sabato 21 maggio 2016

La traduzione dell'invocazione mariana alle Ectenie - appunti

Questo articolo non vuole essere una presa di posizione di superbo intellettualismo, né vuole essere una nota di un traduttore esperto: gli appunti che ho deciso di raccogliere vogliono piuttosto stimolare i veri traduttori e i liturgisti italiani nel riprendere in considerazione la traduzione dell'invocazione mariana alle ectenie.


Essa, nelle tre lingue di maggior uso in Italia, si presenta così:

- slavo ecclesiasticoПресвятую, пречистую, преблагословенную, славную Владычицу нашу Богородицу и Приснодеву Марию,  (...)

- lingua romena: Pe Preasfanta, curata, preabinecuvintata, marita, stapina noastra, de Dumnezeu Nascatoarea si pururea fecioara Maria (...)

- lingua greca antica: thìs Panaghìas achràndu, iperevloghimènis, endhòxu Despinìs imòn, Theotòku ke aiparthènu Marìas, (...)

Nelle lingue straniere occidentali, inglese e francese, la parola << achràndu >> viene tradotta assai spesso con "immacolata" (eng. "immaculate", e in fr. "immaculé") mentre in tedesco viene usato "reinsten" ("più che pura", "purissima"). In spagnolo anche non si fanno problemi ad usare il termine "immaculada". 

In Italiano, così venne tradotta dall'igumeno Ambrogio Cassinasco ed è diventata poi usuale anche in altre traduzioni:


Facendo memoria della tuttasanta, purissima, più che benedetta, gloriosa sovrana nostra, Madre di Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i santi. (...)


Al contrario, l'arciprete Antonio Lotti così traduce:

Commemoriamo la tuttasanta, illibata, più che benedetta, gloriosa nostra sovrana, Deipara sempre Vergine Maria, insieme con tutti i santi (...)

Perché in Italiano, dunque, non usiamo il termine << immacolata >> ? Alcuni sostengono per non mettere in tentazione gli italiani, se così possiamo dire, circa l'immagine mentale dell' Immacolata Concezione. Quali potrebbero essere al contrario i motivi che hanno spinto i traduttori degli altri Paesi ad utilizzare proprio il termine << immacolata >> ? Se inteso nel suo senso letterale, essere immacolati è un sinonimo di essere "purissimi".  Per un ortodosso convertito che ha seguìto un catechismo, che si è formato una coscienza di chiesa, il termine dovrebbe essere libero da ogni condizionamento eretico. 

Anche l'uso del termine << sovrana >> è interessante. In greco antico, Despina è il femminile di Despota, quindi "padrona" o "signora". In slavo ecclesiastico viene usato il termine "Vladicitzu" ossia "eminenza" poiché la parola è legata al termine "vladiko" che si usa, notoriamente, per i vescovi e i membri eminenti del clero e viene inteso come "padrone" ma in senso molto elevato, ed è ben diverso da "signore" che è gospodi anche nel senso di signore terreno: il termine vladiko è paragonabile all'inglese aulico "liege", (1) difficile da rendere in italiano se non con lunghe premesse. In romeno, il termine "Stapine" si usa parimenti per il vescovo che, alcune volte, in riferimento ai monarchi del passato: in molte parti della Romania lo stesso termine "stapine" è stato abbandonato nelle liturgie in favore del più tranquillo "parinte" in riferimento al clero (2). In Italiano abbiamo sempre deciso di tradurre con "sovrana", tranne nella traduzione della Metropolia di Milano e Aquileia nella quale usano il termine "Signora", probabilmente sul modello greco. 

A mio avviso, inoltre, è interessante notare il termine Madre di Dio che viene utilizzato anche in romeno, mentre in slavo e greco si utilizza il termine Deipara

Queste magre riflessioni spero siano di spunto e stimolo per un dibattito, magari non solo telematico, fra coloro che si dedicano alla traduzione della liturgia ortodossa in Italia, affinché possiamo godere, in futuro, dei frutti di un lavoro sempre più accurato. 
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1) letteralmente "liege" significa "eletto", ma veniva utilizzato per appellarsi al clero e ai nobili nell'Inghilterra medievale. Il senso è di "eletto" nel senso spirituale del termine (es. arìstos in greco classico), non nel suo senso politico.

2) Es. nello ieratikòn romeno in mio possesso, pubblicato nel 2014 dalla Metropolia di Moldavia da Doxologia, con la benedizione di sua eccellenza Teofan di Iasi (B.O.R.) 

mercoledì 18 maggio 2016

San Benedetto da Norcia e i << Dialoghi >>

Articolo scritto da Aloisio Gullo per questo blog.

(N

San Benedetto nei Dialoghi di San Gregorio
Di San Benedetto (480-547)[1] conosciamo la vita che ci è stata tramandata da San Gregorio Magno nel secondo libro dei Dialoghi[2].  Non è molto, soprattutto dal punto di vista delle indicazioni cronologiche, totalmente assenti in quanto l’opera gregoriana non ha fini storici, essendo una narrazione agiografica, scritta col metodo dialogico (tra il papa e il diacono Pietro) e  non fornisce notizie di natura storica ed è orientata a fare conoscere le virtù e i prodigi compiuti. Del resto Gregorio rimanda per una migliore conoscenza di Benedetto, che definisce vir Dei, alla Regola dallo stesso scritta, esaltandone la dottrina e affermando che non visse diversamente da come scrisse. Questa affermazione di papa Gregorio diventa anche una prova indiretta che Benedetto ha scritto una regola per i monaci[3].  Gregorio (+ 604) scrive i Dialoghi intorno all’anno 593. L’opera si compone di quattro libri che contengono una lunga serie di vite di vescovi e monaci italici veri uomini di Dio. Il secondo di questi libri è interamente dedicato alla figura di Benedetto: “Benedetto di nome e di grazia”. La centralità di Benedetto, nell’intera stesura del Dialoghi, è dovuta al desiderio del papa monaco di trasmettere il messaggio di una vita evangelica accessibile a tutti, proponendo il racconto sulla vita di un santo monaco, un abate, che ha fatto della Scrittura la sua unica regola (qui la grandezza intuitiva di proporre ai lettori la totalizzante vocazione del cristiano che, lungi dall’essere un separato in se stesso, vive Cristo nell’unità interiore). Gregorio è perfettamente consapevole che la vita monastica è esperienza dello Spirito, che unisce e non divide l’uomo, è un essere protesi e afferrati da Cristo, e Benedetto è un perfetto modello di ciò e rappresenta, inoltre, quella vita a cui lui stesso Gregorio tanto anela.   Come è noto, infatti, il grande papa vive nel continuo desiderio della vita contemplativa che aveva dovuto abbandonare per il pontificato. ed è profondamente combattuto fra il monastico desiderium Dei e la vita nel mondo (qui andrebbe fortemente richiamato l’insegnamento apostolico sul mondo e sulla non appartenenza ad esso, tema di grande attualità e tornato prepotentemente in auge nel dibattito interno della chiesa romana dei nostri giorni).  Consapevole del combattimento interiore che vive, Gregorio, probabilmente, pensa anche a se stesso quando detta al diacono Pietro la vita di Benedetto, nel riportare alcuni episodi in cui il santo abate è descritto nel momento della preghiera per i fratelli e, non ultimo, anche nel momento del transito: “..sostenendo le sue membra, prive di forze, tra le braccia dei discepoli, in piedi, colle mani levate al cielo, tra le parole della preghiera, esalò l’ultimo respiro»,. Nel narrare l’episodio del transito Gregorio supera la visione del diacono che gli fa osservare: “Quanto dici è veramente ammirevole e stupendo. Infatti l’acqua fatta scaturire dalla roccia mi fa pensare a Mosè, il ferro che risale dal fondo dell’acqua mi fa vedere Eliseo; in Mauro che cammina sulle acque vedo Pietro; nell’obbedienza del corvo ricordo Elia, nel dolore per la morte del nemico, Davide” Per Gregorio, Benedetto imita Mosè, non solo ottenendo di ripetere uno dei prodigi più famosi dell’Esodo, ma molto di più perché in tutta la sua vita, come Mosè, è il grande intercessore che sul monte, davanti a Dio, “lotta nella preghiera” a favore dei suoi fratelli. Grande l’insegnamento che se ne trae, una vera risposta alla domanda di senso che da tante parti, spesso impropriamente, si sente. Nello svuotamento il monaco, come Cristo, sale sul monte e qui la sua preghiera, spinta dall’irrefrenabile grido dello Spirito, attraverso la kenosi, vive in sé tutta quanta l’umanità unita in Cristo. Si comprende meglio leggendo Gregorio che ribadisce “Pietro, l’uomo di Dio, Benedetto, ebbe in sé lo spirito di Colui che, unico, per la grazia della Redenzione a noi concessa, riempì i cuori di tutti gli eletti” (Dial. II,8,8-9). L’opera è senza dubbio influenzata da quel forte desiderio di rientrare in se stesso, recuperare quella “quiete” abbandonata per “il fardello della vita pastorale” e rifugiarsi quasi in un ideale unione con uomini che hanno abbandonato il mondo. Gregorio porta la sua lotta interiore all’esterno (andrebbe letta in questa prospettiva la forte e discussa scelta operata da benedetto XVI).   Da un lato anela e descrive la vita contemplativa verso cui si sente portato, dall’altro lato esercita il suo servizio pastorale edificando. Nei Dialoghi non vi è ricerca storica, nel senso di scienza come la intendiamo oggi, ma un sentimento spontaneo che nasce in lui ed esplode nella narrazione di vite, e di fatti, così come lui sente interiormente, sentendosi soddisfatto. Da qui la biografia di Benedetto, dell’uomo “desideroso di piacere a Dio solo” che, dopo essersi ritirato dal mondo, raggiunge la pienezza dell’essere uno in Cristo nella dilatazione del cuore, che gli permette di ritrovare nella luce di Dio tutto il mondo. Pur se non riporta dati e datazioni, l’opera di Gregorio è fondamentale per conoscere la figura di Benedetto e ci consente di fare luce sulle stesse prescrizioni della Regola, basandoci sul presupposto che come dice Gregorio: Non visse diversamente da come scrisse. Ma i Dialoghi non solo ci parlano di Benedetto, ma sono anche una prova dell’autenticità della Regola di Benedetto, in essi Gregorio raccoglie le notizie che ha sul santo di Norcia, e lo fa ricorrendo a quelle che già fanno parte di una certa tradizione orale, arricchendole grazie alla conoscenza della vita di Benedetto direttamente da alcuni monaci, come chiaramente dice: “Non conosco tutti i fatti di lui; quel poco che sto per narrare l’ho saputo da quattro suoi discepoli che me lo hanno raccontato, essi sono: il reverendissimo Costantino uomo degno che è stato suo successore nel governo del monastero; Valentiniano che fu per molti anni superiore del monastero presso il Laterano, Simplicio che per terzo governò la sua comunità; e infine Onorato che ancora governa il monastero in cui il santo abitò nel primo periodo di vita monastica[4].



[1]Le date relative a San Benedetto, anche se indicate come certe nei testi storici, possono considerarsi convenzionali perché non sufficientemente documentate, comprese quelle della nascita, del transito e dell’arrivo a Montecassino (529). Lo studioso E. Manning, per esempio, argomenta sullo slittamento del “transito” al 575 circa.
[2]Il secondo libro dei Dialoghi , scritto da Gregorio Magno nei primi anni del suo pontificato, è un’opera molto vicina cronologicamente allo stesso Benedetto. Infatti Gregorio fu papa dal 590 al 604 e questa vicinanza gli diede l’opportunità di conoscere monaci provenienti da Montecassino che avevano conosciuto i discepoli diretti di Benedetto, e probabilmente lo stesso santo.  
[3]Una seconda prova che Benedetto ha effettivamente scritto la RB la fornisce lo stesso Gregorio nell’Expositio in 1 Regum (4,4,17), laddove cita la Regola di San Benedetto nelle modalità per l’accettazione dei fratelli, denominando Benedetto con l’espressione magister optimum.     

[4]Gregorio MagnoDialoghi, Prologo

martedì 17 maggio 2016

Monaci ortodossi irlandesi, i primi avventurieri americani? (Storia della Chiesa)

La ampiezza dell'America non cessa mai di offrire numerose "alternative" alla scoperta a opera di Colombo in quel del 12 ottobre 1492; dalle teorie fantasiose sui Templari che vi sbarcarono nel 1262 fino al ritrovamento di navi fenicie e romane dell'Avanti Cristo, in questo blog abbiamo visto nella colonizzazione norrena dell'America e della Groenlandia l'arrivo dell'Ortodossia nel Nuovo Mondo del X secolo. 

Eppure, secondo il sito Orthodox Outlet, alcuni monaci irlandesi del VI secolo si sarebbero avventurati quattro secoli prima dei vichinghi nelle glaciali acque atlantiche fino a giungere indefessi e salvi alle coste americane. L'articolo infatti illustra un ritrovamento petroglifico (1) nel Wyoming (West Virginia, USA) scritto, secondo gli archeologi, in antica lingua irlandese. Il glifo, scoperto nel 1964 ma catalogato solo nel 1982, fu approfonditamente studiato dal dott. Robert L. Pye dell'Università di Geologia della West Virginia. 

Una fonte utilizzata dagli storici per rimpinguare questa golosa scoperta è la Navigatio Sancti Brandani, un'opera spesso relegata nell'agiografia o peggio nella spudorata fantasia; eppure, la cronaca del viaggio di san Brandano Abate potrebbe raffigurare niente poco di meno che una missione evangelizzatrice nelle coste settentrionali del continente americano. 

San Brandano e lo zaratan

La Navigatio è un poema scritto nel VII secolo in ventinove capitoli che segue lo schema degli imram, un genere letterario molto diffuso nel medioevo anglosassone e irlandese, nel quale uno o più eroi compiva solitamente una traversata marittima. In questo testo, san Brandano con sessanta compagni decidono di esplorare l'Oceano Atlantico alla ricerca dell'Eden, incontrano uno zaratan sopra il quale celebrano la Messa di Pasqua, poi dopo molte peripezie visitano le isole Faer Oer, e infine "la Terra Promessa", per poi tornare in patria. Questa storia agiografica ha ispirato molti storici a ritenere i monaci di san Brandano i primi veri "scopritori" dell'America.


Nella contea del Wyoming, l'incisione rupestre in antico irlandese. Per conoscere nei dettagli la storia di questa scrittura, consultare il link.

Secondo l'eminente professore di Harvard, Barry Fell, la lingua riprodotta sulla roccia è l'irlandese parlato fra il VI e l'VIII secolo, scritto nell'alfabeto nominato "Ogam", frequente nella stessa Irlanda. L'iscrizione pare riportare, secondo lo studio del dott. Fell, un proto-calendario col ciclo liturgico: l'inizio dell'anno cristiano, le date di Natale e dell'Avvento, e le parole "Cristo nacque uomo da Maria". 


Nella contea di Boony, sempre in West Virginia, parallelamente alle iscrizioni di cui sopra, sono apparse altre incisioni in alfabeto Ogam, datate fra il 500 e il 800 d.C., nelle quali in evidenza appare il segno del Chi-Ro ( XP, ossia le iniziali per la parola Cristo) come usava fra i celti, che aveva più o meno queste forme:

Ad ogni modo, pare che la presenza monastica sia stata infruttuosa, una mera visita esplorativa che si è conclusa col ritorno in patria; gli unici stanziali saranno i norreni di Erik il Rosso, qualche secolo più tardi.

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1) incisione rupestre. 

sabato 14 maggio 2016

La foto della Madre di Dio

Dal blog Mystagogy apprendiamo come la Madre di Dio, palesatasi molte volte sul Monte Athos, sia stata immortalata nel 1903 in una fotografia scattata in quell'anno nel monastero di san Pantaleimone il giorno 3 settembre (21 agosto), adesso nell'archivio del monastero. 


Pare che il 3 settembre 1903 il monaco Gabriele, il fotografo, stesse scattando una diapositiva nel cortile del monastero e quando ebbe sviluppato la foto, ebbene, vi trovò impressa l'immagine della Madre di Dio. In quella stessa settimana i monaci di san Pantaleimone dissero di aver visto la Vergine Maria molte volte. All'epoca il monastero contava 1400 anime, adesso solamente 35 chierici. 

La foto fu lasciata vedere dal 1997, anno in cui gli archivi del Monastero sono stati aperti al pubblico. 

Il sito ufficiale del Concilio Pan-Ortodosso 2016

Poiché fra circa un mese inizierà il Concilio tanto dibattuto, mi è sembrato corretto ricordare il suo svolgimento che coprirà i giorni 16-27 giugno 2016, con questi ordini del giorno, più vari ed eventuali ancora non specificati.

Il sito Ufficiale del Concilio Pan-Ortodosso è il seguente:

In questo portale sono riportati per intero i documenti discussi, video-interviste, informazioni utili dal punto di vista organizzativo e tutto quanto serva a comprendere il Concilio nei suoi aspetti istituzionali. 

lo stemma di Costantinopoli, il patriarcato che secondo i canoni deve sedere quale presidente in quanto "primo fra pari" (II concilio Ecumenico)


CHIESE PARTECIPANTI

Dall'Ecumene ortodosso, saranno presenti rappresentanti da:

- Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, Nuova Roma
- Patriarcato di Alessandria d'Egitto e tutta l'Africa
- Patriarcato greco di Antiochia
- Patriarcato greco di Gerusalemme
- Patriarcato di Mosca
- Patriarcato di Serbia
- Patriarcato di Romania
- Patriarcato di Bulgaria
- Patriarcato di Georgia
- Chiesa Autocefala di Cipro
- Chiesa Autocefala di Grecia
- Chiesa Autocefala di Polonia
- Chiesa Autocefala di Albania
- Chiesa Autocefala di Slovacchia e del popolo Ceco

Come si nota, saranno presenti tutti i rappresentanti delle Chiese ortodosse autocefale e patriarcali.

Quindi, le paventate pressioni della Georgia che avevano ispirato gli scettici anti-conciliari si sono rivelate insufficienti per far sì che il patriarca Elia venisse meno ai suoi obblighi.  Una sezione del portale offre in una sola pagina tutti i documenti in inglese, in modo tale da concedere a tutti gli utenti di poter comprendere i temi che saranno affrontati. 

Nella sezione "Commentari", infine, si offre una panoramica di come il Concilio ha toccato le parrocchie e le iniziative sorte intorno ad esso, come ad esempio commissioni parallele e via discorrendo. 

giovedì 12 maggio 2016

La preghiera mariana più antica: il Sub Tuum Praesidium

La più antica prece rivolta alla Madre di Dio ( Theotokos ) è stata rinvenuta su un papiro datato attorno al 250 d.C. Nel 1917 la Biblioteca di John Rylands a Manchester ottenne un grande numero di papiri, e sul papiro 470 fu rinvenuto il frammento contenente l'invocazione, la quale faceva parte di un gruppo di inni da cantare nella liturgia del Natale. 


Mosaico della Madre di Dio, nella cattedrale della Divina Sapienza a Costantinopoli

Il testo, noto già a chi proviene da una certa formazione latina, è il seguente:

ITALIANO

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, o santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci o Vergine gloriosa e benedetta.

LATINO 

Sub tuum praesidium confugimus,
Sancta Dei Genetrix.
Nostras deprecationes ne despicias
in necessitatibus,
sed a periculis cunctis
libera nos semper,
Virgo gloriosa et benedicta.

GRECO 

Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν,
καταφεύγομεν, Θεοτόκε.
Τὰς ἡμῶν ἱκεσίας,
μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει,
ἀλλ᾽ ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς,
μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη.

L'inno Sub Tuum Praesidium viene ancora cantato ai Vespri quaresimali del rito greco e veniva cantato nella Liturgia Latina alla conclusione delle divine liturgie fino al XI secolo. Questo inno è molto importante perché vi è contenuta la parola Theotokos (Deipara, Madre-di-Dio) ben prima del Concilio Ecumenico Terzo nel 431 d.C, nella quale sinodo il concetto di Theotokos venne difeso dai padri conciliari contro l'eresia nestoriana. In Latino venne tradotto con Dei Genitrix anche se gli scrittori di lingua latina preferivano Mater Dei: casi sporadici dell'uso di questo termine prima del 431, oltreché da quest'inno, sono giunti rispettivamente da sant'Ambrogio di Milano nel suo Esamerone (PL 14,248) e Tertulliano nel suo Sulla Penitenza al capitolo III. 
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Fonte:

Sulla Preghiera (s. Clemente vescovo di Roma)

LIX, 1. Quelli che disubbidiscono alle parole di Dio, ripetute per mezzo nostro, sappiano che incorrono in una colpa e in un pericolo non lievi. 2. Noi saremo innocenti di questo peccato e chiederemo, con preghiera assidua e supplica, che il creatore dell'universo conservi intatto il numero dei suoi eletti che si conta in tutto il mondo per mezzo dell'amatissimo suo figlio Gesù Cristo Signore nostro, col quale ci chiamò dalle tenebre alla luce, dall'ignoranza alla conoscenza del suo nome glorioso, 3. a sperare nel tuo nome, principio di ogni creatura: Tu apristi gli occhi del nostro cuore perché conoscessimo te, il solo altissimo nell'altissimo dei cieli, il santo che riposi tra i santi, che umilii la violenza dei superbi, che sciogli i disegni dei popoli, che esalti gli umili e abbassi i superbi. Tu che arricchisci e impoverisci, che uccidi e dai la vita, il solo benefattore degli spiriti e Dio di ogni carne, che scruti gli abissi, che osservi le opere umane, che soccorri quelli che sono in pericolo e salvi i disperati, creatore e custode di ogni spirito che moltiplichi i popoli sulla terra, e che fra tutti scegliesti quelli che ti amano per mezzo di Gesù Cristo, l'amatissimo tuo figlio mediante il quale ci hai educato, ci hai santificato e ci hai onorato. 4. Ti preghiamo, Signore, sii il nostro soccorso e sostegno. Salva i nostri che sono in tribolazione, rialza i caduti, mostrati ai bisognosi, guarisci gli infermi, riconduci quelli che dal tuo popolo si sono allontanati, sazia gli affamati, libera i nostri prigionieri, solleva i deboli, consola i vili. Conoscano tutte le genti che tu sei l'unico Dio e che Gesù Cristo è tuo figlio e "noi tuo popolo e pecore del tuo pascolo". LX, 1. Con le tue opere hai reso visibile l'eterna costituzione del mondo. Tu, Signore, creasti la terra. Tu, fedele in tutte le generazioni, giusto nei tuoi giudizi, mirabile nella forza e nella magnificenza, saggio nel creare, intelligente nello stabilire le cose create, buono nelle cose visibili, benevolo verso quelli che confidano in te, misericordioso e compassionevole, perdona le nostre iniquità e ingiustizie, le cadute e le negligenze. Non contare ogni peccato dei tuoi servi e delle tue serve ma purificaci nella purificazione della tua verità e dirigi i nostri passi per camminare nella santità del cuore e fare ciò che è buono e gradito al cospetto tuo e dei nostri capi. 3. Sì, o Signore, fa' splendere il tuo volto su di noi per il bene, nella pace, per proteggerci con la tua mano potente e scamparci da ogni peccato col tuo braccio altissimo, e salvarci da coloro che ci odiano ingiustamente. 4. Dona concordia e pace a noi e a tutti gli abitanti della terra, come la desti ai padri nostri quando ti invocavano santamente nella fede e nella verità; rendici sottomessi al tuo nome onnipotente e pieno di virtù e a quelli che ci comandano e ci guidano sulla terra. LXI, 1. Tu, Signore, desti loro il potere della regalità per la tua magnifica e ineffabile forza, perché noi, conoscendo la gloria e l'onore loro dati, ubbidissimo ad essi senza opporci alla tua volontà. Dona ad essi, Signore, sanità, pace, concordia e costanza, per esercitare al sicuro la sovranità data da te. 2. Tu, Signore, re celeste dei secoli, concedi ai figli degli uomini gloria, onore e potere sulle cose della terra. Signore, porta a buon fine il loro volere, secondo ciò che è buono e gradito alla tua presenza, per esercitare con pietà, nella pace e nella dolcezza, il potere che tu hai loro dato e ti trovino misericordioso. 3. Te, il solo capace di compiere questi beni ed altri più grandi per noi, ringraziamo per mezzo del gran Sacerdote e protettore delle anime nostre Gesù Cristo, per il quale ora a te sia la gloria e la magnificenza e di generazione in generazione e nei secoli dei secoli. Amen. 
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TRATTO DA: Prima lettera ai Corinzi di san Clemente I, papa di Roma (+99 d.C.) Minima edizioni, 2008. 

martedì 10 maggio 2016

Inno Acatisto a santa Genoveffa (Genevieve ) di Parigi

INNO ACATISTO A SANTA GENOVEFFA DI PARIGI


Contacio 1
Sei nata a Nanterre a qualche lega da Parigi, ei tuoi genitori erano cristiani seri e anziani; E tu eri nella tua giovinezza una pastorella, anni  prima di diventare un buonasentinella di Parigi, e noi come chi ha pianto innanzi alla tua orante protezione, diciamo:
Gioisci O santa Genoveffa, nostra protezione!

Ico 1
Dal momento che nei giorni della tua giovinezza, anche alla grande età della tua vecchiaia,stavidi fronte al Dio di bontà,attenta all'ascetismo e alla preghiera assidua, sempre preoccupata per la vita spirituale, er questo cantiamo a te con ammirazione :
Rallegrati, germoglio innestato su un albero del paradiso!
Rallegrati, annunciato bocciolo di un bel fiore!
Rallegrati, ramo fragile che dai molto frutto!
Rallegrati, fioritura snelladi fragranza celeste!
Rallegrati, delizioso frutto della preghiera e di ascesi!
Rallegrati, arbusto che ospiterà le moltitudini!
Gioisci O Santa Genoveffa nostra protezione!

Contacio 2
Prima di recarsi ad Albion per combattere l'eresia, Il santo gerarca Germano fermandosi a Nanterreè stato salutato da una folla devota in cui seistata segretamente istruita da Dio,e lui che si accorse di ciòguardando il cielo gridò: Alleluia!

Ico 2
Mentre tutti volevano avere la benedizione del Santo vescovo Germano, egli ti ha chiamato e ti baciò castamente la fronte:previde ai tuoi genitori un futuro glorioso nella Chiesa per te; E l'esercito di eletti e cantò le tue lodi così:
Rallegrati, Santa Innocenza di Cristo!
Rallegrati, tu che sei stata notata all'alba dal cielo!
Rallegrati, tu bambinache il Maestro lasciò venire a sè!
Rallegrati, tu che hai ricevuto l'elogio di un vescovo pio!
Rallegrati, tu che hai visto l'azione in tedella grazia del Signore!
Rallegrati, da pecoraia sei diventata il pastore del gregge!
Gioisci O Santa Genoveffa nostra protezione!

Contacio 3
Tu hai detto al santo vescovo che Cristo era in tua presenza equale sarà il tuo futuro con il Dio vivente; E che ti saresti data Vergine a Lui, per l’assistenza ai servizi divini e requisito di conformità  alla Chiesa, la quale ti benedice e canta al Signore gridando: Alleluia!

Ico 3
Quando il giorno dopo si ricordò delle tue parole,confermò la tua intenzione di vivere nella preghiera e nella castità e Ti ha dato una carta che portava la Santa Croce di Cristo, come unica gemma garante di immensi tesori di grazia,ti mostrò l’ascesi, non appena fosti abbastanza grande, così che ti potessero cantare:
Rallegrati, che hai ricevuto la Croce e l’hai portata fin dall'infanzia!
Rallegrati, tu che hai scelto la via dell'ascesi cristiana!
Rallegrati, gioiello puro nella corona del Santo Re!
Rallegrati, disprezzo sovrano per le ricchezze di questo mondo!
Rallegrati, tu che hai fissato la Gerusalemme degli Eccelsi!
Rallegrati, impegno adamantino nella vita reale!
Gioisci O Santa Genoveffa nostra protezione!

Contacio 4
Dopo aver ricevuto la benedizione di San Germano e quella di San Loup di Troyes che lo accompagnava,hai iniziato a vivere una ancora più faticosa vita spirituale sulla strada stretta del Vangelo, Costantemente rivolta a Dio e cantando: Alleluia!

Ico 4
Spinta da un impeto di amore e di crescente pietà, sei diventata come una colonna nella Chiesa,assistendo assiduamente a tutti i servizi divini, e mettendo gli occhi spirituali solo sulle cose celesti. È per questo che magnifichiamo te, dicendo:
Rallegrati, leggìo delle Parole del Vangelo vivo!
Rallegrati, grande icona dei Suoi insegnamenti!
Rallegrati, lampada che illumina i misteri della fede!
Rallegrati, dolce incenso per Cristo!
Rallegrati, fervente preghiera che sorda come unzione!
Rallegrati, segno terreno del favore della Beata!
Gioisci O Santa Genoveffa nostra protezione!

Contacio 5
Così hai trascorso la parte migliore del tuo tempo,in presenza di Dio nel suo tempio santo,ehai vissuto ai margini del paradiso in terra,o beatissima Genoveffa, con la partecipazione ai sacramenti del Divin Maestro, e continuamente esclamando grata a Lui: Alleluia !

Ico 5
Tua madre, o Santa Genoveffa,irataper le tue preoccupazioni del Paradiso,ti ha impedito un giorno di andare in chiesa e ti colpì: E'diventata subito cieca e ha ricevuto la vista attraverso il perdono tuo, quello che Lui ha accordato con l’ acqua  santa e delle tue lacrime e la loro unzione sugli occhi malati; questo è stato il tuo primo miracolo e noi ti cantiamo:
Rallegrati, dono della vista a coloro che hanno dato la vita!
Rallegrati, fonte di guarigione per i poveri!
Rallegrati, rifugio sicuro per la carità dei fedeli!
Rallegrati, delicato balsamo per le ferite del mondo!
Rallegrati, unguento per le angosce dei miserabili!
Rallegrati, sicuro conforto per le anime addolorate!
Gioisci O Santa Genoveffa, nostra protezione!

Contacio 6
Con l'acqua si segnò di Croce eper le tue lacrime e la tua fervida preghiera al trono di Dio  hai reso a tua madre l’uso della vista, ed ella comprese che non poteva opporsi alla tua vocazione, e gioendo per te cantava a Dio: Alleluia!

Ico 6
Hai vissuto davanti a Dio e agli uomini in preghiera per molto tempo,e all'età di quattordici anni con te prima di San Marcellosei stata solennemente consacrata dalla Chiesa come una vergine,ehai portatoil simbolo del velo incontaminato della tua consacrazione fino alla fine dei tuoi giorni: sorpresi da tua sinceritàti cantiamo:
Rallegrati, fanciulla che avevi la purezza della Madonna!
Rallegrati, imitatrice delle donne della Scrittura!
Rallegrati, punto immutabile dei comandamenti di Dio!
Rallegrati, labbra che annunciano la sapienza divina!
Rallegrati, voce che parla della dolcezza del Vangelo!
Rallegrati, mosaico abbagliante di tutte le virtù!
Gioisci O Santa Genoveffa nostra protezione!

Contacio 7
Dio richiamò a séi tuoi venerabili genitori etu sei andata a Lutezia dalla tua pia zia e con lei hai vissuto nella preghiera continua, e dentro il Battistero di San Giovanni il Precursore del Signore, Cantavate ad alta voce a Lui: Alleluia!

Ico 7
Per Divina Provvidenza ti sei ammalata e sei stata per tre anni come morta,ma sei tornatanel mondo e hai affermato di aver visto l’Inferno e il Paradiso;Hai edificato i fedeli cantando le meraviglie della vita dopo la morte, e per loro narrando il patrimonio che spetta ai pii cristiani: il tuo fervore ti ha spinto alla scalata  dei cieli e noi tiepidi ti cantiamo:
Rallegrati, che hai peregrinato nelle dimore del cielo!
Rallegrati, che conoscevi già in questo mondo la bellezza del Regno!
Rallegrati, Annunciazione della bellezza ineffabile!
Rallegrati, tu che incoraggi coloro la cui fede è tiepida!
Rallegrati, meraviglia dei devoti fanciulli del tuo tempo!
Rallegrati, riflesso luminoso della magnificenza eterna!
Gioisci O santa Genoveffa nostra protezione!

Contacio 8
Nonostante la tua grande lotta ascetica e la forza della tua preghiera,sei stata molto calunniata dai fedeli di Lutezia, Ma quando San Germano di Auxerre tornò ad Albion venne nella tua città e ti ammirò, o piissima Genoveffa, eil popolo si pentì e ringraziò Dio cantando: Alleluia!

Ico 8
Hai degnamente onorato l'Apostolo del luogo, Denis, poiché tu hai sofferto molto nel vedere le sue reliquie sacre con quelle di Eleuterio e Rustico,riposte in un misero reliquiario di legno;E per mezzo della tua fervente preghiera una Basilica per loro hai eretto, e un canto di lode dai santi iniziò a elevarsi, e così dicevano:
Rallegrati, che nel tuo corpo  hai costruito il Tempio dello Spirito!
Rallegrati, che hai costruito la Chiesa di San Denis!
Rallegrati, sottile apetta il cui miele è la preghiera!
Rallegrati, rosario di virtù sgranatodal Signore!
Rallegrati, stella cucita sul vestimento della Deipara!
Rallegrati, raggio di luce del sole di giustizia!
Gioisci O Santa Genoveffa, nostra protezione!

Contacio 9
Quando i guerrieri di Attila  invasero la Gallia,rapidamente s’avvicinavano a Lutetia per razziare il florido borgo; Il popolo meditava di lasciare la città per salvare le proprie vite, ma tu non hai voluto cedere alla paura e vi siete rivolti a Dio nella preghiera dicendo: Alleluia!

Ico 9
Hai domandato alle donne di unirsi a te nella preghiera per scongiurare il pericolo barbaro,ma l’esercito stava per entrare e voleva metterti a morte,quando un diacono di San Germano venne a ricordare loro quanto eri stimata dal santo gerarca, e fu così che Attila si allontanò risparmiandoti, mentre tutti cantavano:
Rallegrati, difesa dei cristiani che mai fallisce!
Rallegrati, spada della fede che proteggi l'innocente!
Rallegrati, tu che sotto il tuo scudo salvi i puri!
Rallegrati, baluardo inespugnabile della Carità!
Rallegrati, dell’Amore fortezza inespugnabile!
Rallegrati, arma invincibile della preghiera dei santi!
Gioisci O Santa Genoveffa, nostra protezione!

Contacio 10
O santa Genoveffa, all’ombra della grazia di Dio e nella sua contemplazione hai vissuto, e si è manifestata in te la Sua potenza:per i miracoli e guarigioni tutti coloro che sono feriti nell'anima e nel corpo  vengono da te e risanati cantano a Dio: Alleluia!

Ico 10
Tu visitavi spesso i luoghi santi della Gallia,  Andando per conversare con Dio di San Martino di Tours, San Aignan di Orleans e altri padri che avevano illuminato questo paese, e  per via guarivi i malati e confortavi gli afflitti:E riprendevi le anime che cantavano per la tua gloria:
Rallegrati, pellegrinaggio di paradiso in terra!
Rallegrati, imitazione eletta della Trinità!
Rallegrati, tu che manifesti la docilità del Padre!
Rallegrati, tu che hai mostrato il grande rispetto per gli insegnamenti del Figlio!
Rallegrati, ricettacolo scelto dei doni dello Spirito Santo!
Gioisci, figlia saggia della Santissima Madre di Dio!
Gioisci O Santa Genoveffa nostra protezione!

Contacio 11
La tua fama e la forza incredibile della tua preghiera ha superato le terre di Gallia; In Estremo Oriente San Simeone lo Stilita ha ricevuto e consigliato le tue preghiere ispiratenel lodare Dio misericordioso,e per la grazia di Genoveffa egli cantava: Alleluia!

Ico 11
Santa Genoveffa, O taumaturga tre volte beata,sei stata un’amicadei santi e dolci Clotilde e Clodoveo,e di Remigio noto e devotoepiscopo di Reims e di Marcello diLutezia,tu sei come l'alba della santità monastica della Gallia e con San Germano e l'assemblea eletta della nostra terra in cielo ti acclamiamo:
Rallegrati, tu che sei stata guidata dai santi alla santità!
Rallegrati, per tutti noi che imitiamo l'esempio della tua vita!
Rallegrati, riflesso impareggiabile della grazia dell'Altissimo!
Rallegrati, incarnazione salvifica delle alte virtù!
Rallegrati, saggia compagna del miglior figlio della Chiesa!
Rallegrati, insuperabile guidadegli abitanti di Lutezia!
Gioisci O Santa Genoveffa, nostra protezione!

Contacio 12
In miracoli e preghiera hai speso la tua vita, o saggia Genoveffa,e nel novantesimo anno della tua età,o pura Genoveffa,la tua anima santa e mite è tornata nel seno del Padre, e il Signore ti accolse nella Sua alta Aula celestementre tutti i santi della Gallia cantavano: Alleluja!

Ico 12
Nonostante la tua nascita al Cielo,come serva esemplare di Dio sei rimasta vicina ai fedeli sulla terra; La forza della tua preghiera è stata evidente per chi ti ha domandato grazia, e miracoli abbondano sulla tua tomba benedetta;  Una moltitudine d’uomini è venuta a renderti omaggio e si è appellata alla misericordia di Dio cantando a te:
Rallegrati, tu che sei stata fedele alle promesse del tuo battesimo!
Rallegrati, perfezione compiuta nella vita religiosa!
Rallegrati, saggio modello d’imitazione per le monache!
Rallegrati, tu che vieni invocata dai fedeli per sempre!
Rallegrati, rapido conforto delle anime afflitte!
Rallegrati, adempimento di tutti i comandamenti!
Gioisci O Santa Genoveffa, nostra protezione!

Contacio 13
Sei iscritta nel regno celeste di Cristo, o devota Genoveffa, e  St. Denis ti onora per la costruzione di una basilica a lui da te voluta,e i santi martiri Eleuterio e San Rustico, e tutti i cristiani eletti della terra della Gallia: tutti coloro che sono tornati  al Padre delle Luci cantano con te: Alleluia! Alleluia! Alleluia!

(Questo Kontakion si dice per tre volte)

Preghiera alla Madre fra i Santi Genoveffa


Santa Genoveffa, la cui fama si è mossa fino in Oriente, fin sotto la colonna di San Simeone lo Stilita, Per le tue buone preghiere al Signore Cristo nostro Dio, fa che Egli ci conservi nella santa fede ortodossa; Proteggici dai barbari che sono deleteri per il  nostro comportamento e sulle nostre cattive azioni  chiedi a Dio di bruciare le spine dei nostri fallimenti  e sradicare i cattivi pensieri che ci portano al male. Supplica il Padre Onnipotente di aiutarci per la tua intercessione amorevole,conducici ad una vita di pietà e purezza  al fine di raggiungere un giorno la benedetta unità col Padre,  il Figlio e il Santo Spirito,cui è ogni onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen!

sabato 7 maggio 2016

Energie Increate (Vladimir Losskij )

La rivelazione del Dio-Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo... è la teologia stessa, nel senso che i Padri greci davano alla parola "teologia": questa indicava infatti per loro molto spesso il mistero della Trinità rivelato alla Chiesa.  L'unione reale con Dio e, in generale, l'esperienza mistica pone dunque la teologia cristiana dinanzi a un problema di antinomie, quello della accessibilità della natura inaccessibile. Come può il Dio-Trinità essere oggetto di unione e, in generale, di esperienza mistica? 

Nell'icona: Cristo Verbo Creatore, monastero di Sutevita (Romania)


Tale questione ha provocato in Oriente, verso la metà del XIV secolo, dispute teologiche molto vivaci...  San Gregorio Palamas, arcivescovo di Tessalonica consacra un dialogo intitolato "Theophanes" alla questione della divinità incomunicabile e comunicabile. [Egli] afferma: "La natura divina dev'essere detta al tempo stesso impartecipabile e, in un certo senso, partecipabile; noi giungiamo alla partecipazione della natura di Dio e, tuttavia, essa rimane per noi totalmente inaccessibile" (P. G. 150). Dio ci rimane dunque inaccessibile in quanto essenza.  Occorre dunque confessare... una distinzione secondo la quale Egli sarebbe totalmente inaccessibile e accessibile al tempo stesso sotto rapporti diversi. È la distinzione tra l'essenza di Dio o la sua natura propriamente detta, inaccessibile, inconoscibile, incomunicabile, e le energie o operazioni divine, forze naturali e inseparabili dall'essenza nelle quali Dio procede all'esterno, si manifesta, si comunica, si dà. "L'illuminazione e la grazia divina e deificante non è l'essenza ma l'energia di Dio" (Theophanes"). Così, secondo la parola di san Gregorio Palamas "dicendo che la natura è partecipabile non in se stessa ma nelle sue energie, noi rimaniamo nei limiti della pietà" (Ibidem).  San Gregorio Palamas non fu l'autore di questa dottrina; con minore chiarezza questa distinzione si trova nella maggior parte dei Padri greci, risalendo fino ai primi secoli della Chiesa.  Secondo i Padri la teologia propriamente detta riguarda gli insegnamenti sull'Essere divino in se stesso, sulla Santa Trinità; le manifestazioni esterne di Dio, la Trinità conosciuta nei suoi rapporti con l'essere creato rientravano invece nel dominio dell'"economia".  San Basilio Magno dice: "Pur affermando che conosciamo il nostro Dio nelle sue energie, non promettiamo affatto che l'avvicineremo nella sua essenza. Difatti, le sue energie discendono fino a noi, ma la sua essenza rimane  inaccessibile" ( " Epistola CCXXXIV").  Nella creazione la Trinità consustanziale si fa conoscere per mezzo delle sue energie naturali.  Le δυνάμεις o energie, nelle quali Dio procede verso fuori, sono Dio stesso, ma non secondo la sua sostanza. San Massimo il Confessore esprime la stessa idea dicendo: "Dio può essere partecipato in ciò che Egli ci comunica, ma rimane non partecipato nella sua essenza incomunicabile". San Giovanni Damasceno riprende precisando il pensiero di san Gregorio Nazianzeno m: "Tutto ciò che noi diciamo di Dio in termini positivi non proclama la sua natura, ma ciò che circonda la sua natura" ("In Theophania") e designa le energie divine con le immagini espressive di "movimento" o di "slancio di Dio". Con Dionigi l'Areopagita i Padri applicano alle energie il nome di "raggi della divinità" che penetrano l'universo creato. San Gregorio Palamas le chiamerà senz'altro "divinità", "luce increata" o "la grazia". La presenza di Dio nelle sue energie va intesa nel suo significato realistico. Non si tratta di una presenza operativa della causa nei suoi effetti: le energie non sono gli effetti della Causa divina, come le creature; esse non sono create, prodotte dal nulla, ma fluiscono eternamente dall'essenza una della Trinità. Sono il traboccare della natura divina che non può limitarsi, che è più della sua essenza. Si può dire che le energie indicano un modo d'esistenza della Trinità al di fuori della sua essenza inaccessibile.  Bisogna dunque distinguere in Dio la natura una, le tre ipostasi e l'energia increata che procede dalla natura, senza separarsene in questa processione manifestatrice.  Dio non è diminuito nelle sue energie; Egli è totalmente presente in ogni raggio della sua divinità. Occorre evitare due idee false che si possono formare a proposito delle energie divine: 

1) L'energia non è una funzione divina nei riguardi delle creature, sebbene Dio crei ed operi per mezzo delle sue energie che penetrano tutto ciò che esiste. 

2) Le energie non implicano affatto la necessità della creazione, che è un atto libero, effettuato dall'energia divina, ma determinato da una decisione della volontà comune delle Tre Persone. È un atto del volere di Dio che pone un nuovo soggetto al di fuori dell'essere divino, "ex nihilo". L'ambiente della manifestazione avrà così inizio. Quanto alla manifestazione stessa, essa è eterna; è la gloria di Dio. 

Le energie increate indicano una distinzione ineffabile - esse non sono Dio nella sua essenza - e, al tempo stesso, essendo inseparabili dall'essenza, testimoniano dell'unità dell'essere semplice di Dio. 
Le energie increate indicano una manifestazione esteriore della Trinità.   Quando diciamo che Dio è Sapienza, Vita, Verità, Amore, intendiamo le energie, ciò che viene dopo l'essenza, le sue manifestazioni naturali, ma esteriori all'essere proprio della Trinità.  Nell'ordine della manifestazione economica della Trinità nel mondo, ogni energia proviene dal Padre, comunicandosi per mezzo del Figlio nello Spirito Santo: εκ πατρός, διά υιου, εν αγιω πνενματι. Si dirà che il Padre crea ogni cosa per mezzo del Figlio nello Spirito Santo.  La Chiesa d'Oriente ha rimproverato alla teologia occidentale di confondere il piano esterno delle attività manifestatrici nel mondo, nelle quali lo Spirito Santo rivela il Figlio in quanto persona consustanziale inviata dal Padre e dal Figli, con il piano interiore della Trinità in se stessa, in cui la persona perfetta dello Spirito Santo procede dal Padre soltanto, senza avere nessuna relazione d'origine col Figlio.

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Tratto da: Vladimir LOSSKY, "La teologia mistica della Chiesa d'Oriente. La visione di Dio", Edizioni Dehoniane, Bologna 2013, 

venerdì 6 maggio 2016

La Chiesa Ortodossa del XIX secolo vista dagli Anglicani

Il sito Project Canterbury, focalizzato sulla cosiddetta "Chiesa Anglicana Alta" ossia sull'anglicanesimo tradizionale, propone una serie di spunti interessanti sul dialogo ortodossi-anglicani avvenuto nel XIX secolo, fra i quali mi permetto di presentare la tabella dei contenuti e questo libro digitalizzato (tutto il sito è in lingua inglese) il quale parla della visione che gli Anglicani (di una volta) hanno della Chiesa Ortodossa e in particolare dell'Ortodossia slava. Il libro, "The Religion of Russia: a study of the Orthodox Church from the point of wiew of the Church of England" pubblicato nel 1915 a Londra dal vescovo anglicano George Bernard Hemilton, è una buona base per chi vuole una opinione "non romana" della Chiesa Ortodossa.


Il patriarca Melezio di Alessandria e l'Arcivescovo Cosmo Gordon Lang di Canterbury nel 1930

Ad esempio, in una delle prime pagine così viene presentata la Chiesa Ortodossa (Russa): << I cattolici romani parlano di scisma ed eresia, e i protestanti dipingono la Chiesa Ortodossa come una mummia adagiata su un ritualismo morto e sui canoni e cerimoniali bizantini; ma noi invece vediamo come questa Chiesa ha la sua devozione, la sua vita e i suoi valori, ed è in molti aspetti simile, se non uguale, a quello che l'Anglicanesimo ha sempre proposto.>> 

Dopo questa presentazione, il libro "The Religion of Russia" espone la nascita della Chiesa Ortodossa Russa con particolare riguardo all'abolizione del Patriarca (1700 d.C.) a opera di Pietro il Grande contro il Patriarca Adriano (pag.12 del libro) nella quale azione gli anglicani vedono una ispirazione (fondata, peraltro) di Pietro tratta dall'anglican way of ecclesiology, secondo la quale il processo di nascita delle Chiese nazionali autocefale è su base etno-nazionale, segue i confini geografici ed è fondamentalmente guidato dalle elite aristocratiche e dai monarchi, i quali sono in ultima istanza i capi delle Chiese rispettive. Una sorta di cesaropapismo in salsa moderna, praticamente, ossia quello che brutalmente applicò Pietro I nella distruzione del patriarcato, rimpiazzandolo con un sinodo permanente di vescovi controllati da un ufficiale statale chiamato oberprokuror. Poco più avanti l'autore scrive, in modo piuttosto franco e cattivo:
<< Il livello di superstizione dei paesani è notevole, ma ricordiamoci che assieme alla puerilità e alla superstizione, nell'animo del contadino russo vi è un'altissima lealtà al Suo divino capo spirituale e alla Chiesa.>> Dopodiché lo scrittore analizza l'arte sacra, i paramenti, i rituali e la forma della Chiesa Ortodossa con frequenti paragoni ( non del tutto infondati ) con l'esperienza della Anglican High Church la quale mantenne per molto tempo l'uso dei plutei a colonnato e alcuni rituali molto antichi. Dopodiché, analizzando la concezione ortodossa dei Sacramenti, l'autore si trova fondamentalmente d'accordo con la posizione della Chiesa Ortodossa, Nei riguardi dell'Ordinazione, l'autore anglicano si trova nel disappunto di dover constatare come la Chiesa Ortodossa ( di allora ) non tenesse in alcun riguardo la successione apostolica come canone di validità sacramentale, ma la mera appartenenza alla denominazione "ortodossa" del termine: le ordinazioni romane e anglicane sono considerate nulle, prive di effetti e di valore. Anche sul matrimonio il buon scrittore trova da ridire, dicendo che gli ortodossi non prendono sufficientemente in considerazione la potenza del sacramento del Matrimonio, regalando seconde e terze nozze con facilità. Generalmente, sull'organizzazione interna della Chiesa l'autore riteneva l'Ortodossia troppo divisa al suo interno, incapace di una comunione con gli anglicani a causa della manchevolezza interna! Interessante il paragrafo sulla formazione ecclesiastica dei seminaristi, dove si dice che i matrimoni spesso venivano organizzati dal vescovo e che tali unioni erano spesso le più felici.

Si può concludere ricordando come l'autore del libro vede i tre problemi teologici fondamentali che dividono gli ortodossi dagli "occidentali", ossia il filioque, il pane lievitato e il purgatorio, come superabili "qualora la superstizione venga distrutta". In  una conferenza fra il dott. Brilliantov e il sacerdote anglicano W. Puller, come riportato in una lettera del 1920 diretta all'Arcivescovo di Atene... << fondamentalmente, la Chiesa Anglicana e la Chiesa Ortodossa professano la stessa visione sulla processione dello Spirito Santo.>>. Sul pane lievitato o azzimo, lo scrivente del libro non rimane molto, giusto due righe, parlando di "prassi differenti", mentre sul Purgatorio fondamentalmente condivide la visione ortodossa della Comunione dei Santi in senso di intercessori e che la Chiesa Ortodossa rettamente professa di credere nell'esistenza di una "sosta" spirituale (le Mytarstva) ma senza il legalismo romano.