa non conoscere. E non siamo neanche impressionati da questi agnostici eleganti, da questi scienziati stereotipati che credono solo a quello che possono concepire. Noi piuttosto crediamo che il rapporto, o intelletto, ha i suoi limiti, mentre il campo della sapienza è così vasto e infinito che nessuna mente umana potrà mai esplorarlo completamente o in qualche maniera contenerla nella sua infinità. 

In foto, il vescovo Iakovos nel 1959

Secondo le Sacre Scritture (Genesi 2:7), l'Uomo è stato creato in modo totalmente diverso rispetto alle bestie. Alcuni teologi definiscono l'essere umano come composto di tre entità: spirito, anima e corpo. Questi si basano su una teoria costruita sopra il Nuovo Testamento, in particolare 1Tessalonicesi 5:23 ed Ebrei 4:12. Tuttavia, questi teologi non tengono conto delle innumerevoli volte ove nell'Antico Testamento anima e spirito vengono usati come sinonimi, in numerosi salmi ad esempio, ma anche nel Nuovo, come ad esempio in 1Corinzi e anche nella Lettera di Giacomo 2:26. Accettando queste discettazioni, accettiamo anche delle nuove teorie filosofiche come lo Spiritualismo e il Materialismo. La prima ritiene che in realtà il corpo sia solo una percezione, ed è piuttosto la prigione dello spirito. I materialisti, invece, ritengono che le nostre facoltà spirituali risiedano in qualche utilizzo particolare del cervello. Inutile, ma lo ricordo, dire che la Chiesa Ortodossa rigetta le nuove teorie di Charles Darwin, le quali sostengono che l'Uomo non è una creatura di Dio ma piuttosto il prodotto di innumerevoli processi evolutivi. L'Uomo è piuttosto il coronamento della Creazione, è stato fatto da Dio con l'unico scopo finale di somigliare a Dio. Questo obiettivo è raggiungibile solamente attraverso un corretto uso del libero arbitrio: perché l'essere umano è stato creato libero con tutte le potenzialità per diventare perfetto, o viceversa di non diventarlo. La Chiesa Ortodossa insegna che l'Uomo, al principio dei suoi giorni, era perfetto e santo, e che questo è il fine ultimo della vita umana: tornare a quei giorni. 

La scoperta dell'America come problema teologico

L'articolo presentato sul sito Bio-Orthodoxy in lingua inglese è in realtà scritto in greco da Vasilios N. Makrides.  

La scoperta dell'America non solo ha contribuito ad una trasformazione radicale della conoscenza umana e del suo orientamento sulla Terra, ma ha causato grandi interrogativi teologici, soprattutto in merito alle popolazioni indigene del Nuovo Mondo. Gli uomini del tempo si chiedevano: questi discendono da Adamo ed Eva? hanno oppure no il peccato originale? Cristo ha salvato anche loro? Perché non sono menzionati nella Bibbia? Qual è il loro rapporto col resto della creazione? Fra le tante risposte, quella di Le Peyrère (1596-1676) cercava di conciliare la Bibbia con le nuove scoperte, dicendo che alcune razze umane erano state create prima di Adamo ed Eva (cfr. anche la Genesi), e definì questa teoria poligenismo, la quale fu adottata anche da Voltaire. Ma il mondo intellettuale ortodosso come ha reagito alla scoperta dell'America? 


Una  mappa del 1796 che illustra le Americhe

Se la Chiesa Russa non si è mai fatta problemi a riconoscere le possibilità missionarie offerte dalle colonie del nuovo Mondo, come ad esempio le colonie russe in Alaska, in Grecia sorse un dibattito di natura teologica nel periodo del cosiddetto "Neo Illuminismo Ellenico". Nel Settecento greco, due illustri letterati si occuparono della faccenda America: Neofito Kavsokalyvitis (1713-1784) e Niceforo Theotokis (1731-1800). Neofito, allievo di Niceforo, gli domandò una serie di questioni come ad esempio donde traessero origine gli americani nativi, quando il continente era stato colonizzato dai primi abitanti, se il Vangelo era giunto loro in qualche forma prima del 1492, e così via. Theotokis rispose con una lunghissima lettera nella quale dimostrò i suoi studi polimorfi dimostrando una buona conoscenza delle leggi naturali, della fisica, della geografia e della storia, ed era a conoscenza delle più innovative (per l'epoca) teorie archeologiche. La preoccupazione fondamentale di Niceforo Theotokis in questo campo fu dimostrare che la Bibbia e la Scienza non si contraddicono.  

L'articolo completo di Vasilios Makrides, in greco, è disponibile a questo link

sabato 20 maggio 2017

Il Rito dell'Olio Santo nella Tradizione Ortodossa

Pubblico sul blog un articolo comparso sul mensile "Costantinopoli e Fede" nel mese di giugno 2017, riguardante la sacra Unzione.

Il rapporto fra Dio e l'Umanità ha molte sfaccettature: Dio è amorevole, è giusto, e come amiamo ripetere nelle nostre preghiere "non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva". In questo equilibrio di misericordia e di giustizia si inserisce il rapporto fra Dio e l'Uomo, il quale domanda al Signore la pace, la salvezza, la salute dell'anima e del corpo: dalla necessità di domandare la guarigione del corpo e dello spirito la Chiesa ha nel tempo istituito un rito ben preciso, noto come Mistero dell'Unzione, che non viene dato solo in punto di morte, ma ogni volta che un fedele è  malato nello spirito e nel corpo. Nelle Chiese Ortodosse non è inusuale vedere celebrare il Rito dell'Unzione pubblicamente, in modo che tutti possano avvicinarsi a questo Sacramento e riceverne profitto spirituale, guarigione dai propri mali e dalle proprie passioni. In Grecia, ad esempio, il Sacramento dell'Olio è celebrato il Mercoledì Santo al pomeriggio e viene considerato pari alla confessione: chi si è avvicinato all'Olio Santo in quel giorno può prendere la comunione senza doversi confessare. La Sacra Unzione è un sacramento comunitario ed ha radici nella Chiesa Apostolica, e lo possiamo affermare con certezza assoluta:

Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia salmeggi. Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. [Lettera di Giacomo 5:13-16]


L'olio preparato per la santificazione del Mistero dell'Unzione

Per comando dello stesso san Giacomo Apostolo,che era vescovo di Gerusalemme in quel tempo, la Chiesa intera ha istituito questo Sacramento e ancora oggi la Chiesa Ortodossa osserva il comandamento apostolico: "i presbiteri della Chiesa preghino su di lui e lo ungano con olio". Il rito dell'Unzione non può essere officiato da un sacerdote solo, ma devono almeno essere tre (in alcune occasioni si accetta che siano due). Di norma, la Chiesa Ortodossa chiede che siano sette sacerdoti ad officiare il rito dell'Unzione comunitario. L'Unzione è composta da un Canone di preghiera, che canta il coro, seguito dalla benedizione dell'olio con sette preghiere che vengono recitate sull'olio o sui malati, a seconda degli usi locali, e da sette cicli di letture (Apostolo e Vangelo) che narrano dei miracoli di guarigione operati dal Cristo. Alla conclusione di ogni Lettura, oppure alla conclusione dell'intero ciclo di letture, a seconda degli usi locali, i fedeli vengono unti con l'olio consacrato dai sacerdoti sulla fronte, sul collo e sulle mani, per la salvezza dell'anima e del corpo. 

venerdì 19 maggio 2017

La preghiera del Cuore nell'Antica Chiesa Latina (Latinità Ortodossa)

La preghiera incessante, confluita poi nella tradizione esicasta della Chiesa d'Oriente, è una pratica che nasce con il Cristianesimo stesso. San Paolo stesso ci esorta a pregare senza interruzione. (cfr. 1Tessalonicesi 5:17).  San Clemente Alessandrino (+215), nei suoi Stromata (cap. VII) dice: "benché sia raccomandato che il cristiano preghi alla terza, alla sesta e alla nona ora, il cristiano perfetto prega durante tuttala vita". E' nella Provenza gallo-romana che si hanno delle notizie di monasteri dove si praticava la preghiera incessante, importata dall'Egitto nel IV secolo per mezzo di alcuni allievi di san Pacomio che colonizzarono la Gallia. Jacopo da Varagine riporta nella sua Legenda Aurea, del XIII secolo, che sia san Martino vescovo di Tours (+397) che san Giovanni Cassiano (+435) pregavano senza interruzione ed è lo stesso Cassiano a riportare le parole della "preghiera incessante" recitata nel suo monastero:

Deus, in adiutorium meum intende, Domine ad adiuvantum me festina.

Ossia:

O Dio, volgiti in mio soccorso, Signore vieni presto in mio aiuto

Nel trattato di san Giovanni Cassiano De Oratione (Collactiones, libri IX e X), il santo monaco scrive infatti che questa giaculatoria è stata tramandata da monaci anziani e viene raccomandata per la preghiera collettiva. San Benedetto da Norcia (+547) quando fonda il suo cenobio a Montecassino e scrive la Regola inserisce questo versetto nella liturgia e lo pone nella parte iniziale dei Vespri, dei Notturni (Mattutini) e delle Lodi, in forma responsoriale. Ogni monaco era poi raccomandato di recitare privatamente la preghiera "incessante" nella propria cella controllando il respiro e alternando la recita della giaculatoria alle prostrazioni. Questa forma di preghiera privata resisterà fino all'avvento del Rosario nel XIII secolo, quando quest'ultimo prenderà il posto della giaculatoria Deus in adiutorium. San Cassiodoro (+580), monaco e senatore romano, quando fonda il monastero del Vivario in Calabria, detta parimenti ai suoi monaci di recitare questo versetto ininterrottamente. 
 

Dopo lo Scisma del 1054, l'invocazione del Nome di Gesù pare giungere in Occidente dopo le Crociate, importato dai franchi d'Oltremare. I Certosini fanno propria la recita del Nome di Gesù e il francescano Bernardino da Siena (1380-1444) diffonde l'uso del monogramma di Cristo YHS (Yesus Hristos Sotèr - Gesù Cristo Salvatore) come "ausilio alla preghiera del Cuore". Ludolfo di Sassonia, un certosino del XIV secolo, si dà molto da fare nei suoi scritti per propagandare l'uso della preghiera del Cuore della tradizione bizantina [1]. Con il Tridentinismo, tuttavia, tutta questa tradizione interiore decade in favore della chiesa barocca. 

------------------------------------------------------------
NOTE  E FONTI

1) L. Charbonneau-Lassay, Il giardino del Cristo ferito, Arkeios edizioni, Roma 1995, pagine 129-130). 

Jacopo da Varagine, Legenda Aurea, LEF, 2005 

Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci (Collactiones), vol. I e II, Città Nuova Edizioni, 2000. 

mercoledì 17 maggio 2017

La Chiesa Serba intende canonizzare Mardarije di Libertyville

La Chiesa Serba in America ha proposto la canonizzazione del beato Mardarije di Libertyville (Illinois), primo vescovo serbo d'America: per i serbo-americani egli è già un santo (e come tale è ricordato sul loro sito ufficiale) sebbene la canonizzazione formale da parte del patriarca di Serbia sarà officiata fra il 14 e il 16 luglio 2017. Circa due settimane fa, il 4 maggio 2017, il vescovo Longino insieme ad altri suoi sacerdoti ha celebrato la divina liturgia e un acatisto intitolato al vescovo Mardarije al monastero di san Sava a Libertyville, fondato dal beato Mardarije con grandi sforzi umani e spirituali, e si è deciso di scoperchiare il sepolcro che ospita le spoglie mortali del vescovo, inumato colà nel 1935 e mai più aperto. La sorpresa è stata grande quando i chierici hanno visto incorrotto il corpo del loro fondatore! 



Le reliquie incorrotte del vescovo Mardarije di Libertyville 

I monaci del Monastero di san Sava hanno cambiato i paramenti del vescovo, i quali hanno mostrato un corpo anatomicamente intatto, con le unghie e i capelli ancora integri. Il clero ha cantato Cristo è Risorto e altri inni pasquali durante tutto il rito della vestizione delle reliquie, che ha preso posto immediatamente dopo la svestizione dei vecchi abiti. Riporta padre Nikolaj Kostur, responsabile della Commissione per la Canonizzazione di San Mardarije, che il corpo è meravigliosamente intatto e profuma. Ma chi è stato Mardarije di Libertyville?

Biografia breve di San Mardarije di Libertyville

Mardarije Uskokovic nasce a Podgorica il giorno 22 dicembre 1889. Nel 1906 con la benedizione del vescovo Sava di Zica prende i voti monastici presso il monastero di Studenica e diventa diacono.Si diploma al seminario di Kisenjev e i suoi sermoni vengono già pubblicati... nel 1916 conclude il suo percorso all'Accademia di Pietroburgo e viene ordinato sacerdote. Vive le prime fasi della Rivoluzione Russa portando conforto a quanti si trovano nei campi di prigionia comunisti in Siberia. Sul finire del 1917 la Chiesa Russa spedisce lo ieromonaco Mardarije negli Stati Uniti al fine di organizzare una comunità serba e in quella occasione ottenne il grado di Sincello. Sempre nel 1917 a Cleveland, durante una conferenza, i vescovi russi eleggono Mardarije come episcopo ma lui si oppone, dicendo che non accetterà mai il ruolo di vescovo senza la benedizione della Chiesa Serba. Dal 1918 al 1923 padre Mardarije si reca in patria e diventa rettore del seminario di Rakovica e archimandrita del monastero che ospita il seminario. Il 25 aprile 1926 il patriarca Demetrio di Serbia consacra l'archimandrita Mardarije come vescovo per il Canada e per le Americhe. Nonostante fosse malato già da tempo, il vescovo Mardarije operò con coscienza presso il suo gregge della Diaspora, costruendo comunità per gli ortodossi serbi e americani nella sua grande diocesi, non risparmiandosi verso coloro che lo cercavano. Con grandi sforzi umani e spirituali Mardarije riuscì a costruire il monastero di san Sava a Libertyville (Illinois), il quale divenne anche centro episcopale della Diocesi Serba d'America. Il 12 dicembre 1935 il vescovo Mardarije rendeva l'anima a Dio e veniva sepolto con grande onore nel monastero da lui fondato. 

lunedì 15 maggio 2017

Canonizzato san Giacobbe di Putna, metropolita di Moldova (news)

Fra il 13 e il 15 maggio maggio 2017 sono stati canonizzati da parte di sua beatitudine Daniele, patriarca della Chiesa di Romania, nuove figure di santità. La cerimonia solenne si è svolta nell'antico monastero di Putna dedicato a santo Stefano il Grande, principe di Moldavia. 

I santi canonizzati dalla Chiesa Romena portano l'attributo di "Putnicensi", ossia appartenuti a Putna, e sono un gruppo di santi monaci che hanno vissuto nel monastero combattendo la buona battaglia: spicca la figura del metropolita Giacobbe Putnicense. Gli altri santi monaci sono i beati Sila, Paisio e Natan di Putna. Andiamo a conoscere meglio il metropolita Giacobbe. 


Dalla pagina facebook del Monastero di Putna, la fotografia immortala il patriarca che mostra al popolo l'icona del santo vescovo Giacobbe Putnicense, metropolita di Moldavia.

Vita di san Giacobbe Putnicense, metropolita di Moldova

San Giacobbe nacque il 20 gennaio 1719 in una famiglia devota in Moldavia. Fin dalla sua infanzia, il beato Giacobbe visse nel seno della Chiesa. Entrato da giovanissimo in monastero, a dodici anni, fin da subito furono note le sue qualità, le sue doti intellettuali e la sua profonda umiltà. A soli diciassette anni, nel 1736, Giacobbe viene tonsurato sacerdote dal vescovo Antonio di Radauți. A venticinque anni, nel 1744, Giacobbe divenne abate (igumeno) di Putna, rinforzando la vita di preghiera comunitaria, dando nuova linfa all'attività sociale e caritativa - che il monastero ha sempre svolto - e reimpostando la paternità spirituale che in quegli anni era andata perduta. Il beato Giacobbe nel 1745 diventa anche vescovo di Radauți. Subito si prodiga per correggere i Messali e nello stesso anno fa pubblicare il Liturghier (Messale). Fra il 1750 e il 1760 il vescovo Giacobbe si dedica ad una fervida attività pastorale visitando i villaggi poveri della sua diocesi, diffondendo ovunque il Vangelo e spesso aiutando materialmente i poveri. In quegli anni, anche grazie al suo contributo, inizia a diffondersi l'uso della lingua romena nella Liturgia al posto dello slavo ecclesiastico. Fra il 1751 e il 1760 san Giacobbe di Putna organizza la traduzione dei Minei, del Sacramentario, dell'Eucologio, del Pentecostario e dell'Antologhion, oltre ad un gran numero di libri devozionali e libri di preghiere per il popolo.  Nel 1760 San Giacobbe diventa Metropolita di Iasi e di tutta la Moldavia: si dedica alla ristrutturazione di molte chiese e continua la sua attività pastorale, liturgica e spirituale. Il 15 maggio 1778 il beato Giacobbe rendeva in pace la sua anima a Dio e veniva sepolto con tutti gli onori. 

San Giacobbe, metropolita di Moldavia, prega per noi!

Litania per la salute della Chiesa - dal Sacramentario Gelasiano (Latinità Ortodossa)

Questa antica litania romana si trova già nel Sacramentario composto da papa san Gelasio (+496 d.C.) ed era cantata dopo l'Apostolo alla santa Messa, oppure ai Vespri e alle Lodi


S. Preghiamo il Signore, Dio del Cielo e della Terra.

R. Kyrie eleison.

D. Padre dell'Unigenito, e Figlio del Padre senza principio, Spirito Santo e Dio, Trinità indivisibile, ascolta il tuo popolo.

R. Kyrie eleison.

D. Per la Chiesa del Dio vivente, per i suoi arcivescovi, vescovi e corepiscopi, per i suoi decani e arcipreti, per tutto il popolo di Dio, diciamo:

R. Kyrie eleison.

D. Per il collegio sacerdotale della santa Chiesa, per i suoi diaconi e tutti i ministri dei santi misteri, diciamo:

R. Kyrie eleison.

D. Per il tutto clero della Chiesa Universale, per i suoi suddiaconi, lettori ed esorcisti, per gli accoliti e tutti i cantori, diciamo:

R. Kyrie eleison.

D. Per i monaci e le monache, gli oblati, i servitori e coloro che servono questa e ogni chiesa di Dio, preghiamo.

R. Kyrie eleison.

D. Per il popolo di Dio qui presente e per tutti i fedeli della Chiesa, per tutti coloro che compiono il Bene e insegnano la Divina Sapienza, preghiamo.

R. Kyrie eleison.

D. Per  i sovrani timorati di Dio, per i principi cristiani, per i loro eserciti e per le loro Nazioni, per i governanti di questa città e per tutte le autorità, preghiamo il Signore.

R. Kyrie eleison.

D. Per tutti coloro che si avvicinano agli insegnamenti del Signore Dio Gesù Cristo, che Iddio li ricolmi della sua grazia vivificante e dia loro la piena conoscenza delle realtà celesti.

R. Amen.

Il diacono rientra in altare e si inchina al sacerdote il quale continua la preghiera.

D. Ancora preghiamo il Signore.

R. Kyrie eleieson.

S. Per tutti coloro che sono afflitti dai demoni e dalle possessioni, preghiamo il Signore.

R. Kyrie eleison.

S. Per i viandanti, i naviganti, per coloro che soffrono la malvagità della guerra e della violenza, per i prigionieri e per coloro che sono vessati da autorità crudeli, preghiamo il Signore.

R. Kyrie eleison.

S. Per coloro che si dedicano alla ricerca della virtù e sono in pericolo.

R. Kyrie eleison.

S. Per tutti coloro che soffrono le infermità della carne e per coloro che sono afflitti dai malanni dello spirito.

R. Kyrie eleison.

D. Dacci, Signore, un Angelo del tuo regno, e la pace dei beati.

R. Amen.

D. Dacci una vita di preghiera, e una morte pacifica.

R. Amen.

D. Donaci il timor di Te, e l'amore puro.

R. Amen.

S. Per tutti coloro che pregano Iddio, che il Signore si degni d'ascoltarli.

R. Amen.

S. Signore, piega il tuo orecchio alla mia supplica.

R. E ascolta la mia preghiera.

S. Verso il popolo. Il Signore + sia con voi.

R. E col tuo spirito.
L'Officio prosegue come di consueto

--------------------------------------------------
LEGENDA

S. sacerdote
R. risposte (del popolo o del coro)
D. diacono

sabato 13 maggio 2017

La Missione in Italia: proposte concrete entro l'anno 2037

Riflettevo ieri insieme ad un gruppo di parrocchiani circa il destino dell'Ortodossia in Italia. Una delle domande che mi hanno posto è: come superare il laicismo imperante della nostra epoca? Cosa possiamo fare? 

Le risposte sono necessariamente forti, e possono apparire fantasiose alla maggior parte dei lettori. Ho ipotizzato, nella migliore tradizione statalista che la Storia ci ha perpetuato, un piano ventennale composto da quattro lustri in modo da avere qualcosa di stabile entro il 2037. Entro cinque anni, per entrare nel ciclo successivo, occorre superare dei punti-chiave che determinano l'assetto generale dell'Ortodossia in Italia. In particolare, ho analizzato le tre sfere sociali dove, attualmente, gli ortodossi in Italia sono più carenti: educazione, servizio sociale e indipendenza

PRIMO CICLO

A) Costruzione in ogni città di un asilo gestito da ortodossi, specialmente a Torino, Milano, Venezia, Genova, Firenze, Bologna, Roma, Aquila, Napoli, Palermo, metropoli dove la quantità di ortodossi inizia ad essere particolarmente alta. 

B) Costituzione di una Associazione culturale ortodossa che superi le divisioni giurisdizionali e sia "panortodossa", al cui interno vi si trovino russi, romeni, greci, georgiani, arabi, italiani eccetera.  I compiti sono molteplici: traduzioni ufficiali nazionali (basta con sedicimila edizioni della Liturgia, se ne produca, ad esempio, una utilizzata in Italia da tutte le giurisdizioni), ad esempio, produzione e traduzione di libri spirituali, Patristica, testi di dogmatica e organizzazione di corsi di iconografia o musica ortodossi. 

C) Edificazione di almeno una parrocchia "vera" in ogni città italiana. Questo cosa significa? Allo stato attuale, almeno 80% delle parrocchie ortodosse in Italia è ospitato in strutture della Chiesa Cattolica, e questo impedisce una completa e piena partecipazione del vissuto comunitario parrocchiale, essendo noi vincolati agli orari e alle funzioni altrui. Avendo invece una parrocchia interamente nostra, intendo edificata dalle fondamenta fino al tetto, di proprietà di una comunità ortodossa, possiamo svolgere a pieno regime tutte le attività necessarie per la comunità in questione. Come risolvere il grande problema della mancanza di denaro? 
C.1 - chiedere fondi alle rispettive Chiese Nazionali estere.
C.2 - chiedere fondi ai parrocchiani stessi residenti in Italia.
C.3 - costituire un sistema di crowdfunding supportato da benefattori italiani ed esteri. 

SECONDO CICLO

A) Messa in stampa di un periodico ortodosso, al quale partecipano tutte le giurisdizioni e che sia in lingua italiana. Possiamo anche considerare l'ipotesi di inserire articoli in lingue diverse, coprendo così un bacino d'utenza più ampio. E' molto importante che nasca un movimento culturale ortodosso in Italia. 

B) Costituzione di centri sociali ortodossi ove si offre consulto e sostegno materiale alle fasce povere della popolazione, ortodossa o meno. Almeno nelle città di Milano, Napoli, Torino e Roma deve essere presente un centro sociale ortodosso. I centri sociali ortodossi, ad esempio, possono occuparsi di come agevolare l'italianizzazione degli immigrati, promuovendo corsi di lingua italiana e di cultura italiana, al fine di evitare la ghettizzazione senza demolire l'Ortodossia. 

C) Espandere la presenza ortodossa anche nelle periferie regionali. Ci sono molti centri urbani non grandi che hanno bisogno di chiese ortodosse sia per i fedeli immigrati che per gli italiani interessati. Esempi? La Sardegna, il Molise, la Sicilia, la Calabria, e molti centri urbani della Toscana di media grandezza hanno sempre più fedeli sprovvisti di cura pastorale, bisognosi di una parrocchia. 


Armiamoci e convertite!

TERZO CICLO

A) Costituzione di scuole elementari o istituti superiori ortodossi almeno nelle città di Milano e di Roma, magari a convitto (modello collegio), per l'educazione dei bambini e dei ragazzi nelle materie umanistiche, scientifiche e tecnologiche senza tuttavia disdegnare una seria base religiosa. 

B) Provvedere ad un sistema di sostentamento del clero, in modo che i sacerdoti non siano costretti a lavorare nel mondo e possano dedicare tutte le loro energie ad ampliare e curare la loro comunità.

C) Costituzione di una Conferenza Episcopale Italiana Ortodossa alla quale, ogni sei mesi, partecipino tutte le giurisdizioni presenti sul territorio nazionale, affinché affrontino tematiche comuni e lo sviluppo armonico dell'Ortodossia in Italia.

QUARTO CICLO

A) Costruzione di un seminario ortodosso, idealmente a Roma, ma in realtà ovunque, in modo che i candidati all'Ordine Sacro non siano costretti a studiare all'estero o in strutture di altre religioni.

B) Fondazione di un monastero che non sia composto da due o tre membri, ma che abbia dei numeri tali da giustificare il nome "monastero", ad esempio una trentina di monaci (o monache). I monasteri sono centri culturali e spirituali di grande rilievo: è l'ora di averne uno in Italia. Il monastero deve avere il ciclo liturgico pieno con gli orari monastici e non dev'essere un calco parrocchiale: una buona idea è invitare guide spirituali e monaci dai paesi ortodossi e convogliare più monaci di diverse giurisdizioni in un'unica struttura, ove si usi la lingua italiana per non scoraggiare nessuno. L'Abate (igumeno) deve comportarsi da tale e il regime di vita dev'essere di modello athonita. 

C) Un vescovo italiano ma nato e cresciuto in una famiglia o ambiente ortodossi. Aspetta e spera!

Speriamo che queste proposte trovino una eco e qualcuno le metta in pratica!

Come parlare ai tristi e agli allegri (S. Gregorio Magno)

Diverso è il modo di ammonire gli allegri e i tristi. Agli allegri evidentemente bisogna presentare le tristezze che tengono dietro al castigo; ai tristi invece i gaudii promessi come frutto del regno. Gli allegri imparino dalla durezza delle minacce ciò che devono temere; i tristi ascoltino le gioie del premio che già possono pregustare. Ai primi, infatti, è detto: Guai a voi che ora ridete, poiché piangerete (Lc. 6, 25); gli altri invece ascoltano l’insegnamento del medesimo maestro: Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore gioirà e nessuno vi toglierà la vostra gioia (Gv. 16, 22). Alcuni però non diventano allegri o tristi per le circostanze ma lo sono per temperamento nativo e ad essi bisogna certamente far conoscere che ci sono dei vizi verso i quali certi temperamenti sono più proclivi: infatti le persone allegre sono facili alla lussuria, le tristi all’ira. Perciò è necessario che ognuno consideri non solamente ciò che deve sostenere a causa del suo temperamento, ma anche ciò che lo preme da vicino con peggiore pericolo, perché non avvenga che, mentre lotta contro ciò che deve sopportare, si trovi a soccombere davanti a quel vizio dal quale pensa di essere libero.

--------------------------------------------------------
Di: San Gregorio Magno, Regola Pastorale, Città Nuova Edizioni, anno 2000

martedì 9 maggio 2017

Breve Storia delle Chiese Ortodosse nel secondo Novecento

Nel dicembre 1964, nell'aria generale del Concilio Vaticano II cattolico-romano, il papa Paolo VI chiamò il Patriarca Ecumenico Atenagora ad un incontro in Gerusalemme, ove avvenne lo storico ritiro delle reciproche scomuniche del 1054. Quel gesto non fu accolto da tutta l'Ortodossia nel medesimo modo. La Chiesa russa all'Estero, la ROCOR, nella figura del suo primo gerarca, il metropolita Filarete di New York, fu molto contraria, tant'è che Filarete scrisse numerose lettere sofferenti, così come sono chiamate in italiano, nelle quali lamenta il gesto di apertura ecumenica come un tradimento dell'Ortodossia. Il Patriarcato di Mosca, fino ad allora tradizionalmente anti-ecumenista, cambiò rotta. L'arcivescovo Nikodim Rotov fu inviato a Roma come osservatore del Concilio Vaticano II, mentre il Patriarcato di Mosca entrava nel Concilio Mondiale delle Chiese. Senza voler demonizzare eccessivamente l'arcivescovo Nikodim, c'è da notare il suo estremo amore per il Cattolicesimo: soleva dedicarsi agli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, e in genere visitava il Vaticano ogni anno. Quando la profetica Pelagia di Ryazan gli disse: "morirai ai piedi del tuo papa", l'arcivescovo Nikodim davvero morì durante una udienza con Giovanni Paolo I nel 1978. Si dice che Nikodim apprezzasse del Papato quello che tutti gli intellettuali russi vi hanno sempre visto di attraente, cioè l'efficienza, la precisione, la portata universale del Papato come ordine umano.


23 agosto 1948: nasce il Concilio Mondiale delle Chiese.

L'Ecumenismo come movimento ebbe il suo apice nel 1987, quando il Patriarca Ecumenico Demetrio di Costantinopoli concelebrò in Vaticano con Giovanni Paolo II, sebbene non consacrarono lo stesso calice. L'anno seguente, tuttavia, nel 1988, ci si aspettava che il papa avrebbe visitato la Russia in occasione dei mille anni di battesimo della Rus'. Il terrore che la sua presenza avrebbe potuto infiammare i localismi politici dei cattolici polacchi o degli ucraini occidentali, per non parlare degli Stati Baltici, fece sì che il pontefice romano non venisse invitato, con il risultato di una forte rimostranza da parte del cattolicesimo il quale aveva aperto le braccia all'ortodossia russa tanto sofferente in quegli anni di regime sovietico. Al papa fu proposto di venire a Kiev a patto di non visitare i suoi uniati in Ucraina, e Giovanni Paolo II rifiutò l'offerta: proprio in quell'anno si erano alzate delle voci di protesta dall'Ucraina occidentale affinché gli uniati potessero eleggere liberamente i loro vescovi, cosa proibita dall'URSS, e difatti per quell'occasione vi fu un sensibile mutamento di rotta nelle relazioni fra Vaticano e Chiesa Russa, poiché Roma non rinunciò, e non rinuncerà mai, ai suoi Uniati. Nel gennaio 1990 Gorbachiov incontrava di nuovo il papa e concedeva la libertà ai greco-cattolici. 

La situazione fra cattolici e ortodossi russi andava degenerando: i pacifici rapporti dei decenni precedenti cambiavano poco a poco. Il nuovo patriarca, Alessio II, nel 1991 si lamentò a Londra perché il Vaticano aveva formato un vescovato nella città di Novosibirsk, quando la presenza di circa 300 cattolici, a parere del patriarca, non giustificava l'esistenza di un vescovo romano-cattolico, rompendo così certi accordi sul reciproco anti-proselitismo che sarebbero dovuti esser stati firmati nei tempi precedenti il suo regno [1]. Andava affermandosi in quegli anni l'idea di un "territorio canonico" di azione da dover rispettare fra cattolici e ortodossi: i primi avevano come territorio canonico l'Europa occidentale e le Americhe, mentre i secondi avrebbero l'Europa orientale, l'ex URSS e i classici antichi territori della Siria, dell'Egitto e della Grecia. Nel marzo 1992 i rappresentanti delle Chiese Ortodosse si riunirono a Costantinopoli, condannando il proselitismo, ma distinguendolo - con un po' di sofismo - dall'evangelizzazione, con criteri non proprio chiari. Fu deciso che i cattolici non dovevano inviare missionari nelle terre storicamente ortodosse, e che gli ortodossi non avrebbero a loro volta tentato di convertire gli occidentali. Solamente il Patriarca Diodoro di Gerusalemme rifiutò queste disposizioni, appellandosi alla chiamata che Cristo fece alla sua Chiesa, di portare il vangelo fino ai confini della Terra (Matteo 28:19-20). Nel 1994, in Libano, gli Ortodossi firmarono un concordato coi cattolici - a esclusione dei rappresentanti di Gerusalemme, Serbia, Bulgaria e Chiesa Autocefala di Grecia - nel quale concordato le Chiese ortodosse e quella Cattolica si riconoscevano come parti di un medesimo Corpo, e pertanto che il ri-battesimo dei convertiti ortodossi (che teoricamente non dovrebbero proprio esserci, in accordo con questo documento) non deve avvenire in alcun caso, ma se proprio vogliono essere ricevuti nell'Ortodossia, che si faccia in altra forma. E' per questo che le Chiese ortodosse che hanno firmato il documento del 1994, vale a dire la Chiesa Russa, il Patriarcato Ecumenico, la Chiesa Romena, ad esempio, per citare le più diffuse della Diaspora, non ri-battezzano i pochi convertiti europei, ma li ricevono con una formula di abiura o con la cresima. 

Nel 1997, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo riconobbe la Chiesa Cattolica come luogo di grazia, e i protestanti come effettivi cristiani,  e pertanto il proselitismo e l'evangelizzazione fra gli occidentali erano da evitarsi in modo deciso. Dal 1994 nella diocesi di Novgorod (Patriarcato di Mosca), secondo gli studi di Ludmilla Perepiolkina, "[nella diocesi di Novgorod] guidata dal metropolita Lev (Tserpinskij) i protestanti possono ricevere la comunione nelle chiese ortodosse" [2]. 

Con l'incontro all'Avana fra il patriarca Kirill e il papa Francesco nel giorno 12 febbraio 2016, e con la sinassi del Concilio di Creta nel giugno 2016, l'Ortodossia si è molto aperta al dialogo coi Cattolici dopo lo stallo degli anni '90 del Novecento. 

---------------------------------------------------------------
NOTE  E FONTI

Moss Vladimir, The Russian Orthodox Church after Gorbaciov, presente online su academia.edu

Moss Vladimir, Russian Orthodox and Roman Catholic dialogue, presente online su academia.edu

1) Per le dichiarazioni di Londra, vedasi Oxana Antic, "New Structures for the Catholic Church in the USSR", Report on the USSR, vol. 3, № 21,  24 maggio 1991.

2) Perepiolkina, Ecumenism – A Path to Perdition, St. Petersburg, 1999, p. 122.

lunedì 8 maggio 2017

Gli Ordini Minori nella Chiesa Ortodossa e la loro scomparsa

Vescovi. Sacerdoti. Diaconi. Questi sono i ruoli che siamo soliti conoscere nelle nostre parrocchie. In molte di esse è presente la figura dell'aiutante di altare (altarnik in russo, paraclisier in romeno), di solito vestito con uno stichario o con il rason. Ma questi aiutanti, il cui nome è accoliti, non ricevono alcuna tonsura né alcuna ordinazione specifica, perché spesso sono ragazzi giovanissimi, se non bambini, a svolgere questo ruolo. La Chiesa Antica si era data un ordinamento gerarchico dei seguenti Ordini:
Ostiario, Lettore, Esorcista, Accolito, Suddiacono = clero minore.
Diacono, Sacerdote, Vescovo = clero maggiore.

Nei secoli medioevali la Chiesa Latina ha mantenuto questa scala gerarchica, che abbiamo in questo blog già analizzato, mentre la Chiesa Ortodossa è andata perdendo le distinzioni del clero minore fin quasi a farle scomparire. I Canoni della Chiesa Ortodossa, nei concili Locali e Universali, parlano chiaro: il canone XXIV di Laodicea e il canone IV del Concilio di Trullo menzionano sia gli esorcisti che gli ostiari. Attraverso la lettura dell'Ordinale ortodosso, possiamo vedere come i ruoli dell'Accolito e del Lettore siano stati fusi in uno solo: la preghiera recitata sul candidato al Lettorato infatti parla di... portare candele! Il ruolo del ceroforo è sempre stato connesso al mistero dell'Accolitato. Solamente al momento in cui il piccolo felonio viene imposto sul Lettore questi riceve una preghiera che menziona il suo ruolo attivo, cioè cantare l'Apostolo e i Salmi. 


Un accolito di una chiesa ortodossa al giorno d'oggi

Il fatto che il Suddiacono, idealmente, ricopre tutti i ruoli minori, ha condotto alla scomparsa degli altri Ordini Minori tranne che del Lettorato, un ruolo troppo importante nell'arte liturgica ortodossa per scomparire. Tuttavia, sempre meno persone vengono tonsurate Lettori o Suddiaconi, lasciando che dei laici molto formati servano all'altare e cantino nei cori: si va verso una totale scomparsa dell'Ordine Minore nella Chiesa Ortodossa?

--------------------------------------------------------
FONTE