domenica 16 marzo 2014

Un frate domenicano ortodosso in Russia: lo strano caso di San Maksim il Greco

Nel comporre questa breve agiografia, tratta dal libro "Preghiere a San Andrej Rubliov e altri santi russi" della Marietti, mi sono trovato a pensare che nell'aria del Concilio di Ferrara-Firenze alla fine qualcuno abbia respirato, alla faccia dei Defensor Ecclesiae e della purezza della fede. E mentre santi come San Marco d'Efeso rigettavano Roma e le sue "devianze eterodosse" che ormai erano evidenti e formate, altri, come Maksim "Il Greco", godevano pienamente del Rinascimento italiano. 
Il futuro Santo Massimo il Greco nacque a fine Quattrocento in Corfù, da genitori ortodossi, ma l'Isola a quel tempo era sotto dominio della Repubblica di Venezia, così il piccolo Maksim fin da piccolo respirò l'aria dello Stivale. Fattosi giovanotto, i genitori benestanti lo mandarono a studiare in Italia: Venezia, Padova, Bologna e poi Firenze. Qui Maksim conobbe il frate Girolamo Savonarola, col quale strinse amicizia: alloggiavano insieme al Convento domenicano di S. Marco, nel quale poi Maksim fece professione monastica divenendo frate. La sua origine bizantina lo attrasse poi in Oriente, e difatti si recò all'Athos, sul quale poi prese la residenza, facendo nuovamente obbedienza, questa volta a Vatopedi. Trascorse i successivi dieci anni nel silenzio, continuando ad approfondire i testi dei Padri della Chiesa, ai quali Maksim si sentiva molto legato. La svolta della sua vita avvenne però nel 1515, quando il Gran Principe di Mosca il 15 marzo inviò degli ambasciatori alla Santa Montagna per richiedere un traduttore, l'anziano monaco Savva. Ma egli era molto malato così l'Igumeno di Vatopedi selezionò al suo posto il buon Maksim, "esperto in Sacra Dottrina e adatto alla trasposizione e alla spiegazione di qualsiasi libro." Maksim obbedì al suo superiore e seguì i moscoviti fino in Russia. Vasilij III difatti ricercava un esperto traduttore per completare, sistemare o tradurre ex novo dei testi liturgici dal Greco allo Slavo Ecclesiastico; ma poiché San Maksim non conosceva il russo, egli traduceva in lingua latina dal greco, e un monaco russo suo attendente traduceva dal latino allo Slavo. Già è sorprendente come un monaco del Cinquecento moscovita masticasse latino così bene... era pure vero che a quei tempi doveva essere ancora vivo il Metropolita che aveva firmato l'Unìa, i rapporti con Roma erano stati in quegli anni assai fecondi. Il viaggio fu molto lungo, perché Maksim arrivò a Mosca solo nel 1518, e subito si mise a lavorare sul Salterio. Il suo lavoro ( o meglio, il suo e quello del suo attendente) fu molto apprezzato da Varlaam, Metropolita di Mosca, ma oltre agli ammiratori Maksim si fece anche numerosi nemici. Innanzi tutto perché era anti-russo: non gli piacevano le costumanze del paese che lo ospitava. In secondo luogo, appoggiò la causa di ( San ) Nil Sorskij, che all'epoca non era ben visto, e in terzo luogo modificò alcuni rituali apportandovi delle modifiche; Con la salita al soglio arcivescovile di Danil e con un repentino cambio d'umore del Gran Principe, la vita di Maksim si fece più difficile. Nel 1525 un tribunale statale lo dichiarò colpevole di macchinazioni contro la figura del Principe. Per i successivi sei anni fu tenuto segregato in una umida e minuscola celletta nel Monastero di San Giuseppe a Volokolamsk, e gli fu proibito l'accesso ai sacramenti. Ciò non distrusse l'animo del santo monaco: fu trovato su un muro della sua cella addirittura un Canone allo Spirito Santo Consolatore, scritto con un carbone. Nel 1531 fu richiamato a giudizio, e fu nuovamente ritenuto colpevole, questa volta d'eresia, per via del suo passato "latino", e difatti con la nota in calce di << indipendenza di pensiero >> e ancora, complotto politico. Fu trasferito in un carcere-monastero a Tver, ove però il Vescovo fu comprensivo, e gli lasciò carta penna e calamaio. Derivarono da questa permissione alcuni commenti alla Bibbia. Nel 1544 il Patriarca Ecumenico chiese formalmente al Gran Principe di Mosca  che Maksim potesse tornare sul Monte Athos, ma fu negata questa grazia, perché "il monaco è a conoscenza di segreti di stato". La mancanza dell'Eucarestia iniziò a gravare sul cuore del monaco. Nel 1547 il Metropolita Makarij, sentite le lamentele di Maksim, ne ebbe compassione e ritirò la punizione: potè tornare a consumare i Sacramenti. Nel 1551 Maksim fu trasferito nella Lavra di San Sergio, nel quale l'Igumeno perorò la causa del prigioniero, dandogli nel frattempo molte libertà finora negate. Nel 1553 San Maksim incontrò Ivan IV il Terribile, predicendogli un disastro: la premonizione non fu ascoltata ma si avverò. Nel 1556 finalmente, dopo 38 anni di sofferenze e di vita passata in Russia, il monaco Maksim si addormentò nel Signore, estenuato dal dolore. Fu seppellito nella Lavra, ma ora la sua tomba si trova presso la Chiesa del Santo Spirito. Sebbene prima del 1988 non fosse mai stato alzato all'onore degli altari, già nel 1564 nella Cattedrale dell'Annunciazione di Mosca comparve la sua raffigurazione. Nel 1694 un manuale per iconografi riporta minuziosamente la descrizione di come va dipinta l'icona di Maksim Grek, ossia "Il Greco". Già nell'Ottocento circolavano i libretti con le vite dei santi, e lui vi figurava in quasi tutti.

Tropario: Illuminato dal fulgore dello Spirito, hai acquisito con Sapienza l'intelligenza dei rètori; illuminando con la luce della verità i cuori degli uomini ottenebrati dall'ignoranza, sei stato, o Santo Monaco Maksim, fulgida lampada della retta dottrina; e nel fervore di Colui che Tutto Vede, ti sei fatto straniero e sei emigrato in Russia, dove sopportasti la passione, la sofferenza, la galera e la reclusione imposta dal sovrano; ma la Destra dell'Onnipotente ti ha premiato e sei esaltato adesso, per i tuoi miracoli. Intercedi per noi costantemente, o santo Monaco Maksim, per noi che veneriamo la tua santa memoria.

Festa: 21 gennaio



lunedì 10 marzo 2014

Inno Akafist alla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo

Inno Akafist alla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo




Kontakion 1. Tono 8
Sovrano supremo e Signore del cielo e della terra, vedendo Te, re immortale, pendente sulla Croce, tutta la creazione è stata mutata, il cielo è stato sconvolto e le fondamenta della terra sono state scosse. Ma noi, indegni come siamo, ti offriamo adorazione riconoscente per i tuoi patimenti in nostro favore e con il ladro gridiamo a Te:

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno! 

Eikos 1
Tu che perfezionasti i cori degli angeli, non assumesti la natura angelica, ma essendo il Dio Eterno, ti facesti uomo per noi, per restaurare con il tuo vivificante corpo e sangue la vita degli uomini morti a causa dell’antico peccato. Per questo, ti ringraziamo e per il tuo grande amore, umili ti gridiamo:

Gesù, mio Dio, amore eterno, che a noi mortali della terra rivelasti la tua volontà;
Gesù, misericordia infinita, che discendesti all’uomo caduto;
Gesù, rivestito della nostra carne, che con la tua morte distruggesti il dominio della morte;
Gesù che ci divinizzi con i tuoi Divini Misteri;
Gesù che hai redento il mondo intero con le tue sofferenze sulla Croce;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 2
Vedendoti nel Gethsemani, agonizzando in preghiera fino a sudare sangue, venne un angelo a fortificarti, quando come carico pesante i nostri peccati si posarono su te. Avendo rialzato il caduto Adamo sulle tue spalle, lo presentasti al Padre, piegando le ginocchia e supplicando. E per questo, con fede ed amore, ti cantiamo:

Alliluia!



Eikos 2
Gli ebrei non hanno conosciuto la verità incredibile della tua passione volontaria. Di conseguenza, quando dicesti loro: “Io Sono” a coloro che ti cercavano di notte con le lanterne, benché caddero al suolo, tuttavia in seguito ti legarono e ti portarono via per essere processato. Quelli che passiamo per la stessa strada, cadiamo davanti a te e con amore chiediamo:

Gesù, Luce del mondo, odiato per il male del mondo;
Gesù che abiti in luce inaccessibile, catturato dal regno delle tenebre;
Gesù, Immortale Figlio di Dio, tradito fino alla morte dal figlio della perdizione;
Gesù in cui non c’è inganno, baciato con dissimulazione dal traditore;
Gesù che ti dai liberamente a tutti, venduto per alcune monete di argento;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 3
Per il potere della tua Divinità predicesti al tuo discepolo il suo triplice rinnegamento. Ma, dopo, benché ti avesse rinnegato con un giuramento, quando ti vide, il suo Signore e Padrone, nella corte del sommo sacerdote, il suo cuore fu toccato ed uscì e pianse amaramente. Guarda, quindi, anche a me, o Signore, e toccami nel mio duro cuore affinché con le mie lacrime lavi i miei peccati, e possa così lodarti:

Alliluia!

Eikos 3
Come Sommo Sacerdote eterno, dotato davvero di potestà secondo l’ordine di Melchisedec, stavi davanti a Caifas, il sommo sacerdote trasgressore, Tu che sei Padrone e Signore di tutto, che accettasti il supplizio dai tuoi servi, ricevi da noi queste preci:

Gesù, incomparabile, comprato per un prezzo, possiedimi nella tua eredità eterna;
Gesù, desiderio di tutte le nazioni, rifiutato da Pietro per paura, non rifiutare me peccatore;
Gesù Agnello innocente, colpito da crudeli fruste, riscattami dai miei nemici;
Gesù Sommo Sacerdote che sei entrato nel Santo dei Santi per il tuo sangue, purificami dalle mie macchie carnali;
Gesù incatenato che hai potere di legare e sciogliere, assolvi le mie gravi iniquità;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 4
Respirando una tempesta di pensieri furenti, gli empi ascoltando la voce del padre della menzogna e dell’antico omicida, il diavolo, respinsero Te, la Retta Via, la Verità e la Vita. Ma ti confessiamo, Cristo Potenza di Dio in cui sono nascosti tutti i tesori della saggezza e della ragione e ti gridiamo:

Alliluia!

Eikos 4
Sentendo le tue umili parole, Pilato ti consegnò alla crocifissione, come se meritassi la morte, benché egli stesso attestasse non trovarti colpa alcuna. Quindi si lavò le mani, ma macchiò il suo cuore. Meravigliandoci del mistero delle tue sofferenze volontarie, con compunzione ti chiediamo:

Gesù, che fosti ferito per noi lungo un intero giorno, sana le ferite delle nostre anime.
Gesù, Figlio di Dio e Figlio della Vergine, torturato dai figli dell’iniquità;
Gesù, deriso e denudato che dai bellezza ai gigli del campo e vesti il cielo con le nubi;
Gesù, coperto di ferite, che sfamasti i cinquemila uomini con cinque pani;
Gesù, Re dell’universo, che invece di un tributo d’amore e gratitudine, ricevesti crudeli supplizi;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 5
Fosti adornato col tuo Divino Sangue, Tu che ti rivesti di luce come di un manto. Io so, in realtà, io so con il profeta perché le tue vesti sono scarlatte. Io so, Signore, che ti ferii coi miei peccati. A te, dunque, che fosti ferito da me, a te grido con gratitudine:

Alliluia!

Eikos 5
Nello spirito vedendoti coperto di disonore e di ferite, divinamente ispirato Isaia gridò atterrito: “l’abbiamo veduto e non aveva né forma né bellezza”. E noi vedendoti sulla Croce con fede e stupore esclamiamo:

Gesù, che soffrendo disonore hai incoronato l’uomo di gloria ed onore;
Gesù, che gli angeli non possono contemplare, schiaffeggiato sul volto;
Gesù, colpito sulla testa con una canna, inclina la mia testa all’umiltà;
Gesù, i cui luminosi occhi furono ottenebrati col tuo sangue, apparta i miei occhi affinché non vedano la vanità;
Gesù che non avevi dalla testa ai piedi parte sana, rendimi perfettamente sano ed illeso;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 6
Pilato si dimostrò avvocato della tua innocenza, quando dichiarò alla moltitudine che non trovava in te niente che meritasse la morte, ma gli empi, come fiere sanguinarie, stridendo i denti gridarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. Noi, adorando le tue piaghe immacolate, gridiamo:

Alliluia!

Eikos 6
Brillasti come spettacolo e meraviglia innanzi agli angeli e agli uomini, ed ancora a Pilato che disse di te “Ecco l’uomo”. Venite, dunque, adoriamo Cristo, oltraggiato per causa nostra, chiedendo:

Gesù, Pastore che è stato colpito, colpisci i demoni che mi tentano;
Gesù, Creatore e Giudice di ogni cosa, giudicato e torturato per le tue creature;
Gesù, Datore di saggezza, che non desti alcuna risposta agli empi;
Gesù, Risanatore di quelli che siamo feriti dal peccato, concedimi la guarigione della conversione;
Gesù, che avesti il tuo corpo nell’afflizione, affliggi il mio cuore con il Tuo timore;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 7
Desiderando liberare l’uomo delle opere del Nemico, ti umiliasti davanti ai tuoi nemici, Gesù, e come agnello muto, che non apre la sua bocca, fosti condotto al macello, e ovunque fosti coperto di ferite per curare tutti gli uomini che gridano:

Alliluia!

Eikos 7
Rivelasti pazienza meravigliosa, quando con la sentenza dell’ingiusto giudice, i soldati ti vituperarono, e con crudeli ferite, afflissero il tuo corpo immacolato, divenuto purpureo di sangue dalla testa ai piedi. Per questo motivo, con lacrime ti chiediamo:

Gesù, mio Salvatore, salva me che merito ogni tormento;
Gesù, che hai amore per gli uomini, dagli uomini incoronato di spine;
Gesù, senza passione nella tua Divinità, che soffri la passione, affinché dalle passioni siamo liberati;
Gesù, abbandonato da tutti, mia fortezza e fondamento, fortificami;
Gesù, ingiuriato da tutti, mia felicità, fammi felice;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 8
Meraviglioso e segreto fu quando Mosé ed Elias ti apparvero sul Monte Tabor e parlarono della tua morte che andavi a patire a Gerusalemme. Avendo visto lì la tua gloria e qui la nostra salvazione, ti gridiamo:

Alliluia!

Eikos 8
Perseguitato ovunque dagli empi a causa della gran moltitudine dei nostri peccati, soffristi lo scandalo ed il tormento. È chi ti accusa di disubbidienza contro Cesare, chi ti accusa come reo, e che chiede: “Togli, togli, crocifiggilo”. A te, Signore, condannato da tutti e portato alla crocifissione, dalle profondità della nostra anima, diciamo:

Gesù caduto sotto la Croce durante il cammino, mia forza, nell’ora della mia tristezza ed afflizione, non ti allontanare da me;
Gesù, ingiustamente condannato, nostro Giudice, non ci condannare secondo con le nostre opere;
Gesù che gridasti aiuto al Padre, mio fermo esempio, fortificami nelle mie debolezze;
Gesù che accettasti i disonori, mia Gloria, non mi privare della tua Gloria;
Gesù, immagine della radiante ipostasi del Padre, trasfigura la mia vita buia ed impura;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 9
Tutta l’intera natura restò attonita vedendoti appeso sulla Croce; il Sole nei cieli nascose i suoi raggi, tremò la terra, il velo del tempio si strappò in due, le rocce si spaccarono, uscirono i morti dai sepolcri. Ma noi adoriamo la terra su cui i tuoi piedi immacolati si sono innalzati, e cantiamo:

Alliluia!

Eikos 9
Gli eloquenti oratori, benché declamino molto, non sanno renderti il dovuto ringraziamento per la tua Divina Passione, o Amico dell’uomo. Ma la nostra anima ed il nostro corpo, il nostro cuore e tutte le nostre membra, con compunzione, gridano a Te:

Gesù, inchiodato alla Croce, inchioda e distruggi il manoscritto dei nostri peccati;
Gesù che a tutti estendi le tue mani dalla Croce, avvicinami che sono smarrito;
Gesù, porta delle pecore, il tuo costato trapassato, conducimi attraverso le tue ferite alla camera nuziale;
Gesù, crocifisso nella carne, crocifiggi la mia carne con le sue passioni ed i suoi desideri;
Gesù che moristi nell’agonia, concedi che il mio cuore non conosca niente a parte Te crocifisso;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 10
Desiderando salvare il mondo, guaristi i ciechi, gli storpi, i lebbrosi, i sordi, ed i muti, e scacciasti fuori i demoni. Ma gli empi insensati, respirando malizia e turbati per invidia, ti sospesero sulla Croce, non sapendo cantarti:

Alliluia!

Eikos 10
Gesù, Re di tutti i secoli che soffristi in ogni membro per la mia intemperanza, per rendermi interamente puro, dandoci l’esempio in tutto affinché seguissimo i tuoi passi, chiedendo:

Gesù, Amore insondabile, che non accusasti i peccatori che ti crocifissero;
Gesù che pregasti con ardente lamento e lacrime nell’orto, insegnaci a pregare;
Gesù che sei in te stesso il compimento di tutta la profezia, compi il desiderio del nostro cuore di essere buoni;
Gesù che consegnasti il tuo spirito nelle mani del Padre, nel momento della mia morte ricevi il mio spirito;
Gesù che non impedisti la spartizione delle tue vesti, soavemente separa la mia anima dal mio corpo;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!



Kontakion 11
La Tua purissima Madre ti offrì cantici di tenerezza, dicendo, “Benché soffra sulla Croce, io conosco dal ventre Te che fosti generato dal Padre prima della stella del mattino, poiché vedo che la creazione intera soffre con te”. Tu rendi il tuo spirito al Padre; ricevi ugualmente il mio spirito e non mi abbandonare, perché ti grido:

Alliluia!

Eikos 11
Come faro radiante si è levata la purissima Vergine in piedi alla tua Croce, ardendo d’amore e stanca di dolore materno per te, il vero Sole della giustizia che stava nella tomba; unanimemente con quelle di lei, accetta queste preghiere del nostro cuore:

Gesù, elevato sull’Albero, per elevarci al Padre, noi i caduti;
Gesù, che desti la Sempre-Vergine come Madre all’Apostolo vergine, per insegnarci la verginità e la purezza;
Gesù, che affidasti la Madre Tua che ti diede la luce al tuo discepolo, il Teologo, Dio Verbo, affidaci tutti alla sua protezione materna;
Gesù, Conquistatore del mondo e dell’inferno, conquista l’infedeltà, l’orgoglio di vita e il desiderio degli occhi che risiede dentro noi;
Gesù, Distruttore del potere della morte, liberami della morte eterna;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 12
Concedimi la tua grazia, Gesù mio Dio. Ricevimi come ricevesti Giuseppe e Nicodemo, affinché possa offrirti la mia anima come sudario pulito ed ungere il tuo corpo immacolato con il fragrante myron della virtù, e conservarti nel mio cuore come in un sepolcro, gridando:

Alliluia!

Eikos 12
Lodando la tua volontaria crocifissione, adoriamo la tua Passione, o Cristo. Crediamo col centurione che sei veramente il Figlio di Dio che verrai sulle nubi con grande gloria e potenza; non ci svergognare poiché siamo redenti per il tuo Sangue, a gran voce gridando:

Gesù, paziente, per il lamento di tua madre Vergine, riscattaci del pianto eterno;
Gesù, abbandonato da tutti, non mi abbandonare nel momento della mia morte;
Gesù, i cui piedi furono toccati da Maria Magdalena, ricevimi come chi vuole seguire i tuoi passi;
Gesù, non mi condannare col Traditore e con i tuoi crocifissori;
Gesù, conducimi al Paradiso col savio buon Ladro;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 13 (tre volte)
Gesù Cristo, Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, accetta questo breve atto di ringraziamento offerto a te dal fondo della nostra anima, e guariscici per le tue salvifiche sofferenze da ogni malattia del corpo e dell’anima. Proteggici con la tua Croce, dai nemici visibili ed invisibili, e alla conclusione della nostra vita, non ci abbandonare, perché la tua morte ci liberò dalla morte eterna, affinché ti possiamo incessantemente cantare:

Alliluia, alliluia, alliluia!

Eikos 1 (ripetuto)
Tu che perfezionasti i cori degli angeli, non assumesti la natura angelica, ma essendo il Dio Eterno, ti facesti uomo per noi, per restaurare con il tuo vivificante corpo e sangue la vita degli uomini morti per l’antico peccato. Per questo, ti ringraziamo e per il tuo grande amore, umili ti gridiamo:

Gesù, mio Dio, amore eterno, che a noi mortali della terra rivelasti la tua volontà;
Gesù, misericordia infinita, che discendesti all’uomo caduto;
Gesù, rivestito della nostra carne, che con la tua morte distruggesti il dominio della morte;
Gesù che ci divinizzi con i tuoi Divini Misteri;
Gesù che hai redento il mondo intero con le tue sofferenze sulla Croce;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Kontakion 1 (ripetuto)
Sovrano supremo e Signore del cielo e della terra, vedendo Te, re immortale, pendente sulla Croce, tutta la creazione è stata mutata, il cielo è stato sconvolto e le fondamenta della terra sono state scosse. Ma noi, indegni come siamo, ti offriamo adorazione riconoscente per i tuoi patimenti in nostro favore e con il ladro gridiamo a Te:

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!



Preghiera al Signore Gesù il Crocifisso
Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente,
Creatore del cielo e della terra, Salvatore del mondo,
eccomi, io che sono indegno, e di tutti il più peccatore,
avendo piegato umilmente le ginocchia del mio cuore
davanti alla gloria della tua maestà, lodo la tua Croce e la tua Passione,
e ti rendo grazie, Re e Dio di tutto,
perché volesti soffrire come uomo ogni oppressione, difficoltà, tentazione e tortura,
per essere il nostro compagno nella sofferenza, il nostro aiuto,
il Salvatore di tutti nella tristezza, nelle necessità e nelle avversità.
Io so, Sovrano onnipotente, che tutto questo non ti era necessario,
ma, per la salvezza del genere umano, soffristi la Croce,
e soffrendo, ci redimesti tutti dalle crudeli opere del Nemico.
Cosa ti renderò, o Amico dell’uomo,
per tutto quello che hai sofferto per causa mia, essendo io peccatore?
Io non so, poiché l’anima ed il corpo, ed ogni bene ci vengono da te,
e tutto ciò che abbiamo è tuo: io sono tuo.
Tuttavia so che l’amore è ripagato soltanto dall’amore.
Insegnami, allora, ad amare e lodare Te.
Confidando solamente della tua infinita Compassione, buon Signore,
lodo la tua ineffabile pazienza, magnifico la tua indicibile umiliazione,
glorifico la tua incommensurabile misericordia, lodo la tua pura Passione,
e con amore abbraccio le tue ferite, gridando:
Abbi misericordia di me peccatore,
e concedi che la tua Santa Croce non sia stata vana in me
che posso condividere qui con fede le tue sofferenze,
sia io degno di contemplare ugualmente la gloria del tuo regno celeste.
Amìn.


venerdì 7 marzo 2014

La Quaresima e il Digiuno: riflessioni di p. Alexander Schmemann




Ormai abbiamo iniziato la Quaresima, e siamo nel periodo digiunale per eccellenza, il periodo in cui il cristiano ortodosso si pone in mente l'ascesi, cerca di ritagliarsi più spazio per la preghiera e per i lavori spirituali, cerca di appianare le contese e di contenersi in tutte le sue manifestazioni. Ma il Digiuno è solamente una questione dietetica, o una imposizione ecclesiale, o c'è una teologia, una mistica del digiuno? 
Il padre Alexander Schmemann, nelle pagine del suo libro "La Grande Quaresima" edito da Millennium Novae Romae, così ci presenta il rapporto tra cristianesimo e digiuno:

<< Adamo (...) credette nel cibo. (...) il mondo, il cibo, il mangiare la mela, divennero i suoi dèi, le sue fonti di vita. Egli divenne loro schiavo, e non pose più Dio come oggetto di fiducia. Adam in ebraico significa "uomo". E' il nostro nome comune, tutti noi siamo Adamo. (...) E Cristo è il nuovo Adamo, venuto per riportare l'Uomo alla vera vita. Per questo anche lui iniziò col digiuno:

Dopo aver digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.
(Mt 4,2)

La fame è la condizione nella quale realizziamo la nostra dipendenza da qualcos'altro, e quando il bisogno di cibo si fa insopportabile, capiamo che non avremo mai la vita da noi stessi. E' quel limite oltre il quale o si muore di inedia, o, soddisfacendo la carne, si ha l'impressione di vivere di nuovo. Qui affrontiamo la questione ultima: Da cosa dipende la mia vita? E giacchè si tratta non di questioni accademiche, ma da avvertenze di tutto il corpo, arriva il momento della tentazione. Satana si presentò a entrambi: Adamo mangiò... ( ...) Cristo invece disse che l'Uomo non di solo pane si sostentava.Rifiutò la menzogna cosmica che il Mentitore aveva imposto al mondo intero. (...)
Che cos'è il digiuno allora per noi cristiani? è l'accesso e la partecipazione all'esperienza dello stesso Cristo, attraverso la quale Egli ci libera dalla servitù della materia, dalla dipendenza dal cibo, dal legame col mondo. Ma in nessun modo la nostra liberazione sarà piena, perché viviamo ancora nel mondo caduto, il mondo di Adamo. Ma giacché la nostra morte, attraverso il Cristo, è passaggio per la vita vera, anche il cibo che mangiamo e la vita che esso contiene può essere vita per Dio e in Dio. 
(...) Tutto ciò significa che, profondamente compreso, il digiuno è il solo mezzo attraverso cui l'uomo recupera la sua autentica vita spirituale. 
In ultimo luogo, digiunare significa "essere affamati" e andare oltre il limite di quella condizione umana che dipende interamente dal cibo, che in realtà è manifestazione di fame di Dio. Eppure, il Digiuno senza Preghiera non è altro che una norma dietetica. Il Digiuno disconnesso dalla preghiera e dalla meditazione è davvero dannoso e insensato. Solo i Santi hanno dominato sanamente l'Arte del digiunare: sarebbe presuntuoso voler procedere con il digiuno senza una guida spirituale e senza discernimento.>>

Nelle pagine che seguono, il padre Schmemann ci ricorda che ci sono molti modi di praticare il digiuno. In sintesi, esso è uno sforzo alla nostra natura: cercare di essere più buoni, di dare spazio alla carità, aprire la dimensione cristiana nella vita nella sua interezza; osservare un ritiro della propria dimensione egocentrica per aprirsi alla contemplazione dell'Eterno Mistero. 

Vorrei concludere con l'osservazione di Sua Santità Kirill a proposito del digiuno quaresimale:







"Limitiamo il cibo, riducendone il consumo al minimo. Non si tratta di rinunciare ai cibi non di digiuno, si tratta di moderazione nel cibo in generale, perché, come dicevano i santi Padri, ci si può abbuffare di cibo di digiuno tanto quanto di cibo non di digiuno. Si tratta di autocontrollo, attraverso il quale ci viene rivelata la grande verità che la concupiscenza della carne non è una predeterminazione, non è un istinto, contro i quali è impossibile dare battaglia. La concupiscenza della carne è nella nostra coscienza, nella nostra mente, non nelle esigenze del nostro organismo. Il digiuno ci offre l'opportunità di toccare un diverso stile di vita e di riconoscere che non solo l'anima, ma tutto il corpo fisico fiorisce nel digiuno. Il digiuno ci dà l'opportunità di conoscere la verità delle parole dell'Apostolo e guardare con occhi completamente diversi i nostri propositi, le nostre aspirazioni, i nostri obiettivi che costruiamo in questa vita e che cerchiamo di realizzare"


Sua Santità Kirill, per grazia di Dio Patriarca di Mosca e di tutta la Rus' - Omelia della Domenica dei Latticini




Latinità Ortodossa: Il monastero "Amalfion". Rito Occidentale sul Monte Athos

Premessa 

Dato che l'autore di questo blog ultimamente ha pubblicato troppo, le anime belle dell'orientalismo ortodosso si sono scandalizzate, dicendo che io mi invento tutto. Orbene, poiché Storia Medievale è la mia colazione, il seguente articolo sarà totalmente di livello storico. Precisamente, una rielaborazione dall'articolo in romeno di padre Aidan Keller, monaco ortodosso americano, che vi lascerò in fondo al seguente scritto. L'articolo tratterà in breve di una vera perla: il Rito Beneventano ortodosso sopravvissuto al Monte Athos. Oltretutto, per evitare che si dica che questo monastero non esiste, vi presento la foto di ciò che ne rimane, la torre del campanile. Si trova vicino a Vatopedi.






Quadro storico: perché un monastero italiano sulla Santa Montagna

Amalfi è una ridente e bella cittadina sul Mar Mediterraneo, potente Repubblica Marinara dell'Alto Medioevo. Amalfi aveva moltissimi rapporti con l'Oriente, acuiti dalla particolare premura con cui i Basileus si occupavano della Campania. Napoli era e sarà fino alla conquista normanna un possedimento del casato degli Spartenos, cognome greco di sicure origini militari. A livello liturgico In Campania e nel Meridione italico vi erano numerosi riti, da quello denominato "rito italo-greco", una versione spuria del rito greco, fino ad un vero e proprio typikon, quello di Otranto, che fu Metropolia fino al Mille e Seicento. Un bel rito latino ortodosso, molto grecizzato per via dei contatti e della cultura bizantina, era quello dell'Arcidiocesi di Benevento, che caratterizzava un po' tutto il circondario, da Gaeta alla Calabria. Amalfi era un porto, una città indipendente ma che dai contatti con l'Impero d'Oriente aveva solo da guadagnare: si capisce dunque come mai questo interscambio culturale piuttosto forte e mantenuto nel tempo. All'epoca, non essendovi Scisma ancora, ovviamente l'Oriente e l'Occidente erano la medesima famiglia sotto lo stesso tetto, e i pellegrinaggi non erano ancora "confessionali", ma di portata universale. Non stupisce dunque che un gruppo di monaci benedettini - e ricordo al gentile lettore ortodosso che la Regola di S. Benedetto da Norcia è perfettamente ortodossa, essendo del VI secolo, e che può essere seguita sine timore - si sia imbarcato per andare a professare obbedienza sulla Santa Montagna. Naturalmente, avendo essi un proprio rito perfettamente ortodosso, lo mantennero, e presi i voti particolari che si ottengono sull'Athos, si dettero alla costruzione del monastero, che prese il nome di Amalfion, ossia "amalfitano". Anche San Atanasio in un suo scritto lascia delle tracce di monaci latini in peregrinaggio, nel X secolo, quandò fondò il Grande Lavra sulla Santa Montagna. Molti monasteri, come quello detto "Il Siculo" ( tou Sikeliou) e "Il Calabrese" ( tou kalabrou) sono stati fondati da italiani appartenenti a queste regioni. Benché l'intero sud Italia appartenesse a Costantinopoli per la giurisdizione ecclesiastica, i riti non erano in lotta tra loro, e fino al XIV secolo, ben oltre lo Scisma, numerosi italiani continuarono a viaggiare fino alla Santa Montagna: Gregorio Palamas ce lo racconta nei suoi scritti. Uno di essi, il Beato Niceforo il Nudo ( detto anche l'Esichio) è diventato santo ortodosso. 

Il Monastero degli Amalfitani: la fondazione

Il Venerabile Giorgio del Monte Santo scrive nella sua opera in georgiano "Vita di San Giovanni ed Eufemia Ivron", scritta nel 1045,  che il fratello del Duca di Benevento, un tale Leone, si è presentato sull'Athos con sei compagni e che da soli hanno edificato il loro monastero, talmente bello e grande che è gloria di tutto il Santo Monte e che è talmente santo da attirare numerosi giovani, desiderosi di seguire la via della pace e del perfezionamento ascetico. In un altro luogo lo stesso autore riporta quanto segue circa il Monastero Amalfion: "Questo monastero è situato sul Monte Athos e oggi, essendo abitato dai Latini che vivono una vita di solitudine e di buona reputazione ( di rito et QUI vitam agunt campioni ), in seguito alla  Regola e l'insegnamento di san Benedetto,  la cui vita è narrata in Dialoghi "(è noto che il Santo Evfimía Iviron tradusse in georgiano i Dialoghi di papa Gregorio I il dialogo,  per il bene dei suoi fratelli al Monte Santo)."


In una nota del dicembre 984, S. Atanasio scrive di aver fatto una donazione a due monaci italiani che difatti firmano in latino. Il Monastero distava due ore e mezza dal Lavra fondato da San Atanasio.

Un documento storico attesta il Monastero

In una Cronaca di un certo Leone di Ostia detto Il Cassinese, nel quale si dice che il ventottesimo abate di Monte Cassino è stato eletto non regolarmente, ma è salito al trono abbaziale per nepotismo, perché era parente prossimo del Conte di Capua e Benevento, Pandolfo, il cui fratello era proprio Leone il monaco dell'Amalfitano. Manso, l'abate eletto scorrettamente, viene definito come lussurioso e oltraggioso, e molti monaci a cagione di ciò, tra cui lo stesso Leone, se ne dipartono per fondare monasteri più sani. Dopo sei anni passati a Gerusalemme, la cronaca riporta che i monaci si stazionarono su un luogo chiamato "Ahion Oros" ( ossia: Monte Santo, l'Athos), nei domini dell'Impero dei Romani d'Oriente. San Benedetto, in sogno, ordinò a Giovanni da Benevento, altro monaco che seguiva la congrega amalfitana, di tornare a Monte Cassino: e nel 997, quando vi tornò, Manso morì e fu eletto abate. 
Il Monastero di rito latino sarebbe quindi non solo realmente esistito, ma uno dei più antichi, fondato assieme ai primi. Purtroppo, il monastero si spense "silenziosamente". Taluni ritengono che fu devastato e annientato da una incursione piratesca nel 1308, e i monaci assorbiti dal Lavra.

FONTE ( in rumeno)
http://www.pemptousia.ro/2014/03/manastirea-de-rit-occidental-amalfion-din-muntele-athos-partea-i/

Latinità Ortodossa: L'Ortodossia e le statue.




Non è una dicotomia, però...

Certamente, se qualcuno entra in una chiesa ortodossa al 100% non vedrà neanche una statua. Ma non perché di per sè stesse esse siano "invalide" o "eretiche". Semplicemente perché la Storia ha proposto all'Oriente la super-valutazione dell'immagine dipinta, l'Icona, piuttosto che la corrispondente espressione tridimensionale. Nelle due realtà ecclesiali ortodosse più aperte, la Chiesa Russa e la Chiesa Rumena, sicuramente troverete Crocefissi tridimensionali o addirittura icone tridimensionali, coperte con la risa, oppure ancora delle immagini tridimensionali che tuttavia non sono statue, oserei dire bassorilievi, o altorilievi. 

Come sempre, ci è stato insegnato, al nostro ingresso nell'Ortodossia, che essa non accetta le statue. Ovviamente, se perdiamo qualche minuto della nostra esistenza e cerchiamo "western rite history" sul web o qualcosa del genere, troveremo subito un simpatico link anglofono attraverso il quale saremo catapultati istantaneamente nella soluzione del problema. Cercherò di sintetizzare i numerosi punti di questa discussione, analizzandoli uno per uno.

Punto 1°: passo biblico e Concilio

Tutti, bene o male, conosciamo la lotta avvenuta nell'Alto Medioevo tra iconoclasti, ossia coloro che rifiutavano la venerazione delle sante immagini, e gli iconofili, ossia coloro che non solo accettavano le icone e le altre forme di espressione artistica, ma le proteggevano pure dalle violenze dei primi. Nel 787 l'ultimo Concilio Ecumenico, sostenuto dall'iconofila Imperatrice bizantina Irene, decretò la validità del culto delle icone e allora in Oriente vi fu un vero sbocciare artistico, una fioritura che ancora oggi preserva lo stesso intatto status di gioia che sicuramente gli iconografi antichi dovevano aver provato, liberati finalmente dalla paura di essere uccisi per le loro opere. Tornando a noi, tuttavia, non è così semplice. Uno dei comandamenti che Dio dette al Popolo Ebraico dopo la fuga dall'Egitto fu di non adorare alcun idolo - l'episodio del vitellone d'oro - e quindi nessuna immagine. Quindi, a voler essere "sola scriptura", non avremmo mai dovuto produrre niente. Fortunatamente, come mi ha insegnato il mio padre spirituale, la Santa Madre Chiesa afferma che è più importante, messe a confronto Tradizione e Scrittura, la Tradizione. Già nellecatacombe paleocristiane vi erano, attraverso l'uso di simboli ( pesce, ancòra, etc), rappresentazioni della Divinità nelle sue varie forme. I Padri della Chiesa dei primi secoli erano tutti, si potrebbe dire, avversari dell'immagine. Tertulliano, Ireneo, Dionigi... insomma, se non tutti, quasi tutti. Ciò non toglie che la Chiesa, avendo legittimato in seguito la venerazione dell'immagine, abbia permesso lo svilupparsi dell'Arte Sacra. 

Punto 2°: Ma queste statue...si usavano o no?

Allora, chiariamo una cosa: Occidente e Oriente, neppure nell'Alto Medioevo, sono mai stati simili. Le differenze di rito e di prassi sono sempre state forti, sebbene vi fosse la piena comunione sacramentale e neumatica. Due polarità che invece di essere opposte erano abbracciate. Ma pur sempre due polarità. Mentre in Oriente infuriava la lotta tra iconoclasti e iconofili, in Occidente molto meno. Nessuno si era, per farla sempliciotta, posto il problema. E' pure vero che se qualcuno ha visitato chiese molto antiche e poco restaurate nei secoli, avrà notato come siano esse molto spoglie, e che le decorazioni siano più che altro giochi di luce con le vetrate e dei materiali edili policromi. Esempio, il Gotico "vero", non quello ottocentesco, ma anche il Romanico puro. La prima barriera presbiteriale occidentale dotata di statue è una rood-screen irlandese del IX secolo, la cui architrave è sormontata da un Crocefisso con ai lati un S. Giovanni Battista e una Madre di Dio. Sicuramente, l'utilizzo di statue è antecedente. Contemporaneamente, la prima grande iconostasi orientale come le conosciamo noi fu istallata a Costantinopoli nel 1100, fino a quel momento vi erano stati tentativi artistici di diverso tipo. 

Punto 3°: L'Ortodossia contemporanea e la statua

E' logico che, visti i relativi isolamenti storici, le due polarità si siano poi rispettivamente liberalizzate o fossilizzate: la Chiesa Romana ha aperto le porte alla pittura realistica, all'uso smodato delle statue, a tante altre cose. Per contro, la Chiesa Greca si è sempre ritenuta fedele alle prime icone; le chiese slave hanno recepito lo stile "barocco" pur non stravolgendo del tutto la tradizione orientale. Le statue tuttavia gli orientali non le hanno mai digerite. Quando nacque negli anni Venti del Novecento la Western Rite Orthodox Church in seno alla Chiesa Russa, si pose subito il problema della statua. Per farla breve, i fedeli le volevano. Dato che l'Ortodossia, teoricamente, vive e cresce assorbendo la subcoscienza religiosa adattandola ai Canoni, fu decretato che SOLAMENTE nelle parrocchie Western Rite si potessero addobbare le statue. Tuttavia, come in accordo con la santa Chiesa romana del primo millennio, l'uso delle statue è lungi dall'essere quella manìa tutta barocca dell'Europa dei tempi che furono. Le statue ortodosse non ritraggono personaggi nudi, nè fisicamente eccelsi; sono semplici, di legno o di ceramica, e mai di marmo; non sono enormi. Si cerca sempre di integrarle nella realtà dell'edificio, in modo che non spicchino mai, ma che siano armoniche.




In sintesi, cari amici, alla domanda "l'Ortodossia accetta la statua" non mi dispiace assolutamente deludervi con un bel . Apriamo le menti e i cuori, e torniamo alla fede sana dei nostri padri.